Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

sabato 25 dicembre 2010

Messaggio Urbi et Orbi Natale 2010 (Contributi 420)

“Verbum caro factum est”
“Il Verbo si fece carne” (Gv 1,14)

Cari fratelli e sorelle, che mi ascoltate da Roma e dal mondo intero, con gioia vi annuncio il messaggio del Natale: Dio si è fatto uomo, è venuto ad abitare in mezzo a noi. Dio non è lontano: è vicino, anzi, è l’“Emmanuele”, Dio-con-noi. Non è uno sconosciuto: ha un volto, quello di Gesù.

E’ un messaggio sempre nuovo, sempre sorprendente, perché oltrepassa ogni nostra più audace speranza. Soprattutto perché non è solo un annuncio: è un avvenimento, un accadimento, che testimoni credibili hanno veduto, udito, toccato nella Persona di Gesù di Nazareth! Stando con Lui, osservando i suoi atti e ascoltando le sue parole, hanno riconosciuto in Gesù il Messia; e vedendolo risorto, dopo che era stato crocifisso, hanno avuto la certezza che Lui, vero uomo, era al tempo stesso vero Dio, il Figlio unigenito venuto dal Padre, pieno di grazia e di verità (cfr Gv 1,14).
“Il Verbo si fece carne”. Di fronte a questa rivelazione, riemerge ancora una volta in noi la domanda: come è possibile? Il Verbo e la carne sono realtà tra loro opposte; come può la Parola eterna e onnipotente diventare un uomo fragile e mortale?
Non c’è che una risposta: l’Amore.
Chi ama vuole condividere con l’amato, vuole essere unito a lui, e la Sacra Scrittura ci presenta proprio la grande storia dell’amore di Dio per il suo popolo, culminata in Gesù Cristo.
In realtà, Dio non cambia: Egli è fedele a Se stesso. Colui che ha creato il mondo è lo stesso che ha chiamato Abramo e che ha rivelato il proprio Nome a Mosè: Io sono colui che sono … il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe … Dio misericordioso e pietoso, ricco di amore e di fedeltà (cfr Es 3,14-15; 34,6).
Dio non muta, Egli è Amore da sempre e per sempre.
E’ in Se stesso Comunione, Unità nella Trinità, ed ogni sua opera e parola mira alla comunione. L’incarnazione è il culmine della creazione. Quando nel grembo di Maria, per la volontà del Padre e l’azione dello Spirito Santo, si formò Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il creato raggiunse il suo vertice. Il principio ordinatore dell’universo, il Logos, incominciava ad esistere nel mondo, in un tempo e in uno spazio.
“Il Verbo si fece carne”. La luce di questa verità si manifesta a chi la accoglie con fede, perché è un mistero d’amore. Solo quanti si aprono all’amore sono avvolti dalla luce del Natale. Così fu nella notte di Betlemme, e così è anche oggi.
L’incarnazione del Figlio di Dio è un avvenimento che è accaduto nella storia, ma nello stesso tempo la oltrepassa. Nella notte del mondo si accende una luce nuova, che si lascia vedere dagli occhi semplici della fede, dal cuore mite e umile di chi attende il Salvatore. Se la verità fosse solo una formula matematica, in un certo senso si imporrebbe da sé. Se invece la Verità è Amore, domanda la fede, il “sì” del nostro cuore.
E che cosa cerca, in effetti, il nostro cuore, se non una Verità che sia Amore? La cerca il bambino, con le sue domande, così disarmanti e stimolanti; la cerca il giovane, bisognoso di trovare il senso profondo della propria vita; la cercano l’uomo e la donna nella loro maturità, per guidare e sostenere l’impegno nella famiglia e nel lavoro; la cerca la persona anziana, per dare compimento all’esistenza terrena.
“Il Verbo si fece carne”. L’annuncio del Natale è luce anche per i popoli, per il cammino collettivo dell’umanità. L’“Emmanuele”, Dio-con-noi, è venuto come Re di giustizia e di pace. Il suo Regno – lo sappiamo – non è di questo mondo, eppure è più importante di tutti i regni di questo mondo. E’ come il lievito dell’umanità: se mancasse, verrebbe meno la forza che manda avanti il vero sviluppo: la spinta a collaborare per il bene comune, al servizio disinteressato del prossimo, alla lotta pacifica per la giustizia. Credere nel Dio che ha voluto condividere la nostra storia è un costante incoraggiamento ad impegnarsi in essa, anche in mezzo alle sue contraddizioni. E’ motivo di speranza per tutti coloro la cui dignità è offesa e violata, perché Colui che è nato a Betlemme è venuto a liberare l’uomo dalla radice di ogni schiavitù.
La luce del Natale risplenda nuovamente in quella Terra dove Gesù è nato e ispiri Israeliani e Palestinesi nel ricercare una convivenza giusta e pacifica. L’annuncio consolante della venuta dell’Emmanuele lenisca il dolore e consoli nelle prove le care comunità cristiane in Iraq e in tutto il Medio Oriente, donando loro conforto e speranza per il futuro ed animando i Responsabili delle Nazioni ad una fattiva solidarietà verso di esse.
Ciò avvenga anche in favore di coloro che ad Haiti soffrono ancora per le conseguenze del devastante terremoto e della recente epidemia di colera.
Così pure non vengano dimenticati coloro che in Colombia ed in Venezuela, ma anche in Guatemala e in Costa Rica, hanno subito le recenti calamità naturali.
La nascita del Salvatore apra prospettive di pace duratura e di autentico progresso alle popolazioni della Somalia, del Darfur e della Costa d’Avorio; promuova la stabilità politica e sociale del Madagascar; porti sicurezza e rispetto dei diritti umani in Afghanistan e in Pakistan; incoraggi il dialogo fra Nicaragua e Costa Rica; favorisca la riconciliazione nella Penisola Coreana.
La celebrazione della nascita del Redentore rafforzi lo spirito di fede, di pazienza e di coraggio nei fedeli della Chiesa nella Cina continentale, affinché non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e, perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano viva la fiamma della speranza.
L’amore del “Dio con noi” doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i leader politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti.
Cari fratelli e sorelle, “il Verbo si fece carne”, è venuto ad abitare in mezzo a noi, è l’Emmanuele, il Dio che si è fatto a noi vicino. Contempliamo insieme questo grande mistero di amore, lasciamoci illuminare il cuore dalla luce che brilla nella grotta di Betlemme! Buon Natale a tutti!
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giovedì 23 dicembre 2010

Nel mistero dell’incarnazione (Contributi 419)

Vi rendo partecipi di una lettera che Julian Carron (responsabile di CL) ha inviato all'Osservatore Romano:

L’Osservatore Romano, 23 dicembre 2010

Nel mistero dell’incarnazione l’uomo e la storia Il prodigio che tutti aspettiamo

«Tutta la mia vita è sempre stata attraversata da un filo conduttore, questo: il Cristianesimo dà gioia, allarga gli orizzonti. In definitiva un’esistenza vissuta sempre e soltanto “contro” sarebbe insopportabile» (Luce del mondo, p. 27).
Queste parole di Benedetto XVI ci lanciano una sfida: che cosa significa essere cristiani oggi? Continuare a credere semplicemente per tradizione, devozione o abitudine, ritirandosi nel proprio guscio, non è all’altezza della sfida. Allo stesso modo, reagire con forza e andare contro per recuperare il terreno perduto è insufficiente, il Papa dice addirittura che è «insopportabile». L’una e l’altra strada − ritirarsi dal mondo o essere contro − non sono capaci, in fondo, di suscitare interesse per il cristianesimo, perché nessuna delle due rispetta quello che sarà sempre il canone dell’annuncio cristiano: il Vangelo.
Gesù si è posto nel mondo con una capacità di attrarre che ha affascinato gli uomini del suo tempo. Come dice Péguy: «Egli non perse i suoi anni a gemere e interpellare la cattiveria dei tempi. Egli tagliò corto… Facendo il cristianesimo».
Cristo ha introdotto nella storia una presenza umana così affascinante che chiunque vi si imbatteva doveva prenderla in considerazione. Per rifiutarla o per accettarla. Non ha lasciato indifferente nessuno.

