Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

lunedì 30 luglio 2012

Maria imprimeva ogni parola e ogni azione di Gesù nel Suo Cuore (Contributi 696)

Nona riflessione di Padre Scozzaro su Maria: 

Questa Arca Santa era rimasta per trent'anni col Maestro ad ascoltare i suoi insegnamenti: parole che ricolmavano il suo mitissimo Cuore di Grazia. 
E la Discepola perfetta, “Maria, conservava tutte queste cose nel suo Cuore”(Lc 2,51). Dei trentatrè anni trascorsi in terra, Gesù volle stare trent'anni con Maria sua Madre. In Lei trovava quello che Lo deliziava, il puro e vero amore verso di Lui, quell’amore che Gesù continua a cercare in ogni anima. 
Per tre anni ha istruito gli uomini, mentre per ben trent'anni anni era rimasto con Maria, perché Lei doveva diventare anche la Maestra degli Apostoli e di tutta l’umanità, e così insegnare la dottrina del Figlio come può farlo la Madre della Sapienza, e ripetere sempre a tutti: “Fate quello che Egli vi dirà”(Lc 2,5). 
Negli anni della vita pubblica di Gesù, rimane nella casetta, a pregare, ad adorare la SS. Trinità, ad espiare per noi. 
I Vangeli non parlano dell’unione tra Gesù e Maria durante la vita pubblica del Maestro, ma Ella dal suo nido d’amore era in continua preghiera di impetrazione: chiedeva al Padre di rendere la missione del comune Figlio, semplice e prospera. 
Rimane nella casetta ad espiare nel nascondimento per rendere buoni e umili i cuori di coloro che avrebbero incontrato il Figlio. 
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Mortificazioni di Maria (Contributi 695)

Eccoci all'ottava parte delle riflessioni di Padre Scozzaro su Maria Ss. Ricordo che in totale si tratta di 15 riflessioni... 

Cosa dire poi della vita di penitenza che conduceva Maria? 
Eppure, solo Lei non aveva bisogno di fare penitenza, in quanto era l’Immacolata.
Sant'Ambrogio è a conoscenza della mortificazione di Maria nel cibo: “Che dire della sua moderazione nei cibi?... Ella concedeva al suo Corpo appena il necessario... Moltiplicava i digiuni. Quando si nutriva, il suo cibo era dei più ordinari, appena sufficiente per tener lontana la morte, mai bastevole a colmare l'appetito”. 
Maria è la Vergine dell'equilibrio, perchè il suo Cuore era completamente distaccato dai più piccoli innocenti piaceri umani. 
La temperanza e la mortificazione furono praticate da Maria come nessuno poteva fare. I consigli evangelici insegnati da Gesù -povertà, castità e obbedienza- furono da Maria vissuti perfettissimamente, con un amore inferiore solo a quello di Gesù, ma immensamente superiore a quello di tutti i Santi. Maria era sulla terra per adorare degnamente la Santissima Trinità. 
Ancora Sant'Ambrogio dice: “Cosa c’è di più nobile della Madre di Dio, o più splendente di Colei che fu eletta dallo Splendore stesso, o più puro di Lei, che senza contaminare la purezza del suo Corpo, generò il Corpo del Figlio di Dio? 
E che dire di tutte le altre virtù? Era umile di cuore, riflessiva, prudente, non loquace, amante della lettura, assidua al lavoro... 
Soleva cercare, come giudice dei suoi pensieri, non l’uomo, ma Dio”.
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domenica 29 luglio 2012

Domenica XVII t.ord. (Angelus 90)

Cari fratelli e sorelle, 
nell’odierna domenica abbiamo iniziato la lettura del capitolo 6° del Vangelo di Giovanni. Il capitolo si apre con la scena della moltiplicazione dei pani, che poi Gesù commenta nella sinagoga di Cafarnao, indicando in Se stesso il «pane» che dona la vita. Le azioni compiute da Gesù sono parallele a quelle dell’Ultima Cena: «Prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti» – così dice il Vangelo (Gv 6,11). L’insistenza sul tema del «pane», che viene condiviso, e sul rendere grazie (v.11, in greco eucharistesas), richiamano l’Eucaristia, il Sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo. 
L’Evangelista osserva che la Pasqua, la festa, era ormai vicina (cfr v. 4). Lo sguardo si orienta verso la Croce, il dono di amore, e verso l’Eucaristia, il perpetuarsi di questo dono: Cristo si fa pane di vita per gli uomini. Sant’Agostino commenta così: «Chi, se non Cristo, è il pane del cielo? Ma perché l’uomo potesse mangiare il pane degli angeli, il Signore degli angeli si è fatto uomo. Se tale non si fosse fatto, non avremmo il suo corpo; non avendo il corpo proprio di lui, non mangeremmo il pane dell’altare» (Sermone 130,2). L’Eucaristia è il permanente grande incontro dell’uomo con Dio, in cui il Signore si fa nostro cibo, dà Se stesso per trasformarci in Lui stesso. 
Nella scena della moltiplicazione, viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci (cfr Gv 6,8). Il miracolo non si produce da niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé. Gesù non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare il nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono. La folla è colpita dal prodigio: vede in Gesù il nuovo Mosè, degno del potere, e nella nuova manna, il futuro assicurato, ma si ferma all’elemento materiale, che hanno mangiato, e il Signore, «sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo» (Gv 6,15). Gesù non è un re terreno che esercita il dominio, ma un re che serve, che si china sull’uomo per saziare non solo la fame materiale, ma soprattutto la fame più profonda, la fame di orientamento, di senso, di verità, la fame di Dio.
Cari fratelli e sorelle, chiediamo al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità, di amore, di Cristo, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui. Infatti «non è l’alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma siamo noi che veniamo da esso misteriosamente cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; ci attira dentro di sé» (Esort. Apost. Sacramentum caritatis, 70). Allo stesso tempo, vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno il pane necessario per una vita dignitosa, e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore.
 Ci affidiamo alla Vergine Maria, mentre invochiamo su di noi e sui nostri cari la sua materna intercessione.
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sabato 28 luglio 2012

Di grano, zizzania, misericordia e giustizia (Post 147)

Il vangelo odierno riporta la parabola del grano e della zizzania narrata da San Matteo. La riporto velocemente: 
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”»
Quindi grano e zizzania, cioè bene e male, sono destinati a convivere fino alla fine dei tempi a dare l’impressione che la seconda possa soffocare il primo e risultarne vincente. 
Ne abbiamo parlato anche pochi giorni fa, l’impressione (sbagliata) è che chi opera male (chi è zizzania) se la passi meglio di chi opera bene (cioè il grano). Ma abbiamo visto che non è così. 
 E’ sempre più conveniente essere grano e operare un’imitazione dell’amore di Dio nel mondo, che essere zizzania e voler essere una sua limitazione
L’esistenza delle zizzania, cioè di qualcosa che vuole negare l’esistenza o la necessità di Dio (fin dall’origine il serpente ci vuole far credere che mangiando di quel frutto saremo come Dio e quindi potremo fare a meno di Lui) è paradossalmente segno della misericordia di Dio in quanto, in primo luogo, è offerta la possibilità di convertirsi fino all’ultimo momento di vita dell’uomo. 
La grande unica fondamentale legge di Dio è la misericordia, è l’amore. Dio ama la Sua creatura e le chiede di essere amato. Ma in modo libero e convinto. 
La possibilità di essere rifiutato, che la Sua creatura si trasformi da buon grano a zizzania, fa parte del “rischio” che Dio ha deciso di correre. 
La zizzania può tornare ad essere buon grano, come il figliol prodigo può tornare a casa, l’operaio può iniziare a lavorare nella vigna di Dio anche all’ultima ora e sempre troverà l’accoglienza e l’abbraccio del Padre. 
Solo chi vorrà restare zizzania fino alla fine sarà bruciato alla fine dei tempi e fino ad allora chi è zizzania cercherà di mettere in croce il grano. 
Fino a quel momento il grano pregherà per la zizzania mentre ne subisce le angherie fisiche o morali. 
E a quel momento la misericordia cederà il passo alla giustizia facendo sì che chi è ancora zizzania venga legato e bruciato e il buon grano accolto nei granai celesti. 


