Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

martedì 18 gennaio 2011

Aldo Trento 15/01/11 (Interventi 69)

Ecco l'ultima, commovente, lettera di Padre Aldo Trento dal Paraguay:

Cari Amici, In queste settimane sono col pensiero fisso su due fatti che troviamo nel Vangelo: la nascita e la morte di Nostro Signore Gesù Cristo sulla croce e lo sguardo di Gesú a Zaccheo:



1-La nascita e morte di nostro Signore: i primi che andarono ad incontralo a Betlemme erano dei pastori. Normalmente quando pensiamo ai pastori, abbiamo di loro una immagine bucolica o romantica. Ma non credo che questa immagine risponda alla realtà. Erano beduini, si spostavano continuamente, vivevano di espedienti, rubavano, assaltavano ...una vita certamente disordinata, cioè vita da peccatori. Li penso così, perchè mi ricordo dei pastori della mia terra, di fatto erano dei “banditi”, non avevano dimora fissa e tante volte neanche una famiglia. Si spostavano dalla montagna al mare secondo le stagioni. Facevano danni ovunque rubacchiando ovunque, in concreto una vita disordinata, e la bestemmia era il loro linguaggio normale. Viveveno con le loro pecore, cavalli, asini e cani diventando a volte come loro. Non voglio pensare al film dei fratelli Taviani: “Padre padrone”, però credo che entrassero un pó in quella categoria... insomma...erano dei peccatori. Come quei due che erano accanto a Gesú sulla croce.
Amici! tutto questo è sconvolgente: All’inizio come alla fine Gesú si trova fra peccatori, come durante la sua vita. E questo mi riempie di commozione perchè risalta il fatto che Gesú è venuto per noi, poveri figli di Eva, è venuto grazie all nostra povera e fragile umanitá.
Per questo mi è spontaneo chiedermi: ma quanto Carron ci dice rispetto alla nostra umanitá, come il cammino a Cristo é ancora il punto su cui lavoriamo seriamente?
Lo penso perchè senza una grande simpatia per la nostra umanitá cosí com’é, cosa vuol dire che Cristo é contemporaneo?
Per me l’incontro con Cristo ha coinciso e coincide con un’affezione grande alla mia umanitá: la gioia di essere uomo, la libertá di guardare con ironia i miei peccati, i miei limiti.
Non é piú il peccato, il limite, a definirmi, bensi quello sguardo, cosí come per i pastori una volta che L’hanno visto, cosí come quel ladrone una volta che sulla croce ha girato la testa e ha fissato Quell’Uomo.
Grazie a quello Sguardo gli ha rubato il paradiso. Un vero “ladrone” fino alla fine!
La simpatia per la nostra umanitá, simile a quella dei pastori o dei due ladroni in croce con Gesú, è cresciuto o é rimasta nascosta in un angolo del nostro Io?
Sono commoso nel sentirmi abbracciato da quel bambino come i pastori, o come quei due banditi , uno dei quali entró in paradiso nell'ultimo istante della sua vita quando riconobbe in Gesú al Figlio di Dio.
Amici, ma ci rendiamo conto che Cristo ha bisogno del mio limite, del mio temperamento?
In questi giorni ho ricevuto nella clinica, per la terza volta, un ragazzo ammalato di cancro. Un ragazzo di strada, con un´esperienza tremenda di amicizie, tentativi di omicidio, di furti, droga, ecc. Ha un cancro che sembra una pietra aguzza sulla testa e un´altra nella parte destra del collo che sembra un pallone. Piú volte lo abbiamo ricevuto e curato e piú volte è scappato, lasciandomi il cuore ferito. É finito piú volte in carcere. Adesso é tornato perché non ce la fa piú,é finito. Ha 18 anni. Ieri mi ha chiesto la confessione. É stato davvero un riaccadere di quello che é successo ai pastori o ai due sulla croce, o meglio a quello che ha chiesto perdono. Lo guardavo negli occhi neri e lucidi mentre chiedeva perdono. “Io ti assolvo...” e tutta la sua storia di miseria é diventato di colpo una storia di grazia.


Amici, potessimo lasciarci abbracciare da quel bambino o da quel Uomo che é venuto, vive, e si fa presente ogni giorno per dirci: “Di un amore eterno ti ho amato,avendo pietá del tuo niente”.In questi giorni il caldo é arrivato a 42 gradi eppure anche questo é grazia e mi permette dire, anche se tutto bagnato dal sudore, e con il respiro affatticato: “Tu oh, Cristo mio”.
E cosí tutto diventa una grazia, una vibrazione appassionata per la tenerezza di Gesú, che mi fa guardare i miei figli bellissimi con una tenerezza unica,un pó come quella di Gesú. Guardandoli li trovo di una bellezza indescrivibile, sorridenti, vivi, certi di quell'Io sono tu che mi fai, sebbene dentro le terribili violenze sofferte e delle quali sono state vittime, come i bambini che Erode ammazzó tentando di eliminare anche Gesú.


2- Lo sguardo di Zaccheo: mi impressiona e mi conforta come Carrón ci provoca continuamente con questo fatto...e piú assimilo quello sguardo, piú sento vibrare dentro me ció che Zaccheo sperimentó nel momento in cui Gesú lo chiamó per nome. Mi si é inchiodato nella mente quell'istante, quell'attimo in cui si incontrarono lo sguardo di Zaccheo con quello del Maestro. Provate a pensare nei casini di ogni giorno, cosa significhi sentirsi guardati, fissati in quel modo! Tutto si scioglie, si illumina. Non spariscono i problemi, gli stati d´animo, le malattie, la depressione, ma tutto diventa un´altra cosa perché quello sguardo muta tutto, abbraccia tutto, diventa dominante del tutto.
Florencio é un ragazzo di 20 anni, solo al mondo ,é stato raccolto da una donna con problemi psichiatrici. Un dramma dentro un´altro dramma. Miseria,fame ,abbandono. E infine un cancro al ragazzo gli ha “mangiato” la faccia, oggi terribilmente sfigurata.
La “mamma”, ricoverata diverse volte in manicomio. Siamo riusciti a tirarla fuori da questo lager e a portarla accanto al figlio. Giorno e notte lo assiste con una amorevolezza cosí grande che noi “sani”, se non vibrassimo come Zaccheo per Gesú, non riusciremo a capire o meglio neanche a renderci conto. Guardando quel ragazzo morente che ogni tanto riprende un pó di coscienza gli domando, “come stai Florencio?”, E lui alzando lievemente il pollice della mano mi fa capire: “bene”.
L´altro giorno pensavamo morisse e la mamma mi disse: "Padre, preferisco portarmelo a casa vivo, perché se muore qui, non ho i soldi per portalo fino a casa perché il tragitto é troppo caro" (300 Km.da qui).
La guardo con tenerezza e le dico: "Stella non ti preoccupare, ci penserá la Providenza".
E si tranquillizzó. Qualche ora dopo passai da lei e vidi con grande sorpresa che Florencio era seduto sul suo letto e con un pennarello stava disegnando una figura femminile. Guardo il disegno e guardo lui commosso...dalla sua bocca usciva un liquido marcio...ma che tenerezza!
É letteralmente consumato dal cancro, tutto gonfio dalla carne oramai in decomposizione, eppure con lo sguardo mi dice che la vita é bella! Lo capisco, lo invidio, perché lui é cosí perché ha trovato mesi fa, quando é arrivato qui in condizioni disperate, lo sguardo stesso che aveva sperimentato Zaccheo davanti allo sguardo del Signore.
Non si puó spiegare diversamente come un ragazzo in quelle condizioni, nei pochi momenti di luciditá e di coscienza, davanti alla mia domanda di come stá, mi risponde OK alzando il pollice e fissandomi col suo sguardo.
Cosa posso fare se non baciarlo e inginnocchiarmi davanti a lui e lasciarmi guardare come Zaccheo da Gesú , presente in Florencio, cosciente di essere di fronte alla morte.
Perché sente l´odore della sua povera carne che solo aspetta la risurrezione per ricomporsi, gloriosa e bella!