Oggi ci troviamo tutti di fronte a una «crisi dell’umano», che si documenta come stanchezza e disinteresse verso la realtà e che coinvolge tutti gli ambiti che hanno a che fare con la vita della gente.
È una disgrazia per tutti, infatti, che le persone non si mettano in gioco con la loro ragione e la loro libertà.
E proprio in questo momento la Chiesa ha davanti a sé un’avventura affascinante, la stessa delle origini: testimoniare che c’è qualcosa in grado di risvegliare e suscitare un interesse vero. «Anche il mio cuore aspetta, / alla luce guardando ed alla vita, / altro prodigio della primavera». Tutti noi, come il poeta Antonio Machado, aspettiamo il miracolo della primavera, in cui vedere compiersi la nostra vita. E se qualcuno dirà, ancora col poeta, che è un sogno, perché lo aspettiamo?
Perché questa attesa ci costituisce nell’intimo, come scrive Benedetto XVI: «L’uomo aspira ad una gioia senza fine, vuole godere oltre ogni limite, anela all’infinito» (Luce del mondo, p. 95).
Ma l’uomo può decadere, il mondo può cercare di scalzare questo desiderio dell’infinito minimizzandolo; può perfino prenderlo in giro offrendo qualcosa che attira per qualche tempo, ma che non dura, e alla fine lascia solo più insoddisfatti e più scettici. Ora, la prova della verità di ciò che affascina e risveglia un interesse è che deve durare. Ma anche le cose più belle – lo vediamo quando si ama una persona o quando si intraprende un nuovo lavoro – vengono meno.
Il problema della vita, allora, è se esiste qualcosa che dura.
Il cristianesimo ha la pretesa – perché la sua origine non è umana, anche se si può vedere nei volti degli uomini che lo hanno incontrato – di portare l’unica risposta in grado di durare nel tempo e nell’eternità.
Però un cristianesimo ridotto non è in grado di fare questo.
Sappiamo per esperienza che esiste un modo astratto di parlare della fede che non suscita la minima curiosità.
Se il cristianesimo non viene rispettato nella sua natura, così come è comparso nella storia, non può mettere radici nel cuore.
Il cristianesimo è sempre messo alla prova di fronte al desiderio del cuore, e non se ne può liberare: è Cristo stesso che si è sottoposto a questa prova. L’aspetto affascinante è che Dio, spogliandosi del Suo potere, si è fatto uomo per rispettare la dignità e la libertà di ciascuno. Incarnandosi, è come se avesse detto all’uomo: «Guarda un po’ se, vivendo a contatto con me, trovi qualcosa di interessante che rende la tua vita più piena, più grande, più felice. Quello che tu non sei capace di ottenere con i tuoi sforzi, lo puoi ottenere se mi segui».
È stato così fin dall’inizio. Quando i due primi discepoli domandano: «Dove abiti?», Egli risponde: «Venite e vedrete». La sua semplicità è disarmante. Dio si affida al giudizio dei primi due che Lo incontrano.
L’uomo non può evitare di paragonare continuamente ciò che accade con le sue esigenze fondamentali.
Qualcuno potrebbe obiettare che all’epoca di Gesù si vedevano i miracoli, ma oggi non è più tempo di prodigi. Non è così, perché questa esperienza continua ad avere luogo, come il primo giorno: quando incontri persone che risvegliano in te un interesse e un’attrattiva tali che ti obbligano a fare i conti con quello che ti è accaduto.
Come dice il Papa, «Dio non si impone. […] La sua esistenza si manifesta in un incontro, che penetra nella più intima profondità dell’uomo» (Luce del mondo, p. 240).
Alcuni anni fa un mio amico è andato a studiare arabo a Il Cairo. Ha incontrato un professore musulmano. L’incontro si sarebbe potuto svolgere secondo gli stereotipi dell’uno e dell’altro. Ma è accaduta una cosa inattesa: sono diventati amici. Il musulmano ha domandato al mio amico perché era cristiano, e questi lo ha invitato in Italia, dove ha conosciuto il Meeting di Rimini. Trascinato dall’incontro con una realtà umana diversa, ha voluto realizzare il Meeting de Il Cairo, coinvolgendo molti giovani egiziani, musulmani e cristiani.
Di recente, a Mosca, ho conosciuto persone che fino a poco tempo fa non avevano niente a che fare con la fede. L’hanno scoperta incontrando dei cristiani che le avevano incuriosite. Alcune erano battezzate nella Chiesa ortodossa e si sono interessate al cristianesimo – cosa che non avevano mai fatto prima – grazie ad amici che lo vivevano con intensità e pienezza.
Non sono storie del passato, ma qualcosa che accade ora, nel presente.
Nella sua recente visita in Spagna, Benedetto XVI ha invitato a un dialogo tra laicità e fede. E come lo ha fatto? Indicando una presenza, un testimone, Gaudì, che con la Sagrada Familia «è stato capace di creare […] uno spazio di bellezza, di fede e di speranza, che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la verità e la bellezza stessa».
Il Papa ha sfidato tutti rendendo contemporaneo lo sguardo di Cristo e indicando l’esperienza nuova che Egli immette nella vita: chiunque può interessarsene o rifiutarla. Quando Benedetto XVI ci chiama alla conversione ci sta dicendo che per testimoniare Cristo, per farci «trasparenza di Cristo per il mondo», dobbiamo percorrere un cammino umano fino a scoprire la pertinenza della fede alle esigenze della nostra vita.
Non so se qualche cattolico si può sentire escluso dalla chiamata del Papa. Io no.
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mercoledì 22 dicembre 2010

Commento di Natale (Interventi 62)

Relativamente al post che riportava il commento di Don massimo Camisasca, una lettrice di nome Ivana ha lasciato un commento che voglio far conoscere a tutti voi:

Bellissima la frase di Sant'Agostino,e come dire se abbiamo un cuore piccolo poco vi entra se lo abbiamo grande tanto ci sta...ma il quesito che mi pongo e questo:
Sono capace io di accogliere tutto questo amore che il Signore mi da di ricevere con la sua venuta?
Sono, come fece la piccola Maria inconsapevole della grandezza che doveva accogliere,pronta a accogliere i bisogni dei miei fratelli?
tutto questo egoismo che investe il mondo spesso ci mette come una benda agli occhi,come un velo che non ci permette di vedere, e di capire che oltre a noi esistono tante realtà, che non sono sempre piacevoli, e spesso andamo avanti così inermi,senza fare nulla...
e perchè poi lo dovremmo fare?
che ci importa di chi non ha nulla che passerà questo Natale da solo, in malattia, con il cuore che piange per la sofferenza o per la solitudne...certo qualcuno potrà pensare e facile scriverle le parole, ma Gesu ci ha insegnato che bisogna mettere in atto la Sua parola con opere, fatti concreti,azioni, ed è giusto bisogna farlo, e si puo partire anche da piccole cose, come andare a trovare qualcuno che sappiamo che è solo,donare un sorriso, una buona parola, Gesu ci ha insegnato che non ci chiede più di quello che non possiamo fare, ci chiede che quello che vogliamo fare per amore dei fratelli con gesti veri,senza ipocrisia,con gesti che anche se a noi sembrano di poca importanza illuminano la giornata di chi in quel momento ne ha bisogno..
voglio sperare di vivere questo Natale non in modo scontato come i ricordi che mi sovvengono di qualche Natale passato nell'apatia e nella banalità, voglio cercare di aprire il mio cuore alle condivisioni con altri fratelli,e voglio sperare per me e per chi come me spera ogni anno in un Natale migliore, vivere il presente con la speranza che, questa nostra contemporaneità, diventi concreta nel donarsi vivamente e pienamente, a tutto quell'amore che Gesu bambino e venuto a portarci, il grande messaggio dell'amore per un mondo migliore,il messaggio del Suo regno come regalo per tutti noi, basta solo saperlo accogliere, cosi senza rumore,ma con umiltà, con semplicita...
un caro saluto a tuti gli amici del blog..Ivana
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Beh, che dire.. dopo queste parole un vero Santo Natale a tutti i lettori del blog..

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L'attesa del Natale (Contributi 418)

Desidero proporvi l'ultimo editoriale di SamizdatOnLine,un bella riflessione di Massimo Camisasca sul Natale:

Stiamo vivendo il tempo di Avvento che ci porta al Natale. L’Avvento è anzitutto un tempo liturgico, ma per sua natura investe tre diverse dimensioni temporali: il presente, il passato e il futuro. Questo tempo tra passato, presente e futuro, che San Bernardo chiama «il triplice Avvento», può avere ancora molto da dire a ciascuno di noi oggi, anche a chi distrattamente si affanna nella frenesia delle luci di Natale.

Trattandosi della storia di una nascita, il riferimento al passato è fondamentale. Non possiamo, infatti, pensare a Gesù che viene e che verrà, se non partendo dalla considerazione del fatto che è già venuto.
Colui che invochiamo e che attendiamo è già presente.
La venuta di Cristo non è un mito o un sogno, ma un evento accaduto e giunto fino a noi nella sua storicità. Per questo la prima dimensione fondamentale che l’Avvento ci invita a vivere è la memoria, la storia passata che si rende presente.
Nel rapporto con il passato si possono percorrere due strade sbagliate. Molti uomini vivono la vita con la nostalgia del passato, sottraendosi al presente, rinunciando di fatto a vivere. Il passato è un evento inefficace, perduto, che non è più capace di cambiare il presente.
Il Natale stesso può diventare un pio ricordo, una bella favola, ultimamente inefficace.
Una seconda negazione della memoria è chiudersi in una visione negativa del passato. La storia si riempie di coloro che non ci hanno amato, che non ci hanno capito, che ci hanno ingannato. Il passato è vissuto come angoscia. Diventa impossibile perdonare. Nel primo caso il cristianesimo rimane una bella fiaba delle origini, nel secondo una dottrina di fratellanza che non riesce a incidere sul rapporto con il nostro vissuto.


L’Avvento ci fa guardare anche al futuro. Vivendo, sorgono in noi molte immagini riguardo il futuro, attraverso le quali vorremmo come prevederlo. È necessario che le nostre immagini e le nostre attese, il nostro desiderio di Cristo, si purifichino. Potremmo, infatti, cadere nell’errore di amare più le immagini che ci facciamo di Dio che Dio stesso.
Noi non sappiamo quando Cristo tornerà, o meglio, quando verrà l’ultima volta. Sappiamo una cosa: che la sua ultima venuta è il compimento delle sue continue venute presenti. Sarà il compimento della storia.
La storia, infatti, si compirà quando Dio sarà tutto in tutti, quando il Figlio consegnerà al Padre il mondo in lui ricapitolato.
Dio non sta ritardando la sua venuta, ma dà all’uomo il tempo per convertirsi a lui. Il tempo ha dunque un peso.
Non solo Dio ha creato il tempo, ma è entrato nel tempo, lo ha assunto come forma del suo rapporto con noi.
Il Mistero non mi raggiunge se non attraverso il tempo. Esso è innanzitutto il sacramento della contemporaneità di Cristo, della sua vicinanza alla mia vita. Per questo è fatto di un’infinità di istanti presenti, attraverso i quali Cristo mi raggiunge continuamente. Egli è l’amato nascosto, che si rivela a noi in mille modi.
In sintesi: il fondamento storico dà a questa nostra attesa, che riguarda il presente e il futuro, una sua veridicità, toglie ogni mitologia, ogni sentimentalismo spiritualistico e ci permette di assumere la posizione vera verso questo tempo.
L’Avvento non è solo una parte del nostro tempo, ma ne è una dimensione permanente.
L’attesa costituisce l’umano nella sua dimensione più profonda e più vera.

Il mio augurio per questo tempo di Avvento e per il vicino Natale è in un pensiero di sant’Agostino: «Se abbiamo un piccolo sacchetto potrà entrarvi poca cosa; se abbiamo un grande sacchetto potrà entrarvi molto».
Dobbiamo dilatare gli spazi del nostro desiderio, in modo che possa entrarvi Cristo stesso e, con lui, tutto ciò che ha preparato per noi.
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Non rendiamo vano questo ennesimo ma sempre nuovo Natale (Contributi 417)

ROMA, martedì, 21 dicembre 2010 (ZENIT.org).
Gustare “l'eterna novità” del Natale e saperne far tesoro è l'invito che fra' Pierbattista Pizzaballa, OFM, custode di Terra Santa, lancia nel suo messaggio natalizio, nel quale invita a non rendere vana questa festa.

Il saluto francescano, “Pace e Bene”, “ci aiuta a gustare l’eterna novità del Natale, accompagnandoci verso la verità, allontanandoci da tutto quello che svilisce e rende ambiguo il significato di questa festa”, afferma nel testo.
“Non rendiamo vano questo ennesimo ma sempre nuovo Natale”, esorta.
Il Natale, spiega, “è una festa che pare avere smarrito il suo senso più intimo e vero, e che quindi ci porta a interrogarci su chi è per noi quel Bambino, a vedere Dio in un bambino, a credere in un Dio che sceglie di racchiudere la sua grandezza nella piccolezza della nostra umanità”.
“Anche quest’anno, come ogni giorno da quel tempo antico, per gli uomini del suo tempo, come per ognuno di noi oggi”, Gesù “attende che gli facciamo posto, attende di nascere nel nostro cuore”.

