Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

sabato 15 dicembre 2012

L’Angelo Custode / 1

I brani seguenti sono tratti da un opuscolo del Can. Zaverio Peyron di Torino (1862-1944) che, durante tutta la sua vita ebbe una devozione tenerissima e filiale oltre che una familiarità eccezionale con il suo angelo custode. 
Sono pagine che, benché pubblicate nel 1923, sono sempre attuali e scritte in modo semplice e chiaro; l’opuscolo è stato pubblicato con l’Imprimatur della Curia di Torino. 

Angelo di Dio
Dio non solo ha popolato tutto il mondo visibile che noi conosciamo di uomini, animali, piante, minerali, ecc., ma ancora di una moltitudine immensa di altre creature superiori a noi, spirituali e intelligenti che abbelliscono il Paradiso e adorano Dio attorno al suo trono e lo lodano continuamente. Una parte di questi spiriti angelici sono destinati alla custodia della Chiesa, delle famiglie e degli individui in particolare e perciò vengono detti angeli custodi. L’uomo con la sua mente limitata e ignorante delle cose celesti, non potrà mai comprendere adeguatamente la dignità, la bellezza, le qualità del suo angelo custode e quindi non potrà mai tributargli l’ossequio che si merita. 
Gli angeli sono: nobilissimi, intelligentissimi, potentissimi. 
Nobilissimi – Gli angeli custodi sono nobilissimi per creazione perché destinati ad essere i principi della Corte celeste e gli ambasciatori della volontà di Dio che li arricchì di doni degni di una tale posizione. Sono nobilissimi per gloria, perché nella lotta con Lucifero e i suoi seguaci ne uscirono vittoriosi e quindi hanno una ricompensa che li fa rifulgere di onori speciali. Nobilissimi rispetto a noi: perché qualunque dignità di questo mondo non può stare a paragone di quella angelica. 
Intelligentissimi – Gli angeli custodi, essendo esseri essenzialmente spirituali, sono perfettamente intelligenti: illuminati direttamente da Dio vedono di ogni cosa la sua natura ed essenza, senza bisogno di ragionamenti ed istruzioni altrui. Non avendo bisogno dei sensi esterni, come ha bisogno l’uomo, per apprendere, non sono soggetti a tutte quelle illusioni in cui cadono gli uomini. Essi conoscono quindi con chiarezza e senza pericoli di errore la volontà di Dio e il nostro bene, la malizia del demonio e tutti i suoi inganni, tutte le verità di Fede, ogni rimedio ai mali fisici e morali, ogni causa ed effetto di questa terra. Mentre la loro intelligenza è perfetta, la loro volontà è tutta santa ed indirizzata al conseguimento della nostra felicità eterna. Fortunato colui che, quale docile Tobia, si lascia dirigere dal suo angelo custode! Costui non avrà mai a rimpiangere di essersi ingannato, ma, come Tobia, finirà il suo pellegrinaggio qui sulla terra benedicendo Iddio e ringraziando “il suo Arcangelo Raffaele”. 
Potentissimi – I nostri angeli custodi, operando sempre in piena conformità agli ordini di Dio, sono forti della stessa forza di Dio a cui nulla può resistere. 
Vuoi conoscere, dice S. Tommaso di Villanova (1488-1555), la potenza dell’angelo? Un solo angelo che Dio aveva dato al popolo ebraico per condurlo alla terra promessa uccise tutti i primogeniti d’Egitto in una sola notte, asciugò il mare, sommerse i cocchi e l’esercito del Faraone. Un angelo tanto può chiudere la bocca a leoni affamati per salvare Daniele, quanto impedire alla fornace ardente di Nabucodonosor di bruciare Sidrac, Misach e Abdenago. Alla voce dell’angelo un giorno tutte le tombe si scoperchieranno e resusciteranno i morti. 
Nulla può superare la forza dell’angelo perché Dio combatte con esso. Ben diversa invece è la forza dei demoni perché sono angeli decaduti e quindi, se sono pieni di odio e di malizia, hanno però perduta la loro originaria intelligenza e forza: sono come cani arrabbiati con la museruola e attaccati alla catena, che non possono fare se non quello che Dio permette e non possono nuocere se non a chi è imprudente
Un solo angelo è più forte di qualunque legione di demoni. Lo sperimentò molte volte S. Francesca Romana, assediata sovente da orribili demoni che le comparivano urlanti, di statura gigantesca e con continue minacce di ucciderla: bastava che il suo angelo custode, che sovente le compariva sotto forma di piccolo fanciullo dai capelli dorati, muovesse un solo capello, perché tutti quegli orribili demoni fuggissero spaventati. 
... che sei il mio custode... 
Il trovare un vero amico che ci aiuti e sia tutto dedicato a noi con amore, con costanza e con disinteresse è cosa ben difficile. Non è così dell’angelo custode, un vero amico sicuro, fedele, unico nel suo genere, che ci accompagna per comando divino, con amore e senza apparire. 
Per comando divino 
– Se abbiamo un angelo al nostro fianco per assisterci non è per condiscendenza sua o nostra volontà, ma per decreto di Dio. Nei Salmi è scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede” (Salmo 91, 11). 
Quanto dobbiamo ringraziare il buon Dio di questo comando! Se l’assistenza angelica fosse solo effetto dell’amore degli angeli, saremmo certi di averli ancora con noi, dopo tanti rifiuti che abbiamo dato alle loro buone ispirazioni? Stanchi di noi forse ci avrebbero già abbandonati. Se fossimo noi che con le nostre suppliche li avessimo chiamati a custodirci, saremmo certi di essere esauditi?… di averli sempre?… almeno nei momenti più critici?… Ma, dato che ciò risponde ad una disposizione di Dio, noi siamo invece certi che tutti abbiamo un angelo custode indipendentemente dalla nostra santità, l’abbiamo sempre, dalla nascita alla morte. L’assistenza è perfetta perché l’angelo è creatura perfetta che ubbidisce a Dio senza debolezze, ritardi, infedeltà. 
Con amore 
– Gli angeli custodi ci vogliono bene: 
1) per rispetto a Dio perché, amando Dio, amano quelli che a Lui appartengono; 
2) per rispetto a noi perché siamo i loro fratelli destinati a prendere il posto degli angeli ribelli e scacciati e quindi facciamo parte della loro famiglia celeste; 
3) perché noi siamo infelici e sofferenti e quindi degni di aiuto: siamo quindi occasione a loro di esercitare lo spirito di carità a cui si informano tutti gli eletti. 
La custodia degli angeli è tutta amorosa e fatta con gioia, con fervore, con soavità. 
Senza apparire 
– Anche se molte volte nella Sacra Scrittura e nelle vite dei Santi leggiamo di apparizioni di angeli, ordinariamente però gli angeli operano invisibilmente: sia perché tale è la loro natura spirituale, sia perché la loro manifestazione non è necessaria, sia infine per dare a noi una grande lezione di umiltà e disinteresse operando di nascosto per amor di Dio. ... 
illumina... 
Per comprendere quanto sia importante per noi questo primo incarico di illuminarci, basta considerare: 
1) perché ci illumina, 
2) su che cosa ci illumina, 
3) come ci illumina. 
Perché ci illumina: 
a. perché la nostra mente è nata nell’ignoranza ed ottenebrata dal peccato originale, quindi soggetta a molti errori; 
b. perché il demonio non dorme, ma è sempre attorno a noi per tentarci al male: cominciando da Adamo ed Eva fino ai nostri giorni, infinito è il numero dei caduti nella sua schiavitù. 
Come si vede, l’opera dell’angelo custode di illuminarci non potrebbe essere più utile, né più provvidenziale. Riconosciamo dunque il dono prezioso che ci fa Dio dandoci l’angelo custode, maestro infallibile ed illuminato e restiamo prudenti e vigilanti sotto la sua guida, prudenti per udire solo la sua voce, vigilanti per invocarlo sovente. 
Su che cosa ci illumina 
- L’angelo custode ci illumina su tutto quello che può essere di gloria a Dio e di bene delle anime nostre. Oltre episodi descritti nella Bibbia, sappiamo che molti santi, S. Ildegarda, S. Geltrude, S. Brigida, S. Francesco d’Assisi e altri santi ebbero dall’angelo custode cognizioni altissime di mistica e perfezione. Invochiamolo e potremo essere illuminati sulla fede, sulle virtù, sui pericoli ed inganni del demonio e su qualunque altra notizia che sia utile per noi. Se con tanto maestro il mondo è così poco illuminato è perché il mondo né pensa né stima né invoca l’angelo custode. 
Come ci illumina 
– Sebbene molte volte l’angelo abbia parlato con voce sensibile, come fece con Maria SS., con il profeta Daniele, con Zaccaria, con le pie donne al Sepolcro di Gesù, con S. Francesca Romana, ecc., di regola insegna con dolci inviti, taciti stimoli che sono altrettante voci del cuore. Egli risveglia nella sopita memoria le alte cose di Dio e ne fa conoscere l’importanza. La voce dell’angelo non è voce umana e sonora che tutti possano udire, ma voce angelica, cioè soprannaturale e quindi è necessaria una speciale grazia per udirla. Tutti, se vogliono, possono averla questa grazia, ma bisogna meritarla con la nostra corrispondenza e preghiera. 
Il pellegrino che viaggia in luoghi pericolosi e sconosciuti, non solo deve essere illuminato sulla retta via da scegliere, ma è importante che sia custodito dai nemici della strada, sia sorretto se per la stanchezza viene meno e finalmente sia governato sul suo modo di viaggiare se è persona imprudente o inesperta. 
Questo pellegrino che ha bisogno di essere custodito, sorretto e governato siamo noi e a tutto questo pensa il nostro angelo custode. Il suo ufficio è quello di: custodirci, sorreggerci, governarci.
[continua]
-----------

mercoledì 12 dicembre 2012

La Vergine di Guadalupe (Santi 8)

Vergine Santa di Guadalupe, Regina della Pace! 
Salva le nazioni e i popoli del Continente. 
Fa' sì che tutti, governanti e cittadini, imparino a vivere nell'autentica libertà agendo secondo le esigenze della giustizia e il rispetto dei diritti umani, affinché la pace si consolidi definitivamente. 

