Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

martedì 12 novembre 2019

SCO 33 - La tremenda fine di chi ha venduto l’anima al diavolo

Lunedì 11 novembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca (17,1-6)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai». Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la Fede!». Il Signore rispose: «Se aveste Fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sradicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In pochi versetti Gesù inserisce tre pensieri che suscitano molta riflessione in quanti hanno dato un senso alla loro vita. Gli altri non se ne curano, soprattutto quelli che scandalizzano con indecenze devastanti e istigano al Male quelli che ascoltano o vedono, ma tutto si ritorcerà contro gli autori.
È difficile per chiunque arrivare a descrivere questi tre detti che Gesù, solo Lui, mette insieme.
Lo scandalo, il perdono e la Fede, vengono spiegati con poche parole e collegate tra loro. Lo scandalo è devastante per chi lo commette e i suoi cattivi esempi stravolgono la sensibilità di molti seguaci che li imitano e cadono negli stessi errori gravissimi.
Chi commette scandalo, «insegna» ulteriore immoralità e una spinta alla depravazione a milioni di persone che ne vengono a conoscenza tramite i mezzi di comunicazione. Quanti conoscono gli scandali dei prelati, dei politici e dei personaggi pubblici, fanno propri ulteriori impulsi ad imitare gli stessi atti immorali, e annettono nell’inconscio impulsi provocatori che determinano un cambiamento nello stile di vita.
Molti hanno assunto come motto che tutto è lecito, altri non lo pensano ma avvertono nuove inclinazioni dopo avere conosciuto gli scandali altrui.
Le nuove inclinazioni verso il male devono creare un allarme nel cristiano per rafforzare la resistenza, deve capire di trovarsi sempre davanti a un bivio e se è comprensibile il peccato commesso per debolezza, è invece pericoloso cercare e cadere volontariamente nella brace del peccato.
Lo scandalo è come finire in una voragine, ma molti sciocchi esaltano i loro scandali, parlano pubblicamente delle immoralità che commettono.
C’è la tendenza contagiosa e scandalosa di parlarne apertamente e far sapere delle loro depravazioni, simili agli animali. I motivi vanno ricercati nella loro psiche, ciò che li unisce è la mancanza di dignità, equilibrio e saggezza.
Sono molte le tipologie di scandali da analizzare, oggi lo scandalo è diventato normalità, e i buoni che non commettono scandali sono osservati con sufficienza dai disonesti e malpensanti.
Ogni settore della vita è contagiato dall’immoralità e pochi riescono a resistere agli appelli di personaggi «simpatici», retribuiti per lanciare determinati messaggi subliminali o non dire, non scrivere oggettive verità.
Ci sono giornalisti che amano travisare la realtà, ma non è per incapacità, essi la percepiscono senza i valori umani basilari.
Altri scrivono secondo l’orgoglio e un odio fanatico, maestri solo nel negare l’evidenza.
Non si possono leggere gli scritti di quanti sostengono l’immigrazione e la loro appartenenza politica atea. Quasi tutti sono di provenienza comunisti, qualcuno riesce ad essere corretto nel raccontare la politica se parla di quella straniera, come un corrispondente di un quotidiano che ha scritto un buon libro sugli Stati Uniti.
Per il resto solo parole di odio e un concentrato di falsità, una storia che inventano e le menzogne più numerose delle parole che scrivono.
Sono diventati molti i personaggi dello spettacolo «costruiti» in laboratorio con la finalità di depravare l’umanità, diffondere scandali e spingere tutti ad imitarli. È difficile per i più deboli resistere ai messaggi amorali lanciati da cantanti o da altri «famosi» che in pubblico sono solo bravi a mantenere la maschera sul volto.
Perché in realtà molti di loro hanno venduto l’anima a satana e le loro capacità sono prestate dai diavoli, i quali li torturano adesso e poi nell’inferno.
Diversi anni fa vi ho citato Bob Dylan, descritto da un suo (ex) amico come un incapace chitarrista e dopo due mesi divenne il più bravo di tutti. È raccontato in un libro: «Suonò a una festa, sembrava un altro. Come in quella storia di “bluesman” che a un crocevia incontrano il diavolo e assumono poteri magici.
Quando è tornato suonava Woody, Van Ronk, faceva il “fingerpicking” e suonava l’armonica, tutto in soli due mesi, non in un anno».
Dylan disse all’amico: «Ero andato al crocevia e avevo fatto il grande patto con diavolo, tutto in una sola notte. Quando tornai a Minneapolis si chiedevano: “Ma dove è stato?”. “Sei stato al crocevia?”».
Il 30 maggio 2015 Dylan ha confessato pubblicamente di avere venduto l’anima al diavolo.
Tantissimi volti di milioni di «famosi» hanno impressi i segni del diavolo, anche nello sport, nella politica e in tanti altri ambienti di successo.
Queste persone non credono in Dio o non se ne curano e per loro l’anima è un’invenzione o la ignorano perché accecati dalla follia del successo, del potere, del denaro da ottenere con qualsiasi mezzo. Ma vivono come dei disgraziati esauriti e in una dimensione
Non credono nell’aldilà e appare come un gioco vendere l’anima al diavolo. Non comprendono che i loro pensieri cesseranno di esistere perché saranno i diavoli a pensare in essi, ad ispirare le parole, a desiderare determinate scelte, a cercare il piacere viscerale.
Sono possedute dai diavoli queste persone? Sì. La presenza dei diavoli varia secondo l’adesione al Male e l’ambizione. Ci sono personaggi malvagi e altri molto malvagi. Direi disumani per la capacità di creare tremende forme di Male sociale e nel privare il popolo di aiuti indispensabili, come avviene in Venezuela.
Ognuno ha un patto personale e un tremendo debito con i diavoli!
Lo scandalo si vince con la Fede, una Fede che può diventare grande anche se al momento è minima. La Fede si coltiva con i Sacramenti, la preghiera, le virtù, l’onestà, la bontà, la verità. Una Fede forte ottiene da Gesù anche l’impossibile, perché Lui desidera donarci tutto quello che ci necessita.
Molti di quanti mi scrivono, mi chiamano o vengono a trovarmi, mi raccontano delle Grazie ricevute proprio per la Fede con cui si chiede.
Molti mi chiedono di continuare come in passato la pubblicazione delle testimonianze dei nostri parrocchiani virtuali, io in questo tempo ho preferito scrivere più insegnamenti per aiutarvi, le vostre testimonianze troveranno spazio a tempo debito.
È Gesù che dà le Grazie, la Madonna raccoglie le nostre preghiere e libera dal Male, dalle negatività demoniache, proprio perché noi preghiamo con Fede. Solo questo possiamo fare per ricevere anche miracoli impossibili.
Perdonate nei vostri cuori chi vi ha fatto del male, il perdono fa perdere potere ai diavoli e riusciamo dove tutto appare difficile.