Attesa
Il Natale, prosegue il Custode, è dunque “impegno di conversione” e “viene a fissare la nostra attenzione sull’attesa di Dio: la sua infinita attesa che l’umanità gli trovi posto nella storia quotidiana, nella vita di tutti i giorni, nella solidarietà spicciola che ci ha chiesto Gesù stesso”.
Natale sia per tutti questo convertire il nostro sguardo, accorgersi che il regno avanza, è presente; che io, noi, tutti, insieme, possiamo renderlo presente”.
“Il Bambino Gesù ci libera dalla paura di stare nel quotidiano scorrere della storia, dalla solitudine di chi non sa farne dono agli altri – sottolinea padre Pizzaballa –. E ci innesta in un movimento corale, dove ci scopriamo portati dall’amore e capaci, per grazia, di portare quel pezzetto di storia, unico e prezioso, che il Signore ci mette fra le mani”.
“Rispondiamo all’attesa di Dio, che si è fatto Bambino perché potessimo andare a lui come se fosse lui ad aver bisogno di noi. Perché il cuore della nostra attesa è nel sapere che Dio ci attende, pazientemente, da lungo tempo”.

Terra Santa
Il Custode sottolinea poi “la necessità di guardare la creazione, guardare il mondo, guardare il Medio Oriente, questa 'nostra' Terra Santa – Terra di Dio e Terra degli Uomini – 'dall’alto', con lo sguardo di Dio”.
A questo proposito, chiede di fare nostre, “con trepidazione e audacia, con umiltà e forza, con il coraggio e la fantasia del sogno che diventa realtà se siamo in molti a sognare”, le parole pronunciate da Benedetto XVI all’inaugurazione del Sinodo dei Vescovi del Medio Oriente: “Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la culla di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta”.
A ciascuno la responsabilità di accettare la proposta di Colui che ci fa esistere e ci rinnova ogni giorno la sete di essere felici”, scrive padre Pizzaballa.
“Accolti dalla sua attesa, fatti nuovi dal suo perdono e dalla sua grazia, uomini della misericordia e della riconciliazione, della libertà e della giustizia, saremo allora capaci di ascoltare – fra il rumore della nostra confusa realtà – l’annuncio degli Angeli: Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e sulla terra pace agli uomini che egli ama”, conclude.
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domenica 19 dicembre 2010

E' Natale (Interventi 61)

E' Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi una mano.

E' Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l'altro.
E' Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.
E' Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.
E' Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
E' Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.


(Madre Teresa di Calcutta)
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Camminare (Interventi 60)

Una carissima amica mi ha fatto avere un testo di Mons. Giussani che desidero condividere con tutti voi perchè ci ricorda che Dio, tramite la presenza di Cristo è con noi in ogni istante della nostra vita e di ogni giornata.

Tutti camminiamo in un certo modo e, per quanto diverso, è un certo modo, con certi limiti..
Ma c'è un passo un modo di camminare, che fa stupore e indica, rivela, una dignità o una eccezionalità di autocoscienza, di coscienza di sè. Il miracolo è l'incidere del passo divino tra i passi della compagnia umana...
Dio ha scelto come metodo per educare l'uomo a quello che Lui vuole, in modo tale da farlo diventare degno di Lui, la familiarità totale con l'uomo: Dio ha scelto la familiarità totale.
Pensate , Dio che nasce dalle viscere di una ragazza!
Nella vita uno può continuare a fare quel che vuole, ma non potrà mai sottrarsi completamente al giudizio di questa verità: Dio ha scelto di essere familiare.
Se è familiare vuol dire che i suoi passi sono insieme ai miei.
Come diceva Mosè sul monte Oreb " Signore , se tu non cammini con noi, noi non ci muoveremo di qui."  Potrebbe essere l'orazione del mattino più bella per un cristiano.
L'incidere dei passi di Gesù in mezzo a tutti i passi che le nostre gambe fanno durante la giornata, questo è il miracolo: in ogni giornata è più il miracolo, che il non-miracolo!
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lunedì 13 dicembre 2010

Sei tu colui che deve venire? (Contributi 416)

Vi propongo ampi stralci dell'omelia che Papa Benedetto XVI ha pronunciato questa domenica mattina 12/12/10 recandosi in visita pastorale alla parrocchia di S. Massimiliano Kolbe a via Prenestina (Torre Angela), nel settore est della Diocesi di Roma.

Cari fratelli e sorelle della Parrocchia di San Massimiliano Kolbe! Vivete con impegno il cammino personale e comunitario nel seguire il Signore.
L’Avvento è un forte invito per tutti a lasciare entrare sempre di più Dio nella nostra vita, nelle nostre case, nei nostri quartieri, nelle nostre comunità, per avere una luce in mezzo alle tante ombre, alle tante fatiche di ogni giorno.
[....]
Apprezzo molto la scelta di dare spazio all’adorazione eucaristica, e vi ringrazio delle preghiere che mi riservate davanti al Santissimo Sacramento. Vorrei estendere il mio pensiero a tutti gli abitanti del quartiere, specialmente agli anziani, ai malati, alle persone sole e in difficoltà. Tutti e ciascuno ricordo in questa Messa.