Giovanni Paolo II
-----

lunedì 10 dicembre 2012

Asia Bibi, condannata a morte perché cristiana (Contributi 771)

Leggo e riporto questo articolo di Antonio Socci: 

Asia Bibi, una madre di cinque figli, è in carcere da tre anni ed è stata condannata a morte per impiccagione perché cristiana a 1700 anni esatti dall'Editto di Costantino. 
La libertà di coscienza, cioè il riconoscimento pubblico della dignità umana, cominciò proprio quel giorno di febbraio del 313. 
Il primo seme (ancora tanta strada c’era da fare) fu proprio quell'Editto di Milano, firmato da Costantino, a cui è dedicata la grande mostra che si è appena aperta a Palazzo Reale del capoluogo lombardo. 
L’editto concedeva “anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita” e decretò quindi “che non si debba vietare a nessuno la libera facoltà di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella religione che ciascuno reputi più adatta a se stesso”. 
Da lì, pian piano, sarebbero nate tutte le libertà (infatti con quella dichiarazione di fatto iniziava a nascere anche la laicità dello Stato, perché il potere non poteva più essere divinizzato). 
Eppure oggi, a 1700 anni da quella storica svolta, i cristiani nel mondo continuano ad essere perseguitati e massacrati per la loro fede in Gesù Cristo. Anzi, lo sono oggi più ancora che nell'antica Roma. 
Il caso simbolo è appunto quello di Asia Bibi, una madre di cinque figli. Dal giugno 2009 è rinchiusa in una cella senza finestre nel carcere di Sheikhupura in Pakistan. Ha subito atrocità e umiliazioni ed è stata condannata a morte per la sola “colpa” di essere cristiana.  
In questo paese a stragrande maggioranza musulmana infatti il regime fondamentalista da anni ha varato la terrificante “legge sulla blasfemia” che è come un spada di Damocle sui cristiani, la cui vita, i cui figli, i cui beni sono così alla mercé di chiunque li denunci di aver offeso Maometto. 
Ieri (8/12/2012) “Avvenire” ha pubblicato una lettera di Asia Bibi dove fra l’altro si legge: “Un giudice, l’onorevole Naveed Iqbal, un giorno è entrato nella mia cella e, dopo avermi condannata a un morte orribile, mi ha offerto la revoca della sentenza se mi fossi convertita all’islam”. 
Questa mamma coraggio gli ha risposto: “preferisco morire da cristiana, che uscire dal carcere da musulmana". ‘Sono stata condannata perché cristiana – gli ho detto -. Credo in Dio e nel suo grande amore. Se lei mi ha condannata a morte perché amo Dio, sarò orgogliosa di sacrificare la mia vita per Lui’ ”. 
Sono parole impressionanti, pronunciate da una povera donna inerme, alla mercé dei suoi aguzzini, con cinque figli piccoli che l’aspettano in una povera casa. 
Parole che sembrano davvero tratte dagli “Atti dei martiri” dei primi secoli cristiani. 
Là in Pakistan del resto perfino uno dei pochi cristiani importanti come Shahbaz Bhatti e un saggio governatore musulmano (di idee liberali) come Salman Taseer sono stati ferocemente assassinati per aver chiesto pubblicamente l’abolizione dell’assurda “legge sulla blasfemia” e la liberazione di Asia Bibi. 
C’è qualcuno in Occidente, dove tutti strologhiamo, stando comodi al caldo (e ci piace pure fare i “martiri” per la minima controversia), che sa commuoversi per questo vero e drammatico atto di eroismo? 
C’è un municipio che esporrà l’immagine di Asia Bibi o – trattandosi di una cristiana – non interessa a nessuno? 
Noi cristiani, semplici fedeli, sacerdoti, religiosi, vescovi e alti prelati ci sentiamo davvero toccati da una testimonianza così? 
E se fosse chiesto a noi di rischiare – non dico la vita, ma – qualcosa per la nostra fede, saremmo pronti a dire di sì o rinnegheremmo Gesù Cristo? 
E i nostri giornali e i nostri intellettuali, sempre pronti a firmare appelli per tutte le cause “politically correct”, anche meritevoli come quelle di Salman Rushdie o di Sakineh, emetteranno almeno un vagito per Asia Bibi? Dove sono tutti quei seguaci di Voltaire i quali amano ripetere quella frase (che Voltaire non ha mai pronunciato) secondo cui – pur non condividendo le idee dell’avversario – bisogna essere disposti a dare la vita per permettergli di professarle? 
Non ne ho mai visti di eroi simili dalle nostre parti. Dove, del resto, non è chiesto così tanto, ma basterebbe una innocua presa di posizione. 
Perché il Pakistan non è proprio un paesello sperduto, ma una potenza nucleare di 180 milioni di abitanti – il sesto più popoloso del mondo – con un peso geopolitico molto forte.  
Per inciso, la potenza ad esso avversa è l’India e anche lì i cristiani non se la passano per niente bene: basti ricordare le atrocità commesse contro di loro da fondamentalisti indù in Orissa. 
D’altra parte quello di Asia Bibi è solo uno dei tantissimi casi di cristiani perseguitati. La voce di Benedetto XVI è l’unica ad alzarsi in loro difesa (e in difesa di tutti i perseguitati). Ma sembra del tutto inascoltata. I cristiani sono tornati ad essere “la spazzatura del mondo”. 
Il 5 novembre scorso Angela Merkel ha sottolineato che “il cristianesimo è la religione più perseguitata del mondo”. Ebbene, è stata subissata da critiche, anche da associazioni che si occupano di diritti umani. Perché non è “politically correct” affermare una cosa simile. 
Eppure la benemerita associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”, nel suo “Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo”, ha rilevato che tre casi di discriminazione su quattro (cioè il 75 per cento) riguardano i cristiani. 
D’altra parte il Novecento è stato per i cristiani un’immane macelleria. Certo, è stato un secolo di genocidi per tanti altri gruppi umani – a cominciare dal caso più satanico, la Shoah – ma fortunatamente si tratta di orrori universalmente riconosciuti, denunciati e aborriti come tali da tutti noi. 
Solo i cristiani pare non abbiano diritto a essere annoverati fra le vittime e i perseguitati. Loro e la Chiesa devono stare sempre e solo sul banco degli accusati o degli irrisi. E senza lamentarsi. 
Eppure i cristiani nel Novecento sono stati massacrati a tutte le latitudini e sotto tutti i regimi. E i dati sono impressionanti e sconosciuti. 
Quando, dieci anni fa, scrissi un libro su queste persecuzioni (“I nuovi perseguitati”, Piemme), cercai dei dati statistici ufficiali, di fonte neutra. 
Dunque consultai la ricerca sociologica più autorevole, appena uscita presso Oxford University Press, ovvero la “World Christian Encyclopedia” di David B. Barrett, George T. Kurian e Todd M. Johnson. Da cui appresi che, nei duemila anni di storia cristiana, si potevano quantificare in circa 70 milioni coloro che erano stati ammazzati, per via diretta o indiretta, a causa della loro fede in Gesù. Ma 45 milioni e mezzo erano martiri del XX secolo. 
E tuttora ogni anno le vittime si contano in migliaia. Erano (e sono) dati sconvolgenti, però ignorati dai media. 
A 1700 anni dall'Editto di Costantino che introdusse nel mondo la libertà di coscienza, una donna cristiana, condannata a morte solo per la sua fede, dal buio del suo carcere, scrive adesso parole che dovrebbero emozionare tutti. 
Parole che sembrano arrivare dai primi secoli cristiani e che mostrano ancora oggi che il cristianesimo entrò nel mondo con un annuncio rivoluzionario: mentre le religioni pagane sacralizzavano il Potere, Gesù Cristo sacralizzava la dignità e la libertà di ogni singolo, piccolo essere umano. 
Gesù, nostro Signore e Salvatore” scrive Asia Bibi “ci ama come esseri liberi e credo che la libertà di coscienza sia uno dei tesori più preziosi che il nostro Creatore ci ha dato, un tesoro che dobbiamo proteggere”. 
Ecco perché il caso di Asia Bibi riguarda chiunque abbia a cuore la propria libertà. 
------
PER CHI VUOL FARE QUALCOSA PER ASIA BIBI 
 Si può far avere la nostra protesta alle autorità pakistane. Riprendo, da “Avvenire” di oggi: 
“E’ possibile 
scrivere all’Ambasciata pachistana, via della Camilluccia 682, 00135 Roma
oppure inviare un fax al numero 06-36301936
o spedire una mail all’indirizzo pareprome1@tiscali.it ”.
--------

domenica 9 dicembre 2012

Domenica II avvento 9-dic-2012 (Angelus 112)

