Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

martedì 29 settembre 2009

Contributi 166 - S.Messa Spianata sulla Via di Melnik a Stará Boleslavo Lunedì, 28 settembre 2009

SANTA MESSA NELLA RICORRENZA LITURGICA DI SAN VENCESLAO, PATRONO DELLA NAZIONE

OMELIA DEL SANTO PADRE
(Video)

Signori Cardinali,Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle,cari giovani,
con grande gioia vi incontro questa mattina, mentre si va concludendo il mio viaggio apostolico nell’amata Repubblica Ceca. A tutti rivolgo il mio cordiale saluto, in modo particolare al Cardinale Arcivescovo, al quale sono grato per le parole che mi ha indirizzato a nome vostro, all’inizio della celebrazione eucaristica. Il mio saluto si estende agli altri Cardinali, ai Vescovi, ai sacerdoti e alle persone consacrate, ai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni laicali e specialmente ai giovani. Saluto con deferenza il Signor Presidente della Repubblica, al quale presento un cordiale augurio in occasione della sua festa onomastica; augurio che mi piace indirizzare a coloro che portano il nome di Venceslao, e all’intero popolo ceco nel giorno della sua festa nazionale.
Questa mattina ci riunisce attorno all’altare il ricordo glorioso del martire san Venceslao, del quale ho potuto venerare la reliquia, prima della Santa Messa, nella Basilica a lui dedicata. Egli ha versato il sangue sulla vostra Terra e la sua aquila da voi scelta come stemma dell’odierna visita – lo ha ricordato poco fa il vostro Cardinale Arcivescovo - costituisce l’emblema storico della nobile Nazione ceca. Questo grande Santo, che voi amate chiamare “eterno” Principe dei Cechi, ci invita a seguire sempre e fedelmente Cristo, ci invita ad essere santi. Egli stesso è modello di santità per tutti, specialmente per quanti guidano le sorti delle comunità e dei popoli. Ma ci chiediamo: ai nostri giorni la santità è ancora attuale? O non è piuttosto un tema poco attraente ed importante? Non si ricercano oggi più il successo e la gloria degli uomini? Quanto dura, però, e quanto vale il successo terreno?
Il secolo passato – e questa vostra Terra ne è stata testimone - ha visto cadere non pochi potenti, che parevano giunti ad altezze quasi irraggiungibili. All’improvviso si sono ritrovati privi del loro potere. Chi ha negato e continua a negare Dio e, di conseguenza, non rispetta l’uomo, sembra avere vita facile e conseguire un successo materiale. Ma basta scrostare la superficie per costatare che, in queste persone, c’è tristezza e insoddisfazione. Solo chi conserva nel cuore il santo “timore di Dio” ha fiducia anche nell’uomo e spende la sua esistenza per costruire un mondo più giusto e fraterno. C’è oggi bisogno di persone che siano “credenti” e “credibili”, pronte a diffondere in ogni ambito della società quei principi e ideali cristiani ai quali si ispira la loro azione. Questa è la santità, vocazione universale di tutti i battezzati, che spinge a compiere il proprio dovere con fedeltà e coraggio, guardando non al proprio interesse egoistico, bensì al bene comune, e ricercando in ogni momento la volontà divina.
Nella pagina evangelica abbiamo ascoltato, al riguardo, parole assai chiare: “Quale vantaggio – afferma Gesù - avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?” (Mt 16,26). Ci stimola così a considerare che il valore autentico dell’esistenza umana non è commisurato solo su beni terreni e interessi passeggeri, perché non sono le realtà materiali ad appagare la sete profonda di senso e di felicità che c’è nel cuore di ogni persona. Per questo Gesù non esita a proporre ai suoi discepoli la via “stretta” della santità: “Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (v. 25). E con decisione ci ripete questa mattina: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (v. 24). Certamente è un linguaggio duro, difficile da accettare e mettere in pratica, ma la testimonianza dei Santi e delle Sante assicura che è possibile a tutti, se ci si fida e ci si affida a Cristo. Il loro esempio incoraggia chi si dice cristiano ad essere credibile, cioè coerente con i principi e la fede che professa. Non basta infatti apparire buoni ed onesti; occorre esserlo realmente. E buono ed onesto è colui che non copre con il suo io la luce di Dio, non mette davanti se stesso, ma lascia trasparire Dio.
Questa è la lezione di vita di san Venceslao, che ebbe il coraggio di anteporre il regno dei cieli al fascino del potere terreno. Il suo sguardo non si staccò mai da Gesù Cristo, il quale patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme, come scrive san Pietro nella seconda lettura poc’anzi proclamata. Quale docile discepolo del Signore, il giovane sovrano Venceslao si mantenne fedele agli insegnamenti evangelici che gli aveva impartito la santa nonna, la martire Ludmilla. Seguendoli, ancor prima di impegnarsi nel costruire una convivenza pacifica all’interno della Patria e con i Paesi confinanti, si adoperò per propagare la fede cristiana, chiamando sacerdoti e costruendo chiese. Nella prima “narrazione” paleoslava si legge che “soccorreva i ministri di Dio e abbellì anche molte chiese” e che “beneficava i poveri, vestiva gli ignudi, dava da mangiare agli affamati, accoglieva i pellegrini, proprio come vuole il Vangelo. Non tollerava che si facesse ingiustizia alle vedove, amava tutti gli uomini, poveri o ricchi che fossero”. Imparò dal Signore ad essere “misericordioso e pietoso” (Salmo respon.) ed animato da spirito evangelico giunse a perdonare persino il fratello, che aveva attentato alla sua vita. Giustamente, pertanto, lo invocate come “Erede” della vostra Nazione, e, in un canto a voi ben noto, gli domandate di non permettere che essa perisca.
Venceslao è morto martire per Cristo. E’ interessante notare che il fratello Boleslao riuscì, uccidendolo, ad impadronirsi del trono di Praga, ma la corona che in seguito si imponevano sulla testa i suoi successori non portava il suo nome. Porta invece il nome di Venceslao, a testimonianza che “il trono del re che giudica i poveri nella verità resterà saldo in eterno” (cfr l’odierno Ufficio delle letture). Questo fatto viene giudicato come un meraviglioso intervento di Dio, che non abbandona i suoi fedeli: “l’innocente vinto vinse il crudele vincitore similmente a Cristo sulla croce” (cfr La leggenda di san Venceslao), ed il sangue del martire non ha chiamato odio e vendetta, bensì perdono e pace.
Cari fratelli e sorelle, ringraziamo insieme, in questa Eucaristia, il Signore per aver donato alla vostra Patria e alla Chiesa questo Santo sovrano. Preghiamo al tempo stesso perché, come lui, anche noi camminiamo con passo spedito verso la santità. E’ certamente difficile, poiché la fede è sempre esposta a molteplici sfide, ma quando ci si lascia attrarre da Dio che è Verità, il cammino si fa deciso, perché si sperimenta la forza del suo amore. Ci ottenga questa grazia l’intercessione di san Venceslao e degli altri Santi protettori delle Terre Ceche. Ci protegga e ci assista sempre Maria, Regina della pace e Madre dell’Amore. Amen!

lunedì 28 settembre 2009

Contributi 165 - Sottoscriviamo anche noi!

da Cultura Cattolica

Lo scorso, 17 settembre 2009, giovedì, esaminando una recente legge lituana, che prevede tra l’altro l’assenza di propaganda omosessuale dai luoghi abitualmente frequentati dai minori, il Parlamento Europeo ha ritenuto, a larga maggioranza, questa norma una riprovevole “discriminazione in base all’orientamento sessuale”, chiedendo alla Lituania di emendarla.
Ogni commento, anche di semplice buon senso, è superfluo.

I Rappresentanti di «World Youth Alliance» (Alleanza mondiale della Gioventù) hanno emesso un comunicato sulla Risoluzione in oggetto in cui dicono tra l’altro: «I giovani europei, specialmente gli irlandesi, sono convinti che la Risoluzione votata giovedì 17 settembre dal PE contro una legge lituana riguardante questioni di famiglia, comprometta i principi di sussidiarietà , già tutelata dalla legislazione europea ed, in particolare, nel nuovo protocollo del Trattato di Lisbona. Su questa Risoluzione deve rimanere aperto il dibattito, dato che gli irlandesi voteranno nuovamente il Trattato di Lisbona il prossimo 2 ottobre.»
Ed è da notare, come sostengono i Vescovi irlandesi in una recente nota, che «la situazione è cambiata dal referendum del giugno 2008 con l’aggiunta di garanzie giuridiche per rispondere alle preoccupazioni espresse in quel momento.»

