Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

venerdì 7 gennaio 2011

Due commenti, un'amica (Interventi 67)

Ho ricevuto due commenti dalla stessa persona, l'amica Annarosa (di lei a parte il nome non so nulla), a due recenti post, quello sull'Angelus del giorno dell'Epifania e quello del discorso del Santo Padre sulla libertà religiosa. Ve li riporto come sollecitazione a fare anche voi altri interventi:

commento al post "Il dialogo è sempre da preferire..."

Sto leggendo con molto interesse il libro di Papa Benedetto XVI che trovo molto interessante e di pregevole lettura. Molti sono gli argomenti che mi hanno colpito nel suo dialogo-risposta ed in special modo i capitoli 5.Dittatura del relativismo e il 17.Gesù Cristo ritorna.
In una società dove anche la presenza di Gesù storico viene messa in discussione ritenendola tutta una "favola", avere in mano una testimonianza così autorevole è davvero una grazia del Cielo.
Infatti "la bella favola" che Gesù è venuto a comunicare al genere umano è quanto di più stupendo e affascinante possa vivere una persona.
A Dio la gloria.
§§§§§§§§§§§§§§
commento al post "Epifania (Angelus 3)":

Le feste quindi, sono quasi finite. L'Epifania le porta tutte via. Ma il nostro cuore deve sempre rimanere in festa per la presenza costante e viva di Gesù Salvatore nella nostra vita.
Il Santo Padre è il Faro di luce che rischiara il cammino nella notte delle tenebre che sembrano avanzare, in un mondo senza pace e senza Dio.
Noi cristiani alziamo alta la voce nel testimoniare che Cristo Gesù è il Salvatore e Signore del mondo e che senza di Lui c'è solo tenebre e sgomento.
Viva Gesù, il nostro Salvatore Redentore del genere umano che ha donato e portato sulla Terra la vera gioia e il trionfo vero dell'Amore.
Grazie cristiani, che non vi fate intimorire dai nuovi Erode, che vorrebbero uccidere, non solo i Bambini, ma la stessa Idea, suprema di Dio.
Viva Dio, Viva Maria la Madre Sua.
#########################
La nostra amica è andata molto vicina alla verità storica con la sua frase finale su Erode, e comunque testimonia un forte amore a Gesù che è la caratteristica prima e fondamentale del cristiano.
E noi amiamo Gesù più di ogni altro?
---

Il giorno della famiglia e la benedizione delle scope (Interventi 66)

Ricevo da una cara amica e pubblico una nuova lettera da Aldo Trento, dal Paraguay:

Da nove anni nella parrocchia San Rafael, seguendo la liturgia natalizia, celebriamo la famiglia in modo solenne il giorno della Sacra Famiglia.
Una tradizione che abbiamo voluto mettere come alternativa a quelle iniziative massoniche e laicistiche che festeggiano il giorno della madre nel mese di maggio ed il giorno, quasi inosservato, del padre in giugno.

Non esiste "maternità" o "paternità" senza famiglia, senza quel posto originale, creato dallo stesso Dio come raccontato nella Genesi, quando l'Onnipotente afferma "facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza… uomo e donna. (…) L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed i due saranno una sola carne." E così fu.
Il matrimonio monogámico ed eterosessuale è stato un'iniziativa divina che nemmeno il peccato originale riuscì a distruggere.
Tuttavia le conseguenze del peccato originale sono diventate evidenti immediatamente: ne l'uomo ne la donna da soli non sono riusciti a vivere più in quella comunione originale. Per quel motivo è stata necessaria l'Incarnazione di Gesù che istituì il Sacramento del Matrimonio, cioè, la possibilità tanto per l'uomo come per la donna di tornare a vivere quell'esperienza unica ed originale - quella di essere una sola carne - che Dio stesso aveva regalato loro creandoli.
Il matrimonio sta all'origine della famiglia come unico posto dove accade il miracolo della paternità e la maternità.
Per quel motivo nella cultura nichilista di oggi, col suo doppio viso del relativismo e dell'edonismo si è eliminata la festa della famiglia sostituita con il giorno della madre e del padre.
Padre non è chi feconda una donna, né madre è quella che espelle una creatura dal suo ventre.
 Anche gli animali fanno queste cose.
Padre e madre è un dono dall’Alto, frutto di una vocazione divina che chiama l'uomo e la donna a formare una focolare nel quale si lodi il nome del Signore e si permette a Dio, attraverso i figli, di portare avanti il suo piano di salvezza."
In un mondo che festeggia perfino al giorno dello becchino soltanto la Chiesa festeggia la famiglia ricordando la Sacra famiglia di Nazareth.
In Paraguay non c’è categoria di persone che non abbiamo un giorno dedicato alla loro professione e guai se una non porge gli auguri !
Per questo ogni anno nella prima domenica dopo il Natale, nella nostra parrocchia, celebriamo questo giorno benedicendo e consegnando ai bambini la scopa.
Perché la scopa?
Perché è il simbolo della pulizia, dell'ordine nella casa, perché è lo strumento domestico più antico e comune.
Perché San Martino di Porres raggiunse la santità usando con amore, offrendo a Cristo il suo lavoro, la scopa.
Per i bambini, come spiegai loro ricordando la mia infanzia, è il primo contatto col lavoro fisico della casa, è la modalità affinché capiscano l'ordine, la pulizia, la bellezza.
Per questo è stato bello la domenica 26 dicembre, quando chiesi ai bambini di salire fino all'altare per farmi vedere se conoscevano l'uso della scopa. Molti sì, altri no. Allora afferrai la scopa e davanti a tutti spiegai loro come si prende e poi come si usa.
Da 20 anni sono fedele a questo gesto.
Impararono subito l'uso e il significato del gesto. Poi, ridendo, spiegai loro come i miei genitori usavano la scopa nel mio posteriore quando facevo qualche marachella affinché potessi capire come vivere.
Fu davvero bello questo gesto perché mi piace pensare ancora a Gesù che fin da piccolo imparò ad amare e ad usare la scopa aiutando i suoi genitori, prima di usare la sega o il martello, il trapano, etc.
Credo che la scopa sia uno degli strumenti più antichi e familiari del mondo.
Per questo dissi ai bambini che merita molto rispetto, spiegando anche come riporla nello sgabuzzino, con la testa del palo verso il basso e "i capelli" della testa verso l'alto.
Il nuovo Paraguay, quello che nasce dall'incontro con Cristo, non passa in prima istanza dalla politica né dall'economia, bensì dalla scopa.
Cioè, dalla famiglia che educa i suoi figli.
--------------

giovedì 6 gennaio 2011

Epifania (Angelus 3)

Cari fratelli e sorelle!

