Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

giovedì 12 febbraio 2015

Madonna di Lourdes (Contributi 993)

Vi propongo un intervento (del 6/2/1965) di Plinio Corrêa de Oliveira su Maria di Lourdes.


Siamo nella novena alla Madonna di Lourdes. Qui gli eventi sono ricchi di importanti lezioni per noi. Una lezione riguarda la sofferenza.
A Lourdes si palesano due atteggiamenti della Provvidenza di fronte alla sofferenza umana. Anche se, in superficie, possono sembrare contraddittori, ognuno di essi ha una ragion d’essere che si armonizza ammirevolmente con l’altra nella perfezione dei piani divini.
Da un lato, l’atteggiamento più in vista della Madonna a Lourdes è la pietà per il dolore degli uomini. Ella ascolta le loro suppliche e fa miracoli per liberarli dalle pene che li affliggono. La Madonna ha pure pietà delle anime. Per dimostrare la veracità della Fede cattolica, Ella a volte opera il miracolo di convertire i peccatori.
D’altra parte, notiamo a Lourdes un atteggiamento apparentemente opposto. Innumerevoli malati si recano a Lourdes, e tornano a casa senza essere guariti. Anzi, sono essi la stragrande maggioranza. Perché la Madonna guarisce alcuni e non altri? Qual è il mistero? È facile capire perché alcune persone siano guarite. Ma, qual è il mistero per cui altri non sono guariti?
Anche in questo caso vi è una grande lezione per noi. Nel primo caso, la lezione è chiara: con la sua bontà, la Madonna vuole dimostrare che Ella è nostra madre, una mamma che ha pietà dei nostri dolori, una mamma che vuole operare meraviglie per noi. Qual è, invece, la lezione nei casi in cui i malati tornano a casa senza essere guariti? Qual è la ragione più profonda di questo? Secondo me, è qui che risiede uno dei miracoli più stupendi di Lourdes.
Se analizziamo con attenzione questo secondo caso, ci rendiamo conto come, per la stragrande maggioranza delle anime, la sofferenza sia necessaria per la santificazione. Le malattie sono spesso necessarie per la nostra santificazione. È per mezzo delle malattie, e delle prove spirituali che le accompagnano, che una persona si santifica. È ammirevole il ruolo della sofferenza e del dolore nell’operare il distacco delle anime dai beni terreni, indirizzandole verso l’amore di Dio. Chi non capisce il valore rigenerativo della sofferenza non capisce nulla. È così che le anime si santificano. San Francesco di Sales giunse ad affermare che la sofferenza è l’ottavo Sacramento. Cioè, la sofferenza è così importante nella vita spirituale di un cristiano che è come se fosse un ottavo Sacramento.
Il cardinale Pedro Segura, col quale mi sono incontrato nel 1950 in Spagna, mi riferì di una conversazione personale con Papa Pio XI. Uomo di una robustezza incredibile, Papa Ratti si vantava di non essere mai stato malato. Con un sorriso rispettoso, il cardinale Segura rispose: “Allora Sua Santità non ha il segno dei predestinati!”. Di fronte allo stupore del Pontefice egli continuò: “Non c’è predestinato che non sia stato gravemente malato, almeno in un periodo della sua vita. La sofferenza è necessaria per la salvezza”. Giorni dopo, Pio XI ebbe un serio problema cardiaco. Dal letto, egli scrisse un biglietto al cardinale spagnolo: “Eminenza, adesso ho il segno dei predestinati!”.
In questo senso, la Madonna agirebbe contro l’interesse spirituale delle persone se guarisse automaticamente tutti. In alcuni casi, conviene eliminare la sofferenza, anche come testimonianza per gli altri. Di solito, però, questo non è il cammino appropriato. È la prova che la Madonna, così misericordiosa, pensa prima di tutto alla salvezza delle anime.
C’è un altro aspetto bellissimo nel modo in cui la Madonna tratta le persone a Lourdes: è la forza spirituale che Ella dà per sopportare le sofferenze. Io non ho mai sentito raccontare il caso di una persona che, recatasi senza risultato a Lourdes, si sia ribellata contro la Madonna. Al contrario, le persone rientrano rassegnate, soddisfatte di essere state a Lourdes, felici per la guarigione altrui. Anche quelle provenienti da lontano, dall’India o dall’Australia, vedendo accanto a loro qualcuno che ne ha più bisogno e riceve più grazie, accetta con gioia tale situazione ed esclama: Madonna mia, non importa che io non sia guarito, ma ti prego di guarire quella persona.
Una persona, naturalmente, non si reca a Lourdes per un raffreddore, ma per una malattia molto seria. Non solo accetta la malattia e la sofferenza, ma si sente soddisfatta e contenta se altri guariscono. È un vero miracolo di amore del prossimo per amore di Dio: il miracolo di annullare l’egoismo umano. Secondo me, questo miracolo è più stupefacente di una guarigione.
Un’altra cosa bellissima, a Lourdes, è il convento delle Carmelitane. Sono monache di clausura, contemplative, che soffrono e pregano per ottenere grazie, spirituali e corporali, per coloro che visitano il santuario. Esse accettano tutte le malattie che la Provvidenza vorrà infliggere loro, senza mai chiedere la propria guarigione. Queste monache vivono sopportando sofferenze estreme. Spesso muoiono prematuramente. In questo modo ottengono le grazie per il bene delle anime.
Se vi guardate attorno, vedrete che una caratteristica della natura umana decaduta per il peccato originale è proprio il voler fuggire dalla sofferenza ad ogni costo. Comprenderete come l’eroismo sacrificale di queste monache sfidi in tal modo la natura umana, susciti un tale orrore verso l'egoismo umano, che io ritengo sia più grande di tutte le cure che avvengono a Lourdes.
Ecco cosa intende fare la Madonna a Lourdes: senz’altro guarire alcune persone, ma soprattutto operare questo tipo di miracoli spirituali che conducono le anime al cielo. Farebbe bene la Madonna se apparisse a Lourdes per guarire i corpi, che prima o poi periscono, e non guarisse le anime che non periscono? No. L’amore della Madonna per noi le fa desiderare prima di tutto di condurci all’amore di Dio. È la cosa migliore che una persona possa desiderare. Dall’amore di Dio scaturisce poi l’amore per il prossimo
Ecco la grande lezione di Lourdes: l’accettazione del dolore, l’accettazione della sofferenza, della sconfitta, se necessario del fallimento.
Qualcuno mi dirà: “Ma questo è molto difficile da accettare!”.
La risposta l’ha data lo stesso Nostro Signore Gesù Cristo nell’orto degli Ulivi. Posto di fronte alle terribili sofferenze per cui doveva passare, esclamò: “Padre, se è possibile allontana da me questo calice. Ma sia fatta la tua volontà e non la mia!”.
È questo l’atteggiamento che dobbiamo assumere di fronte alle nostre sofferenze: se è possibile, chiediamo alla Madonna di allontanarle. Ma sia fatta la sua volontà, e non la nostra. Nostro Signore Gesù Cristo fu consolato da un angelo. Anche noi saremo consolati dalla grazia. Dunque: coraggio, risoluzione, energia! Dobbiamo capire il senso delle nostre sofferenze, e provarne gioia, perché il dolore è il segno dei predestinati.
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domenica 8 febbraio 2015

