Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

mercoledì 23 ottobre 2019

3S 3 - Il Rito Antico trasforma l’uomo in un “gigante”

Scrive il famoso liturgista dom Gérard Calvet (1927-2008): “Contro la tentazione al naturalismo, la preghiera liturgica propone un grande rimedio: il primato della contemplazione. (…). Di fronte al naturalismo incurvato in se stesso, l’ordine liturgico oppone un lungo discorso sulla santità, sulla bellezza e sulla grandezza di Dio. Il pigmeo delle culture tecniche si meraviglia di ciò che produce; guarda le realizzazioni della sua mente; di là il suo sguardo si abbassa sugli utensili, sulle sue mani, e talvolta –Dio ci perdoni- sul suo ombelico. Allora la santa Chiesa lo raddrizza, lo mette in preghiera; attraverso la grazia della liturgia eccolo che si dimentica, si disinteressa un po’ di se stesso, delle sue mani e anche delle sensazioni del suo cuore; eccolo che guarda e canta la gloria di qualcun altro: ‘Laudamus Te, benedicimus Te, adoramus Te, glorificamus Te, agimus Tibi propter magnam gloriam Tuam’.”[1]
Ma vi rendete conto? Se la liturgia è tutta appiattita sull’orizzontale, sull’uomo e sulla dimensione assembleare, allora essa non può costituire un antidoto alla tentazione efficientista. Quella stessa tentazione che rende l’uomo di oggi incapace ad elevare il capo, a capire che non tutto è nelle sue mani e a non dolersi del fatto che qualcosa gli sfugge o possa sfuggirgli.
Per questo la Chiesa commise un grave errore cambiando la liturgia, trasformandola da “verticale” in “orizzontale”. In tal modo costrinse l’uomo a moncare, a ridurre e abbassare il suo sguardo e le sue aspettative; a non saper più cogliere dov’è davvero la soluzione di tutto.
La riforma liturgica è stata in tal senso un assecondamento di ciò che l’uomo moderno stava ormai da tempo patendo: la sua progressiva “pigmeatizzazione”, per usare la terminologia di dom Gerard Calvet. Rileggiamo le sue parole: “Il pigmeo delle culture tecniche si meraviglia di ciò che produce; guarda le realizzazioni della sua mente; di là il suo sguardo si abbassa sugli utensili, sulle sue mani, e talvolta –Dio ci perdoni- sul suo ombelico. Allora la santa Chiesa lo raddrizza, lo mette in preghiera; attraverso la grazia della liturgia eccolo che si dimentica, si disinteressa un po’ di se stesso, delle sue mani e anche delle sensazioni del suo cuore; eccolo che guarda e canta la gloria di qualcun altro…”
[1] Dom Gérard Calvet, La santa liturgia, tr.it., Roma 2011, pp.41-42.