Abbiamo celebrato nella Basilica la Festa dell’Epifania – scusate il mio ritardo – Epifania vuol dire manifestazione di Gesù a tutte le genti, rappresentate oggi dai Magi, che giunsero a Betlemme dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei, la cui nascita essi avevano conosciuto dall’apparire di una nuova stella nel cielo (cfr Mt 2,1-12).
In effetti, prima dell’arrivo dei Magi, la conoscenza di questo avvenimento era andata poco al di là della cerchia familiare: oltre che a Maria e a Giuseppe, e probabilmente ad altri parenti, esso era noto ai pastori di Betlemme, i quali, udito il gioioso annuncio, erano accorsi a vedere il bambino mentre ancora giaceva nella mangiatoia.
La venuta del Messia, l’atteso delle genti predetto dai Profeti, rimaneva così inizialmente nel nascondimento. Finché, appunto, giunsero a Gerusalemme quei misteriosi personaggi, i Magi, a domandare notizie del “Re dei Giudei”, nato da poco. Ovviamente, trattandosi di un re, si recarono al palazzo reale, dove risiedeva Erode. Ma questi non sapeva nulla di tale nascita e, molto preoccupato, convocò subito i sacerdoti e gli scribi, i quali, sulla base della celebre profezia di Michea (cfr 5,1), affermarono che il Messia doveva nascere a Betlemme.
E infatti, ripartiti in quella direzione, i Magi videro di nuovo la stella, che li guidò fino al luogo dove si trovava Gesù. Entrati, si prostrarono e lo adorarono, offrendo doni simbolici: oro, incenso e mirra. Ecco l’epifania, la manifestazione: la venuta e l’adorazione dei Magi è il primo segno della singolare identità del Figlio di Dio che è anche figlio della Vergine Maria. Da allora cominciò a propagarsi la domanda che accompagnerà tutta la vita di Cristo, e che in vari modi attraversa i secoli: chi è questo Gesù?
Cari amici, questa è la domanda che la Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini:
chi è Gesù?
Questa è l’ansia spirituale che spinge la missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo mistero d’amore.
L’Epifania preannuncia l’apertura universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce di Cristo e annunciando la sua Parola.
I cristiani sono chiamati ad imitare il servizio che fece la stella per i Magi.
Dobbiamo risplendere come figli della luce, per attirare tutti alla bellezza del Regno di Dio. E a quanti cercano la verità, dobbiamo offrire la Parola di Dio, che conduce a riconoscere in Gesù “il vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20).
Ancora una volta, sentiamo in noi una profonda riconoscenza per Maria, la Madre di Gesù. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa, che dona al mondo la luce di Cristo: è la Stella dell’evangelizzazione. “Respice Stellam”, ci dice san Bernardo: guarda la Stella, tu che vai in cerca della verità e della pace; volgi lo sguardo a Maria, e Lei ti mostrerà Gesù, luce per ogni uomo e per tutti i popoli.
***
Dopo l'Angelus:

Rivolgo di cuore il mio saluto e i più fervidi auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che domani celebreranno il Santo Natale. La bontà di Dio, apparsa in Gesù Cristo, Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza e la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella prova.
Ricordo poi che l’Epifania è la Giornata Missionaria dei Bambini, proposta dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia. Tanti bambini e ragazzi, organizzati nelle parrocchie e nelle scuole, formano una rete spirituale e di solidarietà per aiutare i loro coetanei più in difficoltà. È molto bello e importante che i bambini crescano con una mentalità aperta al mondo, con sentimenti di amore e di fraternità, superando l’egocentrismo e il consumismo. Cari bambini e ragazzi, con la vostra preghiera e il vostro impegno voi collaborate alla missione della Chiesa. Vi ringrazio per questo e vi benedico!
[saluti nelle varie lingue]
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani dell’Oratorio San Vittore di Verbania e i partecipanti al corteo storico-folcloristico, che quest’anno è animato dalle famiglie di Città di Castello e dell’Alta Valle del Tevere.
A tutti auguro una buona festa dell’Epifania. Buona festa a voi tutti! Grazie!
-----------

Il dialogo è sempre da preferire... (Interventi 65)

Devo riconoscere che sui due post precedenti hanno avuto commenti interessanti che vi invito a visionare (e se volete anceh aggiungere il vostro,ben venga). Ovviamente ringrazio chi ha voluto condividere il suo pensiero (se in futuro tutti lasciassero una firma sarebbe cosa gradita, ma non voglio forzare nessuno, ovviamente). Come ulteriore contributo alla questione della libertà religiosa nel mondo prendo spunto (sbagliato, copio biecamente) dal blog di una cara amica un post che riprende quanto detto da Benedetto XVI nel suo recente libro-intervista:


"Da molto tempo, in grandi aree dell'Africa Nera sussiste un rapporto fra Islam e Cristianesimo positivo e improntato alla tolleranza. Quando ricevo i vescovi di quei paesi, mi raccontano che c'è l'antica abitudine di festegiare insieme le rispettive festività. Altrove, invece, il rapporto è ancora caratterizzato da intolleranza e aggressività. (...) In ogni caso dobbiamo tentare, da un lato di vivere ciò che è grande della nostra fede e di presentarlo in modo vivo, dall'altro di comprendere l'eredità degli altri. Importante è trovare ciò che abbiamo in comune e, laddiove è possibile, rendere un servizio comune in questo mondo (...)


"Esistono modi molto diversi di vivere l'Islam, a seconda della propria tradizione, della propria origine e dei rapporti di forza esistenti. Nell'Africa (...) perlomeno in ampie regioni c'è una forte tradizione di convivenza, fatto di cui rallegrarsi molto. Lì è anche possibile cambiare religione e figli di un padre islamico possono divenire cristiani. C'è un avvicinamento nella comune comprensione di fondo di libertà e verità, fatto questo che non affievolisce l'intensità della propria fede.

Dove l'Islam è, diciamo, monoculturale, regna cioè incontrastato dal punto di vista della propria tradizione e della propria identità culturale e politica, giunge facilmente avedersi contrapposto al mondo occidentale, a considerarsi, in un certo senso, il difensore della religione contro l'ateismo e il secolarismo.
La coscienza della verità diviene allora talmente limitata da trasformarsi in intolleranza e quindi da rendere molto difficile anche la convivenza con i cristiani.
A questo proposito è importante restare in contatto intenso con tutte le forze dell'Islam che vogliono dialogare, affinché possa avvenire una trasformazione delle coscienze anche lì dove l'islamismo associa pretesa di verità e violenza". (pagg.146/148)
------

martedì 4 gennaio 2011

Dicono che i cristiani sono massacrati (Contributi 427)

Penso sia molto utile proporre a tutti i lettori l'editoriale odierno di Samizdat On Line che ci aiuta a ri-centrare un giudizio dopo i sanguinosi fatti di Alessandria d'Egitto (è utile precisare che tutte le evidenziazioni sono solo mie):

Finalmente lo ammettono anche i giornali.
I cristiani sono massacrati. O meglio: riportano il virgolettato, "Dicono che i cristiani sono massacrati".

Perché lo si scoprisse hanno dovuto morire in troppi, in maniera troppo eclatante per poterlo non vedere.
Eppure c'è qualcosa che non quadra ancora.
Un'ansia improvvisa di urlare ciò che si è appena "scoperto".
Manifestiamo, si dice.
Come se quelle morti diventassero invece che il germoglio di una consapevolezza la scusa per potere gridare.
Gridare cosa, altro odio?
Non è alla vittime che in questa maniera si fa un favore, ma ai carnefici.
In una certa maniera è la caratteristica di ogni avvenimento della nostra epoca.
manifestazione di cristiani copti
Se non urla, se non si fa vedere non esiste.
Come non esiste l'albero nella foresta che silenziosamente cresce o cade, come non esiste il gatto dentro la scatola. Se non lo vedo non c'è.
Pensando, in fondo, che basti avvolgersi un asciugamano intorno alla testa perché la belva cessi di esistere. Se io non posso vedere lei, lei non può vedere me.
E così si scende in corteo, si sbraita nel microfono, si bloccano strade ferrovie aeroporti, si sale sulle sedie e si grida al mondo la propria idea su tutto.
Possibilmente in diretta tivù.
Tra poco è l'Epifania. Epi-fania: manifestazione esteriore. Il Verbo si è fatto carne, Dio si è fatto uomo, ma ciò serve a poco se non è riconosciuto.
Epifania è il momento in cui Cristo viene scoperto per quello che è: Dio-con-noi, il Re, il Messia.
Un riconoscimento non urlato, quieto, fatto di passi discreti in una stalla di un paesuncolo della più remota periferia.
Senza dirette tivù o striscioni, ma con la dignità di chi sa che è più importante quello che si fa di quello che si dice.
Figurarsi di quello che si urla.