Perché è un gran brutto segno? Perché conferma che anche il nuovo Parlamento europeo ha ed avrà un deriva relativista, che cercherà di imporre uniformemente in tutti i 27 Paesi. Ovviamente nel nostro Paese, salvo mio errore ma non credo, di ciò non è stata data alcuna informazione. È un gran brutto segno perché ancora una volta non sarà possibile alcun accordo per promuovere, nell’interesse di tutti, la vita, la famiglia, l’educazione, come nelle precedenti legislature. Ci si troverà di fronte ad un orientamento prevalente ostile all’uomo, e ad una burocrazia arrogante ed invadente. Tra poco più di tre mesi sarà il turno della Presidenza spagnola!I quattro Paesi tuttora “recalcitranti” a ratificare il Trattato di Lisbona sono Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca e, in misura minore, Germania. Almeno tre di questi (Irlanda, Polonia, Rep. Ceca, oltre alla Gran Bretagna) hanno negoziato ed ottenuto deroghe soprattutto per quel che riguarda la Carta europea dei diritti fondamentali e la giurisprudenza conseguente.

La Carta è un documento ambiguo, che, soprattutto per la difesa della vita, della famiglia e della libertà di educazione, prevede tutto ed il contrario di tutto. Il tristemente noto articolo 9 tratta del diritto di costituire una famiglia e, separatamente, del diritto di sposarsi. (Coppie di fatto, coppie omosessuali, ecc. tutto contemplato. )Apparentemente comunque non dovrebbe sussistere alcun problema, visto che i Trattati riconoscono la competenza dei singoli Stati a proposito del diritto di famiglia; tutto vero, ma il Trattato di Lisbona recepisce al suo interno la Carta rendendola obbligatoria, così come la conseguente giurisprudenza della Corte di giustizia.L’ambiguità della Carta e l’orientamento della maggioranza vanificano di fatto le competenze degli Stati e dell’Unione, previste dai Trattati. L’obbligatorietà della Carta prevede che i Paesi membri ne rispettino i contenuti, secondo l’interpretazione corrente in quel momento e secondo l’interpretazione giuridica della Corte di giustizia. L’Italia ratificando il Trattato di Lisbona senza eccezione alcuna, si è impegnata a questo.Quale è la conseguenza pratica: possiamo smettere di accapigliarci per le coppie di fatto, per le unioni di persone dello stesso sesso, per il rispetto all’obiezione di coscienza: ci siamo solennemente impegnati a far decidere altri per noi, ed a rispettarne le decisioni.Indipendentemente dagli orientamenti politici, quando recentemente il Governo ha preso posizione contro l’arroganza della Burocrazia europea, i nostri organi di informazione e le forze politiche, sapendo cosa c’è in gioco, come hanno appoggiato l’iniziativa? L’hanno strumentalizzata e asservita alle polemiche domestiche spesso banali e di “bassa cucina”, come per nessun altro Paese succede.Questo, in un’atmosfera ovattata di retorico europeismo, ci dovrà capitare, probabilmente con l’accordo di parte della nostra opinione pubblica e delle forze politiche. L’Europa ci vuole, l’Europa la vogliamo, ma l’Europa dei popoli, rispettosa delle diversità culturali, e con una burocrazia che torni nell’ambito dei propri compiti istituzionali.

PER SOTTOSCRIVERE LA LETTERA APERTA AL MINISTRO ITALIANO PER LE POLITICHE COMUNITARIE, DOTT. ANDREA RONCHIAL SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI, SER MONSIGNOR MARIANO CROCIATA

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=17&id_n=16158

io ho firmato (al num. 249) invito tutti a farlo...

domenica 27 settembre 2009

Interventi 4 - Ancora di stoffa abbiamo a parlare..

Ero riuscito a convincere me stesso di essere stato chiaro nel post precedente e di aver detto cosa mi interessa veramente e cosa fosse per me la stoffa che costituisce un popolo. Mi sbagliavo.
Ma ecco riportato il nuovo intervento di Nicola (in cui mi permetto di inserire i miei appunti):

Ti ringrazio per la stima, ma l'articolo che hai postato tra le altre cose elogiava l'impegno dell'Italia in queste c.d. "missioni di pace".
Nelle mie critiche mi riferivo a questo e non al concetto della stoffa di un popolo.
Inoltre, il mio intervento non è volto a demonizzare gli Usa, nè a presentare i fondamentalismi religiosi come buoni. (non l'ho detto nè pensato, ho solo fatto presente che non era questo quello che mi interessava in questa circostanza)
Tuttavia, prendere per buono tutto quello che ci dicono, credo sia un atto di ingenuità e come cristiano, cercando di informarmi e conoscere meglio il mondo nel quale vivo, sono portato a denunciare le sozzure e i sopprusi che sono compiuti davanti ai nostri occhi, per lo più quelli coperti da un velo di menzogna senza limiti. caratteristica dovuta anche alla giovane età e che ti auguro di conservare nel tempo e col passare degli anni.
E il Medio Oriente è una fucina di menzogne, a partire dal conflitto Israelo-palestinese, per poi passare alla guerra all'Iraq e all'impegno in Afghanistan. Menzogne ripetute dai giornali e dai nostri politici. Perchè non si discutere senza essere tacciati di antiamericanismo sulla nostra presenza in questi Paesi? (vero: è un gioco cui siamo obbligati ma che cerchiamo di fare nel modo più vero e pulito possibile, siamo d'accordo tutti che è molto diversa la nostra presenza da quella di USA e UK..)
Per quanto riguarda comunismo e liberismo: si secondo me, come tutti gli "ismi" sono da condannare, come ecologismo, laicismo, ecc. perchè assolutizzazioni di concetti di per sè buoni (la protezione dell'ambiente o la laicità dello Stato), che finiscono per trasformarsi in ideologie. (vero anche questo, gli ismi sono tutti errori e Chesterton diceva che ogni errore è una verità impazzita, per dirla diversamente è un particolare della realtà che si vuole assumere come realtà tutta intera, un assolutizzare un dettaglio)
E' comunque un piacere "discutere" con te, con voi; come sempre è un arricchimento.
Un caro saluto

Ringrazio quindi l'amico Nicola (e anche la carissima Marina) e faccio mia la sua conclusione: discutere con voi (ognuno di voi) è sempre un arricchimento perchè ognuno è mosso dal desiderio di affermare la Verità e non la sua opinione. Poi ci sono (come è giusto che sia) temperamenti e sensibilità diversi ma che appunto insieme costituiscono la famosa stoffa..
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venerdì 25 settembre 2009

Post 54 - Sulla stoffa del popolo

Il post precedente ha suscitato ben due interventi di Nicola che sembra più preoccupato di demonizzare gli Usa che non di cogliere cosa costituisce la stoffa di un popolo. Intendiamoci, stimo molto Nicola, un giovane romano di sincera e cristallina fede che oserei definire (ma lo dico nel senso più puro e sincero possibile) "duro e puro" e nulla di quanto dico su di lui vuole suonare come critica o biasimo. La sua giovane età lo rende parimenti convinto che comunismo e liberismo sono due specie di demoni da contrastare sempre e comunque. Sul primo sono assolutamente d'accordo, sul secondo qualche ho qualche (piccola) perplessità.
Ma non è questo il punto che mi interessa.
E' possibile, se non probabile, che i soldati, tutti quelli morti nell'attentato e quelli che continuano la loro difficile missione siano meglio di chi li comanda in quanto (come ha detto la vedova Coletta) partecipano a missioni così rischiose spinti da ideali molto più alti rispetto a quello che anche molti dei nostri politici.
E questo ci porta un po' più vicino al punto: la stoffa di un popolo. Un popolo fatto di persone, di gente che quotidianamente vive la sua vita, il suo lavoro, spesso sopita sotto la fastidiosa cultura consumista e da reality, ma che è ancora (per fortuna) capace di destarsi e alzare lo sguardo in circostanze come questa.
Il punto non è se Bush aveva ragione o torto, se gli americani siano bravi o cattivi o se i palestinesi vittime o carnefici... il punto è come io, tu, ciascuno di noi viviamo la nostra vita, a chi rispondiamo nelle cose che facciamo, se seguiamo noi stessi e il nostro istinto oppure Cristo. Il punto non è puntare il dito su tutto il male del mondo lamentandosene restando però tutto sommato inerti, ma è fare il cristianesimo, è seguire Gesù !
E di conseguenza annunciare sempre e comunque un positivo più che scandalizzarsi di un male.
Personalmente provo a fare questo, nel mio piccolo e con i miei limiti. E anche le volte che ho presentato un "male" come nel caso del bimbo inglese prematuro lasciato morire dai medici per un cavillo di legge è comunqe per destare le coscienze.
Il male del mondo non lo vince la nostra bravura (che probabilmente manco esiste) ma la misericordia di Dio ed è di quella che ci dobbiamo ammantare, essa è la nostra forza e costituisce il tessuto di un popolo.
Un popolo nasce quando persone si trovano insieme ed insieme riconoscono un Altro che li fa e li ama e che creano ambiti di vita umana vera, così come è accaduto nel medioevo dove civiltà e cultura sono risorte grazie al lavoro, la vita e la testimonianza di uomini e donne di fede.
Questa è la stoffa che costituisce un popolo.
Ogni forma politica è sicuramente limitata e perfettibile e destinata comunque ad essere sostituita da qualche altra, ma è molto più interessante ed utile aprire il proprio cuore e la propria mente a Cristo e tentare di costruire qualcosa di vero, che rovinarsi fegato e cervello nello sfiscerare i limiti altrui (ignorando generalmente i propri).
Mi auguro di aver espresso in modo comprensibile quanto mi ha suscitato il doppio intervento dell'amico Nicola, ma temendo di aver complicato il semplice resto disponibile a ogni segnalazione di chi legge.

