Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

giovedì 31 dicembre 2009

Post 69 - Bilancio del primo anno a auguri

Si sta chiudendo il 2009 che è stato il primo anno di questo blog. Devo dire che il bilancio, per quanto mi riguarda è molto positivo in quanto i risultati sono molto al di là delle mie aspettative: da febbraio 2009 a oggi ho pubblicato oltre 370 fra post (così chiamo i miei personali commenti) , contributi (così chiamo materiale vario, in genere articoli) e altri testi; da marzo ci sono stati oltre 13.000 accessi, ed infine oltre 50 persone si sono segnati come sostenitori.
Considerato che sono un semplice ragioniere che non ha particolari studi letterari alle spalle i risultati di cui sopra (che magari per altri possono essere piccoli numeri) mi rendono da un lato felice, dall'altro mi dando un senso di responsabilità verso chi passa dal mio blog e mi dà il desiderio di essere sempre più vero io in questo "lavoro" di creare il blog giorno dopo giorno. Ma essere vero vuol dire aderire io per prima a Cristo non nell'astrazione di un'idea o di un sentimento (sarebbe protestantesimo) ma nella concretezza di una compagnia (che si chiama Chiesa).
Altro aspetto molto importante sono state tutte le persone con cui sono entrato in contatto grazie a questo blog e che considero come miei veri amici.
Rinnovo ancora l'invito ad ognuno a lasciare i propri commenti e suggerimenti. Ho bisogno della grazia di Dio e questa si manifesta anche attraverso le persone che si incontrano in un continuo dare-avere (mi si perdoni l'espressione ragionieristica, voglio dire che una volta dico io una cosa che è utile a qualcuno, quella dopo è qualcuno che ne dice una utile per me).
Il lavoro per noi cattolici è di contribuire per quanto ci è possibile all'edificazione della Chiesa, con ogni strumento possibile.
Due ultime cose: gli ultimi due articoli pubblicati sono uno per ricordarci che il miracolo è sempre possibile anche di fronte al negativo più forte come la morte e l'unico ad aver vinto la morte è Cristo, l'altro per farci presente che siamo sempre pecore in mezzo ai lupi, in una società non solo a-cristiana, ma decisamente cristofobica e che dobbiamo costantemente vigilare (e di conseguenza pregare) per non farci cogliere impreparati di fronte alle varie ostilità di chi ci circonda.
La seconda è l'augurio che faccio a me stesso e ad ognuno di voi: che il 2010 possa essere ricco di grazie e benedizioni e che maturino in tutti noi, giorno dopo giorno, l'affezione e la dedizione a Cristo, nostro unico salvatore.
-

Contributi 212 - Sarajevo

propongo alla riflessione dei miei lettori questo articolo di Rino Camilleri

L’arcivescovo di Sarajevo, cardinale Vinko Puljić, è stato intervistato il 20 novembre 2009 dall’agenzia «Zenit».
Riporto alcune frasi.
Una: “In un quartiere di Sarajevo esiste una parrocchia già da ventotto anni ma non riesco a costruire la chiesa; da dieci anni ho avuto il permesso ma non mi è stato assegnato uno spazio mentre continuamente vengono concessi per le costruzioni di moschee».
Due: “Un gruppo ha stampato centomila libri contro Gesù Cristo che ha distribuito gratis tra la popolazione musulmana; quando ho protestato con un capo religioso musulmano perché un libro del genere non aiuta la convivenza, lui mi ha risposto di ignorarlo e basta”.
Tre: “I petrodollari aiutano a costruire molte moschee e centri islamici e provocano un cambiamento di mentalità: contro il cristianesimo e specialmente contro i cattolici. Quando manca il rispetto dei diritti, subentra la paura. Noi continuiamo a dialogare nel consiglio interreligioso ma non è facile risolvere situazioni così complesse perché esistono tre storie, una per ogni comunità religiosa e ognuna racconta la sua”.
Quattro (la più interessante): “A fine ottobre, il Ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha detto a Sarajevo che lo scopo della politica turca è la nuova ascesa dell’impero ottomano nei Balcani, come nel XVI secolo: nessuna voce in Europa e in America si è levata in segno di protesta
.

Contributi 211 - Usa, madre e figlio "risorgono"

Riporto la notizia dal quotidiano Libero

I cuori di una donna e del bambino che aveva in grembo si sono fermati in sala parto. Ma all’improvviso, come per miracolo, hanno ripreso a battere. È successo il giorno di Natalea Security, una piccola comunità statunitense a un passo da Colorado Springs. Durante il travaglio, il cuore di Tracy Hermanstorfer ha cessato di battere insieme a quello del nascituro. I medici, non riuscendo a rianimare Tracy, hanno cercato di salvare il neonato ricorrendo a un cesareo d'urgenza, ma il bimbo appena nato non respirava.



Dopo pochi secondi, però, il piccolo Coltyn ha emesso il suo primo respiro e il cuore di sua madre ha ripreso a battere, nell'incredulità dei medici e del marito della donna, che pensava di aver perso i suoi cari. Il signor Hermanstorfer adesso non fa altro che ripetere: «È un miracolo, non c'è altro modo di chiamarlo». D’altra parte anche i medici sottolineano che è incredibile che Tracy non abbia avuto nessun danno cerebrale, nonostante sia rimasta per 4 minuti senza respiro

lunedì 28 dicembre 2009

Contributi 210 - Il privilegio dei Santi Innocenti

Riporto da Il Sussidiario un articolo di Pigi Colognesi sulla festività odierna


lunedì 28 dicembre 2009


Oggi è il giorno dei Santi Innocenti. Questa festa è collegata col Natale, ma colpisce per il suo contenuto cruento: la liturgia non lasci adagiare la nostra attenzione sul cuscino di un buonismo dolciastro, di un infantilismo retorico (quanti richiami al ritornare un po’ bambini, a rivestirci di purezza infantile sono comparsi sui media in questi giorni!).
La vicenda celebrata è crudele. Il re Erode, allarmato per quanto ha sentito dai Magi, si informa su dove sarebbe dovuto nascere questo nuovo pretendente al trono che egli intendeva difendere ad ogni costo, come del resto aveva già fatto uccidendo alcuni figli troppo intraprendenti. Ingannato dal Magi che se la svignano senza dirgli più nulla, decide di sradicare la minaccia alla radice: fa uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni nati nei dintorni di Betlemme. Sono loro i Santi Innocenti.
La ricerca storica parla oggi di alcune decine di vittime, ma l’antichissima tradizione liturgica ne evoca un numero molto più alto, fino a farli coincidere con centoquarantaquattromila di cui parla il quattordicesimo capitolo dell’Apocalisse di san Giovanni.
Proprio da questa identificazione prende spunto Charles Péguy nella parte finale del suo mistero dedicato proprio ai Santi Innocenti. Sono loro gli unici, in tutto il paradiso celeste, che «seguono l’Agnello ovunque egli vada» e che possono «cantare un canto nuovo» che nessun altro, fosse pure stato un grandissimo santo, può comprendere.
Da dove viene questo inaudito privilegio? Il fatto è, spiega Péguy, che quei bambini sono stati bambini e basta, cioè sono rimasti come la mano creatrice plasma originariamente ogni uomo. E se la moralità, la santità, consiste proprio nella tensione a questa originalità, essi sono i più grandi tra i santi.
Dice Péguy: «Ognuno di noi è strappato alla terra troppo tardi, quando già la terra ha fatto presa. / Ognuno di noi è strappato alla terra quando è già terroso. / Quando la sua memoria è terrosa e la sua anima è terrosa. / Quando la terra s’è incollata a lui ed ha lasciato su di lui un marchio incancellabile». Quei bambini no, non hanno «questa piega e questo sapore d’ingratitudine. / Di un’amarezza. / Terrosa».
Ma questo a noi sembra un’ingiustizia. E infatti il poeta francese mette sulla bocca di Dio stesso le sette ragioni che giustificano un simile privilegio, un comportamento così scandaloso. Le prime tre sprofondano nell’insondabile mistero della libertà divina: «Perché li amo. Perché mi piacciono. Perché così mi piace». E questo, aggiunge Péguy, «può bastare».
Ma, venendo in soccorso al nostro desiderio di capire, aggiunge le altre. Perché non conoscono l’amarezza. Perché «per una specie di equivalenza / questi innocenti hanno pagato per mio figlio […] / Essi furono presi per lui. Furono massacrati per lui. Invece di lui. Al suo posto». La sesta ragione è che «erano coetanei di mio figlio» ed è «una grande fortuna o una grande sfortuna per ogni uomo. / Nascere o non nascere a un dato momento del tempo». Da ultimo essi «erano simili a mio figlio. / E lui era simile a loro». Cioè anche lui era bambino. Quello di Natale.
Ma lui sarebbe cresciuto e avrebbe conosciuto, come tutti noi, «l’ingratitudine umana» e avrebbe avuto «agli angoli delle labbra la piaga dell’amarezza e dell’ingratitudine […] la piega del pianto e dell’averne vedute troppe».
Quest’ultima considerazione ci riappacifica: la salvezza non è solo per chi non ha assaggiato le tristezze della vita, ma anche per noi con tutte le nostre amarezze e pieghe di pianto. Anche per noi è preparato il cielo insieme a quei bambini privilegiati, che giocano con le loro palme di martiri e corone di fiori. «E la palma sempre verde serve loro, a quanto pare, di bacchetta».
<

domenica 27 dicembre 2009

Interventi 10 - Decalogo della docilità allo Spirito Santo

Dal Messico, un amico Fratel Enrico, mi trasmette questo testo:

1. LO SPIRITO PARLA SOTTOVOCE
Lo Spirito è rispettosissimo della tua libertà; è un amore forte e discreto quello dello Spirito, basta un po' di orgoglio e di superficialità e la Sua voce non ti raggiunge più. Lo Spirito tace, tace e attende. Il Papa nell' enciclica sullo Spirito Santo dice: "Lo Spirito è la suprema guida dell'uomo, la luce dello spirito umano".