lunedì 11 novembre 2019

SCO 32 - Disposti a tutto per il successo

Domenica 10 novembre 2019   XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 + Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38)
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi -i quali dicono che non c’è risurrezione- e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli Angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per Lui». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questo commento aggiungo altre spiegazioni sui Vangeli dei giorni scorsi. Abbiamo meditato sull’astuzia disonesta di un amministratore dei beni di un ricco e sulla scaltrezza dei figli di questo mondo. Questi sono distaccati dalla Volontà di Dio e non posseggono le virtù come i figli della Luce.
I figli di questo mondo sono smaliziati calcolatori, mostrano una capacità intuitiva efficace, ma sono privi della Grazia di Dio e del suo Amore, non riescono a praticare la bontà con l’intenzione insegnata da Gesù e non comprendono l’importanza dei valori morali.
Il fatto stesso di vivere senza Dio e in uno stato perenne di peccato, arreca ad essi danni spirituali profondi e la loro mentalità diventa somigliante a quella di satana. Diventa fatale questa comunione tra i peccatori malvagi e satana, in quanto mossi dalla stessa mentalità.
I figli di questo mondo sono atei, anticlericali, indifferenti a Dio, assaliti da continui pensieri perversi, schiavi dei vizi, bugiardi, ingannatori, subdoli, ipocriti, malpensanti, diffamatori, avidi, immorali, corrotti, ingiusti, vendicativi.
È una grande disgrazia lasciarsi dominare da tutti i pensieri che arrivano alla mente, senza discernimento e con l’agitazione che già manifesta la mancanza dello Spirito Santo. Sono le tentazioni dei diavoli e della mentalità che posseggono, a far eseguire tutto meccanicamente e con premurosa smania, curando l’illusione di stare bene e di vivere la migliore vita...
La vita dei figli di questo mondo è opposta al Vangelo ed essi non se ne rendono conto, la loro mira è di fare solo quello che pensano, senza alcun confronto con chi li ha creati né con le condizioni in cui si trovano le persone che hanno compiuto le loro identiche scelte.
I radical chic sono troppo ridicoli, ottusi, meschini nelle finte gioie che dicono di vivere, solo perché compiono quello che pensano. Solo quello. D’altronde per loro Dio non esiste, i pochi che dicono di credere Lo dimenticano presto per uniformarsi a quelli con cui bere un aperitivo, coltivare amicizie opportune nei momenti di necessità e non per ultimo, fare parte di una Loggia per spianare la carriera e diventare famosi. Molti sono disposti a tutto per il successo.
Gioiscono quando ingannano o agiscono con teatrale ipocrisia, ma non è vera gioia. Come possono gioire se precipitano sempre più giù nelle tenebre e la loro mente è annebbiata, la loro mentalità diventa sempre più uguale a quella dei diavoli?
È un grande dispiacere per me la constatazione della vita sbagliata dei figli di questo mondo. Non capiscono che perdono la vera felicità e la vita eterna rimanendo lontani da Gesù, ed è questa lontananza a renderli facilissime prede di satana e in essi lui fa tutto quello che vuole!
Questa è la vera ragione della acutezza mentale e della rapidità operativa dei figli di questo mondo. Sono aiutati da satana e questo disgraziato aiuto dovrà essere ripagato lautamente, fino a quando non avranno gustato tutte le immoralità del mondo per poi precipitare nell’inferno.
Già in questo mondo vivono l’anticipo dell’inferno. Guardate la vita di molti personaggi pubblici, l’inconsistenza della loro vita, molto spesso tragicamente dannosa per gli altri che li seguono o per l’Italia, trattandosi di politici.