Domenica 5^ t.ord. "B" 8/2/2015 (Angelus 234)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il Vangelo di oggi (cfr Mc 1,29-39) ci presenta Gesù che, dopo aver predicato di sabato nella sinagoga, guarisce tanti malati. Predicare e guarire: questa è l’attività principale di Gesù nella sua vita pubblica. Con la predicazione Egli annuncia il Regno di Dio e con le guarigioni dimostra che esso è vicino, che il Regno di Dio è in mezzo a noi.
Entrato nella casa di Simon Pietro, Gesù vede che sua suocera è a letto con la febbre; subito le prende la mano, la guarisce e la fa alzare. Dopo il tramonto, quando, terminato il sabato, la gente può uscire e portargli i malati, risana una moltitudine di persone afflitte da malattie di ogni genere: fisiche, psichiche, spirituali. Venuto sulla terra per annunciare e realizzare la salvezza di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, Gesù mostra una particolare predilezione per coloro che sono feriti nel corpo e nello spirito: i poveri, i peccatori, gli indemoniati, i malati, gli emarginati. Egli così si rivela medico sia delle anime sia dei corpi, buon Samaritano dell’uomo. E’ il vero Salvatore: Gesù salva, Gesù cura, Gesù guarisce.
Tale realtà della guarigione dei malati da parte di Cristo, ci invita a riflettere sul senso e il valore della malattia. A questo ci richiama anche la Giornata Mondiale del Malato, che celebreremo mercoledì prossimo 11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes. Benedico le iniziative preparate per questa Giornata, in particolare la Veglia che avrà luogo a Roma la sera del 10 febbraio. Ricordiamo anche il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale della Salute, Mons. Zygmunt Zimowski, che è molto ammalato in Polonia. Una preghiera per lui, per la sua salute, perché è stato lui a preparare questa giornata e lui ci accompagna con la sua sofferenza in questa giornata. Una preghiera per Mons. Zimowski.
L’opera salvifica di Cristo non si esaurisce con la sua persona e nell’arco della sua vita terrena; essa continua mediante la Chiesa, sacramento dell’amore e della tenerezza di Dio per gli uomini. Inviando in missione i suoi discepoli, Gesù conferisce loro un duplice mandato: annunziare il Vangelo della salvezza e guarire gli infermi (cfr Mt 10,7-8). Fedele a questo insegnamento, la Chiesa ha sempre considerato l’assistenza agli infermi parte integrante della sua missione.
“I poveri e i sofferenti li avrete sempre con voi”, ammonisce Gesù (cfr Mt 26,11), e la Chiesa continuamente li trova sulla sua strada, considerando le persone malate come una via privilegiata per incontrare Cristo, per accoglierlo e per servirlo. Curare un ammalato, accoglierlo, servirlo, è servire Cristo: il malato è la carne di Cristo.
Questo avviene anche nel nostro tempo, quando, nonostante le molteplici acquisizioni della scienza, la sofferenza interiore e fisica delle persone suscita forti interrogativi sul senso della malattia e del dolore e sul perché della morte. Si tratta di domande esistenziali, alle quali l’azione pastorale della Chiesa deve rispondere alla luce della fede, avendo davanti agli occhi il Crocifisso, nel quale appare tutto il mistero salvifico di Dio Padre, che per amore degli uomini non ha risparmiato il proprio Figlio (cfr Rm 8,32). Pertanto, ciascuno di noi è chiamato a portare la luce della Parola di Dio e la forza della grazia a coloro che soffrono e a quanti li assistono, familiari, medici, infermieri, perché il servizio al malato sia compiuto sempre più con umanità, con dedizione generosa, con amore evangelico, con tenerezza. La Chiesa madre, tramite le nostre mani, accarezza le nostre sofferenze e cura le nostre ferite, e lo fa con tenerezza di madre.
Preghiamo Maria, Salute dei malati, affinché ogni persona nella malattia possa sperimentare, grazie alla sollecitudine di chi le sta accanto, la potenza dell’amore di Dio e il conforto della sua tenerezza materna.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
oggi, 8 febbraio, memoria liturgica di santa Giuseppina Bakhita, la Suora sudanese che da bambina fece la drammatica esperienza di essere vittima della tratta, le Unioni delle Superiore e dei Superiori Generali degli Istituti religiosi hanno promosso la Giornata di preghiera e riflessione contro la tratta di persone. Incoraggio quanti sono impegnati ad aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere e spesso torturati e mutilati. Auspico che quanti hanno responsabilità di governo si adoperino con decisione a rimuovere le cause di questa vergognosa piaga vergognosa, una piaga indegna di una società civile. Ognuno di noi si senta impegnato ad essere voce di questi nostri fratelli e sorelle, umiliati nella loro dignità. Preghiamo tutti insieme la Madonna, per loro e per i loro familiari. (Ave Maria)
Saluto tutti i pellegrini presenti, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni. In particolare saluto i fedeli di Caravaca de la Cruz (Spagna), di Anagni, Marcon, Quartirolo e Corato; le corali dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, e i ragazzi di Buccinasco, come pure quelli provenienti dalla Lettonia e dal Brasile.
A tutti auguro una buona domenica. Per favore, non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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martedì 3 febbraio 2015

Domenica 4^ t.ord. "B" 1/2/2015 (Angelus 233)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Il brano evangelico di questa domenica (cfr Mc 1,21-28) presenta Gesù che, con la sua piccola comunità di discepoli, entra a Cafarnao, la città dove viveva Pietro e che in quei tempi era la più grande della Galilea. E Gesù entra in quella città.
L’evangelista Marco racconta che Gesù, essendo quel giorno un sabato, si recò subito nella sinagoga e si mise a insegnare (cfr v. 21). Questo fa pensare al primato della Parola di Dio, Parola da ascoltare, Parola da accogliere, Parola da annunciare. Arrivando a Cafarnao, Gesù non rimanda l’annuncio del Vangelo, non pensa prima alla sistemazione logistica, certamente necessaria, della sua piccola comunità, non indugia nell’organizzazione. La sua preoccupazione principale è quella di comunicare la Parola di Dio con la forza dello Spirito Santo. E la gente nella sinagoga rimane colpita, perché Gesù «insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi» (v. 22).
Che cosa significa “con autorità”? Vuol dire che nelle parole umane di Gesù si sentiva tutta la forza della Parola di Dio, si sentiva l’autorevolezza stessa di Dio, ispiratore delle Sacre Scritture. E una delle caratteristiche della Parola di Dio è che realizza ciò che dice. Perché la Parola di Dio corrisponde alla sua volontà. Invece noi, spesso, pronunciamo parole vuote, senza radice o parole superflue, parole che non corrispondono alla verità. Invece la Parola di Dio corrisponde alla verità, è unità con la sua volontà e realizza quello che dice. Infatti Gesù, dopo aver predicato, dimostra subito la sua autorità liberando un uomo, presente nella sinagoga, che era posseduto dal demonio (cfr Mc 1,23-26). Proprio l’autorità divina di Cristo aveva suscitato la reazione di satana, nascosto in quell’uomo; Gesù, a sua volta, riconobbe subito la voce del maligno e «ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”» (v. 25). Con la sola forza della sua parola, Gesù libera la persona dal maligno. E ancora una volta i presenti rimangono stupiti: «Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!» (v. 27). La Parola di Dio crea in noi lo stupore. Possiede la forza di farci stupire.
Il Vangelo è parola di vita: non opprime le persone, al contrario, libera quanti sono schiavi di tanti spiriti malvagi di questo mondo: lo spirito della vanità, l’attaccamento al denaro, l’orgoglio, la sensualità… Il Vangelo cambia il cuore, cambia la vita, trasforma le inclinazioni al male in propositi di bene. Il Vangelo è capace di cambiare le persone! Pertanto è compito dei cristiani diffonderne ovunque la forza redentrice, diventando missionari e araldi della Parola di Dio. Ce lo suggerisce anche lo stesso brano odierno che si chiude con un’apertura missio­naria e dice così: «La sua fama – la fama di Gesù – si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea» (v. 28). La nuova dottrina insegnata con autorità da Gesù è quella che la Chiesa porta nel mondo, insieme con i segni efficaci della sua presenza: l’insegnamento autorevole e l’azione liberatrice del Figlio di Dio diventano le parole di salvezza e i gesti di amore della Chiesa missionaria. Ricordatevi sempre che il Vangelo ha la forza di cambiare la vita! Non dimenticatevi di questo. Esso è la Buona Novella, che ci trasforma solo quando ci lasciamo trasformare da essa. Ecco perché vi chiedo sempre di avere un quotidiano contatto col Vangelo, di leggerlo ogni giorno, un brano, un passo, di meditarlo e anche portarlo con voi ovunque: in tasca, nella borsa… Cioè di nutrirsi ogni giorno da questa fonte inesauribile di salvezza. Non dimenticatevi! Leggete un passo del Vangelo ogni giorno. E’ la forza che ci cambia, che ci trasforma: cambia la vita, cambia il cuore.
Invochiamo la materna intercessione della Vergine Maria, Colei che ha accolto la Parola e l’ha generata per il mondo, per tutti gli uomini. Ci insegni Lei ad essere ascoltatori assidui e annunciatori autorevoli del Vangelo di Gesù.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
desidero annunciare che sabato 6 giugno, a Dio piacendo, mi recherò a Sarajevo, capitale della Bosnia ed Erzegovina. Vi chiedo fin d’ora di pregare affinché la mia visita a quelle care popolazioni sia di incoraggiamento per i fedeli cattolici, susciti fermenti di bene e contribuisca al consolidamento della fraternità, della pace, del dialogo interreligioso e dell’amicizia.
Saluto i presenti convenuti per partecipare al IV Congresso mondiale organizzato da Scholas Occurrentes, che si terrà in Vaticano dal 2 al 5 febbraio sul tema: “Responsabilità di tutti nell’educazione per una cultura dell’incontro”. Saluto le famiglie, le parrocchie, le associazioni e tutti quanti sono venuti dall’Italia e da tante parti del mondo. In particolare, i pellegrini del Libano e dell’Egitto, gli studenti di Zafra e di Badajoz (Spagna); i fedeli di Sassari, Salerno, Verona, Modena, Scano Montiferro e Taranto.
Oggi si celebra in Italia la Giornata per la Vita, che ha come tema «Solidali per la vita». Rivolgo il mio apprezzamento alle associazioni, ai movimenti e a tutti coloro che difendono la vita umana. Mi unisco ai Vescovi italiani nel sollecitare «un rinnovato riconoscimento della persona umana e una cura più adeguata della vita, dal concepimento al suo naturale termine» (Messaggio per la 37ª Giornata nazionale per la Vita). Quando ci si apre alla vita e si serve la vita, si sperimenta la forza rivoluzionaria dell’amore e della tenerezza (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 288), inaugurando un nuovo umanesimo: l’umanesimo della solidarietà, l’umanesimo della vita.
Saluto il Cardinale Vicario, i docenti universitari di Roma e quanti sono impegnati a promuovere la cultura della vita.
A tutti auguro buona domenica. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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domenica 25 gennaio 2015

Domenica 3^ t.ord. "B" 25/1/2015 (Angelus 232)