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Maria adorava incessantemente Dio (Contributi 694)

Ecco la settima parte delle riflessioni di Padre Scozzaro su Maria
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Maria ha portato dentro di Sé Dio, Colui che aveva creato Lei. E rimanendo così unita continuamente con lo Spirito di Dio, accrebbe in modo elevatissimo in tutte le virtù. Tutta la Persona di Maria era impegnata ad adorare Dio, solo e sempre adorare Dio
Praticamente, non ci fu momento in cui Maria non adorò Dio, perché, anche quando era impegnata nei lavori, la Mente e il Cuore erano immersi nella contemplazione di Dio. Maria amava Gesù come Figlio, ma soprattutto come Dio. 
In Gesù vedeva il Figlio, il suo Creatore e il suo Redentore. Maria conosceva bene Gesù, in Lui tutto era Divino, perché era dotato di poteri infiniti, era il Creatore di tutto, la Sapienza incarnata, eppure... davanti a Lei era un Bambino e anche suo Figlio. L’amore di Maria consolava Gesù, ma pur essendo un amore puro e perfetto che superava quello di tutti i Santi e di tutti gli Angeli, 
Gesù non rimane mai appagato, vuole che ogni cuore Lo ami con l’amore di cui è capace questo cuore. A dodici anni Gesù Fanciullo volle rimanere tre giorni nel Tempio per istruire i dottori dell'antica Legge. Maria cominciò a sperimentare come la spada Le penetrava l'Anima e causava dolori che mente umana non potrà mai capire. 
Un’anima innamorata di Maria scrive: “Il dolore che hanno avuto e sofferto tutti i Martiri non giunse a quello che Maria SS. sentì in questa occasione. Nè la pazienza, la conformità e la sofferenza di questa Signora ebbero uguali, nè possono averli”.
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Fallisce l'Europa perchè ha venduto l'anima (Contributi 693)

Interessante articolo di Antonio Socci: 


Era il giugno 1988, mancavano solo pochi mesi al crollo definitivo dell’Impero sovietico, ma già c’erano tutti i segni del fallimento del terribile esperimento comunista. 
A un convegno a Leningrado il cardinale Carlo Maria Martini disse: ogni volta che “si è rifiutato Dio, se ne è perso o sminuito il senso o lo si è presentato in modo scorretto, ci si è incamminati verso forme più o meno larvate di decadenza dell’uomo e della stessa convivenza sociale”. 
Il comunismo era stato imposto proprio con questa certezza: l’eliminazione di Dio come premessa per il regno dell’umanità, del benessere e della felicità. 
Sappiamo com’è andata a finire. Cancellato Dio è stato distrutto l’uomo. Perché “se Dio non c’è tutto è permesso” (Dostoevskij)
Mi chiedo: non sta accadendo la stessa cosa in Europa? Non si addicono oggi al nostro continente quelle parole che il cardinale Martini pronunciò a Leningrado alla vigilia del crollo del comunismo? 
L’Unione europea – che per tanti versi, diceva Vladimir Bukovskij, somiglia all’Unione sovietica – si è costituita proprio, attorno al 2000, estromettendo i popoli europei dalla decisione sul loro futuro e rinnegando sia le “radici cristiane” (cancellate dal progetto di Costituzione europea), sia le origini spirituali del progetto europeista
Infatti De Gasperi, Adenauer e Schumann, sessant’anni fa, pensarono e vollero la comunità europea sulle basi culturali cristiane, per combattere i totalitarismi e per mettere fine alle guerre che avevano devastato il continente. 
Ma appena la tecnocrazia si è impossessata del progetto europeista è ricominciata la guerra
Stavolta fatta non più con i cannoni, ma una guerra economica, che sta provocando distruzioni e drammi umani paragonabili a quelle delle guerre reali. 
Fra l’altro si tratta pure di una tecnocrazia incapace, avendo imposto una folle unione monetaria senza banca di riferimento e senza stato. Così adesso siamo alla frutta. Anzi, alla grappa
L’Europa è devastata dalla speculazione, l’unione è diventata disunione, dilaga la miseria e la paura del futuro. Faticosamente la famiglia resta una delle poche cellule di coesione, ma è aggredita da ogni parte. 
In compenso abbiamo i matrimoni gay, i crocifissi sono banditi dai luoghi pubblici e dai cuori, la finanza che ha provocato la crisi spadroneggia, i milioni di bambini cancellati dall’aborto di stato sono stati rimpiazzati da colossali ondate di immigrazione e la vuota ideologia politically correct domina incontrastata nel nulla di un continente dimentico della sua anima. 
In questo smarrimento generale purtroppo manca la voce profetica di Giovanni Paolo II. Era lui che fin dall’inizio del suo pontificato – proprio contro i totalitarismi e le loro guerre – aveva proclamato l’unità cristiana dell’Europa dall’Atlantico agli Urali. 
Quando il suo annuncio profetico si è realizzato, con il crollo del Muro di Berlino, però, è stata imposta un’altra Europa, senza cristianesimo, senza Dio, con poca libertà e con nuovi muri. Uno altissimo si sta erigendo in questi giorni fra Nord Europa e Sud mediterraneo. 
Così ora non abbiamo più una casa europea, non abbiamo più una patria perché è stata espropriata della sua sovranità e non abbiamo più nemmeno una moneta. Non abbiamo (in tutta Europa) leadership politiche all’altezza della situazione, ma piccoli apprendisti stregoni che ci portano nel baratro. 
Perché almeno la Chiesa non fa sentire la sua voce? Niente più richiamo alle “radici cristiane” dell’Europa e alla sua missione? Niente più esortazione alla solidarietà tra i popoli? 
Niente più monito contro gli egoismi nazionali? E’ stato dimenticato il magistero di Giovanni Paolo II? 
Durante la prima guerra mondiale solo la voce del Papa Benedetto XV si alzò a denunciare l’ “inutile strage”. Nel corso della seconda Pio XII fu il grande faro luminoso nella notte dell’orrore. 
Oggi è in corso la terza guerra mondiale e per la prima volta sembra non vi sia più una luce a cui guardare. Perciò il popolo dei semplici, in questa estate d’ansia, affolla Medjugorje, Fatima e Lourdes.
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venerdì 27 luglio 2012

Parla un musulmano convertito a Cristo (Contributi 692)

Un bellissimo articolo di Padre Bernardo Cervellera pubblicato su Asia News che fareste benissimo a leggere.. 

Nei giorni scorsi il sito di Notre Dame de Kabylie ha diffuso un video in cui un ex musulmano, Mohammed Christophe Bilek, racconta la sua conversione al cristianesimo. Il video è tratto dalla trasmissione "Dieu merci (Grazie a Dio)", sul tema della "Persecuzione dei cristiani", per la catena televisiva Direct 8. 
Mohammed Christophe Bilek è nato in Algeria nel 1950 e vive in Francia dal 1961. È l'autore di due libri, "Un algerino non troppo cattolico" (1999, Cerf) e "Sant'Agostino raccontato a mia figlia". Dagli anni '90 egli è anche il responsabile del sito Notre Dame de Kabylie, per l'evangelizzazione dei musulmani e il dialogo islamo-cristiano. Il video mette in luce il rischio per i musulmani convertiti di essere accusati di apostasia e perdere la vita, ma nonostante ciò l'intervistato ribatte l'importanza del battesimo, dell'incontro con Gesù Cristo e dell'appartenere alla Chiesa. La testimonianza di Mohammed Christophe cozza contro le considerazioni di sacerdoti e vescovi dei Paesi a maggioranza islamici che, per timore di conseguenze sui convertiti e sulle comunità, preferiscono rallentare o addirittura escludere il battesimo per i musulmani che vogliono convertirsi. 