Concludo ringraziando Marina per il suo commento centrato e intelligente come suo solito.
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giovedì 24 settembre 2009

Contributi 164 - La vera stoffa di un popolo

pubblico di seguito il nuovo editoriale di Samizdat On Line
E' nei momenti di grande emozione che emerge la vera stoffa di una persona o di un popolo. Il lutto che ha colpito l'Italia qualche giorno fa con l'uccisione di sei soldati a Kabul ha mostrato che il popolo italiano c'e' ancora, sa stringersi intorno ai soldati impegnati in difficili missioni in terre lontane, è fedele alle tradizioni religiose dei padri, insomma, non e' quella massa di edonisti relativisti che la pseudoinformazione vuol far credere. E' stato bello ed educativo partecipare al dolore composto dei familiari, leggere le loro parole, tristi ma consapevoli che quelle morti hanno avuto un senso, constatare la tranquilla fermezza dei commilitoni, consci del pericolo, ma anche dell'importanza del compito che é stato affidato.
Ma, tanto per ricordarci che siamo nel mondo reale, c'e' stata anche la stupidita' di chi, legato all'ideologia, preferisce la posizione inumana del contro a tutti i costi, del separare buoni e cattivi perfino fra i morti.Mi e' stato insegnato che l'importante e' giudicare secondo i termini che la realtà detta, usando sia la ragione che il cuore.
I soldati italiani sono in Afghanistan in seguito a un mandato ONU, affidato alla NATO, organizzazione di cui l'Italia fa parte: partecipare alla missione é inevitabile, a meno di isolarsi e rovinare ulteriormente la propria immagine internazionale. E' semmai possibile avviare una riflessione con gli alleati per ripensare tempi e modi della permanenza.Lo scopo della missione internazionale é ostacolare l'azione dei terroristi che, per primi, hanno attaccato varie nazioni occidentali, causando migliaia di morti, e che tuttora impongono le loro idee ammazzando chiunque non e' d'accordo.Il modo per ottenere lo scopo di cui sopra e' stabilire nel paese un regime passabilmente democratico e affidabile, con cui si possa ragionare in termini di sicurezza e progresso comune, consentendo al popolo afghano di godere della libertà di espressione e di scelta di cui noi, grazie al lavoro dei nostri predecessori, disponiamo.Ci sono afghani disposti a seguire il percorso verso la libertà e la democrazia; la partecipazione alle elezioni dimostra che sono anche tanti; ce ne sono anche molti però che non esitano a ammazzare chi non la pensa come loro. Quindi, per compiere la missione, bisogna difendere gli afghani amici, usando la forza se necessario.
In conclusione, l'Afghanistan oggi è un teatro di guerra, in cui i nostri soldati sono coinvolti, insieme agli altri paesi dell'ONU, per fronteggiare il terrorismo internazionale più virulento. Allora, se i nostri soldati sono in questa situazione estremamente rischiosa e critica, diamogl la possibilità di difendersi, fornendoli di mezzi e di norme di comportamento adeguati.
Finche' lo scopo della missione sara' contribuire alla sicurezza di tutto il mondo attraverso lo sviluppo di un paese, è giusto continuare l'impegno intrapreso, cercando di evitare il più possibile lutti e violenze, ma difendendo in ogni modo i nostri soldati e i cittadini afghani vittime innocenti della violenza integralista.
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mercoledì 23 settembre 2009

Contributi 163 - Quando pensiamo

Quando pensiamo a Maria, madre di Dio, Dio si concretizza, diviene vivo, presente, in mezzo a noi, incredibilmente familiare, accessibile. Attraverso questa donna, l'incarnazione di Dio, la Croce, il perdono dei peccati, la speranza della Vita eterna per te, per me, tutto diventa plausibile e desiderabile. Senza di lei, il cristianesimo diventa vago, teorico, ipotetico, inodore, moralizzatore, può essere inverosimile, in ogni caso poco amabile.

Maria aggiunge a tutta questa storia lo scettro reale dell'autenticità e della Parola mantenuta. La Vergine è tutta in Dio per elezione e per grazia, resta tutta nostra per la sua natura e la sua razza, per il suo inalienabile profumo di una nostra figlia.

R. P. Bruckberger
Maria, madre di Gesù Cristo (Marie, mère de Jésus-Christ) Ed. Albin Michel

lunedì 21 settembre 2009

Contributi 162 - Testimonianza di fede e conversione

Il 13 settembre, nella casa madre della Fraternità francescana di Betania, a Terlizzi, ha fatto la sua prima professione religiosa. Sara Farci , 30 anni, conosciuta nel Meratese (Lc) per aver lavorato tanti anni come coach e programmatore neurolinguistico facendo formazione aziendale per importanti società , prenderà presto i voti di castità , povertà e obbedienza.
Chi la ricorda come era un tempo, bellissima, sempre alla moda, concentrata solo sul successo professionale e sul benessere economico, stenterà a riconoscere la Sara di oggi, forte della sua ritrovata semplicità e soprattutto di una fede tanto luminosa e incrollabile da essere perfino contagiosa. La storia di Sara è la storia sorprendente di un'inaspettata conversione. Aveva un lavoro prestigioso, un fidanzato con cui viveva in una casa da sogno: in una parola aveva tutto quello che una ragazza della sua età potesse desiderare, quando l'inaspettato e sconvolgente incontro con la Madonna, a Medjugorje, la "illuminò". Da lì iniziò il suo cammino di conversione, che prima l'ha portata a porre fine alla relazione d'amore e a sciogliere la società , poi a intraprendere un vero e proprio percorso di formazione religiosa.
Ora si trova a Cella di Noceto (Pr), dove sta portando a termine l'anno di noviziato.
Tutto cambiò a Medjugorje il 2 maggio del 2006...«Il giorno prima di partire per tornare a casa una donna mi disse: "Aspetta, non partire, domani c'è l'apparizione. La Madonna ti vuole davanti"».

Cosa puoi dirci dell'esperienza dell'apparizione?
E' indescrivibile... provai una pienezza di pace, amore e verità mai provati prima. Da allora tutto è cambiato... In me non c'era più nessun timore, tutto era immensa e radiosa pace. Finalmente sapevo cosa dovevo fare e soprattutto sapevo che non ero sola nel farlo. Com'ero sciocca a pensare di perdere tutto seguendo il Signore. La gente dovrebbe sapere che è vero il contrario: in Lui ogni talento che abbiamo prende forma, si compie, porta frutti insperati.

Cosa dici della Sara di prima?
Ero giunta ad avere tutto, ma proprio tutto, quello che avevo sognato e desiderato, salvo poi scoprire che non ero felice. Se il Signore non avesse avuto misericordia di me, avrei cominciato a desiderare sempre di più e nulla poi mi sarebbe più bastato.

In che tipo di comunità religiosa ti trovi?
La Fraternità francescana di Betania, fondata nel 1982 da padre Pancrazio Gaudioso e nel 1998 approvata dalla Chiesa come Istituto di vita Consacrata, è composta da fratelli (sacerdoti e laici) e sorelle che si consacrano a Dio mediante i voti di castità , povertà e obbedienza. Il nostro carisma, che ha la Beata Vergine Maria come modello di vita, unisce la preghiera e l'accoglienza, vissuti in un profondo contesto di vita fraterna tipico dell'esperienza francescana.

Cosa farai dopo la prima professione religiosa?
Continuerò il cammino di formazione che porta alla professione perpetua, nella quale mi consacro a Dio per tutto il tempo della mia vita. Per il resto so solo che avrò la grazia di essere serva del Signore. I progetti li conosce Lui, non voglio mica insegnare a Dio il suo lavoro!

A chi dice che la vita religiosa è una fuga dal mondo, cosa rispondi?
Il mondo non è forse fatto di fratelli e sorelle? Noi amiamo i nostri fratelli e le nostre sorelle che vivono "nel mondo". Siamo membra dello stesso corpo, fiori dello stesso giardino. Noi seminati qui, voi là , ma preziosi agli occhi di Dio la cui sapienza supera qualunque umana intelligenza. Per fiorire, la via è unica per tutti: amare, che prima di essere una scelta è la vocazione di ogni uomo perchè Dio è amore.