Cari fratelli e sorelle buongiorno, 
 il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù in Galilea. San Marco sottolinea che Gesù cominciò a predicare «dopo che Giovanni [il Battista] fu arrestato» (1,14). Proprio nel momento in cui la voce profetica del Battezzatore, che annunciava la venuta del Regno di Dio, viene messa a tacere da Erode, Gesù inizia a percorrere le strade della sua terra per portare a tutti, specialmente ai poveri, «il Vangelo di Dio» (ibid.). 
L’annuncio di Gesù è simile a quello di Giovanni, con la differenza sostanziale che Gesù non indica più un altro che deve venire: Gesù è Lui stesso il compimento delle promesse; è Lui stesso la “buona notizia” da credere, da accogliere e da comunicare agli uomini e alle donne di tutti i tempi, affinché anch'essi affidino a Lui la loro esistenza. Gesù Cristo in persona è la Parola vivente e operante nella storia: chi lo ascolta e segue entra nel Regno di Dio. Gesù è il compimento delle promesse divine perché è Colui che dona all'uomo lo Spirito Santo, l’“acqua viva” che disseta il nostro cuore inquieto, assetato di vita, di amore, di libertà, di pace: assetato di Dio. 
Quante volte sentiamo, o abbiamo sentito il nostro cuore assetato! Lo ha rivelato Egli stesso alla donna samaritana, incontrata presso il pozzo di Giacobbe, alla quale disse: «Dammi da bere» (Gv 4,7). Proprio queste parole di Cristo, rivolte alla Samaritana, hanno costituito il tema dell’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che oggi si conclude. 
Questa sera, con i fedeli della diocesi di Roma e con i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, ci riuniremo nella Basilica di San Paolo fuori le mura per pregare intensamente il Signore, affinché rafforzi il nostro impegno per la piena unità di tutti i cristiani. E’ una cosa brutta che i cristiani siano divisi! Gesù ci vuole uniti: un solo corpo. I nostri peccati, la storia, ci hanno divisi e per questo dobbiamo pregare tanto perché sia lo stesso Spirito Santo ad unirci di nuovo. Dio, facendosi uomo, ha fatto propria la nostra sete, non solo dell’acqua materiale, ma soprattutto la sete di una vita piena, di una vita libera dalla schiavitù del male e della morte. 
Nello stesso tempo, con la sua incarnazione Dio ha posto la sua sete – perché anche Dio ha sete - nel cuore di un uomo: Gesù di Nazareth. Dio ha sete di noi, dei nostri cuori, del nostro amore, e ha messo questa sete nel cuore di Gesù. Dunque, nel cuore di Cristo si incontrano la sete umana e la sete divina. E il desiderio dell’unità dei suoi discepoli appartiene a questa sete. Lo troviamo espresso nella preghiera elevata al Padre prima della Passione: «Perché tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Quello che voleva Gesù: l’unità di tutti! Il diavolo - lo sappiamo - è il padre delle divisioni, è uno che sempre divide, che sempre fa guerre, fa tanto male. Che questa sete di Gesù diventi sempre più anche la nostra sete! 
Continuiamo, pertanto, a pregare e ad impegnarci per la piena unità dei discepoli di Cristo, nella certezza che Egli stesso è al nostro fianco e ci sostiene con la forza del suo Spirito affinché tale meta si avvicini. E affidiamo questa nostra preghiera alla materna intercessione di Maria Vergine, Madre di Cristo, Madre della Chiesa, perché Lei ci unisca tutti come una buona madre. 

Dopo l'Angelus: 
APPELLO PER LA PACE IN UCRAINA 
Seguo con viva preoccupazione l’inasprirsi degli scontri nell’Ucraina orientale, che continuano a provocare numerose vittime tra la popolazione civile. Mentre assicuro la mia preghiera per quanti soffrono, rinnovo un accorato appello perché si riprendano i tentativi di dialogo e si ponga fine ad ogni ostilità. 
Adesso continuiamo in compagnia [si affiancano al Papa due ragazzi dell’ACR di Roma] 

Cari fratelli e sorelle, oggi si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Esprimo la mia vicinanza a tutte le persone che soffrono per questa malattia, come pure a quanti si prendono cura di loro, e a chi lotta per rimuovere le cause del contagio, cioè condizioni di vita non degne dell’uomo. Rinnoviamo l’impegno solidale per questi fratelli e sorelle! Saluto con affetto tutti voi, cari pellegrini venuti da diverse parrocchie d’Italia e di altri Paesi, come pure le associazioni e i gruppi scolastici. In particolare, saluto la comunità filippina di Roma. 
Carissimi, il popolo filippino è meraviglioso, per la sua fede forte e gioiosa. Il Signore sostenga sempre anche voi che vivete lontano dalla patria. Grazie tante per la vostra testimonianza! E grazie tante di tutto il bene che fate da noi, perché voi seminate la fede da noi, voi fate una bella testimonianza di fede. Grazie tante! 
Saluto gli studenti di Cuenca, Villafranca de los Barros e Badajoz (Spagna), i gruppi parrocchiali delle Isole Baleari e le ragazze di Panamá. Saluto i fedeli di Catania, Diamante, Delianuova e Crespano del Grappa. 
Mi rivolgo adesso ai ragazzi e alle ragazze dell’Azione Cattolica di Roma. Cari ragazzi, anche quest’anno, accompagnati dal Cardinale Vicario e da Mons. Mansueto [Bianchi], siete venuti numerosi al termine della vostra “Carovana della Pace”. Vi ringrazio, e vi incoraggio a proseguire con gioia il cammino cristiano, portando a tutti la pace di Gesù. 
Ora ascoltiamo il messaggio che leggeranno i vostri amici, qui accanto a me. [lettura del Messaggio] 
Ecco i palloncini che vogliono dire ‘pace’. Grazie, ragazzi! 
A tutti auguro buona domenica e buon pranzo. E per favore, per favore non dimenticatevi di pregare per me. Arrivederci!
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domenica 11 gennaio 2015

Battesimo del Signore 11/1/2015 (Angelus 231)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore, che conclude il tempo di Natale. Il Vangelo descrive ciò che avvenne sulla riva del Giordano. Nel momento in cui Giovanni Battista conferisce il battesimo a Gesù, il cielo si apre. «Subito – dice san Marco – uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli» (1,10). Torna alla mente la drammatica supplica del profeta Isaia: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi!» (Is 63,19). Questa invocazione è stata esaudita nell'evento del Battesimo di Gesù. È così finito il tempo dei “cieli chiusi”, che stanno ad indicare la separazione tra Dio e l’uomo, conseguenza del peccato. Il peccato ci allontana da Dio e interrompe il legame tra la terra e il cielo, determinando così la nostra miseria e il fallimento della nostra vita. I cieli aperti indicano che Dio ha donato la sua grazia perché la terra dia il suo frutto (cfr Sal 85,13). Così la terra è diventata la dimora di Dio fra gli uomini e ciascuno di noi ha la possibilità di incontrare il Figlio di Dio, sperimentandone tutto l’amore e l’infinita misericordia. Lo possiamo incontrare realmente presente nei Sacramenti, specialmente nell’Eucaristia. Lo possiamo riconoscere nel volto dei nostri fratelli, in particolare nei poveri, nei malati, nei carcerati, nei profughi: essi sono carne viva del Cristo sofferente e immagine visibile del Dio invisibile.
Con il Battesimo di Gesù non solo si squarciano i cieli, ma Dio parla nuovamente facendo risuonare la sua voce: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (Mc 1,11). La voce del Padre proclama il mistero che si nasconde nell’Uomo battezzato dal Precursore.
E poi la discesa dello Spirito Santo, in forma di colomba: questo consente al Cristo, il Consacrato del Signore, di inaugurare la sua missione, che è la nostra salvezza. Lo Spirito Santo: il grande dimenticato nelle nostre preghiere. Noi spesso preghiamo Gesù; preghiamo il Padre, specialmente nel “Padre Nostro”; ma non tanto frequentemente preghiamo lo Spirito Santo, è vero? E’ il dimenticato. E abbiamo bisogno di chiedere il suo aiuto, la sua fortezza, la sua ispirazione. Lo Spirito Santo che ha animato interamente la vita e il ministero di Gesù, è il medesimo Spirito che oggi guida l’esistenza cristiana, l’esistenza di uomo e di una donna che si dicono e vogliono essere cristiani. Porre sotto l’azione dello Spirito Santo la nostra vita di cristiani e la missione, che tutti abbiamo ricevuto in virtù del Battesimo, significa ritrovare coraggio apostolico necessario per superare facili accomodamenti mondani. Invece, un cristiano e una comunità “sordi” alla voce dello Spirito Santo, che spinge a portare il Vangelo agli estremi confini della terra e della società, diventano anche un cristiano e una comunità “muti” che non parlano e non evangelizzano.
Ma ricordatevi questo: pregare spesso lo Spirito Santo perché ci aiuti, ci dia la forza, ci dia l’ispirazione e ci faccia andare avanti.
Maria, Madre di Dio e della Chiesa, accompagni il cammino di tutti noi battezzati; ci aiuti a crescere nell’amore verso Dio e nella gioia di servire il Vangelo, per dare così senso pieno alla nostra vita.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
saluto tutti voi, romani e pellegrini!
Con piacere saluto il gruppo di studenti dagli Stati Uniti d’America, come pure l’Associazione Laici Amore Misericordioso. C’è tanto bisogno oggi di misericordia, ed è importante che i fedeli laici la vivano e la portino nei diversi ambienti sociali. Avanti! Noi stiamo vivendo il tempo della misericordia, questo è il tempo della misericordia.
Domani sera partirò per un viaggio apostolico in Sri Lanka e nelle Filippine. Grazie del vostro augurio in quel cartello, grazie tante!  E vi chiedo per favore di accompagnarmi con la preghiera e chiedo anche agli Srilankesi e ai Filippini che sono qui a Roma che preghino specialmente per me per questo viaggio. Grazie!
Auguro a tutti una buona domenica, anche se è un po’ brutto il tempo, ma una buona domenica. E oggi è anche un giorno per ricordare con gioia il proprio Battesimo. Ricordatevi quello che vi ho chiesto, di cercare la data del Battesimo, così ognuno di noi potrà dire: io sono stato battezzato il tal giorno. Che oggi ci sia la gioia del Battesimo.
Non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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Non è la tolleranza che permette la convivenza (Contributi 992)

