Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

sabato 31 maggio 2014

Senza preghiera noi cristiani siamo inutili e vano è il nostro attivismo (Contributi 966)

Vi propongo questo testo di Pippo Corigliano da Tempi su cui invito a riflettere molto seriamente:


Come ha scritto Joseph Ratzinger (Il cammino pasquale, ed. Àncora), il modo migliore per conoscere Gesù è pregare. San Tommaso d’Aquino, considerato il maggior teologo della Chiesa cattolica, metteva la testa nel tabernacolo: solo dopo scriveva. Santa Caterina da Siena stava ore in contemplazione nella sua cella e, pur essendo illetterata, cambiò la storia dell’Italia e del mondo. La preghiera è identificazione: Gesù scambia il suo cuore con il cuore di Caterina. «Se sarete ciò che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero», lei diceva. Karol Wojtyla pregava anche di notte. La preghiera era l’asse portante della vita di Gesù stesso. Comincia la vita pubblica con 40 giorni di orazione nel deserto e prega fin sulla croce. 
La cultura occidentale aggredisce lo stile di vita dei cristiani con leggi (divorzio, aborto, omofobia, eccetera) e comportamenti inaccettabili. Ma se i cristiani pregano diventano fonti luminose d’amore e libertà. Se io non prego, a nulla mi serve l’attivismo proprio di una cultura che privilegia il fare. «Senza di me non potete fare nulla» e nulla non vuol dire “qualcosa”, vuol dire “niente”. 
Non mi devo agitare né spaventare. Devo dedicare tempo alla preghiera fino a trasformare la mia attività (studio, lavoro, relazioni) in preghiera, cioè in esercizio di amore e di servizio, come hanno fatto Gesù e i suoi santi. Gli oppositori portano tristezza e oppressione: i cristiani portano luce e calore. Se prego metterò fuoco in Italia e nel mondo.
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Felice come un ragazzo innamorato della Madonna (Contributi 965)

Riporto da Tempi questo testo di Pippo Corigliano 


Ieri, secondo una consuetudine che ho appreso da San Josemaría, sono stato a recitare il Rosario con uno studente nel parco delle catacombe di San Callisto, di fronte alla chiesa del Quo Vadis a Roma. I rumori della città scompaiono entrando nel parco; il viale è circondato da prati con i colori della primavera, ed è accompagnato per un tratto da cipressi, mentre più in là costeggia un uliveto che riluce al sole. 
Maggio è il momento opportuno per pregare la Madonna e affidarle i prossimi tempi. Abbiamo riso pensando a come dovrebbe essere la sua futura moglie. Nell’ordine: allegra, cattolica, affettuosa. Lo studente, un tipo brillante reduce da un corso di ritiro (esercizi spirituali), sta vivendo, a suo dire, il periodo più felice della vita. È incredibile quanto fa bene ritirarsi alcuni giorni in preghiera. Diventa evidente che la creatura è fatta per il creatore, mentre tutto intorno sembra spingerci al contrario: allo stordimento e all’autosufficienza. Il futuro sarà di chi sa amare, di chi farà nascere figli dal proprio amore. 
Chi si identifica con Cristo sembra sempre in minoranza ma quella minoranza è il lievito, come diceva Gesù. Il ragazzo confidava che era innamorato della Madonna e trovava bellissima una sua statua situata nel parco. A dir la verità a me sembrava una statua un po’ ordinaria ma mi ha fatto piacere che gli sembrasse bellissima. Aveva ragione, abbiamo una Madre che è bellissima sempre. Maggio è il suo mese: tornerò in quel luogo a dire il Rosario.
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domenica 25 maggio 2014

Domenica 6^ di Pasqua 25-mag-2014 (Angelus 194)

Terra Santa - Bethlehem


In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace, desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera.
Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti –specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli –  abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera.
Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace.
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Cari fratelli e sorelle,
mentre ci avviamo a concludere questa celebrazione, rivolgiamo il nostro pensiero a Maria Santissima, che proprio qui a Betlemme ha dato alla luce il suo figlio Gesù. La Vergine è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Aiutata da san Giuseppe, lo ha avvolto in fasce e lo ha adagiato nella mangiatoia.
A Lei affidiamo questo territorio e tutti coloro che vi abitano, perché possano vivere nella giustizia, nella pace e nella fraternità. Affidiamo anche i pellegrini che qui giungono per attingere alle sorgenti della fede cristiana – ce ne sono presenti anche a questa Santa Messa.
Veglia, o Maria, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani. Veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni i Pastori e l’intera Comunità dei credenti, perché siano “sale e luce” in questa terra benedetta; sostieni le opere educative, in particolare la Bethlehem University.
Contemplando la Santa Famiglia qui, a Betlemme, il mio pensiero va spontaneamente a Nazareth, dove spero di potermi recare, se Dio vorrà, in un’altra occasione. Abbraccio da qui i fedeli cristiani che vivono in Galilea e incoraggio la realizzazione a Nazareth del Centro Internazionale per la Famiglia.
Alla Vergine Santa affidiamo le sorti dell’umanità, perché si dischiudano nel mondo gli orizzonti nuovi e promettenti della fraternità, della solidarietà e della pace.
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Bisogna cambiare il cuore (Interventi 195)

Ecco una catechesi di Don Vincenzo Carone 

Padre nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo Nome. Con questa preghiera tu dici a Dio che si è fatto sommamente grande davanti agli occhi tuoi. Il suo Nome sia santo dinanzi a tutti gli uomini e dinanzi a tutte le donne. Per quelli che vivono nel fango della impurità invece, il Nome di Dio non è santo. 
L’Apostolo dice che tutte le cose sono pure per colui che ha il cuore puro, ma per coloro che vivono nella impurità, nulla è puro, pensano che tutti siano come loro. La loro mente e la loro coscienza sono guidate da satana, il bestemmiatore. Costoro si meravigliano se qualcuno parla loro del peccato. 
Il peccato si è identificato talmente con la loro esistenza, che non sono capaci di vedere il bene che è fuori di loro. Per questo non pensano di convertirsi. Se per essi niente è puro, non lo è neppure Iddio, tanto è vero che lo bestemmiano con epiteti infamanti. 
Se per te Dio è Santo, lo devi amare, se lo ami, gli dai onore e lode con le tue opere che compi ogni giorno. Sia santificato il tuo nome. Noi preghiamo affinché il Nome di Dio sia santo anche per coloro che non lo conoscono e in particolare per coloro che lo bestemmiano. Noi non preghiamo mai per tutti sommariamente, noi preghiamo per tutti gli uomini e per tutte le donne che rifiutano Dio con le opere della loro vita. Chiediamo per loro la Grazia che si correggano una buona volta e diventino retti di cuore. Riconoscano Cristo Risorto dai morti, come Redentore e Maestro della loro vita. Chiediamo che inizino un cammino di rinnovamento sulla via della bontà e della giustizia. 
Soltanto quando Dio sarà onorato e rispettato da tutti, potremo cominciare a sperare di uscire dal caos che il crollo del capitalismo ha creato. 
Qualcuno ci sta stonando la testa dicendo sempre di avere il potere di cambiare l’Italia, l’Europa, sembra anche l’America. Pensi veramente che per cambiare gli uomini e le donne, basta dirlo con parole esaltanti, basta fare delle leggi? 
Gli italiani e l’Italia cambieranno soltanto quando cambieranno dal peccato alla vita secondo i principi della morale cristiana. Manzoni direbbe a quel tale: non sarai tu, povero untorello, quello che spianta Milano. 
Il nostro Dio, è un Dio buono, soltanto per coloro che sono retti di cuore. Gli altri preferiscono pensare ai loro affari e ai loro problemi. Nella congiuntura attuale però, di fronte alla realtà di un disastro universale, gli uomini e le donne del mondo intero dovrebbero cominciare una buona volta a riflettere e a ragionare. 
Quando io vedo nel telegiornale le grandi piazze esultanti con le bandiere al vento perché qualcuno li ha convinti che lui ha il potere di dare il lavoro a tutti, vi assicuro che mi si stringe il cuore. 
Cristo ha dato al genere umano i mezzi pratici, e l’aiuto di Dio per diventare buoni e giusti. Lui si, soltanto Lui, può cambiare l’Italia e il mondo. Cristo Risorto deve diventare grande per tutti, uomini e donne. Il suo insegnamento deve diventare meraviglioso da contemplare, e pratico da attuare nella vita. Nella pratica della fede, tu diventi grande davanti a Dio. 
Il suo Vangelo, che hai deciso di mettere in pratica, ti ha fatto diventare importante agli occhi di Dio. Gesù si è fatto uomo come te, affinché tu, nelle dimensioni della tua esistenza, diventi dio come Lui. Dobbiamo convincerci tutti che dobbiamo smetterla di essere superbi ed egoisti. Gesù ti dice: devi rinnegare il tuo Io, altrimenti in te non ci sarà spazio per la fede. Se non sai rinnegare il tuo Ego, non riesci a portare la tua croce. Se non impari a soffrire in questo povero mondo, diventi ribelle e cattivo, diventi un uomo, una donna, che sa fare soltanto il male. 
Chi sa soffrire con amore, ama se stesso, Dio e il prossimo. Costui prega con le parole della liturgia: o Signore, fa in modo che con cuore retto e sincero io custodisca la tua Parola, perché io possa diventare tua stabile dimora. “chi mi ama, ascolta la mia parola, Io e il Padre mio verremo da lui e abiteremo in lui”. Se non mediti e pratichi la parola di Dio, il suo amore non è in te. Rimarrai nel tuo egoismo sterile, non andrai da nessuna parte nella vita. “senza di me non potete far nulla”. Hai ragione, la fiamma dell’amore in te è molto piccola e debole. 
Io penso però che è meglio accendere una piccola candela, anziché maledire le tenebre. Coltiva in te il desiderio di seminare atti di amore durante la tua giornata, darai conforto e speranza. 
Ama soprattutto pregando per gli altri e per la situazione attuale. 
Dove ti è possibile, fai del bene a chi sta attorno a te. 
Prega in particolare per i moribondi e per coloro che hanno perso la speranza di vedere risolti i problemi che li stanno distruggendo. 
Tu dici: perché Dio non interviene? Certo, solo che il giorno dopo che Dio ha messo in ordine il mondo, i terroristi, i mafiosi, gli arroganti, i prepotenti, i ladri, gli impuri, i violenti, in poche ore riporteranno le cose come si trovano adesso, anzi peggio. 
Non ci resta altro che pregare e sperare che gli uomini e le donne capiscano che bisogna cambiare il cuore di tutti, se vogliamo cambiare l’Italia e il mondo.
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venerdì 23 maggio 2014