Proibito battezzare? 
Mohammed Christophe Bilek
Settimane fa, il vescovo di un Paese del Medio oriente arabo mi raccontava che una delle sue comunità è stata minacciata di chiusura da parte della polizia solo perché i fedeli stavano pubblicizzando un incontro di confronto e dialogo fra cristiani e musulmani. La polizia temeva che questo fosse il primo passo verso il cosiddetto "proselitismo" e "l'apostasia". "Se questa è la reazione a un incontro sul dialogo - concludeva il vescovo con amarezza - figuriamoci quale sarebbe per una conversione!". 
A causa di ciò, e per salvare almeno la libertà di culto che si garantisce in quel Paese, il vescovo frena ogni conversione e battesimo. 
La situazione è ancora più netta in Marocco - e fino a poco tempo fa in Algeria - dove le diocesi danno chiare indicazioni a non battezzare alcun musulmano che voglia convertirsi al cattolicesimo. Il motivo è che "le leggi del Paese lo proibiscono". P. Samir Khalil racconta che alcuni anni fa ha incontrato un musulmano che da 13 anni (!) chiedeva di essere battezzato e ciò gli veniva di continuo rifiutato. I sacerdoti spiegavano che il suo battesimo avrebbe portato enormi difficoltà a lui - che per evitare la morte per apostasia avrebbe dovuto emigrare - e al prete che gli avrebbe amministrato il battesimo. Intanto, il povero musulmano si era studiato da solo i vangeli e il catechismo, praticando una vita di preghiera. 
Anche in Egitto si tende a frenare le conversioni e a non battezzare, sebbene alcuni sacerdoti mi abbiano confidato di aver amministrato qualche battesimo in segreto. 
Interrogato da AsiaNews, un religioso da decenni in Egitto ha risposto che voler battezzare a tutti i costi è "contro il Concilio Vaticano II perché il Concilio ha sottolineato la salvezza dei non cristiani anche al di fuori della Chiesa". La conclusione sembra essere: non c'è bisogno di battezzare; ognuno si salva nella condizione in cui è. 
Non vale la pena aprire qui un dibattito teologico sulla fede in Cristo e la salvezza dei non cristiani. Del resto, mi sembra che la Dominus Jesus e il documento della Dottrina della fede sul "proselitismo" ribadiscono l'importanza di un'appartenenza anche "sociale", visibile al Cristo e alla Chiesa. 
Mi importa sottolineare il fatto che essere battezzato è qualcosa che cambia la vita e la percezione della vita del convertito; il cambiamento avviene ora, nella storia, e non nel futuro di una vita "eterna" dopo la morte. Per questo, offrire il battesimo a chi lo chiede non è una questione di superficie, ma un dono di vita e di speranza già oggi. Non è dunque uguale a zero il bilancio fra essere e non essere battezzati


Il Dio "solare" dei cristiani; quello "lunare" del Corano 
La fede cambia il presente in modo profondo e significativo. In un'altra testimonianza riportata su Notre Dame de Kabylie, Mohammed Christophe, spiegando la sua conversione, sottolinea la sua nuova comprensione di Dio. 
Il convertito si chiede: "Se il Dio del Corano è lo stesso di quello dei cristiani, perché io, Mohammed, sono divenuto Christophe?" E la risposta è "Avendo vissuto nell'islam, avendo praticato i suoi precetti, circondato da persone ancora oggi musulmane (la mia famiglia si definisce musulmana), io non cesso di essere abbagliato dalla scoperta del Vangelo. La luce che da esso emana può suggerire un paragone, che però suppone una premessa: chi vuol discutere del Dio dell'islam deve riferirsi al Corano. Ed ecco: se si rimpiazza la parola 'Dio' con quella di 'luce', quella del Corano è una luce lunare, quella del vangelo è una luce solare.... 
In effetti che Dio sia unico, creatore, o qualunque altro nome gli si attribuisca, si può ammetterlo. Ma se ci si ferma a questo postulato, non è necessario abbandonare l'islam per divenire cristiano. Ma Gesù è venuto per rivelare agli ebrei e poi a tutti gli uomini che 'Dio è vostro Padre; Dio vi ama e vi vuole con Lui per donarvi la Sua vita!'. A questo punto io non esito nemmeno un istante: accetto quest'offerta non una sola volta, ma anche due! Del resto io so che [l'offerta] che mi fa il Corano è di meritare forse (perché non c'è garanzia) un paradiso carnale e materialista (s.38, 50-52), tanto da farmi pensare più a una pubblicità di qualche luogo di vacanza e di ozio, sotto il sole dei tropici, ma non mi dà alcuna certezza di 'conoscere' il mio Dio e Signore!". 
Mohammed Christophe fa poi un paragone fra la figura di Cristo e quella di Maometto: "E che dire del volto di Cristo e quello di Maometto? Basteranno due citazioni: Gesù (in Giov. 10,11) dice: ' Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la vita per le sue pecore'. Maometto (in s.33,47): O profeta! Ti è lecito sposare tutte le donne che hanno la dote; tutte le prigioniere che Dio ha messo nelle tue mani!'. Siamo seri: una cosa è dire ' Vi è un solo Dio per tutti'; altra cosa è dire che Egli si interessa a me, verme insignificante, fino a volermi 'divinizzare' in Gesù.... Questa è la rivelazione che mi ha chiamato!". 


Gesù, la libertà dell'uomo senza "sottomissione" 
Mohammed Christophe si sofferma poi sulle questioni dell'apostasia e sul seguire Cristo fino al rischio della morte: 
"[Cristo domanda:] Sei pronto a seguirmi e a lasciare tutto per me? Quando si è ben compreso ciò che Gesù richiede per amore, si misurano tutte le difficoltà per rispondere a Lui in modo affermativo. E una cosa è dirgli 'sì' con le labbra; altra cosa è lasciare tutto per Lui. A noi che veniamo dall'islam ciò ha per conseguenza di rompere con il proprio passato, la propria famiglia e comunità, le proprie certezze morali o spirituali. 
Lo so, è molto più semplice rimanere musulmani. Non prendendo alcuna posizione (Beh, in fondo abbiamo lo stesso Dio), le scuse sono numerose e facili per non operare questo abbandono, accettare questa trasformazione, morire a se stesso e seguire Gesù, [in] una conversione esigente che si compie solo con il suo aiuto. È il passo che il giovane ricco del Vangelo non ha voluto fare, perché almeno all'inizio, occorre il proprio libero consenso: Gesù non mi impone di 'sottomettermi'[islam], ma di amarlo in tutta libertà. Ed ecco ancora una grande differenza: Dio ci crea liberi o schiavi? A seconda della nostra risposta, Dio non diviene più lo stesso: in un caso io incorro nella punizione riservata agli apostati o agli empi; nell'altro io sono il figliol prodigo atteso dal padre, che chiama tutti i servitori non appena mi vede all'orizzonte. Lasciare l'islam è pericoloso, lo si fa a rischio della vita. E allora, cari fratelli e sorelle dell'occidente, accogliete e sostenete quelli che lo fanno....
Insisto: io non parlo del Dio dei musulmani, ma del Dio del Corano. I musulmani sono miei fratelli e forse domani saranno miei fratelli e sorelle in Cristo. E dagli anni '90 questa non è solo una speranza, ma una realtà che mi fa gioire e lodare il Signore: Alleluia! Gesù è venuto per salvare tutti gli uomini, anche i musulmani!".
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giovedì 26 luglio 2012

Maria consapevole maestra di Gesù (Contributi 691)

Ecco il sesto capitolo delle riflessioni di Padre Scozzaro su Maria: 