Vi propongo un articolo di Ettore Malnati da La Bussola Quotidiana sul recente attentato di Parigi:

La strage di Parigi è il risultato di una superficialità della Civiltà occidentale nei confronti di culture intrise di fondamentalismi incapaci di una convivenza con altri criteri culturali e religiosi. L’Europa ha sottovalutato e sottovaluta un doveroso accompagnamento di chi proviene da culture e società integraliste e che rifiutano dialogo e integrazione. 
La tolleranza non porta ad una rispettosa convivenza. È il dialogo e la rilettura della dignità della persona nei suoi diritti e doveri (sia uomo o donna, bambino o anziano) che i responsabili del vivere civile devono curare. 
La satira è un linguaggio da sempre presente, anche nella Roma antica, che può essere compreso solo da chi sa che l’integralismo è figlio della paura dell’altro o di un narcisismo sterile ed aggressivo. La satira educata sdrammatizza ed offre un sorriso liberatorio. 
L’Europa deve riprendere seriamente la sua identità annebbiata da un secolarismo e relativismo che la corrodono. I valori che vengono dal cristianesimo hanno fatto l’Europa sia occidentale che orientale così come essa è, nelle sue luci e nelle sue ombre. Chi viene deve trovare una civiltà e una società, pur nella pluralità, consapevole dei suoi valori e pronta a farli conoscere e, nello stesso tempo, capace di dialogare per comprendere pregi e limiti di chi proviene da una concezione culturale diversa.
L’Europa, che fu patria dei diritti umani, non può non farsi carico dell’educare ad una integrazione che liberi da rigidità integraliste e chiedere rispetto per il patrimonio dei suoi popoli. Il dialogo è il vero campo per liberare dalle tentazioni delle “guerre sante” che ormai in diversi modi sono presenti in molti Paesi dell’Occidente. 
È la persona umana con i suoi doveri e i suoi diritti che deve essere al centro dell’attenzione culturale, sociale, politica e religiosa. 
Se si è colpito Parigi, tutti i nostri Popoli sono sotto tiro, perché è in atto una convinzione che gli integralisti islamici hanno fatto propria: che questa Europa moralmente “liquida” va distrutta con la sua cultura, la sua società e la sua religione. 
Credo sia terminato il tempo delle alchimie buoniste. È doveroso che si facciano sentire ed operino coloro che sono preposti al bene comune con scelte che non misconoscano i valori della nostra identità e si adoperino per una integrazione personale e collettiva di chi si è stanziato in Europa. 
Un “occhio di riguardo” va anche dato a coloro che in nome di una morbosa e falsa laicità attentano costantemente alle fondamenta dell’anima dell’Europa che sono i valori contenuti nell’antropologia cristiana. 
La lotta contro i segni della cultura cristiana, come il crocefisso, il presepe, il patrimonio artistico musicale, pittorico e letterario sono attentati all'identità della stessa Europa, va fermata se non si vuole diventare apolidi ed inutili interlocutori in questo contesto interculturale. 
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Epifania del Signore 6/1/2015 (Angelus 230)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Buona festa!
Nella notte di Natale abbiamo meditato l’accorrere alla grotta di Betlemme di alcuni pastori appartenenti al popolo d’Israele; oggi, solennità dell’Epifania, facciamo memoria dell’arrivo dei Magi, che giunsero dall’Oriente per adorare il neonato Re dei Giudei e Salvatore universale e offrirgli doni simbolici. Con il loro gesto di adorazione, i Magi testimoniano che Gesù è venuto sulla terra per salvare non un solo popolo, ma tutte le genti. Pertanto, nella festa odierna il nostro sguardo si allarga all’orizzonte del mondo intero per celebrare la “manifestazione” del Signore a tutti i popoli, cioè la manifestazione dell’amore e della salvezza universale di Dio. Egli non riserva il suo amore ad alcuni privilegiati, ma lo offre a tutti. Come di tutti è il Creatore e il Padre, così di tutti vuole essere il Salvatore. Per questo, siamo chiamati a nutrire sempre grande fiducia e speranza nei confronti di ogni persona e della sua salvezza: anche coloro che ci sembrano lontani dal Signore sono seguiti – o meglio “inseguiti” – dal suo amore appassionato, dal suo amore fedele e anche umile. Perché l’amore di Dio è umile, tanto umile!
Il racconto evangelico dei Magi descrive il loro viaggio dall’Oriente come un viaggio dell’anima, come un cammino verso l’incontro con Cristo. Essi sono attenti ai segni che ne indicano la presenza; sono instancabili nell’affrontare le difficoltà della ricerca; sonocoraggiosi nel trarre le conseguenze di vita derivanti dall’incontro con il Signore. La vita è questa: la vita cristiana è camminare, ma essendo attenti, instancabili e coraggiosi. Così cammina un cristiano. Camminare attento, instancabile e coraggioso. L’esperienza dei Magi evoca il cammino di ogni uomo verso Cristo. Come per i Magi, anche per noi cercare Dio vuol dire camminare - e come dicevo: attento, instancabile e coraggioso - fissando il cielo e scorgendo nel segno visibile della stella il Dio invisibile che parla al nostro cuore. La stella che è in grado di guidare ogni uomo a Gesù è la Parola di Dio, Parola che è nella Bibbia, nei Vangeli. La Parola di Dio è luce che orienta il nostro cammino, nutre la nostra fede e la rigenera. È la Parola di Dio che rinnova continuamente i nostri cuori, le nostre comunità. Pertanto non dimentichiamo di leggerla e meditarla ogni giorno, affinché diventi per ciascuno come una fiamma che portiamo dentro di noi per rischiarare i nostri passi, e anche quelli di chi cammina accanto a noi, che forse stenta a trovare la strada verso Cristo. Sempre con la Parola di Dio! La Parola di Dio a portata di mano: un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, sempre, per leggerlo. Non dimenticatevi di questo: sempre con me la Parola di Dio!
In questo giorno dell’Epifania, il nostro pensiero va anche ai fratelli e alle sorelle dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, molti dei quali celebrano domaniil Natale del Signore. Ad essi giunga il nostro affettuoso augurio.
Mi piace poi ricordare che oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Infanzia Missionaria. È la festa dei bambini che vivono con gioia il dono della fede e pregano perché la luce di Gesù arrivi a tutti i fanciulli del mondo. Incoraggio gli educatori a coltivare nei piccoli lo spirito missionario. Che non siano bambini e ragazzi chiusi, ma aperti; che vedano un grande orizzonte, che il loro cuore vada avanti verso l’orizzonte, affinché nascano tra loro testimoni della tenerezza di Dio e annunciatori del Vangelo.
Ci rivolgiamo ora alla Vergine Maria e invochiamo la sua protezione sulla Chiesa universale, affinché diffonda nel mondo intero il Vangelo di Cristo, la luce delle genti, luce di tutti i popoli. E che Lei ci faccia essere sempre più in cammino; ci faccia camminare e nel cammino essere attenti, instancabili e coraggiosi.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
saluto tutti voi, romani e pellegrini, rinnovando l’augurio di pace e di ogni bene nel Signore.
Saluto i fedeli venuti da Aachen (Germania), da Kilbeggan (Irlanda), e gli studenti di Northfield – Minnesota (Stati Uniti d’America); i cresimandi di Romano di Lombardia e i loro genitori; i fedeli di Biassono, Verona, Arzignano, Acerra e di alcune Diocesi della Puglia; e i giovani dell’Opera Don Orione.
Un saluto speciale a quanti danno vita al Corteo storico-folcloristico, che quest’anno è dedicato al territorio dei Comuni di Segni, Artena, Carpineto Romano, Gorga e Montelanico.
E ricordatevi bene: la vita è un camminare, camminare sempre, cercando Dio. Camminare attenti, instancabili e coraggiosi. E manca una cosa, manca una cosa: attenti, instancabili, coraggiosi… e che cosa manca? Camminare con la luce! E cos’è è la luce? Il Vangelo, la Parola di Dio. Sempre col Vangelo: in tasca, nella borsa, per leggerlo, sempre con noi. Camminare, attenti, instancabili, coraggiosi e con la luce della Parola di Dio.
A tutti auguro una buona festa. Non dimenticatevi di pregare per me e buon pranzo. Arrivederci!
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lunedì 5 gennaio 2015