Euroscettici ed Eurorealisti (Contributi 964)

Riporto questo editoriale dal sito di SamizdatOnLine

Come si sa, lo scetticismo è una corrente filosofica che afferma che niente si può conoscere con certezza. Lo scettico dubita delle cose, e ritiene che siano ingannevoli: di fronte ad esse l’unica strategia sono l’afasia e l’atarassia.
Ovvero, fregarsene.
L’euroscettico è una persona che è scettica sull’Europa. Meglio: è estremamente critica sul modo in cui l’Europa politica, quella per cui andremo a votare tra qualche giorno, è stata realizzata.
Non è che abbia tutti i torti. Neanche i più sfegatati europeisti possono sostenere che vada tutto bene. I parlamentari europei che saranno eletti avranno un potere limitato rispetto alla vera cabina di regia europea, che rimane saldamente in mano dei governi – per la precisione, di alcuni governi. I pronunciamenti e le decisioni che ci sono giunti da quelle sedi sono stati spesso contraddittori o addirittura nefasti, soggetti a logiche estranee. Come nella politica estera. Ma anche fin troppo spesso nelle vicende sulle questioni morali. E non parliamo dell’economia.
Ma neanche i più sfegatati euroscettici possono negare la positività di avere un continente al cui interno non si muovono eserciti, non si innalzano barriere economiche e fisiche, si può, tutto sommato, godere di una certa libertà.
L’euroscettico contesta le prossime elezioni. Sostiene che votare persone che alla fin fine contano poco non serve a niente, salvo a finanziare alcuni privilegiati che servano come specchietti per le allodole. Invita ad astenersi, forma legittima di protezione e dissenso contro un élite che ha perso il contatto con il popolo. Se mai lo ha avuto.
Se posso dire la mia, non sono d’accordo con lo scettico. Se l’astensione è un segnale politico, è il segnale che i potenti possono fare quello che vogliono perché lo scettico è afasico. I potenti, quelli che dettano le regole del gioco, non si combattono fregandosene, ma facendo.
Sono consapevole che difficilmente una riforma che si prenda spazi veri di democrazia riuscirà a battere in tempi brevi quella burocrazia tecnicista che sta lottando per controllare questo continente. Ma rifiutarsi di essere rappresentati in questa Europa significa farsi rappresentare solo dagli “altri”, chiunque essi siano.
Certo, una struttura fatta solo da “altri” è un bersaglio più appetibile: sono tutti dentro la casa, noi siamo fuori, la si bruci. Personalmente però sono più favorevole a ricostruire che ad abbattere. Il realismo ci insegna che costa molta meno.
L’euroscettico, di solito, non si spinge fino ad affermare che l’Europa come comunità di popoli non dovrebbe esistere. Eppure, a ben guardare, è il sottofondo a parecchie rivendicazioni: “ce ne staremmo meglio da soli”. Ma che vuol dire da soli? Sola Italia? Sola regione? Solo paesello? Soli soli? Il negare l’interdipendenza degli esseri umani non solo è un’assurdità, è il negare lo stesso concetto di “prossimo”. E’ il trionfo dell’egoismo: non ci dobbiamo mai dimenticare che la violenza, l’impensabile caos è solo ad un passo di distanza. L’Ucraina ce lo ricorda.
Io, da parte mia, voterò, e voterò convinto alcune persone che conosco. Non so che cosa sarà dell’Europa, dell’Italia nei prossimi anni. Posso solo sperare che, se eletti, quegli amici saranno eurorealisti e sapranno, almeno un poco, cercare il bene e renderla un posto migliore per tutti. Anche per gli scettici afasici e atarassici.
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Le idee di Grillo ispirate dal demonio (Interventi 194)

Consapevole della possibilità che l'intervista che pubblico (pervenutami via mail e comunque diffusa via web dal sito di Tempi) possa provocare reazioni di vario tipo, pur tuttavia la diffondo anch'io per offrire motivo di riflessione ai miei lettori...

Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio e il Movimento 5 Stelle, dopo la sbornia di consenso culminata con l'elezione di 156 parlamentari, stanno attraversando un momento complicato. Tra espulsioni e dimissioni, l'immagine di monolite salutare contro lo sfacelo dell'Italia si sta progressivamente sgretolando. Nessuno era però arrivato al punto di sostenere che il comico genovese e il gruppo politico che gli gira intorno fossero opera del demonio.
 
A colmare questa opinabile lacuna ha provveduto Roberto Dal Bosco, 35 anni, vicentino, che ha appena pubblicato, edito da Fede & Cultura, il libro “Incubo a 5 Stelle, Grillo, Casaleggio e la cultura della morte”.
 
Era proprio il caso di scomodare Satana per descrivere il programma politico del Movimento 5 Stelle?
Io sono credente e studiando in profondità il piano di Grillo e Casaleggio, più il secondo del primo perché il comico senza autori non offre performance convincenti, mi sono reso conto che solo il diavolo può aver mandato in terra una simile minaccia. E se non cominciamo a demonizzarlo davvero, rischiamo di lasciar passare un progetto carico di morte.
  
Tesi un po' forte che non la renderà molto popolare tra i grillini...
Questo non mi preoccupa. Già quando scrissi “Contro il buddismo”, un libro volto a mettere in guardia contro questa religione, fui assalito dai troll sui vari forum. Il punto è che non si può stare zitti se si hanno a cuore le sorti del Paese.
 
Ma in cosa consisterebbe la cultura della morte di Grillo e Casaleggio?
Nell'ideologia casaleggiana, permeata di ecofascismo e di odio nei confronti dell'uomo, si arriva a teorizzare che a questo mondo siamo in troppi, che bisogna ridurre le nascite, che occorre puntare sulla decrescita felice.
  
Di qui a parlare di morte, però...
No, guardi, questo mettere la terra e gli animali davanti all'uomo nel pensiero di una società ideale è davvero mortale. Nel libro “Siamo in guerra” Grillo e Casaleggio parlano con ammirazione di Aurelio Peccei e di chi glorifica la cultura contro la vita, abortista, anticoncezionale.
  
Senta, ma a questo gruppo di ecofascisti, come li definisce lei, il 25% degli italiani ha dato il voto. Come hanno potuto bersi questa amara medicina?
La verità è che né la politica, né la chiesa hanno saputo dare una risposta alla domanda di protezione dalla tragedia che viene dalla società.
 
 E si sono affidati a Grillo?
Io sono vicentino doc, vengo da una famiglia che ha contato sulla manifattura per lo sviluppo economico. Questa è la culla della piccola impresa ma non è più l'isola del benessere. E la moda di Prada, stella del minimalismo, ha scalzato i gioielli che una volta si regalavano e passavano di padre in figlio. E ha scalzato pure i figli, oltre che le fabbriche.
  
Scusi, questa deve spiegarla.
Il fatto di regalare un gioiello che resta, una cosa preziosa e concreta, implica un pensiero ai figli. L'ideologia e i valori minimalisti fanno sparire persino il pensiero dei figli.
  
E torniamo a Grillo che pensa al chilometro zero, all'ecologismo...
Ecofascismo, prego. Pochi sanno, per esempio, che nel 1998 lo stesso Grillo scrisse un articolo sul settimanale Area, l'organo fascista della destra sociale, esprimendosi in tono lusinghiero sul prof. Giacinto Auriti in materia di signoraggio.
  
Eppure gran parte degli iscritti al Movimento 5 stelle pendono più a sinistra. Non crede?
Il punto è che Casaleggio e Grillo puntano sulla rete, non sugli individui. Questo meccanismo all'apparenza democratico è in realtà controllabile e controllato dai fondatori.
  
È il grande fratello di orwelliana memoria?
Funziona come nella Cambogia di Pol Pot. L'essere umano non è altro che uno dei tanti nodi della rete. In Cambogia il potere supremo era l'Angkar, nel Movimento 5 Stelle è la rete. L'uomo non c'è.
 
Beppe Grillo da alcuni anni grida contro gli evasori, il suo ex impresario in una intervista accusa Grillo per i pagamenti in nero e ha evaso oltre 3 miliardi di lire.
Un esorcista del Veneto ha saputo dal diavolo che tutto l'inferno sta operando attraverso il Movimento 5 Stelle per portare l'Italia alla distruzione.

