Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

lunedì 21 ottobre 2019

SCO12 - Gesù non è Dio per Bergoglio

Giovedì 10 ottobre 2019 XXVII sett. t.o.

+ Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13)
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Una delle certezze che ci arriva dalla nostra Fede è la vicinanza di Gesù, di Dio Onnipotente che «dimentica» di essere tale dinanzi alle nostre miserie umane. Abbiamo in Cielo il vero Padre che comprende le debolezze degli uomini ed è sempre pronto ad abbracciare quanti si ricordano di Lui e si pentono dei loro peccati.
Sappiamo che quando tutto sembra scorrere bene, molti non avvertono la necessità di dedicare del tempo giornaliero al Signore e con alcune veloci preghiere chiudono la pratica del riconoscimento dei benefici ricevuti dal Padre.
È solo una apparente vicinanza a Gesù, non c’è una sincera devozione alla sua Persona né la volontà di fare come vuole Lui e Lui vuole solo il nostro bene. Come vedremo è l’amore sincero la condizione per entrare in comunione con il Signore.
La preghiera è autentica e forte, quando nell’anima è presente un vero amore verso Gesù, senza amore non esiste alcuna comunione.
Questo spiega la mancanza di aiuti divini quando si chiedono Grazie ma non si presenta a Gesù quanto è vitale per essere ascoltati: l’amore.
Ho scritto tante volte che Gesù è disponibile a donarci tutto quello che di buono gli chiediamo, ci pone alcune condizioni e sono davvero minime. Per esempio, il cristiano è un seguace di Cristo e se Lo considera Dio deve osservare la sua Legge. Questa osservanza può essere più o meno forte, deve però esserci, perché senza l’ottemperanza di quanto chiede Dio non ci si può considerare credenti.
Anche i diavoli credono nell’esistenza di Dio ma non osservano assolutamente la sua Legge.
In questi tempi molti cristiani ignorano Gesù e i Comandamenti, vivono fuori di sé, sono obbligati a seguire il ritmo frenetico di questa società senza Dio e non hanno la capacità di pregare, non riescono a raccogliersi in preghiera per il perduto dominio della loro volontà.
L’intelletto adora altro e non invia alla volontà decisioni spirituali, interessi verso Gesù Cristo e la pratica dei suoi insegnamenti.
Questo avviene a milioni di cristiani, per non parlare dei non credenti.
La sorpresa più grande arriva in questi giorni dal vescovo di Roma. Come è stato detto da più parti, da sei anni in qua quando egli vuole comunicare una sua idea poco cattolica ai cattolici, non lo comunica direttamente o all’Angelus in Piazza San Pietro. Non lo ha mai voluto fare forse perché comprende che decadrebbe dalla carica che adesso riveste. Per eresia manifesta.
Non le afferma lui e utilizza uno stratagemma per fare arrivare ai modernisti e finanche agli atei, le sue opinioni moderniste, così invita un immeritevole ateo nell’albergo dove vive in Vaticano e si confida «fraternamente» con lui.
Il giornalista ateo Scalfari da sei anni viene chiamato periodicamente dall’amico Bergoglio (amicizia nata ad hoc) e riceve confidenze su Gesù e la Chiesa che poi pubblica la domenica e quasi sempre sono confidenze non cattoliche. Sono le parole che Bergoglio dice all’ateo, io non sto aggiungendo nulla di quanto è stato pubblicato dall’ateo su «la Repubblica».
Il cattolico ingenuo e tiepido rimane dubbioso, minimizza le parole di Bergoglio, ma dalla sala stampa vaticana non arrivano smentite perentorie né Bergoglio per prudenza ha smesso di chiamare Scalfari per evitare la pubblicazione di altri suoi errori negli articoli domenicali.
Quanto si conosce lascia supporre ad una decisione calcolata nel chiamare l’ateo Scalfari, non c’è altra spiegazione se da Bergoglio non viene smentita pubblicamente la gravissima eresia pubblicata dall’ateo domenica scorsa. Non si è affatto premurato di invitare sempre l’ateo a smentirla con un articolo chiarificatore. Da quattro giorni c’è silenzio e spesso si traduce con assenso.
Questa è la più grande eresia pronunciata contro Gesù Cristo, secondo Scalfari detta da Bergoglio e pubblicata sul quotidiano «la Repubblica».
«Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo [Francesco] e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo».
E ancora: «Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: “Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio”».
Le posizioni espresse in questi sei anni da Bergoglio in Vaticano non lasciano dubbi sull’accreditamento ed elevazione di una religione che religione non è come l’islamismo, inoltre ha rafforzato i già saldi rapporti argentini con gli ebrei quando pregavano insieme nella Cattedrale di Buenos Aires.
Sia i musulmani che gli ebrei non considerano Gesù il Figlio di Dio e Bergoglio con questa intervista ha mandato loro un messaggio definitivo di distruzione del cattolicesimo con Gesù che non è Dio, aprendo totalmente il portone della più assurda eresia per l’unificazione di tutte le confessioni religiose.
In una delle prime interviste Bergoglio disse a Scalfari che non aveva alcun desiderio di convertirlo e che il loro dialogo escludeva ogni forma di apostolato da parte sua, anche se era vestito di bianco.
Disse pure che lui condanna il proselitismo (convertire e fare nuovi discepoli di Gesù), quindi esclude la conversione dei peccatori, forse perché l’inferno non esiste, come egli disse sempre all’amico ateo Scalfari. Infatti, se per Bergoglio Gesù non è Dio...
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3S 2 - Vuoi risolvere i tuoi momenti di solitudine e i tuoi affanni?