Quella manifestazione ha realmente spaccato tutto. Spaccato a metà la storia, i nostri cuori, le nostre convinzioni.
Come quella che occorra gridare per esistere.

Non è vero.

Noi esistiamo perché Qualcuno ci ama.
----------------

domenica 2 gennaio 2011

Cristiani, agnelli in mezzo ai lupi …. (Contributi 426)

Dal sito di Antonio Socci,questo articolo sulla strage di cristiani in Egitto che ha causato la giusta reazione del Papa (vedi Angelus odierno) e la sdegnata risposta dell'iman locale che condanna come indebita interferenza le parole del Papa, in fondo noi cristiani, in certi Paesi siamo carne da macello e in tutti gli altri ignorati quando non derisi..:

Come iniziare meglio l’anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani?
Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende.

I ventuno morti per un’autobomba piazzata all’ingresso di una chiesa ad Alessandria d’Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un’altra chiesa, a Bagdad, il 31 ottobre, a cui è seguito poco dopo il supplizio di altri sei cristiani (con 33 feriti).
Tragedie che vanno a sommarsi alla terribile condizione dei cristiani in Pakistan, alle ragazzine cristiane che lì sono ritenute schiave a disposizione di ricchi signori islamici, per non dire del caso di Arshed Masih che è stato bruciato vivo per la sua fede cristiana, mentre la moglie – andata a denunciare l’orrore dalla polizia – è stata violentata davanti agli occhi dei figli (sono cronache dell’anno appena trascorso).
Ma non importa niente a nessuno dei cristiani.
Come ha scritto Bernard Henri Lévy un mese fa sul Corriere della sera: “oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata”.
Quando mi capitò, qualche anno fa, di scrivere questa stessa cosa, documentandola con un lungo elenco di massacri e vessazioni mi attirai addosso delle reazioni irate o sarcastiche.
Anche Lévy ha subito la stessa sorte, infatti aggiunge: “Questa frase ha sorpreso. Ha provocato anche una certa agitazione qui e là. Eppure… Guardate…”.
Ha proseguito elencando alcuni dei massacri in corso e l’indifferenza del mondo.
Ovviamente ci sono tante violenze e discriminazioni anche contro non cristiani e Lévy ne è sempre un accorato testimone che fa sentire la sua voce, ma – come dice l’intellettuale ebreo francese – mentre queste diverse forme di discriminazione e razzismo sono riconosciute oggi come tali e denunciate, mentre “l’antisemitismo ha finito col diventare, nelle nostre regioni, grazie al cielo, un crimine designato come tale, debitamente registrato, punito”, mentre “il pregiudizio anti-arabi, o anti-Rom, per fortuna è condannato da organizzazioni tipo Sos razzismo che sono fiero di aver contribuito a fondare”, mentre la discriminazione di ogni minoranza (per motivi etnici, sessuali o religiosi) è messa al bando, “affermo però che di fronte a queste persecuzioni di massa dei cristiani improvvisamente non c’è più nessuno ad alzare la voce”.
Per questo oggi un intellettuale come Lévy, che certo non è un intellettuale cattolico, grida che si deve riconoscere e denunciare “l’odio planetario, l’ondata omicida di cui i cristiani sono vittime”.
In quell’articolo arriva a chiedere provocatoriamente a media e opinione pubblica occidentali: “Esiste un permesso di uccidere, opprimere, umiliare, martirizzare i cristiani? Ebbene no. Oggi bisogna difendere i cristiani”.
Tuttavia – a conferma di quanto Lévy denuncia – quello stesso suo articolo, memorabile per onestà intellettuale e coraggio, come pure per drammaticità, il 17 novembre scorso è stato impaginato dal Corriere in una remotissima pagina interna.
Bernard Henri Lévy che merita la prima pagina su tutti i quotidiani italiani quando denuncia la condanna a morte in Iran per Sakineh (per presunto omicidio e adulterio), il Lévy seguito da un corteo di premi Nobel che sottoscrivono il suo appello e migliaia e migliaia di firme di intellettuali – in testa il solito Saviano – e semplici cittadini, quello stesso Lévy diventa di colpo una voce nel deserto, inascoltata e snobbata, quando – nell’articolo appena citato – denuncia il caso della giovane madre cristiana Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per il semplice fatto che è cristiana.
No, Asia Bibi proprio non ce la fa ad arrivare alla prima pagina del Corriere della sera o della Repubblica o della Stampa.
Nemmeno la notizia che la povera donna, madre di cinque bimbi, tuttora detenuta perché condannata a morte, sarebbe stata addirittura stuprata è riuscita a far muovere un solo intellettuale, un solo giornale, un solo programma televisivo.
I cristiani macellati, vittime di genocidio (come in Sudan), perseguitati e umiliati in Cina e in tutti gli altri regimi comunisti (Corea del Nord, Cuba, Vietnam) non soltanto sono vittime di serie B, ma quasi non meritano lo statuto di vittime, giacché la Chiesa deve sempre stare sul banco degli imputati.
Massacrata e perseguitata in decine di regimi, viene poi umiliata e sputazzata qua in Occidente come ludibrio delle genti. Neanche la voce del Papa, che ormai da settimane e settimane continua ad appellarsi a tutte le autorità per fermare i massacri di cristiani in corso viene ascoltata.
Lui stesso ha recentemente ripetuto che i cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Ma l’Unione europea lo snobba (in Europa semmai si cerca di sradicare ogni traccia di tradizione cristiana).
E il presidente americano Obama è addirittura andato, di recente, a osannare il regime indonesiano come un esempio di tolleranza e pluralismo, omettendo il piccolo particolare dei massacri di cristiani lì perpetrati in questi decenni, a cominciare dal genocidio di Timor est.
Infine la Cina, di cui il Papa, nei giorni scorsi, ha denunciato le persecuzioni, è omaggiata e adulata dappertutto per la sua potenza economica, che tiene in pugno perfino gli Stati Uniti, figuriamoci dunque se l’Onu – dove già la fanno da padroni i regimi islamici – può occuparsi dei cristiani.
D’altronde c’è una parte della stessa Chiesa che non vede il mondo con gli occhi del Papa. Basti dire che un settimanale che si dice cristiano, di quelli che si vendono in fondo alle chiese, volendo proclamare un “italiano dell’anno” che ha onorato la Chiesa non ha scelto monsignor Luigi Padovese, vicario episcopale dell’Anatolia che nel giugno scorso è stato martirizzato in Turchia in odio alla fede cattolica, ma ha scelto il cardinal Tettamanzi perché – invece di occuparsi dei cristiani perseguitati o della situazione della fede a Milano – ha ripetutamente preteso che vengano costruite moschee a per i musulmani nella capitale lombarda.
Facciano pure una moschea, ma che c’entra il vescovo?
Un vescovo non dovrebbe occuparsi piuttosto del fatto che chiese e seminari sono sempre più deserti?
E non dovrebbe semmai unirsi al Papa nel dire basta ai massacri di cristiani?
Chi ha tagliato la gola a monsignor Padovese ha gridato: “ho ammazzato il grande satana! Allah Akhbar!”.
La strage di Alessandria d’Egitto viene dopo una serie interminabile di attacchi musulmani alla minoranza cristiana dell’Egitto.
Quella di Alessandria è una delle chiese più antiche del mondo. Basti pensare che fu la Chiesa del grande S.Atanasio e che è – con Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli – una delle sedi patriarcali, perché chiesa di origine apostolica.
Quella città è diventata cristiana seicento anni prima che nascesse Maometto (e tuttora ha una grande comunità cristiana), ma i fondamentalisti musulmani sono impegnati a “ripulire” il Medio oriente dai cristiani ritenendoli degli abusivi (sebbene siano i cristiani gli egiziani autentici, mentre i musulmani hanno invaso molto tempo dopo quella terra).
Il governo italiano ha il merito di aver fatto sua, nelle sedi internazionali, la causa dei cristiani perseguitati.
Ma è anzitutto dentro la Chiesa che il loro grido deve essere ascoltato.
Ci vuole almeno il coraggio di dichiarare martire monsignor Padovese e tutte queste vittime.
Basta con i vescovi don Abbondio che si vergognano di Cristo e che cercano l’applauso dei media di sinistra impegnandosi per la costruzione di moschee invece di difendere, con il Papa, i cristiani perseguitati e martirizzati.
-----------