Crediamo fermamente che il fenomeno Grillo è opera del demonio.
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domenica 18 maggio 2014

Domenica 5^ di Pasqua 18-mag-2014 (Angelus 193)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
oggi la Lettura degli Atti degli Apostoli ci fa vedere che anche nella Chiesa delle origini emergono le prime tensioni e i primi dissensi. Nella vita, i conflitti ci sono, il problema è come si affrontano. Fino a quel momento l’unità della comunità cristiana era stata favorita dall’appartenenza ad un’unica etnia, e ad un'unica cultura, quella giudaica. Ma quando il cristianesimo, che per volere di Gesù è destinato a tutti i popoli, si apre all'ambito culturale greco, viene a mancare questa omogeneità e sorgono le prime difficoltà. In quel momento serpeggia il malcontento, ci sono lamentele, corrono voci di favoritismi e disparità di trattamento. Questo succede anche nelle nostre parrocchie! L’aiuto della comunità alle persone disagiate - vedove, orfani e poveri in genere -, sembra privilegiare i cristiani di estrazione ebraica rispetto agli altri.
Allora, davanti a questo conflitto, gli Apostoli prendono in mano la situazione: convocano una riunione allargata anche ai discepoli, discutono insieme la questione. Tutti. I problemi infatti non si risolvono facendo finta che non esistano! Ed è bello questo confronto schietto tra i pastori e gli altri fedeli. Si arriva dunque ad una suddivisione dei compiti. Gli Apostoli fanno una proposta che viene accolta da tutti: loro si dedicheranno alla preghiera e al ministero della Parola, mentre sette uomini, i diaconi, provvederanno al servizio delle mense per i poveri. Questi sette non vengono scelti perché esperti in affari, ma in quanto uomini onesti e di buona reputazione, pieni di Spirito Santo e di sapienza; e sono costituiti nel loro servizio mediante l’imposizione delle mani da parte degli Apostoli. E così da quel malcontento, da quella lamentela, da quelle voci di favoritismo e disparità di trattamento, si arriva ad una soluzione. Confrontandoci, discutendo e pregando, così si risolvono i conflitti nella Chiesa. Confrontandoci, discutendo e pregando. Con la certezza che le chiacchiere, le invidie, le gelosie non potranno mai portarci alla concordia, all’armonia o alla pace. Anche lì è stato lo Spirito Santo a coronare questa intesa e questo ci fa capire che quando noi lasciamo allo Spirito Santo la guida, Egli ci porta all’armonia, alla unità e al rispetto dei diversi doni e talenti. Avete capito bene? Niente chiacchiere, niente invidie, niente gelosie! Capito?
La Vergine Maria ci aiuti ad essere docili allo Spirito Santo, perché sappiamo stimarci a vicenda e convergere sempre più profondamente nella fede e nella carità, tenendo il cuore aperto alle necessità dei fratelli.

Dopo il Regina Coeli:
Cari fratelli e sorelle,
gravi inondazioni hanno devastato ampie zone dei Balcani, soprattutto in Serbia e Bosnia. Mentre affido al Signore le vittime di tale calamità, esprimo la mia personale vicinanza a quanti stanno vivendo ore di angoscia e di tribolazione. Preghiamo insieme la Madonna per questi fratelli e sorelle, che sono in tante difficoltà.
Ave Maria...
Ieri a Iaşi, in Romania, è stato proclamato Beato il Vescovo Anton Durcovici, martire della fede. Pastore zelante e coraggioso, fu perseguitato dal regime comunista rumeno e morì in carcere, morì di fame e sete, nel 1951. Insieme con i fedeli di Iaşi e di tutta la Romania, rendiamo grazie a Dio per questo esempio!
Saluto tutti voi, romani e pellegrini: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni, le scuole…
In particolare, saluto gli studenti delle scuole cattoliche di Madrid e Pamplona, quelli provenienti dal Messico e da Colombes in Francia, i ragazzi della scuola “Nostra Signora della Neve” di Genova e i bambini del Centro “Volto Santo” di Bari.
Saluto le delegazioni delle città di Perth (Australia) e Vasto (Italia), gemellate da 25 anni; i fedeli di Tombolo, Grezzana, Cerignola, San Biagio, San Fiorano, Parabita, Patù, Bronte, Cassino e Dogana; il coro di Brindisi, il Circolo anziani di Locara, la Piccola Fraternità Emmaus di San Benedetto del Tronto, i ragazzi di Lodi e quelli di Atri.
Incoraggio le associazioni di volontariato venute per la Giornata del malato oncologico: prego per voi, per i malati e le famiglie. E voi pregate per me!
A tutti auguro una buona domenica. Buon pranzo e arrivederci!
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venerdì 16 maggio 2014

Siamo tutti ostiari

Nella Chiesa tutti, indistintamente, siamo incaricati di praticare l’antico ministero dell’ostiario, cioè di «colui che apre le porte» e «accoglie la gente». E del resto nella storia della Chiesa non è mai esistito il ministero di «colui che chiude le porte» in faccia alle persone.
È dunque un invito a non «ingabbiare» lo Spirito Santo quello che il Pontefice ha rivolto nella messa celebrata lunedì mattina, 12 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta. Nell’omelia il vescovo di Roma ha subito riproposto una pagina degli Atti degli apostoli(11, 1-18), che, ha confidato, considera «uno dei brani più belli» e che «insegna tanto a noi vescovi». Già l’incipit, ha spiegato, è molto forte: «Gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: “Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!”».
Ai loro occhi «questo era proprio uno scandalo», una cosa che non avrebbero «mai pensato» potesse accadere. Per loro infatti non era neppure immaginabile entrare in casa e addirittura sedersi a tavola con persone non circoncise, per una questione di impurità. Invece Pietro non solo lo aveva fatto, ma aveva anche battezzato quella gente. In poche parole, ha rilevato il Papa, lo avevano considerato «un pazzo». Proprio come se «domani venisse una spedizione di marziani verdi, con il naso lungo e le orecchie grandi come vengono dipinti dai bambini». Ma se uno di loro dicesse «io voglio il battesimo» cosa accadrebbe?
Dunque Pietro, riferiscono gli Atti degli apostoli, «racconta cosa era successo, come era stato proprio lo Spirito» a spingerlo. È «lo stesso Spirito che aveva detto a Filippo di andare a battezzare quel ministero di economia della Candace», secondo quanto si legge ancora negli Atti.
Proprio lo Spirito «ha spinto Pietro ad andare» avanti, lo ha incoraggiato, perché «non ci sono cose impure». E Pietro ha obbedito. Poi, ha ricordato il Pontefice, «succede quello che sappiamo: il battesimo di Cornelio e di tutta la sua famiglia». Ma ai rimproveri dei «fratelli della Chiesa di Gerusalemme» Pietro replica «con questa frase: se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
Una domanda che oggi, ha affermato il Papa, raggiunge ciascuno di noi, perché «quando il Signore ci fa vedere la strada, chi siamo noi per dire: no, Signore, non è prudente, no, facciamo così?». È Pietro a «prendere questa decisione» e a dire: «Chi sono io per porre impedimenti?». Si tratta davvero di «una bella parola — ha spiegato il Pontefice — per i vescovi, per i sacerdoti e anche per i cristiani: chi siamo noi per chiudere le porte?». Non a caso nella Chiesa c’è sempre stato il «ministero dell’ostiario», che è colui che apre la porta, riceve la gente e la fa passare, ma «mai c’è stato il ministero di quello che chiude la porta, mai!».
Inoltre, ha proseguito il Papa, il Signore aveva detto ai discepoli che avrebbe inviato «un altro Paraclito», il quale, aveva assicurato, «vi guiderà alla verità tutta intera». Dunque «il Signore lascia la guida della sua Chiesa allo Spirito Santo». E questo vale ancora oggi, perché «la guida della Chiesa il Signore l’ha lasciata nelle mani dello Spirito Santo: è lui che ci guida tutti con la grazia ricevuta nel battesimo e nei sacramenti».
Lo Spirito Santo non aveva esaurito la missione nel giorno di Pentecoste — ha affermato il Pontefice — quando era sceso su di loro e poi c’era stato «tanto chiasso», a tal punto «che si diceva: ma questa gente forse non aveva il caffellatte e ha preso un po’ di vino per la colazione!». In realtà «non erano ubriachi»: la storia «è incominciata» quel giorno e da allora «lo Spirito va avanti, portando la Chiesa avanti».
Ed è «curioso», ha fatto notare in proposito il Papa, il comportamento dei «cristiani di Gerusalemme che erano buoni credenti»: dopo aver rimproverato e dato del «pazzo» a Pietro, ascoltarono la sua spiegazione e poi «si calmarono e incominciarono a glorificare Dio dicendo: “Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!”».
È perciò «lo Spirito Santo quello che, come dice Gesù, ci insegnerà tutto». E farà anche in modo «che noi ricordiamo quello che Gesù ci ha insegnato». Lo Spirito «è la presenza viva di Dio nella Chiesa, è quello che fa andare la Chiesa, che fa camminare la Chiesa sempre più, oltre i limiti, più avanti». È lui «con i suoi doni che guida la Chiesa. Non si può capire la Chiesa di Gesù senza questo Paraclito che il Signore ci invia» e che porta «a queste scelte impensabili». Per usare «una parola di san Giovanni XXIII: è proprio lo Spirito Santo che aggiorna la Chiesa e la fa andare avanti!».
Il Pontefice ha quindi invitato i cristiani «a chiedere al Signore la grazia della docilità allo Spirito Santo, la docilità a questo Spirito che ci parla nel cuore, ci parla nelle circostanze della vita, ci parla nelle vita ecclesiale, nella comunità cristiana, ci parla sempre: vai avanti, prendi decisioni, fai questo...». E ha suggerito anche di ricordare sempre la domanda di Pietro: «Chi sono io per porre impedimenti allo Spirito Santo? Chi sono io per cambiare il ministero dell’ostiario nella Chiesa che, invece di aprire, chiude le porte? Chi sono io per dire fino a qui e non di più? Chi sono io per ingabbiare lo Spirito Santo?».
Nel rispondere a queste domande, ha auspicato il vescovo di Roma, «il Signore ci dia quella calma che hanno avuto i cristiani della Giudea» dopo aver ascoltato Pietro, «e ci dia anche la grazia di glorificare Dio». Quei cristiani ebbero a dire: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita». E noi oggi, ha concluso Papa Francesco, diciamo che anche a questa gente tanto lontana dalla Chiesa e che forse ne ha un’opinione negativa «Dio ha concesso che si convertano, perché abbiano la vita, perché lo Spirito Santo è sovrano».
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Quelli che aprono le porte