Maria è più che consapevole dell’eccezionale evento, infatti, Dio ha dato a Lei l’incarico di essere Madre e Maestra dell’Infante Gesù. Dovrà dare il suo latte a Dio fatto Bambino, dovrà allattarLo, curarLo e guidarLo; ha una responsabilità unica. In Cielo tutti gli Angeli hanno una invidia Santa, vorrebbero anche Loro tenere nelle braccia il Loro Dio, ma si consolano presto, nel vedere che la Madre è la Loro Regina: è Maria. Comprendono, che non sarebbero capaci di adorare Dio fatto Bambino, alla maniera di Maria, perché in Lei, Dio ha riposto tutte le Sue Grazie. 
L’Amore di Dio verso Maria era grande e la fiducia immensa, perché manda nel mondo il suo Figlio Bambino e Lo affida alle cure e all’insegnamento di Lei. Per questo motivo, Maria, doveva avere virtù non comuni per accogliere un Dio nel suo Grembo e per dare a questo Dio tutta l’adorazione che gli era dovuta. Maria come Lampada che brilla, Arca dell'Alleanza nuova e della Legge evangelica, Albero maestoso e frondoso e Albero della vera Vita, genera dalle Sue immacolate viscere il Messia atteso da millenni, Colui che Adamo sentì promesso e Noè, i Patriarchi, Abramo, Mosè, Davide e i re di Israele attendevano. 
Maria è il Tesoro ineffabile di Dio, l'Acquedotto dell'acqua della Vita. Il Verbo Eterno è entrato nel mondo attraverso Maria, forse non vuol dirci che dobbiamo andare a Lui sempre attraverso Maria? Lo stesso Sangue circola in Gesù e in Maria e, prima del parto, lo stesso respiro dava vita a Loro Due. 
Sotto l’aspetto umano Gesù aveva l’Immagine di Maria, e Maria accettava sotto l’aspetto spirituale di essere -in qualche modo- l’Immagine di Gesù. Se durante la gravidanza, Maria aveva fatto di ogni istante un atto d’amore verso Dio che aveva in Sé, dopo la nascita, Ella non si stancava, né si allontanava da Dio che vedeva, toccava, baciava, stringeva al Petto e che soprattutto pasceva col suo immacolato latte. 
Maria ha allattato Dio fatto Uomo, ha fatto tutto ciò che compie una mamma buona e premurosa verso il suo bambino. 
Ma Maria non era una donna qualsiasi, bensì la Madre di Dio. E il Neonato non era un semplice ebreo, ma il Dio degli ebrei. 
Chi potrà mai comprendere, come Maria teneva in braccio il Bambinello, quanti bacetti gli dava, che pannolini speciali confezionava per Lui, quanta sollecitudine nel dar da mangiare a Colui che ha creato il cibo, quanta delicatezza quando Lo pettinava, quale grande gioia La pervase quando il Bambino cominciò a parlare e La chiamava Mamma... Quale dolore se pensava alle profezie di Isaia sul Servo sofferente, che a causa dei flagelli sarebbe diventato come un lebbroso e quelle tenere e deboli manine e i piedini, sarebbero stati spaccati? 
Quante estasi d’amore godeva Maria nel guardare ed adorare ininterrottamente Dio fatto Bambino; quante notti senza dormire per adorare e vegliare sul Bambino, per coprirLo bene, per sentire se tossiva, per ascoltare il suo Cuoricino che batteva di Amore infinito. 
Come gioiva nel vedere Gesù muovere i primi passi, quanti insegnamenti ascoltava da Gesù, dalla Sapienza Incarnata, sì, perchè Maria -nella casetta di Nazareth- dal Figlio conobbe tutti quei misteri divini che mente umana non conosce e non immagina.
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Di bontà, cattiveria, tristezza e letizia (Post 146)

Capita a volte, anzi abbastanza spesso di leggere qualcosa che ci pare bello e che vogliamo condividere con altri. 
Io lo faccio spesso riprendendo articoli che leggo da varie parti. 
In questo caso è un post che ho letto su un blog amico e che,invece che copiare di sana pianta ho letto, meditato e cercato di riportare con parole mie. 
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Credo che il motivo principale che ci fa muovere ed operare nella vita sia una “logica di convenienza”. Uno fa una determinata scelta piuttosto che un’altra perché ritiene sia più conveniente per la sua persona. 
E questo avviene anche per la fede, per il credere in Dio oppure no. 
Uno sceglie di rimanere nella compagnia di Dio perché sperimenta che questo è conveniente per lui. 
Ma a volte è come se si avesse l’impressione che sia poco conveniente essere buoni, che agli altri (i “cattivi”) vada meglio. 
Ma non è così ! 
Il punto è che è bene avere le ragioni per credere ed amare Gesù. Per stare dalla Sua parte. E questo aiuta a vincere l’apparenza della sconfitta. 
Non serve a nulla essere apparentemente bravi, frequentare chiesa e sacramenti ma con il dubbio lacerante che gli “altri” se la godano di più. Ed un po’ invidiandoli. 
Un po’ come il fratello maggiore del figlio prodigo, quello che era rimasto a casa a “fare il bravo” ed ammazzandosi di lavoro nella fattoria paterna. Ma con un crescente mal di fegato per non potersi (o volersi) godere la vita. Infatti non appena il fratello minore torna a casa pentito e viene riaccolto dal Padre scatta la reazione “a lui che ha sperperato i tuoi beni il vitello grasso e a me manco un capretto….” 
E il Padre gli risponde in pratica “bastava lo chiedessi” perché “quello che è mio è tuo”. 
Dio è un Padre, non un padrone o un tiranno. 
Vuole la nostra felicità. 
I comandamenti non sono lacci per castrare la nostra umanità, ma suggerimenti per farla fiorire. 
Come dice il Deuteronomio al cap. 5 “se avessero sempre un tal cuore, da temermi e da osservare tutti i miei comandi, per essere felici loro e i loro figli per sempre”.  
Ma se non si è convinti, persuasi, che seguire Gesù sia conveniente, se lo si fa senza ragioni, se si è buoni ma tristi, è quasi meglio essere cattivi. 
Perché vuol dire che non si percepisce l’amore del Padre! 
Il figlio prodigo ha capito, dopo essersene andato e aver dissipato, che nella casa del Padre poteva essere, comunque fosse, più felice e amato, che tornare e seguire e servire quel Padre da cui era fuggito era conveniente per lui, per la sua umanità; è tornato a casa pensando di essere servo ed è stato accolto come figlio
Il fratello maggiore era sì rimasto nella casa paterna, ma scontento e senza ragioni. Non aveva riconosciuto appieno il Padre, infatti non si attentava neanche di chiedere un capretto per far festa. 
Bisogna, nella vita, decidere se essere caldi o freddi, se amare Dio o rinnegarlo. 
I tiepidi non servono a nulla ! 
Se riconosco che Dio è Dio, allora mi devo comportare di conseguenza, non ci si può fermare a metà del guado o volgersi indietro avendo abbracciato l’aratro. 
Per cui decidersi o con amore e letizia dalla parte di Dio oppure nello schieramento opposto. 
Ma se si sceglie per questa seconda ipotesi andate fino in fondo per verificare se seguire fino in fondo ciò che piace renda pienamente felici. Con l’augurio (e la preghiera) che possa capitare, quando ci si è ridotti a pascolare maiali sognando di mangiare carrube, di comprendere che è molto meglio seguire il proprio Padre che il proprio istinto. 
Non servono a nulla credenti (o pseudo tali) tristi che sono inutili a se stessi e agli altri. 
 Se non si capisce che essere buoni (= amare Dio e i fratelli) è un guadagno in primo luogo per noi non si può essere liberi e lieti nella propria bontà. 
Né rendere ragione della propria fede.
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mercoledì 25 luglio 2012

Il silenzio degli occhi (Contributi 690)

Un articolo di Pigi Colognesi tratto da Il Sussidiario offre una bella riflessione: 


Siamo tutti abbastanza convinti che viviamo troppo assediati dal rumore. I medici mettono in guardia dal pericolo di cuffiette e auricolari che ci invadono inesorabilmente di parole e musica; gli educatori osservano con un po’ di sgomento l’incapacità totale dei ragazzi a tacere anche solo per qualche secondo; in casa, in macchina, in stazione o all’aeroporto c’è sempre acceso qualche aggeggio che inonda i nostri timpani; persino dei toni della conversazione o del dibattito politico e culturale si dice spesso, per documentarne l’insignificanza, che è «urlato», cioè insopportabilmente rumoroso e privo di silenzio, quindi di profondità. C’è però da rilevare un’altra e forse ancora più pericolosa assenza di silenzio: quella degli occhi. Da quando li apriamo al mattino fino a quando li chiudiamo prima di dormire essi sono «costretti» a vedere, a prendere atto di quello che ci circonda. È questo, ovviamente, è un grande vantaggio, è il principale strumento attraverso cui la nostra ragione si rende conto di quello che c’è, è la strada maestra del rapporto tra la realtà e la nostra coscienza. 
Eppure ho l’impressione che ormai ci stiamo abituando a sovraccaricarli in modo indebito e dannoso. 
Quando vado al lavoro, in macchina o coi mezzi pubblici, non c’è istante in cui la mia vista non si imbatta in una forte sollecitazione visiva, ad esempio i cartelloni pubblicitari o i monitor alle fermate del metro. 
Quando sono davanti al pc, con un semplice click posso vedere filmati degli scontri a Damasco, di un concerto, di un dibattito alla Camera, di una prestazione sportiva oppure le immagini di un qualsiasi museo, di una città vista dal satellite, di una modella in vacanza. Non parliamo poi della sterminata offerta di filmati che si possono raggiungere con un telecomando o sforzando gli occhi sullo smartphone. Insomma, le nostre possibilità visive si sono espanse in maniera smisurata, eccedente la capacità stessa di far tesoro di quelle immagini, di lasciarle depositare nella memoria, di rifletterci. 
Assecondare questo bombardamento non è indolore perché ci impedisce, appunto, quello spazio di silenzio necessario perché ciò che vediamo sia vagliato e diventi quindi significativo. 
Qualche sera fa ero a cena da amici; ad un certo punto ho preso in braccio il loro figlioletto di un anno e l’ho portato sul balcone a vedere il tramonto. 
Non voleva più venir via, col dito continuava ad indicare quel cielo rosso e i suoi occhi erano letteralmente incantati dallo spettacolo. 
È esattamente lo spazio di questo incanto che stiamo perdendo. 
Si dice, infatti, che viviamo nell’epoca del disincanto, quella in cui non ci si meraviglia più dell’esserci delle cose, né si crede più che esse rimandino ad un misterioso oltre. 
Ma l’incanto non è l’incantesimo. 
Questo è un inganno prodotto per bassi scopi, quello è l’autentico spazio della conoscenza. Anzi, sono proprio le miriadi di immagini forsennatamente introdotte nel nostro orizzonte visivo che producono l’incantesimo di una sostanziale cecità. 
Certo, per fare silenzio degli occhi non posso certo vivere tenendoli chiusi; ma forse l’imminente vacanza potrà fornire occasione per fermarsi un poco di più su un paesaggio senza distogliercene subito e passare ad altro, per tornare ad essere aperti ed autenticamente curiosi come quando avevamo un anno. 
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martedì 24 luglio 2012