2. SE LO SPIRITO MARTELLA C'E' UN PROBLEMA CHE SCOTTA
Quando lo Spirito insiste è perché ci segnala una piaga, bisogna aprire gli occhi. Ogni ritardo ad accogliere la Sua voce fa gravi danni alla tua vita spirituale; ogni prontezza nel rispondere ti rinnova e ti apre a percepire meglio la Sua luce. Ma quante volte lo Spirito martella: "Lascia quell' amicizia. Lascia quell'occasione, lascia quel vizio". E allora quando lo Spirito martella bisogna partire. Il Papa nell'enc. dice: "Sotto l'influsso dello Spirito matura e si rafforza l'uomo interiore. Lo Spirito costruisce in noi l'uomo interiore, lo fa crescere e lo rafforza".


3. IL SEGRETO DELLA GIOIA E' DARE CONTINUE GIOIE ALLO SPIRITO SANTO
Ma bisogna partire dalla concretezza, dalle piccole cose. Ogni atto di umiltà, ogni atto di generosità alimenta la gioia che lo Spirito Santo semina in noi. Quando fate un atto di bontà, voi, se non state attenti, dopo vi inorgoglite un po'. Quando fate un atto di bontà adesso non fate più così; fermatevi e dite: "Grazie, Spirito Santo". Io ho inventato per me questa preghiera; quando faccio una gentilezza adesso dico: "Grazie, Spirito Santo, ancora, ancora", per dirgli: "Continua a ispirarmi la bontà, continua a mettermi un' occasione di fare qualcosa di bello per te". Ecco, continuamente lo Spirito Santo è all' opera, ma bisogna lasciarlo operare. Il Papa nell'enc. al numero 67 dice: "La gioia che nessuno può togliere è dono dello Spirito Santo".


4. LO SPIRITO NON SI STANCA DI PARLARTI, DI ISTRUIRTI, DI FORMARTI
Lo Spirito, voglio dire, è la fedeltà dell'amore e usa i mezzi più semplici: ispirazioni, consigli di persone che ti amano, esempi, testimonianze, letture, incontri, avvenimenti… Il Papa nell'enc. al numero 58 dice: "Lo Spirito Santo è l' incessante donarsi di Dio".


5. LA PAROLA DI DIO E' LA PRIMA ANTENNA DELLO SPIRITO SANTO
Voglio dire: impara a leggere la Parola di Dio implorando lo Spirito; non leggere mai la Parola senza lo Spirito. Nutriti della Parola invocando lo Spirito. Prega la Parola nello Spirito. Quando prendi in mano la Parola , primo: alza l' antenna dell' ascolto dello Spirito; poi prega, prega lo Spirito. E' con la Parola e la preghiera che impari a distinguere la voce dello Spirito. Il Papa nell'enc. al numero 25 dice: "Con la forza del Vangelo lo Spirito Santo rinnova costantemente la Chiesa ". Vedete, la Parola di Dio è l'antenna costante che rinnova la Chiesa , per cui la Chiesa si collega con lo Spirito Santo.


6. NON CESSARE DI RINGRAZIARE LO SPIRITO PER QUELLO CHE FA PER TE
La tua vita è un intreccio misterioso e continuo di doni dello Spirito Santo: dal Battesimo fino alla morte. Dalla tua nascita fino alla morte c'è un filo d' oro: i doni dello Spirito; un filo d'oro che percorre tutta la tua vita. Tu percepisci appena alcuni doni, ma devi sforzarti di trovarne tanti. E dei doni che percepisci comincia a ringraziare. Il Papa nell'enc. al numero 67 dice: "Davanti allo Spirito io mi inginocchio per riconoscenza" .

7. IL MALIGNO COPIA DALLO SPIRITO E FA DI TUTTO PER CONTRASTARE LA SUA OPERA
Satana è la scimmia di Dio, copia da Dio. Anche lui manda le sue ispirazioni, anche lui manda i suoi messaggi, manda i suoi messaggeri. Certe volte, quando aprite i mass media c'è il messaggero che vi aspetta, ma la potenza dello Spirito Santo sbaraglia con un soffio Satana. Basta affidarci a Lui totalmente e prontamente; poi vinciamo qualunque seduzione di Satana se siamo ben legati allo Spirito Santo. Incontro sempre più persone che sono impaurite di Satana: non c'è da aver paura di Satana perché abbiamo lo Spirito Santo. Quando ci leghiamo allo Spirito Santo, Satana non può più nulla. Quando invochiamo lo Spirito Santo, Satana è bloccato. Quando sulle persone imploriamo lo Spirito Santo Satana è inefficace. Il Papa nell'enc. al numero 38 ha scritto: "Satana, il perverso genio del sospetto, sfida l'uomo a diventare l'avversario di Dio".


8. UN' OFFESA FREQUENTE ALLO SPIRITO E' NON RAPPORTARTI A LUI COME UNA PERSONA
Insisterò sempre su questo punto, perché noi non trattiamo lo Spirito Santo come una persona. Eppure Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che "Vi insegnerà ogni cosa, vi ricorderà quello che vi ho detto", ci accompagnerà, ci convincerà sul peccato, ci strapperà cioè dal peccato. Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che è il nostro sostegno, il nostro maestro, eppure molto spesso noi non ci rapportiamo a Lui come una persona viva, viva che vive in mezzo a noi. Lo consideriamo una realtà lontana, sfuggente, irreale. Il Papa ha detto queste bellissime parole, al numero 22 dell'enc.: "Lo Spirito è non solo un dono alla persona ma è la Persona dono". La Persona che si fa dono, il donarsi incessante a Dio. E allora abituatevi a cominciare sempre la giornata dicendo: "Buongiorno, Spirito Santo", che è vicino a voi, in voi, e a terminare la giornata dicendo: "Buonanotte Spirito Santo", che è in voi e che guida anche il vostro riposo.

9. GESU' HA PROMESSO CHE IL PADRE DA' LO SPIRITO A CHIUNQUE LO CHIEDE.
Non ha detto che il Padre dà lo Spirito a chi lo merita; ha detto che dà lo Spirito a chi lo chiede. Allora bisogna chiederlo con fede e con costanza. Il Papa al numero 65 dell'enc. dice: "Lo Spirito Santo è il dono che viene nel cuore dell'uomo insieme con la preghiera".


10. LO SPIRITO E' L'AMORE DI DIO EFFUSO NEI NOSTRI CUORI
Più viviamo nell'amore, più viviamo nello Spirito Santo. Più seguiamo il nostro egoismo più ci allontaniamo dallo Spirito Santo. Però lo Spirito non si arrende mai, continuamente ci stimola nell'amore. Il Papa nell'enc. dice: "Lo Spirito Santo è Persona-Amore, in Lui la vita intima di Dio si fa dono". Mi dona incessante la Sua vita intima, perché l'amore di Dio effuso nei nostri cuori è lo Spirito Santo.
-

sabato 26 dicembre 2009

Contributi 209 - Benedetto XVI: se il Natale è vero, tutto cambia


venerdì, 25 dicembre 2009 (ZENIT.org).-

Se Gesù è nato davvero più di duemila anni fa, "tutto è cambiato", ha affermato Benedetto XVI nella Messa della notte di Natale per spiegare come questa festa abbia un'importanza decisiva nella vita di ogni persona.

L'omelia della celebrazione eucaristica, presieduta nella Basilica di San Pietro, è quindi diventata un'esortazione a mettere al primo posto della propria vita Dio.
La celebrazione, che quest'anno è iniziata alle 22.00, è stata turbata all'inizio dal gesto di una donna che si è lanciata verso il Papa facendolo cadere.
Meditando sul mistero verificatosi a Betlemme, il Vescovo di Roma ha dichiarato che la notizia della nascita di Gesù "non può lasciarci indifferenti".
"Se è vera, tutto è cambiato. Se è vera, essa riguarda anche me", ha constatato.

Dio al primo posto
"La maggioranza degli uomini non considera prioritarie le cose di Dio, esse non ci incalzano in modo immediato. E così noi, nella stragrande maggioranza, siamo ben disposti a rimandarle", ha riconosciuto il Papa.
"Prima di tutto si fa ciò che qui ed ora appare urgente. Nell'elenco delle priorità Dio si trova spesso quasi all'ultimo posto. Questo - si pensa - si potrà fare sempre".
Ad ogni modo, "se qualcosa nella nostra vita merita fretta senza indugio, ciò è, allora, soltanto la causa di Dio", ha affermato citando la famosa massima della Regola di San Benedetto che dice: "Non anteporre nulla all'opera di Dio".
"Dio è importante, la realtà più importante in assoluto nella nostra vita", ha spiegato. "Il tempo impegnato per Dio e, a partire da Lui, per il prossimo non è mai tempo perso. È il tempo in cui viviamo veramente, in cui viviamo lo stesso essere persone umane".
"Ma la maggior parte di noi uomini moderni vive lontana da Gesù Cristo", ha ammesso. "Viviamo in filosofie, in affari e occupazioni che ci riempiono totalmente e dai quali il cammino verso la mangiatoia è molto lungo".