Amici, quando Carrón ci ricorda nel suo articolo per il Natale scorso, che Cristo é presente oggi, per me, per voi, istante per istante non posso non pensare all’inno: “Jesus dulcis memoriae”.
Davvero é proprio bello vivere con chi ti richiama e ti rimanda in ogni momento alla dolcezza di Gesú.
Padre Aldo
----

lunedì 17 gennaio 2011

la Chiesa ha bisogno di sacerdoti “ben preparati” (Contributi 428)

Ecco un interessante passo del discorso del Papa in occasione dell'udienza dei sacerdoti che studiano al Pontificio Istituto Polacco di Roma, che celebra in questi giorni il suo centenario, che si è svolta oggi, lunedì 17/1/2011.

La Chiesa ha bisogno di sacerdoti ben preparati, ricchi di quella sapienza che si acquisisce nell’amicizia con il Signore Gesù, attingendo costantemente alla Mensa eucaristica e alla fonte inesauribile del suo Vangelo.
Da queste due insostituibili sorgenti sappiate trarre il continuo sostegno e la necessaria ispirazione per la vostra vita e il vostro ministero, per un sincero amore alla Verità, che oggi siete chiamati ad approfondire anche attraverso lo studio e la ricerca scientifica e che potrete domani condividere con molti.
La ricerca della Verità, per voi che da sacerdoti vivete questa peculiare esperienza romana, viene stimolata e arricchita dalla vicinanza alla Sede Apostolica, a cui compete uno specifico ed universale servizio alla comunione cattolica nella verità e nella carità. Rimanere legati a Pietro, nel cuore della Chiesa, significa riconoscere, pieni di gratitudine, di essere all’interno di una plurisecolare e feconda storia di salvezza, che per una multiforme grazia vi ha raggiunti e alla quale siete chiamati a partecipare attivamente affinché, come albero rigoglioso, porti sempre i suoi preziosi frutti.
L’amore e la devozione alla figura di Pietro vi spinga a servire generosamente la comunione di tutta la Chiesa cattolica e delle vostre Chiese particolari, perché, come una sola e grande famiglia, tutti possano imparare a riconoscere in Gesù, via, verità e vita, il volto del Padre misericordioso, il quale vuole che nessuno dei suoi figli vada perduto.
------

domenica 16 gennaio 2011

Domenica 2^ t.ord. (Angelus 5)

Cari fratelli e sorelle !

In questa domenica ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che ogni anno ci invita a riflettere sull’esperienza di tanti uomini e donne, e tante famiglie, che lasciano il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita. Questa migrazione a volte è volontaria, altre volte, purtroppo, è forzata da guerre o persecuzioni, e avviene spesso – come sappiamo – in condizioni drammatiche. Per questo fu istituito, 60 anni or sono, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Nella festa della Santa Famiglia, subito dopo il Natale, abbiamo ricordato che anche i genitori di Gesù dovettero fuggire dalla propria terra e rifugiarsi in Egitto, per salvare la vita del loro bambino: il Messia, il Figlio di Dio è stato un rifugiato. La Chiesa, da sempre, vive al proprio interno l’esperienza della migrazione.
Talvolta, purtroppo, i cristiani si sentono costretti a lasciare, con sofferenza, la loro terra, impoverendo così i Paesi in cui sono vissuti i loro avi. D’altra parte, gli spostamenti volontari dei cristiani, per diversi motivi, da una città all’altra, da un Paese all’altro, da un continente all’altro, sono occasione per incrementare il dinamismo missionario della Parola di Dio e fanno sì che la testimonianza della fede circoli maggiormente nel Corpo mistico di Cristo, attraversando i popoli e le culture, e raggiungendo nuove frontiere, nuovi ambienti.
“Una sola famiglia umana”: questo è il tema del Messaggio che ho inviato per l’odierna Giornata. Un tema che indica il fine, la meta del grande viaggio dell’umanità attraverso i secoli: formare un’unica famiglia, naturalmente con tutte le differenze che la arricchiscono, ma senza barriere, riconoscendoci tutti fratelli.
Così afferma il Concilio Vaticano II: “Tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine, poiché Dio ha fatto abitare l’intero genere umano su tutta la faccia della terra” (Dich. Nostra aetate, 1).
La Chiesa – dice ancora il Concilio – “è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (Cost. Lumen gentium, 1).
Per questo è fondamentale che i cristiani, pur essendo sparsi in tutto il mondo e, perciò, diversi per culture e tradizioni, siano una cosa sola, come vuole il Signore. E’ questo lo scopo della “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani”, che avrà luogo nei prossimi giorni, dal 18 al 25 gennaio. Quest’anno essa si ispira ad un passo degli Atti degli Apostoli: “Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera” (At 2,42). L’Ottavario per l’unità dei cristiani è preceduto, domani, dalla Giornata del dialogo ebraico-cristiano: un accostamento molto significativo, che richiama l’importanza delle radici comuni che uniscono ebrei e cristiani.
Nel rivolgerci alla Vergine Maria, con la preghiera dell’Angelus, affidiamo alla sua protezione tutti i migranti e quanti si impegnano in un lavoro pastorale in mezzo a loro. Maria, Madre della Chiesa, ci ottenga inoltre di progredire nel cammino verso la piena comunione di tutti i discepoli di Cristo.
*****************
[dopo l'Angelus]
Cari fratelli e sorelle, come sapete, il 1° maggio prossimo avrò la gioia di proclamare Beato il Venerabile Papa Giovanni Paolo II, mio amato predecessore. La data scelta è molto significativa: sarà infatti la II Domenica di Pasqua, che egli stesso intitolò alla Divina Misericordia, e nella cui vigilia terminò la sua vita terrena. Quanti lo hanno conosciuto, quanti lo hanno stimato e amato, non potranno non gioire con la Chiesa per questo evento. Siamo felici!
Desidero assicurare il mio particolare ricordo nella preghiera per le popolazioni dell’Australia, del Brasile, delle Filippine e dello Sri Lanka, recentemente colpite da devastanti inondazioni. Il Signore accolga le anime dei defunti, dia forza agli sfollati e sostenga l’impegno di quanti si stanno prodigando per alleviare sofferenze e disagi.
[saluti nelle varie lingue]
Sono lieto di salutare i rappresentanti delle Comunità Migrantes della Diocesi di Roma. Grazie per la vostra presenza! E saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i ragazzi di Le Castella – Isola di Capo Rizzuto, che hanno ricevuto il sacramento della Confermazione, e i giovani dell’associazione “Noi” di Trichiana, presso Belluno. A tutti voi auguro una buona domenica e una buona settimana.

sabato 15 gennaio 2011

Ecce Agnus Dei (Interventi 68)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell'acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell'acqua mi disse:
“Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». (Gv 1,29-34)