FONTE: InEuropa

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domenica 20 settembre 2009

Interventi 3 - Ancora sulla scala di Santa Fè

E' arrivato oggi un commento da parte di un anonimo su un post dello scorso luglio, "Miracoli - La scala di Santa Fè" che riporto qui di seguito:
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non essendoci asse centrale come può reggere un peso di persona al centro della scala?
E poi la forma girata su se stessa?
Apri il tuo cuore e chiudi la mente

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Non sono sicuro di comprendere bene quanto l'ignoto visitatore mi dice ma ci provo: da un punto di vista della fisica la scala non potrebbe esistere o quanto meno non potrebbe sopportare il peso anche di una sola persona in quanto prima dell'asse centrale che consente a qualunque scala a chiocciola di "reggersi in piedi" e sopportare carichi, quindi di fronte ad un evento del genere occorre chiudere la mente, cioè smettere di fare ragionamenti e filofeggiamenti vuoti e aprire il proprio cuore al miracolo di fronte al quale ci troviamo.
Questo mi fa venire alla mente la frase di Alexis Carrel "molto ragionamento e poca osservazione conducono all'errore, poco ragionamento e molta osservazione conducono alla verità".
La nostra ragione non è il metro della realtà che ci si spalanca di fronte, ma solo una finestra aperta su di essa, per cui di fronte ad un fatto come quello della scala di Santa Fè più che ragionarci sopra nel tentativo di definirlo è più giusto aprire i nostri occhi e il nostro cuore ad uno stupore, perchè come diceva San Gregorio di Nissa "i concetti creano idoli, solo lo stupore conosce"
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sabato 19 settembre 2009

Interventi 2 - Sulla preghiera

Sono arrivati due commenti molto interessanti al post "48 ore meno due" e ve li propongo entrambi:

andrea :
Carissimo Gianandrea,concordo pienamente con il pensiero e le idee da te esposte, come quella dell'impegno nel dover pregare per la conversione di tutti i cuori, affinchè tutti entrino nel Regno dei Cieli. E' vero,possiamo e dobbiamo farlo.
Tutto è possibile a Dio.
E tutto possiamo in Colui che ci dona la forza. Anche chiedere la divina misericordia per i kamikaze (che d'altra parte sono persone manipolate mentalmente).
Potrebbe essere un pensiero scandaloso,come in effetti lo è.
Un caloroso saluto e a presto.

Marina :
Gesù ci insegna:"amate i vostri nemici e pregate per loro".
Questo è il compito del cristiano!
Ricordiamoci che Gesù è morto in croce anche per quei medici che hanno impedito a Jayden di nascere!
Grazie Gianandrea per averci proposto questo caso.
Un abbraccio!!!

Ringrazio i due amici che hanno voluto condividere il loro pensiero, sono entrambi presenti nelle mie preghiere (in particolare Marina che so avere problemi di salute).
Ritengo sia importante operare per diffondere un modo di pensare che sia non il nostro ma quello di Gesù Cristo, la compagnia di Dio all'uomo.
Auspisco che anche altri vogliano inserire i loro commenti. A tutti un caro saluto.
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Giuss 1 / Maria sicurezza della speranza

Oh Madonna tu sei la sicurezza della nostra speranza...
Senza di te noi non potremmo essere sicuri del futuro, perchè la sicurezza del futuro ci viene da Cristo,il Mistero di Dio che si fa uomo e non sarebbe potuto accadere questo se non avessimo avuto te,o Madre!

Così per noi la preghiera a Cristo si identifica sempre più con la preghiera alla Madonna!


(Don Luigi Giussani)

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Padre Pio / 1


Gesù e l’anima tua d’accordo devono coltivare la vigna.

A te il compito di togliere e trasportare le pietre, strappare spine.

A Gesù, il compito di seminare, piantare, coltivare, innaffiare.

Ma anche nel tuo lavoro c’è l’opera di Gesù.

Senza di lui non puoi far nulla.


Padre Pio

giovedì 17 settembre 2009

Contributi 161 - 48 ore, meno 2


Si torna a a parlare del piccolo Jayden ricordato nel post che potete leggere in coda a questo che è tratto da SamizdatOnLine

IL FATTO - Siamo in Gran Bretagna. Jayden Capewell è nato dopo sole 21 settimane e cinque giorni di gravidanza. Male, per lui. Infatti le procedure ospedaliere stabiliscono che sotto le ventidue settimane non si è uomini, si è feti. E come tali non si ha diritto alle cure che consentirebbero, forse, di sopravvivere. Non importa quanto la madre Sarah abbia supplicato, l'applicazione delle linee guida è stata inflessibile, e Jayden, dopo due ore, è morto.Neanche il funerale, le hanno permesso di fare. "Non ha i diritti di un essere umano, è solo un feto". Quarantotto ore, e quei diritti li avrebbe avuti. Ma un regolamento è un regolamento, e neanche le lacrime di una madre lo possono cambiare.
ALCUNE CONSIDERAZIONI - Qualche volta sento dire che noi cristiani avremmo la vita semplice di chi obbedisce come una pecora. Chi dice questo è evidente che ha capito poco, molto poco di cos'è il cristianesimo. Essere cristiano vuol dire non potersi mai nascondere dietro una legge, un libro, un regolamento. Vuol dire condividere la passione di ogni uomo; non potere accettare che qualcuno ci dica di chi avere pietà, chi salvare, o quantomeno tentare di salvare, e chi no.
E questo è scomodo, estremamente scomodo, perchè vuol dire agire, non stare mai tranquilli, perché ogni cosa è giocata sulla nostra libertà. Il male molto spesso è banale, perchè vive di particolari e ideologia: burocrati che decidono se puoi vivere o morire. Leggono dei fogli e decidono se tu sei un uomo, o no; se sei troppo giovane, troppo vecchio, troppo malato, troppo diverso allora mi dispiace, non hai diritti, ci disturbi, possiamo fare di te quello che vogliamo.
Ti guardano crepare, anche se magari in fondo al cuore (che sempre è cuore di uomo) un dubbio sorge. Ma cedere a quel dubbio vorrebbe dire mettere in pericolo quella costruzione faticosamente messa in piedi; vorrebbe dire ammettere che quel "feto" che hai abortito o lasciato morire, quel malato a cui togli i mezzi per vivere è un essere umano. Vorrebbe dire guardarsi in faccia e riconoscersi per quello che si è.
Ed è terribile guardarsi in faccia per chi non conosce, non ammette il perdono.
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Cristo è venuto nel mondo e ha portato la misericordia e il perdono che l'uomo può accogliere o rifiutare e questa opzione rimane valida e sfruttabile (mi si perdoni il linguaggio un po' crudo) fino all'ultimo istante della vita. Per cui chiunque può convertire il suo cuore anche sul finire di sua vita, e possiamo (o forse dobbiamo) pregare perchè ogni cuore si converta, anche quello di chi ordina le azioni kamikaze che uccidono i nostri soldati.
E' un'altra visione del mondo e della cose da diffondere. Impresa impossibile se affidata alle nostre capacità, realizzabile se riusciamo a farci strumento di un Altro
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L'incredibile storia del piccolo Jayden


In realtà quanto ieri sera ho visto l'articolo non volevo pubblicarlo (mi sono limitato a linkarlo su FB) in quanto ero in preda ad un sentimento a metà strada fra rabbia e disgusto.
Ma poi un bel numero di mail in un gruppo di cui faccio parte mi ha fatto ricredere e fra poche righe potrete leggere anche qui l'articolo in questione.
E il sentimento che è presente ora in me è di profonda pietà per tutti coloro che, avendo abbandonato Cristo sono in balia di loro stessi, del moralismo e del maligno, e per gli inglesi che sono, secondo me, una specie di nostro specchio futuro, cioè di qualcosa che noi corriamo il rischio di diventare se continuiamo a rinnegare il nostro passato e le nostre radici.
Noi ci possiamo ancora salvare se riusciamo a destarci dal sonno della ragione e torniamo a riconoscere che costruire senza Cristo è cosa vana.
Ma ecco l'articolo tratto da Il Sussidiario