Dio "ci viene incontro"
"Da soli non potremmo giungere fino a Lui. La via supera le nostre forze. Ma Dio è disceso. Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la parte più lunga del cammino. Ora ci chiede: Venite e vedete quanto vi amo", ha proseguito il Pontefice.
"Il segno di Dio è la sua umiltà. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo; diventa bambino; si lascia toccare e chiede il nostro amore".
"Quanto desidereremmo noi uomini un segno diverso, imponente, inconfutabile del potere di Dio e della sua grandezza. Ma il suo segno ci invita alla fede e all'amore, e pertanto ci dà speranza: così è Dio. Egli possiede il potere ed è la Bontà".
"Ci invita a diventare simili a Lui. Sì, diventiamo simili a Dio, se ci lasciamo plasmare da questo segno; se impariamo, noi stessi, l'umiltà e così la vera grandezza; se rinunciamo alla violenza ed usiamo solo le armi della verità e dell'amore".
Il Papa ha quindi concluso la sua meditazione con una preghiera: "Signore Gesù Cristo, tu che sei nato a Betlemme, vieni a noi! Entra in me, nella mia anima. Trasformami. Rinnovami. Fa' che io e tutti noi da pietra e legno diventiamo persone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo viene trasformato".
-

giovedì 24 dicembre 2009

Contributi 208 - Julian Carron: quella nostalgia verso l'infinito

Riporto da Il Sussidiario (ma l'articolo originario è una lettera inviata al Corriere della Sera) un messaggio natalizio di Julián Carrón responsabile di CL

giovedì 24 dicembre 2009




Caro Direttore,
c’è una frase di Dostoevskij che mi accompagna in questi tempi, dovendo parlare del cristianesimo alle persone più diverse in Italia e all’estero: «Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere, credere proprio, alla divinità del figlio di Dio, Gesù Cristo?».
Questa domanda suona come una sfida a ciascuno di noi. È precisamente dalla risposta ad essa che dipende la possibilità di successo della fede oggi. In un discorso del 1996, l’allora cardinale Ratzinger rispose che la fede può sperare questo «perché essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo. Nell’uomo vi è un’inestinguibile aspirazione nostalgica verso l’infinito». E con ciò indicava anche la condizione necessaria: che il cristianesimo ha bisogno di trovare l’uomo che vibra in ciascuno di noi per mostrare tutta la portata della sua pretesa.
Eppure in quante occasioni siamo tentati di guardare l’umanità concreta che ci troviamo addosso - per esempio, il disagio, l’insoddisfazione, la tristezza, la noia - come un ostacolo, una complicazione, un intralcio alla realizzazione di ciò che desideriamo. E così ci arrabbiamo con noi stessi e con la realtà, soccombendo sotto il peso delle circostanze, nell’illusione di andare avanti tagliando via qualche pezzo di noi.
Ma disagio, insoddisfazione, tristezza, noia non sono sintomi di una malattia su cui intervenire coi farmaci, come accade sempre più spesso in una società che confonde l’inquietudine del cuore col panico e con l’ansia. Sono piuttosto segni di quale sia la natura dell’io. Il nostro desiderio è più grande di tutto l’universo. La percezione del vuoto in noi e attorno a noi di cui parla Leopardi («mancamento e voto») e la noia di cui parla Heidegger sono la prova dell’inesorabilità del nostro cuore, del carattere smisurato del nostro desiderio - niente è in grado di darci soddisfazione e pace -; possiamo dimenticarlo, tradirlo, ingannarlo, ma non possiamo togliercelo di dosso.
Per questo il vero ostacolo al cammino non è la nostra concreta umanità, ma la trascuratezza di essa. Tutto in noi grida l’esigenza di qualcosa che riempia il vuoto. Lo intuiva perfino Nietzsche, che non poté evitare di rivolgersi al “dio ignoto” che fa tutte le cose: «Rimasto solo, levo le mie mani/ (…) “Al dio ignoto”:/ (…) Conoscerti io voglio - te, l’Ignoto,/ Che a fondo mi penetri nell’anima,/ Come tempesta squassi la mia vita,/ Inafferrabile eppure a me affine!» (1864).
Il Natale è l’annuncio che questo ignoto Mistero è diventato una presenza familiare, senza la quale nessuno di noi potrebbe rimanere uomo a lungo, finirebbe travolto dalla confusione, vedendo decomporsi il proprio volto, perché «solo il divino può “salvare” l’uomo, cioè le dimensioni vere ed essenziali dell’umana figura e del suo destino» (don Giussani).
Il segno più persuasivo che Cristo è Dio, il miracolo più grande da cui tutti rimanevano colpiti - più ancora che le gambe raddrizzate e la cecità guarita - era uno sguardo senza paragoni. Il segno che Cristo non è una teoria o un insieme di regole è quello sguardo, di cui è pieno il Vangelo: il Suo modo di trattare l’umano, di entrare in rapporto con coloro che trovava sulla sua strada.
Pensiamo a Zaccheo e alla Maddalena: non ha chiesto loro di cambiare, li ha abbracciati così com’erano, nella loro umanità ferita, sanguinante, bisognosa in tutto. E la loro vita, abbracciata, si ridestava in quel momento in tutta la sua profondità originale.
Chi non desidererebbe essere raggiunto da un simile sguardo ora? Infatti «non si può rimanere nell’amore a se stessi senza che Cristo sia una presenza come è una presenza una madre per il bambino. Senza che Cristo sia presenza ora - ora! -, io non posso amarmi ora e non posso amare te ora» (don Giussani). Sarebbe l’unica modalità per rispondere da uomini del nostro tempo, ragionevolmente e criticamente, alla domanda di Dostoevskij.
Ma come sappiamo che Cristo è vivo ora? Perché il Suo sguardo non è un fatto del passato. Continua nel mondo tale e quale: dal giorno della Sua resurrezione la Chiesa esiste solo per rendere esperienza l’affezione di Dio, attraverso persone che sono il Suo corpo misterioso, testimoni nell’oggi della storia di quello sguardo capace di abbracciare tutto l’umano.

(Tratto da Il Corriere della Sera del 24/12/2009)
-

Post 68 - Natale

Tra poche ora è Natale, la memoria concreta che Gesù, il figlio di Dio, si è fatto uomo. Dio ha condiviso la vita di ogni singolo uomo, ha condiviso gioie e sofferenze per redimere la vita di ognuno.


Dice Romano Guardini : Dio s'è fatto uomo, figlio di una madre umana, uno di noi - ed è rimasto ciò che Egli è eternamente, Figlio del Padre nel cielo. Egli, che come Dio era in tutto, ma sempre "dall'altro lato del confine", nell'eterno riserbo, è venuto al di qua del confine, ed è stato ora presso di noi, con noi. Di questo evento parla il Natale. Questo è il suo contenuto, questo soltanto. Tutto il resto - la gioia per i doni, l'affetto della famiglia, il rinvigorirsi della luce, la guarigione dall'angustia della vita - riceve di là il suo senso.

Dico più semplicemente io, "Il Natale, ogni Natale, e quindi questo Natale, spogliato da tutto ciò che gli è, in fondo, estraneo, privato da dolci più o meno morbidi, da trucchi più o meno preziosi, congegni elettronici e bevande gasate, torna a mostrare la sua vera natura, che è un gesto di infinito e gratuito amore di Dio nei nostri confronti. Appare come il più gigantesco atto di amore possibile nei nostri confronti.

E di fronte ad esso, davanti al Dio che si fa indifeso bambino per amore al nostro destino, non c'è risposta più ragionevole che farci anche noi bambini (intendo come muto e non prevenuto stupore) e rispondere con nostro balbettante amore a quell'immenso gesto di amore di Dio.
A tutti i lettori e ad ogni persona a loro cara l'augurio di accogliere il bambino di Betlemme nel proprio cuore e di fervelo crescere.
-

Contributi 207 - Benedetto XVI a Fatima consacrerà la Russia al cuore immacolato di Maria?

CR n.1123          riporto da Corrispondenza Romana


Il nuovo anno si apre pieno di drammatiche minacce per la civiltà, ma anche ricco di speranze, soprattutto dovute ai più recenti atti del Pontificato di Benedetto XVI. In questa prospettiva, riportiamo un interessante articolo dello scrittore francese Jean Madiran, apparso sul quotidiano “Présent”, il 5 dicembre 2009.

È ufficiale. L’episcopato portoghese ha annunciato che nel maggio 2010 Benedetto XVI andrà a Fatima. Possiamo precederlo e accompagnarlo con la preghiera; possiamo informarci, se non lo si sa o si conosce poco, su ciò che nel 1917 la Santa Vergine ha detto ai tre bambini di Fatima e in seguito a Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato.
Possiamo anche sognare. È lecito immaginare che a Fatima Benedetto XVI possa, a suo modo, sorprendere coloro che trovano il suo ecumenismo troppo timoroso, poiché privo di ogni utopia relativista. Nei confronti dei vescovi scismatici di Oriente il Papa potrà compiere un atto ecumenico audace, inatteso, di grande levatura: invitarli a unirsi ai vescovi della Chiesa romana in una consacrazione solenne della Russia alla Santa Vergine.
La Madonna a Fatima aveva chiesto che la Russia fosse consacrata al suo Cuore Immacolato dal Santo Padre unitamente ai vescovi, poiché se ciò non fosse avvenuto avrebbe diffuso i suoi errori in tutto il mondo. Pio XII, poi Giovanni Paolo II, hanno compiuto questa consacrazione ma, probabilmente, senza manifestare in maniera sufficientemente esplicita che si trattava di un atto: 1. di tutti i vescovi uniti al Papa; 2. che riguardava proprio la Russia. Vi era anche la devozione del primo sabato del mese, che non è stata presa in considerazione.
Di fatto, in ogni caso, anche dopo il crollo della Russia sovietica, i suoi errori, chiaramente sotto il nome comunista o in modo anonimo, hanno continuato a diffondersi in tutto il mondo. A quanto pare, il principale motivo di ciò che si è potuto considerare a torto o a ragione come una riserva della Santa Sede in questo ambito, è che disporre della Russia senza il suo previo consenso poteva sembrare insolente, se non di dubbia validità.
L’obiezione cade se i vescovi della Chiesa scismatica di Russia sono invitati e accettano di unirsi. Altra obiezione: una simile consacrazione non darebbe oltraggiosamente ragione a quanti sostengono che la vera consacrazione della Russia al Cuore Immacolato di Maria non è ancora avvenuta?
Assolutamente no. Elegantemente, senza averlo risolto, essa renderà questo dibattito inutile. Infatti, a differenza del battesimo o della cresima, che sono amministrati solo una volta, la consacrazione può avvenire più volte.
Perché sarebbe impossibile nell’epoca dell’ecumenismo? Sarebbe molto meno difficile delle discussioni tra teologi e canonisti più competenti per l’inventario dei danni storici che per ripararli. La Chiesa di Russia condivide con la Chiesa cattolica lo stesso fervore nella devozione alla Vergine Maria. Manifestare, senza nessuna concessione né equivoco, un’unione fervente tra la Chiesa di Roma e la Chiesa di Russia sarebbe la prova di una bella e giusta audacia ecumenica, di cui Benedetto XVI è capace, come ha dimostrato in altri ambiti. E soprattutto, la Santa Vergine…
--

martedì 22 dicembre 2009

Contributi 206 - Natale festa dell'uomo

riporto l'ultimo editoriale di Samizdat On Line

"Se Dio manca, se si prescinde da Dio, se Dio è assente, manca la bussola per mostrare l’insieme di tutte le relazioni per trovare la strada, l’orientamento dove andare. Dio! Dobbiamo di nuovo portare in questo nostro mondo la realtà di Dio, farlo conoscere e farlo presente".
Benedetto XVI

