Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

lunedì 23 agosto 2010

La testimonianza di Rose Busingye (Contributi 362)

Dal Sussidiario la cronaca di un incontro al Meeting di Rimini

Al cuore dell’esperienza: rinati in un incontro
Ieri, nella Sala A1, gremita di persone, si sono ritrovati sul palco per l’appuntamento “Al cuore dell’esperienza: rinati in un incontro”. quattro ragazzi ugandesi con Rose Busingye

«Mio padre e mia madre sono stati bruciati. Il mondo ha acquistato per me i caratteri di un buio totale: vivevo un terrore di morte. (…) Ricordo, come se fosse il mio compleanno, quel giorno del 2007, in cui padre Carrón è venuto in Uganda, lo sguardo con cui mi guardava. Il mio cuore è tornato a sobbalzare. Sono stato, siamo stati sopraffatti da uno sguardo e la nostra vita è diventata una canzone»: si tratta di alcuni passaggi della della testimonianza di George William Emalu, la prima del Meeting di Rimini di quest’anno, nella Sala A1, gremita di persone, per l’appuntamento “Al cuore dell’esperienza: rinati in un incontro”. Sul palco, insieme a George William, altri quattro ragazzi ugandesi, Rose Busingye, responsabile del Meeting Point di Kampala, e Davide Perillo, direttore del mensile “Tracce”. Cinque storie diverse quelle raccontate, ma con alcuni tratti comuni: esperienze di vita difficilissime segnate da sofferenze drammatiche e ferite aperte, poi il rapporto col Meeting Point e con Rose, infine l’incontro con don Carrón con tutto quel che ne è seguito (richiesta del battesimo, decisione di “seguire quell’uomo”…).
Per Cesar Nyeko, oggi ventiduenne, genitori uccisi dai ribelli, lo spunto per incontrare il Meeting Point è venuto dal lavoro del fratello in una cava di pietre: «C’erano delle donne povere e malate che cantavano e ballavano. Potevano sembrare pazze. Qualcuno ci ha detto che erano delle donne del Meeting Point». L’incontro con Carrón lo descrive in questi termini: «Ho visto in lui uno sguardo che mi ha ribaltato: sembrava che potesse unire i frammenti della mia vita. Si apriva anche per me una possibilità». Fredy Komenach, ventun anni, anche lui coi genitori prelevati e uccisi dai ribelli, ricorda di essere stato “intrigato” da un’affermazione di Rose: «Tu hai un valore!». Pure Fredy parla dello «splendido sguardo di padre Carrón: Ho incominciato a seguire quello sguardo all’interno del quale ho incontrato anche Cristo. Ho rincontrato, quindi, anche i miei genitori. E così ho tutto nella vita». Toccanti anche i racconti di Deogracious Droma Adrawa e Denis Oryem Ocello.

Rose Busyngye ha raccontato il contraccolpo che ha avuto per lei l’incontro coi giovani ugandesi intervenuti a Rimini: «Era evidente che a questi ragazzi qualcosa era successo. Loro sono cambiati, ascoltando Carrón. Li vedevo commossi, mentre io non lo ero. Dopo la morte di Giussani, infatti, mi sembrava che il mio mondo fosse finito. Ad un certo punto ho dovuto seguirli; perché il Mistero chiama chi vuole e quando vuole. Anch’io ho cominciato a seguire Carrón non più come un capo, ma guardando ciò che sta guardando Carrón. E così sono diventata una cosa solo con loro».
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