Propongo questo testo dal sito i 3 sentieri


C’è una bella poesia di Trilussa sull’Ave Maria.
C’è un modo -egli dice- per risolvere i momenti di solitudine, di angoscia, gli affanni: recitare l’Ave Maria. Ovvero stringersi alla Madre Celeste. D’altronde siamo stati affidati a Lei per trovare Dio; e Dio è la Pace e il Senso di tutto.
Fare a meno della Madre Celeste, vuol dire affannarsi e angosciarsi ancora di più. Vuol dire trovarsi ancora più soli nell'esistere di ogni giorno, di ogni ora e di ogni minuto.
Cosa si perdono coloro che non amano la Madonna!
Cosa si perdono coloro che rinunciano a questa meravigliosa bellezza!
Ma sentiamo Trilussa:
Quann’ero ragazzino, mamma mia 
me diceva: Ricordati, fijolo, 
quanno te senti veramente solo 
tu prova a recità n’Ave Maria.

L’anima tua da sola spicca er volo

e te solleva, come pe’ magia.

Ormai so vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta, 
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo,
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!

3S 1 - San Leone Magno: “La Provvidenza divina preparò l’Impero Romano”

Propongo questo testo tratto dal sito i 3 sentieri



San Leone Magno, eletto papa nel 440, così disse del ruolo provvidenziale dell’Impero Romano in un suo sermone per la festa dei Santi Pietro e Paolo: 
Affinché l’ineffabile grazia della Redenzione si diffondesse in tutto il mondo, la Provvidenza divina preparò l’Impero Romano, che di tutti i popoli formò una sola grande famiglia ravvicinata ed unita (…) affinché la predicazione dell’umano riscatto rapidamente si diffondesse in mezzo ai popoli governati da una sola città. (…).
O Roma, sebbene, infatti, resa potente dalle molte vittorie, affermassi per terra e per mare il diritto all'impero; tuttavia, quello che le tue belliche imprese ti assoggettarono, è meno di quello che ti sottomise la pace cristiana.

domenica 13 ottobre 2019

HD1 - Sulla divinità di Gesù Cristo

Inizio una nuova "categoria" del blog, HD cioè Hanno Detto per proporre articoli di varia provenienza su temi specifici. 

Propongo per la vs. riflessione e approfondimento gli articoli di persone sicuramente più qualificate del sottoscritto a riguardo della (presunte) dichiarazioni di Bergoglio a Scalfari

Marco Tosatti

Antonio Socci

Radio Spada

Radio Spada 2

Occidentale

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GA3 - Se fosse vero

Reagisco in ritardo a causa della mia (purtroppo) nativa pigrizia e per qualche oggettiva difficoltà ad un fatto che, se fosse vero, sarebbe seriamente inquietante. Premetto che non avendo io nessun titolo accademico esprimo un mio personale sentire il cui valore è per tanto praticamente nullo, ma sarei comunque lieto di conoscere le reazioni e opinioni di eventuali lettori.
Mi riferisco all'articolo a firma di Eugenio Scalfari pubblicato nei giorni scorsi in cui il giornalista riferendosi ad una sua conversazione con papa Francesco afferma che quest'ultimo avrebbe dichiarato di non credere in modo assoluto nella divinità di Gesù Cristo ma che il nazareno sarebbe solo un uomo per quanto di elevata statura morale. 
A questa dichiarazione di Scalfari non c'è stata, che io sappia,  alcuna reazione o smentita seria se non un debole "Scalfari ha interpretato male le parole del papa".
Questa affermazione se fosse vera sarebbe una bomba di dimensioni enormi. Già sarebbe grave e causa di ammonimento (se non di scomunica) se a pronunciarla fosse un ordinario fedele, ma pronunciata da colui che è (o dovrebbe essere) il rappresentante in terra appunto di Gesù Cristo è di una portata e una valenza enorme.
Cito solo velocemente una precedente dichiarazione del generale dei gesuiti in cui lo stesso affermava la non esistenza del demonio (anche questa in palese contrasto con la dottrina cattolica) che non è stata in alcun modo corretta, nonché quella sempre di Bergoglio di aprile 2018 (se ben ricordo) sulla non esistenza dell'inferno che creano, unite alla frase oggetto del presente scritto, una serie di forti perplessità nei fedeli.
Ma torniamo al punto: se fosse vero che Gesù era soltanto un uomo allora non esiste incarnazione, l'Eucarestia non è più la concreta presenza fisica di Dio fra gli uomini e di conseguenza il suo valore sarebbe pari a zero, e soprattutto la Sua morte in Croce non avrebbe alcun valore salvifico per l'umanità. E a questo punto sorge legittima la domanda se Gesù Cristo sia risorto realmente e, in caso affermativo, in virtù di Chi o Cosa sia risorto. Ma se il sacrificio di Gesù Cristo non ha potere salvifico cosa può redimere l'uomo? E ancora tutti i fedeli che nei secoli sono stati martirizzati nel nome di Cristo sono morti invano? Erano quindi folli o illusi? Duemila anni di cristianesimo sarebbero quindi una menzogna? E la Ss. Vergine, l'Immacolata Maria sarebbe quindi una donna come tutte le altre (non necessitando per la nascita di un semplice uomo intervento dello Spirito Santo)?
Come semplice fedele, ultimo degli ignoranti, non posso in alcun modo accettare questa affermazione con tutte le conseguenze che da essa derivano in quanto come fedele credo fermamente che Gesù Cristo realmente uomo, nato, vissuto, morto, sepolto ma RISORTO è al tempo stesso anche Dio come da Lui stesso affermato "Io e il Padre siamo una cosa sola" e che in Lui e in Lui soltanto c'è salvezza. E come disse qualcuno molto più autorevole di me "se una persona, anche fosse un angelo, proclamasse una dottrina diversa, sia anatema".