Domenica 2^ dopo Natale 4/1/2015 (Angelus 229)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Bella domenica ci regala il nuovo anno! Bella giornata!
Dice san Giovanni nel Vangelo che abbiamo letto oggi: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta … Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (1,4-5.9). Gli uomini parlano tanto della luce, ma spesso preferiscono la tranquillità ingannatrice del buio. Noi parliamo tanto della pace, ma spesso ricorriamo alla guerra o scegliamo il silenzio complice, oppure non facciamo nulla di concreto per costruire la pace. Infatti dice san Giovanni che “venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11); perché “il giudizio è questo: la luce – Gesù – è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene la luce perché le sue opere non vengano riprovate” (Gv 3,19-20). Così dice nel Vangelo san Giovanni. Il cuore dell’uomo può rifiutare la luce e preferire le tenebre, perché la luce mette a nudo le sue opere malvagie. Chi fa il male, odia la luce. Chi fa il male, odia la pace.
Abbiamo iniziato da pochi giorni il nuovo anno nel nome della Madre di Dio, celebrando la Giornata Mondiale della Pace sul tema “Non più schiavi, ma fratelli”. Il mio auspicio è che si superi lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo. Questo sfruttamento è una piaga sociale che mortifica i rapporti interpersonali e impedisce una vita di comunione improntata a rispetto, giustizia e carità. Ogni uomo e ogni popolo hanno fame e sete di pace; pertanto è necessario e urgente costruire la pace!
La pace non è soltanto assenza di guerra, ma una condizione generale nella quale la persona umana è in armonia con sé stessa, in armonia con la natura e in armonia con gli altri. Questa è la pace. Tuttavia, far tacere le armi e spegnere i focolai di guerra rimane la condizione inevitabile per dare inizio ad un cammino che porta al raggiungimento della pace nei suoi differenti aspetti. Penso ai conflitti che insanguinano ancora troppe regioni del Pianeta, alle tensioni nelle famiglie e nelle comunità - ma in quante famiglie, in quante comunità, anche parrocchiali, c’è la guerra! - come pure ai contrasti accesi nelle nostre città e nei nostri paesi tra gruppi di diversa estrazione culturale, etnica e religiosa. Dobbiamo convincerci, nonostante ogni contraria apparenza, che la concordia è sempre possibile, ad ogni livello e in ogni situazione. Non c’è futuro senza propositi e progetti di pace! Non c’è futuro senza pace!
Dio, nell’Antico Testamento, ha fatto una promessa. Il profeta Isaia diceva: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra» (Is2,4). E’ bello! La pace è annunciata, come dono speciale di Dio, nella nascita del Redentore: «Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2,14). Tale dono richiede di essere implorato incessantemente nella preghiera. Ricordiamo, qui in Piazza, quel cartello: “Alla radice della pace c’è la preghiera”. Deve essere implorato questo dono e dev’essere accolto ogni giorno con impegno, nelle situazioni in cui ci troviamo. Agli albori di questo nuovo anno, tutti noi siamo chiamati a riaccendere nel cuore un impulso di speranza, che deve tradursi in concrete opere di pace. “Tu non vai bene con questa persona? Fa’ la pace!”; ”A casa tua? Fa’ la pace!”; “Nella tua comunità? Fa’ la pace!”; ”Nel tuo lavoro? Fa’ la pace!”. Opere di pace, di riconciliazione e di fraternità. Ognuno di noi deve compiere gesti di fraternità nei confronti del prossimo, specialmente di coloro che sono provati da tensioni familiari o da dissidi di vario genere. Questi piccoli gesti hanno tanto valore: possono essere semi che danno speranza, possono aprire strade e prospettive di pace.
Invochiamo ora Maria, Regina della Pace. Lei, durante la sua vita terrena, ha conosciuto non poche difficoltà, legate alla quotidiana fatica dell’esistenza. Ma non hai mai smarrito la pace del cuore, frutto dell’abbandono fiducioso alla misericordia di Dio. A Maria, nostra tenera Madre, chiediamo di indicare al mondo intero la via sicura dell’amore e della pace.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
rivolgo un cordiale saluto a tutti voi, cari pellegrini venuti dall’Italia e da vari Paesi per prendere parte a questo incontro di preghiera.
In particolare, saluto i fedeli di Casirate d’Adda, Alfianello, Val Brembilla e Verona.
A ciascuno formulo l’augurio di trascorrere nella pace e nella serenità questa seconda domenica dopo Natale, in cui poi si prolunga la gioia della nascita di Gesù.
Come è stato già annunciato, il prossimo 14 febbraio avrò la gioia di tenere un Concistoro, durante il quale nominerò 15 nuovi Cardinali, che, provenienti da 13 nazioni di ogni continente, manifestano l’inscindibile legame fra la Chiesa di Roma e le Chiese particolari presenti nel mondo.
Domenica 15 febbraio presiederò una solenne concelebrazione con i nuovi Cardinali, mentre il 12 e 13 febbraio terrò un Concistoro con tutti i Cardinali per riflettere sugli orientamenti e le proposte per la riforma della Curia Romana.
I nuovi Cardinali sono:
1 – Mons. Dominique Mamberti, Arcivescovo titolare di Sagona, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
2 – Mons. Manuel José Macário do Nascimento Clemente, Patriarca di Lisboa (Portogallo).
3 – Mons. Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., Arcivescovo di Addis Abeba (Etiopia).
4 – Mons. John Atcherley Dew, Arcivescovo di Wellington (Nuova Zelanda).
5 – Mons. Edoardo Menichelli, Arcivescovo di Ancona-Osimo (Italia).
6 – Mons. Pierre Nguyên Văn Nhon, Arcivescovo di Hà Nôi (Viêt Nam).
7 – Mons. Alberto Suárez Inda, Arcivescovo di Morelia (Messico).
8 – Mons. Charles Maung Bo, S.D.B., Arcivescovo di Yangon (Myanmar).
9 – Mons. Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Arcivescovo di Bangkok (Thailandia).
10 – Mons. Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento (Italia).
11 – Mons. Daniel Fernando Sturla Berhouet, S.D.B., Arcivescovo di Montevideo (Uruguay).
12 – Mons. Ricardo Blázquez Pérez, Arcivescovo di Valladolid (Spagna).
13 – Mons. José Luis Lacunza Maestrojuán, O.A.R., Vescovo di David (Panamá).
14 – Mons. Arlindo Gomes Furtado, Vescovo di Santiago de Cabo Verde (Arcipelago di Capo Verde).
15 – Mons. Soane Patita Paini Mafi, Vescovo di Tonga (Isole di Tonga).
Unirò, inoltre, ai Membri del Collegio Cardinalizio 5 Arcivescovi e Vescovi Emeriti che si sono distinti per la loro carità pastorale nel servizio alla Santa Sede e alla Chiesa. Essi rappresentano tanti Vescovi che, con la stessa sollecitudine di pastori, hanno dato testimonianza di amore a Cristo e al Popolo di Dio sia nelle Chiese particolari, sia nella Curia Romana, sia nel Servizio Diplomatico della Santa Sede. Essi sono:
1 – Mons. José de Jesús Pimiento Rodríguez, Arcivescovo emerito di Manizales.
2 – Mons. Luigi De Magistris, Arcivescovo titolare di Nova, Pro-Penitenziere Maggiore emerito.
3 – Mons. Karl-Joseph Rauber, Arcivescovo titolare di Giubalziana, Nunzio Apostolico.
4 – Mons. Luis Héctor Villalba, Arcivescovo emerito di Tucumán.
5 – Mons. Júlio Duarte Langa, Vescovo emerito di Xai-Xai.
Preghiamo per i nuovi Cardinali, affinché, rinnovando il loro amore a Cristo, siano testimoni del suo Vangelo nella Città di Roma e nel mondo e con la loro esperienza pastorali mi sostengano più intensamente nel mio servizio apostolico.
Buona domenica a tutti! E’ una bella giornata per fare le visite ai musei. Per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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venerdì 2 gennaio 2015