SCO 16 - La santità di Giovanni Paolo II

Martedì 22 ottobre 2019 San Giovanni Paolo II

+ Dal Vangelo secondo Luca (12,35-38)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità Io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Oggi festeggiamo il Papa Santo e Lui conobbe con il comunismo una forte povertà, come tanti altri milioni nel mondo. San Giovanni Paolo II in gioventù patì la ferocia comunista e da Papa lottò instancabilmente per abbattere questa funesta ideologia, la più crudele della storia.
Questo grande testimone della Chiesa ci ha raccontato tanti stermini di innocenti, le carneficine e i genocidi compiuti dal comunismo nella sua Polonia e in tante Nazioni, un odio che demoliva gli uomini come l’erba del prato. Per diventare Sacerdote il giovane Karol Wojtyla frequentò da clandestino i corsi di formazione del seminario maggiore di Cracovia. Il giorno 1 novembre 1946 venne ordinato Sacerdote.
Nel pontificato di San Giovanni Paolo II il materialismo comunista è il vero nemico dell’umanità, prima di Lui tutti i Papi del ‘900 avevano condannato l’anticlericalismo sovietico che si ramificò nel mondo, con grandissima sofferenza per centinaia di milioni di innocenti.
La Madonna a Fatima aveva indicato l’orrore del comunismo, disse queste parole: «La Russia [...] diffonderà i suoi errori nel mondo».
Come è noto la sostanza del messaggio trasmesso agli uomini dalla Madonna a Fatima, nel 1917, era che se l’umanità non si fosse convertita, abbandonando le vie del peccato che stava battendo, sarebbe caduto sul mondo un castigo spaventoso, e che il comunismo sarebbe stato lo strumento di questo castigo. La profezia ancora si deve realizzare nella sua completezza.
Quando la Madonna scopriva davanti a Lucia, a Francesco e a Giacinta panorami immensi, annunciando loro che il mondo sarebbe passato attraverso queste e quelle catastrofi, che il comunismo si sarebbe diffuso su tutta la terra, che molte Nazioni sarebbero scomparse, non possiamo immaginare che, in quel momento, i veggenti si preoccupassero dei loro problemini spirituali o materiali.
L’intero sistema comunista è una colossale truffa, lo hanno compreso anche molti studiosi e artisti italiani che in passato predicavano come «guru» la più grande falsità di tutti i tempi, e Papa Pio XI la definiva eresia.
Padre Pio da Pietrelcina cacciava i penitenti che votavano per il Partito comunista e spiegava ai fedeli più vicini la pericolosità del comunismo.
Il sistema comunista è basato su sottrazioni.
Uno dei suoi principi fondamentali è l’eliminazione della proprietà privata, cioè privare i legittimi proprietari della loro proprietà: dei terreni, delle fabbriche, dei magazzini, dei macchinari, e talvolta anche degli alloggi, e infine nazionalizzare le loro proprietà. Ai sequestri sono sottoposti non solo i ricchi, ma anche il ceto medio. 
Oltre la naturale ipocrisia presente nei comunisti ostinati, c’è in essi una terrificante volontà distruttrice del Bene, un’azione continua volta a danneggiare la popolazione. Questa è la prova regina dell’inganno del comunismo e chi ancora ne è un convinto sostenitore, è fuori dalla realtà.
La Madonna il 13 luglio 1917 preannunciò la terribile diffusione del comunismo come il castigo supremo, ed infatti cominciò a realizzarsi a novembre 1917 con l’ascesa dei marxisti al potere nella infelice Russia. La Russia nel periodo delle apparizioni (maggio-ottobre 1917) era già passata dallo zarismo ad un regime ancora borghese di Kerensky.
Quattro mesi dopo la profezia della Madonna iniziò in Russia il più funesto regime dittatoriale della storia.
Neanche il crudele nazismo tedesco, l’assolutismo fascista di Mussolini e la dittatura militaredi Videla che fece massacrare diverse centinaia di migliaia di innocenti in Argentina, si possono paragonare ai genocidi brutali commessi dal comunismo in tantissime Nazioni del mondo, con l’uccisione di centinaia di milioni di innocenti.
A Fatima la Madonna avvisò l’umanità ma non è stata ascoltata.
Proprio da una Nazione comunista la Vergine Maria scelse un Papa che divenne grande per la totale fedeltà a Gesù Cristo e il suo coraggio.
Papa Giovanni Paolo II è stato un umile servo della Madonna e il suo pontificato lo ricordiamo con immensa nostalgia. Obbediva prontamente alla Volontà di Dio senza ascoltare altre opinioni in maniera di Fede e di morale. Questo è il ruolo di un Papa che si lascia guidare dallo Spirito Santo.
Lottava contro le novità teologiche di ogni provenienza che intralciavano la sana dottrina della Chiesa ma non era un rivoluzionario, fu docilmente un grande figlio della Chiesa, un servo della Parola di Dio.
Abbiamo molto chiaro che Papa Giovanni Paolo II ribadiva la Volontà di Dio sul celibato dei sacerdoti. Questo celibato è una disposizione della Chiesa, basata su una tradizione che deriva addirittura dagli Apostoli. La Chiesa non ha mai concesso nella storia che ci si possa sposare dopo l’ordinazione presbiterale.
Leggiamo alcuni brani dell’Esortazione Apostolica di Papa Giovanni Paolo II, «Pastores dabo vobis», del 25 marzo 1992 sul celibato.
«È particolarmente importante che il sacerdote comprenda la motivazione teologica della legge ecclesiastica sul celibato. In quanto legge, esprime la volontà della Chiesa, prima ancora che la volontà del soggetto espressa dalla sua disponibilità.
Ma la volontà della Chiesa trova la sua ultima motivazione nel legame che il celibato ha con l'Ordinazione sacra, che configura il sacerdote a Gesù Cristo Capo e Sposo della Chiesa.
La Chiesa, come Sposa di Gesù Cristo, vuole essere amata dal sacerdote nel modo totale ed esclusivo con cui Gesù Cristo Capo e Sposo l'ha amata. Il celibato sacerdotale, allora, è dono di sé in e con Cristo alla sua Chiesa ed esprime il servizio del sacerdote alla Chiesa in e con il Signore».
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SCO 15 - E quello che hai accumulato, di chi sarà?