Cari fratelli e sorelle! 
Nel Tempo di Avvento la liturgia pone in risalto, in modo particolare, due figure che preparano la venuta del Messia: la Vergine Maria e Giovanni Battista. Oggi san Luca ci presenta quest’ultimo, e lo fa con caratteristiche diverse dagli altri Evangelisti. «Tutti e quattro i Vangeli mettono all'inizio dell’attività di Gesù la figura di Giovanni Battista e lo presentano come il suo precursore. San Luca ha spostato indietro la connessione tra le due figure e le loro rispettive missioni … Già nel concepimento e nella nascita, Gesù e Giovanni sono messi in rapporto tra loro» (L’infanzia di Gesù, 23). Questa impostazione aiuta a comprendere che Giovanni, in quanto figlio di Zaccaria ed Elisabetta, entrambi di famiglie sacerdotali, non solo è l’ultimo dei profeti, ma rappresenta anche l’intero sacerdozio dell’Antica Alleanza e perciò prepara gli uomini al culto spirituale della Nuova Alleanza, inaugurato da Gesù (cfr ibid. 27-28). Luca inoltre sfata ogni lettura mitica che spesso si fa dei Vangeli e colloca storicamente la vita del Battista, scrivendo: «Nell'anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore … sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa» (Lc 3,1-2). All'interno di questo quadro storico si colloca il vero grande avvenimento, la nascita di Cristo, che i contemporanei non noteranno neppure. Per Dio i grandi della storia fanno da cornice ai piccoli! 
Giovanni Battista si definisce come la «voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri» (Lc 3,4). La voce proclama la parola, ma in questo caso la Parola di Dio precede, in quanto è essa stessa a scendere su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto (cfr Lc 3,2). Egli quindi ha un grande ruolo, ma sempre in funzione di Cristo. Commenta sant'Agostino: «Giovanni è voce. Del Signore invece si dice: “In principio era il Verbo” (Gv 1,1). Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio. Se alla voce togli la parola, che cosa resta? Un vago suono. La voce senza parola colpisce bensì l’udito, ma non edifica il cuore» (Discorso 293, 3: PL 38, 1328). A noi il compito di dare oggi ascolto a quella voce per concedere spazio e accoglienza nel cuore a Gesù, Parola che ci salva. In questo Tempo di Avvento, prepariamoci a vedere, con gli occhi della fede, nell'umile Grotta di Betlemme, la salvezza di Dio (cfr Lc 3,6). Nella società dei consumi, in cui si è tentati di cercare la gioia nelle cose, il Battista ci insegna a vivere in maniera essenziale, affinché il Natale sia vissuto non solo come una festa esteriore, ma come la festa del Figlio di Dio che è venuto a portare agli uomini la pace, la vita e la gioia vera. 
Alla materna intercessione di Maria, Vergine dell’Avvento, affidiamo il nostro cammino incontro al Signore che viene, per essere pronti ad accogliere, nel cuore e in tutta la vita, l’Emmanuele, Dio-con-noi.
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ 

sabato 8 dicembre 2012

Immacolata Concezione (Angelus 111)

Cari fratelli e sorelle! 
A tutti voi, buona festa di Maria Immacolata! In questo Anno della fede vorrei sottolineare che Maria è l’Immacolata per un dono gratuito della grazia di Dio, che ha trovato, però, in Lei perfetta disponibilità e collaborazione. In questo senso ella è “beata” perché «ha creduto» (Lc 1,45), perché ha avuto una fede salda in Dio. Maria rappresenta quel «resto di Israele», quella radice santa che i profeti hanno annunciato. In lei trovano accoglienza le promesse dell’antica Alleanza. In Maria la Parola di Dio trova ascolto, ricezione, risposta, trova quel «sì» che le permette di prendere carne e venire ad abitare in mezzo a noi. In Maria l’umanità, la storia si aprono realmente a Dio, accolgono la sua grazia, sono disposte a fare la sua volontà. Maria è espressione genuina della Grazia. Ella rappresenta il nuovo Israele, che le Scritture dell’Antico Testamento descrivono con il simbolo della sposa. E san Paolo riprende questo linguaggio nella Lettera agli Efesini là dove parla del matrimonio e dice che «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata» (5,25-27). I Padri della Chiesa hanno sviluppato questa immagine e così la dottrina dell’Immacolata è nata prima in riferimento alla Chiesa vergine-madre, e successivamente a Maria. Così scrive poeticamente Efrem il Siro: «Come i corpi stessi hanno peccato e muoiono, e la terra, loro madre, è maledetta (cfr Gen 3,17-19), così a causa di questo corpo che è la Chiesa incorruttibile, la sua terra è benedetta fin dall'inizio. Questa terra è il corpo di Maria, tempio nel quale un seme è stato deposto» (Diatessaron 4, 15: SC 121, 102). 
La luce che promana dalla figura di Maria ci aiuta anche a comprendere il vero senso del peccato originale. In Maria, infatti, è pienamente viva e operante quella relazione con Dio che il peccato spezza. In lei non c’è alcuna opposizione tra Dio e il suo essere: c’è piena comunione, piena intesa. C’è un «sì» reciproco, di Dio a lei e di lei a Dio. Maria è libera dal peccato perché è tutta di Dio, totalmente espropriata per Lui. E’ piena della sua Grazia, del suo Amore. 
In conclusione, la dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria esprime la certezza di fede che le promesse di Dio si sono realizzate: che la sua alleanza non fallisce, ma ha prodotto una radice santa, da cui è germogliato il Frutto benedetto di tutto l’universo, Gesù, il Salvatore. L’Immacolata sta a dimostrare che la Grazia è capace di suscitare una risposta, che la fedeltà di Dio sa generare una fede vera e buona.  Cari amici, questo pomeriggio, com'è consuetudine, mi recherò in Piazza di Spagna, per l’omaggio a Maria Immacolata. Seguiamo l’esempio della Madre di Dio, perché anche in noi la grazia del Signore trovi risposta in una fede genuina e feconda.
---------

venerdì 7 dicembre 2012

Immacolata (Contributi 770)

Una meditazione di Padre Scozzaro: 

1) MARIA SANTISSIMA NON HA COMMESSO NEANCHE UNA IMPERFEZIONE 
Non conveniva a Dio avere una Madre Immacolata? Certo, perché anche un uomo, potendo scegliere una madre, sceglie la migliore e le dona ciò che ha di meglio. Dio, che è la Sapienza, non solo preparò come Sua Madre la migliore delle madri di tutti i tempi, ma, mostrandosi Dio soprattutto in questo, La preservò dal peccato originale, facendoLa nascere pura, incontaminata, eccelsa. Non solo, dato che Dio poteva, La ricolmò al momento della Concezione di Grazia, tanto che nell'Annunciazione, si poté chiamare Piena di Grazia, Tutta Santa, Maestosa davanti a Dio. 
Maria è stata preservata dal peccato originale in previsione dei meriti, che avrebbe acquistato Gesù. Maria è pre-redenta, cioè, redenta ancora prima della nascita della Redenzione universale operata da Gesù. 
Il Beato Duns Scoto afferma che “la Beata Vergine Maria alla Concezione del Figlio, Si trovò nella somma pienezza di Grazia, per cui, nessun’altra creatura -anche Angelica- poteva o potrebbe uguagliarLa in santità”.  
Se Maria non fosse nata Immacolata, Gesù avrebbe dimorato per nove mesi in un Corpo vinto dal diavolo, a causa del peccato originale. Ma di peggio, che Gesù doveva prendere Corpo dal Corpo di Maria, quindi anche il Suo Corpo sarebbe stato macchiato dalla bava del diavolo. Bene dice Sant'Alfonso, che “il Figlio di Dio avrebbe avuto orrore di prendere carne da una Sant'Agnese o Santa Teresa, perché queste Sante Vergini, prima del Battesimo furono macchiate dalla colpa. Ma non ebbe orrore di farSi Uomo nel Seno Immacolato di Maria”. 
Conveniva alla Madre di Dio essere preservata da ogni macchia di peccato, e questo privilegio divino, per elezione di Cristo, fece di Maria la degna Sposa dello Spirito Santo. 
Adamo ed Eva erano stati elevati ad un ordine soprannaturale, cioè, sopra il naturale, perciò Dio aveva detto Loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate su ogni essere vivente”(Gn 1,28). Però i due disobbedirono e persero la Grazia santificante per Sé e tutti i discendenti da Loro: tutta l’umanità. Questo peccato è originale e viene trasmesso ai discendenti per via di generazione, ma una sola Creatura fu preservata da questo peccato originale: l’Immacolata Concezione. Questo è un privilegio che neanche Abramo, Mosè, Davide, i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli e tutti i Santi hanno ricevuto. 
Sotto il diluvio del peccato originale, Dio salvò solo Maria, perchè Ella è la vera Arca della Divinità. L’Ufficio della Natività di Maria recita: “O Madre tenerissima, Trono di Dio e Chiesa delle nostre anime, prega Gesù perchè io possa trovar misericordia nel giorno del Giudizio”. 
 Già dopo il peccato di Adamo ed Eva, nel Protovangelo (Genesi 3,15) Dio parla di Maria, mentre annuncia il Redentore. “In questo oracolo -come scrive P. Stefano Maria Manelli- sono contenute tutte le Grandezze di Maria: Madre Divina, Madre-Vergine, Immacolata ed immune da ogni colpa attuale, associata al Redentore nell'opera redentiva, Madre e Mediatrice degli uomini, Assunta in Cielo in Anima e Corpo, Regina vittoriosa, unita al Figlio Re dell’Universo”. 
Scrive Cornelio A Lapide, che “come fu opera dell’Onnipotenza che Dio divenisse Uomo per opera d’una Vergine; così fu opera dell’infinita santità di Dio il preservarLa dal peccato originale, il santificarne l’Anima e il Corpo, renderLa degnamente idonea a concepire nel Suo Seno, l’Immacolato e Santo Verbo di Dio”. 