Se i figli di questo mondo sono invasi e devastati dai diavoli e in molti casi eccellono in qualche campo, anche per la loro profonda cattiveria e magistrale ipocrisia, i figli di Dio invece faticano per conquistare posti autorevoli e mostrare i loro talenti.
Non deve essere un dramma quando i buoni incontrano ostacoli strani e persone vendute al Male, perché la vicinanza a Gesù, la sua Grazia e la preghiera costante, faciliteranno prima o poi il raggiungimento di quanto è meritevole e si desidera di buono.
I buoni cristiani sono portatori dell’Amore di Dio e la stessa vicinanza scombussola tutti quelli che vivono in comunione con satana.
Le difficoltà momentanee che incontrano i cristiani autentici, non sono inutili, essi guadagnano meriti davanti a Dio e si arricchiscono del suo Spirito. Non bisogna mai disperare se qualche buon progetto di vita incontra ostacoli per un periodo, nulla deve farci perdere la gioia interiore e la certezza che «nulla è impossibile a Dio» (Lc 1,37)
Oggi Gesù nel Vangelo risponde a una domanda e chiarisce che Dio è vivo e Lo incontrano quelli che vivono da vivi.
Sembra un paradosso affermarlo ma molti Ministri sacri vivono privi della presenza del Dio vivo, quello predicato da Gesù. Sono senza Dio e le loro scelte di vita, le loro parole, le iniziative che corrodono la Fede cattolica, l’apertura alle altre religioni o presunte tali, indicano che per tutti loro Dio è morto.
Non obbediscono alla sua Parola, non osservano il Vangelo, sono divenuti seguaci della dottrina protestante dell’eretico Lutero.
Il grande tema dibattuto in questi secoli dai protestanti riguarda la giustificazione ed essi lo trovano conveniente, perché secondo Lutero i cristiani non si salvano in base ai Sacramenti, alle buone opere come insegna Gesù Cristo, si salvano invece per la fede. Chi crede è salvo...
E la Confessione? Non serve a nulla. Le buone opere e una vita onesta? Non valgono a nulla. Come ci si salva? Per Fede. È una follia.
Questa è la nuova dottrina protestante presente in molti della gerarchia e tutte le iniziative prendono corpo da questo assunto: se ci salviamo per Fede non serve la Confessione, non vale nulla il Santo Rosario, la Santa Messa si può cambiare (e lo faranno), le penitenze e la pratica delle virtù sono una banalità.
Se ne deduce che neanche le buone opere sono necessarie per la salvezza eterna. No, sono buone opere solo quando si accolgono gli immigrati, si pratica l’accoglienza dei musulmani anche nelle parrocchie e nei conventi. E i cinque milioni di italiani poveri? Fatti loro, se la vedano loro. Così ragionano molti Ministri sacri!
Hanno messo Lutero al posto di Gesù e questo eretico negava la transustanziazione come trasformazione di pane e vino in Corpo e Sangue di Cristo. Per Lutero non esiste l’Eucaristia né ha senso la Santa Messa. Queste sono alcune delle sue posizioni eretiche.
Il Vangelo oggi spiega che Dio è vivo e che Lo percepiscono vivo i cristiani che osservano la sua Parola. Il pretesto per la discussione arriva dai sadducei, essi negavano la risurrezione e Gesù rappresentava un ostacolo alla diffusione della loro dottrina. Il loro scopo era quello di rendere criticabile, biasimevole Gesù, e posero una domanda.
La sua risposta circostanziata afferma che Dio è vivo per coloro che vivono uniti a Lui, gli altri non Lo percepiscono e sono in errore!
La risurrezione insegnata da Gesù riguarderà tutti gli esseri umani esistiti, e l’aldilà sarà conosciuto da tutti, ognuno andrà dove ha scelto in questa terra con la sua vita e le sue opere, buone o cattive.
«Dio non è Dio dei morti», afferma il Signore e di conseguenza solo chi vive per Dio, vive davvero una vita bella, felice, appagante.
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SCO 31 - Le catacombe e la conversione di Costantino