Non ho dubbi, sono stata “scelta” da Cristo (Contributi 689)

Questa è una testimonianza ricevuta da Padre Aldo Trento che lui trasmette a Tempi, e io la giro ai miei lettori: 

Silvia non è soltanto l’intelligente e lavoratrice amministratrice della fondazione San Raffaele, ma una di quelle persone di cui tutto il genere umano ha bisogno per essere educato a prendere sul serio la propria umanità e vivere intensamente il reale, per lei totalmente positivo. È da un anno che sta lottando contro il cancro, giorno dopo giorno, passando attraverso momenti molto difficili, fino alla disperazione. Sostenuta dalla fede in Cristo, ha potuto, grazie alla nostra compagnia e al fatto che condividiamo con lei lo stesso cammino, trasformarsi in una Presenza piena di gioia, in una compagnia autentica di verifica della fede. Silvia in pochi mesi è stata colmata dalla grazia di Cristo, con l’aiuto materno della Madonna. Dalla paura, dallo sgomento per questa malattia dolorosa, è passata ad un atteggiamento di certezza rispetto al fatto che Dio le ha concesso una grande grazia che le permette ogni giorno di vivere commossa e grata. Mentre un anno e mezzo fa si irritava con me quando le ripetevo che qualsiasi malattia, in Cristo, diventa una grazia, una grande risorsa umana, adesso è lei che me lo ricorda in ogni momento. Davvero non esiste situazione, anche la più dolorosa, che in Cristo Gesù non diventi positiva, come per Silvia, che le permette di conoscere cosa siano la pace e la letizia. paldo.trento@gmail.com 

Su cosa si fonda la nostra speranza? 
Questa è la grande domanda. Si fonda sul fatto di sapere che siamo stati scelti da Cristo o sulla nostra capacità di credere che possiamo risolvere tutto noi, contare sulle nostre capacità, competenze, essendo molte volte sostenuti dal consenso o dall’incoraggiamento degli uomini? In questo momento di crisi, come quello che sto vivendo, non ho dubbi su quale sia la mia risposta. 
Non ho dubbi di essere stata “scelta”. 
Lo vedo adesso, quando questa crisi mi obbliga a guardare sinceramente cosa voglio, cosa sento, cosa mi provoca tutto questo. In questa situazione esasperante mi sono successe diverse cose, ripetute opportunità ed ho cominciato a percepirle come segni, molto importanti, perché mi sto rendendo conto che sono queste che mi salveranno, che mi stanno salvando. 
Ho capito, dopo che me l’hanno detto molte volte, che devo fare un esercizio personale per imparare a perdonare! Per prima cosa, perdonare me stessa e secondo perdonare gli altri. 
È un lavoro che mi costa moltissimo, ma che ho cominciato a fare e che realmente mi aiuta. Ho percepito che se non mi perdono e non perdono gli altri è impossibile che nel mio cuore ci sia amore. Vedo che nel mio cuore c’è rancore, odio, risentimento, rabbia da molti anni, dalla mia infanzia. 

Quando mi metto a pensare, mi rendo conto che stavo nascondendo, chiudendo i problemi avuti con tanta gente, perché mi dicevo: «Perché ricominciare, meglio dimenticarli». La vita poi ti spedisce il conto, come sta succedendo a me, ma in un momento in cui mi fa vedere le cose in un altro modo. È da cinque anni che mi stava presentando il conto e “non vedevo”, invece adesso ho chiari i segni che Dio mi sta dando, perché ho capito davvero che Lui mi ha scelta e mi sostiene in questo momento difficile della mia vita. Vivo molto intensamente la necessità di perdonare, perché è la prima cosa che chiedo a Dio: poter ripulire il mio cuore, che Lui ammorbidisca questo cuore così duro, nel quale non ho mai permesso che entrasse ed uscisse amore, ma solo rancore ed odio in base alle cose che mi succedevano e che non sono mai riuscita a cancellare dalla mia mente. Adesso, indagando bene il perché di tutto questo, mi sono resa conto di cosa Dio volesse dirmi. Ho capito che avendo tanto dolore impresso da molto tempo era impossibile che entrasse e che uscisse una goccia di amore dal mio cuore. 
Con il perdono, prima di tutto, faccio del bene a me stessa, mi libero, perché uno ha sempre la tentazione di dire: «Perché devo perdonare con tutto quello che mi hanno fatto?». Mi rendo conto che mi fa bene, che sta pulendo terribilmente il mio cuore… e come me ne sto rendendo conto! Sento come una rivoluzione interiore, una lotta per voler vedere dove mi porterà, cosa Cristo mi voglia insegnare. 
Pregavo tanto per la conversione della mia famiglia e dove era la mia? Sento che mi sto convertendo e sono riconoscente a Dio per questa sensazione di felicità, per la possibilità di vivere ogni momento che Lui mi sta regalando, perché so che mi sta dicendo: «Silvia, salvati! Per qualche cosa ti ho scelta, salvati, perdona, pulisci il tuo cuore, confessati, ma una confessione sincera, con tutti i peccati che molte volte hai tralasciato di nominare perché te ne sei dimenticata o perché avevi vergogna di confessarli o non hai detto». 
Oggi prendo coscienza di questo lavoro di confessione profonda, ho capito, come mi ha detto il mio confessore: «Dio ti ha già perdonata, perché non ti perdoni, perché sei così dura?». 
Sto imparando tutto questo grazie al sostegno incondizionato della mia famiglia, alla compagnia che ho al mio fianco che mi dimostra in ogni piccolo dettaglio quanto mi voglia bene. Come posso non credere che sono un’eletta. Ultimamente molti mi dicono: «Silvia, ti vediamo cambiata, ci aiuti a continuare a lottare perché vediamo in te il volto sofferente di Cristo», ed io gli rispondo che in realtà vedo in tutti loro il volto misericordioso di Cristo, questa misericordia alla quale ho bisogno di aggrapparmi profondamente. 
Per la prima volta nella mia vita ho sperimentato che Cristo è tutto. Ho sempre visto nei miei figli, in mio marito, la ragione della mia vita, mentre adesso in mezzo alla disperazione che sto soffrendo, vedo che solo Lui mi sostiene e mi conforta. 