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domenica 15 settembre 2019

SCO11 - Gesù aspetta chi si è smarrito

Domenica 15 settembre 2019 - XXIV t.o. "C"

+ Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed Egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, Io vi dico, vi è gioia davanti agli Angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Anche in questa circostanza Gesù mostra un amore sconfinato per tutti i peccatori e il desiderio di vederli convertiti. «In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”».
Da un lato il Signore si lasciava avvicinare anche da grandi peccatori, dall’altro i suoi nemici che presumevano di avere capito tutto di Dio, trovavano scandaloso l’aiuto dato a coloro che si pentivano o che volevano trovare il senso della loro esistenza.
I suoi nemici erano quelli del Tempio, essi ostacolavano la sua predicazione e Lo diffamavano con grande odio. «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno» (Mt 23,3).
Le loro parole erano belle a sentirsi ma dentro i loro cuori c’era satana che li ammaestrava nell’ipocrisia più sfacciata e irriverente.
Non sono le belle parole che si ascoltano a garantire l’autenticità di una persona, ma la sua vita, le sue scelte, i suoi obiettivi...
In questa situazione che ci propone il Vangelo, vediamo Gesù che racconta tre parabole di seguito, due brevissime e una abbastanza lunga ma molto interessante. Nelle prime due evidenzia che Dio, quindi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, si interessa di ognuno di noi in modo assolutamente esclusivo.
Dio si interessa pienamente di chi è lontano da Lui e non dimentica ciò che è perduto, non abbandona nessuno di quelli che si smarriscono nella schiavitù dei vizi ma li lascia sempre liberi di scegliere. Le tre parabole hanno questo intento, vogliono confermare la bontà di Dio che supera infinitamente quella della persona più buona del mondo.
Nelle prime due parabole si rimane meravigliati dell’interesse che Dio ha anche per cose tutto sommato non determinanti. Un pastore può perdere una pecora perché maldestramente essa si allontana, ma ne possiede novantanove e non vale la pena rischiare la vita tra le montagne per ritrovarla.
Eppure, la cerca ovunque e la trova, la riporta nell’ovile e in pratica la salva, fa festa. «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». Gesù spiega la festa che avviene in Cielo quando si converte un solo peccatore. È molto bello pensare ai Beati del Cielo che festeggiano per la salvezza di una persona.
Lo stesso discorso vale per la dramma perduta da una donna, una moneta che non cambiava la sua vita ma lo stesso ella si mise a cercarla e chiese aiuto anche alle sue amiche. Queste erano stanche e se ne andarono, la donna invece rimase a cercarla. 
Così è Gesù. Non si stanca di cercare i grandi peccatori, parla e chiede a sua Madre di parlarci, per illuminare quanti si sono spenti perché svuotati e fiacchi, senza più Fede. Si diventa aridi e senza energie spirituali quando si vive senza una morale, e se c’è chi la considera esigente, questo ci spiega la sua importanza per noi in questa vita. Inoltre ci permette di acquistano davanti a Dio grandi meriti che valgono per l’eternità.
Gesù parla anche nel nostro silenzio quando andiamo davanti al Tabernacolo e Lo adoriamo umilmente, ci abbondiamo in Lui.
Gesù ci cerca di continuo ma non fa violenza verso chi, ostinatamente e lucidamente, sceglie come dio gli idoli senza anima e vuoti del Bene.
Nelle due parabole più brevi Gesù spiega quanto è grande l’Amore di Dio verso tutti, nessuno escluso, cerca anche gli uomini di poco conto.