Lo Spirito Santo è sempre in azione. Sta al cristiano accoglierlo o meno. Ma la differenza c’è e si vede: se lo si accoglie con docilità, infatti, si vive nella gioia e nell’apertura agli altri; invece un modo di fare chiuso, da “aristocrazia d’intelletto”, che pretende di capire le cose di Dio solo con la testa, porta a una separazione dalla realtà della Chiesa. A tal punto che non si crede più, neppure davanti a un miracolo. Sono questi i due atteggiamenti, opposti tra loro, che Papa Francesco ha presentato nella messa celebrata martedì 13 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta.
Le letture della liturgia (Atti degli apostoli, 11, 19-26 e Giovanni 10 22-30), come ha spiegato il vescovo di Roma, «mostrano un dittico: due gruppi di persone». Nel passo degli Atti si incontrano, innanzitutto, coloro «che sono stati dispersi a causa della persecuzione scoppiata» dopo il martirio di Stefano. «Sono stati dispersi» ma «portano dappertutto il seme del Vangelo», rivolgendosi però soltanto ai giudei. «E poi in modo naturale», ha proseguito il Pontefice, «alcuni di loro, gente di Cipro e di Cirene, giunti ad Antiochia, cominciarono a parlare anche ai greci, annunciando che Gesù è il Signore». E «così lentamente hanno aperto le porte ai greci, ai pagani».
Quando questa notizia giunse alla Chiesa di Gerusalemme, mandarono Barnaba ad Antiochia «per fare una visita d’ispezione» e verificare di persona cosa stesse succedendo. Gli Atti riferiscono che «tutti sono rimasti contenti» e che «una folla considerevole fu aggiunta al Signore».
In poche parole, ha affermato il Papa, per evangelizzare «questa gente non ha detto: andiamo prima dai giudei, poi dai greci, poi dai pagani, poi da tutti», ma «si è lasciata portare dallo Spirito Santo: è stata docile allo Spirito Santo». Così facendo «una cosa viene dall’altra», e poi ecco «l’altra, l’altra ancora», e così «finiscono aprendo le porte a tutti». Anche «ai pagani — ha precisato — che, nella loro mentalità, erano impuri». Quei cristiani «aprivano le porte a tutti» senza fare distinzioni.
E «questo — ha spiegato il Pontefice — è il primo gruppo di persone» presentato dalla liturgia. A comporlo sono persone «docili allo Spirito Santo», che «vanno avanti come è andato Paolo», con una «certa naturalezza». Perché, ha fatto notare, «alcune volte lo Spirito Santo ci spinge a fare cose forti, come ha spinto Filippo ad andare a battezzare quel signore dell’Etiopia» e «come ha spinto Pietro ad andare a battezzare Cornelio». Altre «volte lo Spirito Santo ci porta soavemente». Perciò la vera virtù, ha affermato, «è lasciarsi portare dallo Spirito Santo: non fare resistenza allo Spirito Santo, essere docili allo Spirito Santo». Sicuri però che «lo Spirito Santo agisce oggi nella Chiesa, agisce oggi nella nostra vita». Magari, ha proseguito il Papa, «qualcuno di voi potrà dirmi: mai l’ho visto! Fai attenzione a cosa succede, a cosa ti viene in mente, a cosa ti viene in cuore: cose buone, è lo Spirito che ti invita ad andare per quella strada». Ma certo «ci vuole docilità allo Spirito Santo».
Ecco, poi, il secondo gruppo di persone del «dittico» proposto dalla liturgia. Un gruppo, ha spiegato il vescovo di Roma, composto da «intellettuali che si avvicinano a Gesù nel tempio: i dottori della legge». Sono uomini che hanno «sempre un problema perché non finivano di capire, giravano sulle stesse cose, perché credevano che la religione era cosa soltanto di testa, di legge, di fare comandamenti, compiere di comandamenti e niente di più». Essi, ha proseguito il Pontefice, «non immaginavano che esistesse lo Spirito Santo». E così — si legge nel Vangelo di Giovanni — «si avvicinarono e si fecero attorno a Gesù dicendo: fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente!». Al che «Gesù rispose con tutta naturalezza: “Ve l’ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me”». Come a dire: «Guardate i miracolati, guardate le cose che faccio, le parole che dico!». Quegli uomini invece guardavano «soltanto a quello che avevano in testa». E così «giravano con le argomentazioni, volevano discutere». Per loro infatti «tutto era nella testa, tutto è intelletto».
La questione, ha affermato il Pontefice, è che «in questa gente non c’è il cuore, non c’è l’amore alla bellezza, non c’è l’armonia. È gente che soltanto vuole spiegazioni». Ma se anche «tu dài loro spiegazioni» ecco che subito «loro, non convinti, tornano con un’altra domanda». In questo modo «girano, girano, come hanno girato intorno a Gesù tutta la vita, fino al momento in cui sono riusciti a prenderlo e a ucciderlo». Si tratta, ha proseguito, di persone che «non aprono il cuore allo Spirito Santo» e che «credono che le cose di Dio si possono capire soltanto con la testa, con le idee, con le proprie idee: sono orgogliosi, credono di sapere tutto e quello che non entra nella loro intelligenza non è vero». A tal punto che «tu puoi risuscitare un morto davanti a loro, ma non credono!».
Nel Vangelo si vede che «Gesù va oltre e dice una cosa fortissima: perché non credete? Voi non credete, perché non fate parte delle mie pecore! Voi non credete perché non siete del popolo d’Israele, siete usciti dal popolo». E continua: «Vi sentite puri, e non potete credere così!». Il Signore evidenzia chiaramente il loro atteggiamento che «chiude il cuore»: per questo «hanno rinnegato il popolo». A loro Gesù dice: «Voi siete come i vostri padri che hanno ucciso i profeti!». Perché «quando veniva un profeta che diceva qualcosa che non piaceva, lo uccidevano!».
Il problema vero, ha fatto notare il Pontefice, è che «questa gente si era staccata dal popolo di Dio e per questo non poteva credere». Infatti «la fede è un dono di Dio, ma la fede viene se tu sei nel suo popolo; se tu sei adesso nella Chiesa; se tu sei aiutato per i sacramenti per i fratelli, per l’assemblea; se tu credi che questa Chiesa è il popolo di Dio». Invece «questa gente si era staccata, non credeva nel popolo di Dio: credeva soltanto nelle sue cose e così aveva costruito tutto un sistema di comandamenti che cacciavano via la gente e non la lasciavano entrare in Chiesa, nel popolo». Con questo atteggiamento «non potevano credere» e questo è il peccato di «resistere allo Spirito Santo».
Ecco, ha ribadito il Papa, questi «due gruppi di gente». Da una parte ci sono «quelli della dolcezza: la gente dolce, umile, aperta e docile allo Spirito Santo». Dall’altra parte, invece, c’è «gente orgogliosa, sufficiente, superba, staccata dal popolo, aristocratica dell’intelletto, che ha chiuso le porte e resiste allo Spirito Santo». La loro «non è testardaggine, è di più: è avere il cuore duro». E questo è persino «più pericoloso». Gesù li mette in guardia dicendo espressamente: «Voi avete il cuore duro»; e lo dice «anche ai discepoli di Emmaus».
Proprio «guardando questi due gruppi», ha concluso Papa Francesco, «chiediamo al Signore la grazia della docilità allo Spirito Santo per andare avanti nella vita, essere creativi, essere gioiosi». I duri di cuore, invece, non sono gioiosi ma sono sempre seri. E, ha avvertito il Pontefice, «quando c’è tanta serietà non c’è lo Spirito di Dio». Dunque al Signore «chiediamo la grazia della docilità e che lo Spirito Santo ci aiuti a difenderci da quest’altro spirito cattivo della sufficienza, dell’orgoglio, della superbia, della chiusura del cuore allo Spirito Santo».
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Tra memoria e speranza