La tentazione di fare da sé 
Quante volte mi dicono: «Ti ammiro per come vai avanti, per come continui a lottare». Vorrei raccontargli che in molti momenti di debolezza chiedo a Dio: «Per favore Signore non permettere che mi allontani, perché sono talmente debole e peccatrice che quando mi sento un po’ meglio già voglio correre da sola. In quel momento mi succede qualcosa e Lui mi dice: cammina, questa non è una gara, cammina al mio fianco». 
Lì mi rendo conto che da sola non posso fare niente, e gli chiedo nella mia disperazione che si faccia la Sua volontà. Immediatamente mi viene incontro il Suo aiuto, mi si presenta nella persona indicata che mi solleva in modo impressionante. Sono tutti dettagli che prima non vedevo e che ora so che sono segni che mi indicano che la mia vocazione, la mia unica ragione di vita è Cristo e che quello che gli chiedo me lo concede. Durante la notte di mercoledì scorso stavo pensando a come mi sarebbe piaciuto vedere mia sorella Patrizia, che vive a Rosario, per poter stare insieme tutte e tre, anche con l’altra mia sorella Gladis che abita ad Asunción. Avrei voluto abbracciarle e parlare di tante cose che ci hanno rese tutte e tre molto infelici. Il giorno dopo aver desiderato questo, la vedo comparire di mattina presto con mio figlio che era andato a prenderla in aeroporto. Non ci potevo credere! Non mi sarei mai immaginata che durante la notte in cui io avevo bisogno della sua presenza, lei stesse viaggiando per venire qui. Dio ci ha regalato l’opportunità di riunirci, di parlare, di piangere, di recuperare tanto tempo perso. 
Come non ringraziare per i regali che mi fa! 
Ma ho anche momenti in cui mi cominciano i dolori alle gambe, ed è come se volessi ritornare a cedere, ma poi qualcosa succede, una chiamata, una presenza… L’aiuto di Dio in persona che mi dice: «Continua a lottare, Io sono al tuo fianco». Ed io lo percepisco con talmente tanta forza che mi sembra di sentire il Suo abbraccio, il Suo calore. Sento che il Verbo si è fatto carne in me. Non ho mai capito cosa questo significasse, ma adesso sì, perché riconosco con il cuore che Dio è sempre con me. 
Signore, pregavo tanto per gli altri e mi hai fatto vedere che per prima cosa devo pregare per me, e che se mi hai scelta perché io faccia questo è perché, evidentemente, sto aiutando anche gli altri. Non ho parole da aggiungere oltre ad un ringraziamento per tutti coloro che mi dimostrano l’amore che mi vuole Gesù, sostenendomi continuamente con tante preghiere. Ringrazio i sacerdoti della mia parrocchia che mi aiutano molto, per la grande commozione che questo ha risvegliato. Un’altra cosa che ho imparato in questa tappa della mia vita è di lasciare da parte il mio orgoglio e permettere che gli altri mi aiutino, perché riconosco che da sola non riesco a fare niente. Non solo permetto che mi aiutino, ma mi rendo conto che tutto mi diventa davvero facile! Ascoltando quando mi dicono: «Silvia, non lo faccio per te, lo faccio per me perché aiutarti mi fa bene» sono doppiamente riconoscente! Dio mi ha messo davanti ad una prova enorme, che considero come una crisi, dalla quale esco e continuo ad uscire con gioia perché sto percorrendo un cammino di fede che mi dà pace e mi aiuta ad affrontare ciò che mi si presenta. Chiedendomi perché non ho visto tutto questo prima, capisco che non era il momento e ringrazio Dio per il fatto che mi sta dando l’opportunità di farlo ora. Tutto questo mi dà anche forza e mi aiuta a non aver paura di fronte alla morte. So che mi sta aspettando un’altra cosa, dall’altra parte, un altro incontro: ho la speranza, la necessità di poter incontrare nell’aldilà mia mamma. Sicuramente mi sta aspettando perché io possa conoscerla, perché dopo quasi 60 anni continuo ad aver bisogno di lei, anche se il ricordo di non averla avuta con me mi provoca una tristezza infinita e molte lacrime. 
Ciò che mi conserva è la speranza di arrivare a quel momento con pace e gioia sapendo che qualcosa di grande mi aspetta. 
Per ultimo, ringrazio veramente Dio, perché mi ha scelta e perché mi sta cambiando tanto e mi sta facendo molto bene. Molte volte gli ho chiesto questo cambiamento, ma nello stesso tempo mi faceva paura ciò che avrei potuto incontrare. Mi sono trovata ad affrontare un dramma abbastanza difficile, ma Dio non mi ha mai abbandonata, mai! Mi ha dato la forza di continuare a lottare e mi ha dato la gioia per capire molte cose. 
Mi ha scelta! 
Silvia  
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lunedì 23 luglio 2012

Da Maria nasce un bambino.. che è Dio (Contributi 688)

Quinto intervento di Padre Scozzaro su Maria:
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Questa la Fede di Maria, tuttavia riprendo il discorso della gravidanza di Maria. Indetto il censimento da Cesare Augusto, Imperatore romano, Maria e Giuseppe, stanchissimi e poverissimi, si avvicinano a Betlemme per farsi registrare. 
Nonostante il freddo e la sfinitezza, nessun lamento usciva dalla bocca di Maria. Le bastava pensare al suo Gesù, al Bambino che avrebbe redento l’uomo dal peccato di Adamo ed Eva. 
Rifletteva su Colui che doveva nascere, sul colore degli occhi, i capelli, le manine, i piedini, il peso, la lunghezza, pensava ed adorava. Ma di più, Maria non poteva quasi più resistere dal desiderio di vedere il suo Dio, però rimaneva calma, padrona di Se stessa, perché rispettava il tempo in cui il Bambino voleva uscire dal suo Paradiso, da Maria. E se il Bambino non fosse stato mandato sulla terra per redimere l’uomo fatto di terra, Gesù avrebbe chiesto al Padre di rimanere per sempre nel Grembo di Maria... 
Nessuna preoccupazione umana aveva Maria nell’avvicinarsi al parto, solo temeva il freddo per il Bambino. 
Lo avrebbe riscaldato il suo purissimo Amore. In una squallida grotta, nasce da Maria il Redentore e Signore. Il Creatore nasce Uomo da una Creatura. 
Lo Spirito Divino ha ricevuto un Corpo dalla Donna. Maria ha dato alla luce un Uomo-Dio, Lo guarda, Lo stringe al petto, 
Lo adora più di prima, Lo depone nella mangiatoia e si inginocchia, si prostra davanti a Colui che aveva sempre adorato e cercato attraverso la Sacra Scrittura. 
Quel Dio adesso Lo vede, è suo Figlio, è davanti a Lei, indifeso e Piccolo. 
Ha un Corpo, il suo Sangue e la sua Carne, Maria Lo contempla e si annienta nella sua umiltà.
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I Paesi democratici preparano la fine dei cristiani (Contributi 687)

Un'intervista di Pietro Vernizzi al gesuita padre Paolo Dall’Oglio da Il Sussidiario ci aiuta a comprendere meglio la persecuzione contro i cristiani: 

 “Con il veto alla risoluzione Onu la Russia ha posto le condizioni perché la Chiesa in Siria sia distrutta”. Ad affermarlo è padre Paolo Dall’Oglio, gesuita vissuto in Siria per 30 anni, prima di esserne espulso il 12 giugno scorso. Il religioso motiva così i suoi timori: “Se il popolo siriano è ancora umiliato, il rischio è che si vada verso una rivoluzione vinta dagli estremisti al termine di una lunghissima guerra civile”. Sul piano militare, quella di venerdì è stata una giornata segnata dalla lotta casa per casa nella capitale, con l’Esercito governativo che ha preso d’assalto per la prima volta un quartiere di Damasco. Sempre ieri i ribelli hanno conquistato un valico di frontiera con la Turchia. 