2) MARIA È IL PARADISO DI DIO 
Tutti siamo stati creati per la vita eterna, ma per ottenerla occorre conoscere i mezzi, ebbene, il mezzo più sicuro è la devozione all'Immacolata. San Bernardo dice, che giustamente “Maria è stata figurata all'Arca di Noè, perché in quella scamparono dal diluvio universale quanti vi si rifugiarono, così tutti quelli che si rifugiano sotto il manto di Maria, scampano dal naufragio della colpa e della dannazione eterna per salvarsi nel porto della beata eternità”. 
Il Papa Giovanni Paolo II ha affermato, che “sin dai primordi della Chiesa il culto mariano è destinato a promuovere l’adesione fedele a Cristo. Venerare la Madre di Dio significa affermare la divinità di Cristo. Infatti i Padri del Concilio di Efeso, proclamando Maria Theotokos, «Madre di Dio», intesero confermare la fede in Cristo, vero Dio”. 
La somma Dignità di Maria nessuna mente umana può intuirla, neanche quei Santi, che di Maria sono stati figli innamorati e scrittori illuminati, come: Sant'Efrem, San Girolamo, Sant'Ambrogio, Sant'Agostino, San Bernardo, Sant'Anselmo, Sant'Antonio da Padova, San Bonaventura, San Tommaso d’Aquino, Beato Duns Scoto, San Bernardino da Siena, San Lorenzo da Brindisi, Sant'Alfonso Maria dè Liguori, San Luigi Maria Grignon da Monfort, San Massimiliano Maria Kolbe. Per comprendere l’Immacolata avrebbero dovuto essere l’Immacolata, perché Maria Santissima è un mistero d’amore. 
La Chiesa tutta nella Solennità dell’Immacolata ripete: “Padre Santo, Tu hai preservato la Vergine Maria da ogni macchia di peccato originale, perchè Piena di Grazia, diventasse degna Madre del Tuo Figlio. Tu sopra ogni creatura La predestinavi per il Tuo popolo Avvocata di Grazia e Modello di Santità”. 
Essendo Immacolata, Piena di Grazia fin dal primo istante, tale da superare tutta la santità dei più grandi Santi al termine della Loro vita, Maria godette l’uso della ragione non appena l’Anima entrò nel Corpo; ebbe la scienza infusa, per cui aveva una conoscenza piena di Dio e Lo amava perfettamente; fu immune da ogni peccato attuale, cioè, non poteva commettere alcun peccato benchè minimo e neanche un’imperfezione, e questo per tutta la vita; praticò tutte le virtù in grado eroico, e non qualche virtù come i Santi, ma tutte le virtù e in modo straordinario; ebbe la pienezza di Grazia, di scienza, di potenza, di gloria. 
Maria è la Creatura più grande, è la Predetta dei Profeti, e meglio, la Sospirata dai Patriarchi, Colei che comanda miliardi di Angeli e di Arcangeli, e lo stesso Dio non aspetta altro che accontentarLa. Per questo Dante scriveva: “Donna, Sé tanto grande e tanto vali, che, chi vuol Grazie e a Te non ricorre, sua disianza vuol volare senz'ali”. Chi vuole una Grazia e non prega Maria, il suo desiderio non vola verso l’alto, ma rimane nel suo cuore. 
Giustamente, San Massimiliano aveva un ideale: “L’Immacolata, ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei, renderci simili a Lei, lasciare che Ella domini il nostro cuore e tutto il nostro essere, che Ella viva ed operi in noi e per mezzo nostro, che Ella stessa ami Dio con il nostro cuore, per appartenere interamente, senza restrizioni, a Lei: ecco il nostro ideale! Irradiare l’Immacolata poi nel nostro ambiente, attirare a Lei le nostre anime, affinché dinanzi a Lei si aprano anche i cuori dei nostri vicini ed Ella regni nel cuore di tutti e dovunque, senza distinzione di razza, di nazionalità, di lingue, come pure nel cuore di tutti gli uomini che vivranno in ogni tempo, sino alla fine del mondo: Tale è il nostro ideale! Inoltre, che la vita dell’Immacolata si radichi in noi sempre più profondamente, di giorno in giorno, di ora in ora, di momento in momento, e ciò senza alcun limite: ecco il nostro ideale! E che la Sua Vita si sviluppi similmente in ciascuna anima che è e sarà in ogni tempo: Ecco il nostro ideale!” 
“Gloria a Te, o Immacolata -grida Giorgio di Nicomedia-, a Te, o bellissima bellezza di tutte le creature”. In Paradiso, San Michele Arcangelo, il Comandante delle schiere Angeliche, è sempre pronto ad obbedire a Maria, ed aspetta che Maria Lo degni di un comando, anche piccolo. E San Michele si gloria più di essere il primo servitore di Maria, che di essere il Capo dell’Esercito Angelico. 

3) ALTISSIMA E POTENTISSIMA MARIA 
Maria è l’Onnipotenza per Grazia. Ha il Primato nell'ordine della natura, della Grazia e della Gloria. 
Il Primato della natura, in quanto è la Regina del creato, per questo il sole e le stelle Le fanno da corona, la luna Le fa da sgabello; la terra, il Cielo, gli Angeli sono Suoi sudditi. 
Il Primato della Grazia, perché dal primo istante di vita fu ricolma di Grazia. Considera poi la Maternità Divina; considera che ogni respiro di Maria era un atto d’amore quasi infinito verso Dio, che allietava la SS. Trinità e faceva tremare tutto l’Inferno; considera tutti i meriti acquistati nella Vita... 
Il Primato della Gloria, perché tra Grazia e Gloria c’è rapporto che lega: quanta più Grazia si ha sulla terra, tanta più Gloria si avrà in Cielo. E Maria quanta Grazia portava in sè? Addirittura, per nove mesi ha portato nel Suo Grembo, la Grazia stessa: Dio. 
Maria è Regina dei Patriarchi, dei Profeti, degli Apostoli, dei Martiri, dei Santi, di tutti. A ragione, il mondo intero si inchina e La esalta. Da duemila anni i più grandi uomini della terra L’hanno esaltata e, sicuramente, sono stati i più grandi, proprio perché hanno esaltato Maria. Re, Principi, Poeti, Filosofi, Scienziati, Teologi, Artisti hanno cantato, osannato Maria, come meglio hanno potuto. A ragione, San Roberto Bellarmino ti dice: “Vivi con Maria e sarai salvo. Chi infatti potrà strapparti dal Suo Grembo?”. 