Nella terza parabola che leggiamo con interesse e ci soffermiamo su diversi verbi significativi, Gesù si riferisce a tutti gli uomini e racconta del figlio perduto e poi ritrovato. Tutte e tre le parabole indicano i perduti ritrovati, prima un animale, poi un oggetto, e un essere umano.
Nella terza parabola Gesù svela in modo magistrale e insuperabile, l’infinito Amore di Dio per tutti noi. La parabola raggiunge il vertice dell’Amore di Dio e ci conferma che anche i più grandi peccatori devono sperare e tutti noi dobbiamo supplire alle loro dimenticanze.
Dio cerca ciò che è perduto, che sembra oramai irrecuperabile e dimenticato da tutti. Ma Dio non si dimentica delle sue creature!
Come il pastore sfida le intemperie per ritrovare la pecorella perduta e la donna stanca continua la ricerca di una sola moneta fino a ritrovarla, allo stesso modo Gesù continua a cercare i peccatori nonostante il loro inabissarsi nei vizi più indegni. È l’Amore che cerca anche chi non Lo ama e continua a tradirlo.
Gesù evidenzia che si schiera dalla parte di chi è perduto, senza badare alle critiche o alle reazioni di quanti non comprendono.
Non solo, ma prova una grande gioia quando un peccatore ritorna a Dio e scopre la vita felice qui e poi quella eterna, anziché la dannazione.
Nella terza parabola notiamo subito la differenza tra i due fratelli, come quello giovane dimenticò presto tutti i sacrifici compiuti dal padre e tutto l’amore che aveva avuto per lui fin dalla nascita. Perché il giovane dimenticò tutto e si ribellò al padre? Forse perché il padre lo aveva amato in modo esagerato?
Ci potrebbe anche stare un amore spropositato del padre, non inteso però rettamente dal figlio giovane. Il padre lo amava e lo perdonava sempre.
Gesù non rileva nella parabola il motivo della ribellione del giovane, perché il suo intento è quello di mostrare un padre misericordioso e io seguo la sua intenzione e le sue parole. Non voglio approfondire il motivo della reazione del giovane e non voglio rilevare una mancanza nel padre, in quanto non lo fa Gesù e non lo faccio io.
Se non c’è alcuna mancanza da parte del padre e la parabola infatti segue questa pista, la responsabilità è unicamente del figlio.
È l’uomo ad allontanarsi da Dio per seguire un istinto privo di Fede e pieno di passionalità. Un istinto irrazionale che porta i deboli a rifugiarsi in ciò che diletta i sensi, senza capire che l’anima si svuota del Bene e si riempie sempre più di agitazione, falsità, confusione, sbagli, scorrettezze, inganni.
Dio invece rimane ad aspettare i peccatori pentiti, e chi sono quelli che rientrano in sé e capiscono di avere sperperato ogni bene?
Sono quelli che incontrano la sofferenza.
Molti devono fare l’esperienza del dolore per scoprire di essere soli, quando i presunti amici scompaiono perché in realtà amici non erano. Nella sofferenza la maggior parte delle persone verifica l’incapacità delle sue deboli forze e che neanche tutte le ricchezze riescono a dare la vera felicità.
Ricordiamo che il padre quando vide il figlio che ritornava a casa, per il fatto stesso di vederlo, corse incontro a lui perché lo aspettava con grande amore e non si ricordava più delle gravissime mancanze del figlio.
Il giovane si ricordò dell’amore di suo padre dopo avere patito la fame, dopo avere ricevuto pesanti umiliazioni, dopo avere desiderato mangiare anche le carrube destinate ai porci. Solo allora rientrò in sé si pentì amaramente: «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre».
Bisogna rialzarsi dalle cadute rovinose e guardare il Cielo, con il cuore pentito e con profonda umiltà, con il desiderio di osservare i Comandamenti.
Dio rimane sempre ad attendere i peccatori ma essi non hanno la forza di pregare. Aiutiamoli noi con le nostre preghiere.
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SCO10 - Le nostre croci e la Croce di Gesù