Giovanni è rimasto turbato nel profondo quando ha visto in fila tra i penitenti il suo parente Jeoshua bar Joseph, di Nazareth.
Distratto dalla sua presenza, continua ad alzare lo sguardo per fissarlo meglio.
D'improvviso ha capito: è Lui.
Che buffo: tutta la sua vita era passata in attesa di quel momento, e ora che stava accadendo Giovanni non si capacita della banalità dell'evento.
«Tu vieni da me?», continua a ripetere.
Nei lunghi e devastanti anni di deserto e di solitudine, di vento e di sole, di assordante silenzio Giovanni si è preparato alla sua missione: avrebbe invitato il popolo smarrito di Israele a camminare verso il Dio dei padri.
Ora si accorge che è Dio a venire incontro a lui e al popolo.
Riflettendo sul battesimo di Gesù, qualche giorno dopo,
Giovanni proclama la sua fede nel falegname di Nazareth: egli è davvero l'inviato, l'atteso.
Giovanni vede Gesù venire verso di lui.
Paolo Curtaz
------------

giovedì 13 gennaio 2011

Un augurio tardivo, ma fino ad un certo punto (Post 116)

Da noi il giorno 12 gennaio è già passato, ma in Paraguay non ancora, per cui non sono proprio del tutto in ritardo a fare gli auguri di buon compleanno a Padre Aldo Trento che compie gli anni.
Per sapere chi sia e cosa faccia Padre Aldo è sufficente cliccare sull'etichetta con il suo nome in fondo al post per vedere tutti quelli che ho pubblicato a che fanno riferimento a lui o riportano sui messaggi.
Un caro augurio a Padre Aldo (anche se dubito legga il mio blog) e in ogni caso un sincero grazie.
---

mercoledì 12 gennaio 2011

Pecore, lupi e testimoni (Post 115)

Caoita, ogni tanto,che un post riceva commenti anche un po' a scoppio ritardato. Così è successo che a 9 giorni dalla sua pubblicazione il post sull'articolo di Socci ha ricevuto un nuovo commento dopo quello che, in modo molto sintetico, avevo scritto pensando che non ci sarebbero stati altri commentatori. Invece mi sbagliavo e devo dire che sono sempre lieto quando erro in queste valutazioni.
L'occasione mi fornisce il pretesto per fare una mia considerazione sull'argomento che mi piacerebbe potesse servire ad iniziare una discussione con i lettori:

1) E' vero che, come cristiani, c'è stato fornito l'avviso che siamo come pecore in mezzo ai lupi e che, avendo perseguitato Gesù, noi come Suoi seguaci non potevamo aspettarci di meglio, ma altrove abbiamo avuto, a conforto, la certezza che Gesù sarà sempre con noi, ogni giorno fino alla fine.
2) Ma il punto è che molti (anche fra coloro che a voce si dicono credenti) in realtà non lo sono affatto e più che pecore preferiscono essere conigli che, timidamente ma decisamente e senza pudore alcuno, nascondono la propria fede e "non fanno quello sanno". 
E invece che testimoniare e difendere la propria fede e la propria cultura si nascondono dietro il "politicamente corretto" preferendo rinnegarle entrambe.
Così facendo condannano se stessi e il proprio Paese alla perdità di identità.
3) A lato di questo c'è il fatto che i cristiani, stando evidentemente in odio a molti, sono attaccati e uccisi impunemente (in Egitto e non solo) senza che nessuono o quasi alzi la voce in loro difesa.
Uno dei pochi, il Santo Padre, è stato accusato di ingerenze indebite, tentando così di mettere a tacere la voce di un gradissimo testimone.
Penso quindi, come ho già detto altre volte, che quello che ci occorre urgentemente sono testimoni affascinanti e credibili di Cristo che, lo ripeto con convinzione, è il solo Salvatore possibile per l'uomo di oggi e di ogni altra epoca.
A qualunque latitudine e a prescindere da razza, etnia o fede.
---

domenica 9 gennaio 2011

Aids (Pillole 2)

Ecco per voi la seconda "pillola" un commento veloce ma efficace per suscitare una riflessione. Autore Rino Camilleri.


Michael Czerny
 Mark Riedemann per “Where God Weeps”, un programma televisivo e radiofonico settimanale prodotto da Catholic Radio and Television Network in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre, ha intervistato il gesuita canadese Michael Czerny, fondatore, nel 2002, dell’African Jesuit AIDS Network.
Nel corso della lunga intervista è emerso che «la Chiesa cattolica è la principale organizzazione in Africa nella cura dei malati di AIDS».
Già, i critici della Chiesa fanno un bel giro su autobus con vetri azzurrati e aria condizionata, poi decretano che per l’Africa ci vogliono più preservativi e se ne tornano a casa.
Chi resta a curare i malati? I missionari.
Chi occupa poltrone negli organismi internazionali e i titoli dei media? Quelli degli autobus.

--------

Battesimo di Gesù (Angelus 4)

Cari fratelli e sorelle!

Oggi la Chiesa celebra il Battesimo del Signore, festa che conclude il tempo liturgico del Natale. Questo mistero della vita di Cristo mostra visibilmente che la sua venuta nella carne è l’atto sublime di amore delle Tre Persone divine. Possiamo dire che da questo solenne avvenimento l’azione creatrice, redentrice e santificatrice della Santissima Trinità sarà sempre più manifesta nella missione pubblica di Gesù, nel suo insegnamento, nei miracoli, nella sua passione, morte e risurrezione.
Leggiamo, infatti, nel Vangelo secondo san Matteo che «appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”» (3,16-17). Lo Spirito Santo “dimora” sul Figlio e ne testimonia la divinità, mentre la voce del Padre, proveniente dai cieli, esprime la comunione d’amore. «La conclusione della scena del battesimo ci dice che Gesù ha ricevuto questa “unzione” autentica, che Egli è l’Unto [il Cristo] atteso» (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 47-48), a conferma della profezia di Isaia: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio» (Is 42,1). È davvero il Messia, il Figlio dell’Altissimo che, uscendo dalle acque del Giordano, stabilisce la rigenerazione nello Spirito e apre, a quanti lo vogliono, la possibilità di divenire figli di Dio. Non a caso, infatti, ogni battezzato acquista il carattere di figlio a partire dal nome cristiano, segno inconfondibile che lo Spirito Santo fa nascere «di nuovo» l’uomo dal grembo della Chiesa. Il beato Antonio Rosmini afferma che «il battezzato subisce una segreta ma potentissima operazione, per la quale egli viene sollevato all’ordine soprannaturale, vien posto in comunicazione con Dio» (Del principio supremo della metodica…, Torino 1857, n. 331).
Tutto questo si è nuovamente avverato questa mattina, durante la celebrazione eucaristica nella Cappella Sistina, dove ho conferito il sacramento del Battesimo a 21 neonati.
Cari amici, il Battesimo è l’inizio della vita spirituale, che trova la sua pienezza per mezzo della Chiesa. Nell’ora propizia del Sacramento, mentre la Comunità ecclesiale prega e affida a Dio un nuovo figlio, i genitori e i padrini s’impegnano ad accogliere il neo-battezzato sostenendolo nella formazione e nell’educazione cristiana. E’ questa una grande responsabilità, che deriva da un grande dono! Perciò, desidero incoraggiare tutti i fedeli a riscoprire la bellezza di essere battezzati e appartenere così alla grande famiglia di Dio, e a dare gioiosa testimonianza della propria fede, affinché questa fede generi frutti di bene e di concordia.
Lo chiediamo per intercessione della Beata Vergine Maria, Aiuto dei cristiani, alla quale affidiamo i genitori che si stanno preparando al Battesimo dei loro bambini, come pure i catechisti. Tutta la comunità partecipi alla gioia della rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo!
*****************
Dopo l'Angelus:
Nel contesto della preghiera mariana, desidero riservare un particolare ricordo alla popolazione di Haiti, ad un anno dal terribile terremoto, a cui purtroppo ha fatto seguito anche una grave epidemia di colera. Il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, si reca oggi nell’Isola caraibica, per esprimere la mia costante vicinanza e quella di tutta la Chiesa.
Saluto il gruppo di Parlamentari italiani, qui presenti, e li ringrazio per il loro impegno, condiviso con altri colleghi, in favore della libertà religiosa. Con loro saluto anche i fedeli copti qui presenti a cui rinnovo la mia vicinanza.
[saluti nelle varie lingue]
Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare il Coro della città di Ala, presso Trento, con una rappresentanza della comunità parrocchiale e civile. A tutti auguro una buona domenica. Grazie a voi tutti. Buona domenica!
-------

sabato 8 gennaio 2011

Il battesimo di Gesù nell'anno XVI di Tiberio (Articoli 28)