Lunedì 21 ottobre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca  (12,13-21)
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma Egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così -disse-: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Nel mondo ciò che conta è la ricchezza materiale, in ogni epoca storica c’è stata questa inclinazione in molti ma oggi coinvolge la maggioranza della popolazione. Non si tratta solo di beni per vivere dignitosamente, l’egoismo ha introdotto in tantissimi l’idolo della ricchezza, intesa quantomeno come agiatezza per soddisfare tutti i capricci.
Questo è dovuto anche ai bisogni che crescono nella misura dell’invidia che si avverte in sé, quanto posseggono i parenti e gli sconosciuti, da quanto viene imposto dalle accattivanti pubblicità televisive.
Si comprano tante cose non indispensabili, oggetti, abbigliamenti e sfizi non necessari e ricercati, perché oggi ciò che conta è la firma del produttore. Quanti sono schiavi di questa divoratrice mentalità, non hanno alcun desiderio di compiere un cammino di Fede oppure se vanno in Chiesa è un atto inutile.
Pensare in modo tormentoso ad un benessere di molto superiore alle reali necessità, è una sofferenza interiore pericolosa, che comporta quasi sempre conseguenze psicofisiche rilevanti. Si può entrare in una fase di turbamento mentale che supera di molto la stessa ansia.
I soldi sono necessari per vivere, Dio desidera una vita decorosa per tutti gli esseri umani, nessuno escluso. È un Padre che guarda con amarezza la disuguaglianza sociale presente nel mondo, dove le ricchezze le posseggono in pochi e della povertà si nutrono diverse miliardi di persone.
Abbiamo visto molto spesso nel mondo che numerosi di quanti hanno intrapreso l’impegno per eliminare la disuguaglianza sociale, sono diventati benestanti o ricchi, proprietari e padroni, ed è una contraddizione vergognosa. Comprano barche, ville importanti, conducono uno stile di vita sfarzosa.
Tanti dittatori nel secolo scorso hanno schiavizzato miliardi di persone, hanno ingannato quasi tutti con la teoria del collettivismo, una economia statalizzata, il controllo di tutto da parte dello Stato, separando due condizioni di vita: la loro e quella del popolo.
I dittatori e i cortigiani vivevano e mangiavano nell’opulenza dei ricchi, il popolo affamato con il denaro per sopravvivere qualche giorno.
Non è Dio a scegliere chi deve essere ricco e chi povero, è l’uomo malvagio a decidere la povertà di miliardi di persone.
Pensiamo a quanti soldi sono stati spesi dalle potenze mondiali per le armi nucleari. Sono incalcolabili gli investimenti, immaginiamo tanto per indicare una cifra, un trilione che equivale a un miliardo di miliardi di euro.
Le cifre mettono i brividi, sono soldi che sfamerebbero l’umanità per più decenni, ma l’ossessione delle potenze mondiali è l’aumento degli arsenali atomici e la costruzione di mezzi ultramoderni. Putin ha dato il via ad un sottomarino capace di sfuggire a tutti i più potenti radar degli Usa e della NATO.
Quello che noto, tra tante altre cose, è l’assoluta mancanza del senso della realtà che si è impadronito dei potenti del mondo ed essi dimostrano di essere senza Dio. Non avvertono più il pericolo di una guerra atomica e non pensano al rischio delle loro vite. Amano sfidare i nemici e affidarsi all’imprevedibile con grande sfrontatezza, si considerano capaci di controllarlo e deviarlo. Questa si chiama irragionevolezza.
La mente priva di Dio è tortuosa, oscura e inesplicabile per la stessa persona.
I non credenti hanno una visione immaginaria della vita, sempre ingannevole e opposta alla Volontà di Dio. Un cittadino ateo è pericoloso per se stesso, per le scelte e la mancanza di valori, perché mancando i doni dello Spirito Santo, i sette vizi predominano e dirigono pensieri e azioni solo verso il Male.
Ci sono tanti atei perbene, educati e buoni, ma senza i valori cristiani la visione della loro vita ha orizzonti opposti al Vangelo.
Nel Vangelo di oggi Gesù spiega che non bisogna mai riporre la sicurezza nei beni materiali: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Per spiegare il significato racconta una parabola, dove un ricco è protagonista di un ragionamento pragmatico e allo stesso tempo sprovveduto. È felice per la ricchezza aumentata per gli abbondanti raccolti e dice tra sé: «Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divèrtiti!».
Così ragiona l’uomo sciocco senza Dio: raccoglie molto denaro, illuso di vivere mille anni e di poter utilizzare le ricchezze accumulate.
Gesù termina la parabola così: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?».
Molte persone ricche non hanno quasi dormito per tutta la vita per accumulare tante ricchezze, ma gli anni aumentano anche per loro e poi cosa ne faranno di tutti i beni? Li lasceranno ai figli e ai nipoti?
Vorrà dire che non amano, davanti a Dio, né i figli né i nipoti.
Lasciare beni ai figli per vivere dignitosamente è ragionevole, ma lasciare ricchezze per farli vivere come disperati proprio a causa delle ricchezze, senza la preoccupazione di una professione per non vivere nell’ozio, con una superbia paralizzante per la stupida arroganza, l’ostentazione nauseante, è la loro rovina eterna.
I genitori ricchi che si preoccupano della dignità e della salvezza dei loro figli, non lasciano ad essi decine di milioni di euro. Li fanno lavorare!
Un ricco americano ha detto che lascerà ai figli i soldi sufficienti per vivere dignitosamente, pagherà gli studi e li farà laureare, comprerà le case dove vivere e lavorare con la loro professione, perché dovranno impegnarsi per guadagnare i soldi.
Questo ricco sembra anacronistico ma egli ama davvero i suoi figli, è molto lucido sul pericolo dell’eccessivo denaro e per i suoi figli desidera il meglio, si preoccupa di tirare fuori i loro talenti e di farli lavorare per capire il valore del denaro. Non li abbandona all’ozio di una vita inutile. Forse li aiuta anche a salvare le loro anime.
Chi vive nel benessere deve riflettere: Gesù mi ha permesso di avere denaro e beni materiali, che ne farò? Gesù dice di compiere buone opere!
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lunedì 21 ottobre 2019

SCO 14 - La preghiera costante ottiene miracoli

Domenica 20 ottobre 2019 - XXIX t.o. "C"
  
+ Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di Lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la Fede sulla terra?». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
La domanda posta da Gesù sull’esistenza della Fede nel mondo quando presto verrà nella gloria, ci interpella direttamente perché è questo il tempo in cui moltissimi cattolici si allontaneranno da Dio per diverse cause, a cominciare da una falsa spiegazione della dottrina cattolica e giudicheranno la realtà con una visione oscura.
Senza una preghiera profonda, costante, fiduciosa, anche il migliore cattolico si perde per strada e intraprende un percorso falso.
La Fede non si perde perché si pecca, certo si indebolisce, ma con la Confessione e l’Eucaristia si può riprendere il cammino di Fede interrotto, anche se non con la stessa Fede di prima. Peccare con facilità non è mai un buon segnale, la causa è la mancanza di preghiera perché è essa ad alimentare la Fede.
Si cresce nella Fede quando la preghiera costante e umile è presente nel credente, si compiono tante buone opere e sono attive le virtù.
La preghiera è il mezzo che ci permette di entrare in dialogo con l’Altissimo e la preghiera è vocale, mentale, contemplativa. Tutta la preghiera per essere buona ed efficace deve scaturire dal cuore, da un amore sincero verso Gesù e la Madonna.
Anche la vita deve diventare preghiera, desiderando in ogni circostanza quello che vuole Gesù, compiendo la sua Volontà.
Il credente che vive una forte spiritualità, si distacca con facilità dalle cose del mondo, anche se è coinvolto lo fa con grande distacco.
Il Vangelo oggi presenta due caratteristiche importanti del vero seguace di Gesù: la necessità di pregare sempre, anche con la vita; come conseguenza della preghiera, la cura della propria Fede, la quale cresce se viene alimentata nei modi opportuni.
Non potrà mai aumentare la Fede senza la costante preghiera e l’osservanza dei Comandamenti, c’è un collegamento vincolante tra Fede e preghiera, ed è indispensabile una preghiera devota, sincera, purificata.
La preghiera favorisce la frequenza ai Sacramenti, si cercano con maggiore amore, interesse e devozione. È la preghiera a chiedere i doni dello Spirito Santo e a implorare anche con i respiri aiuto e misericordia a Gesù.
Dio Padre vuole ricolmarci di incalcolabili Grazie, ci sono però le condizioni adeguate che dobbiamo avere e praticare.
Gesù afferma che un genitore dona ciò che ha di meglio ai figli, quanto più donerà Dio verso ognuno di noi che chiede umilmente aiuto?
In questa parabola prende come esempio il ricorso al giudice da parte di una vedova molto debole che non riusciva ad ottenere giustizia. Ella mai avrebbe potuto ottenere giustizia, fu la sua insistenza a far ricredere il malvagio giudice e a concederle quanto le spettava.
«E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di Lui?».
Questa è la via giusta quando riceviamo ingiustizie e da soli non siamo in grado di superarle. C’è Gesù Cristo che vince ogni cattiveria.
«Li farà forse aspettare a lungo?».
Spesso al mancato arrivo di una Grazia si frappone la cattiveria dei nemici.
Gesù potrebbe smuovere tutto ma rispetta la libertà delle persone, anche dei cattivi. Cosa occorre per demolire l’ostinazione dei cattivi? La preghiera costante, devota e pura, senza idoli nel cuore, senza pensieri di grandezza nella mente. Umiltà, perdono verso tutti e amore.
«Io vi dico che farà loro giustizia prontamente».
In mancanza di impedimenti esterni, Gesù ci aiuta in breve tempo, se trova comunque in noi le buone disposizioni.
Quando Gesù deve agire direttamente, senza l’opposizione delle persone cattive, è facilitata la sua opera. Se invece c’è di mezzo la decisione di una persona per l’ottenimento di qualcosa alla persona che prega, occorrerà forse più tempo, ma la preghiera fiduciosa riuscirà ad ottenere da Dio quanto necessita. «Se avrete Fede e non dubiterete» (Mt 21,21).
L’ultima affermazione del Vangelo di oggi è inquietante: «Ma il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la Fede sulla terra?».
Che sta succedendo adesso e cosa succederà prossimamente a moltissimi cattolici?
È stato detto che moltissimi si allontaneranno dalla sana dottrina, dalla Fede autentica, perché seguiranno false dottrine protestanti serpeggianti nella Chiesa e non avranno più desiderio di pregare, crederanno in una nuova dottrina senza Sacramenti e una Santa Messa protestante. Molto presto tutto questo sarà svelato!
Non solamente gli idoli e i vizi li vinceranno, la loro Fede si spegnerà come una candela consumata per la perdita della comunione con Gesù.
Non riusciranno più a venerare la Madonna e le loro preghiere saranno vuote, inutili.
Arriveranno a non sentire più la necessità di pregare perché i loro cuori saranno ricolmi di interessi umani, di rimorsi, di falsi idoli, di una falsa fede.
Per rimanere sempre uniti a Gesù si deve allontanare tutto ciò che è orgoglio, superbia e volontà umana, se no da Lui non si ottiene nulla!
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SCO 13 - Nel lebbroso tutto ritornò sano

Domenica 13 ottobre 2019 - XXVIII t.o. "C"

+ Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e va; la tua Fede ti ha salvato!». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ciò che colpisce immediatamente è la rettitudine dell’uomo straniero che dopo la guarigione dalla lebbra ritornò indietro per ringraziare Gesù. Non è tanto la sua condizione di straniero ad avvalorare il gesto, ma la pesante ostilità che intercorreva tra samaritani e giudei. Il suo ringraziamento ha un notevole valore.
L’atteggiamento degli altri nove guariti dalla lebbra non fu invece riconoscente, si limitarono ad obbedire a Gesù per averne loro dei vantaggi sociali. Gesù aveva comandato di andare dai sacerdoti ebrei per far attestare la loro guarigione e ritornare a vivere all’interno delle loro città.
Si è trattata di una obbedienza meccanica, guidata dalla mente e senza la partecipazione del cuore.
Questi due aspetti si colgono con facilità, mentre il punto più importante del dialogo tra Gesù e l’uomo miracolato è questa frase: «La tua Fede ti ha salvato». Il miracolo straordinario lo ha compiuto il Signore, il lebbroso ha partecipato per mezzo della sua Fede e da straniero ha adorato il Messia, Lo ha riconosciuto pubblicamente Figlio di Dio.
In ogni miracolo occorre necessariamente la partecipazione del credente, egli deve convertire la sua vita, camminare nella Via del Vangelo, pregare con grande fiducia, frequentare i Sacramenti, osservare i Comandamenti e praticare le virtù.
Un programma di vita a prima vista impegnativo, ma non lo è affatto.
Quando si ama tutto diventa facile. Non succede anche a voi verso le persone che amate? Figli, genitori, coniugi e i parenti? Non siete forse pronti a sacrificarvi e a compiere opere molto impegnative per aiutarli, rendere dei servizi, ricambiare le loro buone opere?
Quante buone opere ha compiuto Gesù verso ognuno di noi? Chiediamoci se abbiamo ricambiato e quante volte nella vita!
Il gesto del lebbroso straniero prostrato ai piedi di Gesù, estasiato dalla gioia della guarigione ma ancora di più dall’incontro con il Figlio di Dio, per il cristiano è l’invito a fare lo stesso ogni giorno e così riconoscere il grande Amore che Dio ha verso ognuno di noi.
Questo suo gesto manifesta la certezza che tutto aveva ricevuto da Dio, non solo il miracolo della guarigione da una inguaribile malattia.
La ragione della sua guarigione fu la Fede, e lo mostrò pubblicamente.
Parlava e si muoveva umilmente come chi è veramente rinato nell’anima oltre che nel corpo.
C’è molto da imparare dal comportamento del lebbroso guarito. Non dobbiamo fermarci solamente al miracolo e al suo ringraziamento.
Altri nove erano stati miracolati ma essi preferirono seguire l’obbedienza mentale o meccanica piuttosto che ascoltare il cuore. D’altronde, essi portarono a termine quanto comandato da Gesù e si diressero alla ricerca dei sacerdoti ebrei.
Gesù è rimasto contento della loro obbedienza, ma perché ha chiesto notizie sul mancato ringraziamento a Lui?
Dovevano obbedire al Signore o fermarsi a ringraziare? Andare dai sacerdoti o perdere altro tempo per ringraziarlo? Dovevano fare l’uno e l’altro, perché Gesù li aveva miracolati da una malattia incurabile, liberati dalla peste della lebbra ed era stata la loro quasi una risurrezione.
Come non ringraziarono il Guaritore Figlio di Dio?
Erano stati miracolati, non pensavano a questo?
Non si trattava solo di mostrare un ostentato ringraziamento a Gesù o di aggregarsi all’azione dello straniero riconoscente, il Signore non aveva bisogno di un simulato grazie e non voleva questo, era doveroso amarlo per gratitudine nel profondo del cuore e lasciare sfogare un forte senso di gratitudine.
Ringraziare Gesù significa adorarlo, riconoscerlo Dio e unico Salvatore, quindi rimane un gesto superiore all’obbedienza, implica già l’obbedienza. C’è chi obbedisce senza amare Dio, ed è una obbedienza insincera, non serve assolutamente a nulla. È un atto ipocrita che allontana da Dio.
L’atto di ringraziare Gesù necessitava poco tempo anche per gli altri nove e cos’era questo tempo considerando che per anni erano stati dimenticati dal mondo ed erano costretti a vivere dimenticati nelle caverne fuori le città, portando un campanaccio al collo quando si spostavano, mantenendosi sempre lontano dalle città?
C’erano motivi gravi per tenere lontano tutti i lebbrosi, neanche i familiari potevano avvicinarli. E non si comprende la grandezza di questo miracolo se non si conosce e riflette sulla condizione pietosa, nauseabonda, ripugnante e maleodorante della persona colpita dalla lebbra.
I lebbrosi dovevano restare fuori città per il fetore che emanavano, soprattutto per il pericolo della trasmissione della malattia.
Al tempo di Gesù il lebbroso era inguardabile ed emanava un odore ripugnante con il pus colato dalle piaghe aperte e dagli arti monchi. La lebbra corrodeva gli arti, il viso veniva scavato, tutto il corpo era pieno di piaghe e la pelle si staccava a squame.
Dalle ferite profonde fuoriusciva un marciume maleodorante ed era impossibile rimanere accanto ai lebbrosi.
Gesù rimase a debita distanza da loro perché i cittadini erano presenti e avrebbero reagito contro Lui se si fosse avvicinato di più. «Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: “Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!”».
Per la richiesta della guarigione gridavano forte per farsi sentire da Gesù, invocavano la miracolosa guarigione e quando il Signore li ricreò rendendoli «nuovi» con la carne simile a quella dei bambini, l’unica premura fu di dirigersi verso la città e farsi attestare come guariti.
Gesù con il portentoso miracolo ricostituì la carne mancante, cacciò il fetore e fece sparire il marciume che rivestiva il lebbroso, oggi è sempre vivo e continua a compiere grandi miracoli verso i peccatori pentiti che ricorrono a Lui. Anche i peccatori pentiti vengono rigenerati nell’anima e nella mente.
Come i lebbrosi attiravano l’attenzione di Gesù, noi dobbiamo amare e adorare con il cuore il Figlio di Dio. Gesù vuole sentire il nostro grido interiore pieno di fiducia e di riconoscenza. Dobbiamo farci sentire tante volte nella giornata da Gesù, con atti di amore, richieste di aiuti e di conversione dei peccatori.
Possiamo chiamare Gesù in qualsiasi luogo ci troviamo, Lui ci ascolta e vede sempre, vuole liberarci dai problemi e guarirci dai mali.
Rendere grazie a Gesù molte volte nella giornata è un atto che ci rende più spirituali, favorisce la comunione con Lui, ci permette di avvertire molto forte che è vicino ed aiuta con un Amore premuroso. Quante occasioni abbiamo nella vita per ringraziarlo?
Ogni giorno dobbiamo iniziare la giornata con le preghiere stabilite, con la consacrazione al suo Cuore e a quello Immacolato di Maria.
È meraviglioso iniziare e terminare la giornata insieme a Gesù, e nel ringraziamento gioisce anche la Madonna. Ricordiamoci sempre di Loro.
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SCO12 - Gesù non è Dio per Bergoglio

Giovedì 10 ottobre 2019 XXVII sett. t.o.

+ Dal Vangelo secondo Luca (11,5-13)
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Parola del Signore