Sabato 9 novembre 2019

Dedicazione della Basilica Lateranense

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del Tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo Tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo Tempio è stato costruito in quarantasei anni e Tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma Egli parlava del Tempio del suo Corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. 


Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Questa celebrazione ci permette di considerare le origini della Santa Chiesa, quando erano presenti al suo interno molti uomini incorruttibili e virtuosi, non aveva incalcolabili macchie causate dai suoi figli come continua ad avvenire in questi tempi.
Nel sentire comune quando si parla degli scandali nella Chiesa si pensa all’Istituzione Chiesa, mentre si intendono solo i suoi Ministri infedeli.
La Chiesa del Laterano è ritenuta madre di tutte le Chiese dell’Urbe e dell’Orbe, di Roma e del mondo.
Fu Sant’Elena, madre coraggiosa e devotissima di Gesù a mediare a favore dei cattolici che pregavano nelle catacombe e per sua intercessione il figlio Costantino donò alla Chiesa, finalmente visibile, il palazzo del Laterano nel 312 e nel 320 vi aggiunse la Chiesa del Laterano, che divenne in assoluto la prima Basilica del Cristianesimo.
È la più antica e la più imponente per eccellenza. Iniziata nel 320 venne consacrata da Papa Silvestro il 9 novembre 324.
Da allora i Papi presero dimora al Laterano e vi si svolsero nei secoli futuri duecentocinquanta Concili, di cui cinque ecumenici.
L’importanza straordinaria di questa Chiesa è data dal trionfo che conobbero i cristiani che avevano pregato per III secoli nelle catacombe, nascosti per le persecuzioni violente e impossibilitati a rendere culto a Dio in altri luoghi pubblici.
Questa Basilica rappresenta il segno esteriore del trionfo della Fede cristiana sul paganesimo, un sogno atteso per secoli e solo la conversione di Costantino rese possibile l’inizio della evangelizzazione pubblica senza più la paura degli arresti e delle uccisioni da parte dei romani.
Nella Basilica di San Giovanni in Laterano si cominciarono a celebrare le Messe e a sviluppare le dinamiche dell’apostolato libero.
In tutti questi anni la Santa Chiesa ha conosciuto fasi di appannamento del suo splendore, di grandi missioni apostoliche, di grandi conversioni. Il momento che stiamo vivendo oggi è il più drammatico dei duemila anni del Cristianesimo e quanti hanno letto tantissime profezie di Santi e Beati, oltre ai mistici autentici, comprendono che la Fede sta svanendo a cominciare dai Ministri sacri chiamati ad annunciarla.
La Beata Caterina Emmerick è solo una delle mistiche che hanno ricevuto rivelazioni importanti e sconvolgenti. Le visioni che ebbe, riconosciute dalla Chiesa, avvennero dal 1819 fino al giorno del suo trapasso, nel 1824.
Sono riportati in sedicimila grandi fogli i suoi racconti biblici e le contemplazioni mistiche, paragonabili in qualche modo a quelle della Venerabile Maria De Agreda (1602-1655) o della più recente Serva di Dio Teresa Neumann (1898-1962). Leggiamo alcune rivelazioni di Gesù alla Beata Caterina Emmerick.
«La Chiesa si trova in grande pericolo. La dottrina protestante e quella dei greci scismatici si diffonde dappertutto. Ora vedo che in questo luogo la Chiesa viene minata in maniera così astuta che rimangono a mala pena un centinaio di Sacerdoti che non siano stati ingannati. Gli altri lavorano alla distruzione, persino il clero. Si avvicina una grande devastazione». (1 ottobre 1820)
«Vidi anche il rapporto tra i due papi... Vidi quanto sarebbero state nefaste le conseguenze di questa falsa chiesa. L’ho veduta aumentare di dimensioni; eretici di ogni tipo venivano nella città di Roma.
Vidi ancora una volta che la Chiesa di Pietro era minata da un piano elaborato dalla setta segreta (massoneria), mentre le bufere la stavano danneggiando. Ma vidi anche che l’aiuto sarebbe arrivato quando le afflizioni avrebbero raggiunto il loro culmine. Vidi di nuovo la Beata Vergine ascendere sulla Chiesa e stendere il suo manto su di essa.
Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che veniva costruita a Roma. Non c’era niente di santo in essa. Ho visto ogni genere di persone, cose, dottrine ed opinioni. C’era qualcosa di orgoglioso, presuntuoso e violento in tutto ciò, ed essi sembravano avere molto successo». (12 settembre 1820)
«Poi vidi che tutto ciò che riguardava il protestantesimo stava prendendo gradualmente il sopravvento e la Religione Cattolica stava precipitando in una completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti erano attratti dalle dottrine seducenti ma false di giovani insegnanti, e tutti loro contribuivano all’opera di distruzione.
In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà preservata solo in alcuni posti, in poche case e in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre”. (1820)
Allora, vidi che la Chiesa veniva prontamente ricostruita, ed era magnifica più di prima». (Agosto-ottobre 1820)
Oggi è la solennità della Chiesa, e intendo l’unica Chiesa fondata da Gesù Cristo, quella Cattolica. Le altre sono originate da scismi e atti politici compiuti da uomini senza fede in Dio. L’uomo privo dello Spirito di Dio è spavaldo delle sue sicurezze, agisce con molta temerarietà e si trasforma quasi sempre in un essere irresponsabile.
Il ricordo della Basilica Lateranense è importante per noi cattolici, proprio questa Basilica rese visibile la Chiesa fondata da Cristo, dopo la conversione di un uomo che aveva perseguitato la stessa Chiesa: Costantino.
La Chiesa usciva dalle catacombe frequentate per diversi secoli. La conversione di Costantino fu un evento clamoroso, era l’imperatore romano e tutti i territori sottomessi a Roma si avvicinarono al Cristianesimo.
A cambiare l’imperatore romano contribuirono sicuramente le preghiere di sua madre, Elena, di estrazione plebea ma diventata la donna più amata e onorata dal popolo romano, fino ad acclamarla con il titolo più alto per una donna, quello di «Augusta».
Elena diventerà Santa, non solo per avere contribuito alla conversione del figlio Costantino, furono le sue eccelse opere e il grande amore al Signore Gesù a renderla modello di autentica Fede cristiana. Ella si prodigò senza sosta per la costruzione di Basiliche sui luoghi santi, fece ritrovare la Croce di Gesù e quelle dei due ladroni, compì molte opere per la diffusione del Vangelo.
L’aspetto che desta molta curiosità e che ci fa capire la perdita della religiosità per diversi secoli, riguarda la trascuratezza verso la Basilica, essa rimase semidistrutta per lungo tempo. Agli occhi dei romani e dei viaggiatori che si recavano a Roma, la Basilica incendiata e colpita durante le guerre, rappresentava in modo plastico la perdita della Fede dei cattolici.
Ci vollero un Papa molto devoto e molti cattolici fervorosi a volere la sua ricostruzione e venne nuovamente consacrata nel 1726.
Oggi si sta compiendo qualcosa di diverso. Ammiriamo la splendida Basilica mentre è ridotta in macerie la religiosità di molti prelati.
Se la Basilica di San Giovanni in Laterano ha rappresentato da molti secoli la vittoria di Gesù Cristo sui suoi nemici, oggi da quanto leggiamo e ascoltiamo, alcuni nemici si nascondono proprio al suo interno. Questa verità è destabilizzante per tutta la Chiesa, stanno cercando di minare le sue fondamenta per rivoluzionarla e renderla protestante.
Prove ne hanno dato in quantità inequivocabile, è il loro progetto massonico di renderla umana, con un nuovo Gesù e una nuova dottrina.
Noi rimaniamo ancorati al Vangelo storico e al Catechismo del 1992, le novità non ci possono scalfire e dobbiamo fare un grande apostolato.
La Chiesa è di Cristo ma è formata da noi cattolici, ognuno di noi è Chiesa e deve rimanere unito alla Roccia. Adoriamo di continuo Colui che ha protetto in questi duemila anni la Chiesa da tantissimi impostori e da mercenari avidi, invochiamo ogni giorno lo Spirito Santo per noi, la Chiesa e tutti i Ministri sacri.
«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
Il Signore Gesù vincerà molto presto contro i suoi e nostri nemici!
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sabato 9 novembre 2019