Propongo a tutti voi questo articolo di Ruggero Sangalli tratto da La Bussola che ci parla del battesimo di Gesù con approfondimenti storici, perchè, come detto in altre occasioni, i Vangeli narrano un Avvenimento storicamente accaduto:

Gesù aveva circa trent’anni (Lc 3,23) quando iniziò il suo ministero. L’età di trent’anni era significativa: dal libro dei Numeri (4,1-4) risulta che fosse quella per essere protagonisti dei servizi religiosi: «Fate il censimento dei figli di Keat, tra i figli di Levi, secondo le loro famiglie e secondo i loro casati paterni, dall'età di trent'anni fino all'età di cinquant'anni, di quanti fanno parte di una schiera e prestano la loro opera nella tenda del convegno…».
A Giovanni il battista la Parola di Dio fu rivolta a quell’età, nel XV anno di Tiberio, dunque tra il mese di settembre del 28 d.C. e del 29 d.C., anno 3789 del calendario ebraico. Giovanni era maggiore di età di Gesù di più di 5 mesi (Gesù fu concepito in Maria nel sesto mese di Elisabetta). Considerando che Gesù nacque alla fine del nostro 2 a.C. (per Ireneo, Origene e Tertulliano nel 41° anno di Augusto; per Clemente Alessandrino, Tertulliano ed Origene 15 anni prima della morte di Augusto; per Tertulliano ed Eusebio 28 anni dopo la morte di Cleopatra), i 30 anni di Giovanni furono all’inizio dell’estate del 29 d.C. e quelli di Gesù alla fine di quell’anno, già entrati nel XVI anno di Tiberio.
Il battesimo di Gesù avvenne qualche mese dopo: l’episodio è presente in tutti i Vangeli (Gv 1,29; Mt 3,13; Lc 3,21; Mc 1,9). È logico collocare il battesimo già nell’anno 30 d.C: ci volle qualche tempo perché Giovanni diventasse “famoso” e folle di penitenti accorressero a lui. I primi discepoli di Gesù erano in realtà dei discepoli del Battista (Gv 1,35-37) e seguirono il Nazareno in ragione della fiducia che nutrivano nel suo precursore. Il battesimo di Giovanni era di "penitenza" (Gesù si fa penitente con gli uomini) e non ancora "di morte e resurrezione" (un sacramento). L’immersione a cui si sottopone Gesù nel Giordano è un lavacro: il battesimo in Spirito santo e fuoco verrà a prezzo della Sua morte e resurrezione. Non è lo stesso battesimo, ma è lo stesso Padre ad inviare Giovanni e Gesù, il primo come precursore del Figlio; così la nascita di Giovanni da Elisabetta precede quella di Gesù da Maria. La voce dal cielo conferma: «Questi è il mio figlio diletto».
Chi sia davvero Gesù, Giovanni lo dice (Gv 1,19-34) sminuendo se stesso: «in mezzo a voi sta uno che non conoscete, uno che viene dopo di me, a cui non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali». Quando Giovanni vide Gesù, capì che era proprio lui: «ecco l'agnello di Dio...». Lo ripetiamo ancora in ogni santa Messa.
Il Battista vide una "specie" di colomba (un qualcosa di volante, somigliante alla colomba) scendere e posarsi su Gesù. Attesta: «Colui che mi aveva mandato a battezzare nelle acque mi disse: quello su cui vedrai scendere e posarsi lo spirito è colui che battezza in Spirito Santo».
Scendere e posarsi: non un qualcosa di fraintendibile, ma una cosa ben precisa e circostanziata; e non una qualsiasi colomba, ma lo Spirito Santo, «a guisa di colomba»...
L’attesa di popolo che circondava il Battista si spiega con la profezia di Daniele (le settanta settimane di anni). Per alcuni era intesa iniziare con il decreto di Artaserse (nel suo settimo anno) che portò Esdra (Esd 7,7) nel nisan del 458 a.C. a partire autorizzato dal re alla volta di Gerusalemme.
Non l’unica interpretazione possibile, ma una candidatura assai solida. Nel 30 d.C. (l’anno zero non esiste) si compiva il 487° anno, nel mezzo dell’ultima “settimana”. Gesù vivrà “l’ora” nel nisan del 33 d.C., giusto allo scadere del 490° anno!
Gesù subito dopo il battesimo si ritira nel deserto (Mt 4; Lc 4; Mc 1,12): considerando il profondo rispetto per le usanze del proprio popolo, questo ritiro ben si attaglia alla festa dello yom kippur, entrando nel 3791 ebraico. Ancora Gesù è defilato, quasi “privato”. Ben più “protagonista” continua a essere Giovanni il battista.
Il particolare descritto in Gv 1,35 è molto interessante: il giovane evangelista è uno dei testimoni dell’episodio, consolidando il valore anche storico del quarto vangelo, l’unico a descrivere questo periodo della vita di Gesù, all’inizio della sua vita pubblica, ma in un’epoca in cui «non è ancora la sua ora» (Gv 2,1: le nozze di Cana). Giovanni l'evangelista fu testimone di prima mano: infatti il giorno dopo, all'ora decima (le sedici), il discepolo prediletto iniziò la sua sequela che lo portò con Maria a restare ai piedi della croce e con la Madre a non dubitare della resurrezione...
All’epoca del battesimo e dei mesi successivi, i discepoli di Gesù non erano ancora stabilmente con lui, e non erano nemmeno ancora dodici. Tuttavia i primi discepoli galilei, tra i quali Giovanni, hanno modo di presenziare all’episodio di Cana, che è ricordato a ridosso di una pasqua ebraica (Gv 2,13), logicamente quella di fine marzo del 31 d.C., con la prima cacciata dei mercanti dal tempio. Gesù all’epoca ha da poco compiuto 31 anni. Il Battista è ancora libero (Gv 3,24).
In Giovanni c’è il capitolo 4: Gesù e la samaritana (4,1) con l’annotazione dei campi che già biondeggiano (aprile: quattro mesi dalla mietitura), e poi il secondo miracolo di Cana. Quello di Giovanni è un vangelo fortemente storico…
C’è stato un momento in cui anche i discepoli di Gesù (Gv 3,25) iniziano a battezzare, come stava facendo Giovanni. Nei vangeli sinottici l’inizio della predicazione pubblica di Gesù coincide proprio con l’uscita di scena del Battista, conseguente al suo arresto ad opera di Erode Antipa, tetrarca di Galilea. Siamo nella seconda metà del 31 d.C.
In Luca 4 c’è il discorso inaugurale di Nazaret, con temi e toni da anno giubilare, collocabile attorno al capodanno ebraico, 1 tishri: Gesù ora si palesa senza remore.
Da qui inizia il racconto dei sinottici, dopo che Matteo-Levi è diventato uno dei dodici e che Pietro e gli altri pescatori hanno abbandonato le barche, per pescare uomini insieme al Maestro.
---------

venerdì 7 gennaio 2011

Due commenti, un'amica (Interventi 67)

Ho ricevuto due commenti dalla stessa persona, l'amica Annarosa (di lei a parte il nome non so nulla), a due recenti post, quello sull'Angelus del giorno dell'Epifania e quello del discorso del Santo Padre sulla libertà religiosa. Ve li riporto come sollecitazione a fare anche voi altri interventi:

commento al post "Il dialogo è sempre da preferire..."