Vivere il Natale: Giovanni Paolo II, Pio XII e Popielusko
Vivere il Natale: l’esperienza più straordinaria donata ad ogni uomo, solo che se ne colga il profondo valore e significato. Questi giorni sono stati carichi di incontri e di letture, di testimonianze e di provocazioni. A partire dalla notizia della firma per la beatificazione di Giovanni Paolo II, Pio XII e Popielusko (con altri grandi personaggi): col Natale è stata resa possibile la grandezza per l’uomo, l’eroicità nel quotidiano.
Certo ci ha colpito anche l’ottusa incomprensione di certi media che hanno voluto far passare la beatificazione di Pio XII come trascinata (e nascosta) dalla grandezza di Giovanni Paolo II. Peccato che questi «estimatori» di Giovanni Paolo II siano tra coloro che in vita lo hanno deriso e sbeffeggiato! Ora si fanno passare tra i sostenitori accaniti, incapaci di riconoscere la grandezza del Papa precedente, che non sarebbe stato all’altezza dei compiti e carente quindi di quel coraggio che loro – i giornalisti in poltrona –avrebbero avuto da vendere. Antonio Socci parla, anche a questo proposito, dei mezzi di «distrazione» di massa: ma noi non vogliamo farci distrarre da costoro, né rapinare del diritto che abbiamo di riconoscere i santi che il Signore crea tra noi, e ci dona.
Nessuno può dettarci le regole della santità, né i tempi che Dio stesso sceglie.
Per fortuna, meglio, per grazia il Signore ha più fantasia di noi e sa creare capolavori attraverso la nostra povera umanità. E questi capolavori ci convincono del valore infinito della vita, e della fede nel Signore Gesù.
Nasce l’Uomo, con la U maiuscola, che dice che ogni uomo può diventare come Dio (vincendo la terribile tentazione di Adamo ed Eva). Un uomo che ha a cuore l’umanità che incontra, che riconosce il creato come casa da custodire, e che sente una reale responsabilità per i fratelli che incontra, a partire dai più deboli e piccoli.Vogliamo offrire a quell’Uomo la nostra vita, il nostro lavoro, la gioia di comunicare, anche attraverso questo sito, la bellezza che è esperienza possibile.
«Gesù aspettava la tua forma per entrare nell’inquietudine di ogni uomo»: che questa forma sia il nostro volto e la nostra libertà, e che sia accompagnata dal nugolo di testimoni che solo la Chiesa del Signore sa generare.
Di loro, tutti loro, siamo fieri, e vogliamo portare la loro presenza in tutti i luoghi in cui ci troveremo.Il Natale dell’uomo, del Dio fatto uomo, ci dia coraggio e fierezza, non dobbiamo chiedere il permesso a nessuno di essere noi stessi.
La beatificazione di Popielusko ci ricorda che col Natale nasce anche la possibilità – drammatica – del martirio.
Col Signore Gesù siamo pronti, nelle forme che lui sceglierà per i suoi fedeli.


-

lunedì 21 dicembre 2009

Contributi 205 - Consapevole o ignaro, l'uomo è al cospetto di Dio

CITTA' DEL VATICANO, lunedì, 21 dicembre 2009 (ZENIT.org).
La preoccupazione principale di Benedetto XVI è testimoniare che l'uomo, consapevolmente o meno, è al cospetto di Dio.
E' il commento del direttore de “L'Osservatore Romano”, Giovanni Maria Vian, al
discorso di Benedetto XVI ai membri della Curia Romana e del Governatorato per la presentazione degli auguri natalizi, pronunciato questo lunedì mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.
Vian ha ricordato che il Vescovo di Roma ha riletto l'anno che sta per finire “in una luce che può sorprendere ma che è l'unica vera, e cioè 'al cospetto di Dio'”.
“Il Papa ha scelto i tre grandi viaggi internazionali dell'anno - in Africa, in Terra Santa, nel cuore dell'Europa - per svolgere una riflessione sull'essere umano che, consapevole o ignaro, sta appunto davanti a Dio”, ha spiegato riferendosi alle visite in Camerun e Angola, in Terra Santa e nella Repubblica Ceca.
“Il Papa coglie l'essenziale, senza però attenuare un realismo attento che troppo spesso manca a governanti e politici”, ha dichiarato Vian, osservando che questo realismo è “la principale caratteristica dell'Enciclica
Caritas in Veritate, così come lo è stato dell'assemblea sinodale, che tuttavia non si è arrogata competenze politiche improprie”.
A suo avviso, “l'essenziale sta nel fatto che il cielo non è più chiuso e che Dio è vicino”. Per questo, ha constatato, “i cattolici africani vivono ogni giorno il senso della sacralità, hanno accolto il primato pontificio come evidente 'punto di convergenza per l'unità della Famiglia di Dio' e celebrano liturgie gioiose e composte che hanno richiamato a Benedetto XVI la sobria ebrietas cara al misticismo antico, giudaico e cristiano”.
Il direttore del quotidiano vaticano prosegue ricordando l'importanza che Benedetto XVI attribuisce alla riconciliazione, che “è quella urgente in Africa come in ogni altra società, secondo un processo che può trarre esempio da quello avviato in Europa dopo la tragedia dell'ultima guerra mondiale”.
La riconciliazione, aggiunge, “si realizza, prima di tutto, nel sacramento della penitenza, in gran parte scomparso nelle abitudini dei cristiani perché si è perduta 'la veracità nei confronti di noi stessi e di Dio', mettendo a rischio l'umanità e la capacità di pace”.
Di fronte al male, sottolinea, “bisogna restare vigili”, ed è per questo che secondo lui il Papa è tornato nel suo discorso sulla “sconvolgente” visita compiuta allo Yad Vashem di Gerusalemme, il Memoriale che ricorda “lo sterminio di sei milioni di ebrei e la volontà di cacciare dal mondo il Dio di Abramo e di Gesù”.
L'immagine “che più colpisce e che resterà di questo grande discorso papale”, però, è quella del “cortile dei gentili”, riservato nel Tempio di Gerusalemme ai pagani che volevano pregare l'unico Dio e che Gesù volle sgomberare da chi l'aveva trasformato in “un covo di ladri”.
“A imitazione di Cristo anche oggi - ha detto Benedetto XVI - la Chiesa dovrebbe aprire uno spazio per tutti i popoli e per quanti conoscono Dio da lontano o per i quali è sconosciuto o estraneo”, conclude Vian. “Per aiutarli ad 'agganciarsi a Dio', al cui cospetto sta ogni creatura umana”

.

venerdì 18 dicembre 2009

Post 67 - Il compito di ciascuno

Ho già detto altre volte che viviamo un'epoca fortemente anti cristiana, un'occhiata alla vita italiana degli ultimi giorni come anche ai post più recenti lo mostra chiaramente.
Ma piuttosto che lamentarsi del male che ci circonda (e che, per la cronaca, è anche un po' dentro noi stessi), piuttosto che farsi assalire da innopportuno ed inutile complesso di Calimero (= sono piccolo e nero) credo che si debba volgere lo sguardo verso Colui che sta per nascere ancora una volta fra noi.
La possibilità concreta di liberazione, salvezza e redenzione per l'uomo, per ciascun uomo, non nasce da una capacità dell'uomo stesso e non ci sarà mai nessun sistema "così perfetto da rendere inutile essere buoni".
Ciò che aiuta è una compagnia di persone che stanno insieme non in virtù di una bravura o di una coerenza ma perchè insieme si riconoscono redente da Gesù Cristo. In senso lato si chiama Chiesa, ma ha il volto di chi concretamente ci è accanto nel cammino di ogni singolo giorno.
Il compito di ciascuno di noi è di tornare sempre e costantemente all'origine e alla genesi di questa compagnia (gratuita e fragile, ma della cui esistenza sei comunque grato a Dio) cioè a Cristo.
Il Suo amore è più forte e potente di ogni nostro male e Lui nasce per ricordarci che è morto per i nostri peccati ma è risorto per la nostra redenzione e che in Lui siamo fatti salvi.
Per cui il percorso di ognuno di noi è quello di costruire continuamente luoghi in cui sia annunciato e reso presente Cristo e dove all'uomo sia data costantemente la possibilità di ricostruire la propria umanità devastata dal nulla culturale che ci circonda.
In altre parole è ciò che circa 75 anni fà diceva T.S. Eliot:

«In luoghi abbandonati
Noi costruiremo con mattoni nuovi
Vi sono mani e macchine
E argilla per nuovi mattoni
E calce per nuova calcina
Dove i mattoni sono caduti
Costruiremo con pietra nuova
Dove le travi sono marcite
Costruiremo con nuovo legname
Dove parole non sono pronunciate
Costruiremo con nuovo linguaggio
C’è un lavoro comune
Una Chiesa per tutti
E un impiego per ciascuno
Ognuno al suo lavoro».
-

Contributi 204 - Al Parlamento Europeo un altro attentato ad un cattolico

il fatto è di un paio di giorni fa, ed è un ulteriore segno della cristofobia di chi vuole governare l'europa. Invito a leggere (qualcuno fra i miei amici ne aveva già parlato ieri) l'articolo di Giorgio Salina del 16/12 che riporto da Cultura Cattolica
A Bruxelles è in corso il rinnovo della Commissione europea, presieduta da José Manuel Barroso: la Signora Viviane Reding, lussemburghese, già Commissario della Società dell’informazione e mezzi di comunicazione, è candidata ad un nuovo ruolo di Commissario che tra le proprie competenze avrebbe anche i diritti umani, e quindi l’Agenzia relativa che ha sede a Vienna.
Ma la Signora Reding ha un grave difetto che è un impedimento ad assumere questo ruolo: è cattolica!
Sarà ascoltata in audizione, presso il Parlamento europeo martedì 12 gennaio 2010, dalle 13.00 alle 16.00 davanti alla Commissione Libertà, giustizia e affari interni, Diritti della donna e uguaglianza di genere, Cultura, Petizioni ed altre.
Si sta preparando un vero e proprio attentato del tutto simile a quello praticato per “bocciare” Rocco Buttiglione, anche lui perché cattolico.
Vorrò vedere se Esponenti politici italiani avranno ancora la sfrontatezza di dire che anche la Signora Reding se l’è cercata, come hanno detto la volta scorsa!
Chi sta preparando l’aggressione discriminatoria? Ecco i nomi dei più attivi.
Sophia in ’t Veld, del Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa, neo Presidente della Piattaforma per la secolarizzazione della politica, già copresidente dell’intergruppo Gay e Lesbiche,
Miguel Angel Martínez Martínez del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, uno dei più accesi anticattolici, sentimento che motiva dicendo che sarebbe stato denunciato da un prete durante la guerra civile spagnola (supposto che sia vero non ha mai detto perché),
Hannes Swoboda del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo,

Rebecca Harms del Gruppo Verde/Alleanza libera europea.
Tutti Eurodeputati che parlano di lotta alla discriminazione ad ogni piè sospinto!

Swoboda ha chiesto al Presidente della Commissione, Barroso, se sarebbe disposto a cambiare i portafogli dei Commissari a seguito dell’esito delle audizioni dei Candidati designati, qualora ciò fosse suggerito come necessario dal Parlamento europeo. Il Presidente Barroso ha risposto che il Trattato di Lisbona afferma chiaramente che l’organizzazione interna del collegio dei commissari è responsabilità della Commissione, ma che avrebbe ascoltato i suggerimenti del Parlamento. (sic!)
I nostri Deputati del PD, ma non solo, cosa faranno? Si alleeranno con gli altri in questa “guerra santa” contro i cattolici? Perché sia chiaro già fin d’ora che è di questo si tratta e non altro, esattamente come per Buttiglione.
Per inciso domani, giovedì 17 dicembre, a Strasburgo si voterà una risoluzione sulla sussidiarietà che tende ad obbligare “tutti i Paesi”, cioè l’Italia, a rimuovere i simboli religiosi da tutti i luoghi pubblici. Anche questo in nome della non discriminazione, che si realizza discriminando i così detti simboli religiosi cattolici che sono i più invasivi. Espressione usata da Miguel Angel Martínez Martínez. Oggi ci sarebbe ancora tempo per raggiungere un compromesso, vedremo; francamente dubito, ma spero di sbagliare.
Ricordo che la Corte costituzionale tedesca, in una recente attesissima sentenza, ha dichiarato che il Trattato di Lisbona non è in contrasto con la Costituzione della Germania, ma le decisioni conseguenti soprattutto alla Carta dei diritti fondamentali si applicheranno nel Paese solo se non in contrasto con le Leggi tedesche.
Viviamo in tempi difficili, e non possiamo escludere queste forme moderne di persecuzione, che dovremo sopportare cristianamente, ma nessuno ci obbliga a cercarcele, anche perché sono a danno di tutti; anche questo che sia chiaro.
-

giovedì 17 dicembre 2009

Un Dio che si china

Nella notte di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo.
Il chinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile. Dio scende realmente.
Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano.
In che modo, infatti, la sua predilezione per l’uomo, la sua preoccupazione per lui potrebbe apparire più grande e più pura?
La gloria del vero Dio diventa visibile quando ci si aprono gli occhi del cuore davanti alla stalla di Betlemme”
.

mercoledì 16 dicembre 2009

Contributi 203 - “scollamento preoccupante” tra ragione e libertà

mercoledì, 16 dicembre 2009 (ZENIT.org)

In molti paesi si assiste oggi a uno “scollamento preoccupante” tra ragione e libertà che può portare a una dittatura del relativismo. E' quanto ha osservatore questo mercoledì Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale, riflettendo sul pensiero del teologo inglese Giovanni di Salisbury.
Parlando alle circa novemila persone presenti nell'aula Paolo VI, il Pontefice ha spiegato che questo pensatore del Medioevo, vissuto tra il 1100 e il 1180, e che fu Vescovo di Chartres, sosteneva che le leggi umane e l’agire politico dovrebbero sempre conformarsi alla legge naturale.
Per Giovanni di Salisbury, ha continuato il Papa, esiste “una verità oggettiva e immutabile, la cui origine è in Dio, accessibile alla ragione umana e che riguarda l’agire pratico e sociale. Si tratta di un diritto naturale, al quale le leggi umane e le autorità politiche e religiose devono ispirarsi, affinché possano promuovere il bene comune”.
Nel nostro tempo, ha osservato al contrario il Pontefice, “soprattutto in alcuni Paesi, assistiamo a uno scollamento preoccupante tra la ragione, che ha il compito di scoprire i valori etici legati alla dignità della persona umana, e la libertà, che ha la responsabilità di accoglierli e promuoverli”.
“Forse - ha proseguito - Giovanni di Salisbury ci ricorderebbe oggi che sono conformi all’equità solo quelle leggi che tutelano la sacralità della vita umana e respingono la liceità dell’aborto, dell’eutanasia e delle disinvolte sperimentazioni genetiche, quelle leggi che rispettano la dignità del matrimonio tra l’uomo e la donna, che si ispirano a una corretta laicità dello Stato - laicità che comporta pur sempre la salvaguardia della libertà religiosa - e che perseguono la sussidiarietà e la solidarietà a livello nazionale e internazionale”.
“Diversamente – ha continuato –, finirebbe per instaurarsi quella che Giovanni di Salisbury definisce la ‘tirannia del principe’ o, diremmo noi, ‘la dittatura del relativismo’: un relativismo che, come ricordavo qualche anno fa, ‘non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie’”.
Un tipo di relativismo etico, quello sottolineato dal Papa, che spesso si allarga ai mass media.
“Oggi – ha proseguito – , quella che Giovanni definiva ‘eloquenza’, cioè la possibilità di comunicare con strumenti sempre più elaborati e diffusi, si è enormemente moltiplicata. Tuttavia, rimane urgente la necessità di comunicare messaggi dotati di ‘sapienza’, ispirati cioè alla verità, alla bontà, alla bellezza”.
“È questa una grande responsabilità – ha continuato –, che interpella in particolare le persone che operano nell’ambito multiforme e complesso della cultura, della comunicazione, dei media”.
“Fonte ultima” di questa verità, ha detto il Santo Padre, che deve guidare ogni sfera dell’agire umano è Dio: “Questo principio è assai importante per la società e per lo sviluppo, in quanto né l'una né l'altro possono essere solo prodotti umani”.
“La stessa vocazione allo sviluppo delle persone e dei popoli non si fonda su una semplice deliberazione umana, ma è inscritta in un piano che ci precede, e che costituisce per tutti noi un dovere che deve essere liberamente accolto […] perché nasca la giustizia”.
“Ma possiamo trovarlo e accoglierlo solo con un cuore, una volontà, una ragione purificati nella luce di Dio”, ha quindi concluso.
Nei saluti finali, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero speciale ai partecipanti al pellegrinaggio promosso dall’associazione “Fraternità”, per i venticinque anni della sua fondazione, accompagnati dal Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e dal Vescovo di Crema, mons. Oscar Cantoni.
“Li incoraggio - ha detto il Papa - a testimoniare con crescente impegno i valori dell’accoglienza e della solidarietà, specialmente verso i bambini e le famiglie più provate”.
Benedetto XVI ha quindi incontrato anche Rumiana Jeleva, ministro degli Esteri della Bulgaria, ricevuta poi dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
Il Papa ha inoltre salutato, tra gli altri, l'equipaggio dello Space Shuttle e l'ex cestista Dino Meneghin, Presidente della Federazione Basket, che gli ha regalato un pallone e la maglietta della nazionale personalizzata col nome di Benedetto XVI.
-

martedì 15 dicembre 2009

Contributi 202 - Attori, non spettatori della vita civile

Pubblico l'ultimo editoriale di SamizadOnLine in quanto interessante giudizio sui recenti fatti italici. Colgo l'occasione per segnalare che dal sito di SoL è possibile iscriversi (gratuitamente ovviamente) alla newsletter.