Gesù non è un eroe solitario venuto dal cielo per salvarci, ma è il punto centrale e il fine ultimo della storia che Dio ha iniziato con il suo popolo. Per questo il cristiano dev’essere sempre un uomo eucaristico che cammina tra memoria e speranza, mai una monade solitaria. Se infatti non si cammina con il popolo, se non si appartiene alla Chiesa, la fede è solo una cosa artificiale da laboratorio. Lo ha detto Papa Francesco nella messa celebrata giovedì 15 maggio nella cappella della Casa Santa Marta.
«È curioso — ha fatto notare il Papa — che quando gli apostoli annunciano Gesù Cristo mai incominciano da Lui», dalla sua persona, «dicendo: Gesù Cristo è il salvatore!». No, gli apostoli iniziano invece la loro testimonianza partendo sempre «dalla storia del popolo». E lo vediamo oggi, ha fatto notare, nel brano degli Atti degli apostoli (13, 13-25) che racconta, appunto, la testimonianza di san Paolo ad Antiochia in Pisìdia. Ma «lo stesso fa Pietro nei suoi primi discorsi e lo stesso aveva fatto Stefano».
Così, quando agli apostoli viene chiesto «perché credete in quest’uomo?», ecco che loro incominciano a parlare di «Abramo e tutta la storia del popolo». La ragione di questo atteggiamento è chiara: «Gesù non si capisce senza questa storia, Gesù è proprio il fine di questa storia verso il quale questa storia va, cammina».
Dunque, si legge negli Atti degli apostoli, Paolo si alzò nella sinagoga e disse: «Uomini d’Israele, il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri». Paolo disse proprio «scelse i nostri padri», incominciando perciò il suo discorso «con la scelta che Dio ha fatto di un uomo, Abramo», a cui diede il comando di uscire dalla sua terra, dalla casa dei suoi padri. Dio scelse, ha spiegato il Papa, dando inizio in questo modo a «un cammino di elezione: il popolo di Dio è un popolo scelto, eletto, ma sempre in cammino».
Ecco perché, ha affermato ancora il Pontefice, «non si può capire Gesù Cristo senza questa storia di preparazione verso Lui». E, di conseguenza, «non si può capire un cristiano fuori dal popolo di Dio». Perché «il cristiano non è una monade, lì da solo. No, lui appartiene al popolo, alla Chiesa». A tal punto che «un cristiano senza Chiesa è una cosa puramente ideale, non è reale!».
Siamo davanti, ha proseguito, alla «promessa di Dio»: io farò di te un popolo grande! Così «questo popolo cammina con una promessa». E qui entra la dimensione della memoria: «È importante che noi, nella nostra vita, abbiamo presente la dimensione della memoria» ha sottolineato il Pontefice. Infatti, ha aggiunto, «un cristiano è un “memorioso” della storia del suo popolo; è “memorioso” del cammino che il popolo ha fatto; è “memorioso” della sua Chiesa». Un cristiano, dunque, è un uomo che ha «la memoria» del passato.
In questa dimensione della memoria «il popolo cammina verso la definitiva promessa, verso la pienezza; è un popolo eletto che ha una promessa nel futuro e cammina verso questa promessa, verso l’adempimento di questa promessa». Per questo, ha spiegato ancora, «un cristiano nella Chiesa è un uomo, una donna, con speranza. Ha speranza nella promessa, che non è aspettativa: è un’altra cosa! È proprio speranza: avanti! È la speranza che non delude!». E così «guardando indietro, il cristiano è una persona “memoriosa”; chiede la grazia della memoria, sempre!». Invece «guardando avanti, il cristiano è un uomo e una donna di speranza». Tra memoria e speranza, «nel presente il cristiano segue il cammino di Dio e rinnova l’alleanza con Dio». In pratica «dice al Signore continuamente: sì, io voglio i comandamenti; io voglio la tua volontà; io voglio seguirti!». Così facendo «è un uomo di alleanza». Proprio «l’alleanza — ha detto il Papa — la celebriamo noi tutti i giorni qui», sull’altare. Dunque il cristiano è sempre «una donna, un uomo eucaristico».
In questo contesto, ha precisato il vescovo di Roma «non si può capire un cristiano solo». Come, del resto, «non si può capire Gesù Cristo solo». Infatti «Gesù Cristo non è caduto dal cielo come un eroe che viene a salvarci. No, Gesù Cristo ha storia!». E «possiamo dire — ed è vero questo — che Dio ha storia perché ha voluto camminare con noi». Ecco, allora, perché «non si può capire Gesù Cristo senza storia». Ed ecco anche perché «un cristiano senza storia, un cristiano senza popolo, un cristiano senza Chiesa non si può capire: è una cosa di laboratorio, una cosa artificiale, una cosa che non può avere vita».
La meditazione di Papa Francesco ha portato poi a un esame di coscienza: com’è la nostra identità cristiana? Domandiamoci, ha suggerito «se la nostra identità cristiana è appartenenza a un popolo, la Chiesa». Perché se non fosse così, «noi non siamo cristiani». Invece «siamo entrati nella Chiesa col battesimo».
A questo proposito è importante, ha detto ancora il Papa, «avere l’abitudine di chiedere la grazia della memoria del cammino che ha fatto il popolo di Dio». La grazia anche della «memoria personale: cosa ha fatto Dio con me nella mia vita, come mi ha fatto camminare?». E, ha proseguito, bisogna saper anche «chiedere la grazia della speranza che non è ottimismo: è un’altra cosa». E, infine, «chiedere la grazia di rinnovare tutti i giorni l’alleanza con il Signore che ci ha chiamato». Il Signore, ha concluso il Papa, «ci dia queste tre grazie che sono necessarie per l’identità cristiana».
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Dio non ha chiuso il Suo Cuore alla Misericordia (Interventi 193)

Se vuoi camminare verso il Cielo, la parola di Dio è la tua strada, un’altra strada non c`è, Gesù di Nazareth ha tracciato solo questa. Il tuo cuore deve concentrarsi esclusivamente sull’ubbidienza a quello che Gesù Risorto ti dice. Quando l’ubbidienza diventa la sola preoccupazione e l’unico desiderio, tu non darai nessuna importanza alle consolazioni, e non avrai nessun desiderio di liberarti dalle sofferenze che Gesù dal Cielo ti chiede, per diventare degno di stare alla sua presenza. Diventerai cosi discepolo di San Paolo, il quale scriveva alle Chiese che aveva fondato: ho imparato a essere povero e a essere ricco, ho imparato a godere le consolazioni e a soffrire le persecuzioni del mondo, di satana e di quelli che lui chiama i falsi fratelli. Qualunque cosa Gesù Risorto vuole che ti succeda, sopportala volentieri senza fare più tante storie.  Se tu ami Lui con tutto il cuore, non puoi rifiutarti di pagare il debito che hai contratto con la Giustizia di Dio, quando vivevi nel peccato. Gesù non vuole che questi criminali che hanno provocato la crisi, portino il mondo alla rovina. Vuole intervenire, aspetta che lo chiamiamo. Se continuiamo a rendere ancora più facile la libertà di trasgredire le leggi che Dio ha dato per ogni persona, per ogni famiglia, per ogni nazione e per il mondo intero, Gesù Risorto non ha nessuna possibilità di tornare nella società umana. Mancano le condizioni necessarie perché possa rimediare ai mali del mondo. Pensa che siamo arrivati all’assurdità di dire che i peccati, che servono per fare soldi, sono “un lavoro” ,che deve essere regolarmente tassato dallo Stato. Se la giustizia non funziona nella vita privata, nelle famiglie, nello Stato, nei rapporti tra i continenti, cosa deve fare il Signore per aiutarci ad uscire dai guai? La vita personale, familiare e sociale è stata fondata sul disordine morale, se Dio facesse UN MIRACOLO, il giorno dopo tutto ritornerebbe come prima. Negli anni che sono passati, siamo diventati duri di cuore, egoisti e arroganti. Adesso invece abbiamo perso completamente l’uso della ragione. Fratello mio, ti consiglio di accettare dalle mani di Dio il bene e il male, la dolcezza e l’amarezza, la gioia e la tristezza. Ringrazia il Signore perché nella catastrofe universale, vuole salvarti per il Cielo. Non peccare più, e non temerai né la morte né l’inferno. Vivi in modo che il Signore non ti respinga per sempre cancellandoti dal Libro della vita. “qualunque tribolazione ti piombi addosso, non ti farà alcun male”. Leggi attentamente le parole del Salmo che continua con maggiore chiarezza: Dio non ha agito con noi secondo i nostri peccati, né ci ha ripagato secondo le nostre iniquità. Perché secondo l’altezza del cielo dalla terra, il Signore ha consolidato la sua misericordia per coloro che lo temono. (Sa 101, 10-11). Gli uomini e le donne peccano sotto il cielo, fanno ogni sorta di male sotto il cielo, Dio continua a far sorgere il sole sui buoni e sui cattivi. Lo scienziato Enrico Medi diceva: se l’inclinazione dell’asse terrestre si spostasse di 5 gradi, rimarremmo tutti bruciati dal sole. Come è costante la protezione del Cielo sopra la terra, cosi è costante la protezione del Signore sopra coloro che  lo temono. E tu temi Dio, cioè abbi paura di fare qualche cosa che offende il suo amore. La sua protezione sarà costante sopra di te. La crisi del mondo sta sgretolando la tua esistenza terrena, non pensare però che Dio ti ha abbandonato: secondo l’altezza del cielo dalla terra, il Signore ha consolidato la sua misericordia per coloro che lo temono. Tutto si può risolvere subito e bene. Per fare intervenire Dio a riordinare i disastro che si poteva benissimo evitare, occorre che cominciamo a vivere di fede. Tutto si può risolvere soltanto mediante la fede, l’ubbidienza alla parola di Dio e la carità dello Spirito Santo che ci fa amare tra di noi. Gesù ha vinto il peccato del mondo, ha vinto il tuo peccato, ha vinto la tua condotta disonesta davanti a Dio, ha vinto anche la disonestà che hai avuto con il tuo corpo e nel rapporto con gli altri. Gesù non ha sbarrato la tua strada, se vuoi, puoi tornare da Lui. Gesù Risorto lo vuole, devi volerlo anche tu. La strada per tornare a Dio ha un nome misterioso, si chiama fede. Devi prendere sul serio il suo invito alla conversione: convertitevi e credete al Vangelo, quando andò gridando per le vie della Palestina. Devi credere veramente alla sua Parola, non soltanto quella che ha annunziato quando era tra noi. Devi credere anche alla parola che annunzia la Chiesa mediante il Papa, quei Vescovi e quei sacerdoti che, insieme col Papa, formano l’unità della fede, caratteristica della Chiesa  che vuole essere e rimanere il Corpo di Cristo.
Don Vincenzo Carone
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giovedì 15 maggio 2014

Madre cristiana condannata all'impiccagione (Contributi 963)

Riporto questo articolo da Tempi.... Preghiamo per lei e tutti i cristiani perseguitati per la loro fede...

Ha avuto tempo fino a stamattina per abiurare il cristianesimo e convertirsi all’islam. Ma Meriam Yahia Ibrahim, dottoressa cristiana di 27 anni, ha deciso di rimanere cristiana ed è stata condannata a morte in Sudan. «Ti abbiamo concesso tre giorni per abiurare, ma hai deciso di non riconvertirti all’islam. Ti condanno alla morte per impiccagione», ha letto la sentenza il giudice Abbas Mohammed Al-Khalifa rivolgendosi alla donna con il suo nome islamico, Adraf Al-Hadi Mohammed Abdullah.