Ammiro insieme con voi questa nuova chiesa e gli edifici parrocchiali e con la mia presenza desidero incoraggiarvi a realizzare sempre meglio quella Chiesa di pietre vive che siete voi stessi. Conosco le tante e significative opere di evangelizzazione che state attuando. Esorto tutti i fedeli a dare il proprio contributo per l’edificazione della comunità, in particolare nel campo della catechesi, della liturgia e della carità – pilastri della vita cristiana – in comunione con tutta la Diocesi di Roma.
Nessuna comunità può vivere come una cellula isolata dal contesto diocesano; deve essere invece espressione viva della bellezza della Chiesa che, sotto la guida del Vescovo – e, nella Parrocchia, sotto la guida del Parroco che ne fa le veci –, cammina in comunione verso il Regno di Dio.
Rivolgo uno speciale pensiero alle famiglie, accompagnandolo con l’augurio che esse possano pienamente realizzare la propria vocazione all’amore con generosità e perseveranza. Anche quando dovessero presentarsi difficoltà nella vita coniugale e nel rapporto con i figli, gli sposi non cessino mai di rimanere fedeli a quel fondamentale "sì" che hanno pronunciato davanti a Dio e vicendevolmente nel giorno del matrimonio, ricordando che la fedeltà alla propria vocazione esige coraggio, generosità e sacrificio.
[...]
Qui, come in ogni Parrocchia, occorre partire dai "vicini" per giungere fino ai "lontani", per portare una presenza evangelica negli ambienti di vita e di lavoro. Tutti devono poter trovare in Parrocchia cammini adeguati di formazione e fare esperienza di quella dimensione comunitaria che è una caratteristica fondamentale della vita cristiana. In tal modo saranno incoraggiati a riscoprire la bellezza di seguire Cristo e di fare parte della sua Chiesa.
Sappiate, dunque, fare comunità con tutti, uniti nell’ascolto della Parola di Dio e nella celebrazione dei Sacramenti, in particolare dell’Eucaristia. A questo proposito, la verifica pastorale diocesana in atto, sul tema "Eucaristia domenicale e testimonianza della carità", è un’occasione propizia per approfondire e vivere meglio queste due componenti fondamentali della vita e della missione della Chiesa e di ogni singolo credente, cioè l’Eucaristia della domenica e la pratica della carità.
Riuniti attorno all’Eucaristia, sentiamo più facilmente come la missione di ogni comunità cristiana sia quella di portare il messaggio dell’amore di Dio a tutti gli uomini.
Ecco perché è importante che l’Eucaristia sia sempre il cuore della vita dei fedeli.
Vorrei anche dirigere una speciale parola di affetto e di amicizia a voi, cari ragazzi e giovani che mi ascoltate, e ai vostri coetanei che vivono in questa Parrocchia. La Chiesa si aspetta molto da voi, dal vostro entusiasmo, dalla vostra capacità di guardare avanti e dal vostro desiderio di radicalità nelle scelte di vita. Sentitevi veri protagonisti nella Parrocchia, mettendo le vostre fresche energie e tutta la vostra vita a servizio di Dio e dei fratelli.
Cari fratelli e sorelle, accanto all’invito alla gioia, la liturgia odierna – con le parole di san Giacomo che abbiamo sentito - ci rivolge anche quello ad essere costanti e pazienti nell’attesa del Signore che viene, e ad esserlo insieme, come comunità, evitando lamentele e giudizi (cfr Gc 5,7-10).
Abbiamo sentito nel Vangelo la domanda del Battista che si trova in carcere; il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giudice che cambia il mondo, e adesso sente che il mondo rimane lo stesso. Fa chiedere, quindi, a Gesù: "Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro? Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?".
Negli ultimi due, tre secoli molti hanno chiesto: "Ma realmente sei tu? O il mondo deve essere cambiato in modo più radicale? Tu non lo fai?". E sono venuti tanti profeti, ideologi e dittatori, che hanno detto: "Non è lui! Non ha cambiato il mondo! Siamo noi!". Ed hanno creato i loro imperi, le loro dittature, il loro totalitarismo che avrebbe cambiato il mondo. E lo ha cambiato, ma in modo distruttivo.
Oggi sappiamo che di queste grandi promesse non è rimasto che un grande vuoto e grande distruzione.
Non erano loro.
E così dobbiamo di nuovo vedere Cristo e chiedere a Cristo: "Sei tu?". Il Signore, nel modo silenzioso che gli è proprio, risponde: "Vedete cosa ho fatto io. Non ho fatto una rivoluzione cruenta, non ho cambiato con forza il mondo, ma ho acceso tante luci che formano, nel frattempo, una grande strada di luce nei millenni".
Cominciamo qui, nella nostra Parrocchia: San Massimiliano Kolbe, che si offre di morire di fame per salvare un padre di famiglia. Che grande luce è divenuto lui! Quanta luce è venuta da questa figura ed ha incoraggiato altri a donarsi, ad essere vicini ai sofferenti, agli oppressi! Pensiamo al padre che era per i lebbrosi Damiano de Veuster, il quale è vissuto ed è morto con e per i lebbrosi, e così ha portato luce in questa comunità. Pensiamo a Madre Teresa, che ha dato tanta luce a persone, che, dopo una vita senza luce, sono morte con un sorriso, perché erano toccate dalla luce dell’amore di Dio.
E così potremmo continuare e vedremmo, come il Signore ha detto nella risposta a Giovanni, che non è la violenta rivoluzione del mondo, non sono le grandi promesse che cambiano il mondo, ma è la silenziosa luce della verità, della bontà di Dio che è il segno della Sua presenza e ci dà la certezza che siamo amati fino in fondo e che non siamo dimenticati, non siamo un prodotto del caso, ma di una volontà di amore.
Così possiamo vivere, possiamo sentire la vicinanza di Dio. "Dio è vicino", dice la Prima Lettura di oggi, è vicino, ma noi siamo spesso lontani. Avviciniamoci, andiamo alla presenza della Sua luce, preghiamo il Signore e nel contatto della preghiera diventiamo noi stessi luce per gli altri.
E questo è proprio anche il senso della Chiesa parrocchiale: entrare qui, entrare in colloquio, in contatto con Gesù, con il Figlio di Dio, così che noi stessi diventiamo una delle più piccole luci che Lui ha acceso e portiamo luce nel mondo che sente di essere redento.
Il nostro spirito deve aprirsi a questo invito e così camminiamo con gioia incontro al Natale, imitando la Vergine Maria, che ha atteso nella preghiera, con intima e gioiosa trepidazione, la nascita del Redentore. Amen!
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domenica 12 dicembre 2010

Un commento ed un augurio (Interventi 59)

Questo è un commento arrivato sul post Vergine dell'attesa che voleevo farvi conoscere perchè lo trovo molto interessante e mi spiace che chi l'ha scritto non si sia firmato, così da poterlo ringraziare personalmente per nome:

Bellisima preghiera, come bellissima e la Nostra Santissima mamma..
Grazie Gesù di avere concesso anche a noi di poter considerare la Tua Santa Mamma anche nostra, Ella ci guarda ci assiste, ci ascolta nella preghiera piu profonda che viene dal cuore,si fa partecipe con noi del nostro dolore, ci chiama e ci culla, quando siamo afflitti, e se noi accogliamo il Suo aiuto, il Suo messaggio, non periremo, non cadremo, non ci affliggeremo...
Un Santo avvento a tutti...
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venerdì 10 dicembre 2010

Io non ho nemici (Contributi 415)

Questo è l'editoriale pubblicato oggi da SamizdatOnLine che propongo a tutti voi. E' la ripresa di un articolo uscito ieri su Il Sussidiario.

Ad Oslo andrà in scena una farsa: 'Il Processo alla Cina', ha titolato il Global Times, gestito dal People's Daily, organo ufficiale del Partito Comunista.
Così, la difesa della Cina è un segno di debolezza; è stato toccato un punto nevralgico ma è un fatto che nonostante il boom economico la libertà in Cina sia ancora lontana, lo sanno, ma non possono cambiare.
Dovrebbero riconoscere che l'uomo ha una dignità al di la del Partito e dello Stato. In effetti Liu Xiaobo è stato definito come “un nemico dello Stato”. Eppure al suo processo egli ha dichiarato: “Io non ho nemici”.
SamizdatOnLine

Inondati dai dispacci di Wikileaks (troppa informazione uguale nessuna informazione), abbiamo prestato poca attenzione a quel che accadrà domani a Oslo dove verrà consegnato il premio Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo.