Solennità Maria S.ma Madre di Dio 1/1/2015 (Angelus 228)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e buon anno!
In questo primo giorno dell’anno, nel clima gioioso - anche se freddo - del Natale, la Chiesa ci invita a fissare il nostro sguardo di fede e di amore sulla Madre di Gesù. In Lei, umile donna di Nazaret, «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Per questo è impossibile separare la contemplazione di Gesù, il Verbo della vita che si è fatto visibile e tangibile (cfr 1 Gv 1,1), dalla contemplazione di Maria, che gli ha donato il suo amore e la sua carne umana.
Oggi ascoltiamo le parole dell’apostolo Paolo: «Dio mandò suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4). Quel «nato da donna» dice in maniera essenziale e per questo ancora più forte la vera umanità del Figlio di Dio. Come afferma un Padre della Chiesa, sant’Atanasio: «Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l’umanità» (Lettera a EpittetoPG 26).
Ma san Paolo aggiunge anche: «nato sotto la legge» (Gal 4,4). Con questa espressione sottolinea che Cristo ha assunto la condizione umana liberandola dalla chiusa mentalità legalistica La legge infatti, privata della grazia, diventa un giogo insopportabile, e invece di farci bene ci fa male. Gesù diceva: “Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato. Ecco allora il fine per cui Dio manda il suo Figlio sulla terra a farsi uomo: una finalità di liberazione, anzi di rigenerazione. Di liberazione «per riscattare coloro che erano sotto la legge» (v. 5); e il riscatto avvenne con la morte di Cristo sulla croce. Ma soprattutto di rigenerazione: «perché ricevessimo l’adozione a figli» (v. 5). Incorporati in Lui, gli uomini diventano realmente figli di Dio. Questo passaggio stupendo avviene in noi con il Battesimo, che ci innesta come membra vive in Cristo e ci inserisce nella sua Chiesa.
All’inizio di un nuovo anno ci fa bene ricordare il giorno del nostro Battesimo: riscopriamo il regalo ricevuto in quel Sacramento che ci ha rigenerato a vita nuova: la vita divina. E questo attraverso la Madre Chiesa, che ha come modello la Madre Maria. Grazie al Battesimo siamo stati introdotti nella comunione con Dio e non siamo più in balia del male e del peccato, ma riceviamo l’amore, la tenerezza, la misericordia del Padre celeste. Vi domando nuovamente: “Chi di voi ricorda il giorno in cui è stato battezzato? Per quelli che non ricordano la data del loro Battesimo, dò un compito da fare a casa: cercare tale data e custodirla bene nel cuore. Potete anche chiedere l’aiuto dei genitori, del padrino, della madrina, degli zii, dei nonni… Il giorno nel quale siamo stati battezzati è un giorno di festa! Ricordate o ricercate la data del vostro Battesimo, sarà molto bello per ringraziare Dio del dono del Battesimo.
Questa prossimità di Dio alla nostra esistenza ci dona la vera pace: il dono divino che vogliamo implorare specialmente oggi, Giornata Mondiale della Pace. Io leggo lì: “La pace è sempre possibile”. Sempre è possibile la pace! Dobbiamo cercarla… E di là leggo: “Preghiera alla radice della pace”. La preghiera è proprio la radice della pace. La pace è sempre possibile e la nostra preghiera è alla radice della pace. La preghiera fa germogliare la pace. Oggi Giornata Mondiale della Pace, “Non più schiavi, ma fratelli”: ecco il Messaggio di questa Giornata. Perché le guerre ci fanno schiavi, sempre! Un messaggio che ci coinvolge tutti. Tutti siamo chiamati a combattere ogni forma di schiavitù e a costruire fraternità. Tutti, ciascuno secondo la propria responsabilità. E ricordate bene: la pace è possibile! E alla radice della pace, sempre c’è la preghiera. Preghiamo per la pace. Ci sono anche quelle belle scuole di pace, scuole per la pace: dobbiamo andare avanti con questa educazione alla pace.
A Maria, Madre di Dio e Madre nostra, presentiamo i nostri propositi di bene. A Lei chiediamo di stendere su di noi e su tutti i giorni del nuovo anno il manto della tua materna protezione: «Santa Madre di Dio, non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».
E vi invito tutti a salutare oggi la Madonna come Madre di Dio. Salutarla con quel saluto: “Santa Madre di Dio!”. Come è stata acclamata dai fedeli della città di Efeso, all’inizio del cristianesimo, quando all’entrata della Chiesa gridavano ai loro pastori questo saluto rivolto alla Madonna: “Santa Madre di Dio!”. Tutti insieme, tre volte, ripetiamo: “Santa Madre di Dio”.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
rivolgo a tutti voi qui presenti il mio cordiale saluto, augurando un felice e sereno anno nuovo. Saluto in particolare i pellegrini dei Paesi Scandinavi e della Slovacchia, i fedeli di Asola, Castiglione delle Stiviere, Saccolongo, Sotto il Monte, Bonate Sotto e Benevento, i giovani di Andria e Castelnuovo del Garda. Un cordiale saluto va agli Sternsinger, venuti dalla diocesi di Fulda in Germania. Ringrazio tutti gli Sternsinger in Germania, Austria e Svizzera per il loro impegno di andare di casa in casa per annunciare la nascita del Signore e raccogliere offerte per i bambini bisognosi. Frohe Weihnachten und ein gutes neues Jahr!
Rivolgo il mio pensiero a quanti, nelle Diocesi del mondo intero, hanno promosso momenti di preghiera per la pace, perché la preghiera è alla radice della pace. Ricordo in particolare la marcia nazionale che si è svolta ieri a Vicenza e la manifestazione “Pace in tutte le terre”, promossa a Roma e in numerose città del mondo.
In questo momento siamo collegati con Rovereto, nel Trentino, dove si trova la grande campana denominata "Maria Dolens", realizzata in onore dei caduti di tutte le guerre e benedetta dal beato Paolo VI nel 1965. Tra poco sentiremo risuonare i rintocchi di quella campana. Che sia l’auspicio che mai più vi siano guerre – mai più le guerre! - ma sempre desiderio e impegno di pace e di fraternità tra i popoli.
Buon anno a tutti. Sia un anno di pace nell’abbraccio di tenerezza del Signore e con la protezione materna di Maria, Madre di Dio e Madre nostra. Saluto tutti e vedo che ci sono tanti messicani: li saluto...Sono rumorosi i messicani!
Buon Anno e per favore non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci.
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Santa Famiglia di Nazareth 28/12/2014 (Angelus 227)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
In questa prima domenica dopo Natale, mentre siamo ancora immersi nel clima gioioso della festa, la Chiesa ci invita a contemplare la Santa Famiglia di Nazaret. Il Vangelo oggi ci presenta la Madonna e san Giuseppe nel momento in cui, quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, si recano al tempio di Gerusalemme. Lo fanno in religiosa obbedienza alla Legge di Mosè, che prescrive di offrire al Signore il primogenito (cfr Lc 2,22-24).
Possiamo immaginare questa piccola famigliola, in mezzo a tanta gente, nei grandi cortili del tempio. Non risalta all’occhio, non si distingue… Eppure non passa inosservata! Due anziani, Simeone e Anna, mossi dallo Spirito Santo, si avvicinano e si mettono a lodare Dio per quel Bambino, nel quale riconoscono il Messia, luce delle genti e salvezza d’Israele (cfr Lc 2,22-38). È un momento semplice ma ricco di profezia: l’incontro tra due giovani sposi pieni di gioia e di fede per le grazie del Signore; e due anziani anch’essi pieni di gioia e di fede per l’azione dello Spirito. Chi li fa incontrare? Gesù. Gesù li fa incontrare: i giovani e gli anziani. Gesù è Colui che avvicina le generazioni. E’ la fonte di quell’amore che unisce le famiglie e le persone, vincendo ogni diffidenza, ogni isolamento, ogni lontananza. Questo ci fa pensare anche ai nonni: quanto è importante la loro presenza, la presenza dei nonni! Quanto è prezioso il loro ruolo nelle famiglie e nella società! Il buon rapporto tra i giovani e gli anziani è decisivo per il cammino della comunità civile ed ecclesiale. E guardando a questi due anziani, questi due nonni – Simeone ed Anna –salutiamo di qua, con un applauso, tutti i nonni del mondo.
Il messaggio che proviene dalla Santa Famiglia è anzitutto un messaggio di fede. Nella vita familiare di Maria e Giuseppe Dio è veramente al centro, e lo è nella Persona di Gesù. Per questo la Famiglia di Nazaret è santa. Perché? Perché è centrata su Gesù.
Quando genitori e figli respirano insieme questo clima di fede, possiedono un’energia che permette loro di affrontare prove anche difficili, come mostra l’esperienza della Santa Famiglia, ad esempio nell’evento drammatico della fuga in Egitto: una dura prova.
Il Bambino Gesù con sua Madre Maria e con san Giuseppe sono un’icona familiare semplice ma tanto luminosa. La luce che essa irradia è luce di misericordia e di salvezza per il mondo intero, luce di verità per ogni uomo, per la famiglia umana e per le singole famiglie. Questa luce che viene dalla Santa Famiglia ci incoraggia ad offrire calore umano in quelle situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. La nostra concreta solidarietà non venga meno specialmente nei confronti delle famiglie che stanno vivendo situazioni più difficili per le malattie, la mancanza di lavoro, le discriminazioni, la necessità di emigrare… E qui ci fermiamo un po’ e in silenzio preghiamo per tutte queste famiglie in difficoltà, siano difficoltà di malattia, mancanza di lavoro, discriminazione, necessità di emigrare, siano difficoltà a capirsi e anche di disunione. In silenzio preghiamo per tutte queste famiglie… (Ave Maria..).
Affidiamo a Maria, Regina e madre della famiglia, tutte le famiglie del mondo, affinché possano vivere nella fede, nella concordia, nell’aiuto reciproco, e per questo invoco su di esse la materna protezione di Colei che fu madre e figlia del suo Figlio.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
il mio pensiero va, in questo momento, ai passeggeri dell’aereo malese scomparso mentre era in viaggio fra Indonesia e Singapore, come pure ai passeggeri delle navi in transito nelle ultime ore nelle acque del mare Adriatico coinvolte in alcuni incidenti. Sono vicino con l’affetto e la preghiera ai familiari e a quanti vivono con apprensione e sofferenza queste difficili situazioni e a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso.
Oggi il primo saluto va a tutte le famiglie presenti! La Santa Famiglia vi benedica e vi guidi nel vostro cammino.
Saluto tutti voi, romani e pellegrini; in particolare, i numerosi ragazzi delle Diocesi di Bergamo e di Vicenza che hanno ricevuto o stanno per ricevere la Cresima. Saluto le famiglie dell’Oratorio della Cattedrale di Sarzana, i fedeli di San Lorenzo in Banale (Trento), i ministranti di Sambruson (Venezia), gli scout di Villamassargia e i collaboratori della Fraterna Domus.
A tutti auguro una buona domenica. Vi ringrazio ancora dei vostri auguri e delle vostre preghiere: continuate a pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!
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S.Stefano protomartire 26/12/2014 (Angelus 226)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi la liturgia ricorda la testimonianza di santo Stefano. Scelto dagli Apostoli, insieme ad altri sei, per la diaconia della carità, cioè per assistere i poveri, gli orfani, le vedove nella comunità di Gerusalemme, egli diviene il primo martire della Chiesa. Con il suo martirio, Stefano onora la venuta nel mondo del Re dei re, dà testimonianza di Lui e offre in dono la sua stessa vita, come faceva nel servizio ai più bisognosi. E così ci mostra come vivere in pienezza il mistero del Natale.
Il Vangelo di questa festa riporta una parte del discorso di Gesù ai suoi discepoli nel momento in cui li invia in missione. Dice tra l’altro: «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato» (Mt 10,22). Queste parole del Signore non turbano la celebrazione del Natale, ma la spogliano di quel falso rivestimento dolciastro che non le appartiene. Ci fanno comprendere che nelle prove accettate a causa della fede, la violenza è sconfitta dall’amore, la morte dalla vita. E per accogliere veramente Gesù nella nostra esistenza e prolungare la gioia della Notte Santa, la strada è proprio quella indicata da questo Vangelo, cioè dare testimonianza a Gesù nell’umiltà, nel servizio silenzioso, senza paura di andare controcorrente e di pagare di persona. E se non tutti sono chiamati, come santo Stefano, a versare il proprio sangue, ad ogni cristiano però è chiesto di essere coerente in ogni circostanza con la fede che professa. E la coerenza cristiana è una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Essere coerenti, vivere come cristiani e non dire: “sono cristiano”, e vivere come pagano. La coerenza è una grazia da chiedere oggi.
Seguire il Vangelo è di certo un cammino esigente, ma bello, bellissimo, e chi lo percorre con fedeltà e coraggio riceve il dono promesso dal Signore agli uomini e alle donne di buona volontà. Come cantavano gli angeli il giorno di Natale: “Pace! Pace!”. Questa pace donata da Dio è in grado di rasserenare la coscienza di coloro che, attraverso le prove della vita, sanno accogliere la Parola di Dio e si impegnano ad osservarla con perseveranza sino alla fine (cfr Mt 10,22).
Oggi, fratelli e sorelle, preghiamo in modo particolare per quanti sono discriminati, perseguitati e uccisi per la testimonianza resa a Cristo. Vorrei dire a ciascuno di loro: se portate questa croce con amore, siete entrati nel mistero del Natale, siete nel cuore di Cristo e della Chiesa.
Preghiamo inoltre perché, grazie anche al sacrificio di questi martiri di oggi - sono tanti, tantissimi! -, si rafforzi in ogni parte del mondo l’impegno per riconoscere e assicurare concretamente la libertà religiosa, che è un diritto inalienabile di ogni persona umana.
Cari fratelli e sorelle, vi auguro di trascorrere serenamente le Feste natalizie. Santo Stefano, diacono e primo martire, ci sostenga nel nostro cammino quotidiano, che speriamo di coronare, alla fine, nella festosa assemblea dei santi in Paradiso.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto nella gioia del Natale e rinnovo a tutti voi l’augurio di pace: pace nelle famiglie, pace nelle comunità parrocchiali e religiose, pace nei movimenti e nelle associazioni. Saluto tutte le persone che si chiamano Stefano o Stefania: tanti auguri!
In queste settimane ho ricevuto tanti messaggi augurali da Roma, e da altre parti. Non essendomi possibile rispondere a ciascuno, esprimo oggi a tutti il mio sentito ringraziamento, specialmente per il dono della preghiera. Grazie di cuore! Il Signore vi ricompensi con la sua generosità!
E non dimenticate: coerenza cristiana, cioè pensare, sentire e vivere come cristiano, e non pensare come cristiano e vivere come pagano: questo no! Oggi chiediamo a Stefano la grazia della coerenza cristiana. E per favore continuate a pregare per me, non lo dimenticate.
Buona festa e buon pranzo! Arrivederci.
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domenica 21 dicembre 2014