Sabato 14 settembre 2019
X
Esaltazione della Santa Croce

+ Dal Vangelo secondo Giovanni  (3,13-17)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: «Nessuno è mai salito al Cielo, se non Colui che è disceso dal Cielo, il Figlio dell’Uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’Uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di Lui».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La parola croce fa pensare alla sofferenza, a qualcosa di doloroso e insopportabile. Il linguaggio della società si contrappone a quello di Gesù Cristo, anche in questo caso l’interpretazione che ne dà Lui è totalmente diversa.
Dobbiamo innanzitutto fare una distinzione tra il termine croce inteso come sofferenza che si porta spesso con difficoltà e la Croce simbolo di salvezza, dove venne crocifisso Gesù Cristo. Non si deve confondere con la sofferenza non accettata e vista come una disgrazia o una rovina.
Gesù ci insegna che ognuno diventa forte quando prende la propria croce, di qualsiasi natura, e la prende con amore anche senza comprendere. Avvengono tanti fatti incomprensibili e la maggior parte delle persone non si rende conto degli errori e scarica le responsabilità sugli altri.
Quando di parla di croce anche tra i cristiani ci sono comprensioni diverse e non sempre arrivano a conoscere il valore e la sua potenza.
Oggi è la festa dell’esaltazione della Santa Croce, la Chiesa porta in trionfo la Croce di Gesù perché per suo mezzo ha redento l’umanità, ha riportato l’amicizia con il Padre, ha sconfitto satana e tutto quello che era sotto il suo dominio.
Poteva salvare l’umanità in un altro modo, la scelta della crocifissione e della Croce indicano il modo migliore per mostrare agli uomini di tutti i tempi quanto è infinito l’Amore di Dio. Gesù è stato incompreso anche in questa coraggiosa decisione e rimarrà l’Incompreso per molti.
Senza l’accettazione della Croce e la sua tremenda morte, non potremmo chiedere a Gesù di aiutarci a portare le nostri piccoli e grandi croci, non comprenderemmo mai l’Amore che ha adesso per ognuno di noi.
Gesù ha portato sulla Croce i peccati di tutti i tempi, Lui si è fatto peccato per espiarlo davanti al Padre. Il peccato e la mancata gratitudine degli uomini sono le cause della morte in Croce del Signore. Questo ci dice che ogni peccato, ogni ingratitudine, sono gesti di rifiuto di Gesù.
Con la sua morte in Croce tutte le croci che portano con serenità molti cristiani, diventano saggezza, elevano l’anima e si vive uniti a Lui.
Solo con l’accettazione delle proprie croci si diventa capaci di unirle alla Croce di Gesù e far diventare di valore infinito anche le piccole croci.
La croce che ci viene caricata dall’esterno è permessa da Gesù per la nostra santificazione ed è sempre proporzionata alla nostra capacità di sopportazione. Diventa pesante e insopportabile quando non preghiamo più o perdiamo il gusto della preghiera.
Le croci considerate un peso e una terribile sofferenza, si alleggeriscono notevolmente con la preghiera giornaliera, con il Santo Rosario e la richiesta costante alla Madonna del suo aiuto per superare le prove impegnative della vita.
Tante croci scaturiscono come conseguenza delle nostre scelte, ma non ci schiacciano se ogni giorno preghiamo e meditiamo la Vita di Gesù.
Ci sono tanti casi in cui il cristiano si confeziona la sua croce per gli errori ripetuti, le scelte sbagliate, la scarsa prudenza e l’impulsività.
Discorso diverso è la partecipazione che il Signore richiede a tante anime per condividere la sua Croce e sono anime forti, spirituali, consapevoli dell’intervento di Gesù nella loro vita, esse comprendono facilmente l’intervento di Dio.
La sofferenza non è più vista come tale se si scopre il valore espiatorio che portano le piccole e grandi croci, esse aprono la porta allo Spirito Santo.
Ognuno partecipa alla Croce di Gesù in modo personale, quando comprende i suoi limiti e che tutto il Bene è Grazia di Dio.
L’Amore di Gesù soccorre i cristiani che si smarriscono e che cadono ripetutamente, non c’è dubbio sulla disponibilità di Dio nell’aiutare i deboli, ma Lui si blocca quando vede l’ostinazione di quanti vogliono fare da soli senza interpellarlo e ricadono ripetutamente negli errori per la loro imprudenza.
Questi cristiani sono cercatori delle croci, se le preparano con i loro errori e Gesù non ha alcuna responsabilità.
Sono cristiani che poi si lamentano di non ricevere Grazie senza riflettere che non ne hanno meriti, per avere sperperato forse milioni di aiuti divini per «divertirsi» nei loro capricci, e mentre si divertivano a sciorinare ovunque amor proprio e vanità, al tempo stesso confezionavano le loro croci.
Che colpa ha Gesù se molti cristiani non Lo ascoltano e non si pongono neanche il dubbio delle scelte sbagliate e dell’impulsività?
È assolutamente necessario l’aiuto dei Sacerdoti per conoscere la corretta spiritualità e il cammino da seguire. Non si può improvvisare. I consigli spirituali devono condurre alla pratica di una vita umile, decorosa, apprezzata da Gesù. Lui ci vede sempre e ci conosce perfettamente!
Le anime buone comprendono che la Croce è il mezzo principale per riparare i propri peccati e quelli dei peccatori e così toglierli dal loro inferno.
Questo desiderano fare quanti vivono in comunione con Gesù e provano intenso dolore nel constatare la vita disordinata di miliardi di peccatori. Sono i peccatori a scegliere male ma Gesù è sempre pronto ad accogliere il loro pentimento.
Oggi mettiamoci davanti una Croce e adoriamola, su Essa Gesù ha trovato un trono, ha regnato e ha riscattato ognuno di noi.
La sapienza della Croce non è follia, è adesione alla Vita di Gesù e risurrezione per quanti vivevano nei peccati e hanno trovato la Luce!
La nostra famiglia spirituale, questa Parrocchia virtuale comprende migliaia di parrocchiani, e ognuno di voi è per me un’anima da aiutare senza risparmiarmi. Davanti a Gesù Eucaristia vi ricordo tutti e prego molto ogni giorno per ognuno di voi e i vostri familiari. 
Vorrei sapervi nella gioia e nella vera pace, immersi nel Cuore di Gesù e nella sua Volontà. Benedico tutti voi.
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sabato 14 settembre 2019