ADULTERIO E APOSTASIA. Ibrahim si trova in carcere dal 17 febbraio insieme al figlio di poco meno di due anni ed è incinta di otto mesi. Lo scorso 11 maggio la corte di Khartoum l’aveva condannata a morte per apostasia  e a ricevere 100 frustate per adulterio. In Sudan, infatti, la sharia è la fonte della legislazione e prevede che i musulmani non possano cambiare religione così come è vietato alle donne musulmane sposare uomini di altre religioni. Nessuno però era mai stato condannato a morte dal 1985.

CRESCIUTA COME CRISTIANA. Ibrahim è sposata con il cristiano Daniel Wani e dopo l’esecuzione della sentenza i suoi figli saranno affidati allo Stato. Secondo quanto stabilito dai giudici l’11 maggio, la sentenza non sarà eseguita prima che la gravidanza sia portata a termine.
Ibrahim è stata cresciuta come cristiana dalla madre, visto che il padre musulmano se ne è andato quando lei aveva sei anni. Ma un uomo l’ha accusata di essere stata allevata come musulmana e di essersi poi convertita al cristianesimo. Al processo diversi testimoni hanno affermato davanti alla corte che Ibrahim è sempre stata cristiana ma i giudici hanno emesso lo stesso la condanna.
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Una presenza semplice come una candela (Contributi 962)

Un articolo/testimonianza di Luis Miguel Hernández dal sito della Fraternità San Carlo


Il capitano Charles Ryder ripercorre le stanze dell’enorme casa della ricca famiglia Blyte, dove anni prima aveva vissuto tante forti emozioni. Arriva nella cappella, è colpito dalla luce che rifulge nel tabernacolo. Dopo dieci anni, c’è ancora una candela sempre accesa, che diventa il simbolo della fede cattolica che da poco egli ha abbracciato. Con questa meravigliosa immagine, tratta dal romanzo Ritorno a Brideshead, Evelyn Waugh coglie il nocciolo della presenza reale di Gesù nel sacrario: è sempre lì, inerme e disponibile, semplice e misteriosa.
Anche nella Chiesa dei Pastorelli, alla periferia di Lisbona, ogni giovedì alle otto e mezzo del mattino si apre un sacrario, dove è custodita la presenza reale di Gesù, e, circondato da varie candele, viene esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione. A quell’ora hanno già il loro posto fisso una ventina di persone. Il sacerdote colloca nella custodia l’ostia consacrata. Lo accompagnano alcuni canti e preghiere: «Signore, credo, adoro, spero e ti amo». Poi si legge un salmo o una breve lettura che spiega qualche aspetto del mistero eucaristico e aiuta nella contemplazione. Alla chiusura, verso le sei, le persone sono duecento.
L’idea di proporre in parrocchia l’adorazione per tutto il giorno di giovedì è nata nel 2005, quando fu inaugurata la nuova chiesa. Per preparare la comunità alla dedicazione del tempio, l’allora parroco José Maria Cortes propose una novena di adorazione nella chiesa del paese. Durante il giorno non era difficile che tanti si raccogliessero in preghiera. Ma la notte? Diversi responsabili di movimenti e gruppi parrocchiali si fecero carico di una notte ciascuno e il Santissimo è stato esposto per nove giorni, 24 ore su 24, con tanti momenti di preghiera comune, canti e meditazioni. Il popolo tutto è rimasto colpito dal loro esempio e il desiderio di continuità si è dilatato. Oggi, decine di persone passano dalla chiesa il giovedì, anche solo per un momento di adorazione. Perfino all’ora di pranzo, quando di solito i banchi sono quasi vuoti, un gruppo di signore ha avviato dei turni per i «custodi del tempio», perché Gesù non stia mai da solo.
A tanti in Portogallo è familiare l’immagine del pastorello Francesco in adorazione davanti all’eucarestia. Il beato era solito fare una deviazione mentre camminava per i pascoli, per andare in chiesa a trovare «Gesù nascosto». Così chiamava l’Ostia consacrata, la presenza di Gesù velata nella forma del pane. Anche i nostri bambini non sono estranei all’adorazione. Ricordo ancora l’espressione sul volto dei catechisti, quando proposi loro di fare mezz’ora di adorazione con i gruppi di bambini di 8, 10 e 12 anni. Ma poi, curando bene il gesto, con un canto, letture e preghiere adatte, tutti ci siamo resi conto, ancora una volta, che il senso del mistero nei bambini è molto più profondo e netto di quanto lo sia negli adulti. Una ragazzina mi ha chiesto una volta: «Perché ha messo sulle spalle quella… tela dorata?». Si riferiva al velo omerale. Le ho detto sul momento: «Perché, siccome devo prendere in mano Gesù, è necessario farlo in modo solenne». I suoi occhi si sono sgranati. E così anche i miei, guardando il suo stupore.
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lunedì 12 maggio 2014

Madre di Dio e Madre della Chiesa (Contributi 961)

Ecco  un articolo  di Padre Livio pubblicato da Il Timone e ripreso da La Bussola


Quando San Bernardo affermava che riguardo alla Madonna non si parla e non si scrive mai abbastanza («De Maria numquam satis») si rendeva conto che la Madre di Dio è un mistero inafferrabile e inesauribile, perché ha un intimo rapporto con le verità fondamentali della fede cristiana, le quali si riflettono in lei come i raggi di sole in una goccia d’acqua purissima. Se uno recita le litanie lauretane col cuore, soffermando l’attenzione su ognuna di esse, rimane stupito dalla straordinaria varietà di titoli con cui Maria è invocata e come ognuno di essi colga un aspetto particolare della sua eccelsa grandezza e della sua divina bellezza. Eppure hai l’impressione che le parole si dissolvano una ad una senza riuscire a introdurti nel cuore del mistero. 

La Madonna è Madre
Per quanto Maria sia un mistero inesauribile e per quanto numerosi siano i titoli con i quali è invocata, fin dal suo primo apparire all’orizzonte della storia della salvezza viene presentata come madre. Nessun nome come questo potrebbe cogliere l’identità di Maria nella sua insondabile profondità. Essere madre è la sua essenza, la sua natura e la sua missione. Ciò che caratterizza Maria nei Vangeli è il mistero della sua divina maternità. Noi la vediamo nel momento più solenne della sua vita, anzi della stessa storia del mondo, mentre l’angelo le dice: «Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 1,30).

Maria esordisce nella storia della salvezza con la vocazione ad essere madre

Non comprenderemo mai la Madonna se non la guardiamo in questa prospettiva. Da quel momento, essere madre è il suo destino, un intreccio di gioie e di dolori che pulseranno nel suo cuore fino alla fine dei secoli. Si tratta di una maternità che va oltre ogni nostra concezione ed esperienza. Nessuna donna potrebbe mai essere madre come Maria. La sua è una maternità divina e universale che riguarda non solo il Figlio del Padre, che ha portato nel suo grembo, ma anche tutti gli uomini di tutti i tempi, dalle origini della storia fino alla fine del mondo. Tuttavia è una maternità vera, reale, concreta, fino al punto da poter dire che ogni maternità non è che un tenue riflesso della sua. Col nome di “Madre di Dio” e di “Nuova Eva” la Chiesa dei primi secoli ha ben colto l’essenza di Maria. Il suo volto, i suoi occhi, il suo sorriso, il suo cuore, la sua anima, tutto il suo essere, sono quelli di una madre che realizza la maternità al di là di ogni umana possibilità. Possiamo chiamare la Madonna con tutti i titoli che vogliamo, da quelli più semplici a quelli più regali. Nessuno di essi però sarà essenziale e necessario come quello di madre. 

Gesù e Maria: un legame indissolubile
Ciò che colpisce nel cristianesimo è il legame inscindibile che vi è fin dalle origini fra il Figlio e la Madre. Non si trova nulla del genere nella storia dell’umanità. Dal momento in cui Maria ha pronunciato il suo «sì», dando l’assenso alla sua divina maternità, il Figlio che ha concepito nel grembo è divenuto la ragione e il fine ultimo della sua esistenza. Da quel momento, non solo nell’arco della sua vita mortale ma anche dopo la sua dipartita dalla terra, lungo il corso dei millenni fino ai nostri giorni, il nome di Maria è pronunciato insieme con quello di Gesù e ogni tentativo di separarli è destinato a fallire. Non è possibile parlare di Gesù senza parlare nel medesimo tempo di Maria e viceversa. Da quando la Vergine di Nazareth ha concepito il Figlio, non vi è mai stato un solo istante in cui la sua mente e il suo cuore non siano stati rivolti a Lui. Anche nelle ore angosciose della sepoltura, la Madre non ha cessato di credere e di sperare. In terra come in cielo, Gesù e Maria sono sempre uniti. Nulla nel tempo e nell'eternità ha mai potuto separarli. 

La natura di questa unione va ben al di là del legame di sangue 
che vi è fra la madre e il figlio. Quando il Creatore ha stabilito che «l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24), ha voluto sottolineare la superiorità del patto d’amore fra uomo e donna sul legame carnale fra madre e figlio. Quest’ultimo, per quanto profondo, non è mai tale da condizionare la vita di una persona. Fra Gesù e Maria vi è infinitamente di più di un rapporto naturale. Ciò che li unisce è un progetto divino che sta al centro dell’opera della salvezza. Maria guarda a Gesù non solo come una madre guarda al figlio, ma come una creatura guarda al Creatore e come una figlia di Eva guarda al Redentore. Colui che la Madre abbraccia come Figlio è anche il Signore che adora e del quale si proclama l’ancella. Nel medesimo tempo, Gesù guarda a Maria come a Colei che, accogliendo il messaggio dell’angelo, ha accettato il piano divino della redenzione culminante con la Croce. Il Figlio e la Madre sono un cuore solo e un’anima sola nel compimento della volontà del Padre. 