Domenica IV Avvento "B" 21/12/2014 (Angelus 225)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Oggi, quarta e ultima Domenica di Avvento, la liturgia vuole prepararci al Natale ormai alle porte invitandoci a meditare il racconto dell’annuncio dell’Angelo a Maria. L’arcangelo Gabriele rivela alla Vergine la volontà del Signore che lei diventi la madre del suo Figlio unigenito: «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo» (Lc1,31-32). Fissiamo lo sguardo su questa semplice fanciulla di Nazaret, nel momento in cui si rende disponibile al messaggio divino con il suo “sì”; cogliamo due aspetti essenziali del suo atteggiamento, che è per noi modello di come prepararsi al Natale.
Anzitutto la sua fede, il suo atteggiamento di fede, che consiste nell’ascoltare la Parola di Dio per abbandonarsi a questa Parola con piena disponibilità di mente e di cuore. Rispondendo all’Angelo, Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (v. 38). Nel suo “eccomi” pieno di fede, Maria non sa per quali strade si dovrà avventurare, quali dolori dovrà patire, quali rischi affrontare. Ma è consapevole che è il Signore a chiedere e lei si fida totalmente di Lui, si abbandona al suo amore. Questa è la fede di Maria!
Un altro aspetto è la capacità della Madre di Cristo di riconoscere il tempo di Dio. Maria è colei che ha reso possibile l’incarnazione del Figlio di Dio, «la rivelazione del mistero, avvolto nel silenzio per secoli eterni» (Rm 16,25). Ha reso possibile l’incarnazione del Verbo grazie proprio al suo “sì” umile e coraggioso. Maria ci insegna a cogliere il momento favorevole in cui Gesù passa nella nostra vita e chiede una risposta pronta e generosa. E Gesù passa. Infatti, il mistero della nascita di Gesù a Betlemme, avvenuto storicamente più di duemila anni or sono, si attua, come evento spirituale, nell’“oggi” della Liturgia. Il Verbo, che trovò dimora nel grembo verginale di Maria, nella celebrazione del Natale viene a bussare nuovamente al cuore di ogni cristiano: passa e bussa. Ognuno di noi è chiamato a rispondere, come Maria, con un “sì” personale e sincero, mettendosi pienamente a disposizione di Dio e della sua misericordia, del suo amore. Quante volte Gesù passa nella nostra vita, e quante volte ci manda un angelo, e quante volte non ce ne rendiamo conto, perché siamo tanto presi, immersi nei nostri pensieri, nei nostri affari e addirittura, in questi giorni, nei nostri preparativi del Natale, da non accorgerci di Lui che passa e bussa alla porta del nostro cuore, chiedendo accoglienza, chiedendo un “sì”, come quello di Maria. Un Santo diceva: “Ho timore che il Signore passi”. Sapete perché aveva timore? Timore di non accorgersi e lasciarlo passare. Quando noi sentiamo nel nostro cuore: “Vorrei essere più buono, più buona… Sono pentito di questo che ho fatto…”. E’ proprio il Signore che bussa. Ti fa sentire questo: la voglia di essere migliore, la voglia di rimanere più vicino agli altri, a Dio. Se tu senti questo, fermati. E’ il Signore lì! E vai alla preghiera, e forse alla confessione, a pulire un po’…: questo fa bene. Ma ricordati bene: se senti questa voglia di migliorare, è Lui che bussa: non lasciarlo passare!
Nel mistero del Natale, accanto a Maria c’è la silenziosa presenza di san Giuseppe, come viene raffigurata in ogni presepe – anche in quello che potete ammirare qui in Piazza San Pietro. L’esempio di Maria e di Giuseppe è per tutti noi un invito ad accogliere con totale apertura d’animo Gesù, che per amore si è fatto nostro fratello. Egli viene a portare al mondo il dono della pace: «Sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14), come annunciarono in coro gli angeli ai pastori. Il dono prezioso del Natale è la pace, e Cristo è la nostra vera pace. E Cristo bussa ai nostri cuori per donarci la pace, la pace dell’anima. Apriamo le porte a Cristo!
Ci affidiamo all’intercessione della nostra Madre e di san Giuseppe, per vivere un Natale veramente cristiano, liberi da ogni mondanità, pronti ad accogliere il Salvatore, il Dio-con-noi.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle,
vi saluto tutti, fedeli romani e pellegrini venuti da vari Paesi; le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.
In particolare, saluto i giovani del Movimento dei Focolari, la Comunità Papa Giovanni XXIII, e gli scout AGESCI di Tor Sapienza (Roma).
Non dimenticare: il Signore passa, e se tu senti la voglia di migliorare, di essere più buono, è il Signore che bussa alla tua porta. In questo Natale, il Signore passa.
Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, con le porte aperte al Signore, un Natale di gioia e di fraternità.
Non dimenticate di pregare per me. Buon pranzo! Arrivederci!
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venerdì 19 dicembre 2014

Verità e carità (Contributi 991)

Ecco una meditazione di Don Paolo Sottopietra della Fraternità Sacerdotale San Carlo 