Domenica 2^ di Natale (Angelus 2)

Cari fratelli e sorelle!

Rinnovo a tutti i miei auguri per il nuovo anno e ringrazio quanti mi hanno inviato messaggi di spirituale vicinanza. La liturgia di questa domenica ripropone il Prologo del Vangelo di san Giovanni, proclamato solennemente nel giorno di Natale. Questo mirabile testo esprime, nella forma di un inno, il mistero dell’Incarnazione, predicato dai testimoni oculari, gli Apostoli, in particolare da Giovanni, la cui festa, non a caso, si celebra il 27 dicembre.
Afferma san Cromazio di Aquileia che “Giovanni era il più giovane di tutti i discepoli del Signore; il più giovane per età, ma già anziano per la fede» (Sermo II,1 De Sancto Iohanne Evangelista, CCL 9a, 101). Quando leggiamo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1), l’Evangelista – paragonato tradizionalmente ad un’aquila – si eleva al di sopra della storia umana scrutando le profondità di Dio; ma ben presto, seguendo il suo Maestro, ritorna alla dimensione terrena dicendo: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). Il Verbo è “una realtà vivente: un Dio che … si comunica facendosi Egli stesso Uomo» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia, LEV 2010, 618).
Infatti, attesta Giovanni, “venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). “Egli si è abbassato ad assumere l’umiltà della nostra condizione – commenta san Leone Magno – senza che ne fosse diminuita la sua maestà” (Tractatus XXI, 2, CCL 138, 86-87). Leggiamo ancora nel Prologo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16). “Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto? – si chiede sant’Agostino – È la fede”. La seconda grazia, subito aggiunge, è “la vita eterna” (Tractatus in Ioh. III, 8.9, CCL 36, 24.25).
[saluto in spagnolo ai pellegrini da Madrid]
Alla Vergine Maria, che il Signore ha affidato come Madre al “discepolo che Egli amava”, chiediamo la forza di comportarci come figli “generati da Dio” (cfr Gv 1,13), accogliendoci gli uni gli altri e manifestando così l’amore fraterno.
***
Dopo l'Angelus:
Ieri mattina abbiamo appreso con dolore la notizia del grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d’Egitto. Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo.
Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo: ad essi va ugualmente il nostro affettuoso ricordo davanti al Signore.
Rimaniamo uniti in Cristo, nostra speranza e nostra pace!
----

sabato 1 gennaio 2011

Maria Ss Madre di Dio (Angelus 1)

Cari fratelli e sorelle!

In questo primo Angelus del 2011, rivolgo a tutti il mio augurio di pace e di bene affidandolo all’intercessione di Maria Santissima, che oggi celebriamo quale Madre di Dio. All’inizio di un nuovo anno, il Popolo cristiano si raduna spiritualmente dinanzi alla grotta di Betlemme, dove la Vergine Maria ha dato alla luce Gesù. Chiediamo alla Madre la benedizione, e lei ci benedice mostrandoci il Figlio: infatti, Lui in persona è la Benedizione. Donandoci Gesù, Dio ci ha donato tutto: il suo amore, la sua vita, la luce della verità, il perdono dei peccati; ci ha donato la pace. Sì, Gesù Cristo è la nostra pace (cfr Ef 2,14). Egli ha portato nel mondo il seme dell’amore e della pace, più forte del seme dell’odio e della violenza; più forte perché il Nome di Gesù è superiore ad ogni altro nome, contiene tutta la signoria di Dio, come aveva annunciato il profeta Michea: “E tu, Betlemme, … da te uscirà per me colui che dev’essere il dominatore … Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio … Egli stesso sarà la pace!” (5,1-4).
Per questo, dinanzi all’icona della Vergine Madre, la Chiesa in questo giorno invoca da Dio, per mezzo di Gesù Cristo, il dono della pace: è la Giornata Mondiale della Pace, occasione propizia per riflettere insieme sulle grandi sfide che la nostra epoca pone all’umanità. Una di queste, drammaticamente urgente ai nostri giorni, è quella della libertà religiosa; perciò, quest’anno ho voluto dedicare il mio Messaggio a questo tema: “Libertà religiosa, via per la pace”. Assistiamo oggi a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall’altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza. In realtà, “Dio chiama a sé l’umanità con un disegno di amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua dimensione naturale e spirituale, richiede di corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità, con tutto il cuore e con tutto il proprio essere, individuale e comunitario” (Messaggio, 8). Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile (cfr ibid. 5). Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace.
Cari amici, rivolgiamo di nuovo lo sguardo a Gesù, tra le braccia di Maria, sua Madre. Guardando Lui, che è il “Principe della pace” (Is 9,5), noi comprendiamo che la pace non si raggiunge con le armi, né con il potere economico, politico, culturale e mediatico. La pace è opera di coscienze che si aprono alla verità e all’amore. Ci aiuti Dio a progredire su questa strada nel nuovo anno che ci dona di vivere.
--------

venerdì 31 dicembre 2010

Dallo sfacelo attuale la riscoperta della Grazia (Contributi 425)

Ad un soffio dal nuovo anno questo editoriale di Samizdat On Line per chiudere quest'anno e iniziare l'altro con l'augurio di fare parte di una minnoranza. Ringrazio tutti coloro che sono passasti dal blog nel 2010 e mi auguro che possano essere ancora di più nel 2011. Intanto chiedo a ognuno di pregare per le intenzioni di tutti i frequentatori del blog in modo da diventare una comunità in preghiera e di preghiera. (vedi commenti al post precedente):

Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro 30-12-2010

Ho riletto in questi giorni di festività natalizie i sermoni del grande papa Leone Magno sul periodo del Natale e mi ha stupito che nell’esegesi del brano del profeta in cui si dice che è “un popolo che camminava nelle tenebre”, san Leone appunta così: «Altro che tenebre, il nostro mondo è in sfacelo. E a questo mondo in sfacelo soltanto il Signore Gesù Cristo può portare l’inizio della novità».
Credo che la parola sfacelo serva benissimo a dire il giudizio su questo anno che finisce e - dal puro punto di vista naturale e umano - su quello che inizia. Io vorrei trovare una sola persona sensata, che abbia un minimo uso della sua ragione, che sia attenta al suo cuore, che possa affrontare l’inizio di questo anno con un minimo di positività.
Siamo assediati quotidianamente dalla barbarie: la barbarie di chi rapisce ragazzine e le fa sparire nel nulla.
La barbarie di questi delitti familiari, che dilagano nella vita della società e sono oggi il punto di maggiore incremento della cosiddetta criminalità.
La barbarie dell’attacco alla vita, di mancanza di rispetto della vita in tutte le sue stagioni, dall’inizio fino al momento della riconsegna della propria vita al mistero di Dio.
La barbarie della violenza sui bambini: io penso a tutti i bambini che quest’anno – non solo in Italia, ma certamente anche in Italia – non sono venuti al mondo, non sono stati ammessi alla vita, per affermare il principio totalmente irragionevole della violenza individuale dei loro genitori; penso a tutti i bambini che vengono violati nella loro innocenza e al terribile – e incredibile per la mia mentalità, per la mia generazione – commercio sessuale con i bambini.
E poi che dire? La miseria della vita politica ha raggiunto livelli di assoluta incredibilità. Viene la voglia di non vedere più queste facce da qualsiasi parte siano, perché il proprio istinto diventa l’unica ragione ammantata di bene comune; ma poi non hanno neanche più il coraggio di parlare di bene comune. Sono mesi che gli uomini politici non usano più questa espressione, forse con l’unica eccezione del presidente del Consiglio nella sua lettera di auguri al Santo Padre.
E il mondo culturale? Che litiga sulle prebende delle varie case editrici e sull’appalto dei treni? Che fa consistere il valore artistico di un’opera nella sua capacità di mettere in crisi questo presunto regime?
Della magistratura non dico niente, perché con il clima pesante che c’è, anche se vescovo, posso finire persino in galera solo perché osare dare un giudizio viene subito equiparato all’insulto, come è accaduto a personaggi politici ben più autorevoli di me.
Io vorrei che andassimo a cercare un punto di positività. E’ qui che emerge con chiarezza anche quest’anno l’assoluta inconsistenza dei sentimenti di benevolenza, di positività, di ottimismo che uno chissà perché in queste ore dovrebbe andare a trovare chissà dove. Anche perché cercando di penetrare nel profondo di quello che io chiamo coscienza e cuore, la maggior parte dei nostri fratelli uomini ci trova il vuoto.
La coscienza e il cuore sono stati estirpati, al loro posto c’è una struttura di reazione alla mentalità massmediatica che viene sostanzialmente imposta come l’unica novità di vita possibile, Grande Fratello docet.
Allora, amici miei, converrà che noi ritorniamo alla grande saggezza della Chiesa che non ha mai festeggiato il primo dell’anno, il primo giorno dell’anno civile. Festeggia invece l’ottavo giorno della Nascita del Signore, che significa dunque che è l’Eterno diventato parte della nostra vita e della nostra storia che dà senso a questo scorrere del tempo mettendo dentro il mondo una minoranza.
Una minoranza di persone però che credono nel mistero di Cristo e che dal Mistero di Cristo traggono la chiarezza dei loro giudizi, l’energia della loro azione, il senso dell’utilità della loro vita, la capacità di leggere le prove – anche quelle difficili – come strumento pedagogico – misterioso ma reale – per un cammino di verità, di bellezza, di bene, di giustizia.
Noi non festeggiamo il primo dell’anno, noi ci accingiamo ad affrontare questo primo giorno dell’anno civile con la consapevolezza che la positività viene prima di questo.
E’ data dal mistero del nostro essere popolo di Dio, che proprio perché è popolo di Dio – e non nasce dalla carne e dal sangue, ma da Dio è generato – può mangiare e bere, vegliare e dormire, vivere e – ahimé – un giorno morire nella consapevolezza però che ha vissuto e vive una vita straordinariamente positiva perché abitata dal Mistero che fa buone tutte le cose.
Dico raramente Buon Anno, perché preferisco dire “A Dio”, cioè preferisco consegnare le mie giornate e le giornate di quelli che mi stanno accanto all’unico che può dare senso, significato e bellezza al nostro tempo. «Il tempo non produce nulla di buono»: non è l’agostinismo deteriore, è il realismo. Mai come in questi tempi si stanno avverando le più terribili profezie dei più pessimisti fra i profeti d’Israele. Ma forse questa terribile realtà in cui viviamo ci fa capire la Grazia della fede. Diceva il nostro grande Sant’Ambrogio, quello cui pur da lontano, da lontanissimo, cerco di ispirare la mia vita di vescovo: «Non sarebbe valsa la pena di nascere se Cristo non ci avesse poi salvati».
-------------

Canterò eternamente la Tua misericordia, oh Signore (Interventi 64)

Una lettera di Padre Aldo Trento, una testimonianza bellissima:

Canterò eternamente la Tua misericordia, oh Signore

Guardando quest’anno che mi è stato donato, come tutti i 64 anni che appartengono già alla mia storia, una storia piena di miserie, di fragilità e di grazia, queste parole del salmista escono, quasi come un singhiozzo di allegria, dal mio cuore.
Quando mi ordinarono sacerdote, guardando la mia debolezza, la mia disubbidienza, la mia incapacità intellettuale, misi nel santino, ricordo, la frase di San Francesco di Assisi: "Accettami come sono e fammi come vuoi."
Quando compii i 25 anni di sacerdozio quasi 15 anni fa, lasciai agli amici come ricordo: "Canterò eternamente la Tua misericordia, Signore"
Che cosa c’è di più commovente, di più umano, alla fine di ogni anno, come di ogni giorno, riconoscere che la misericordia del Signore non solo è eterna, ma forma la ragione stessa del mio essere, del mio esistere!
Che cosa ci può essere di più bello alla fine di questo anno, pieno di fragilità, di miserie, che il poter riconoscere come San Paolo "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia!" Che grazia, Dio mio, riconoscere che sono peccatore, riconoscere che ti facesti, Dio mio, uomo grazie ai miei peccati; riconoscere che se io fossi stato un essere coerente, perfetto, onesto, buono, carico di valori, Tu, oh Dio mio, non ti saresti fatto carne per me e per i miei fratelli peccatori!
Che stupore, Signore, vederti scendere dal cielo e prendere la mia carne, il mio sangue, i miei peccati, per mostrarmi quanto io sia peccatore ai tuoi occhi, quanto grande è la Tua stima per me, perché io sono Tuo, come ci ricorda il profeta Isaia!
Che dolore Oh Gesù, mi provocano quegli uomini che per eliminarti della propria storia, si affannano a costruire sistemi perfetti per annullare la Tua presenza nel mondo dei peccatori!
Che angoscia, oh Gesù, provo giorno dopo giorno, quando i miei fratelli, perfino sacerdoti come me, preoccupati di proporre una morale, un'etica, un compromesso sociale, convinti che questo è il cristianesimo, dimenticano che il cristianesimo sei Tu, oh Gesù, presente oggi tra e con noi!
Perché, oh Gesù, abbiamo vergogna di Te, la Chiesa ha vergogna di Te? Perché, oh Gesù, non prendiamo sul serio le reiterate parole del Santo Padre che invitano alla conversione, conversione che significa dire “Tu oh Cristo mio”?
Perché, come abbiamo ascoltato in questi giorni dalla bocca di chi "governa" questo paese, non riconosciamo che non stiamo ormai nell'Antico Testamento aspettando il Messia, il mondo nuovo, ma che il mondo nuovo è un fatto, un Presente?
Perché non riconoscere la Tua Presenza che agisce oggi nella Chiesa, casta meretrice, nei tratti di migliaia e migliaia di persone che sono il segno vivo della Tua Presenza?
La cristianità non è qualcosa che comincia ora, come ideologicamente afferma una certa teologia della liberazione nel nostro paese perché finalmente ha raggiunto il potere, ma da 2000 anni è un Fatto Presente.
Il bambino non deve nascere, è nato, nasce ogni momento nella santità di chi ti riconosce, oh Cristo, come la ragione ultima della vita, il fine ultimo dell'esistenza.
Per questo motivo in questo fine d’anno il mio cuore e quello di molti amici, gli amici di Gesù, come definisce il Papa i cristiani, vogliamo ringraziarti perché a causa dei nostri peccati ti sei fatto carne per me e per ogni uomo.
Oh Gesù, ti prego affinché finisca in me ed in tutti lo scandalo per le nostre miserie, finisca in noi la mania dei valori, l'orgoglio di essere i primi della classe e di essere i protagonisti, senza Te, dell'utopia di un mondo migliore.
Oh Gesù, ti prego affinché la Tua grazia mi illumini, ci illumini per prendere coscienza che l'ideale per il quale vivere non è la coerenza ma l'appartenenza a Te, come un bambino appartiene ai suoi genitori e in questo modo cresce felice.
Questo anno è stato grande perché grande è stata l'esperienza della Tua infinita misericordia che nella confessione settimanale o più volte nella settimana, diventò palpabile, visibile, riempiendomi di gioia.
Signore "Io non sono degno che Tu entri nella mia casa, ma basta una tua parola e la mia anima sarà guarita."
Per questo motivo le parole che più mi hanno commosso durante quest’anno sono state quelle del sacerdote che spesso tracciando su me il segno della croce mi diceva: "Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen."
“Te Deum laudámus: te Dóminum confitémur… In te, Dómine, sperávi: non confúndar in ætérnum”.
P. Aldo
E con questo auguro a voi tutti un santo, sereno e prospero anno nuovo, nel quale continuare insieme il nostro cammino verso Cristo.
------

mercoledì 29 dicembre 2010

Caterina e le 7 armi contro il diavolo (Contributi 424)

Un articolo di Massimo Introvigne, tratto da La Bussola, sull'odierna udienza di Benedetto XVI:

Benedetto XVI ha dedicato l’udienza generale del 29 dicembre 2010 a una presentazione particolarmente ampia della vita e degli scritti di santa Caterina da Bologna (1413-1463), che gli ha offerto l’occasione di approfondire la realtà dell’azione del demonio.

Caterina de’ Vigri nasce a Bologna nel 1413 in una famiglia patrizia. Il padre è un diplomatico al servizio del marchese di Ferrara Niccolò III d’Este (1383-1441), che – come afferma Benedetto XVI – «benché conduca una vita privata non esemplare, cura molto il bene spirituale, la condotta morale e l’educazione dei sudditi», «trasformando Ferrara in una splendida città», una delle capitali della cultura europea. A dieci anni Caterina si trasferisce a Ferrara e inizia a frequentare la corte, dove, spiega il Papa, «non risente degli aspetti negativi» del mondo che ruota intorno a un principe cui i cronisti dell’epoca attribuiscono, forse esagerando, ottocento amanti, ma acquisisce un grande «patrimonio culturale e artistico» che la farà in seguito riconoscere come una delle donne più colte del suo tempo.
Nei quattro anni trascorsi a corte – dai dieci ai quattordici anni – sviluppa una grande sensibilità con una straordinaria maturità spirituale, che – mentre non le fa rifiutare nulla della grande cultura europea presente a Ferrara – le fa vedere con chiarezza come il male e il demonio siano all’opera dovunque si conducano vite immorali e sregolate. Così, a quattordici anni, con altre giovani di famiglie nobili ferraresi decide di lasciare la corte estense per dare vita a una comunità religiosa.
Qui però il diavolo, che Caterina aveva già imparato a scorgere nella vita di corte, la attende per tormentarla. La sua vita religiosa, ha detto il Papa, è segnata fin da subito dalle «tentazioni del demonio». La piccola suora quattordicenne ne è inizialmente quasi sconfitta: «attraversa una profonda crisi spirituale fino alle soglie della disperazione» e «vive nella notte dello spirito, percossa pure dalla tentazione dell’incredulità verso l’Eucaristia».
Ma Dio è più forte del demonio. «Dopo tanto patire, il Signore la consola: in una visione le dona la chiara conoscenza della presenza reale eucaristica, una conoscenza così luminosa che Caterina non riesce ad esprimere con le parole».
La fede di Caterina è salda, ma il diavolo continua a operare – come fa spesso nelle comunità – seminando divisioni: «sorgono tensioni tra chi vuole seguire la spiritualità agostiniana e chi è più orientata verso la spiritualità francescana». Il gruppo si divide, e la santa segue la frazione che sceglie la regola francescana. Una serie di eccellenti confessori francescani l’aiuta a sostenere le lotte contro il diavolo, che non si arrestano. «Nel 1431 – continua il Papa – ha una visione del giudizio finale.
La terrificante scena dei dannati la spinge a intensificare preghiere e penitenze per la salvezza dei peccatori. Il demonio continua ad assalirla ed ella si affida in modo sempre più totale al Signore e alla Vergine Maria».
Gli scritti che Caterina ci ha lasciato, in particolare il trattato Le sette armi spirituali, sono per noi preziosi, afferma il Papa, perché ci consegnano le «note essenziali di questo misterioso combattimento» fra i cristiani, specialmente (ma non solo) le persone consacrate e il diavolo: «vuole mettere in guardia dalle tentazioni del demonio, che si nasconde spesso sotto sembianze ingannatrici, per poi insinuare dubbi di fede, incertezze vocazionali, sensualità».
Dal momento che il diavolo non ha certo cessato la sua opera di tentatore, né la sua lotta per seminare peccato e divisione tra le anime consacrate a Dio, gli insegnamenti di santa Caterina da Bologna sono di grande attualità ancora oggi.
La santa, spiega Benedetto XVI, «individua sette armi nella lotta contro il male, contro il diavolo:
1. avere cura e sollecitudine nell'operare sempre il bene;
2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono;
3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi;
4. meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte;
5. ricordarsi che dobbiamo morire;
6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso;
7. avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni. Un bel programma di vita spirituale, anche oggi, per ognuno di noi!».
La vita stessa di Caterina spiega come resistere al diavolo e alla sua principale arma di tentazione, l’orgoglio, che induce alla disobbedienza a Dio, alla Chiesa e ai superiori. La santa vede «nella disobbedienza quell’orgoglio spirituale che distrugge ogni altra virtù». Per obbedienza accetta i servizi più umili, e sempre per obbedienza – quando ormai vorrebbe finire i suoi giorni a Ferrara – accoglie nel 1456 la proposta di diventare badessa di un nuovo monastero a Bologna. Continua a guidarlo per sette anni benché provata dalla malattia e dalla sofferenza, e completa anche il manoscritto de Le sette armi spirituali, come le ha chiesto il suo confessore.
Divenuta badessa, è «credibile nell’autorità», come sempre dovrebbe accadere, perché era stata credibile nell’ubbidienza anche a superiore meno colte e sante di lei. A Bologna «spira dolcemente, pronunciando tre volte il nome di Gesù: è il 9 marzo 1463 […]. La città di Bologna, nella cappella del monastero del Corpus Domini, custodisce il suo corpo incorrotto».
Per Benedetto XVI santa Caterina da Bologna «dalla distanza di tanti secoli, è, tuttavia, molto moderna e parla alla nostra vita». Infatti, non vi è nulla di più moderno – tanti indizi lo rivelano oggi – dell’azione del demonio delle sue «tentazioni dell'incredulità, della sensualità», di un «combattimento difficile, spirituale» che non è solo contro le nostre debolezze umane ma è contro le insidie sempre rinnovate del maligno.
Le sette regole di santa Caterina da Bologna sono ancora per noi una guida sicura in questo combattimento. E la vita della santa ci conferma che il cristiano, se deve realisticamente avere presente l’azione del demonio, non deve però cedere alla paura.
Il diavolo si può sconfiggere: anzi, è già sconfitto dal Salvatore, e a noi è affidato il compito – come ha detto il Papa – di «non lasciare la mano del Signore» per partecipare alla Sua vittoria.
------------