SCO9 - Vedere la realtà con la Luce di Gesù

Venerdì 13 settembre 2019

 + Dal Vangelo secondo Luca (6,39-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Tema molto interessante quello che ci propone Gesù, esso tocca tanti aspetti della vita e per cieco Egli intende chi non riesce a vedere ciò che è evidente, la realtà come è veramente. Non si riferisce alla cecità fisica. È cieco anche chi non accetta l’esistenza di Dio nonostante le incalcolabili prove. Chi è accecato dall’amor proprio e non si preoccupa della sua anima.
La Parola di Dio suscita grande meraviglia, lo stupore è sempre presente perché da alcune parole si possono trarne molti insegnamenti e ci si incanta quando la meditiamo, per la ineffabile Volontà di Dio nell’infondere ispirazioni. La sua Parola è un pozzo ricolmo di tesori spirituali e anche chi attinge molte volte dalla stessa frase, ne trae sempre qualcosa di prezioso.
La Parola di Dio vissuta fedelmente dà la vista anche a quanti sono ora intellettualmente ciechi ma illusi di vedere!
Chi si trova nella cecità mentale sbaglia cammino e cade molto spesso perché non vede il Bene ed è avvolto dal Male. Ogni peccatore ha la possibilità di vedere con la Luce di Gesù, è proprio Gesù a voler illuminare tutti e per questo ha insegnato per tre anni la necessità della conversione.
Ci vuole poco infatti, ma sono miliardi le persone che rimangono a un passo dalla loro conversione a Dio e sono bloccati dalle debolezze e dalla vita che conducono, dall’attaccamento ai piaceri mondani, schiacciati dalle tentazioni, tenute alla catena dai diavoli inferociti.
Rimangono nello stato di sottomissione ai pensieri opposti al Vangelo e che non possono affatto arrivare da Gesù.
In un altro passo il Signore parla dei ciechi e inveisce contro i farisei. Oggi sono molti i farisei ciechi che dicono di vedere.
Leggiamo questa affermazione di Gesù che và esaminata attentamente: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi» (Gv 9,39).
Quelli convinti di non vedere sono i buoni e gli umili, convinti di non fare molto per Gesù e la Madonna, ma con il Loro aiuto vedono bene.
Quelli che presumono di vedere sono i falsi sapienti di questo mondo che ritroviamo in ogni settore della vita sociale e religiosa. Essi non riescono a distinguere l'immaginazione dalla realtà e seguono i loro pensieri senza discernimento alcuno, convinti di fare sempre bene.
La citazione si unisce al Vangelo di oggi, anche se la parabola odierna di per sé è completa, proprio perché è una parabola di Gesù. La citazione di San Giovanni aggiunge una ulteriore spiegazione alla parabola del cieco che si lascia guidare da un altro cieco, o del cieco che presume di guidare bene un altro cieco.
Questo si riferisce a chi ha autorità in ogni settore della vita, anche i genitori e quanti esercitano in qualche modo una autorità sugli altri.
Tutti abbiamo necessità della Luce di Gesù per vedere anche nelle tenebre di questo mondo egoista e falso, senza la sua Luce tutto appare diverso da come è realmente, viene interpretato secondo la propria visione della vita e lo spirito che si possiede.
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?».
Questo vale anche per i Sacerdoti colpiti dal modernismo, che acceca l’intelletto e non permette più di «sentire» Dio e di percepire la Verità.
È impossibile guidare santamente i credenti se proprio il Sacerdote non vive santamente la sua vocazione.
È una dolce violenza da fare giornalmente, pensando che quanto si lascia è poca cosa rispetto a tutto l’Amore che ci dona Gesù.
Tutti i cristiani devono considerare che il vero cammino spirituale ha assoluta necessità della Luce di Gesù per seguire Lui che è la Via.
Per comprendere l’importanza della presenza del suo Amore in noi, l’intelletto deve prima arrivare a vedere la realtà come è veramente, ed è concesso dallo Spirito Santo. I suoi doni sono indispensabili per crescere nel suo Amore e vengono concessi a quanti li chiedono con una preghiera costante.
Si devono superare le percezioni personali fondate sull’impulsività e sulla ricerca incontrollata di assecondare i vizi.
Senza la Luce di Gesù si cade ripetutamente nei giudizi fino a diventare incapaci di considerare i propri errori e si giustifica di continuo la vita disordinata. Si cade di male in peggio quando si perde la Luce di Gesù e si vive accecati da una potente luce che annebbia la mente.
Anche se Gesù consiglia di guardare cosa abbiamo nell’occhio prima di condannare gli altri, il riferimento è al giudizio e non alla verità.
I giudizi bisogna evitarli sempre e sono da condannare, mentre la verità và detta, soprattutto quando bisogna consigliare, avvisare quelli meno attenti per riportarli nel giusto cammino. Altrimenti nel fosso infernale vanno a finire in molti.
Se noi mettiamo in pratica il Vangelo non dobbiamo temere nel parlare secondo verità, gli altri devono invece correggersi, evitando qualsiasi insegnamento contro il Catechismo della Chiesa e rettificando lo stile di vita se è causa di scandalo.
Invece, succede proprio il contrario. Sono i modernisti ad attaccare i buoni cattolici che seguono il Vangelo insegnato dalla Chiesa e osservano fedelmente i Comandamenti. Noi che siamo fedelissimi a Gesù veniamo attaccati in molti modi perché obbediamo a Dio.
Nel mondo c’è di tutto: chi non vede più il bene da fare e il male da evitare; chi vive nel buio totale; chi non riesce ad amare nessuno!
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venerdì 13 settembre 2019