4) IL DEMONIO ELOGIA MARIA 
 È veramente accaduto nel 1853. Durante un esorcismo furono fatte dal Sacerdote domande sull'Immacolata Concezione di Maria, e il diavolo fu costretto ad ammettere ciò che la Chiesa Cattolica insegna e i Santi hanno predicato. Non è stato facile per l’esorcista ottenere questa inaudita confessione del diavolo, ma quando gli viene imposto da Dio di dire la verità, deve immediatamente obbedire. Dopo cinque anni questa confessione, la Madonna dirà a Lourdes: “IO SONO L’IMMACOLATA CONCEZIONE”
Questo esorcismo è una testimonianza da prendere sul serio, perché il diavolo mai direbbe queste parole se non costretto, in quanto aumentano la devozione nei fedeli verso la Madre di Dio. “O Maria! Capolavoro delle mani di Dio! Tu sei ciò che Dio ha fatto di più grandioso. Creatura incomparabile, Tu sei l’ammirazione di tutti gli abitanti del Cielo: tutti Ti onorano, tutti Ti obbediscono e Ti riconoscono come Madre del Creatore. Tu sei innalzata al di sopra degli Angeli e di tutta la Corte celeste; Tu siedi accanto a Dio. 
“O Maria, Tu hai portato nel Tuo purissimo seno COLUI che Ti ha creata! Tu sei Vergine e Tu sei Madre! Non c’è niente che possa essere paragonato a Te! Dopo Dio, Tu sei ciò che di più grande possa esistere. Tu sola dai più Gloria a Dio di tutti gli Angeli ed i Santi messi insieme!... 
“In Te non c’è stato mai alcun peccato. Tutti quelli che dicono che non sei Vergine e Madre siano maledetti! Tu sei stata Concepita senza peccato originale, Tu sei IMMACOLATA!... 
 “Dopo il Cuore del Tuo divin Figlio Gesù, non c’è alcuno che possa essere paragonato al tuo Cuore Immacolata! O Cuore buono! O Cuore tenero! Tu non abbandoni neanche i più ingrati e i più colpevoli tra gli uomini! Il Tuo Cuore è pieno di dolcezza verso i peccatori che meritano solo castighi, e ottieni pure per loro Grazia e Misericordia da Dio! 
 “Oh! Se gli abitanti della terra Ti conoscessero! Se sapessero apprezzare la Tua tenerezza, la Tua potenza, la Tua bontà neppure uno si dannerebbe! Tutti quelli che ricorrono a Te e che Ti pregano ogni giorno Tu li salverai e li benedirai in eterno!”.
----------------
--------------

mercoledì 5 dicembre 2012

Giro di vite sulla carità (Contributi 769)

A riguardo del recente motu proprio del Papa sulla carità, eccone un commento di Massimo Introvigne da La Bussola: 

Il parroco vi invita a un evento dove si vendono i biglietti di Natale dell'UNICEF, noncurante del fatto che questa organizzazione delle Nazioni Unite è a favore degli anticoncezionali e dell'aborto? In oratorio si raccolgono offerte per quell'ordine di suore americano che si dichiara a favore del matrimonio omosessuale e della politica abortista del presidente Obama? Da oggi potete rispondere, senza timore di sbagliarvi, che si tratta di pratiche non cattoliche, vietate dal Papa, e su cui il vescovo ha il dovere di vigilare. Tutto questo infatti sta scritto, nero su bianco, nel motu proprio «Sul servizio della carità» di Benedetto XVI, formalmente datato 11 novembre 2012 e pubblicato nei giorni scorsi. 
Fin dalla sua prima enciclica «Deus caritas est», del 2005, il Papa aveva rivelato che, certo, Dio è «caritas», amore e carità, ma su quello che fa la Caritas nella propria diocesi ciascun vescovo farebbe bene a vigilare. E che il mondo delle raccolte di fondi e della beneficenza cattolica è diventato una giungla, dove è obbligatorio mettere ordine prima che scoppi il prossimo scandalo. Questo avveniva, appunto, nel 2005, ma come sempre il Pontefice ha parlato e ben pochi gli hanno dato retta. Ecco allora che, passati sette anni, Benedetto XVI ci riprova con un motu proprio che detta norme piuttosto precise e stringenti sul tema. 
Il Papa ricorda anzitutto, citando la «Deus caritas est», che la carità è uno dei tre servizi fondamentali della Chiesa, insieme alla predicazione della verità e della liturgia. Ma questi tre ambiti non vanno mai separati. «L'intima natura della Chiesa si esprime in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l’uno dall’altro». 
Dunque a differenza delle organizzazioni umanitarie generiche quelle cattoliche devono offrire «all’uomo contemporaneo non solo aiuto materiale, ma anche ristoro e cura dell’anima». Se offrono solo l'aiuto materiale, e si dimenticano della buona dottrina, forse fanno anche del bene a modo loro ma non sono organizzazioni cattoliche. 
La «prima responsabilità» e la garanzia data ai fedeli che le organizzazioni che sollecitano le loro offerte sono davvero cattoliche spetta ai vescovi. La carità, infatti, «è strettamente collegata alla natura diaconale della Chiesa e del ministero episcopale». Il diritto canonico fino a oggi si è occupato abbastanza poco di questo aspetto. È una lacuna che il nuovo motu proprio intende colmare. 
Qual è il criterio che i vescovi devono applicare? Il Pontefice lo riprende ancora dalla «Deus caritas est»: «nell’attività caritativa, le tante organizzazioni cattoliche non devono limitarsi ad una mera raccolta o distribuzione di fondi, ma devono sempre avere una speciale attenzione per la persona che è nel bisogno e svolgere, altresì, una preziosa funzione pedagogica nella comunità cristiana», annunciando sistematicamente la fede e la buona dottrina. «L’attività caritativa della Chiesa, infatti, a tutti i livelli, deve evitare il rischio di dissolversi nella comune organizzazione assistenziale, divenendone una semplice variante». 
Accanto alle Caritas diocesane e alle istituzioni analoghe, espressioni ufficiali della Chiesa di cui i vescovi sono direttamente responsabili, oggi esistono numerose organizzazioni che sono frutto della libertà di associazione che il Concilio Ecumenico Vaticano II riconosce ai laici, di cui i presuli devono rispettare la «legittima autonomia». Tuttavia, se queste associazioni laicali si presentano come cattoliche o richiedono e ottengono il sostegno di vescovi o sacerdoti, allora «occorre garantire che la loro gestione sia realizzata in accordo con le esigenze dell'insegnamento della Chiesa e con le intenzioni dei fedeli, e che rispettino anche le legittime norme date dall'autorità civile». Pertanto anche qui deve scattare la vigilanza del vescovo, per evitare anzitutto che - per malizia o per imperizia - si violino le leggi civili dando origine a scandali che colpiscono l'immagine della Chiesa, e in secondo luogo perché non siano presentate ai fedeli come cattoliche organizzazioni le cui idee e pubblicazioni sono in contrasto con la dottrina cattolica, il che oggi avviene più spesso sul terreno dei principi che il Papa chiama non negoziabili e che riguardano la vita e la famiglia. 
Il motu proprio dispone che, se un'associazione o fondazione caritativa liberamente promossa da fedeli cattolici sollecita aiuti dichiarandosi cattolica o presentandosi nelle parrocchie, deve «sottoporre i propri Statuti all'approvazione della competente autorità ecclesiastica ed osservare le norme» del nuovo documento. Questo vale anche per le associazioni e fondazioni promosse da ordini religiosi. Il documento tiene conto che oggi non si può dare per scontato che un'opera di carità promossa, anziché da laici, da religiosi o da suore rispetti sempre la buona dottrina. Anche queste associazioni, come tutte le altre, «sono tenute a seguire nella propria attività i principi cattolici e non possono accettare impegni che in qualche misura possano condizionare l'osservanza dei suddetti principi». 
«Un organismo caritativo può usare la denominazione di "cattolico" solo con il consenso scritto dell'autorità competente», che ne dovrà valutare la dottrina e non solo l'origine. «Spetta al rispettivo Vescovo diocesano vigilare», e prevenire anche eventuali violazioni della legge degli Stati. C'è di più. Una volta approvate dal vescovo, le organizzazioni caritative che si presentano come cattoliche o chiedono aiuto alle parrocchie «sono tenute a selezionare i propri operatori tra persone che condividano, o almeno rispettino, l'identità cattolica di queste opere». Non solo un'organizzazione caritativa cattolica non può essere abortista o distribuire anticoncezionali in Africa - sembrerebbe ovvio, ma purtroppo non lo è - ma non può neanche assumere personale magari qualificato sul piano professionale ma noto per le sue posizioni in favore dell'aborto o della pillola anticoncezionale. «È dovere del Vescovo diocesano e dei rispettivi parroci evitare che in questa materia i fedeli possano essere indotti in errore o in malintesi, sicché dovranno impedire che attraverso le strutture parrocchiali o diocesane vengano pubblicizzate iniziative che, pur presentandosi con finalità di carità, proponessero scelte o metodi contrari all'insegnamento della Chiesa»
Il vescovo non può disinteressarsi di queste materie. Con il motu proprio diventa direttamente responsabile del fatto che le offerte raccolte tramite le parrocchie o la diocesi siano usate per il fine che è stato indicato ai fedeli, e deve anche accertarsi che gli organismi cattolici approvati non «siano finanziati da enti o istituzioni che perseguono fini in contrasto con la dottrina della Chiesa. Parimenti, per non dare scandalo ai fedeli, il Vescovo diocesano deve evitare che organismi caritativi accettino contributi per iniziative che, nella finalità o nei mezzi per raggiungerle, non corrispondano alla dottrina della Chiesa». L'esempio della distribuzione di anticoncezionali in Africa o altrove, o del sostegno a ospedali dove si praticano aborti, corrisponde a casi concreti e viene subito alla mente. 
Il Papa conosce certamente anche l'ampia letteratura che documenta come - anche quando le organizzazioni caritative sono gestite in modo assolutamente onesto - solo una percentuale minoritaria delle offerte raccolte arriva ai destinatari indicati ai donatori perché la maggioranza del denaro serve a coprire le spese di gestione, gli stipendi al personale e le campagne pubblicitarie. Ecco allora la raccomandazione che, quando si tratta di organizzazioni cattoliche, «il Vescovo curi che la gestione delle iniziative da lui dipendenti sia testimonianza di sobrietà cristiana. A tale scopo vigilerà affinché stipendi e spese di gestione, pur rispondendo alle esigenze della giustizia ed ai necessari profili professionali, siano debitamente proporzionate ad analoghe spese della propria Curia diocesana»: dove, com'è noto, gli stipendi che corrono sono molto modesti. 
Che cosa deve fare il vescovo se un organismo che si dice cattolico non rispetta la dottrina proposta dal Magistero? Può accontentarsi di ammonirlo blandamente dietro le quinte? Non proprio, risponde il Papa. «Il Vescovo diocesano è tenuto, se necessario, a rendere pubblico ai propri fedeli il fatto che l'attività d'un determinato organismo di carità non risponda più alle esigenze dell'insegnamento della Chiesa, proibendo allora l'uso del nome "cattolico" ed adottando i provvedimenti pertinenti ove si profilassero responsabilità personali». In breve, il vescovo ha «il dovere» - non solo il diritto - di «vigilare perché le attività realizzate nella propria diocesi si svolgano conformemente alla disciplina ecclesiastica, proibendole o adottando eventualmente i provvedimenti necessari se non la rispettassero». Dove non provvedesse il vescovo, la competenza è attribuita al Pontifico Consiglio «Cor Unum», che deve anche vigilare sugli organismi internazionali. 
La clausola di autorità di rito aggiunta da Benedetto XVI al motu proprio - «ordino che sia osservato in tutte le sue parti, nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di particolare menzione, e stabilisco che venga promulgato mediante la pubblicazione sul quotidiano "L'Osservatore Romano", ed entri in vigore il giorno 10 dicembre 2012» - esclude che si tratti di semplici consigli. Sono norme canoniche, che vanno osservate. Alla prossima raccolta di fondi in parrocchia per organismi caritativi - non importa se promossi da sacerdoti o ordini religiosi - favorevoli agli anticoncezionali o all'aborto, o che si schierano in politica in modo difforme dalla dottrina sociale della Chiesa, il fedele avrà un vero diritto di chiedere che queste attività cessino immediatamente e di rivolgersi al vescovo perché le norme del motu proprio siano tempestivamente applicate. 
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