Sto leggendo con molto interesse il libro di Papa Benedetto XVI che trovo molto interessante e di pregevole lettura. Molti sono gli argomenti che mi hanno colpito nel suo dialogo-risposta ed in special modo i capitoli 5.Dittatura del relativismo e il 17.Gesù Cristo ritorna.
In una società dove anche la presenza di Gesù storico viene messa in discussione ritenendola tutta una "favola", avere in mano una testimonianza così autorevole è davvero una grazia del Cielo.
Infatti "la bella favola" che Gesù è venuto a comunicare al genere umano è quanto di più stupendo e affascinante possa vivere una persona.
A Dio la gloria.
§§§§§§§§§§§§§§
commento al post "Epifania (Angelus 3)":

Le feste quindi, sono quasi finite. L'Epifania le porta tutte via. Ma il nostro cuore deve sempre rimanere in festa per la presenza costante e viva di Gesù Salvatore nella nostra vita.
Il Santo Padre è il Faro di luce che rischiara il cammino nella notte delle tenebre che sembrano avanzare, in un mondo senza pace e senza Dio.
Noi cristiani alziamo alta la voce nel testimoniare che Cristo Gesù è il Salvatore e Signore del mondo e che senza di Lui c'è solo tenebre e sgomento.
Viva Gesù, il nostro Salvatore Redentore del genere umano che ha donato e portato sulla Terra la vera gioia e il trionfo vero dell'Amore.
Grazie cristiani, che non vi fate intimorire dai nuovi Erode, che vorrebbero uccidere, non solo i Bambini, ma la stessa Idea, suprema di Dio.
Viva Dio, Viva Maria la Madre Sua.
#########################
La nostra amica è andata molto vicina alla verità storica con la sua frase finale su Erode, e comunque testimonia un forte amore a Gesù che è la caratteristica prima e fondamentale del cristiano.
E noi amiamo Gesù più di ogni altro?
---

Il giorno della famiglia e la benedizione delle scope (Interventi 66)

Ricevo da una cara amica e pubblico una nuova lettera da Aldo Trento, dal Paraguay:

Da nove anni nella parrocchia San Rafael, seguendo la liturgia natalizia, celebriamo la famiglia in modo solenne il giorno della Sacra Famiglia.
Una tradizione che abbiamo voluto mettere come alternativa a quelle iniziative massoniche e laicistiche che festeggiano il giorno della madre nel mese di maggio ed il giorno, quasi inosservato, del padre in giugno.

Non esiste "maternità" o "paternità" senza famiglia, senza quel posto originale, creato dallo stesso Dio come raccontato nella Genesi, quando l'Onnipotente afferma "facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza… uomo e donna. (…) L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie ed i due saranno una sola carne." E così fu.
Il matrimonio monogámico ed eterosessuale è stato un'iniziativa divina che nemmeno il peccato originale riuscì a distruggere.
Tuttavia le conseguenze del peccato originale sono diventate evidenti immediatamente: ne l'uomo ne la donna da soli non sono riusciti a vivere più in quella comunione originale. Per quel motivo è stata necessaria l'Incarnazione di Gesù che istituì il Sacramento del Matrimonio, cioè, la possibilità tanto per l'uomo come per la donna di tornare a vivere quell'esperienza unica ed originale - quella di essere una sola carne - che Dio stesso aveva regalato loro creandoli.
Il matrimonio sta all'origine della famiglia come unico posto dove accade il miracolo della paternità e la maternità.
Per quel motivo nella cultura nichilista di oggi, col suo doppio viso del relativismo e dell'edonismo si è eliminata la festa della famiglia sostituita con il giorno della madre e del padre.
Padre non è chi feconda una donna, né madre è quella che espelle una creatura dal suo ventre.
 Anche gli animali fanno queste cose.
Padre e madre è un dono dall’Alto, frutto di una vocazione divina che chiama l'uomo e la donna a formare una focolare nel quale si lodi il nome del Signore e si permette a Dio, attraverso i figli, di portare avanti il suo piano di salvezza."
In un mondo che festeggia perfino al giorno dello becchino soltanto la Chiesa festeggia la famiglia ricordando la Sacra famiglia di Nazareth.
In Paraguay non c’è categoria di persone che non abbiamo un giorno dedicato alla loro professione e guai se una non porge gli auguri !
Per questo ogni anno nella prima domenica dopo il Natale, nella nostra parrocchia, celebriamo questo giorno benedicendo e consegnando ai bambini la scopa.
Perché la scopa?
Perché è il simbolo della pulizia, dell'ordine nella casa, perché è lo strumento domestico più antico e comune.
Perché San Martino di Porres raggiunse la santità usando con amore, offrendo a Cristo il suo lavoro, la scopa.
Per i bambini, come spiegai loro ricordando la mia infanzia, è il primo contatto col lavoro fisico della casa, è la modalità affinché capiscano l'ordine, la pulizia, la bellezza.
Per questo è stato bello la domenica 26 dicembre, quando chiesi ai bambini di salire fino all'altare per farmi vedere se conoscevano l'uso della scopa. Molti sì, altri no. Allora afferrai la scopa e davanti a tutti spiegai loro come si prende e poi come si usa.
Da 20 anni sono fedele a questo gesto.
Impararono subito l'uso e il significato del gesto. Poi, ridendo, spiegai loro come i miei genitori usavano la scopa nel mio posteriore quando facevo qualche marachella affinché potessi capire come vivere.
Fu davvero bello questo gesto perché mi piace pensare ancora a Gesù che fin da piccolo imparò ad amare e ad usare la scopa aiutando i suoi genitori, prima di usare la sega o il martello, il trapano, etc.
Credo che la scopa sia uno degli strumenti più antichi e familiari del mondo.
Per questo dissi ai bambini che merita molto rispetto, spiegando anche come riporla nello sgabuzzino, con la testa del palo verso il basso e "i capelli" della testa verso l'alto.
Il nuovo Paraguay, quello che nasce dall'incontro con Cristo, non passa in prima istanza dalla politica né dall'economia, bensì dalla scopa.
Cioè, dalla famiglia che educa i suoi figli.
--------------

giovedì 6 gennaio 2011

Epifania (Angelus 3)

Cari fratelli e sorelle!