Padre Dall’Oglio, da giovedì la rivoluzione sembra essere approdata in un bagno di sangue anche nella capitale … 
E’ quello che è avvenuto a Homs per mesi, eppure non si è mosso nessuno. In Occidente nessuno ha fatto nulla di concreto neppure quando l’Esercito ha bombardato i cristiani e distrutto tutte le chiese presenti in città. In tutto nella città simbolo della rivoluzione si sono contati 150mila sfollati cristiani, senza parlare di quelli musulmani. Eppure, nessun governo democratico si è mosso concretamente affinché comunità internazionale si preoccupasse veramente del diritto dei siriani di manifestare e di chiedere democrazia in modo pacifico. Il disastro non è certo incominciato giovedì, come si vorrebbe fare credere. 
Quando è iniziato? 
Il primo giorno, quando i giovani sono scesi in strada a chiedere libertà e sono stati assaliti, torturati e imprigionati. Adesso ci si sveglia? L’unico che si è espresso diverse volte in modo chiaro è stato il Papa Benedetto XVI, che ha riconosciuto senza ambiguità i diritti dei siriani. 
Che cosa avrebbe dovuto fare l’Occidente? 
Quello che è mancato sono state delle azioni diplomatiche decise, tutto ciò cui abbiamo assistito sono state delle platoniche dichiarazioni. I Paesi democratici sono rimasti sul balcone a guardare. 
Dovevano intervenire con la forza? 
Bisognava evitare di ripetere gli errori commessi in Iraq, ma nello stesso tempo occorreva assumersi delle responsabilità radicali, creando dei corridoi dove la gente non fosse stritolata e imponendo delle situazioni di protezione della popolazione civile. 
In questo momento drammatico, da dove può venire la speranza per la Siria? 
Mercoledì sera avevo speranza, ho cercato di fare telefonate a quanti conosco affinché tentassero in extremis di convincere la Russia del fatto che la loro è una linea suicida, perché consacra la prospettiva della guerra civile con un cinismo indescrivibile. 
Quindi non ci sono vie d’uscita? 
L’unica via d’uscita è tremenda: il popolo democratico siriano è costretto a vincere con le armi. Il problema però è che queste armi sono utilizzate anche da gruppi estremisti, veri e propri clandestini saliti sul carro della rivoluzione. 
C’è il rischio che questi elementi prendano il sopravvento? 
I gruppi estremisti sono forti, coraggiosi e addestrati. Si tratta delle stesse formazioni che hanno conquistato il Nord del Mali e hanno creato problemi infiniti in Somalia e in Yemen. Il fenomeno del jihadismo è in crescita e andrebbe curato non con la strumentalizzazione dei servizi segreti, ma con la rieducazione e la preoccupazione umana profonda per i giovani che sono stati coinvolti nel terrorismo. La guerra in Siria al contrario non fa che creare nuovi spazi per il jihadismo militante estremo. 
Che prospettive vede per i cristiani in Siria? 
Giovedì con il veto al Consiglio di sicurezza dell’Onu la Russia ha creato le condizioni per un disastro della Chiesa in Siria. Sarà questa la tragica conseguenza del fatto che la comunità internazionale non è stata in grado di esprimere vera solidarietà nei confronti del popolo siriano nella sua complessità, per portare la pace e riaprire lo spazio politico non violento della libera espressione della propria opinione, del desiderio di giustizia e di democrazia. Se il popolo siriano è ancora umiliato, il rischio è che si vada verso una rivoluzione vinta dagli estremisti, al termine di una lunghissima guerra civile. 
Perché il veto della Russia avvicinerebbe la vittoria degli estremisti? 
Si lascia tutto lo spazio al tuono delle armi, e alla gente onesta non resta altra scelta che fuggire all’estero. I primi a emigrare saranno i cristiani, inclusi quelli rivoluzionari e democratici, che non essendo predisposti a fare la guerra e non avendo uno spazio politico saranno costretti all’esilio.
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domenica 22 luglio 2012

Domenica XVI t.ord. (Angelus 89)

Cari fratelli e sorelle! 
La Parola di Dio di questa domenica ci ripropone un tema fondamentale e sempre affascinante della Bibbia: ci ricorda che Dio è il Pastore dell’umanità. 
Questo significa che Dio vuole per noi la vita, vuole guidarci a buoni pascoli, dove possiamo nutrirci e riposare; non vuole che ci perdiamo e che moriamo, ma che giungiamo alla meta del nostro cammino, che è proprio la pienezza della vita. 
E’ quello che desidera ogni padre e ogni madre per i propri figli: il bene, la felicità, la realizzazione. 
Nel Vangelo di oggi Gesù si presenta come Pastore delle pecore perdute della casa d’Israele. Il suo sguardo sulla gente è uno sguardo per così dire ‘pastorale’. Ad esempio, nel Vangelo di questa domenica, si dice che «sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (Mc 6,34). 
Gesù incarna Dio Pastore col suo modo di predicare e con le sue opere, prendendosi cura dei malati e dei peccatori, di coloro che sono «perduti» (cfr Lc 19,10), per riportarli al sicuro, nella misericordia del Padre. Tra le «pecore perdute» che Gesù ha portato in salvo c’è anche una donna di nome Maria, originaria del villaggio di Magdala, sul Lago di Galilea, e detta per questo Maddalena. Oggi ricorre la sua memoria liturgica nel calendario della Chiesa. Dice l’Evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni (cfr Lc 8,2), cioè la salvò da un totale asservimento al maligno. 
In che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? 
Consiste in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. 
In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato. 
Il maligno semina guerra; Dio crea pace. 
Anzi, come afferma san Paolo, Cristo «è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (Ef 2,14). 
Per compiere questa opera di riconciliazione radicale Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare Agnello, «l’Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Solo così ha potuto realizzare la stupenda promessa del Salmo: «Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni» (22/23,6). 
Cari amici, queste parole ci fanno vibrare il cuore, perché esprimono il nostro desiderio più profondo, dicono ciò per cui siamo fatti: la vita, la vita eterna! 
Sono le parole di chi, come Maria Maddalena, ha sperimentato Dio nella propria vita e conosce la sua pace. Parole più che mai vere sulla bocca della Vergine Maria, che già vive per sempre nei pascoli del Cielo, dove l’ha condotta l’Agnello Pastore. Maria, Madre di Cristo nostra pace, prega per noi!
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sabato 21 luglio 2012

Il tronco del mistero (Contributi 686)

Un articolo di Don Camisasca tratto da Il Sussidiario: 


Tra tutte le bellezze della natura il mio sguardo si fissa soprattutto sugli alberi. Intorno ai laghi di Roma, che sono perlopiù vulcanici, ci sono boschi intensissimi. Il lago di Vico è circondato da una faggeta millenaria. Alberi altissimi, tutti allineati. Legni secolari che sembra stiano per diventare pietra. Ogni albero è un numero primo, qualcosa di unico, di assoluto, sia nella sua capacità di slanciarsi verso l’alto, sia nel suo aprirsi verso ciò che c’è intorno, nel suo filtrare la luce, produrre ombra, accogliere e difendere. Capisco perché in certe religioni antiche - penso per esempio ai Celti - le celebrazioni in onore della divinità avvenissero nei boschi, intorno agli alberi. Erano i luoghi di particolari manifestazioni del divino. 
Nel 1956, durante la malattia che lo avrebbe portato presto alla morte, disteso su un letto, a Stresa, sul lago Maggiore, il poeta Clemente Rebora guardava dalla sua finestra un albero. Pensava fosse un frassino. Ezio Viola, un giovane che lo assisteva e lo curava come infermiere, gli rivelò: è un pioppo. Dopo averlo fissato per giorni e giorni, durante la sua immobilità obbligata, Rebora dettò a Ezio alcuni versi che rimangono fra i più famosi di tutta la sua opera poetica. 
Il pioppo diventa per il poeta un’esistenza in cui è racchiusa tutta la vita dell’uomo e dell’universo. Lo vede crescere verso l’alto, in uno spasimo che è anche desiderio del parto. L’albero si sprofonda nel terreno. Là dove è nascosto, nelle radici, sta anche tutto il segreto della sua vita. La forza della sua stabilità, la possibilità di innalzarsi verso l’alto restano raccolte in un luogo invisibile che è l’origine di tutto ciò che appare: «Fermo rimane il tronco del mistero, e il tronco s’inabissa ov’è più vero.» (C. Rebora, Il pioppo). 
Come mai niente è così riposante come la contemplazione di un albero? Perché esso è una bellezza semplice, originaria. Lo stesso accade per le rose: anche in esse c’è l’incontro tra la bellezza e la semplicità assoluta. 
Guardando un albero o una rosa, la natura fa pensare, diventa segno, suscita la percezione che tutte le cose hanno un’origine e una direzione di marcia.
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Come trattiamo Cristo… (Contributi 685)

Da un blog amico un articolo molto bello che riprende un pensiero di Mons. Giussani: 