martedì 4 dicembre 2012

Uno sguardo ha salvato me e salverà tutti voi (Contributi 768)

Leggo e riporto da Tempi questa testimonianza di Padre Aldo Trento:


Il cristianesimo si trasmette attraverso una sana invidia, affermava un mio amico. Per questo è necessario un cuore semplice per riconoscere chi tra noi porta nel suo volto i tratti evidenti della presenza di Cristo. Nella Clinica San Riccardo Pampuri, ogni giorno ci colpiscono persone che lavorano con noi, che vivono una certezza granitica per cui non esiste situazione nella quale non sia evidente la presenza oggi di Cristo. Sono molte le persone che ci donano ogni giorno la gioia e il gusto di vivere, che ha come origine la certezza che Cristo è un fatto, un avvenimento che permette di vivere ogni giorno tutti i particolari della vita con una serenità che suscita quella sana invidia che Sant’Agostino esprimeva con una domanda: «Se questi e quelli, perché non io?». Abbiamo bisogno di incontrare persone innamorate di Cristo, in particolare in questo tempo nel quale l’uomo ha perso il grande orizzonte dell’Infinito.
La presenza di Cristo che tutti abbiamo bisogno di vedere, toccare e ascoltare nella Clinica si impone. Le due lettere che trovate di seguito sono una testimonianza di come sorella Sonia “l’angelo bianco della Clinica”, viva circondata solo di sofferenza, con quella passione per Cristo che lei vive in ogni momento. La sua è una presenza che riesce a raggiungere e commuovere il cuore di tutti perché sostenuta e definita dall’amore di Cristo. Non esiste paziente che non sia affascinato dal suo stile di vita, che riflette la bellezza del divino evidente in quella tenerezza sorridente e che nasce dal suo modo di stare di fronte al Mistero in tutto ciò che vive, soffre e offre.
Guardandola camminare per la Clinica, regalando a coloro che incontra il suo sorriso limpido, brillante della presenza di Cristo a cui ha consegnato tutta la sua vita, perfino il più lontano dalla fede non può non sentirsi abbracciato da Qualcuno più grande e che si rende presente nel suo modo di vivere. È sufficiente una presenza come quella di sorella Sonia per sostenere la Clinica nella sua totalità.
§§§§§§§§§§§§§§
Da cosa nasce questo senso di mancanza? Questa domanda si desta nell'uomo vivo che avverte in se stesso e negli altri una “mancanza” che rimanda all'assenza di una ragione ultima, quella fonte che compie tutte le esigenze di totalità del cuore umano portandole alla pienezza. Quando Eladio alcuni giorni fa è entrato nella nostra Clinica, in coma, senza familiari, senza amici, senza vestiti e avvolto in un lenzuolo mi chiedevo: «Da dove nasce questo disinteresse, questa mancanza di attenzione verso la persona, tanto da ridurla a una cosa, prescindendo dalla sua natura originale?». «Amerai il prossimo tuo come te stesso», tratterai l’altro come tratti te stesso. Inevitabilmente, se vogliamo essere seri con la nostra umanità, dobbiamo ammettere che il punto di partenza sono io. Nella misura in cui mi guardo con tenerezza guarderò l’altro secondo la sua verità. E quale è la sua verità? Che l’altro è rapporto con il Mistero, che è stato creato a immagine e somiglianza di Dio, che il suo nome, come il mio, è scritto da sempre nel Cielo. 
Chi ha avvolto in un lenzuolo Eladio non si guarda con la tenerezza che gli permette di abbracciare e attraversare la crosta di un uomo povero e abbandonato. Se non mi lasciassi provocare da questo fatto, introducendo in me stessa una tensione verso l’Infinito che mi suscita grandi domande, la calma sempre in agguato finirebbe per vincere, deformando la mia bella esperienza di Cristo. Don Carrón ci dice spesso che Cristo è venuto a educarci rispetto a questa percezione dell’“io”. Una persona ha recentemente scritto a una sua amica: «Qualcuno mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto scoprire chi sono io, che la mia vita vale perché è amata». Se mi accontentassi di avvolgere in un lenzuolo un corpo nudo di una persona che neanche può protestare perché è in coma, il mio “io” smetterebbe di esistere, perché smetterebbe di amare, non terrebbe più conto della totalità di ciò che sono: figlia di Dio-amore, un “io” amato da un Altro per il solo fatto che respira. Risponderei quindi solo alla necessità di infagottarlo in maniera meccanica. Invece, se io sono seria con l’essenzialità del mio “io” lo amerei commuovendomi e muovendomi per vivere pienamente la mia umanità, con tutte le sue esigenze, per essere di più me stessa. Che cosa è questa assenza, questa mancanza dell’umano? È l’assenza di un cuore inquieto che non si accontenta di nient’altro che non sia Cristo stesso. Questa mancanza di tensione nel riconoscere la Sua presenza amorosa nell'abbandonato, in colui che ha bisogno, nelle vicende di ogni giorno, è la mancanza di un’umanità sveglia, che è attenta e ascolta sempre la voce del suo Amato: «Lo avete fatto a me».
§§§§§§§§§§§§§§
Non posso dimenticarmi quegli occhi. Come è nata la mia coscienza tenera e appassionata verso me stessa? È nata quando degli occhi mi hanno guardata secondo la profondità della mia verità, quando hanno scrutato le profonde viscere del mio “io” e hanno risvegliato in me lo stupore di vedermi amata e abbracciata per quello che sono: relazione con il Mistero. 
Non posso dimenticare gli occhi di padre Aldo, il cui sguardo su di me è stato decisivo, perché è entrato nella mia storia cambiandola e trasformandola in una novità di vita. Solamente l’abbraccio di questo sguardo è stato sufficiente per farmi capire che la mia sofferenza e la malattia che pesava sulle mie spalle non erano ciò che mi definiva. Quello che mi definisce è il fatto di esistere, di essere stata creata da un Altro
Questo sguardo che ha attraversato il midollo delle mie ossa mi ha fatto esclamare: «Cristo mi ha guardata!». Gesù non guardava i suoi apostoli per ciò che facevano o per gli esiti che raggiungevano, ma perché i loro nomi erano scritti nel Cielo. Questo modo originale di guardarli provocava in loro una commozione unica che gli permetteva di guardarsi a loro volta con la stessa passione, con la tenerezza che prima non avevano. 
Io, che sono stata guardata così e continuo a essere guardata in questo modo diverso, non posso ridurre il mio sguardo all'apparenza di quello che ho di fronte, avvolgendomi in fantasie, nelle immagini della mia mente. Non posso non lasciarmi provocare dalla verità che è più in là della crosta che cerca di bloccarmi. La coscienza donata di me stessa mi obbliga a essere vera con la mia umanità, ad affrontare la realtà come si presenta, come occasione perché si sveli il mio rapporto con il Mistero. Mi obbliga a chiedermi continuamente: «Chi è Cristo per me?». È un’idea che plana sopra la terra o è Qualcuno che è dentro le mie paure, i miei dolori, le mie tristezze, le mie antipatie, le circostanze, per dare a loro un significato, un perché redentore? Quante testimonianze di questa coscienza tenera e appassionata di se stessi ci offrono ogni giorno i malati della Clinica. Norma, che è arrivata da noi angosciata, stanca di credere e sperare in Dio, grazie a uno sguardo tenero su di lei, dice di vedersi diversa, cambiata: «Non sono uguale a prima, non posso più vivere senza pensare che Dio mi sostiene». Hipólito diffondeva la gioia che regnava nel suo cuore, dipendeva da tutto e tutti, ma era certo che il Signore avrebbe deciso su di lui secondo la Sua volontà e ripeteva: «Sono nelle mani di Dio». Alcuni pazienti di Hiv, se prima si concepivano come cose spinte dall'istintività del momento, una volta guardati con questa coscienza si guardano come persone, il cui “io” è costruito giorno dopo giorno da Qualcuno di più grande. 
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