SCO8 - Nel Nome di Maria vinciamo nemici e demoni

Giovedì 12 settembre 2019

Santissimo Nome di Maria

+ Dal Vangelo secondo Luca (1,41b-55)
In quei giorni, Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua Serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
È venerata dai cattolici e dagli ortodossi come «Santissima Madre di Dio», in Italia viene comunemente chiamata con il titolo di Madonna, ed è la Donna della Genesi, del primo miracolo di Gesù alle nozze di Cana, dell’Apocalisse, vista nella visione dall’Evangelista Giovanni: «Nel Cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle».
È la Madre di Gesù Cristo Dio, la Creatura che diventa Madre del Creatore, ed è un fatto unico e irripetibile, come lo è stato l’Incarnazione di Dio.
Dio eterno puro Spirito, prende Carne da una Donna, è un fatto inaudito, incomprensibile senza la Fede, impossibile per gli anticlericali.
Noi sappiamo che è avvenuto veramente ma senza la meditazione approfondita di questo mistero si rimane in superficie e si conosce molto poco, così si ama poco questa potentissima Avvocata del Cielo e Mediatrice di tutte le Grazie.
Fin dall’inizio del Cristianesimo si sono sollevate voci stonate contro le grandezze della Madre di Gesù, un modo per minimizzare la sua Persona e dare gloria piena a Cristo. Eretici e cristiani confusi non riuscivano a comprendere che la Madre non toglie assolutamente nulla al Figlio, anzi, Ella è la Persona più qualificata e santificata fin dal grembo materno con il suo dono di Immacolata, a voler far dare piena gloria a suo Figlio Gesù.
L’intoppo non risolto per l’ottusità e l’agitazione che colpisce anche molti cristiani che minimizzano la Madonna e non vogliono offrirle quella venerazione che Gesù stesso Le dava e che viene mostrata nel Vangelo, dà maggiore certezza che per i diavoli è una tortura la Persona di Maria Madre di Dio.
In tutti gli esorcismi i diavoli si scatenano soprattutto contro la Madonna e non possono andare oltre quanto viene concesso proprio dalla Madonna. L’aspetto singolare è che tutti i diavoli tremano anche quando si recita una sola Ave Maria.
La pronuncia del Santissimo Nome di Maria indebolisce i diavoli, sono costretti a fuggire dal luogo e dalla persona dove agiscono.
Dei tre Vangeli sinottici quello che parla più diffusamente di Maria è il Vangelo di Luca. Vi si racconta che Maria viveva a Nazaret, in Galilea, e che, promessa Sposa di Giuseppe, ricevette dall’Arcangelo Gabriele l’annuncio che avrebbe concepito il Figlio di Dio, senza conoscere uomo (cfr Luca 1,26-38).
Ella accettò e, per la sua completa obbedienza e fedeltà alla missione affidatale da Dio, è considerata il modello per tutti i credenti.
Come ho scritto, non tutti i credenti Le attribuiscono le grandezze riconosciute dalla Chiesa, ci sono prelati e sacerdoti che non recitano mai il Santo Rosario e lo considerano inutile, oltre a non rivolgersi mai a Colei che «costrinse» amabilmente suo Figlio a compiere il primo miracolo a Cana.
Si racconta di un sacerdote che non credeva nell’esistenza dei diavoli e ridicolizzava gli esorcismi. Ad un amico esorcista diceva che perdeva tempo e che si trattava solo di suggestioni, non della presenza dei diavoli. L’esorcista lo sfidò a presenziare ad un esorcismo, dopo molti rifiuti l’altro accettò e si mise in un angolo per divertirsi, come pensava lui.
Dopo l’inizio dell’esorcismo i diavoli cominciarono a bestemmiare e a inveire contro l’esorcista, poi si rivolsero al sacerdote che non credeva nella loro esistenza e gli dissero: «Tu cosa hai da ridere , sei superbo, pieno di orgoglio e stupido. Tu sei quello che ha commesso questo... quello... e quell’altro...».
I diavoli elencarono molti peccati segreti di quel sacerdote che nessuno poteva conoscere, inoltre i diavoli dissero che solo per la presenza della Madonna non lo avrebbero torturato e colpito con malattie invalidanti.
Con lo svelamento dei suoi segreti, il sacerdote fuggì terrorizzato e da quel giorno cominciò a pregare la Madonna e a lottare contro i diavoli.
Questo spiega che quanti non pregano la Madonna o sono lontani da Lei perché non seguono i suoi insegnamenti, vengono ispirati con pensieri negativi, guidati dai diavoli verso una vita corrotta e vanitosa, sono aggrediti nella mente e nel corpo, diventano sempre più deboli nella Fede e molti di questi alla fine si dannano.
Anche tra i cristiani è presente quell’altezzosità che illude di capire tutto e di essere superiori agli altri. In che cosa non lo hanno ben chiaro neanche loro essendo poco spirituali, però rimangono a giudicare gli altri, senza preoccuparsi delle loro iniquità. Questo si riscontra anche tra i prelati.
La stessa altezzosità era propria dei farisei quando attaccavano Gesù e presumevano una superiorità inesistente, solo fuffa vuota. I farisei si lamentavano degli insegnamenti di Gesù e si agitavano quando Lui dava comandi risoluti.
Quanti compiono un vero cammino di Fede cercano i Sacerdoti per sentire consigli opportuni, per crescere nella Fede e imitare Gesù, per diventare figli devoti e umili di una Madre che è anche Regina dell’Universo.
Oggi si pensa poco alla propria Fede e si sprecano le Grazie, non c’è interesse spirituale e si diventa insensibili.
Gesù non può nulla con i tiepidi e li lascia camminare dove loro pretendono e spasimano di andare, sulle strade lastricate di vizi e amor proprio, ed inevitabilmente scivolano verso il basso. Diventa poi inutile ripetere richiami a quanti scelgono con grande compiacenza queste strade rovinose.
La recita di più Corone del Santo Rosario ogni giorno è il minimo che deve fare il cattolico, oltre a meditare sulle virtù della Madonna e impegnarsi nell’imitarla. In ogni circostanza contraria o di sofferenza, recitate l’Ave Maria, chiamate la Madre e Maria Santissima vi aiuterà.
Alla nostra amatissima Mamma rivolgiamo il più sentito augurio per il suo onomastico. Nel Santissimo Nome di Maria vinciamo nemici e demoni!
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SCO7 - Beati voi, che ora piangete, perché riderete