Lui non ci sarà, prigioniero dello spaventoso sistema carcerario capital-comunista per una condanna a 11 anni ricevuta nel dicembre 2009. Aveva commentato con queste parole: «Da molto tempo sono consapevole del fatto che quando un intellettuale indipendente si alza in piedi in uno Stato autocratico fa un passo verso la libertà e uno verso la prigione. Ora sto facendo questo passo; e la vera libertà è molto più vicina».
Né ci sarà la moglie, fatta “sparire” il giorno stesso della notizia del premio. Di cinesi solo gli amici di Liu, esuli qua e là per il mondo, saranno nella capitale norvegese, uno di loro ritirerà il premio in sua vece. Il regime di Pechino è furioso e in queste settimane ha fatto di tutto per screditare premio, cerimonia e Norvegia, colpita da sanzioni economiche.
Un nervosismo che si è manifestato anche nei confronti dei cattolici nonostante tutti i gesti di buona volontà e di apertura da parte della Santa Sede di questi ultimi anni. Le pressioni cinesi, ma in diversi casi non c’è stato bisogno di “premere”, hanno portato una ventina di Paesi a disertare l’evento di domani. Tra questi Pakistan e Arabia Saudita, Kazakhstan e Tunisia, Irak (bella democrazia abbiamo messo in piedi noi occidentali) e Iran, Venezuela e Sudan, ovviamente Cuba e Vietnam.
Due assenze sono particolarmente pesanti e anche dolorose, ammettiamolo: Filippine, Paese a stragrande maggioranza cattolica, e Russia (seguita dai satelliti Serbia e Ucraina). Nel primo caso, la ragione sarebbe negli accordi economico-militari in corso di conclusione con la Cina; del secondo possiamo solo registrare costernazione e delusione, poiché nessuna ragione potrebbe essere accettata.
Un Paese che dovrebbe avere imparato sulla propria pelle il valore della dissidenza, del coraggio di sfidare il potere, della libertà di coscienza, come può non vedere nel presente della Cina il proprio passato? Non ce lo si aspettava, da una terra che ha generato padre Men e Bukhovski, Siniavskij e Daniel, Sacharov e Solzenicyn.
Per decenni nell’Europa occidentale si è guardato con ammirazione alle schiere di uomini e donne che andavano a riempire le celle del Gulag, che accettavano di finire dentro a processi farsa, che non si facevano piegare dal potere inumano del partito; abbiamo amato la Charta 77 di Havel e la Solidarnosc di Walesa: oggi non possiamo non indignarci per l’assenza voluta dai leader della Russia, come ha giustamente messo in luce Pierluigi Battista sul Corriere.
Il nostro amico Putin ha preferito Pechino a Oslo e a tutto ciò che Oslo significa in questo momento storico per l’immenso popolo cinese. Charta ‘08, il manifesto per la libertà sottoscritto da Liu Xiaobo e da altri intellettuali è stato firmato da dodicimila cinesi: un niente, una goccia nel mare. Cosa volete che rappresentino?
È su questo, sull’infimo peso da loro rappresentato, che giocano i discendenti di Mao - e lo dicevano sempre anche i capi sovietici. È la tipica autodifesa dei regimi: il popolo sta con noi e non con quei quattro intellettuali.
Sappiamo però che il potere può ordinare e uccidere, non convincere e cancellare. Nessuno può dimenticare quell’uomo solo, totalmente solo, con in mano un sacchetto di plastica, che si piazza davanti alla colonna di carri armati sulla piazza Tien An Men, e la ferma. È la più straordinaria immagine di quel che significa resistenza umana. Liu Xiaobo è oggi quel che quell’uomo solo è stato tanti anni fa.
Che domani il mondo intero, inclusi gli assenti, sia costretto a pensare a un uomo come lui è il segno di una vittoria, la manifestazione del potere dei senza potere.
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Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo (Contributi 414)

Pubblichiamo di seguito il testo del volantino di Comunione e Liberazione sulla crisi sociale, economica e politica che sta attraversando l’Italia

Crisi sociale, economica e politica. Alla fine di questo 2010 tutti siamo presi dallo sconcerto. Come ha detto di recente il cardinale Bagnasco, «siamo angustiati per l’Italia che scorgiamo come inceppata nei suoi meccanismi decisionali, mentre il Paese appare attonito e guarda disorientato».
Perché questa crisi ci trova così disarmati, al punto che non riusciamo neanche a metterci d’accordo per affrontarla, pur sentendone l’urgenza come non mai?

A sorpresa il Rapporto Censis 2010 ha individuato la natura della crisi in un «calo del desiderio» che si manifesta in ogni aspetto della vita.
Abbiamo meno voglia di costruire, di crescere, di cercare la felicità.
A questo fatto andrebbe attribuita la responsabilità delle «evidenti manifestazioni di fragilità sia personali sia di massa, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, passivamente adattivi, prigionieri delle influenze mediatiche, condannati al presente senza profondità di memoria e di futuro».
Come mai, se siamo stati in grado di raggiungere importanti obiettivi nel passato (casa, lavoro, sviluppo…), adesso «siamo una società pericolosamente segnata dal vuoto» e a un ciclo storico pieno di interesse e voglia di fare ne segue un altro segnato dal suo annullamento?
Tutto questo ci mostra che la crisi è sì sociale, economica e politica, ma è soprattutto antropologica perché riguarda la concezione stessa della persona, della natura del suo desiderio, del suo rapporto con la realtà. Ci eravamo illusi che il desiderio si sarebbe mantenuto in vita da solo o addirittura che sarebbe stato più vivo nella nuova situazione di benessere raggiunto. L’esperienza ci mostra, invece, che il desiderio può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze.
Ci ritroviamo così tutti «sazi e disperati». «Nell’appiattimento del desiderio ha origine lo smarrimento dei giovani e il cinismo degli adulti; e nella astenia generale l’alternativa qual è?
Un volontarismo senza respiro e senza orizzonte, senza genialità e senza spazio, e un moralismo d’appoggio allo Stato come ultima fonte di consistenza per il flusso umano», come disse don Giussani ad Assago nel 1987. Venticinque anni dopo vediamo che entrambe queste risposte - volontarismo individualista e speranza statalista - non sono state in grado di darci la consistenza auspicata e ci troviamo ad affrontare la crisi più disarmati, più fragili che in passato. Paradossalmente, i nostri nonni e genitori erano umanamente meglio attrezzati per affrontare simili sfide.
Il Censis centra di nuovo il bersaglio quando identifica la vera urgenza di questo momento storico: «Tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita».
Ma chi o che cosa può ridestare il desiderio?
È questo il problema culturale della nostra epoca. Con esso sono costretti a misurarsi tutti coloro che hanno qualcosa da dire per uscire dalla crisi: partiti, associazioni, sindacati, insegnanti. Non basterà più una risposta ideologica, perché di tutti i progetti abbiamo visto il fallimento. Saremo perciò costretti a testimoniare un’esperienza.