Un prete -vestito come una volta- per le strade di Marsiglia (Contributi 767)

Leggo e riporto da Tempi questo articolo  (poi ditemi se non vorrestincontrare un   prete così):

Quella tonaca nera svolazzante sulla rue Canabière, tra una folla più maghrebina che francese, ti fa voltare. Toh, un prete, e vestito come una volta, per le strade di Marsiglia. Un uomo bruno, sorridente, eppure con un che di riservato, di monacale. E che storia, alle spalle: cantava nei locali notturni di Parigi, solo otto anni fa è stato ordinato e da allora è parroco qui, a Saint-Vincent-de-Paul. 
Ma la storia in realtà è anche più complicata: Michel-Marie Zanotti-Sorkine, 53 anni, discende da un nonno ebreo russo, immigrato in Francia, che prima della guerra fece battezzare le figlie. Una di queste figlie, scampate all'Olocausto, ha messo al mondo padre Michel-Marie, che per parte paterna è invece mezzo corso e mezzo italiano. (Che bizzarro incrocio, pensi: e guardi con stupore la sua faccia, cercando di capire com'è un uomo, con dietro un tale nodo di radici). Ma se una domenica entri nella sua chiesa gremita, e ascolti come parla di Cristo con semplici quotidiane parole; e se osservi la religiosa lentezza dell’elevazione dell’ostia, in un silenzio assoluto, ti domandi chi sia questo prete, e cosa in lui affascini, e faccia ritornare chi è lontano. 
Infine ce l’hai davanti, nella sua canonica bianca, claustrale. Sembra più giovane dei suoi anni; non ha quelle rughe di amarezza che marchiano col tempo la faccia di un uomo. Una pace addosso, una letizia che stupisce. Ma lei chi è?, vorresti chiedergli immediatamente. 
Davanti a un pasto frugale, cenni di una vita intera. Due splendidi genitori. La madre, battezzata ma solo formalmente cattolica, lascia che il figlio frequenti la Chiesa. La fede gli è contagiata “da un vecchio prete, un salesiano in talare nera, uomo di fede generosa e smisurata”. Il desiderio, a otto anni, di essere sacerdote. A tredici perde la madre: “Il dolore mi ha devastato. E però non ho mai dubitato di Dio”. L’adolescenza, la musica, e quella bella voce. I piano bar di Parigi potranno sembrare poco adatti a discernere una vocazione religiosa. Eppure, intanto che la scelta lentamente matura, i padri spirituali di Michel-Marie gli dicono di restare nelle notti parigine: perché anche lì c’è bisogno di un segno. La vocazione infine preme. Nel 1999, a 40 anni, si avvera il desiderio infantile: sacerdote, e in talare, come quel vecchio salesiano. 
Perché la talare? “Per me – sorride – è una divisa da lavoro. Vuole essere un segno per chi mi incontra, e soprattutto per chi non crede. Così sono riconoscibile come sacerdote, sempre. Così per strada sfrutto ogni occasione per fare amicizia. Padre, mi chiede uno, dov'è la posta? Venga, l’accompagno, rispondo io, e intanto si parla, e scopro che i figli di quell'uomo non sono battezzati. Me li porti, dico alla fine; e spesso quei bambini, poi, li battezzo. Cerco in ogni modo di mostrare con la mia faccia un’umanità buona. L’altro giorno addirittura – ride – in un bar un vecchio mi ha chiesto su quali cavalli puntare. Io gli ho dato i cavalli. Ho chiesto scusa alla Madonna, fra me: ma sai, le ho detto, è per fare amicizia con quest’uomo. Come diceva un prete, che è stato mio maestro, a chi gli chiedeva come convertire i marxisti: ‘Occorre diventare loro amici’, rispondeva”. 
Poi, in chiesa, la messa è severa e bella. Il prete affabile della Canabière è un prete rigoroso. Perché cura tanto la liturgia? “Voglio che tutto sia splendente attorno all'eucarestia. Voglio che all'elevazione la gente capisca che Lui è qui, davvero. Non è teatro, non è pompa superflua: è abitare il Mistero. Anche il cuore ha bisogno di sentire”
Lui insiste molto sulla responsabilità del sacerdote, anzi in un suo libro – ha scritto numerosi libri, e scrive ancora, a volte, canzoni – afferma che un sacerdote che abbia la chiesa vuota si deve interrogare e dire: “È a noi che manca il fuoco”. Spiega: “Il sacerdote è ‘alter Christus’, è chiamato a riflettere in sé Cristo. Questo non significa chiedere a noi stessi la perfezione; ma essere consci dei nostri peccati, della nostra miseria, per poter comprendere e perdonare chiunque si presenti in confessionale”. 
In confessionale, padre Michel-Marie va tutte le sere, con assoluta puntualità, alle cinque, sempre. (La gente, dice, deve sapere che il prete c’è, comunque). Poi resta in sacristia fino alle undici, per chiunque desideri andarci: “Voglio dare il segno di una disponibilità illimitata”. A giudicare dal continuo pellegrinaggio di fedeli, a sera, si direbbe che funzioni. Come una domanda profonda che emerga da questa città, apparentemente lontana. Cosa vogliono? “La prima cosa è sentirsi dire: tu sei amato. La seconda: Dio ha un progetto su di te. Non bisogna farli sentire giudicati, ma accolti. Occorre far capire che l’unico che può cambiare la loro vita è Cristo. E Maria. Due sono le cose che secondo me permettono un ritorno alla fede: l’abbraccio mariano, e l’apologetica appassionata, che tocca il cuore”
“Chi mi cerca – continua – prima di tutto domanda un aiuto umano, e io cerco di dare tutto l’aiuto possibile. Non dimenticando che il mendicante ha bisogno di mangiare, ma ha anche un’anima. Alla donna offesa dico: mandami tuo marito, gli parlo io. Ma poi, quanti vengono a dire che sono tristi, che vivono male… Allora chiedo: da quanto lei non si confessa? Perché so che il peccato pesa, e la tristezza del peccato tormenta. Mi sono convinto che ciò che fa soffrire tanta gente è la mancanza dei sacramenti. Il sacramento è il divino alla portata dell’uomo: e senza questo nutrimento non possiamo vivere. Io vedo la grazia operare, e che le persone cambiano”. 
Giornate totalmente donate, per strada, o in confessionale, fino a notte. Dove prende le forze? Lui – quasi pudicamente, come si parla di un amore – dice di un profondo rapporto con Maria, di una confidenza assoluta con lei: “Maria è l’atto di fede totale, nell'abbandono sotto alla Croce. Maria è assoluta compassione. È pura bellezza offerta all'uomo”. E ama il rosario, l’umiltà del rosario, il prete della Canabière: “Quando confesso, spesso dico il rosario, il che non mi impedisce di ascoltare; quando do la comunione, prego”. Lo ascolti intimidita. Ma allora, tutti i preti dovrebbero avere una dedizione assoluta, quasi da santi? “Io non sono un santo, e non credo che tutti i preti debbano essere santi. Però possono essere uomini buoni. La gente sarà attratta dal loro volto buono”
Problemi, in strade a così forte presenza di musulmani immigrati? No, dice semplicemente: “Rispettano me e questa veste”. In chiesa accoglie chiunque con gioia: “Anche le prostitute. Do loro la comunione. Che dovrei dire? Diventate oneste, prima di entrare qui? Cristo è venuto per i peccatori e io ho l’ansia, nel negare un sacramento, che lui un giorno me ne possa rendere conto. Ma noi sappiamo ancora la forza dei sacramenti? Ho il dubbio che abbiamo troppo burocratizzato l’ammissione al battesimo. Penso al battesimo di mia madre ebrea, che, quanto alla richiesta di mio nonno, fu un atto solo formale: eppure, anche da quel battesimo è venuto un sacerdote”. 
E la nuova evangelizzazione? “Vede – dice al congedo, nella sua canonica – più invecchio e più capisco ciò che ci dice Benedetto XVI: tutto davvero ricomincia da Cristo. Possiamo solo tornare alla sorgente”. Più tardi poi lo intravedi da lontano, per strada, con quella veste nera mossa dal passo veloce. “La porto – ti ha detto – perché mi riconosca uno che magari altrimenti non incontrerei mai. Quello sconosciuto, che mi è estremamente caro.
--------

lunedì 3 dicembre 2012

Stati "vegetativi" ??? (Contributi 766)