Benedetto XVI l’ha detto a chiare lettere qualche giorno fa, durante le celebrazioni dell’Immacolata: "I mass media tendono a farci sentire sempre 'spettatori' come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti 'attori' e nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri". La tradizione cristiana identifica questa presunzione col peccato originale. Il male è sempre degli altri, dunque, e mai nostro. Poi, però, accadono fatti come quelli di domenica 13 dicembre in piazza Duomo a Milano - dove uno “squilibrato” (non si sa fino a che punto “squilibrato”) non solo attenta alla vita del presidente del Consiglio ..
ma rischia di scaraventare il Paese sull’orlo di una grave crisi istituzionale con possibili conseguenze anche sulla tenuta democratica delle istituzioni – che finiscono per interrogarci sull’origine del male.
Il volto insanguinato e gli occhi smarriti di Berlusconi, comunque la si pensi politicamente, non sono uno spettacolo degno di un paese civile e democratico. Stiamo rischiando grosso con la mentalità e la cultura del “tutti contro tutti”, prima ce ne rendiamo conto e prima si riuscirà a riportare l’Italia all’interno di parametri vitali del vivere civile. Il frutto più evidente del pesante clima sociale che stiamo vivendo è che l’avversario politico viene considerato non più come qualcuno cui contrapporsi secondo le normali regole democratiche; esso viene ridotto alla stregua di un nemico da abbattere con ogni mezzo e costi quel che costi. Questo accade quando l’ideologia divide le persone, mettendole contro, e si impadronisce del confronto politico deformandolo. La democrazia non può essere ridotta a un semplice “tu devi pensarla allo stesso modo di come la penso io”, se così fosse a dominare i rapporti sarebbe solo la violenza, mentre è di un confronto schietto e di un dialogo sereno ciò di cui abbiamo bisogno, ciò di cui l’Italia ha bisogno.
La realtà però è che le esortazioni alla calma, alla ragionevolezza e alla compostezza politica, che pure si ripetono da mesi, non hanno effetto. Verrebbe quasi da pensare che la buona volontà da sola non basta e infatti non basta.. C’è bisogno di Altro, di quell’altro con la “a” maiuscola, che spinge una donna come Margherita Coletta, la vedova Coletta, ad affermare: «Chi subisce violenza porta con sé il dolore per tutta la vita, chi commette il male, anche se non ne è ancora cosciente, pagherà portandone il peso nel cuore. Solo il bene spezza la catena del male. Solo un Altro può perdonare».
Ecco ciò di cui abbiamo bisogno per sconfiggere il male che c’è dentro ognuno di noi: del perdono misericordioso di Cristo, senza del quale tutti, ogni giorno, rischieremmo di compiere atti come quello compiuto domenica da Massimo Tartaglia.
-

lunedì 14 dicembre 2009

Post 66 - Presepe, rispetto e amore

Il post 65 relativo all'iniziativa dei maestri della scuola Manzoni di Cremona, ha avuto un commento che, pur non condividendo in toto, riporto:

Se non imparo a rispettare tutto il mio prossimo, dal nemico all'amico, posso veramente rispettare Gesù?
Gesù nasce dentro di me ogni giorno, è solo che stento a riconoscerlo, può il natale fornirmi uno strumento per sentir di più questa nascita perpetua?
Oppure è solo un gioco della mia immaginazione?
Affinchè Gesù possa nascere in me ogni giorno della mia vita prego affinchè possa io sempre amare e rispettare il prossimo mio creato ad immagine e somiglianza di Dio!

Sono consapevole di non avere la capacità di rispondere in modo esaustivo e quindi invito tutti a dare il loro sincero e fattivo contributo.
Ciò detto, personalmente credo che più che rispettare (che potrebbe essere una conseguenza, ma non il punto di partenza) si debba amare il proprio prossimo.
Questo può avvenire in modo concreto perchè uno si riconosce in primo luogo amato lui (per come è) e di conseguenza ama le persone che incontra. Una cosa da fare è sicuramente pregare perchè Cristo nasca sempre (non solo a Natale o nelle grandi feste, ma ogni singolo giorno, ogni momento).
Penso che amare il prossimo sia volere per lui il massimo possibile, quindi, per noi credenti, che possa conoscere Cristo ed amarLo.
Non amo il mio prossimo nè tantomento lo rispetto se non gli permetto di conoscere Cristo se non dico a lui in tutti i modi possibili cosa per me conta. Se rinuncio (un esempio a caso) al presepe che mi sta di fronte penserà che non è una cosa per me importante, che non significa nulla, lo stesso se non espongo il crocifisso simbolo e segno della mia redenzione.
Ma se io faccio il presepe e do le ragioni a chi viene da un altra cultura del perchè lo faccio, questo è un gesto di amore nei suoi confronti e anche di rispetto perchè non imponendo nulla mi propongo a lui per quello che sono cercando un dialogo fra persone su ciò che costituisce, al fondo, l'essenza di ciascuno.

-

domenica 13 dicembre 2009

Post 65 - Chi si vergogna di Cristo?

E' notizia recente che, in una scuola di Cremona non verrà celebrato il Natale ma la più neutra "festa delle luci" (leggi) . Per non offendere i sentimenti religiosi dei non cristiani si calpestano i valori e la tradizione dei credenti. Ovviamente l'iniziativa ha causato reazioni (leggi) a vari livelli ma gli insegnanti sono concordi nel rinnegare Cristo per non offendere chi non crede in Lui.
In altre parole Gesù nasce e alla scuola Manzoni di Cremona non vogliono prendere in considerazione la cosa (l'evento più sensazionale della storia dell'umanità) perchè Eriberto Mazzotti (uno dei maestri che si è fatto portavoce della cristofobica iniziativa cremononese) ritiene più importante che i bambini escano da scuola con un lumino in mano disponendosi in modo da formare un simbolo che richiami la pace.

Alcune domande:
esiste un simbolo più rappresentativo della pace di un Dio che si incarna per condividere la vita dell'uomo, di ogni singolo uomo?
per loro è decisamente più importante non ferire la sensibilità dei non cristiani che testimonare la fede e la cultura che ha formato la nostra nazione e il nostro continente ?
non pensano i signori maestri che è opportuno cambiare il nome della loro scuola da Manzoni a qualcosa che richiami maggiormente la loro totale avversione a tutto ciò che è cristiano ?

Ma venendo a noi, che non siamo insegnanti di Cremona: che valore ha per noi, per ciascuno di noi, il Natale che sta arrivando? Cosa significa per noi la nascita di Gesù ? E soprattutto siamo disposti a "perdere la faccia" per difenderLo e proclamarLo ? (o ci interessa di più essere "politicamente corretti" ?)
-

sabato 12 dicembre 2009

Contributi 201 - Il Papa mette in guardia tutti: il male è anche nostro

riporto da Il Sussidiario, un articolo di Alessandro Banfi
venerdì 11 dicembre 2009
«Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso. I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti "attori" e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri».

Le parole del Papa, pronunciate a Roma in Piazza di Spagna per la cerimonia dell’Immacolata martedì scorso, ancora riecheggiano con la loro forza evocativa. È vero, i media intossicano «i cuori, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno, si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono».
Ci voleva davvero il successore di Pietro per ricordare alla società italiana che c’è un inquinamento peggiore di quello atmosferico che incombe sulle nostre città e sul nostro vivere quotidiano.
E noi che lavoriamo nei media dovremmo sentirci chiamati in causa da un’analisi così lucida.
Una volta c’era un settimanale, Il Sabato, che rappresentava uno spazio di obiezione di coscienza e un esempio di eccellenza giornalistica nel panorama italiano.
Oggi non ci sono più le condizioni perché esista qualcosa del genere.
Il caso Noemi-D’Addario, il caso Boffo e poi il caso Marrazzo, per citare solo gli ultimi “titoli” di una stagione di fango, stanno lì a dimostrare quanto le preoccupazioni del Papa siano fondate. Non si tratta solo del fatto che i media non danno mai “buone” notizie. Da che mondo è mondo, il male fa più notizia del bene.
Il fatto è che il male può essere guardato in tanti modi.
Anzi un giornalismo e una convivenza democratica che occultassero il male, le brutte notizie (come faceva il Fascismo con le veline di Stato e l’Urss con la Pravda e la Tass) farebbero ancor più orrore. E tuttavia il Papa richiama a un dovere morale fondamentale: non si può raccontare il male del mondo accusando qualcuno sempre e solo al di fuori da sé, non si può non avere compassione, rispetto, misura. Non si può essere sempre negativi e rancorosi.
Quali sono oggi i modelli di giornalismo per le nuove generazioni?
A sinistra i Grillo, i Travaglio, i Saviano.
A destra i Feltri, i Facci, i Belpietro.
Tutta gente (basta pensare al Vaffa day o a certi titoli del Giornale) che incita sempre al cappio, all’odio, all’indignazione verso il nemico esterno.
In una guerra di carta che coltiva, ogni giorno, estremismo e risentimento.
Ma prendete una storia non politica: la storia dell’asilo di Pistoia. Mi ha colpito la leggerezza con cui alcuni Telegiornali hanno trasmesso le immagini delle violenze delle due maestre del “Cip e Ciop”.
Mi ha turbato il linciaggio via Internet, compreso quel tizio che si è candidato presso i parenti dei bambini picchiati ad uccidere con le sue mani le due maestre.
Mi ha indignato l’indignazione, la mancanza di senso della misura, la scritta anonima “lager” sul cancello di ferro.
Fare il cronista vuol dire spesso maneggiare la vita della gente, farlo con poca attenzione e anzi con la voglia di trovare un colpevole, può essere davvero criminale.
-