Come trattiamo Cristo, così trattiamo tutta la realtà [Se "la realtà è Cristo" quest'affermazione dovrebbe essere evidentissima] 
“E’ una cosa terribilmente vera! 
Trattate vostro padre, vostra madre, la vostra ragazza, lo studio, voi stessi, la gente che incontrate, la compagnia, la natura, il tempo quando vi alzate al mattino, tutto questo noi trattiamo come trattiamo Cristo, cioè come trattiamo quella Presenza.(…) 
Sarebbe interessante dettagliare, perchè quello che ci impedisce (katekon) di trattare bene quella presenza è lo stesso atteggiamento che ci impedisce di trattare bene la donna a cui si vuol bene, il padre, la madre, nonostante tutte le apparenze: è un incadaverarsi, è un insepolcrarsi nella nostra misura. (…) 
E tu non tratti la tua ragazza che così, non abbordi il problema dello studio che così, non ti spalanchi a quella Presenza. 
(L. Giussani, Uomini senza patria, pag.130 e ss)
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mercoledì 18 luglio 2012

Fede incomparabile di Maria (Contributi 684)

Ecco il quarto (in totale saranno 15) capitolo delle riflessioni di Padre Scozzaro su Maria: 


Quante volte Maria avrà ripetuto il dolce Nome di Gesù, conosciuto per bocca dell'Arcangelo San Gabriele, che aveva detto: “Concepirai un Figlio Lo darai alla luce e Lo chiamerai Gesù”(Lc 1,31)? 
A queste parole Maria credette per Fede, perchè era stato un Messaggero di Dio a pronunciarle. 
La Fede di Maria non fu solo eroica, ma prudente e feconda. A Maria si prospettava un mistero enorme: diventare Madre di Dio rimanendo Vergine, e Lei, ad appena quindici anni circa credette prontamente e semplicemente e solo per prudenza volle sapere “in che modo avverrà questo”(Lc 1,34). 
Grande Fede di Maria, e cosa fu in confronto la Fede di Abramo? Poca cosa dinanzi al “Sì” incondizionato di Maria, dinanzi alla Fede della Madre di Dio. “Beata Te che hai creduto”(Lc 1,45), dirà poco tempo dopo Santa Elisabetta a Maria. “Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno”(Gv 20,29), affermerà Gesù, e la prima beata è Maria. 
Se Abramo viene chiamato Padre nella Fede, cosa si deve dire della Fede di Maria? San Pietro Canisio chiama Maria: “Maestra della Fede”. Col suo “Sì”, Maria aprì le porte del Paradiso e San Cirillo Alessandrino La chiama: “Regina della Fede”. “La Fede di Maria superò quella di tutti gli Angeli e di tutti gli uomini”, afferma Sant'Alfonso. Sì, perchè per tutta la vita di Gesù, Ella mai dubitò minimamente che non fosse Uomo-Dio. 
Per nove mesi Dio rimase nel Grembo immacolato di Maria, che Lo adorava incessantemente, nutrendoLo con il suo stesso Sangue e la sua stessa Carne. Lo vide Bambino nella grotta povera, 
Lo contemplò immersa nell'adorazione e credeva che era Dio Creatore di tutto il creato; Lo adorò Bambino che si sviluppava, Giovane che lavorava come falegname, Messia che annunciava la Buona Novella e quando era rifiutato, respinto, abbandonato dai suoi e rinnegato; Lo adorò nella Settimana Santa, quando tradito fu arrestato, condannato, disprezzato e umiliato; Lo adorò quando fu incoronato di spine, flagellato, sputato, considerato pazzo e rivoluzionario, ma per Maria era sempre e solo Dio; Lo adorò quando saliva il Calvario carico della Croce, poi inchiodato e Morto Crocifisso. 
Maria guardando Gesù, vedeva un Uomo, ma adorava sempre Dio-Uomo. Sant'Antonino commenta: “Stava Maria sotto la Croce con tutta la pienezza della sua Fede nella Divinità di Cristo”. San Metodio La chiama: “Fiaccola dei fedeli”. 
E Sant'Ireneo afferma: “Quel danno che fece Eva con la sua incredulità, Maria lo riparò con la sua fede”. Maria ha avuto ininterrottamente Fede nella Divinità di suo Figlio, e non solo per quello che sentiva da Lui, ma più, per il suo abbandono in Dio. “Beata Te che hai creduto”(Lc 1,45), non beata per la tua Verginità o Maternità Divina, ma perché hai creduto, per la tua Fede. Beata Maria, Donna Piena di Grazia.
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martedì 17 luglio 2012

Fermare la strage dei cristiani in Africa (Contributi 683)

Traggo da Zenit.org questo breve articolo dell'Osservatorio della Libertà Religiosa 


Ormai ogni domenica le chiese africane – in Nigeria e in Kenya, ma non solo - sono teatro di stragi di cristiani. Le istituzioni europee e internazionali non sono sempre rapide a reagire. 
La settimana scorsa l'Italia ha annunciato una sua iniziativa. Di che si tratta? A che punto siamo? Ne dà conto a Roma una conferenza stampa dell'Osservatorio della Libertà Religiosa, la nuova istituzione lanciata il mese scorso dal Ministero degli Esteri in collaborazione con Roma Capitale. 
La conferenza stampa - originariamente fissata al 13 luglio, e spostata per consentire una partecipazione ai massimi livelli istituzionali - si terrà giovedì 19 luglio alle ore 12 a Roma all'Associazione della Stampa Estera (Via dell'Umiltà 83/c). 
L'iniziativa italiana e il suo contesto saranno illustrate dal sociologo Massimo Introvigne, coordinatore dell'Osservatorio della Libertà Religiosa, dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, e dall'onorevole Margherita Boniver, Inviata speciale del Ministero degli Esteri per le emergenze umanitarie, appena tornata da una missione in Nigeria. 
«L'iniziativa - spiega Introvigne - è già partita su due versanti. Anzitutto, una cooperazione bilaterale con la Nigeria per la formazione delle forze dell'ordine, delle guardie di frontiera e dei diplomatici, sfruttando le eccellenze che in Italia esistono in materia di sicurezza e aiutando il governo nigeriano a proteggere i luoghi di culto cristiani. In secondo luogo, l'iniziativa diplomatica italiana propone un accostamento continentale al problema, che coinvolga Unione Europea, Nazioni Unite e Unione Africana, per inserire in qualunque documento sulla pace e lo sviluppo il tema della libertà religiosa minacciata e per isolare e combattere le centrali del terrorismo anticristiano situate nelle terre di nessuno che sfuggono a ogni controllo dei legittimi governi, nel Nord del Mali e in Somalia». 
«Finché non si affronta seriamente il nodo costituito da queste centrali - conclude Introvigne - i cristiani continueranno a morire».
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Maria è l'Arca che porta Gesù (Contributi 682)

Ecco il terzo articolo di Padre Scozzaro su Maria: 


Dopo l'Incarnazione di Dio in Lei, l'umilissima Maria volle subito mettersi a servire ed aiutare la Santa cugina. La sollecitudine di Maria nel visitare Elisabetta fu commovente e la sua umiltà stupefacente. Visita la cugina per servirla, scegliendo di compiere i lavori più umili. 
San Bernardo osserva: “Si meravigliava Elisabetta che Maria fosse venuta da Lei spontaneamente, ma ben più recherà meraviglia ch'Ella sia venuta non per essere servita, ma per servire”. 
Per tutta la sua vita, Maria praticò la generosità e lo spirito di servizio in modo divino e per noi incomprensibile. 
Maria aveva nel Grembo Gesù, la Grazia, e non appena arrivò dalla cugina dispensò subito Grazie. 
Maria inizia subito il suo ruolo di Dispensiera di Grazie. Maria apre appena la santa ed immacolata bocca, dice solo alcune parole e il Figlio di Elisabetta, Giovanni Battista, esulta di gioia e viene santificato prima ancora di nascere. Disse la cugina: “Appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il Bambino ha esultato di gioia nel mio grembo”. Quale mirabile potenza nascondeva già una semplice parola di Maria! 
La Santissima Trinità non aspettava altro che compiere meraviglie e portenti per mezzo dell'umilissima Maria. 
Sant'Agostino afferma: “O Maria, la tua umiltà è veramente beata, la quale partorì Dio agli uomini, aprì il Paradiso e liberò le anime dall'Inferno”. Durante i nove mesi di gestazione e nelle ore precedenti il meraviglioso parto, Maria era annientata nell'abbandono in Dio. 
Adorava Dio nel suo Grembo, contemplava dentro di Sè il Figlio dell’Altissimo e suo. Maria portava nel Grembo un Figlio che era anche Figlio naturale di Dio... è una verità che lascia meravigliati, sbalorditi, attoniti... e senza parole.
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