Si può ancora definire civile un Paese in cui una madre è costretta, in ospedale, ad assistere impotente all’agonia del proprio figlio e alla gelida impassibilità dei medici pronti a ricordarle che quel figlio è soltanto un feto? L’episodio è accaduto in Gran Bretagna dove una giovane donna, Sarah Capewell, ha dato alla luce un bimbo, Jayden, dopo 21 settimane e cinque giorni di gravidanza. Il personale sanitario si è rifiutato di sottoporre il bimbo prematuro alle cure intensive che forse gli avrebbero consentito di sopravvivere. La sua colpa era quella di essere nato due giorni prima delle canoniche 22 settimane. Di fronte al disperato appello di salvare il proprio figlio, quella giovane madre si è sentita rispondere dai medici del James Paget Hospital di Gorleston, Norfolk, che lei non aveva partorito un neonato ma, a termini di legge, aveva abortito un feto vivente. Con il tatto impietoso di chi ha ormai perso qualunque senso di umanità, i medici dell’ospedale hanno spiegato a Sarah Capewell, che quello che lei si ostinava a chiamare il suo bambino, era in realtà, sotto il profilo giuridico, semplicemente un feto, quindi un soggetto privo di alcun diritto. Il piccolo Jayden avrebbe dovuto nascere 48 ore più tardi perché, secondo regolamento, si potesse definirlo persona, e quindi riconoscergli il diritto a essere salvato.
Le linee guida stabilite dalla British Association of Perinatal Medicine, rigidamente seguite negli ospedali pubblici britannici, stabiliscono, infatti, che deve considerarsi best interest dei bambini non nascere prima delle 22 settimane, e altrettanto best interest far morire i piccoli che abbiano avuto la disavventura di venire al mondo qualche giorno prima della fatidica scadenza. Così, l’agonia del piccolo Jayden è durata due ore, sotto gli sguardi gelidi e indifferenti del personale sanitario. Neppure la più piccola assistenza è stata prestata durante quelle lunghissime ore, così come è stata recisamente respinta la supplica della madre per poter celebrare il funerale del bimbo. La risposta delle autorità sanitarie è stata sempre la stessa: «He hasn’t got a human right, he is just a foetus». Lo sconforto assale Sarah, quando, più tardi, viene a sapere che Amillia Taylor, una bambina americana nata addirittura dopo sole 21 settimane e sei giorni, oggi vive perfettamente sana e ha festeggiato il suo secondo compleanno.
La tristissima vicenda di Sarah Capewell e del suo piccolo Jayden, richiamano alla mente il concetto di banalità del male e la patetica figura di Adolf Eichmann, il burocrate nazista che giustificò con l’obbligo morale dell’obbedienza alla legge, le più efferate nefandezze. Al suo processo, nel 1961, Eichmann stupì il mondo quando, di fronte ad una Corte basita ed esterrefatta, si mise a citare a memoria passi della Critica della Ragion Pratica di Kant, per poi dichiarare che l’imperativo categorico kantiano e l’osservanza della legge erano stati i principi base della sua vita.
Soltanto l’intelligenza e la lucidità di una donna come Hanna Arendt ha potuto denunciare al mondo i rischi che sarebbero derivati da un simile - apparentemente banale - approccio della realtà. Ciò che è accaduto al James Paget Hospital è la prova di quanto Hanna Arendt avesse ragione.
La povera Sarah Capewell, che implorava lo sguardo misericordioso del Nazareno («Donna non piangere!») si è trovata di fronte l’algido distacco burocratico di un piccolo signor Eichmann e del suo Imperativo Categorico. Basterà davvero, a quella giovane madre, la kantiana osservanza della legge per spiegare l’atroce, assurda agonia del suo piccolo e indifeso bambino?
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martedì 15 settembre 2009

Interventi sul caso Englaro

Riporto come link quattro interventi sulla vicenda di englaro padre e del suo querelare chiunque non la pensi come lui.

Il primo è di Don Gabriele Mangiarotti, destinatario di una delle trenta denuncie
Il secondo è del blog amico VietatoParlare (titolo che si è rivelato profetico) (a proposito, la mamma di chi cura questo blog ha bisogno delle nostre preghiere)
il terzo viene dal blog "Relativismo Etico? No grazie"
il quarto è l'editoriale odierno di SamizdatOnLine

A tutti buona lettura
potete anche dare un'occhiata a QUESTO blog e, fintanto che ci siete anche a QUESTO

Stiamo lottando per Caterina

pubblico un appello di un amico, Antonio Socci

Ringrazio immensamente tutti coloro che in queste ore pregano per mia figlia, Caterina, 24 anni, che si trova in coma all’ospedale di Firenze per un inspiegabile arresto cardiaco.
C’è una cosa importantissima e preziosissima che si può fare: pregare!
Far celebrare messe e recitare rosari per la sua guarigione è, in questo momento, la speranza più grande. Noi e gli amici lo stiamo facendo instancabilmente, anche con la recita della preghiera per ottenere l’intercessione di don Giussani (ve la copio qua sotto).
Io e tutta le mia famiglia ve ne siamo grati.
Che Dio vi benedica.
Antonio Socci

Signore Gesù, tu che ci hai donato don Giussani come padre e ci hai insegnato, attraverso di lui, la gioia di riconoscere la nostra esistenza come offerta a te gradita, concedici per sua intercessione la grazia della guarigione di Caterina.
Te lo chiediamo per la sua glorificazione e per la nostra consolazione.
Amen.
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Qualcuno (un'amica di un gruppo di preghiera) ha aggiungo un'ulteriore preghiera:
Eterno Padre, Dio di misericordia,ascolta la nostra preghiera e concedici la grazia DI GUARIRE CATERINA NEL CORPO E NELLO SPIRITO... che Ti chiediamo per la potente intercessione di Maria Santissima, di San Giuseppe Moscati, San Michele Arcangelo e San Gabriele...
Essi siano per noi i Medici che proteggono la nostra salute ed i Santi che difendono la nostra amicizia con Te.
Un Pater, Ave, Gloria (Grazie! Dio vi ricompenserà)
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domenica 13 settembre 2009

Post 53 - Colpevoli, per ora siamo tre

Sono consapevole di essere ripetitivo e di aver dedicato gli ultimi 4 interventi (questo è appunto l'ultimo della serie, almeno per il momento) allo stesso argomento, ma che ci volete fare, quando c'è di mezzo un qualcosa che mi sta a cuore come la vita umana può succedere che mi ritrovi più volte a ribadire lo stesso discorso.
Rispetto al post 52 in cui mi dichiaravo colpevole (e passibile del massimo della pena in quanto non pentito del reato di non pensarla come englaro padre) altre due colpevoli reo confessi sono emersi: marina e rita.
Il che mi fa pensare due cose:
o tutti gli altri miei lettori sono d'accordo con l'uomo che ha trovato il modo legale per far uccidere la figlia invalida
o le mie due amiche sono, a dispetto del loro essere donne, le sole ad avere le palle per dire la verità.
Io sono qui e aspetto conferme e/o smentite a quanto sopra.

intanto vi invito a guardare:
Anch'io denunciato per Eluana. Fermiamo l'ideologia
Denunciati per Eluana, vogliono toglierci la libertà di parola
Pandolfi, M - La vita in gioco. Eluana e noi
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Contributi 160 - Colpirne 10 per educarne 100


cito ancora da CulturaCattolica

Ma non facciamo ridere!
Di fronte alla vicenda di Eluana Englaro si è mossa l’Italia, e non solo i cattolici.
Quanti si sono ribellati all’idea di far morire di fame e sete una persona, ancorché in “stato vegetativo persistente”!
Forse i toni sono stati aspri, ma come essere “educati” quando si tratta di difendere una vita innocente?
Ebbene, che cosa è accaduto?
Non solo si è fatta morire Eluana, ma ora, con una iniziativa che ha dell’incredibile, si vogliono perseguire coloro che hanno definito questa azione “omicidio”, sia pure legalizzato.
E sono partite le denunce a 30 (trenta) (più o meno) siti che hanno usato questo termine. L’Italia si muove, e 30 siti vengono incriminati?
Forse Beppino o i suoi Legali sono rimasti ai tempi delle Brigate Rosse: colpiscine uno per educarne cento!
Beh, sono finiti, speriamo, quei tempi e credo che chiunque abbia a cuore la difesa della vita dirà: «C’ero anch’io».
Beppino, abbi il coraggio di guardare la realtà, non spaventarti se in molti, in Italia e nel mondo, (certo più di 30 siti) hanno giudicato il tuo gesto.
Del resto la tua presenza continua sui vari mezzi di comunicazione ha voluto significare “parliamone!” (spero non solo “datemi ragione”, ma anche “datemi le ragioni”).Ora, se chi ha cercato di dare delle ragioni, diverse o discordi dalle tue, deve “pagare” questo affronto, allora mi pare che si sia perso il senso del dialogare tra uomini.
Sono cattolico e sacerdote: e so per esperienza che mostrare la faccia ed esprimere le proprie opinioni va incontro a incomprensioni e giudizi (a volte anche malevoli): ma per questo non ho mai preteso di chiedere alla giustizia di “fare giustizia”.
Preferisco, da sempre, la “forza delle ragioni” alle “ragioni della forza”.
E questo mi ha fatto incontrare molti uomini, anche su posizioni diverse dalle mie.
Coraggio, guardiamo la realtà!


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sabato 12 settembre 2009

Post 52 - Colpevole !

Lo confesso sono colpevole.
Englaro padre può farmi colpire dai suoi giannizzeri, punire dai suoi avvocati, condannare a morire di fame (proprio come facevano i nazisti) tramite i suoi giudici perchè non sono d'accordo con lui.
Io credo sia stato sbagliato il suo agire e che sia stata sbagliata la sentenza che ha ucciso Eluana, io penso che la morte di sua figlia sia stato un vero e proprio omicidio, anche se autorizzato dalla una sentenza.
Io dissento da quanto fa e dice quest'uomo, che è molto incoerente. Pretende il silenzio e gira ovunque per parlare, dice che rispetta la volontà e il pensiero della figlia (cosa mai dimostrata) e vuole perseguire chiunque dissenta da quanto lui pensa, fa e dice.