giovedì 10 dicembre 2009

Post 64 - L'intolleranza dei tolleranti

Se c'è una dote che i laici (nel senso deteriorato detto nel post precedente) hanno è la tolleranza, se c'è un difetto che i cattolici hanno è l'intollenza.
E' nota infatti la grande tolleranza e la calorosa difesa di diretti di libertà individuale da essi manifestata verso gli islamici arrivati nel nostro Paese solo per delinquere, verso chi vuole morire in modo assistito a seguito della frattura di un polso, verso gli spacciatori di droghe sempre nuove ed efficaci, verso le madri che vogliono abortire in qualunque momento prima durante e dopo la gravidanza, verso chi pur di irridere la Chiesa attentando a non meno di 1500 anni di cultura e tradizione proclama a gran voce con ottusa cialtroneria discorsi indegni di essere ascoltati.
Ed è parimenti nota la cocciuta ostinazione dei cattolici a voler affermare che la vita è un valore sempre e comunque, che l'aborto è un crimine orrendo che grida vendetta al cospetto di Dio, che il crocefisso è segno e memoria della nostra redenzione, che la domenica è giorno per far memoria del nostro essere creature amate e redente da Cristo e non per obliterare ogni parvenza di umano in noi dopo una sera ad alienarsi in discoteca.
Insomma è evidente che gli atei con il loro essere liberi da qualunque legame sono più simpatici dei cattolici che accettano i legami della Libertà.
E poi i cattolici hanno fatto le crociate, i laici no (hanno creato gulag e lager, genocidi, aborti ed eutanasie, ma sono tutte cose che fanno parte del cammino evolutivo, od involutivo -non so-, dell'uomo) e inoltre i laici sono anche tolleranti, accolgono tutti coloro che la pensano come loro.
Il documento che segue, tratto dal quotidiano LIbero, è una chiara riprova della grande capacità di accoglienza, tolleranza e capacità di dialogo dei laici (quanto appare in verde è di mia mano, il resto è del giornalista):

Alcuni genitori della scuola elementare “Jean Piaget” di Roma protestano contro la nuova insegnante di italiano perché è una suora.
Un gruppo di mamme della II C ieri mattina ha incontrato la preside, Maria Matilde Filippini, perché contrarie alla nuova insegnante, suor Annalisa Falasco, padovana di 61 anni, della congregazione di Maria Consolatrice, mandata dal provveditorato di Roma a sostituire l'insegnante di ruolo, che ha appena vinto una borsa di studio e se n’è andata.
Una delle mamme, Patrizia Angari, 36 anni, cassintegrata Alitalia, parla anche a nome delle altre: «La nostra è una scuola pubblica, una scuola statale, perciò se serve faremo ricorso al Tar. Qui non è in discussione la persona, la suora sarà pure bravissima ma io contesto l'istituzione che rappresenta. Cioè la Chiesa. Voglio vedere cosa dirà la maestra a mio figlio quando Valerio le chiederà come è nato l'universo. (ma se la suora insegna italiano, perchè un bambino dovrebbe chiedere a lei piuttosto che all'insegnante di scienze lumi sulla nascita dell'universo?) Sono atea e credo che la scuola pubblica debba essere quantomeno laica. (sul reale significato della parola laico vedasi post precedente) O no?».
In realtà, suor Annalisa in classe si fa chiamare “maestra Annalisa” dai bambini. È una donna mite, ma con le idee molto chiare, e ci tiene a difendersi: «sono una cittadina italiana e ho avuto l'abilitazione all'insegnamento, il mio nome compare in una regolare graduatoria, perché non dovrei essere qui? Rispetto tutti, ma vorrei anche un po' di rispetto per me».
La replica della signora Angiari, cassintegrata di Alitalia a "capo" della protesta portata avanti da tre mamme, replica: «Potrebbe cristianamente lasciare il suo posto ai tanti professori senza lavoro». (ma come? prima contesti l'istituzione Chiesa e poi vuoi che si applichino principi cristiani? ma se sei atea quei principi non contano e non valgono nulla.)
Suor Annalisa si è laureata a Milano con il cardinale Martini, è amica di Dionigi Tettamanzi e insegna da 8 anni nelle scuole pubbliche, al punto che scherzando dice di sé: «sono una suora precaria», dichiarandosi conscia di «non dover oltrepassare il limite».
Ha il velo nero sul capo, ma non porta il crocefisso al collo perché «il crocefisso lo porto dentro di me».
La preside Filippini difende la maestra e non accetta le proteste di un gruppo di genitori della scuola di via: «per me questa è solo demagogia, razzismo laico.... Anch'io mi sento laica e sarei la prima ad avviare un procedimento disciplinare nei confronti di un insegnante che contravvenisse ai suoi doveri».
La preside cita anche il caso di una precedente maestra che ai bambini pare che facesse fare yoga: «li faceva sdraiare e recitare dei mantra, in quel caso la signora Angiari non ha avuto nulla da dire» (forse sapeva spiegare bene l'origine dell'universo) dice la Filippini, e conclude: «viviamo dei tempi cupi, abbiamo fatto fare ai bimbi un piccolo governo per raccogliere il bisogno dei compagni, ai ministri è stata data una fascia gialla da portare al braccio: ci hanno accusati di aver creato dei bimbi kapò».
Nella polemica, comunque, i bambini sembrano gli unici ad avere le idee chiare: loro non vogliono cambiare maestra, dimostrando il loro affetto con un lungo applauso a favore della suora.
Gli alunni della II C le hanno infatti applaudito come risposta alla domanda della preside, che ha chiesto loro se volessero cambiare maestra.
(in sintesi: ci sono persone di serie A e persone di serie B, preti e suore di fede cattolica sono della seconda categoria, la signora non ci ha fatto pervenire sui pareri su pastori protestanti, iman, rabbini ed ebrei, ma non appena lo farà lo comunicheremo.)
Riguardo all'origine dell'universo "laica" è presto fatta:
non sappiamo bene perchè ma c'erano atomi che, in modo casuale e con una probabilità che la cosa accadesse inferiore ad una su qualche miliardo, si sono aggregati formando una gran massa di materia che era talmente grossa che è scopppiata mandando i suoi cocci un po' ovunque,
alcuni di questi, con una ulteriore probabilità di gran lunga inferiore ad una su qualche decina di miliardi si sono posizionate in modo da formare la nostra galassia, e all'interno di questi frammenti alcuni, con una probabilità infinitamente inferiore ad una su qualche miliardo hanno formato il nostro sistema solare, ed in particolare uno di questi si è trovato ad una distanza millimetricamente idonea a far sì che con quanto esso conteneva si potesse sviluppare la vita.
Che si è sviluppata infatti, in modo sempre casuale, e casualmente un essere fra i milioni di forme di vita del nostro pianeta, ha assunto forme di vita (apparentemente) intelligenti, arrivando a costruire forme di vita sociale e soprattutto a porsi domande sul senso della sua esistenza.
Ma come?
Sei un nulla destinato al niente e ti poni domande? Il fatto che tu esista ha un livello di probabilità di essere inferiore alla possibilità che un gorilla bendato estragga in preciso ordine da un cilindro le lettere per formare tutti i canti della Divina Commedia e tu osi chiederti il significato del tuo esistere?
Ma allora o sei tremendamente e stupidamente cocciuto, oppure sei stato creato da un Dio che ti ama e vuole che tu Lo riconosca.
***
Ma la cosa triste è che spesso Dio è un problema maggiore per chi Lo nega e Lo rifiuta che non per chi dice di credere in Lui.
--

Interventi 9 - Ancora su Adele

Sono consapevole di non aver molti lettori. ma come si dice "pochi ma buoni". Infatti quando ricevo commenti, questi sono molto spesso degni di menzione. E' questo il caso di quello che vi propongo di seguito. Sarei contento se altri lettori mi facessero dono di un loro contributo. Per il momento leggete questo, (l'autore ? per saperlo basta un click al post precedente):

Ringraziamo il Signore perché Adele c'è!
Ed è viva più che mai, altro che vegetale!
Se Adele non è un vegetale come avevano diagnosticato i medici è perché il Signore ha avuto altri progetti per lei e per la sua famiglia; ha avuto grandi progetti d'amore che ci parlano della sua infinita bontà e misericordia.
Ma questo lo comprende solo chi, come i genitori di Adele, vive ogni giorno la propria vita per fare nient'altro che la Volontà di Dio e sa leggere certi eventi come occasioni per arrivare alla santificazione.
Il Signore ci parla attraverso i fatti della nostra vita, sia in quelli belli che in quelli meno belli, per comunicarci che solo in Lui sta la vera gioia...
Io credo che se i genitori di Adele avessero ascoltato i consigli dei medici non avrebbero trovato quella pace del cuore che hanno trovato accogliendo una vita diversa da quella desiderata.
Ma chi è che stabilisce come e da chi deve essere vissuta la vita ?
E chi è che può decidere che solo chi è sano, bello e intelligente ha il diritto di vivere? Certo, la secolarizzazione ha creato un modo di pensare molto diverso da quello proposto dal Vangelo, ma anche a livello solamente umano non credo che esista una sola persona indegna di vivere la propria vita.
E non può essere certo una legge dello stato che lo decide anche se si tratta di stato "laico" inteso nel modo in cui si intende oggi, cioè ateo, contrario alle religioni, senza religione, non confessionale...
E pensare che nei primi secoli d.C., la parola "laico" significava proprio il contrario, cioè "fedele seguace di Cristo" in quanto parte del Laos (popolo in greco) in riferimento al popolo di Israele.
Ma, per fortuna, nonostante tutto il male che ogni giorno avviene nel mondo, a guidare la storia è comunque Dio e il Suo amore supera di gran lunga i nostri tanti peccati.
Oggi è la festa della Beata Vergine di Loreto: affidiamo a lei il mondo intero e soprattutto chi ha il cuore tanto duro da non riuscire a percepire la presenza di Dio nella propria vita.
Grazie per questo post.
-