Anche la Chiesa, il cui contributo non potrà limitarsi a offrire un riparo assistenziale per le mancanze altrui, dovrà mostrare l’autenticità della sua pretesa di avere qualcosa in più da offrire.
Come ha ricordato Benedetto XVI, «il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà».
Dovrà mostrare che Cristo è così presente da essere in grado di ridestare la persona − e quindi tutto il suo desiderio − fino al punto di non farla dipendere totalmente dalle congiunture storiche.
Come? Attraverso la presenza di persone che documentano un’umanità diversa in tutti i campi della vita sociale: scuola e università, lavoro e imprenditoria, fino alla politica e all’impegno nelle istituzioni. Persone che non si sentono condannate alla delusione e allo sconcerto, ma vivono all’altezza dei loro desideri perché riconoscono presente la risposta.
Possiamo sperare di uscire dalla drammatica situazione attuale se tutti − compresi i governanti che oggi hanno la difficile responsabilità di guidare il Paese attraverso questa profonda crisi − decidiamo di essere veramente ragionevoli sottomettendo la ragione all’esperienza, se cioè, liberandoci da ogni presunzione ideologica, siamo disponibili a riconoscere qualcosa che nella realtà già funziona. Sostenere chi, nella vita sociale e politica, non si è rassegnato a una misura ridotta del proprio desiderio e per questo lavora e costruisce mosso da una passione per l’uomo, è il primo contributo che possiamo dare al bene di tutti.
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Vergine dell'Attesa (Interventi 58)

Santa Maria, Vergine dell' attesa,
donaci del tuo olio,
perchè le nostre lampade si spengono.
Riaccendi nelle nostre anime
gli antichi fervori
che ci bruciavano dentro.
Se oggi non sappiamo più attender
è perchè siamo a corto di speranza.
Di fronte ai cambiamenti
che scuotono la storia,
facci capire
che non basta accogliere,
bisogna attendere.
E il Signore che viene,
Vergine dell' Avvento,
ci sorprenda,
anche per la tua materna complicità,
con la lampada in mano.

Don Tonino Bello

giovedì 9 dicembre 2010

Immacolata Concezione (Pillole 1)

Comincia qui una nuova tipologia di post, le pillole, brevi commenti, non necessariamente legati all'attualità (in senso stretto) ma che sono, pur nella loro stringatezza, esempi di "pensiero cristiano"
Cominciamo con questo di Rino Camilleri:

Magia delle date: l’8 dicembre 1991 cessava per implosione l’impero sovietico. Il 25 successivo, Natale, sulla Piazza Rossa veniva ammainata per sempre la bandiera comunista.
Gli analisti e i commentatori si sono sbizzarriti a spiegare le cause e i perché. I cattolici, invece, si sono ricordati della profezia della Madonna a Fatima: «…la Russia seminerà i suoi errori per il mondo… Ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà».
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(e il meglio deve ancora venire).
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mercoledì 8 dicembre 2010

Maria, l'Immacolata Concezione (Interventi 57)

Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione».

L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, « colmata di grazia » da Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854: « La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ».
Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3). In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere » santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la Tutta Santa », la onorano come « immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura ». Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
«Avvenga di me quello che hai detto...»
All'annunzio che avrebbe dato alla luce « il Figlio dell'Altissimo » senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, Maria ha risposto con « l'obbedienza della fede » (Rm 1,5), certa che nulla è impossibile a Dio: « Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Così, dando il proprio assenso alla parola di Dio, Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente alla persona e all'opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente: « Come dice sant'Ireneo, "obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano". Con lui, non pochi antichi Padri affermano: "Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha sciolto con la sua fede", e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria "la Madre dei viventi" e affermano spesso: "La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria" ».
(Catechismo della Chiesa Cattolica, nr. 491 – 494)
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martedì 7 dicembre 2010

Il Rosario (Contributi 413)

Propongo a tutti i lettori questo breve ma intenso testo di Mons. Giussani sulla preghiera del Santo Rosario:
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Il Santo Rosario, la preghiera più diffusa che la tradizione popolare ci abbia consegnato, ha consacrato nei secoli l'aspetto più umile della vita della Madonna.
Recitandolo, è come se la figura di Maria si imponesse nel suo aspetto più semplice e più nascosto. Ma nel proporvi di vivere il Rosario con una riscossa particolare della coscienza di quello che è la Madonna nella vita dell'uomo e del mondo, sono soprattutto guidato dall'impressione più forte che ho avuto nel viaggio in Terra Santa.
La cosa che più mi ha stupito e mi ha come reso immobile nello spirito - immobile nel senso dello stupore - è stato quando ho visto la piccola, restante casa-grotta in cui viveva la Madonna e ho letto una targa di nessun conto su cui era scritto: Verbum caro hic factum est - Il Verbo si è fatto carne qui -. Sono rimasto come pietrificato dall'evidenza improvvisa del metodo di Dio, che ha preso il niente, proprio il niente.
La mano della Madonna ci introduca nel Mistero, perché questo è il Senso delle nostre giornate, il significato del tempo che scorre; ci guidi nel cammino il suo sguardo, ci educhi il suo esempio, la sua figura costituisca il disegno del nostro proposito.
Madre generosa, che generi per noi la grande presenza di Cristo, noi vogliamo essere consolati, confortati, alimentati, arricchiti, allietati da quella presenza che è rinata dalla tua carne e per questo ti chiediamo di farci partecipi della tua libertà, della tua disponibilità, della tua via.
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domenica 5 dicembre 2010

Rapporto sulla Libertà Religiosa 2010 (Interventi 56)

E' stato presentato il Rapporto 2010 sulla libertà religiosa questa una sintesi..

Sono ancora gravi le violazioni e i soprusi registrati quotidianamente in moltissimi Paesi del mondo. È questo quanto emerge dall’Edizione 2010 del Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo presentato il 23 novembre a Roma nella Conferenza Stampa alla quale sono intervenuti Mons. Sante Babolin, Presidente di Acs Italia, René Guitton, autore del libro Cristianofobia, l’ambasciatore Francesco M. Greco, Direttore Generale per la Cooperazione Culturale del Ministero per gli Affari Esteri, S.E. Monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad, diocesi del Pakistan. «Il 70% della popolazione mondiale vive in Paesi dove ci sono restrizioni o persecuzioni a causa della religione professata», ha sottolineato padre Giulio Albanese che ha moderato la Conferenza Stampa.

Denunciare, dati alla mano, la situazione mondiale della libertà religiosa è l’obiettivo del Rapporto che, per ciascun Paese, offre anche un’approfondita analisi della situazione politica e sociale di contorno e della specifica condizione in cui si trovano le minoranze religiose. «In 550 pagine – sottolinea Camille Eid – vengono passati in rassegna 194 Paesi, da quelli che detengono il triste primato della lotta alla libertà di fede, come Arabia Saudita e Corea del Nord, fino alle persecuzioni in atto in Pakistan e Iraq. Secondo l’Acs sono una sessantina ancora oggi i Paesi nei quali si contano gravi violazioni alla libertà religiosa» (“Avvenire”, 25 novembre 2010).
Oltre a quelli già citati, i Paesi in cui si verificano le maggiori violazioni alla libertà religiosa sono Bangladesh, Egitto, India, Cina, Uzbekistan, Eritrea, Nigeria, Vietnam, Yemen.
«Difendere tutte le minoranze dagli attacchi – dichiara da parte sua René Guitton – è l’impegno che andrebbe assunto dalla comunità internazionale. È difficile fare delle stime precise ma, secondo i rapporti internazionali, si può dire che sono oltre 50 milioni i cristiani vittime di persecuzioni, e discriminazioni».
Se l’India e la Cina, per le loro proporzioni, sono i Paesi in cui si registrano più casi di aggressione e vessazione delle minoranze, al centro dei riflettori anche il Pakistan dove la situazione è estremamente delicata in particolare a causa della legge antiblasfemia che dall’’86 a oggi ha causato l’incriminazione di 993 persone con l’accusa di avere profanato il Corano o diffamato il profeta Maometto: fra queste, 479 erano musulmani, 340 ahmadi – una setta che il governo non riconosce come musulmana – 120 cristiani, 14 indù e 10 di altre religioni. Il Rapporto di ACS indica che in Europa i cattolici non sono perseguitati, pur essendo oggetto di scherno. Per ACS, la tendenza crescente alla persecuzione e alla discriminazione per la religione che si professa è dovuta sia alla radicalizzazione del mondo islamico che alla “cristianofobia”, e alla facilità con cui si ridicolizza la Chiesa in alcuni Paesi del mondo sviluppato.
Nella presentazione del Rapporto a Madrid, in Spagna, sempre il 23 novembre, Javier Menéndez Ros, direttore di ACS in Spagna, e il missionario salesiano in Pakistan Miguel Ángel Ruiz hanno citato le parole di Benedetto XVI alla vigilia della beatificazione del Cardinale John Henry Newman: «Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia». Lo stesso giorno a Parigi, nei locali della Conferenza dei vescovi, il presidente dell’associazione francese Marc Fromager, ha dichiarato di voler «difendere ad ogni costo la libertà di coscienza come diritto fondamentale», poiché «la libertà religiosa è la libertà delle libertà».
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sabato 4 dicembre 2010