Leggo e riporto da La Bussola questo articolo


Scott Routley è un canadese trentanovenne che per 12 anni è stato considerato in stato “vegetativo” (vedi sotto, per capire le virgolette di “vegetativo”), in seguito ad una lesione cerebrale gravissima. Da quel momento non ha più mostrato segni di consapevolezza. 
Fino alla recente scoperta: Scott è cosciente e ha comunicato che non prova dolore. 
Ha dato questa risposta ad un team di medici, guidati dal neurologo Adrian Owen, che monitoravano la sua attività cerebrale mediante una risonanza magnetica. «Scott è stato in grado di dimostrare che ha una mente conscia e pensante. Lo abbiamo analizzato più volte e il suo modello di attività cerebrale mostra che sta chiaramente scegliendo di rispondere alle nostre domande. Crediamo che sappia chi è e dove si trova», ha spiegato Owen, che è stato soprannominato il “lettore della mente” per i suoi studi sui soggetti con lesioni cerebrali. 
Infatti, Owen (con M. Coleman, M. Boly, M. Davis, S. Laureys e J. Pickard) ha pubblicato già nel 2006, sulla prestigiosa rivista «Science» (n. 313 [2006], p. 1402), uno studio dal significativo titolo Detecting Awareness in the Vegetative State, in cui riferiva per esempio il caso di Judy, una ragazza inglese, anch'essa considerata in stato “vegetativo”, che invece risultava in qualche misura cosciente. 
Owen, infatti, aveva già studiato l’attivazione delle aree cerebrali di soggetti coscienti in reazione a certe domande, a certe richieste e a certi stimoli; fece le stesse domande e le stesse richieste a Judy: per esempio le chiese di immaginare di giocare una partita a tennis o di camminare dentro casa. La sorpresa fu rilevare che nel cervello della ragazza l’attivazione era identica a quella dei soggetti coscienti
Da notare che, quando Scott ha reagito alle domande dei medici, dal punto di vista di un osservatore esterno è rimasto in stato “vegetativo”, passivo: non si è manifestato cioè alcun cambiamento esteriore. 
Ma è emerso che egli è interiormente attivo
In Italia c’è poi il caso di Salvatore Crisafulli, un siciliano in stato considerato “vegetativo” che, dopo essersi ripreso, ha comunicato che durante il suo apparente stato di incoscienza in realtà capiva ciò che accadeva intorno a lui e tremava quando sentiva qualcuno parlare di “staccare la spina”. 
Ovviamente i casi citati – ed altri che si potrebbero menzionare (alcuni, non certo tutti, sono utilmente riportati in www.documentazione.info/stato-vegetativo-ecco-alcuni-casi-di-risveglio) – non sono identici, ma hanno un minimo comun denominatore, molto significativo, che entra in contrasto con chi invoca l’eutanasia per chi versa in stato “vegetativo”. 
In effetti, anzitutto, la mancanza di autocoscienza non toglie all'uomo quella dignità incommensurabile che gli appartiene, quindi non autorizza ad ucciderlo. Ma questa affermazione richiederebbe una lunga spiegazione che qui non è possibile svolgere. 
Inoltre, la nozione di stato “vegetativo” è una manipolazione linguistica, perché induce a pensare che il soggetto in questo stato non sia più un essere umano, bensì un vegetale. Invece (come illustrava già Aristotele), è l’essere (la natura) di un’entità ciò che determina le sue potenzialità e che determina il suo agire (per esempio una farfalla ha una sua natura, perciò non può avere le potenzialità di un gatto e non può compiere le attività di un gatto e lo stesso vale per il gatto e le sue attività, che non possono essere quelle della farfalla): non si può agire in un certo modo se non si ha già la natura corrispondente (un animale non può volare se prima di volare non ha già la natura del volatile, un albero non può produrre mele se prima di produrle non ha già la natura del melo, ecc.). E la mera cessazione dell’agire non può cambiare la natura di un ente: un melo non smette di essere melo perché non produce più mele, un pesce non smette di essere pesce se non riesce più a nuotare e una persona non smette di essere persona se, in stato “vegetativo”, cessa di compiere attività razionali. È perciò corretto definire piuttosto questa condizione «sindrome da veglia aresponsiva», come si comincia a fare nel linguaggio medico. 
Ma, in più, il caso di Routley e altri casi analoghi mostrano che ci sono soggetti con questa sindrome che durante il loro apparente stato di incoscienza in realtà capiscono ciò che accade e ciò che viene detto loro, che vogliono parlare, ma non ci riescono; quindi non è per niente detto che la vita di questi soggetti sia priva di autocoscienza, anzi ci sono ormai diversi casi in cui è chiaro il contrario
Forse era così anche per Eluana Englaro: come scrive la sua cartella clinica, alla data 15 ottobre 1993, «stimolata a dire la parola “mamma” è riuscita a dirla due volte, in modo comprensibile» (cfr. il bell'articolo di Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, uscito su «Avvenire» del 9 febbraio 2010) 
Insomma, non c’è per nulla certezza che questi soggetti siano privi di coscienza, né che lo siano definitivamente. Perciò, dobbiamo applicare il principio di prudenza: anche qualora (e non è così) la dignità umana dipendesse dall'esercizio dell’autocoscienza, non dobbiamo correre il rischio di uccidere degli uomini che potrebbero essere autocoscienti e che potrebbero riprendersi. §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

domenica 2 dicembre 2012

Domenica I avvento 2-dic-2012 (Angelus 110)

Cari fratelli e sorelle! 
Oggi la Chiesa inizia un nuovo Anno liturgico, un cammino che viene ulteriormente arricchito dall'Anno della fede, a 50 anni dall'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il primo Tempo di questo itinerario è l’Avvento, formato, nel Rito Romano, dalle quattro settimane che precedono il Natale del Signore, cioè il mistero dell’Incarnazione. La parola «avvento» significa «venuta» o «presenza». Nel mondo antico indicava la visita del re o dell’imperatore in una provincia; nel linguaggio cristiano è riferita alla venuta di Dio, alla sua presenza nel mondo; un mistero che avvolge interamente il cosmo e la storia, ma che conosce due momenti culminanti: la prima e la seconda venuta di Gesù Cristo. La prima è proprio l’Incarnazione; la seconda è il ritorno glorioso alla fine dei tempi. Questi due momenti, che cronologicamente sono distanti – e non ci è dato sapere quanto –, in profondità si toccano, perché con la sua morte e risurrezione Gesù ha già realizzato quella trasformazione dell’uomo e del cosmo che è la meta finale della creazione. Ma prima della fine, è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni, dice Gesù nel Vangelo di san Marco (cfr Mc 13,10). La venuta del Signore continua, il mondo deve essere penetrato dalla sua presenza. E questa venuta permanente del Signore nell'annuncio del Vangelo richiede continuamente la nostra collaborazione; e la Chiesa, che è come la Fidanzata, la promessa Sposa dell’Agnello di Dio crocifisso e risorto (cfr Ap 21,9), in comunione con il suo Signore collabora in questa venuta del Signore, nella quale già comincia il suo ritorno glorioso. 
A questo ci richiama oggi la Parola di Dio, tracciando la linea di condotta da seguire per essere pronti alla venuta del Signore. Nel Vangelo di Luca, Gesù dice ai discepoli: «I vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita … vegliate in ogni momento pregando» (Lc 21,34.36). Dunque, sobrietà e preghiera. E l’apostolo Paolo aggiunge l’invito a «crescere e sovrabbondare nell'amore» tra noi e verso tutti, per rendere saldi i nostri cuori e irreprensibili nella santità (cfr 1 Ts 3,12-13). In mezzo agli sconvolgimenti del mondo, o ai deserti dell’indifferenza e del materialismo, i cristiani accolgono da Dio la salvezza e la testimoniano con un diverso modo di vivere, come una città posta sopra un monte. «In quei giorni – annuncia il profeta Geremia – Gerusalemme vivrà tranquilla, e sarà chiamata: Signore-nostra-giustizia» (33,16). La comunità dei credenti è segno dell’amore di Dio, della sua giustizia che è già presente e operante nella storia ma che non è ancora pienamente realizzata, e pertanto va sempre attesa, invocata, ricercata con pazienza e coraggio. 
La Vergine Maria incarna perfettamente lo spirito dell’Avvento, fatto di ascolto di Dio, di desiderio profondo di fare la sua volontà, di gioioso servizio al prossimo. Lasciamoci guidare da lei, perché il Dio che viene non ci trovi chiusi o distratti, ma possa, in ognuno di noi, estendere un po’ il suo regno di amore, di giustizia e di pace.
§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§ 

Lista blog cattolici

LOGO DEL BLOG

LOGO DEL BLOG
inserisci il logo del blog sul tuo blog (anche ridimensionandolo)