 A tutti capita di pensare che una persona che conosciamo dovrebbe correggere il modo in cui ragiona o si comporta. Che dovrebbe cambiare, magari staccarsi da una situazione che la danneggia e danneggia altri. 
Ci troviamo così nella situazione di dover dire all’altro che sbaglia. Che cosa fare quando ci sentiamo interpellati in questo modo? È giusto manifestare i nostri pensieri, affermare ciò che crediamo vero? Amare veramente l’altro non significa piuttosto accettarlo così come è? Nella storia di un’amicizia, domande o dubbi come questi si ripresentano spesso, e così in famiglia o al lavoro. Forse ci hanno trattenuto, a volte, dal parlare francamente a un figlio, a un amico, a un collega. 
All'inizio della sua ultima enciclica, Benedetto XVI dedica al rapporto tra verità e carità due precise affermazioni. Dice anzitutto che la verità va cercata, trovata ed espressa nella carità. È un accento caro anche a papa Francesco. Aggiunge poi che senza verità l’amore diventa un guscio vuoto, scivola nel sentimentalismo e diventa preda delle emozioni e delle opinioni. Le due affermazioni sono complementari e descrivono in realtà un’unica grande esperienza. In esse sta anche la chiave per guardare a coloro che forse si sentirebbero accusati dalle nostre parole senza che la loro possibile reazione ci porti a tacere un giudizio che potrebbe aiutarli. Per cercare e offrire la verità nella carità, il punto di partenza non può che essere un sincero interesse per la persona dell’altro e per la sua situazione. Papa Francesco insiste nel richiamarci a questo: è necessario alimentare in noi una sensibilità carica di comprensione e la disponibilità a metterci in discussione nel dialogo con l’altro.
Gli uomini desiderano la verità, anche se spesso la negano o la combattono. Forse noi stessi abbiamo lottato contro quello che desideravamo o abbiamo rifiutato di riceverlo nel modo in cui ci veniva offerto, ribellandoci a chi ci voleva bene. Sappiamo per esperienza che la nostra debolezza, la viltà che a volte nascondiamo, l’amore al comodo o la paura del sacrificio ci spingono a cercare accomodamenti. Spesso cediamo anche per timore del giudizio degli altri o per pigrizia nel cercare ciò che è veramente giusto. Dobbiamo dunque avvertire in noi stessi il dramma delle persone che fuggono, che non accettano di sentirsi dire che le strade che percorrono portano all’infelicità. La loro situazione deve suscitare in noi dolore e partecipazione, non arroganza. La verità non può essere usata come un’arma per punire o per umiliare.
Nello stesso tempo, non dobbiamo dimenticare che, in famiglia come nella società, solo la chiarezza con cui ci mettiamo dalla parte della verità può nel tempo dissipare la confusione in cui è immerso chi ci sta intorno. Questa chiarezza non è presunzione, ma l’unica sorgente della pace. Se l’amore rinuncia a giudicare, si trasforma in un sentimento impotente, incapace di salvare proprio quella vicinanza con l’altro che desideriamo conservare. In una cultura senza verità, scrive papa Benedetto, amore è una parola abusata e distorta, che finisce per significare il contrario. Senza verità, in nome dell’amore si arrivano a giustificare la violenza e l’arbitrio.
Portare con pazienza le resistenze e l’ostilità di chi è lontano è dunque una forma di amore. Aspettare che l’altro si decida liberamente per ciò che è vero, in certi casi, è l’unico modo possibile per amarlo. Allo stesso modo, è una forma d’amore lavorare perché la verità sia proclamata e custodita, perché sia udibile da chi la cerca. Difendere dall'ingiustizia chi è più debole di fronte alle conseguenze dell’errore, o dell’ideologia di chi è più potente, è un’altra forma dello stesso amore. Non c’è contraddizione tra queste cose. Da qualche parte la luce della verità deve brillare, altrimenti la vita sarebbe disperata, e in particolare proprio quella di chi è più lontano e confuso. Benedetto XVI sintetizza così: difendere la verità, proporla con convinzione e testimoniarla nella vita sono forme esigenti e insostituibili di carità. Difendere, proporre, testimoniare: tre parole che descrivono la chiamata che la verità ci rivolge nel rapporto con gli altri. Un esempio. Pensiamo a quanti rapporti tra genitori e figli a un certo punto si interrompono e si riempiono di rancore. A volte ciò accade perché gli adulti non hanno avuto il coraggio di indicare con decisione ai più giovani la strada del vero compimento; forse perché neppure loro hanno accettato di percorrerla fino in fondo.
Offrire ai figli la verità nella carità a volte significa scontro, significa rischiare l’incomprensione, almeno per un certo tempo. Ma scuotere non è sempre un male. Non dobbiamo aver paura di ferire le persone a cui vogliamo bene, può essere un passaggio necessario per porre l’attenzione sulla direzione del cammino che porta al bene. La vita è più lunga di un litigio e forse quell’episodio difficile potrà essere ricordato un giorno come un momento di svolta. I nostri figli in fondo desiderano da noi proprio questa fedeltà, ce la chiedono. Un padre o amico che mi sta davanti con fermezza, che mi guarda con stima e proprio per questo mi ricorda ciò che è vero anche a costo di farmi soffrire, mi sta infatti dicendo che non sono solo.
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domenica 14 dicembre 2014

Domenica III Avvento "B" 14/12/2014 (Angelus 224)

Cari fratelli e sorelle, cari bambini, cari ragazzi, buongiorno!
Già da due settimane il Tempo di Avvento ci ha invitato alla vigilanza spirituale per preparare la strada al Signore che viene. In questa terza domenica la liturgia ci propone un altro atteggiamento interiore con cui vivere questa attesa del Signore, cioè la gioia. La gioia di Gesù, come dice quel cartello: “Con Gesù la gioia è di casa”. Ecco, ci propone la gioia di Gesù!
Il cuore dell’uomo desidera la gioia. Tutti desideriamo la gioia, ogni famiglia, ogni popolo aspira alla felicità. Ma qual è la gioia che il cristiano è chiamato a vivere e a testimoniare? E’ quella che viene dalla vicinanza di Dio, dalla sua presenza nella nostra vita. Da quando Gesù è entrato nella storia, con la sua nascita a Betlemme, l’umanità ha ricevuto il germe del Regno di Dio, come un terreno che riceve il seme, promessa del futuro raccolto. Non occorre più cercare altrove! Gesù è venuto a portare la gioia a tutti e per sempre. Non si tratta di una gioia soltanto sperata o rinviata al paradiso: qui sulla terra siamo tristi ma in paradiso saremo gioiosi. No! Non è questa ma una gioia già reale e sperimentabile ora, perché Gesù stesso è la nostra gioia, e con Gesù la gioia di casa, come dice quel vostro cartello: con Gesù la gioia è di casa. Tutti, diciamolo: “Con Gesù la gioia è di casa”. Un’altra volta: “Con Gesù la gioia è di casa”. E senza Gesù c’è la gioia? No! Bravi! Lui è vivo, è il Risorto, e opera in noi e tra noi specialmente con la Parola e i Sacramenti.
Tutti noi battezzati, figli della Chiesa, siamo chiamati ad accogliere sempre nuovamente la presenza di Dio in mezzo a noi e ad aiutare gli altri a scoprirla, o a riscoprirla qualora l’avessero dimenticata. Si tratta di una missione bellissima, simile a quella di Giovanni Battista: orientare la gente a Cristo – non a noi stessi! – perché è Lui la meta a cui tende il cuore dell’uomo quando cerca la gioia e la felicità.
Ancora san Paolo, nella liturgia di oggi, indica le condizioni per essere “missionari della gioia”: pregare con perseveranza, rendere sempre grazie a Dio, assecondare il suo Spirito, cercare il bene ed evitare il male (cfr 1 Ts 5,17-22). Se questo sarà il nostro stile di vita, allora la Buona Novella potrà entrare in tante case e aiutare le persone e le famiglie a riscoprire che in Gesù c’è la salvezza. In Lui è possibile trovare la pace interiore e la forza per affrontare ogni giorno le diverse situazioni della vita, anche quelle più pesanti e difficili. Non si è mai sentito di un santo triste o di una santa con la faccia funebre. Mai si è sentito questo! Sarebbe un controsenso. Il cristiano è una persona che ha il cuore ricolmo di pace perché sa porre la sua gioia nel Signore anche quando attraversa i momenti difficili della vita. Avere fede non significa non avere momenti difficili ma avere la forza di affrontarli sapendo che non siamo soli. E questa è la pace che Dio dona ai suoi figli.
Con lo sguardo rivolto al Natale ormai vicino, la Chiesa ci invita a testimoniare che Gesù non è un personaggio del passato; Egli è la Parola di Dio che oggi continua ad illuminare il cammino dell’uomo; i suoi gesti – i Sacramenti – sono la manifestazione della tenerezza, della consolazione e dell’amore del Padre verso ogni essere umano. La Vergine Maria, “Causa della nostra gioia”, ci renda sempre lieti nel Signore, che viene a liberarci da tante schiavitù interiori ed esteriori.

Dopo l'Angelus:
Cari fratelli e sorelle, io ho dimenticato com’era quella frase. Ecco, vediamo: “Con Gesù la gioia è di casa”. Tutti insieme: “Con Gesù la gioia è di casa”.
Saluto tutti voi, famiglie, gruppi parrocchiali e associazioni, che siete venuti da Roma, dall’Italia e da tante parti del mondo. In particolare, saluto i pellegrini di Civitella Casanova, Catania, Gela, Altamura, e i giovani di Frosinone.
Nel salutare i fedeli polacchi, mi unisco spiritualmente ai loro connazionali e a tutta la Polonia, che oggi accendono la “candela di Natale” e riaffermano l’impegno di solidarietà, specialmente in questo Anno della Caritas che si celebra in Polonia.
E ora saluto con affetto i bambini venuti per la benedizione dei “Bambinelli”, organizzata dal Centro Oratori Romani. Complimenti! Voi siete stati bravi, siete stati gioiosi qui in piazza, complimenti! E adesso portate il presepio benedetto. Cari bambini, vi ringrazio della vostra presenza e vi auguro buon Natale! Quando pregherete a casa, davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di pregare per me, come io mi ricordo di voi. La preghiera è il respiro dell’anima: è importante trovare dei momenti nella giornata per aprire il cuore a Dio, anche con le semplici e brevi preghiere del popolo cristiano. Per questo, oggi ho pensato di fare un regalo a tutti voi che siete qui in piazza, una sorpresa, un regalo: vi darò un piccolo libretto tascabile che raccoglie alcune preghiere, per i vari momenti della giornata e per le diverse situazioni della vita. E’ questo. Alcuni volontari lo distribuiranno. Prendetene uno ciascuno e portatelo sempre con voi, come aiuto a vivere tutta la giornata con Dio. E perché non dimentichiamo quel messaggio tanto bello che voi avete fatto qui con il cartello: “Con Gesù la gioia è di casa”. Un’altra volta: “Con Gesù la gioia è di casa”. Bravi!
A tutti voi un cordiale augurio di buona domenica e di buon pranzo. Non dimenticate, per favore, di pregare per me. Arrivederci! E tanta gioia!
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