Abbiamo celebrato nella Basilica la Festa dell’Epifania – scusate il mio ritardo – Epifania vuol dire manifestazione di Gesù a tutte le genti, rappresentate oggi dai Magi, che giunsero a Betlemme dall’Oriente per rendere omaggio al Re dei Giudei, la cui nascita essi avevano conosciuto dall’apparire di una nuova stella nel cielo (cfr Mt 2,1-12).
In effetti, prima dell’arrivo dei Magi, la conoscenza di questo avvenimento era andata poco al di là della cerchia familiare: oltre che a Maria e a Giuseppe, e probabilmente ad altri parenti, esso era noto ai pastori di Betlemme, i quali, udito il gioioso annuncio, erano accorsi a vedere il bambino mentre ancora giaceva nella mangiatoia.
La venuta del Messia, l’atteso delle genti predetto dai Profeti, rimaneva così inizialmente nel nascondimento. Finché, appunto, giunsero a Gerusalemme quei misteriosi personaggi, i Magi, a domandare notizie del “Re dei Giudei”, nato da poco. Ovviamente, trattandosi di un re, si recarono al palazzo reale, dove risiedeva Erode. Ma questi non sapeva nulla di tale nascita e, molto preoccupato, convocò subito i sacerdoti e gli scribi, i quali, sulla base della celebre profezia di Michea (cfr 5,1), affermarono che il Messia doveva nascere a Betlemme.
E infatti, ripartiti in quella direzione, i Magi videro di nuovo la stella, che li guidò fino al luogo dove si trovava Gesù. Entrati, si prostrarono e lo adorarono, offrendo doni simbolici: oro, incenso e mirra. Ecco l’epifania, la manifestazione: la venuta e l’adorazione dei Magi è il primo segno della singolare identità del Figlio di Dio che è anche figlio della Vergine Maria. Da allora cominciò a propagarsi la domanda che accompagnerà tutta la vita di Cristo, e che in vari modi attraversa i secoli: chi è questo Gesù?
Cari amici, questa è la domanda che la Chiesa vuole suscitare nel cuore di tutti gli uomini:
chi è Gesù?
Questa è l’ansia spirituale che spinge la missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo mistero d’amore.
L’Epifania preannuncia l’apertura universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che modo la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce di Cristo e annunciando la sua Parola.
I cristiani sono chiamati ad imitare il servizio che fece la stella per i Magi.
Dobbiamo risplendere come figli della luce, per attirare tutti alla bellezza del Regno di Dio. E a quanti cercano la verità, dobbiamo offrire la Parola di Dio, che conduce a riconoscere in Gesù “il vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20).
Ancora una volta, sentiamo in noi una profonda riconoscenza per Maria, la Madre di Gesù. Ella è l’immagine perfetta della Chiesa, che dona al mondo la luce di Cristo: è la Stella dell’evangelizzazione. “Respice Stellam”, ci dice san Bernardo: guarda la Stella, tu che vai in cerca della verità e della pace; volgi lo sguardo a Maria, e Lei ti mostrerà Gesù, luce per ogni uomo e per tutti i popoli.
***
Dopo l'Angelus:

Rivolgo di cuore il mio saluto e i più fervidi auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese Orientali che domani celebreranno il Santo Natale. La bontà di Dio, apparsa in Gesù Cristo, Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza e la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella prova.
Ricordo poi che l’Epifania è la Giornata Missionaria dei Bambini, proposta dalla Pontificia Opera della Santa Infanzia. Tanti bambini e ragazzi, organizzati nelle parrocchie e nelle scuole, formano una rete spirituale e di solidarietà per aiutare i loro coetanei più in difficoltà. È molto bello e importante che i bambini crescano con una mentalità aperta al mondo, con sentimenti di amore e di fraternità, superando l’egocentrismo e il consumismo. Cari bambini e ragazzi, con la vostra preghiera e il vostro impegno voi collaborate alla missione della Chiesa. Vi ringrazio per questo e vi benedico!
[saluti nelle varie lingue]
Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani dell’Oratorio San Vittore di Verbania e i partecipanti al corteo storico-folcloristico, che quest’anno è animato dalle famiglie di Città di Castello e dell’Alta Valle del Tevere.
A tutti auguro una buona festa dell’Epifania. Buona festa a voi tutti! Grazie!
-----------

Il dialogo è sempre da preferire... (Interventi 65)

Devo riconoscere che sui due post precedenti hanno avuto commenti interessanti che vi invito a visionare (e se volete anceh aggiungere il vostro,ben venga). Ovviamente ringrazio chi ha voluto condividere il suo pensiero (se in futuro tutti lasciassero una firma sarebbe cosa gradita, ma non voglio forzare nessuno, ovviamente). Come ulteriore contributo alla questione della libertà religiosa nel mondo prendo spunto (sbagliato, copio biecamente) dal blog di una cara amica un post che riprende quanto detto da Benedetto XVI nel suo recente libro-intervista:


"Da molto tempo, in grandi aree dell'Africa Nera sussiste un rapporto fra Islam e Cristianesimo positivo e improntato alla tolleranza. Quando ricevo i vescovi di quei paesi, mi raccontano che c'è l'antica abitudine di festegiare insieme le rispettive festività. Altrove, invece, il rapporto è ancora caratterizzato da intolleranza e aggressività. (...) In ogni caso dobbiamo tentare, da un lato di vivere ciò che è grande della nostra fede e di presentarlo in modo vivo, dall'altro di comprendere l'eredità degli altri. Importante è trovare ciò che abbiamo in comune e, laddiove è possibile, rendere un servizio comune in questo mondo (...)


"Esistono modi molto diversi di vivere l'Islam, a seconda della propria tradizione, della propria origine e dei rapporti di forza esistenti. Nell'Africa (...) perlomeno in ampie regioni c'è una forte tradizione di convivenza, fatto di cui rallegrarsi molto. Lì è anche possibile cambiare religione e figli di un padre islamico possono divenire cristiani. C'è un avvicinamento nella comune comprensione di fondo di libertà e verità, fatto questo che non affievolisce l'intensità della propria fede.

Dove l'Islam è, diciamo, monoculturale, regna cioè incontrastato dal punto di vista della propria tradizione e della propria identità culturale e politica, giunge facilmente avedersi contrapposto al mondo occidentale, a considerarsi, in un certo senso, il difensore della religione contro l'ateismo e il secolarismo.
La coscienza della verità diviene allora talmente limitata da trasformarsi in intolleranza e quindi da rendere molto difficile anche la convivenza con i cristiani.
A questo proposito è importante restare in contatto intenso con tutte le forze dell'Islam che vogliono dialogare, affinché possa avvenire una trasformazione delle coscienze anche lì dove l'islamismo associa pretesa di verità e violenza". (pagg.146/148)
------

martedì 4 gennaio 2011

Dicono che i cristiani sono massacrati (Contributi 427)

Penso sia molto utile proporre a tutti i lettori l'editoriale odierno di Samizdat On Line che ci aiuta a ri-centrare un giudizio dopo i sanguinosi fatti di Alessandria d'Egitto (è utile precisare che tutte le evidenziazioni sono solo mie):

Finalmente lo ammettono anche i giornali.
I cristiani sono massacrati. O meglio: riportano il virgolettato, "Dicono che i cristiani sono massacrati".

Perché lo si scoprisse hanno dovuto morire in troppi, in maniera troppo eclatante per poterlo non vedere.
Eppure c'è qualcosa che non quadra ancora.
Un'ansia improvvisa di urlare ciò che si è appena "scoperto".
Manifestiamo, si dice.
Come se quelle morti diventassero invece che il germoglio di una consapevolezza la scusa per potere gridare.
Gridare cosa, altro odio?
Non è alla vittime che in questa maniera si fa un favore, ma ai carnefici.
In una certa maniera è la caratteristica di ogni avvenimento della nostra epoca.
manifestazione di cristiani copti
Se non urla, se non si fa vedere non esiste.
Come non esiste l'albero nella foresta che silenziosamente cresce o cade, come non esiste il gatto dentro la scatola. Se non lo vedo non c'è.
Pensando, in fondo, che basti avvolgersi un asciugamano intorno alla testa perché la belva cessi di esistere. Se io non posso vedere lei, lei non può vedere me.
E così si scende in corteo, si sbraita nel microfono, si bloccano strade ferrovie aeroporti, si sale sulle sedie e si grida al mondo la propria idea su tutto.
Possibilmente in diretta tivù.
Tra poco è l'Epifania. Epi-fania: manifestazione esteriore. Il Verbo si è fatto carne, Dio si è fatto uomo, ma ciò serve a poco se non è riconosciuto.
Epifania è il momento in cui Cristo viene scoperto per quello che è: Dio-con-noi, il Re, il Messia.
Un riconoscimento non urlato, quieto, fatto di passi discreti in una stalla di un paesuncolo della più remota periferia.
Senza dirette tivù o striscioni, ma con la dignità di chi sa che è più importante quello che si fa di quello che si dice.
Figurarsi di quello che si urla.