Per cui se non leggerete più nulla da parte mia, se questo blog verrà oscurato, se verrò chiuso in una prigione (o in una clinica friulana), sappiate che è vero: sono colpevole di pensare in modo diverso rispetto a englaro padre e quindi devo essere da lui punito per questo.
Ma fintanto potrò parlare dirò che il crimine di cui si è macchiato è un peccato grave di cui dovrà rispondere davanti al tribunale di Dio, essendo lui riuscito ad aggirare quello degli uomini...
Con l'ulteriore smacco di scoprire esistente e operante Colui che lui (englaro padre) ritiene non esistere.
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venerdì 11 settembre 2009

Contributi 159 - Cominciata la caccia alla streghe


cominciata la caccia alle streghe, il reato di divergenza di pensiero da englaro padre è punibile, stiamo attenti, non possiamo più avere idee personali....

da Vite Spericolate di Massimo Pandolfi caporedattore de Il Resto del Carlino 11-09-2009

Oggi parliamo di questo blog, perché è successo un fatto che è giusto venga raccontato a voi tutti (e siete migliaia) che mi state seguendo da un anno e mezzo.
Qualche giorno fa i carabinieri sono andati a bussare alla porta di uno di voi, cioè di un amico che spesso e volentieri interviene sul blog. Questo amico era intervenuto più volte anche lo scorso febbraio, nel bel mezzo delle mille polemiche che hanno lacerato l’Italia, mentre Eluana Englaro si spegneva a Udine. Questo amico è stato denunciato per diffamazione, presumo dalla famiglia Englaro, tramite i suoi legali.
I carabinieri gli hanno notificato l’atto proveniente dalla Procura della Repubblica di Lecco; almeno altre 30 persone, in queste settimane, hanno ricevuto la stessa notifica.
Credo che gli avvocati del signor Beppino Englaro siano stati distratti, o forse hanno lavorato male: seguendo il loro parametro, migliaia di italiani, forse milioni, dovevano essere denunciate, altro che 30!
Se lo studio legale Campeis ci dà una percentuale sul lavoro di ricerca, siamo pronti a fornire tanti altri nomi per le loro richieste di risarcimento.Scherzi a parte, arriviamo al sodo. Fermo restando che in un Paese libero chiunque può (per fortuna) rivolgersi al’autorità giudiziaria se crede di essere stato diffamato (e a sua volta deve essere pronto a pagarne le conseguenze se i giudici gli daranno torto: mica può finire sempre a tarallucci e vino) mi sembra che la questione sia insieme un po’ assurda e un po’ seria.
Premessa per capirci meglio: cosa aveva scritto di tanto grave il nostro amico denunciato per finire nel mirino degli avvocati di Englaro? In maniera decisa ma assolutamente educata (spesso nei blog si trovano interventi mille volte più offensivi) quello che semplicemente hanno detto, e scritto, migliaia di persone: e cioè che in fondo la morte di Eluana non è stato altro che un omicidio. Ci aggiungo subito un’altra parolina, magica, altrimenti i carabinieri vengono a bussare domattina anche a casa mia. Ci aggiungo ‘legalizzato’. Omicidio legalizzato.
E su questo non ci piove, perché se Eluana fosse morta di fame e di sete (come è successo a Udine) prima del giugno 2008, i medici e forse lo stesso padre di Eluana sarebbero stati accusati di omicidio. Nel giugno del 2008 la Corte d’Appello di Milano, dopo i più diversi e controversi interventi della magistratura, ha dato il via libera alla possibilità di staccare il sondino e quindi quello che fino al giorno prima sarebbe stato un reato, è diventato un atto consentito, grazie al decreto di un tribunale. Un omicidio legalizzato appunto.
Ma diciamola tutta: in questi mesi tutto il dibattito politico, culturale, sociale, religioso e chi più ne ha più ne metta, si è incentrato proprio sul corpo di questa povera ragazza. Si poteva o non si poteva farla morire così? Io dico di no, ma non tappo la bocca a chi dice di sì, e questo blog ne è la prova. Anche il disegno di legge approvato al Senato e ora all’esame alla Camera, dice di no: cioè, un’ altra morte come quella di Eluana Englaro, se passerà quella legge, non potrà più verificarsi. Cioè: sarà un reato.
E chiaro che si viaggia sul filo delle opinioni e mi pare tremendamente strumentale che ora qualcuno, quel qualcuno che in fondo ha già vinto la sua battaglia personale, voglia marciarci sopra, ancora.
Cos’è, non gli basta vincere e vuole stravincere? Forse vuole che tutti gli dicano ‘bene, bravo, bis’. Chiede il plebiscito: e chi non ci sta, beh, gli mandiamo i carabinieri a casa. Bella idea di libertà, quella libertà che per mesi-mesi è stata eretta a totem di una campagna ideologica e politica.
La cosa assurda è che mentre l’Italia e il mondo hanno mille problemi seri dei quali carabinieri e magistrati dovrebbero occuparsi, forze dell’ordine e giudici perdono tempo ad occuparsi del nostro blog (un po’ ci lusinga, è la conferma che siamo seguitissimi) e del nostro amico blogger, che ha usato sfidare il pensiero culturale dominante di questo nostro povero paese.Mi auguro e presumo che finirà tutto in una bolla di sapone, ma vi terrò informati. E comunque: non ci faremo tappare la bocca da nessuno.
Anzi, quasi quasi mi viene voglia di lanciare un’idea: che ne dite se ci autodenunciamo tutti? Pensiamoci.
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giovedì 10 settembre 2009

Medjugorje un luogo di grazia e santo, lo dimostrano i frutti di conversione

intervista a don Amorth di Bruno Volpe da Pontifex 08.09.2009

Maria, dopo Cristo la più potente arma contro le insidie del Demonio. Vince perché è ubbidiente, fedele e umile. Medjugorje un luogo di grazia e santo, lo dimostrano i frutti di conversione La Chiesa cattolica celebra, con gioia, la Festa della Natività della Beata Vergine Maria, Madre nostra e, appunto, Madre della Chiesa. Di Maria parliamo con un autentico affezionato e devoto alla Madonna, Padre Gabriele Amorth, Decano Mondiale degli esorcisti.

Don Amorth, per quale ragione gli esorcisti invocano Maria?
“Semplice, perché dopo Cristo è davvero la tutta Santa, colei che non conoscendo il peccato, ha sempre creduto nel Figlio, sino alla croce e sotto la croce”.

Per quale ragione Satana teme Maria?
“Maria vince perché è umile e saggia, e il tentatore detesta questa dote, Maria trionfa perché sa ubbidire e credere e Satana soffre alla presenza di gente virtuosa che aborre il peccato, Maria lo mette in fuga perché crede nella vittoria di Dio e Satana no”.

Insomma, Satana soffre davanti ad ogni manifestazione di generosa umiltà.
“Certamente, Satana è caduto nell’inferno a causa della sua smisurata ...arroganza, dell’orgoglio e della superbia. Ha voluto e preteso contendere il primato di Cristo e ha pagato. Maria prototipo di santità lo fa infuriare proprio perché nello stesso tempo rappresenta tutte le virtù contraria a Satana, dunque riesce ad allontanarlo,ecco perché gli esorcisti invocano con successo la Madonna”.

Qualche esorcista afferma di ottenere splendidi risultati con la recitazione della litania lauretane.
“Ognuno ha i suoi metodi e quindi non lo metto in dubbio. Fatto sta che Maria è la miglior arma, dopo Cristo, per scacciare le tenebre, per sconfiggere il tentatore”.

Don Amorth è possibile parlare, relativamente a Medjuroje, di “ inganno satanico”?“
Chi lo ha affermato evidentemente era lui ingannato da Satana quando ha parlato in quel modo. Medjugorje è un luogo santo e di grazia, lo si vede del resto dal numero impressionante di sacramenti e di conversioni. L’albero buono lo si riconosce dai frutti buoni”.

La Chiesa ufficiale non si è ancora definitivamente pronunciata, però.
“Ma neppure ha rigettato, prudentemente aspetta. In quanto poi a Giovanni Paolo II a me personalmente risulta che ne aveva grande stima e fiducia e che avrebbe confessato a persone a lui vicine che ci sarebbe andato volentieri se non fosse stato Papa”.

Dunque lei è convinto che Papa Giovanni Paolo II avesse piena fiducia in Medjugorje?
“Senza alcuna esitazione. Del resto a Medjugorje avvengono e si registrano fatti diametralmente opposti alla volontà di Satana”.

Pensa che oggi la devozione mariana sia sviluppata?
“Certo che lo è, Maria ci aiuta e i suoi figli non la abbandonano, basti considerare il numero elevato di fedeli e pellegrini che affollano i santuari e le basiliche a lei dedicate”.