L'Europa ignora le feste cristiane (Contributi 423)

Ecco un altro articolo (di Robi Ronza) tratto dalla Bussola che ci aiuta a copire la gravità della situazione:

Abbandonando lodevolmente per una volta il suo consueto linguaggio diplomatico, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha definito “un’indecenza” il fatto che in un diario scolastico edito in tre milioni di copie a cura della Commissione Europea tra le festività religiose in calendario non ci sia il Natale. Stampato in tutte le lingue dell’Unione, il diario, che contiene l’indicazione delle feste delle più diverse fedi, ignora così una delle due maggiori feste cristiane, quella che appunto ricorda la nascita di Gesù.

Frattini ha chiesto che il diario venga ritirato e che il presidente della Commissione Barroso apra un’inchiesta sull’episodio. Anche in questo ha fatto benissimo: che vi si ponga rimedio infatti è necessario ma non sufficiente. Occorre pure andare a vedere come ciò sia potuto accadere al fine di creare poi le condizioni perché cose del genere non si possano ripetere. Oportet ut scandala eveniant, (è opportuno avvengano scandali) viene da dire citando il Vangelo. Il masochismo anti-cristiano di una parte consistente delle élites europee comincia a suscitare reazioni che da anni si stavano attendendo invano. Un primo segnale che qualcosa stava cambiando era venuto dalle prese di posizione contro il tentativo di imporre tramite una sentenza della Corte Europea di Giustizia che il crocifisso venisse tolto dalle aule scolastiche e dagli uffici pubblici del nostro Paese.
Lo scorso 26 novembre il Parlamento Europeo, su proposta del deputato italiano Mario Mauro, ha votato una risoluzione nella quale si denuncia la persecuzione dei cristiani iracheni, mentre in precedenza una lettera di solidarietà con i cristiani perseguitati nel mondo era stata sottoscritta da 160 deputati, ossia da oltre la metà di essi. Se si pensa che questo stesso Parlamento aveva in passato sottoscritto più risoluzioni critiche contro la Santa Sede che contro le violazioni dei diritti umani in Cina ci si può fare un’idea dell’entità della svolta.
Molto significative sono anche alcune importanti prese di posizione del Cancelliere tedesco Angela Merkel che in recenti discorsi ha sottolineato la rilevanza del fatto cristiano affermando tra l’altro che oggi il problema in Germania “non è che abbiamo troppo islam; è che abbiamo troppo poco cristianesimo”.
Al pensiero di tutte queste cose, in questa notte di Natale in cui sto scrivendo in fretta volendo finire in tempo per la Messa, mi si riaffaccia alla memoria la cruciale domanda che si ritrova ne i Cori della Rocca di T.S. Eliot: “E’ l’umanità che ha abbandonato la Chiesa o è la Chiesa che ha abbandonato l’umanità?”. Una domanda che riguarda non solo la Chiesa come istituzione ma anche tutti coloro che, come me, la vedono non come estranea e nemmeno come qualcosa di buono ma di altro da sé, ma invece sono convinti che “la Chiesa siamo noi”.
Oggi più che mai tutti quanti dobbiamo assumerci la responsabilità di rendere apertamente ragione della nostra fede e della nostra speranza, e prima ancora di vivere in un modo che sia ipso facto una testimonianza.
E’ una responsabilità che ha chiunque, e non solo chi riveste un ruolo pubblico.
Ciascuno di noi, anche il meno noto e all’apparenza il meno influente, per pochi o tanti è noto e influente là dove vive e lavora.
E ci sono persone che certe cose le possono ascoltare e sono disposte ad ascoltarle molto più da lui che dallo scrittore noto o dal famoso commentatore radiofonico o televisivo. Teniamone conto.
****
In altre parole la diffusione della parola di Gesù nel luogo dove siamo, viviamo, ci muoviamo è compito nostro, responsabilità nostra. E sarà a noi che verrà chiesto conto di  ogni parola non detta e di ogni tesimonianza non data....
Pensiamoci prima di nasconderci dietro la sindrome di Pietro la notte del giovedì santo (= io non Lo conosco) e se ciò fosse accaduto, continuiamo ad imitare il primo Papa con il sincero pentimento..
Buon anno nuovo a tutti. E che sia anno di vero e sincero cambiamento.
-----

martedì 28 dicembre 2010

E il Papa spiegò Dickens alla Bbc (Contributi 422)

Vi propongo questo articolo di Massimo Introvigne tratto dalla Bussola:

Al termine del Canto di Natale in prosa di Charles Dickens (1812-1870), riproposto di recente anche da alcune affascinanti versioni cinematografiche, il piccolo Tim – il bambino malato che ha contribuito a redimere il vecchio avaro Scrooge – esclama: «Il Signore vi benedica tutti». Con queste stesse parole notissime a ogni inglese, che ha studiato a scuola almeno una volta il Canto di Natale di Dickens, Benedetto XVI ha concluso, il 24 dicembre, uno dei suoi più singolari messaggi.

C'era una volta la BBC, la radio-televisione inglese che attaccava la Chiesa Cattolica e il Papa a ogni pié sospinto. E c'è ancora. Ma dal viaggio del Papa in Gran Bretagna del settembre 2010, un successo straordinario e del tutto imprevisto, qualcosa è cambiato. Ed ecco l'invito della BBC al Papa per tre minuti di messaggio radiofonico in lingua inglese, il 24 dicembre.
Tre minuti che hanno stupito le decine di milioni di ascoltatori della BBC in tutto il mondo anglofono. Nessuna polemica, ma il messaggio di Gesù Cristo senza sconti per nessuno. Si potrebbe dire che ci sono il Catechismo della Chiesa Cattolica e il suo Compendio. E che ora ci sono i tre minuti della BBC, il compendio del compendio, la storia della salvezza raccontata in tre battute.