La maternità di Maria ha dunque vincoli soprannaturali. 
Sono quelli della fede, della speranza e della carità. Mediante essi, il Verbo si incarna e diviene suo Figlio. Mettendosi totalmente a disposizione del piano divino, diviene Madre del Verbo per l’eternità. Anche in cielo Maria chiama Gesù col nome di figlio. Nel medesimo tempo, il Salvatore guarda a Maria con occhi ben diversi con cui il figlio più devoto guarda a sua madre. Lo cogliamo nelle parole stesse di Gesù quando, alla donna che proclama beato il grembo che lo ha portato e il seno che lo ha allattato, risponde con parole incomprensibili alla mentalità carnale: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano» (Lc 11,27-28). Gesù sa bene chi è sua Madre. È colei che ha creduto nell'adempimento della parola del Signore (cfr Lc 1,46).

La maternità di Maria si realizza nella fede ancor più di quella di Abramo. Gesù sa che sua Madre è la prima credente in Lui ed è la Madre di tutti i credenti. Che cosa cerca Gesù sulla terra se non la fede? Non però una fede qualsiasi, ma quella nell’Amore infinito che si incarna e si offre in sacrificio per la redenzione del mondo. In chi Gesù ha trovato questa incondizionata adesione ai progetti misericordiosi di Dio se non in Maria? Solo lei è la creatura che ha perseverato nella fede fino alla fine. Ha creduto nel Figlio perché ne era la madre? Niente affatto! La fede di Maria precede la sua maternità e la sostiene. Questo è ciò che rende cara Maria a Gesù e che fonda il misterioso legame che li unisce.

Potremmo dunque affermare che Maria è divenuta la Madre di Dio perché si è offerta come l’Ancella del Signore. É divenuta Madre di Colui al quale si è consacrata, donandogli incondizionatamente la sua vita. In lei l’amore della creatura per il Creatore è divenuto l’amore della Madre per il Figlio. Come il Figlio ha compiuto incondizionatamente e con totale dedizione la volontà del Padre, così anche Maria. Questo è il legame che li unisce per l’eternità. 

Al cuore del cristianesimo
Non sarà mai possibile relegare la Madonna ai margini del cristianesimo per la semplice ragione che l’evento fondante della fede cristiana vede lei come protagonista umana insostituibile. Sottolineare che la Vergine di Nazareth è una creatura e come tale infinitamente distante dalla divinità non può portare a misconoscere la sua centralità nel compimento della redenzione. Sono molti gli uomini che Dio ha scelto come figure di valore nella storia della salvezza, nell’antica e nella nuova alleanza, ma nessuno di essi ha un rapporto così intimo e decisivo con l’Incarnazione come la Vergine Maria. È proprio la maternità di Maria che ci aiuta a comprendere l’essenza del cristianesimo che, specialmente oggi, ha bisogno di essere fortemente affermata, perché il sale della fede non divenga scipito. Il cristianesimo prima ancora di essere una dottrina è un avvenimento. Al suo centro vi è la persona Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, unico Salvatore del genere umano. Se questo è il cristianesimo, allora la Madre di Dio vi svolge un ruolo centrale e unico. Non solo, ma il riconoscimento di Maria come “Madre di Dio” e quindi della sua incommensurabile grandezza è una garanzia insostituibile a protezione dell’integrità della fede.

Esisterebbe ancora la fede cristiana nella sua originaria veritàse non si professasse che la Vergine di Nazareth è la “Madre di Dio”? Chi si è illuso o si illude di emarginare la Madre in realtà ha posto le premesse per lo sgretolamento della fede nella divinità del Figlio. Il motivo per cui tutte le generazioni proclamano Maria beata è il riconoscimento della sua divinità maternità. La fede nella divinità del Figlio e la gratitudine per la mirabile salvezza che egli ci ha ottenuto rendono spontanea la celebrazione della Madre. La fede nella divinità di Gesù Cristo e quella nella divina maternità di Maria si richiamano e si condizionano a vicenda. È palesemente contraddittorio cercare di sminuire il ruolo di Maria al fine di esaltare quello di Gesù. Ed è illusorio raccomandare ai fedeli di onorare di meno la Madonna per timore che vada persa la centralità di Gesù.
Non tutti si rendono contro che la Madre di Dio svolge nella Chiesa un ruolo insostituibile nella protezione del cuore della fede. Si è spesso polemizzato contro le deviazioni della devozione mariana, e persino dei grandi mariani come il Montfort e Paolo VI hanno sentito il bisogno di sottolineare in che cosa consiste la vera devozione alla Madonna. Le devozioni spurie sono sempre possibili e vanno incessantemente purificate, anche se poi purtroppo nessuno si preoccupa del minimalismo mariano di non pochi teologi e operatori della pastorale. Quest’ultimo è assai più pericoloso, perché minimizzare la Madonna rischia di infliggere un colpo mortale al cuore della fede. Maria infatti è “Madre di Dio”, come ha solennemente ed entusiasticamente proclamato il Concilio di Efeso nel 431. Come si potrebbe minimizzare questo titolo? Misconoscendone la grandezza del contenuto e le conseguenze che ne derivano, si rischia di minimizzare la stessa persona di Gesù Cristo, riducendolo a una dimensione puramente umana. È un fatto che i Padri Conciliari a Efeso, in una delle assisi più partecipate, anche a livello popolare, della storia della Chiesa, hanno voluto difendere la divinità di Gesù Cristo affermando la divina maternità di Maria. 

La Chiesa, guidata dallo Spirito, favorendo la vera devozione mariana fin dalle origini, non ha affatto creato una alternativa femminile a Gesù Cristo, o posto un diaframma fra noi e il Salvatore, ma piuttosto ha indicato in Maria Colei nella quale l’evento cristiano si è realizzato ed è perciò la custode eterna della fede. Qualcuno si meraviglia che tempi come i nostri, segnati dal secolarismo, dalla crisi della fede e persino da un’apostasia vasta e silenziosa, vedano una fioritura globale della devozione mariana. Questo avviene perché la devozione alla Madonna è un baluardo invalicabile posto da Dio a difesa della fede. Maria infatti è Madre di Dio e questo suo titolo ci richiama immediatamente il cuore della fede che è il Verbo incarnato. 

La Chiesa ha bisogno di guardare incessantemente a Maria per cogliere l’essenza della fede e per custodirla intatta nel corso dei secoli. Infatti, la fede della Chiesa, che ha negli apostoli i testimoni e gli annunciatori, è quella che per prima è stata professata da Maria. La Vergine di Nazareth, infatti, è colei che ha creduto senza esitazioni nella divinità del bimbo da lei concepito. Forse non si sottolinea abbastanza che la Vergine di Nazareth è stata la prima creatura a credere che Gesù è Dio, perseverando fino alla fine in questa fede. Lei stessa è la prima che ha creduto nella sua divina maternità, rendendo possibile l’evento dell’Incarnazione. Questa fede di Maria è anche quella della Chiesa fino al compimento della storia. La devozione mariana per sua natura mantiene salda la fede in quello che è il suo centro, Gesù Cristo, Figlio di Dio e unico Salvatore del genere umano. La professione di fede nella sua divina maternità è un muro invalicabile, costruito dalla divina Provvidenza, a difesa dell’essenza del cristianesimo.
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Il piano Kalergi (Interventi 192)

Vi invito a leggere questo articolo:

L’immigrazione di massa è un fenomeno le cui cause sono tutt'oggi abilmente celate dal Sistema e che la propaganda  multietnica si sforza falsamente di rappresentare come inevitabile. Con questo articolo intendiamo dimostrare una volta per tutte che non si tratta di un fenomeno spontaneo. Ciò che si vorrebbe far apparire come un frutto ineluttabile della storia è in realtà un piano studiato a tavolino e preparato da decenni per distruggere completamente il volto del Vecchio continente.

LA PANEUROPA
Pochi sanno che uno dei principali ideatori del processo d’integrazione europea fu anche colui che pianificò il genocidio programmato dei popoli europei. Si tratta di un oscuro personaggio di cui la massa ignora l’esistenza, ma che i potenti considerano come il padre fondatore dell’Unione Europea. Il suo nome è Richard Coudenhove Kalergi. Egli muovendosi dietro le quinte, lontano dai riflettori, riuscì ad attrarre nelle sue trame i più importanti capi di stato, che si fecero sostenitori e promotori del suo progetto di unificazione europea. [1]
Nel 1922 fonda a Vienna il movimento “Paneuropa” che mira all’instaurazione di un Nuovo Ordine Mondiale basato su una Federazione di Nazioni guidata dagli Stati Uniti. L’unificazione europea avrebbe costituito il primo passo verso un unico Governo Mondiale.
Con l’ascesa dei fascismi in Europa, il Piano subisce una battuta d’arresto, e l’unione Paneuropea è costretta a sciogliersi, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale Kalergi, grazie ad una frenetica e instancabile attività, nonché all’appoggio di Winston Churchill, della loggia massonica B’nai B’rith e di importanti quotidiani come il New York Times, riesce a far accettare il suo progetto al Governo degli Stati Uniti. 