Quella manifestazione ha realmente spaccato tutto. Spaccato a metà la storia, i nostri cuori, le nostre convinzioni.
Come quella che occorra gridare per esistere.

Non è vero.

Noi esistiamo perché Qualcuno ci ama.
----------------

domenica 2 gennaio 2011

Cristiani, agnelli in mezzo ai lupi …. (Contributi 426)

Dal sito di Antonio Socci,questo articolo sulla strage di cristiani in Egitto che ha causato la giusta reazione del Papa (vedi Angelus odierno) e la sdegnata risposta dell'iman locale che condanna come indebita interferenza le parole del Papa, in fondo noi cristiani, in certi Paesi siamo carne da macello e in tutti gli altri ignorati quando non derisi..:

Come iniziare meglio l’anno nuovo, se non con un nuovo macello di cristiani?
Gli agnelli sacrificali sono sempre gli stessi, sono a portata di mano dei carnefici e nessuno li difende.

I ventuno morti per un’autobomba piazzata all’ingresso di una chiesa ad Alessandria d’Egitto, vanno a sommarsi alla cinquantina di vittime fatte in un’altra chiesa, a Bagdad, il 31 ottobre, a cui è seguito poco dopo il supplizio di altri sei cristiani (con 33 feriti).
Tragedie che vanno a sommarsi alla terribile condizione dei cristiani in Pakistan, alle ragazzine cristiane che lì sono ritenute schiave a disposizione di ricchi signori islamici, per non dire del caso di Arshed Masih che è stato bruciato vivo per la sua fede cristiana, mentre la moglie – andata a denunciare l’orrore dalla polizia – è stata violentata davanti agli occhi dei figli (sono cronache dell’anno appena trascorso).
Ma non importa niente a nessuno dei cristiani.
Come ha scritto Bernard Henri Lévy un mese fa sul Corriere della sera: “oggi i cristiani formano, su scala planetaria, la comunità più costantemente, violentemente e impunemente perseguitata”.
Quando mi capitò, qualche anno fa, di scrivere questa stessa cosa, documentandola con un lungo elenco di massacri e vessazioni mi attirai addosso delle reazioni irate o sarcastiche.
Anche Lévy ha subito la stessa sorte, infatti aggiunge: “Questa frase ha sorpreso. Ha provocato anche una certa agitazione qui e là. Eppure… Guardate…”.
Ha proseguito elencando alcuni dei massacri in corso e l’indifferenza del mondo.
Ovviamente ci sono tante violenze e discriminazioni anche contro non cristiani e Lévy ne è sempre un accorato testimone che fa sentire la sua voce, ma – come dice l’intellettuale ebreo francese – mentre queste diverse forme di discriminazione e razzismo sono riconosciute oggi come tali e denunciate, mentre “l’antisemitismo ha finito col diventare, nelle nostre regioni, grazie al cielo, un crimine designato come tale, debitamente registrato, punito”, mentre “il pregiudizio anti-arabi, o anti-Rom, per fortuna è condannato da organizzazioni tipo Sos razzismo che sono fiero di aver contribuito a fondare”, mentre la discriminazione di ogni minoranza (per motivi etnici, sessuali o religiosi) è messa al bando, “affermo però che di fronte a queste persecuzioni di massa dei cristiani improvvisamente non c’è più nessuno ad alzare la voce”.
Per questo oggi un intellettuale come Lévy, che certo non è un intellettuale cattolico, grida che si deve riconoscere e denunciare “l’odio planetario, l’ondata omicida di cui i cristiani sono vittime”.
In quell’articolo arriva a chiedere provocatoriamente a media e opinione pubblica occidentali: “Esiste un permesso di uccidere, opprimere, umiliare, martirizzare i cristiani? Ebbene no. Oggi bisogna difendere i cristiani”.
Tuttavia – a conferma di quanto Lévy denuncia – quello stesso suo articolo, memorabile per onestà intellettuale e coraggio, come pure per drammaticità, il 17 novembre scorso è stato impaginato dal Corriere in una remotissima pagina interna.
Bernard Henri Lévy che merita la prima pagina su tutti i quotidiani italiani quando denuncia la condanna a morte in Iran per Sakineh (per presunto omicidio e adulterio), il Lévy seguito da un corteo di premi Nobel che sottoscrivono il suo appello e migliaia e migliaia di firme di intellettuali – in testa il solito Saviano – e semplici cittadini, quello stesso Lévy diventa di colpo una voce nel deserto, inascoltata e snobbata, quando – nell’articolo appena citato – denuncia il caso della giovane madre cristiana Asia Bibi, condannata a morte in Pakistan per il semplice fatto che è cristiana.
No, Asia Bibi proprio non ce la fa ad arrivare alla prima pagina del Corriere della sera o della Repubblica o della Stampa.
Nemmeno la notizia che la povera donna, madre di cinque bimbi, tuttora detenuta perché condannata a morte, sarebbe stata addirittura stuprata è riuscita a far muovere un solo intellettuale, un solo giornale, un solo programma televisivo.
I cristiani macellati, vittime di genocidio (come in Sudan), perseguitati e umiliati in Cina e in tutti gli altri regimi comunisti (Corea del Nord, Cuba, Vietnam) non soltanto sono vittime di serie B, ma quasi non meritano lo statuto di vittime, giacché la Chiesa deve sempre stare sul banco degli imputati.
Massacrata e perseguitata in decine di regimi, viene poi umiliata e sputazzata qua in Occidente come ludibrio delle genti. Neanche la voce del Papa, che ormai da settimane e settimane continua ad appellarsi a tutte le autorità per fermare i massacri di cristiani in corso viene ascoltata.
Lui stesso ha recentemente ripetuto che i cristiani sono il gruppo umano più perseguitato del pianeta. Ma l’Unione europea lo snobba (in Europa semmai si cerca di sradicare ogni traccia di tradizione cristiana).
E il presidente americano Obama è addirittura andato, di recente, a osannare il regime indonesiano come un esempio di tolleranza e pluralismo, omettendo il piccolo particolare dei massacri di cristiani lì perpetrati in questi decenni, a cominciare dal genocidio di Timor est.
Infine la Cina, di cui il Papa, nei giorni scorsi, ha denunciato le persecuzioni, è omaggiata e adulata dappertutto per la sua potenza economica, che tiene in pugno perfino gli Stati Uniti, figuriamoci dunque se l’Onu – dove già la fanno da padroni i regimi islamici – può occuparsi dei cristiani.
D’altronde c’è una parte della stessa Chiesa che non vede il mondo con gli occhi del Papa. Basti dire che un settimanale che si dice cristiano, di quelli che si vendono in fondo alle chiese, volendo proclamare un “italiano dell’anno” che ha onorato la Chiesa non ha scelto monsignor Luigi Padovese, vicario episcopale dell’Anatolia che nel giugno scorso è stato martirizzato in Turchia in odio alla fede cattolica, ma ha scelto il cardinal Tettamanzi perché – invece di occuparsi dei cristiani perseguitati o della situazione della fede a Milano – ha ripetutamente preteso che vengano costruite moschee a per i musulmani nella capitale lombarda.
Facciano pure una moschea, ma che c’entra il vescovo?
Un vescovo non dovrebbe occuparsi piuttosto del fatto che chiese e seminari sono sempre più deserti?
E non dovrebbe semmai unirsi al Papa nel dire basta ai massacri di cristiani?
Chi ha tagliato la gola a monsignor Padovese ha gridato: “ho ammazzato il grande satana! Allah Akhbar!”.
La strage di Alessandria d’Egitto viene dopo una serie interminabile di attacchi musulmani alla minoranza cristiana dell’Egitto.
Quella di Alessandria è una delle chiese più antiche del mondo. Basti pensare che fu la Chiesa del grande S.Atanasio e che è – con Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli – una delle sedi patriarcali, perché chiesa di origine apostolica.
Quella città è diventata cristiana seicento anni prima che nascesse Maometto (e tuttora ha una grande comunità cristiana), ma i fondamentalisti musulmani sono impegnati a “ripulire” il Medio oriente dai cristiani ritenendoli degli abusivi (sebbene siano i cristiani gli egiziani autentici, mentre i musulmani hanno invaso molto tempo dopo quella terra).
Il governo italiano ha il merito di aver fatto sua, nelle sedi internazionali, la causa dei cristiani perseguitati.
Ma è anzitutto dentro la Chiesa che il loro grido deve essere ascoltato.
Ci vuole almeno il coraggio di dichiarare martire monsignor Padovese e tutte queste vittime.
Basta con i vescovi don Abbondio che si vergognano di Cristo e che cercano l’applauso dei media di sinistra impegnandosi per la costruzione di moschee invece di difendere, con il Papa, i cristiani perseguitati e martirizzati.
-----------