Convertirsi allo stupore (Interventi 55)

E' da diverse ore che non smette di nevicare.

Ho un sacco di cose da fare questa mattina, ma non riesco a staccare lo sguardo dalla finestra. Mi piace questo manto bianco che arrotonda gli spigoli, che si adagia leggero quasi chiedendo il permesso. Il cortile dell'oratorio è un unico e compatto tappeto bianco, sugli alberi spogli prendono vita scheletri eleganti e leggeri. No, non ce la faccio. Non resisto. Infilo tuta e scarponi. Mi concedo un ora di cammino.
Salgo verso Baruffini, una manciata ordinata di case sulla sponda soliva della Valtellina,
sopra Tirano.
Dopo pochi minuti di cammino sull'antica mulattiera sono immerso nel silenzio.
E la Parola della domenica ritorna sulla labbra a ritmare il cammino.
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Davvero ne abbiamo bisogno, davvero la conversione è una delle urgenze della
vita cristiana che non possono ammettere deroghe.
Non dobbiamo illuderci di essere a posto, cristiani arrivati, convertiti una volte per tutte.
La conversione è un cammino quotidiano, fatto di umiltà, preghiera, cadute e ripartenze.
Quello della conversione è lo stato permanente di vita del discepolo che rimane aperto al tocco della mano di Dio.


Al centro del Vangelo di questa domenica c'è l'appello forte del Battista. L'asciutta penna di Matteo ce lo descrive in poche battute.

Tutto in lui è in tensione verso Gesù. Ogni sua parola e ogni suo gesto sono una freccia puntata in direzione del futuro Rabbì, che non battezzerà con l'acqua del Giordano, ma con lo Spirito Santo e il fuoco. Abbiamo bisogno della parola forte del Battista che ci scuote e ci risveglia. Abbiamo bisogno di confrontarci con la sua attesa, vera, reale, profonda.
Ne abbiamo bisogno perché rischiamo di assopirci fra gli sdolcinati e disgustosi travestimenti del finto-Natale dei buoni sentimenti (e delle buone vendite).
La voce graffiante del Battista ci ricorda che il Natale verso cui siamo incamminati non è la festa della bontà (o peggio ancora del buonismo).
Il centro incandescente da riscoprire in questi giorni è la verità della nostra vita, l'autenticità della nostra attesa e la qualità della nostra fede.
Animo fratelli!
Lasciamo aperto il cuore al tocco delicato e potente della grazia, impariamo a fermarci, convertiamoci alla stupore, alla semplicità, alla bellezza dell'amore del Dio infinito che viene a farci visita come uomo tra gli uomini.
Buona settimana


don Roberto Seregni

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venerdì 3 dicembre 2010

La memoria della presenza di Dio è fonte di gioia (Contributi 412)

ROMA, giovedì, 2 dicembre 2010 (ZENIT.org)
“Manuela era una persona interiormente penetrata dalla gioia, proprio di quella gioia che proviene dalla memoria di Dio”.
Lo ha detto questo giovedì Benedetto XVI nel celebrare nella Cappella Paolina in Vaticano una Messa in suffragio di Manuela Camagni, scomparsa tragicamente il 23 novembre scorso, a 56 anni, a causa di un incidente stradale.

Manuela era una delle quattro “Memores Domini” – donne consacrate nel mondo appartenenti al movimento Comunione e Liberazione – che si occupano dell'appartamento pontificio.
Nell’omelia, il Papa ha ricordato con profonda gratitudine la testimonianza di fede e carità della laica consacrata soffermandosi sul significato della “memoria di Dio”.
Nella profondità del nostro essere – ha detto il Papa – è iscritta la memoria del Creatore”. Una memoria, ha osservato, che “non è solo memoria di un passato, perché l’origine è presente, è memoria della presenza del Signore”.
E' quindi, “anche memoria del futuro, perché è certezza che veniamo dalla bontà di Dio e siamo chiamati ad arrivare alla bontà di Dio”.
“Perciò – ha spiegato – in questa memoria è presente l’elemento della gioia, la nostra origine nella gioia che è Dio e la nostra chiamata ad arrivare alla grande gioia”.
Tuttavia, ha osservato il Santo Padre, oggi si assiste a una “ricerca disperata della gioia che si allontana sempre più dalla sua vera fonte, dalla vera gioia. Oblio di Dio, oblio della nostra vera memoria: Manuela non era di quelli che avevano dimenticato la memoria, ha vissuto proprio nella viva memoria del Creatore”.
“Nella gioia della Sua creazione, vedendo la trasparenza di Dio in tutto il Creato, anche negli avvenimenti quotidiani della nostra vita, ha compreso che da questa memoria viene la gioia”, anzi “chi sta nella memoria di Dio è vivo”.
Noi “sentiamo soprattutto il dolore della perdita, sentiamo l’assenza, il passato”, ha detto il Papa, ma la “liturgia sa che noi siamo nello stesso Corpo di Cristo”.
In questo incrocio della Sua memoria e della nostra memoria siamo uniti – ha concluso –, siamo vivi e preghiamo il Signore che sempre più possiamo sentire questa comunione di memoria, che la nostra memoria di Dio in Cristo diventi sempre più viva e così possiamo sentire che la nostra vera vita è in Lui e qui siamo tutti insieme”.
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giovedì 2 dicembre 2010

Il Vangelo (Interventi 54)

[...] Il Vangelo non è un libro fra i libri. Non è parola umana fra altre parole umane.
E' la Parola del Verbo di Dio diventata vita umana, raccontata e contemplata.
In esso è una virtù che illumina e trasforma, un dono di Dio potente e perenne.
Ma ogni dono di Dio viene versato solo nelle mani della fede: ogni dono di Dio non si riceve che nelle profondità vertiginose della speranza.
Quando teniamo il Vangelo nelle nostre mani, dovremmo pensare che lì abita il Verbo che vuole farsi carne in noi, impadronirsi di noi, perchè col suo cuore innestato sul nostro, col Suo Spirito inserito nel nostro, noi lo facciamo rivivere in un altro luogo, in un altro tempo, in un' altra società umana.

Madeleine Delbrel
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