L’ESSENZA DEL PIANO KALERGI
Nel suo libro «Praktischer Idealismus», Kalergi dichiara che gli abitanti dei futuri “Stati Uniti d’Europa” non saranno i popoli originali del Vecchio continente, bensì una sorta di subumanità resa bestiale dalla mescolanza razziale. Egli afferma senza mezzi termini che è necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multietnico senza qualità e facilmente dominabile dall’elite al potere.
«L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura  eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità». [2]
 Ecco come Gerd Honsik descrive l’essenza del Piano Kalergi
Kalergi proclama l’abolizione del diritto di autodeterminazione dei popoli e, successivamente, l’eliminazione delle Nazioni per mezzo dei movimenti etnici separatisti o l’immigrazione allogena di massa.  Affinché l’Europa sia dominabile dall‘elite, pretende di trasformare i popoli omogenei in una razza mescolata di bianchi, negri e asiatici. A questi meticci egli attribuisce crudeltà, infedeltà e altre caratteristiche che, secondo lui, devono essere create coscientemente perché sono indispensabili per conseguire la superiorità dell’elite.
Eliminando per prima la democrazia, ossia il governo del popolo, e poi il popolo medesimo attraverso la mescolanza razziale, la razza bianca deve essere sostituita da una razza meticcia facilmente dominabile.
Abolendo il principio dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge e evitando qualunque critica alle minoranze con leggi straordinarie che le proteggano, si riuscirà a reprimere la massa.
I politici del suo tempo diedero ascolto a Kalergi, le potenze occidentali si basarono sul suo piano e le banche, la stampa e i servizi segreti americani finanziarono i suoi progetti.  I capi della politica europea sanno bene che è lui l’autore di questa Europa che si dirige a Bruxelles e a Maastricht.  Kalergi, sconosciuto all’opinione pubblica, nelle classi di storia e tra i deputati è considerato come il padre di Maastricht e del multiculturalismo. La novità del suo piano non è che accetta il genocidio come mezzo per raggiungere il potere, ma che pretende creare dei subumani, i quali grazie alle loro caratteristiche negative come l’incapacità e l’instabilità, garantiscano la tolleranza e l’accettazione di quella “razza nobile”. [3] 

DA KALERGI AI NOSTRI GIORNI
Benché nessun libro di scuola parli di Kalergi, le sue idee sono rimaste i principi ispiratori dell’odierna Unione Europea.
La convinzione che i popoli d’Europa debbano essere mescolati con negri e asiatici per distruggerne l’identità e creare un’unica razza meticcia, sta alla base di tutte le politiche comunitarie volte all’integrazione e alla tutela delle minoranze. Non si tratta di principi umanitari, ma di direttive emanate con spietata determinazione per realizzare il più grande genocidio della storia.
In suo onore è stato istituito il premio europeo Coudenhove-Kalergi che ogni due anni premia gli europeisti che si sono maggiormente distinti nel perseguire il suo piano criminale. Tra di loro troviamo nomi del calibro di Angela Merkel o Herman Van Rompuy.
L’incitamento al genocidio è anche alla base dei costanti inviti dell’ONU ad accogliere milioni di immigrati per compensare la bassa natalità europea.
Secondo un rapporto diffuso all’inizio del nuovo millennio, gennaio 2000, nel rapporto della “Population division” (Divisione per la popolazione) delle Nazioni Unite a New York, intitolato: “Migrazioni di ricambio: una soluzione per le popolazioni in declino e invecchiamento, l’Europa avrebbe bisogno entro il 2025 di 159 milioni di immigrati.
Ci si chiede come sarebbe possibile fare stime così precise se l’immigrazione non fosse un piano studiato a tavolino. È certo infatti che la bassa natalità di per sé potrebbe essere facilmente invertita con idonei provvedimenti di sostegno alle famiglie. È altrettanto evidente che non è attraverso l’apporto di un patrimonio genetico diverso che si protegge il patrimonio genetico europeo, ma che così facendo se ne accelera la scomparsa.
L’unico scopo di queste misure è dunque quello di snaturare completamente un popolo, trasformarlo in un insieme di individui senza più alcuna coesione  etnica, storica e culturale.
In breve, le tesi del Piano Kalergi hanno costituito e costituiscono tutt’oggi il fondamento delle politiche ufficiali dei governi volte al genocidio dei popoli europei attraverso l’immigrazione di massa.
G. Brock Chisholm, ex direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità  (OMS), dimostra di avere imparato bene la lezione di Kalergi quando afferma: «Ciò che in tutti i luoghi la gente deve fare è praticare la limitazione delle nascite e i matrimoni misti (tra razze differenti), e ciò in vista di creare una sola razza in un mondo unico dipendente da un’autorità centrale»[4] 

CONCLUSIONE
Se ci guardiamo attorno il piano Kalergi sembra essersi pienamente realizzato.
Siamo di fronte ad una vera terzomondializzazione dell’Europa. L’assioma portante della “Nuova civiltà” sostenuta dagli evangelizzatori del Verbo multiculturale, è l’adesione all’incrocio etnico forzato.
Gli europei sono naufragati nel meticciato, sommersi da orde di immigrati afro-asiatici. La piaga dei matrimoni misti produce ogni anno migliaia di nuovi individui di razza mista: i “figli di Kalergi”.
Sotto la duplice spinta della disinformazione e del rimbecillimento umanitario operato dai mezzi di comunicazione di massa si è insegnato agli europei a rinnegare le proprie origini, a disconoscere la propria identità etnica.
I sostenitori della Globalizzazione si sforzano di convincerci che rinunciare alla nostra identità è un atto progressista e umanitario, che il “razzismo” è sbagliato, ma solo perché vorrebbero farci diventare tutti come ciechi consumatori.  
È più che mai necessario in questi tempi reagire alle menzogne del Sistema, ridestare lo spirito di ribellione negli europei. Occorre mettere sotto gli occhi di tutti il fatto che l’integrazione equivale a un genocidio. Non abbiamo altra scelta, l’alternativa è il suicidio etnico: il piano Kalergi.
  
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NOTE
 1) Tra i suoi seguaci della prima ora si incontrano i politici cechi Masarik e Benes, così come il banchiere Max Warburg che ha messo a sua disposizione i primi 60.000 marchi. Il cancelliere austriaco Monsignor Ignaz Seipel e il successivo presidente austriaco Karl Renner si incaricarono successivamente di guidare il movimento Paneuropa. Kalergi stesso indicava che alti politici francesi approvavano il suo movimento per reprimere la ripresa della Germania. Così il primo ministro francese Edouard Herriot e il suo governo, come i leaders britannici di tutti gli ambiti politici e, tra loro, il redattore capo del Times, Noel Baker, caddero nelle macchinazioni di questo cospiratore. Infine riuscì ad attrarre Winston Churchill.
Nello stesso anno, quello che più tardi si trasformerà nel genocida ceco di 300.000 tedeschi dei Sudeti, Edvard Benes, fu nominato presidente onorario. Egli ha finora quasi disconosciuto Kalergi, ma negoziava anche con Mussolini per restringere il diritto di autodeterminazione degli austriaci e favorire ancora di più le Nazioni vittoriose, ma fallì.
Nell’interminabile lista degli alti politici del XX secolo, c’è da menzionare particolarmente Konrad Adenauer, l’ex ministro della giustizia spagnolo, Rios, e John Foster Dulles (EEUU).  Senza rispettare i fondamenti della democrazia e con l’aiuto del New York Times e del New York Herald Tribune, Kalergi presentò al Congresso Americano il suo piano.
Il suo disprezzo per il governo popolare lo manifestò in una frase del 1966, nella quale ricorda la sua attività del dopoguerra: «I successivi cinque anni del movimento Paneuropeo furono dedicati principalmente a questa meta: con la mobilitazione dei parlamenti si trattava di forzare i governi a costruire la Paneuropa».  
Aiutato da Robert Schuman, ministro degli esteri francese, Kalergi riesce a togliere al popolo tedesco la gestione della sua produzione dell’acciaio, ferro e carbone e la trasferisce a sovranità sovranazionale, ossia antidemocratica. Appaiono altri nomi: De Gasperi, il traditore dell’autodeterminazione dei tirolesi del sud, e Spaak, il leader socialista belga. Finge di voler stabilire la pace tra il popolo tedesco e quello francese, attraverso gli eredi di Clemenceau, quelli che idearono il piano genocida di Versailles. E negli anni venti sceglie il colore azzurro per la bandiera dell’Unione Europea.
Il ruolo guida di Kalergi nella creazione dell’Europa multiculturale e nella restrizione del potere esecutivo dei parlamenti e dei governi, è evidente ai giorni nostri, e si palesa col conferimento del premio “Coudenhove Kalergi” dal cancelliere Helmut Kohl come ringraziamento per seguire questo piano, così come l’elogio e l’adulazione del potente personaggio da parte del massone e politico europeo il primo ministro del Lussemburgo, Junker.
Nel 1928 si aggiunsero celebri politici e massoni francesi: Leon Blum (più tardi primo ministro), Aristide Briand, E. M. Herriot, Loucheur. Tra i suoi associati si incontrava gente molto diversa come lo scrittore Thomas Mann e il figlio del Kaiser, Otto d’Asburgo.  Tra i suoi promotori, a parte i già menzionati Benes, Masarik e la banca Warburg, si incontrava anche il massone Churchill, la CIA, la loggia massonica B’nai B’rith, il “New York Times” e tutta la stampa americana.
Kalergi fu il primo a cui fu assegnato il premio Carlomagno nella località di Aachen; e quando lo ricevette Adenauer, Kalergi era presente.  Nel 1966 mantiene i contatti con i suoi collaboratori più importanti. Tutti coloro che sono stati insigniti di questo premio fanno parte del circolo di Kalergi e della massoneria, o si sforzarono di rappresentare gli interessi degli USA in Germania.
Nell’anno 1948 Kalergi riesce a convertire il “Congresso degli europarlamentari” di Interlaken in uno strumento per obbligare i governi a tornare a occuparsi della “questione europea”, vale a dire, a realizzare il suo piano. Proprio allora si fonda il Consiglio europeo e in cima alla delegazione tedesca troviamo Konrad Adenauer appoggiato dalla CIA.
(Gerd Honsik, “Il Piano Kalergi”) ^
 2) Kalergi, Praktischer Idealismus ^
 3) Honsik, op.cit. ^
 4) «USA Magazine», 12/08/1955 ^

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