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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 15 ottobre 2014

Il nostro «sì» passa attraverso le piccole cose (Contributi 985)

Vi propongo una testimonianza di Don Tommaso Pedroli, parroco a Fuenlabrada (Madrid), della Fraternità Sacerdotale San Carlo 

Una delle esperienze più misteriose e affascinanti del sacerdozio è accettare la volontà di Dio. Si tratta di un graduale «depossessamento» che trova il suo apice nella cerimonia di ordinazione e che si dipana, da quel momento, in ogni istante della vita. L’esempio più emblematico è senz’altro la celebrazione dei sacramenti, nella quale risalta la sproporzione fra la limitatezza della persona e la grandezza di Cristo che prende possesso di parole e di gesti umani. Ma ogni istante della mia vita è in realtà una realizzazione di questa misteriosa donazione, attraverso la quale si sperimenta una pienezza inimmaginabile. 
Durante il seminario ho rimpianto tante volte quel primo e ormai lontano istante in cui dissi di getto il primo «sì» alla possibilità di incominciare il cammino verso il sacerdozio. In un certo senso, avevo bisogno di quella purezza, di quella consegna totale che avevo vissuto all’età di diciott’anni. Poi, il giorno dell’ordinazione sacerdotale l’ho richiesto con insistenza al Signore: «Fammi tornare puro e semplice come quella volta». Sul momento sembrò non succedere niente… ma Dio, essendo un buon Padre, prende molto sul serio e aspetta con pazienza fino al momento in cui decide cosa e come chiederti di cambiare. È stato così per la separazione fisica dalle persone care, poi per una serie di cambi di programma sulla mia attività pastorale, quindi per la partenza verso una destinazione che non avevo osato immaginare ma per la quale ho provato fin da subito un’enorme gratitudine. E poi ancora, nella vita di missione, entrare in una storia di rapporti e di opere nelle quali sono solo l’ultimo tassello, e servire quello che era stato costruito da altri. Imparare a fare la volontà di Dio è perciò un cammino graduale. Quando andiamo in montagna non possiamo pensare di giungere alla vetta senza un’adeguata preparazione e una lunga marcia di avvicinamento. Anche nella mia vita accettare la volontà di Dio passa sempre attraverso piccole cose, magari banali, che educano il cuore ad accettare le grandi sfide della vocazione. Tutto è occasione di crescita e conversione: vivere in un paese straniero, accettare un modo di cucinare lontano dalla tua sensibilità o trovarsi a cantare fra amici durante una serata che avresti progettato in modo completamente diverso. Allo stesso tempo, ho dovuto imparare e sto imparando che per crescere è necessario anche obbedire a chi ama la mia vita. Solo seguendo la volontà di un altro più avanti nel cammino posso essere sorretto e aiutato a scoprire la positività dell’esistenza e il disegno nascosto in ogni piccolo passo che Dio mi chiede di compiere. 
Questa esperienza del depossessamento, che san Paolo aveva descritto così intensamente con la frase «non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me» (Gal 2,20), non è certo una prerogativa del sacerdozio, ma una conseguenza del battesimo. Siamo tutti chiamati a vivere questa realtà misteriosa, che non esclude il dramma della libertà, ma la cui bellezza vince abbondantemente ogni iniziale resistenza. Fare la volontà di Dio è perciò un cammino costituito da passi che vanno compiuti ogni giorno, verso la grande meta della felicità che un altro ci ha preparato e la cui bellezza non possiamo neanche immaginare.
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