Infine, un suo pensiero rivolto alla Madonna.
“E' apparsa in cielo la stella più bella e luminosa, bellissima e fedele. La via più nobile per sconfiggere il peccato e arrivare al cuore del Figlio”
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martedì 8 settembre 2009

Contributi 158 - Il grande equivoco

da il Sussidiario

Massimo Camisasca

lunedì 7 settembre 2009

Il Papa ha ricominciato a parlare, durante le udienze, della Storia della Chiesa attraverso il racconto dei suoi santi e maestri più significativi. Mercoledì scorso si è soffermato sulla figura di Sant’Oddone, secondo abate di Cluny.
Desidero offrire ai lettori de IlSussidiario.net alcune riflessioni non sul contenuto, ma sul metodo di queste lezioni. La preoccupazione del Papa mi sembra essere quella di lasciar trasparire la dimensione storica della verità. Mostrandoci come essa nasca e si affermi dentro alla storia degli uomini, egli ci fa aderire al suo contenuto in un modo più convincente di qualsiasi argomentazione astratta. Non è un caso che il protagonista di questa udienza sia il monachesimo medievale. Forse l’esempio più clamoroso nella storia dell’uomo di che cosa c’entri la verità con la storia. È talmente vero che la verità è una vita, che genera una storia. Questo è quello che ci hanno insegnato e ci insegnano i monaci: la verità ha dato forma ad una storia.
Occorre, però, fare attenzione: niente è più lontano da ciò della religione intesa come instrumentum regni. La religione civile, nata significativamente all’interno dei movimenti della rivoluzione francese, è l’esatto opposto del monachesimo. Essa infatti nasce come espressione di uno Stato, di un potere politico, che desidera costruire un insieme di valori religiosi comuni su cui fondare poi la convivenza civile. Progetto acuto, certamente scaltro, ma che con la vita di Sant’Oddone di Cluny non ha niente a che fare. E non a caso furono proprio i discendenti della rivoluzione del 1789 a trasformare Cluny in una cava di pietra.
I monaci si sentivano oggetto di un amore che «condannava il peccato, e amava il peccatore», e da questa esperienza nacque nel tempo un nuova civiltà, come un frutto maturo da un albero. Non vivevano insieme per coltivare il loro progetto di cambiare il mondo, ma vivendo dentro la luce portata da Cristo, il mondo intorno a loro fiorì. È proprio questo il tema di fondo anche dell’ultima enciclica, Caritas in veritate. Se non potessimo più vivere l’esperienza che ha generato quella passione per l’uomo, dovremmo rassegnarci a imitare o cercare di riprodurre quell’amore, ma la copia nascerebbe già morta.
Il monachesimo è tanto lontano dalla fede come instrumentum regni, quanto il capitalismo è lontano dalla valorizzazione del lavoro nel monastero, quanto il comunismo dalla vita comune di Cluny, quanto l’assistenzialismo dalla cura al malato nel quale si riconosce Cristo.
Oggi i frutti di quella vita, che hanno segnato la nascita e lo sviluppo della civiltà europea, stanno davanti a noi come una provocazione. Ammirandoli, il credente può vedere all’opera lo Spirito ed essere consolato nella fede; guardandoli, chi non crede può rimanere incuriosito e magari compiere il grande passo dal frutto all’albero che li ha generati.
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Contributi 157 - Omelia S.E. Card.Cafarra al Santuario B.V. Maria della Guardia

1. La prima lettura, cari fratelli e sorelle, ci ha fatto sentire le lodi che la Sapienza fa di se stessa ed il suo invito rivolto a tutti noi: «Avvicinatevi tutti a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti».
Di quale sapienza si parla? Della sapienza che l’uomo acquisisce quando ascolta docilmente l’istruzione del Signore. Egli ci istruisce e mediante la nostra coscienza morale e mediante la divina Rivelazione.
Il Signore infatti non si è limitato a rivolgerci la sua parola mediante la voce della coscienza, ma venendo Lui stesso a vivere in mezzo a noi per istruirci circa la via della salvezza. «Dio, dopo aver parlato molte volte ed in molti modi ai padri mediante i profeti, negli ultimi tempi ha parlato a noi mediante il suo Figlio» [Eb 1,1].
Avete sentito che cosa dice di sé la sapienza: «Mi disse: fissa la tenda in Giacobbe, prendi possesso di Israele, e tra i miei eletti affonda le radici». Queste parole divinamente ispirate prefigurano l’avvenimento centrale di tutta la storia. La Sapienza increata, il Verbo unigenito che è “Luce da Luce”, viene inviato in mezzo a noi, per fare di noi la sua Chiesa.
Ciò è accaduto nel grembo di Maria, la sede della Sapienza, dalla quale il Verbo è stato concepito e generato nella nostra natura umana. Ed il Santo Vangelo appena proclamato narra precisamente la prima venuta della Sede della sapienza in una famiglia umana: «In quei giorni, Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta». Che cosa accade quando in Maria la Sapienza incarnata entra nella casa degli uomini? «Elisabetta fu piena di Spirito Santo… il bambino ha esultato di gioia» nel suo grembo. Ecco che cosa accade: lo Spirito Santo riprende possesso della sua creazione e l’uomo può ancora “esultare di gioia”.
Cari fratelli e sorelle, è la presenza di Cristo nella nostra vita, nelle nostre famiglie e nelle nostre case, che anche nelle più gravi tribolazioni, ci fa vivere bene. «Chi mi ascolta, non sarà deluso, e chi compie le mie opere non peccherà. Chi mi rende onore, avrà la vita eterna», ci ha detto la Sapienza. Sì, miei cari amici, chi rende onore alla parola evangelica, avrà la vera vita: vivrà una buona vita.

2. Ma qui tocchiamo il nodo centrale della condizione dell’uomo di oggi. Non pochi oggi ritengono che l’uomo non ha bisogno della luce della Sapienza divina, per raggiungere il suo vero benessere. Anzi, siamo ormai dentro ad un vero proprio scontro culturale, fra una cultura che si va costruendo sulla convinzione che si può vivere benissimo anche senza Dio ed una proposta, quella cristiana, che afferma la possibilità di un incontro con Cristo che solo può salvarci.
In un discorso che S. Luigi Orione tenne nel 1921, disse con vera perspicacia profetica: «Se c’è uno stato di cose che spaventa, più di quello di un dominio di un tiranno, è quello di un domani in cui le masse popolari camminassero prive di Dio. Come si può pensare al giorno in cui l’umanità non vivesse più di Dio? Senza padre e senza madre si può vivere, ma senza Dio no» [cit. da Nel nome della Divina Provvidenza, Piemme, Casale Monferrato 2004, pg. 50].
È proprio questo il tragico tentativo che l’Occidente sta sperimentando.
Cari fratelli e sorelle che cosa fare in una situazione in cui l’uomo è in così grave pericolo? Mi limito solo ad un accenno, che però reputo di fondamentale importanza.
La sapienza cristiana, cari amici, viene trasmessa di generazione in generazione nelle famiglie, in primo luogo.
L’atto educativo è la pietra angolare di ogni vera civiltà. La Sede della sapienza visitò dapprima una famiglia, una casa.
La S. Vergine sia «Guardia» in primo luogo delle nostre famiglie. Tenga lontane da esse tutte le insidie che oggi la minacciano; le visiti – come ha fatto con Elisabetta – perché in ognuna di esse possa sempre esserci la gioia pura e vera dell’amore e del dono della vita.
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lunedì 7 settembre 2009

Contributi 156 - Cristo, la compagnia di Dio all'uomo

il testo di seguito riportato ha non meno di 27 anni, ma non ha perso attualità e credo sia utile rileggerlo insieme, dopo la pause estiva e con la ripresa della vita "ordinaria"