Domenica 2^ di Natale (Angelus 2)

Cari fratelli e sorelle!

Rinnovo a tutti i miei auguri per il nuovo anno e ringrazio quanti mi hanno inviato messaggi di spirituale vicinanza. La liturgia di questa domenica ripropone il Prologo del Vangelo di san Giovanni, proclamato solennemente nel giorno di Natale. Questo mirabile testo esprime, nella forma di un inno, il mistero dell’Incarnazione, predicato dai testimoni oculari, gli Apostoli, in particolare da Giovanni, la cui festa, non a caso, si celebra il 27 dicembre.
Afferma san Cromazio di Aquileia che “Giovanni era il più giovane di tutti i discepoli del Signore; il più giovane per età, ma già anziano per la fede» (Sermo II,1 De Sancto Iohanne Evangelista, CCL 9a, 101). Quando leggiamo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1), l’Evangelista – paragonato tradizionalmente ad un’aquila – si eleva al di sopra della storia umana scrutando le profondità di Dio; ma ben presto, seguendo il suo Maestro, ritorna alla dimensione terrena dicendo: “E il Verbo si fece carne” (Gv 1,14). Il Verbo è “una realtà vivente: un Dio che … si comunica facendosi Egli stesso Uomo» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia, LEV 2010, 618).
Infatti, attesta Giovanni, “venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). “Egli si è abbassato ad assumere l’umiltà della nostra condizione – commenta san Leone Magno – senza che ne fosse diminuita la sua maestà” (Tractatus XXI, 2, CCL 138, 86-87). Leggiamo ancora nel Prologo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia” (Gv 1,16). “Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto? – si chiede sant’Agostino – È la fede”. La seconda grazia, subito aggiunge, è “la vita eterna” (Tractatus in Ioh. III, 8.9, CCL 36, 24.25).
[saluto in spagnolo ai pellegrini da Madrid]
Alla Vergine Maria, che il Signore ha affidato come Madre al “discepolo che Egli amava”, chiediamo la forza di comportarci come figli “generati da Dio” (cfr Gv 1,13), accogliendoci gli uni gli altri e manifestando così l’amore fraterno.
***
Dopo l'Angelus:
Ieri mattina abbiamo appreso con dolore la notizia del grave attentato contro la comunità cristiana copta compiuto ad Alessandria d’Egitto. Questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l’umanità intera, che proprio ieri ha pregato per la pace e ha iniziato con speranza un nuovo anno. Davanti a questa strategia di violenze che ha di mira i cristiani, e ha conseguenze su tutta la popolazione, prego per le vittime e i familiari, e incoraggio le comunità ecclesiali a perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza che ci viene dal Vangelo.
Penso anche ai numerosi operatori pastorali uccisi nel 2010 in varie parti del mondo: ad essi va ugualmente il nostro affettuoso ricordo davanti al Signore.
Rimaniamo uniti in Cristo, nostra speranza e nostra pace!
----

sabato 1 gennaio 2011

Maria Ss Madre di Dio (Angelus 1)

Cari fratelli e sorelle!

In questo primo Angelus del 2011, rivolgo a tutti il mio augurio di pace e di bene affidandolo all’intercessione di Maria Santissima, che oggi celebriamo quale Madre di Dio. All’inizio di un nuovo anno, il Popolo cristiano si raduna spiritualmente dinanzi alla grotta di Betlemme, dove la Vergine Maria ha dato alla luce Gesù. Chiediamo alla Madre la benedizione, e lei ci benedice mostrandoci il Figlio: infatti, Lui in persona è la Benedizione. Donandoci Gesù, Dio ci ha donato tutto: il suo amore, la sua vita, la luce della verità, il perdono dei peccati; ci ha donato la pace. Sì, Gesù Cristo è la nostra pace (cfr Ef 2,14). Egli ha portato nel mondo il seme dell’amore e della pace, più forte del seme dell’odio e della violenza; più forte perché il Nome di Gesù è superiore ad ogni altro nome, contiene tutta la signoria di Dio, come aveva annunciato il profeta Michea: “E tu, Betlemme, … da te uscirà per me colui che dev’essere il dominatore … Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio … Egli stesso sarà la pace!” (5,1-4).
Per questo, dinanzi all’icona della Vergine Madre, la Chiesa in questo giorno invoca da Dio, per mezzo di Gesù Cristo, il dono della pace: è la Giornata Mondiale della Pace, occasione propizia per riflettere insieme sulle grandi sfide che la nostra epoca pone all’umanità. Una di queste, drammaticamente urgente ai nostri giorni, è quella della libertà religiosa; perciò, quest’anno ho voluto dedicare il mio Messaggio a questo tema: “Libertà religiosa, via per la pace”. Assistiamo oggi a due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall’altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza. In realtà, “Dio chiama a sé l’umanità con un disegno di amore che, mentre coinvolge tutta la persona nella sua dimensione naturale e spirituale, richiede di corrispondervi in termini di libertà e di responsabilità, con tutto il cuore e con tutto il proprio essere, individuale e comunitario” (Messaggio, 8). Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile (cfr ibid. 5). Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace.
Cari amici, rivolgiamo di nuovo lo sguardo a Gesù, tra le braccia di Maria, sua Madre. Guardando Lui, che è il “Principe della pace” (Is 9,5), noi comprendiamo che la pace non si raggiunge con le armi, né con il potere economico, politico, culturale e mediatico. La pace è opera di coscienze che si aprono alla verità e all’amore. Ci aiuti Dio a progredire su questa strada nel nuovo anno che ci dona di vivere.
--------

Lista blog cattolici

LOGO DEL BLOG

LOGO DEL BLOG
inserisci il logo del blog sul tuo blog (anche ridimensionandolo)