Primo minuto: il mondo, ricorda il Papa, è sempre in attesa di qualcosa. È fatto così. L’attesa, in un certo senso, lo costituisce, almeno dopo il peccato originale. Ma spesso il mondo sbaglia attesa. Succede oggi. E succedeva ai tempi di Gesù, quando «il popolo scelto da Dio, i figli di Israele, vivevano un’attesa intensa. Aspettavano il Messia che Dio aveva promesso di inviare, e lo descrivevano come un grande leader che li avrebbe riscattati dal dominio straniero e avrebbe restaurato la loro libertà». In questa attesa c'era qualche cosa di giusto: la fiducia nelle promesse di Dio, la speranza della libertà. Ma anche qualcosa di sbagliato: l'idea che la liberazione sarebbe arrivata per via materiale e soltanto politica.


Secondo minuto: il Papa spiega che «Dio è sempre fedele alle sue promesse, ma spesso ci sorprende nel modo di compierle». Gli ebrei attendevano la liberazione. L’attesa non è andata delusa. «Il bimbo nato a Betlemme ha portato la liberazione». Ma una liberazione diversa da quella che molti ebrei aspettavano: «la liberazione che egli ha portato non era politica […]: al contrario, Cristo ha distrutto la morte per sempre e rinnovato la vita per mezzo della sua morte obbrobriosa sulla croce. E benché sia nato nella povertà e nel nascondimento, lontano dai centri del potere terreno, egli era lo stesso Figlio di Dio. Per amore nostro egli ha preso su di sé la nostra condizione umana, la nostra fragilità, la nostra vulnerabilità, e ha aperto per noi la via che porta alla pienezza della vita, alla partecipazione alla vita stessa di Dio». Gli ebrei aspettavano la liberazione nel senso di fine del dominio romano. È venuto qualcosa di molto più grande, la redenzione universale ci tutti – non degli ebrei soltanto – per mezzo della povertà e della sofferenza dello stesso Figlio di Dio.


Terzo minuto: Dio ci ha dunque dato molto, più di quanto aspettavamo. in effetti, ci ha dato tutto nel Figlio Suo che ci ha redento. Ma si attende da noi una duplice risposta: che accogliamo con fede il Figlio suo e che annunciamo agli altri la Buona Novella che abbiamo ricevuto. «Mentre meditiamo nei nostri cuori su questo grande mistero in questo Natale, ringraziamo Dio per la sua bontà verso di noi, e annunciamo con gioia a chi è intorno a noi la buona notizia che Dio ci offre la libertà da tutto ciò che ci opprime: ci dona speranza, ci porta vita».
--------

domenica 26 dicembre 2010

L'uomo non può redimere se stesso (Contributi 421)

ROMA, sabato, 25 dicembre 2010 (ZENIT.org)
Nella messa per la notte di Natale Benedetto XVI ha lanciato una critica contro il falso moralismo secondo cui l'uomo può redimersi da sé ed ha spiegato come Dio nel farsi Bambino abbia mostrato il suo vero volto di Amore.

La celebrazione, svoltasi nella Basilica di San Pietro, in una notte di pioggia, ha avuto inizio con la proclamazione della “Kalenda”, l'antico scritto che annuncia la nascita di Cristo, cantato in latino da un cantore della Cappella Sistina.
Nell'omelia per la celebrazione, anticipata di due ore rispetto alla mezzanotte, il Papa ha spiegato il senso di Natale in cui “l’infinita distanza tra Dio e l’uomo è superata” ed ha composto una preghiera per invocare la fine della tirannia della violenza.


Falso spiritualismo e moralismo
Nello spiegare il mistero del Natale e dell'azione di Dio, il Pontefice ha invitato a superare due estremi nella vita spirituale.
In primo luogo quello di chi riconosce “l’operare esclusivo di Dio, come se Egli non avesse chiamato l’uomo ad una risposta libera di amore”.
Sarebbe sbagliata, però, anche un’interpretazione moralizzante, secondo cui l’uomo con la sua buona volontà potrebbe, per così dire, redimere se stesso”, ha avvertito.
“Ambedue le cose vanno insieme – ha aggiunto –: grazia e libertà; l’amore di Dio, che ci previene e senza il quale non potremmo amarLo, e la nostra risposta, che Egli attende e per la quale, nella nascita del suo Figlio, addirittura ci prega”.
“Dio ci ha prevenuto con il dono del suo Figlio – ha detto il Santo Padre –. Sempre di nuovo Dio ci previene in modo inatteso. Non cessa di cercarci, di sollevarci ogniqualvolta ne abbiamo bisogno. Non abbandona la pecora smarrita nel deserto in cui si è persa. Dio non si lascia confondere dal nostro peccato. Egli ricomincia sempre nuovamente con noi”.
“Tuttavia – ha continuato – aspetta il nostro amare insieme con Lui. Egli ci ama affinché noi possiamo diventare persone che amano insieme con Lui e così possa esservi pace sulla terra”.


Una preghiera di Natale
Il Papa ha poi affermato che è vero che dall'incarnazione del Figlio di Dio sono nate delle “isole di pace” - “ovunque essa viene celebrata si ha un’isola di pace, di quella pace che è propria di Dio” - ma è anche vero, come diceva il profeta Isaia, che “'il bastone dell’aguzzino' non è stato spezzato”.
“Anche oggi marciano rimbombanti i calzari dei soldati e sempre ancora e sempre di nuovo c’è il 'mantello intriso di sangue'”, a cui fa riferimento il profeta dell'Antico Testamento.
Per questo, il Successore di Pietro ha recitato questa preghiera per il Natale: “Signore, realizza totalmente la tua promessa. Spezza i bastoni degli aguzzini. Brucia i calzari rimbombanti. Fa che finisca il tempo dei mantelli intrisi di sangue. Realizza la promessa: 'La pace non avrà fine'” (Is 9,6).
Ed ha concluso: “Ti ringraziamo per la tua bontà, ma ti preghiamo anche: mostra la tua potenza. Erigi nel mondo il dominio della tua verità, del tuo amore – il “regno della giustizia, dell’amore e della pace”.
Al termine della messa, l’immagine di Gesù Bambino, accompagnata da alcuni bambini con un omaggio floreale, è stata portata in processione al Presepio della Basilica, davanti al quale il Santo Padre si è fermato in silenziosa preghiera.
-------

sabato 25 dicembre 2010

Natale 2010 (Interventi 63)

Ricevo da amici e pubblico (grassetti ed evidenziature sono miei):

Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo, ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: il Figlio del Dio vivo si è fatto uomo a Betlemme. A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l’assurdo. Il Senso ha potere: è Dio.
Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi.
E’ allora spontaneo domandarsi: “E’ mai possibile una cosa del genere? E’ cosa degna di Dio farsi bambino?”.
Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l’intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile “infante” per vincere la nostra superbia.
Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore.
Si è fatto piccolo per liberarci da quell’umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.

(Benedetto XVI)
-------------

Lista blog cattolici

LOGO DEL BLOG

LOGO DEL BLOG
inserisci il logo del blog sul tuo blog (anche ridimensionandolo)