dal volantone di Pasqua 1982 di CL

Cristo è un uomo che si è detto Dio.
Alla domanda di Flippo «Mostraci il Padre», interprete dell’interrogativo degli apostoli che, pur seguendo da alcuni anni Gesù, non capivano bene (come noi non capiamo bene quando sentiamo la parola di Dio o la parola del mistero), Gesù risponde: «Chi vede me vede il Padre». Cristo è l’unico uomo nella storia che si è identificato con Dio, l’unico che ha osato dire: Io sono la via, la verità e la vita.
Noi, distratti dalle vicende quotidiane e dalla superficialità del nostro vivere, non realizziamo la sconfinata sproporzione, la lontananza infinita che separa l’uomo da Dio.
Ma un animo profondamente religioso, un genio religioso è colui che questa sproporzione sente enorme e la insegna a tutti gli altri: che Dio solo è Dio.
Così hanno fatto tutti i grandi nomi nella storia delle religioni, anche Budda, anche Maometto. Mosè, aveva un tale senso della propria piccolezza davanti a Dio da supplicarlo che investisse della missione un altro al posto suo.
Unico fra tutti, unico caso al mondo, questo uomo che è Cristo si dice Dio.
Come è bello percorrere il Vangelo e sorprendere come i primi uomini, uomini come noi, che hanno seguito Gesù, sono arrivati non ad accorgersi che quell’uomo era Dio, ma a dire, a ripetere certe affermazioni che Lui faceva di sé. È questa la loro professione di fede.
Perché gli Apostoli non hanno scoperto che Gesù era Dio, ma, stando con Lui, ne hanno avuto un’impressione grande, tale da «dover» dire: se non dobbiamo credere a questo uomo non dobbiamo credere neppure ai nostri occhi.
È per questa evidenza che, pur senza capire bene, hanno ripetuto le sue parole, quelle parole che hanno poi investito la storia e il nostro cuore. (…)
È questa la grande strada dell’evidenza, della ragione: è la strada della vita, del rapporto continuo, dell’esperienza quotidiana spartita. Per questo potevano dire: se non crediamo a questo uomo non possiamo aver fiducia neanche nei nostri occhi.
La folla invece seguiva Gesù quando aveva interesse e curiosità. E restava colpita perché la parola era vera e la verità porta con sé la propria evidenza. Ma la dissipazione era immediata; la folla lo seguiva anche per passione di sentirlo, ma senza impegnare il fondo del proprio animo, senza coinvolgimento vitale.
Nel sesto capitolo di Giovanni, Gesù commosso perché la gente lo segue ha l’intuizione più affascinante della sua vita: «Voi mi seguite perché vi ho sfamato con un po’ di pane. Ma io vi darò la mia carne da mangiare, vi darò il mio sangue da bere». La sproporzione del divino appare, si fa evidente e proprio lì si instaura la resistenza di chi non vuole capire, di chi è scandalizzato perché i criteri e le modalità di quell’uomo scompaginano il suo modo di pensare. «È pazzo, chi può dar da mangiare la sua carne e da bere il suo sangue?». Le insinuazioni si fanno rumore, si fanno vociare intero della folla che abbandona la sinagoga.
Il Cristo rimane solo con i suoi, nel silenzio della sera. E rompe quel silenzio con un’altra sconvolgente domanda: «Anche voi volete andarvene?» «Maestro - grida all’improvviso, grida impetuoso, ancora Pietro - anche noi non comprendiamo quello che tu dici, ma se andiamo via da te dove andiamo? Tu solo hai parole che danno senso alla vita».
È questa la risposta di chi ha l’umiltà, la fedeltà, l’umanità di seguire Gesù attratto dall’evidenza della verità delle sue parole.
Ma chi non sa seguirlo, chi non osa lo sforzo di una familiarità, di una consuetudine di vita non arriva ad evidenziare la verità e non troverà risposta vera, personale e matura all’interrogativo fondamentale, definitivo che Gesù gli rivolge: e tu, chi dici che io sia? Come possiamo rispondere a questa domanda noi che non siamo stati alle nozze di Cana, che non abbiamo visto il paralitico guarire, che non abbiamo assistito al funerale di Naim, che non lo abbiamo seguito per tre giorni nella steppa, dimenticando persino il cibo?
La familiarità con Lui da cui nasce l’evidenza della sua parola come unica che dia senso alla vita, come possiamo viverla?
Il modo c’è: la compagnia che da Cristo è nata ha investito la storia: è la Chiesa, suo corpo, cioè modalità della sua presenza oggi. È perciò una familiarità quotidiana di impegno nel mistero della sua presenza entro il segno della Chiesa.
Di qui può nascere l’evidenza razionale, pienamente ragionevole, che ci fa ripetere con certezza ciò che Lui, unico nella storia dell’umanità disse di sé: Io sono la via, la verità, la vita.
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giovedì 3 settembre 2009

Pensiero del giorno 3/9/2009

La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita.
E' il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.
Che Dio vi renda in amore tutto l'amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi, da un capo all'altro del mondo.

Beata Madre Teresa di Calcutta
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Post 51 - Sul Rosario

Ogni tanto ricevo commenti ai testi che posto e che, come avrete visto, fanno di me un piccolo Augias dei poveri che si muove soprattutto con il "copia-incolla", che mi danno un po' di conforto e che mi consolano delle ore di sonno perdute.
In particolare sto riferendomi al testo sul Rosario che ha suscitato due interessanti commenti che vi sottopongo:
Hayalel dice
In questo mondo pieno di impegni chi troverà 15 minuti per un rosario?
L'uomo e la donna che confidano nel Signore. ...
e forse qualche cristiano assopito che leggendo questo post si è ricordato della bellezza e dell'importanza del rosario.
Sono d'accordo: solo chi confida nel Signore trova il tempo per fare memoria del Suo tutto e del proprio nulla, per farsi povero di spirito, per tutti gli altri che bastano a se stessi (e che probabilmente non passano da un blog come il mio) rimane oggi come 2000 anni fa stoltezza pregare. Costoro sono (per citare Gaber) "così futili che le distrazioni gli impediscono di morire", ma la speranza e la possibilità che scoprano la bellezza della preghiera mariana. Per poter capire che, come dice Oscar Wilde, la Chiesa cattolica è fatta da solo due categorie di persone i santi e i peccatori, per tutti gli altri basta il protestantesimo.
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Il secondo intervento è di dardo che dice:
la forza del rosario se detto con il cuore e devozione è veramente tanta. Ho visto rosari contorcersi ed annodarsi durante la loro recita, senza che chi le aveva in mano facesse nulla per farli contorcere e arrotolare, ma è il demonio stesso che si contorce dal dolore provocato dal rosario detto, facendolo attorcigliare.
Cari fratelli credete 15 minuti in un giorno si possono anche trovare per piacere a Maria e bastonare il demonio.
Sono lieto di questo intervento che ricorda a me e a tutti un fatto importante: il male esiste ha un volto e un nome: demonio e quest'ultimo non vuole farci pregare e far memoria di quanto accennavo sopra.
E quindi la sola opzione che ci si pone davanti è fra Dio Signore e Creatore di tutto e l'avversario che tutto vorrebbe distruggere. Ognuno è libero di scegliere da che parte stare. Ma non dica che non era stato avvisato....

mercoledì 2 settembre 2009

Pensiero del giorno 2/9/2009

Possa tu essere sempre contento di sapere di essere figlio di Dio...
Lascia che questa presenza si radichi nelle tue ossa, e consenti alla tua anima di cantare la libertà, di danzare, di glorificare, e amare.
È là per ciascuno di voi!

Beata Madre Teresa di Calcutta

martedì 1 settembre 2009

La meravigliosa potenza del Rosario

una meditazione sul Santo Rosario (quanto scritto in questo colore è opera mia).

disse Suor Lucia (veggente di Fatima)

“Vi esorto a rileggere e a meditare il messaggio che la Madonna rivolse parlando a noi della potenza ed efficacia che il Santo Rosario ha sempre sul Cuore di Dio e su quello Figlio suo. Ecco perché la Madonna stessa nelle sue apparizioni prende parte alla recita del Rosario, come nella grotta di Lourdes con S. Bernardetta e a Fatima con me, Francesco e Giacinta. E quando il rosario scorre nelle vostre mani gli angeli e i santi si uniscono a voi.
Mai come oggi, il mondo ha bisogno del vostro rosario.
Ricordate che sulla terra vi sono coscienze prive della luce della fede, peccatori da convertire, atei da strappare a satana, infelici da soccorrere, giovani disoccupati, famiglie nel bivio morale, anime da strappare all’inferno.
E’ stato tante volte, la recita di un solo Rosario a placare lo sdegno della divina giustizia, ottenendo sul mondo la Misericordia divina e la salvezza di tante anime. Solo così affretterete l’ora del trionfo del Cuore Immacolato della Madonna sul mondo.
Da quando la Vergine SS. ha dato grande efficacia al rosario, non c’è problema materiale, ne spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il S. Rosario e con i nostri sacrifici.”


Suor Lucia di Fatima “Bisogna dare più spazio al Rosario.

Col Rosario è possibile vincere tutti gli ostacoli che Satana in questo momento vuole creare alla Chiesa cattolica.
Tutti i sacerdoti in particolare devono recitare il Rosario. (ma lo fanno?)
Il Rosario deve essere recitato col cuore e con gioia; non deve essere solo un dovere da sbrigare frettolosamente.” 25 giugno 1985 e 12 giugno 1986, messaggi della Madonna a Medjugorje “Recitate il Rosario. Figlia mia eccoti il Rosario. Tutti coloro che lo reciteranno avranno da Me molte grazie. Esso è un forte legame che vi unisce al mio Cuore. Esso glorifica il Signore, Re del cielo e della terra.
Un rosario detto con devozione è un richiamo per qualsiasi intercessione, è la contemplazione dei misteri della fede.. il Padre nostro.. è la preghiera di unione.. la preghiera del Signore.. la preghiera di glorificazione dalla SS. Trinità con la recita del Gloria al Padre.. dì ai miei figli di recitare il S. Rosario anello di fede e di luce e legame di unione, di gloria, di beatitudine.. ecco o figli al corona del Rosario!
Chi la reciterà avrà da me tante grazie!.. è una grande unione con il mio Cuore di Madre celeste che glorifica il signore Re del cielo e dell’universo!
Riferisci a tutti che mi amino per riparare la moltitudine delle offese fatte al mio Divin Figlio Gesù Cristo.”
Il messaggio mi sembra chiaro e non soggetto ad interpretazioni diverse, il Rosario è un mezzo efficace per avvicinarsi a Maria (e di conseguenza a Gesù) e contrastare l'azione di satana (terribilmente reale al mondo d'oggi) nella Chiesa e nel mondo.
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Pensiero del giorno 1/9/2009

Sentire e parlare dal cuore: questo è la preghiera.
Ma dove nascono quest'amore e questa preghiera? Nascono nella famiglia.
La famiglia che prega unita, resta unita.
E se i membri della famiglia restano uniti, si ameranno reciprocamente come Dio li ama individualmente.

Beata Madre Teresa di Calcutta

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