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Una delle certezze che ci arriva dalla nostra Fede è la vicinanza di Gesù, di Dio Onnipotente che «dimentica» di essere tale dinanzi alle nostre miserie umane. Abbiamo in Cielo il vero Padre che comprende le debolezze degli uomini ed è sempre pronto ad abbracciare quanti si ricordano di Lui e si pentono dei loro peccati.
Sappiamo che quando tutto sembra scorrere bene, molti non avvertono la necessità di dedicare del tempo giornaliero al Signore e con alcune veloci preghiere chiudono la pratica del riconoscimento dei benefici ricevuti dal Padre.
È solo una apparente vicinanza a Gesù, non c’è una sincera devozione alla sua Persona né la volontà di fare come vuole Lui e Lui vuole solo il nostro bene. Come vedremo è l’amore sincero la condizione per entrare in comunione con il Signore.
La preghiera è autentica e forte, quando nell’anima è presente un vero amore verso Gesù, senza amore non esiste alcuna comunione.
Questo spiega la mancanza di aiuti divini quando si chiedono Grazie ma non si presenta a Gesù quanto è vitale per essere ascoltati: l’amore.
Ho scritto tante volte che Gesù è disponibile a donarci tutto quello che di buono gli chiediamo, ci pone alcune condizioni e sono davvero minime. Per esempio, il cristiano è un seguace di Cristo e se Lo considera Dio deve osservare la sua Legge. Questa osservanza può essere più o meno forte, deve però esserci, perché senza l’ottemperanza di quanto chiede Dio non ci si può considerare credenti.
Anche i diavoli credono nell’esistenza di Dio ma non osservano assolutamente la sua Legge.
In questi tempi molti cristiani ignorano Gesù e i Comandamenti, vivono fuori di sé, sono obbligati a seguire il ritmo frenetico di questa società senza Dio e non hanno la capacità di pregare, non riescono a raccogliersi in preghiera per il perduto dominio della loro volontà.
L’intelletto adora altro e non invia alla volontà decisioni spirituali, interessi verso Gesù Cristo e la pratica dei suoi insegnamenti.
Questo avviene a milioni di cristiani, per non parlare dei non credenti.
La sorpresa più grande arriva in questi giorni dal vescovo di Roma. Come è stato detto da più parti, da sei anni in qua quando egli vuole comunicare una sua idea poco cattolica ai cattolici, non lo comunica direttamente o all’Angelus in Piazza San Pietro. Non lo ha mai voluto fare forse perché comprende che decadrebbe dalla carica che adesso riveste. Per eresia manifesta.
Non le afferma lui e utilizza uno stratagemma per fare arrivare ai modernisti e finanche agli atei, le sue opinioni moderniste, così invita un immeritevole ateo nell’albergo dove vive in Vaticano e si confida «fraternamente» con lui.
Il giornalista ateo Scalfari da sei anni viene chiamato periodicamente dall’amico Bergoglio (amicizia nata ad hoc) e riceve confidenze su Gesù e la Chiesa che poi pubblica la domenica e quasi sempre sono confidenze non cattoliche. Sono le parole che Bergoglio dice all’ateo, io non sto aggiungendo nulla di quanto è stato pubblicato dall’ateo su «la Repubblica».
Il cattolico ingenuo e tiepido rimane dubbioso, minimizza le parole di Bergoglio, ma dalla sala stampa vaticana non arrivano smentite perentorie né Bergoglio per prudenza ha smesso di chiamare Scalfari per evitare la pubblicazione di altri suoi errori negli articoli domenicali.
Quanto si conosce lascia supporre ad una decisione calcolata nel chiamare l’ateo Scalfari, non c’è altra spiegazione se da Bergoglio non viene smentita pubblicamente la gravissima eresia pubblicata dall’ateo domenica scorsa. Non si è affatto premurato di invitare sempre l’ateo a smentirla con un articolo chiarificatore. Da quattro giorni c’è silenzio e spesso si traduce con assenso.
Questa è la più grande eresia pronunciata contro Gesù Cristo, secondo Scalfari detta da Bergoglio e pubblicata sul quotidiano «la Repubblica».
«Chi ha avuto, come a me è capitato più volte, la fortuna d’incontrarlo [Francesco] e di parlargli con la massima confidenza culturale, sa che papa Francesco concepisce il Cristo come Gesù di Nazareth, uomo, non Dio incarnato. Una volta incarnato, Gesù cessa di essere un Dio e diventa fino alla sua morte sulla croce un uomo».
E ancora: «Quando mi è capitato di discutere queste frasi papa Francesco mi disse: “Sono la prova provata che Gesù di Nazareth una volta diventato uomo, sia pure un uomo di eccezionali virtù, non era affatto un Dio”».
Le posizioni espresse in questi sei anni da Bergoglio in Vaticano non lasciano dubbi sull’accreditamento ed elevazione di una religione che religione non è come l’islamismo, inoltre ha rafforzato i già saldi rapporti argentini con gli ebrei quando pregavano insieme nella Cattedrale di Buenos Aires.
Sia i musulmani che gli ebrei non considerano Gesù il Figlio di Dio e Bergoglio con questa intervista ha mandato loro un messaggio definitivo di distruzione del cattolicesimo con Gesù che non è Dio, aprendo totalmente il portone della più assurda eresia per l’unificazione di tutte le confessioni religiose.
In una delle prime interviste Bergoglio disse a Scalfari che non aveva alcun desiderio di convertirlo e che il loro dialogo escludeva ogni forma di apostolato da parte sua, anche se era vestito di bianco.
Disse pure che lui condanna il proselitismo (convertire e fare nuovi discepoli di Gesù), quindi esclude la conversione dei peccatori, forse perché l’inferno non esiste, come egli disse sempre all’amico ateo Scalfari. Infatti, se per Bergoglio Gesù non è Dio...
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3S 2 - Vuoi risolvere i tuoi momenti di solitudine e i tuoi affanni?

Propongo questo testo dal sito i 3 sentieri


C’è una bella poesia di Trilussa sull’Ave Maria.
C’è un modo -egli dice- per risolvere i momenti di solitudine, di angoscia, gli affanni: recitare l’Ave Maria. Ovvero stringersi alla Madre Celeste. D’altronde siamo stati affidati a Lei per trovare Dio; e Dio è la Pace e il Senso di tutto.
Fare a meno della Madre Celeste, vuol dire affannarsi e angosciarsi ancora di più. Vuol dire trovarsi ancora più soli nell'esistere di ogni giorno, di ogni ora e di ogni minuto.
Cosa si perdono coloro che non amano la Madonna!
Cosa si perdono coloro che rinunciano a questa meravigliosa bellezza!
Ma sentiamo Trilussa:
Quann’ero ragazzino, mamma mia 
me diceva: Ricordati, fijolo, 
quanno te senti veramente solo 
tu prova a recità n’Ave Maria.

L’anima tua da sola spicca er volo

e te solleva, come pe’ magia.

Ormai so vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è addormita la vecchietta, 
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo,
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!