Post 63 - La storia di Adele

Riporto dal blog di Fabio Cavallari una storia bellissima. Qualcuno ricorderà la storia di Camilla (vedi Post42), il caso di Adele è simile e ci pone di fronte alla domanda sul valore della vita.
Lascio a voi la risposta (la strada del commento è sempre aperta) e vi lascio l'articolo, ma prima vi accenno che la bimba di fianco, per i dottori, non doveva nascere o comunque essere un vegetale.:

"Ha una malformazione della corteccia celebrale. Vostra figlia soffrirà sempre di un ritardo mentale molto grave, molto probabilmente sarà un vegetale. La legge italiana non permette, vista la fase avanzata della sua gravidanza, di procedere con un aborto. L'unico consiglio che posso darvi è di cercare una clinica all'estero".
Le parole del medico sono una fucilata per Annamaria, al settimo mese di gestazione. La normale visita di controllo si trasforma nella porta di un incubo. "La prima cosa che mi venne in mente fu la mia immagine dopo quarant'anni. Come avrei potuto sollevare mia figlia, accudirla, lavarla, farmi carico di lei? Subito dopo però ho pensato che qualcuno mi avrebbe aiutato.
E in quel preciso momento, per la prima volta, mi sono sentita mamma". Per i Bonaldo, giovani sposi di Cesena, quella visita in una struttura di eccellenza di Bologna inaugura settimane di angoscia e fatica. Sono certi che la vita della loro figlia sarà fonte di gioia e letizia, eppure si sentono anche giudicati, indicati come genitori egoisti che per l'ostinazione di non abortire condannano una bambina a vivere un'esistenza "indegna". La patologia riscontrata era netta e senza ambiguità: polimicrogiria bilaterale. "Da quel giorno continua Annamaria -la nostra vita è cambiata.
Noi stavamo semplicemente decidendo in favore della vita.
L'unica scelta che "naturalmente" poteva corrispondere al nostro sentire.
È la morte come risposta ad un problema ad essere indegna, mai la vita anche se fatta di imperfezioni, sofferenza, dolore e fatica.
In quei giorni abbiamo ascoltato di tutto. Frasi di circostanza, opinioni critiche e suggerimenti al limite della decenza, ma anche tanto affetto e vicinanza. Molte persone ci hanno contattato, dato conforto, teso una mano.
Poi quando Adele è nata, è stata felicità pura per noi. Era bellissima, come lo è tuttora. Purtroppo nella nostra regione non siamo riusciti a trovare una degna assistenza. Fortunatamente abbiamo conosciuto La Nostra Famiglia di Bosisio Parini in provincia di Lecco. Una struttura riabilitativa di grande livello professionale ed umano. Da quando Adele aveva otto mesi, ci torniamo due volte l'anno per circa quattro settimane.
Sin dal primo incontro la loro accoglienza è stata spettacolare. Non solo una grande esperienza medica, ma soprattutto un'attenzione affettiva ed una vicinanza spirituale.
Lì ci siamo sentiti a casa, protetti, al sicuro".
La Nostra Famiglia è oggi l'unico istituto scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell'età evolutiva, un ente ecclesiastico che svolge anche attività Onlus di assistenza sanitaria, sociosanitaria, istruzione e formazione rivolte in particolare a persone disabili e svantaggiate, con trentacinque sedi in Italia, duemila operatori e circa ventimila pazienti l'anno.
Oggi Adele ha cinque anni e va all'asilo. Ha un'emiparesi sinistra, cammina male ma cammina, non è stesa su un letto come avevano ipotizzato. Usa la mano sinistra solo come appoggio all'arto sano. Non riesce a parlare, ma sta facendo grandi progressi anche su questo versante.
È una bimba sorridente, intelligente e sensibile, con la quale è facile entrare in empatia. Comunica con il mondo. È viva. Niente a che vedere con il vegetale che quel medico aveva prospettato.
"l suoi occhi - racconta papà Alessio - comunicano più di mille parole". La vita di Annamaria e Alessio non è facile. Non lo è per Adele, che ogni pomeriggio deve trascorrere parecchie ore tra fisioterapia, psicomotricità, logopedia e piscina. "Adele è forte e anche testarda", ripete Annamaria. "Ma soprattutto è felice perché domina in lei non il peso dei suoi limiti, ma l'esperienza quotidiana di sentirsi voluta bene.
Oggi quando la guardo e mi chiedo "che cosa ne sarà di lei?", non sento più l'angoscia del primo giorno". Adele ha due fratellini, Pietro di un anno e mezzo e Lucia di tre anni che con lei gioca e impara. Annamaria e Alessio sono due genitori felici che guardano al mondo con speranza ed ottimismo. "Vi consiglio di andare all'estero ad abortire, qui in Italia la legge non lo consente". Oggi quelle parole sono solo un brutto ricordo. Adele è viva e vive.




mercoledì 9 dicembre 2009

Contributi 200 - tutti possono incontrare Gesù

mercoledì, 9 dicembre 2009 (ZENIT.org).

Tutti noi possiamo “incontrare il Signore Gesù, che incessantemente accompagna il nostro cammino, si fa presente nel Pane eucaristico e nella sua Parola per la nostra salvezza”. Lo ha detto questo mercoledì Benedetto XVI in occasione dell'Udienza generale dedicata al monaco benedettino del XII secolo, Ruperto di Deutz.
Durante l'incontro svoltosi nell'aula Paolo VI, il Pontefice ha ricordato gli insegnamenti più significativi di questo importante monaco teologo, che seppe “coniugare lo studio razionale dei misteri della fede con l’orazione e con la contemplazione, considerata il vertice di ogni conoscenza di Dio”.
In tempi “segnati da contrasti tra il Papato e l’Impero, a causa della cosiddetta lotta delle investiture”, Ruperto preferì scegliere la via dell’esilio pur di restare fedele al Pontefice, mostrando così che “quando sorgono controversie nella Chiesa, il riferimento al ministero petrino garantisce fedeltà alla sana dottrina e dona serenità e libertà interiore”.
Ruperto, ha ricordato Benedetto XVI, intervenne in molte controversie teologiche come quella che lo vide “deciso sostenitore del realismo eucaristico” contro chi propendeva per un’interpretazione riduttiva della presenza di Cristo nel Sacramento dell’Eucaristia.
Un insegnamento di grande attualità, ha rilevato, per un'epoca come la nostra in cui si tende a considerare “l’Eucaristia quasi come solo un rito di comunione, di socializzazione, dimenticando troppo facilmente che nell’Eucaristia è presente realmente Cristo risorto - con il suo corpo risorto - il quale si mette nelle nostre mani per tirarci fuori da noi stessi, incorporarci nel suo corpo immortale e guidarci così alla vita nuova”.
Un’altra controversia nella quale il monaco di Deutz fu coinvolto riguardò la “conciliazione della bontà e dell’onnipotenza di Dio con l’esistenza del male”. A questo proposito, Ruperto si oppose a coloro che sostenevano che Dio “permette il male senza approvarlo e, dunque, senza volerlo”.
Ruperto, ha spiegato il Papa, “parte dalla bontà di Dio, dalla verità che Dio è sommamente buono e non può che volere il bene. Così egli individua l’origine del male nell’uomo stesso e nell’uso sbagliato della libertà umana”.
Ruperto, ha detto ancora, loda la “misericordia infinita del Padre, la pazienza e la benevolenza di Dio verso l’uomo peccatore”.
Come altri teologi del Medioevo, anche il monaco di Deutz si chiedeva perché il Verbo di Dio si è fatto uomo., ha affermato il Papa aggiungendo che la sua è una visione “cristocentrica della storia della salvezza”, sviluppata nell’opera “La glorificazione della Trinità”.
Ruperto “sostiene la posizione che l’Incarnazione, evento centrale di tutta la storia, era stata prevista dall’eternità, indipendentemente dal peccato dell’uomo, affinché tutta la creazione potesse dare lode a Dio Padre e amarlo come un’unica famiglia radunata attorno a Cristo, il Figlio di Dio”.
Egli, ha affermato Benedetto XVI, vede allora nella “donna incinta dell’Apocalisse l’intera storia dell’umanità, che è orientata a Cristo, così come il concepimento è orientato al parto”. Al termine dell'Udienza generale, in una saletta attigua all'aula Paolo VI è stata presentata al Papa una novità editoriale dal titolo Omelie. L'anno liturgico narrato da Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI a cura di Sandro Magister (Milano, Libri Scheiwiller - 24 Ore, 2009).
Il volume è stato presentato al Pontefice oltre che dal curatore, da Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, da Giancarlo Cerutti, presidente de “Il Sole 24 Ore s.p.a.”, da Gianni Riotta, direttore de “Il Sole 24 Ore”, alla presenza di Gian Maria Vian, direttore de “L'Osservatore Romano”.
Per l'occasione – ha reso noto “L'Osservatore Romano” – sono state illustrate al Papa anche altre due iniziative editoriali: i quattro volumi sulla Cappella Sistina, diffusi in allegato a “Il Sole 24 Ore”, e una storica foto della Sistina - presentatagli da Claudio de Polo Saibanti, presidente dell'Archivio fratelli Alinari, di Firenze - che mostra un'immagine dei restauri del 1904 con l'impalcatura allestita proprio per consentire ad Alinari di fotografarli.
Nell'Aula Paolo VI, questa mattina, erano presenti anche alcuni membri del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, guidati dal presidente padre Bernard Ardura. Al Papa hanno consegnato il volume che raccoglie i testi delle numerose conferenze svolte a margine della mostra documentaria e fotografica dal titolo Opus Iustitiae Pax. Eugenio Pacelli - Pius XII (1876-1958), esposta in un primo tempo a Berlino, poi presso il Karmeliterbau di Monaco fino al 3 maggio 2009.

-

Lista blog cattolici

LOGO DEL BLOG

LOGO DEL BLOG
inserisci il logo del blog sul tuo blog (anche ridimensionandolo)