Mercoledì 11 settembre 2019

 + Dal Vangelo secondo Luca (6,20-26)
In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete, perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’Uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel Cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Il Vangelo di Luca presenza solo quattro Beatitudini e aggiunge, rispetto a Matteo, quattro guai. Dopo le parole di speranza Gesù inquadra anche le condanne che subiranno i cattivi e spiega la gravità dei loro comportanti riassumendoli in poche battute.
La meditazione che è necessaria fare riguarda l’insegnamento di Gesù sui quattro guai. Rileggeteli con calma e approfondite la loro gravità.
Di sicuro ciò che lascia sorpresi è l’ultima affermazione: «Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi».
Questo non approva che è cosa buona ricevere accuse o cattive parole, al contrario fanno parte di una persecuzione, ma qui Gesù vuol dirci che è sempre un gravissimo errore cercare facili consensi con compromessi e insabbiamento dei valori.
Siamo sul filo della questione che rimane preferibile spiegare in una catechesi, perché spiegarla in uno scritto è un po’ riduttivo e richiede tanto tempo. Bisogna utilizzare parole più chiare per inquadrare perfettamente il significato che intende Gesù.
È nostro interesse che gli altri parlino bene di noi, ma non dobbiamo svendere la nostra Fede e la nostra dignità per «comprare» le lodi!
Questa frase in modo sintetico ci spiega l’ultimo «guai» che il Signore ha messo in conto.
È un tema molto interessante e non si tratta solo della Fede, intende anche la nostra vita sociale. In tanti modi si può cercare di attirare complimenti, sono però atteggiamenti che svendono la propria dignità e si utilizzano metodi alternativi per dare agli altri un’ottima impressione di sé.
Questo deve rimanere un proposito importante per tutti noi, non solo per la Fede, riguarda la persona in sé. Sempre si deve cercare di agire con assoluta retta intenzione, nella piena onestà, nella verità cristallina, senza cadere nella debolezza del consenso.
Di sicuro rimane impossibile andare d’accordo con quanti hanno idee diverse o una fede opposta alla nostra. Si può dialogare di tante cose ma il tema religioso è complicato. Uno dei due deve rinnegare la sua fede e auguriamoci che non avvenga mai a un cristiano proprio perché solo lui è nella verità.
Gli atei e gli anticlericali non possono lodare e parlare bene della Fede di un vero cattolico. Non riescono a farlo, oppure sono falsi!
Sono così opposti le concezioni di vita degli atei che per accettare la Fede di un cattolico devono anch’essi prima diventare cattolici.
Devono prima convertirsi, accettare Gesù Cristo nella loro vita e imitarlo! Ogni convertito riceve critiche e inviti a lasciare la vera Chiesa.
Esiste con troppa chiarezza un’opposizione a Gesù e quanti seguiamo il Signore riceviamo inevitabilmente accuse fantasiose e stupide.
Se invece riceviamo consensi dagli atei e parlano bene di noi quando spieghiamo il Vangelo autentico, vuol dire che noi tradiamo il Vangelo.
È impossibile che gli atei e gli anticlericali allo stesso tempo accolgano il Vangelo storico e rimangano nelle posizioni di avversità a Gesù!
Oggi il Vangelo dice che i Sacerdoti e ogni cattolico non devono cercare di piacere a tutti andando contro la Fede e i valori morali.
Per andare d’accordo con gli atei bisogna rinnegare tutto; per farsi accettare dagli immorali si devono esprimere parole convenienti a loro; per ricevere applausi dai modernisti bisogna affermare che il Vangelo si può cambiare e che nulla è definitivo... Ma questo lo affermano i traditori di Gesù.
«Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi».
Per «tutti gli uomini», intende sia i seguaci del Vangelo che gli oppositori del Vangelo.
Non potrà mai esserci un vero profeta capace di far conciliare i cristiani che seguono Gesù, con gli anticlericali che odiano Gesù.
Con un po’ di buon senso si capisce che sono tesi impossibili e chi cerca di restare con un piede in due staffe, sbaglia e fa sbagliare.
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