3S 1 - San Leone Magno: “La Provvidenza divina preparò l’Impero Romano”

Propongo questo testo tratto dal sito i 3 sentieri



San Leone Magno, eletto papa nel 440, così disse del ruolo provvidenziale dell’Impero Romano in un suo sermone per la festa dei Santi Pietro e Paolo: 
Affinché l’ineffabile grazia della Redenzione si diffondesse in tutto il mondo, la Provvidenza divina preparò l’Impero Romano, che di tutti i popoli formò una sola grande famiglia ravvicinata ed unita (…) affinché la predicazione dell’umano riscatto rapidamente si diffondesse in mezzo ai popoli governati da una sola città. (…).
O Roma, sebbene, infatti, resa potente dalle molte vittorie, affermassi per terra e per mare il diritto all'impero; tuttavia, quello che le tue belliche imprese ti assoggettarono, è meno di quello che ti sottomise la pace cristiana.

domenica 13 ottobre 2019

HD1 - Sulla divinità di Gesù Cristo

Inizio una nuova "categoria" del blog, HD cioè Hanno Detto per proporre articoli di varia provenienza su temi specifici. 

Propongo per la vs. riflessione e approfondimento gli articoli di persone sicuramente più qualificate del sottoscritto a riguardo della (presunte) dichiarazioni di Bergoglio a Scalfari

Marco Tosatti

Antonio Socci

Radio Spada

Radio Spada 2

Occidentale

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GA3 - Se fosse vero

Reagisco in ritardo a causa della mia (purtroppo) nativa pigrizia e per qualche oggettiva difficoltà ad un fatto che, se fosse vero, sarebbe seriamente inquietante. Premetto che non avendo io nessun titolo accademico esprimo un mio personale sentire il cui valore è per tanto praticamente nullo, ma sarei comunque lieto di conoscere le reazioni e opinioni di eventuali lettori.
Mi riferisco all'articolo a firma di Eugenio Scalfari pubblicato nei giorni scorsi in cui il giornalista riferendosi ad una sua conversazione con papa Francesco afferma che quest'ultimo avrebbe dichiarato di non credere in modo assoluto nella divinità di Gesù Cristo ma che il nazareno sarebbe solo un uomo per quanto di elevata statura morale. 
A questa dichiarazione di Scalfari non c'è stata, che io sappia,  alcuna reazione o smentita seria se non un debole "Scalfari ha interpretato male le parole del papa".
Questa affermazione se fosse vera sarebbe una bomba di dimensioni enormi. Già sarebbe grave e causa di ammonimento (se non di scomunica) se a pronunciarla fosse un ordinario fedele, ma pronunciata da colui che è (o dovrebbe essere) il rappresentante in terra appunto di Gesù Cristo è di una portata e una valenza enorme.
Cito solo velocemente una precedente dichiarazione del generale dei gesuiti in cui lo stesso affermava la non esistenza del demonio (anche questa in palese contrasto con la dottrina cattolica) che non è stata in alcun modo corretta, nonché quella sempre di Bergoglio di aprile 2018 (se ben ricordo) sulla non esistenza dell'inferno che creano, unite alla frase oggetto del presente scritto, una serie di forti perplessità nei fedeli.
Ma torniamo al punto: se fosse vero che Gesù era soltanto un uomo allora non esiste incarnazione, l'Eucarestia non è più la concreta presenza fisica di Dio fra gli uomini e di conseguenza il suo valore sarebbe pari a zero, e soprattutto la Sua morte in Croce non avrebbe alcun valore salvifico per l'umanità. E a questo punto sorge legittima la domanda se Gesù Cristo sia risorto realmente e, in caso affermativo, in virtù di Chi o Cosa sia risorto. Ma se il sacrificio di Gesù Cristo non ha potere salvifico cosa può redimere l'uomo? E ancora tutti i fedeli che nei secoli sono stati martirizzati nel nome di Cristo sono morti invano? Erano quindi folli o illusi? Duemila anni di cristianesimo sarebbero quindi una menzogna? E la Ss. Vergine, l'Immacolata Maria sarebbe quindi una donna come tutte le altre (non necessitando per la nascita di un semplice uomo intervento dello Spirito Santo)?
Come semplice fedele, ultimo degli ignoranti, non posso in alcun modo accettare questa affermazione con tutte le conseguenze che da essa derivano in quanto come fedele credo fermamente che Gesù Cristo realmente uomo, nato, vissuto, morto, sepolto ma RISORTO è al tempo stesso anche Dio come da Lui stesso affermato "Io e il Padre siamo una cosa sola" e che in Lui e in Lui soltanto c'è salvezza. E come disse qualcuno molto più autorevole di me "se una persona, anche fosse un angelo, proclamasse una dottrina diversa, sia anatema".

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domenica 15 settembre 2019

SCO11 - Gesù aspetta chi si è smarrito

Domenica 15 settembre 2019 - XXIV t.o. "C"

+ Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed Egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, Io vi dico, vi è gioia davanti agli Angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Anche in questa circostanza Gesù mostra un amore sconfinato per tutti i peccatori e il desiderio di vederli convertiti. «In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”».
Da un lato il Signore si lasciava avvicinare anche da grandi peccatori, dall’altro i suoi nemici che presumevano di avere capito tutto di Dio, trovavano scandaloso l’aiuto dato a coloro che si pentivano o che volevano trovare il senso della loro esistenza.
I suoi nemici erano quelli del Tempio, essi ostacolavano la sua predicazione e Lo diffamavano con grande odio. «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno» (Mt 23,3).
Le loro parole erano belle a sentirsi ma dentro i loro cuori c’era satana che li ammaestrava nell’ipocrisia più sfacciata e irriverente.
Non sono le belle parole che si ascoltano a garantire l’autenticità di una persona, ma la sua vita, le sue scelte, i suoi obiettivi...
In questa situazione che ci propone il Vangelo, vediamo Gesù che racconta tre parabole di seguito, due brevissime e una abbastanza lunga ma molto interessante. Nelle prime due evidenzia che Dio, quindi il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, si interessa di ognuno di noi in modo assolutamente esclusivo.
Dio si interessa pienamente di chi è lontano da Lui e non dimentica ciò che è perduto, non abbandona nessuno di quelli che si smarriscono nella schiavitù dei vizi ma li lascia sempre liberi di scegliere. Le tre parabole hanno questo intento, vogliono confermare la bontà di Dio che supera infinitamente quella della persona più buona del mondo.
Nelle prime due parabole si rimane meravigliati dell’interesse che Dio ha anche per cose tutto sommato non determinanti. Un pastore può perdere una pecora perché maldestramente essa si allontana, ma ne possiede novantanove e non vale la pena rischiare la vita tra le montagne per ritrovarla.
Eppure, la cerca ovunque e la trova, la riporta nell’ovile e in pratica la salva, fa festa. «Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta». Gesù spiega la festa che avviene in Cielo quando si converte un solo peccatore. È molto bello pensare ai Beati del Cielo che festeggiano per la salvezza di una persona.
Lo stesso discorso vale per la dramma perduta da una donna, una moneta che non cambiava la sua vita ma lo stesso ella si mise a cercarla e chiese aiuto anche alle sue amiche. Queste erano stanche e se ne andarono, la donna invece rimase a cercarla. 
Così è Gesù. Non si stanca di cercare i grandi peccatori, parla e chiede a sua Madre di parlarci, per illuminare quanti si sono spenti perché svuotati e fiacchi, senza più Fede. Si diventa aridi e senza energie spirituali quando si vive senza una morale, e se c’è chi la considera esigente, questo ci spiega la sua importanza per noi in questa vita. Inoltre ci permette di acquistano davanti a Dio grandi meriti che valgono per l’eternità.
Gesù parla anche nel nostro silenzio quando andiamo davanti al Tabernacolo e Lo adoriamo umilmente, ci abbondiamo in Lui.
Gesù ci cerca di continuo ma non fa violenza verso chi, ostinatamente e lucidamente, sceglie come dio gli idoli senza anima e vuoti del Bene.
Nelle due parabole più brevi Gesù spiega quanto è grande l’Amore di Dio verso tutti, nessuno escluso, cerca anche gli uomini di poco conto.
Nella terza parabola che leggiamo con interesse e ci soffermiamo su diversi verbi significativi, Gesù si riferisce a tutti gli uomini e racconta del figlio perduto e poi ritrovato. Tutte e tre le parabole indicano i perduti ritrovati, prima un animale, poi un oggetto, e un essere umano.
Nella terza parabola Gesù svela in modo magistrale e insuperabile, l’infinito Amore di Dio per tutti noi. La parabola raggiunge il vertice dell’Amore di Dio e ci conferma che anche i più grandi peccatori devono sperare e tutti noi dobbiamo supplire alle loro dimenticanze.
Dio cerca ciò che è perduto, che sembra oramai irrecuperabile e dimenticato da tutti. Ma Dio non si dimentica delle sue creature!
Come il pastore sfida le intemperie per ritrovare la pecorella perduta e la donna stanca continua la ricerca di una sola moneta fino a ritrovarla, allo stesso modo Gesù continua a cercare i peccatori nonostante il loro inabissarsi nei vizi più indegni. È l’Amore che cerca anche chi non Lo ama e continua a tradirlo.
Gesù evidenzia che si schiera dalla parte di chi è perduto, senza badare alle critiche o alle reazioni di quanti non comprendono.
Non solo, ma prova una grande gioia quando un peccatore ritorna a Dio e scopre la vita felice qui e poi quella eterna, anziché la dannazione.
Nella terza parabola notiamo subito la differenza tra i due fratelli, come quello giovane dimenticò presto tutti i sacrifici compiuti dal padre e tutto l’amore che aveva avuto per lui fin dalla nascita. Perché il giovane dimenticò tutto e si ribellò al padre? Forse perché il padre lo aveva amato in modo esagerato?
Ci potrebbe anche stare un amore spropositato del padre, non inteso però rettamente dal figlio giovane. Il padre lo amava e lo perdonava sempre.
Gesù non rileva nella parabola il motivo della ribellione del giovane, perché il suo intento è quello di mostrare un padre misericordioso e io seguo la sua intenzione e le sue parole. Non voglio approfondire il motivo della reazione del giovane e non voglio rilevare una mancanza nel padre, in quanto non lo fa Gesù e non lo faccio io.
Se non c’è alcuna mancanza da parte del padre e la parabola infatti segue questa pista, la responsabilità è unicamente del figlio.
È l’uomo ad allontanarsi da Dio per seguire un istinto privo di Fede e pieno di passionalità. Un istinto irrazionale che porta i deboli a rifugiarsi in ciò che diletta i sensi, senza capire che l’anima si svuota del Bene e si riempie sempre più di agitazione, falsità, confusione, sbagli, scorrettezze, inganni.
Dio invece rimane ad aspettare i peccatori pentiti, e chi sono quelli che rientrano in sé e capiscono di avere sperperato ogni bene?
Sono quelli che incontrano la sofferenza.
Molti devono fare l’esperienza del dolore per scoprire di essere soli, quando i presunti amici scompaiono perché in realtà amici non erano. Nella sofferenza la maggior parte delle persone verifica l’incapacità delle sue deboli forze e che neanche tutte le ricchezze riescono a dare la vera felicità.
Ricordiamo che il padre quando vide il figlio che ritornava a casa, per il fatto stesso di vederlo, corse incontro a lui perché lo aspettava con grande amore e non si ricordava più delle gravissime mancanze del figlio.
Il giovane si ricordò dell’amore di suo padre dopo avere patito la fame, dopo avere ricevuto pesanti umiliazioni, dopo avere desiderato mangiare anche le carrube destinate ai porci. Solo allora rientrò in sé si pentì amaramente: «Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre».
Bisogna rialzarsi dalle cadute rovinose e guardare il Cielo, con il cuore pentito e con profonda umiltà, con il desiderio di osservare i Comandamenti.
Dio rimane sempre ad attendere i peccatori ma essi non hanno la forza di pregare. Aiutiamoli noi con le nostre preghiere.
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