SCO 30 - I furbi sono perspicaci, hanno una marcia in più ma nel Male

Venerdì 8 novembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca (16,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’opera dell’amministratore disonesto è astuta, trova il modo per garantirsi un sostanziale benessere per il futuro, senza darsi pensiero che quel denaro è di provenienza illecita e maledetta. Quel denaro ottenuto con una modalità maliziosa, gli ricadrà addosso come un peso enorme e gli causerà grandi mali.
Quello che si possiede deve essere valutato secondo il criterio della provenienza, come si è ottenuto. I cristiani onesti non hanno alcun problema, camminano a testa alta per quanto posseggono e non temono di patire disgrazie che arrivano sempre come ai corrotti, molti dei quali possiedono denaro acquisito disonestamente.
I buoni dormono sonni tranquilli, i loro beni materiali sono benedetti da Gesù, non cercano modi disonesti per ottenere vantaggi economici.
Questa società ha ipnotizzato tantissimi sull’importanza di possedere molti beni materiali, è si considera l’unica ragione per una vita gratificante.
La parabola raccontata da Gesù non ha la finalità di ammirare l’opera disonesta dell’amministratore, che rimane un corrotto, però lo prende come esempio per evidenziare la sua astuzia, la sua intraprendenza, la smaliziata capacità di provvedere al suo futuro.
È un’azione opposta alla predicazione di Gesù, e la sua condanna è garantita, rimane comunque da valutare la scaltrezza utilizzata dal disonesto mentre una simile scaltrezza non viene utilizzata nella verità, dai seguaci di Gesù Cristo.
Si trova tutto qui il significato di questa parabola, Gesù vuol dire che i suoi seguaci hanno poca astuzia nel pensare al loro futuro, alle cose di Dio, alla vita eterna.
Il Signore evidenzia che i furbi sono scattanti e perspicaci come se avessero una marcia in più ma nel Male, ed è un tipo di agilità iniqua.
Non avere questa dinamicità nel Male per i buoni è tutta santità, essi devono volgersi solo verso il Bene e qui bisogna capire come fare.
Non dobbiamo imitare la mentalità dell’amministratore disonesto, questo è stato chiarito, è interessante la sua scaltrezza, la capacità di elaborare un piano per trovare la migliore soluzione e garantirsi un futuro tranquillo, senza preoccupazioni.
Noi dobbiamo vivere con la mente rivolta a Dio, impegnati nel compiere solamente opere buone e in modo spirituale. Solo così l’intelletto si purifica e si scopre un’intelligenza pura e non maliziosa. Anche satana è intelligente, anche fin troppo, la utilizza solo per odiare e dare morte, addirittura per patire maggiormente nell’inferno per ogni opera che compie contro l’umanità soprattutto contro i veri seguaci di Cristo.
Tutti i cristiani che non pregano o pregano poco o agiscono mossi dall’orgoglio, sono bloccati alle loro idee e ad esse obbediscono. Quasi sempre sono intrise di amor proprio ed è difficile per loro trovare l’equilibrio. Cadono di male in peggio.
Chi obbedisce a sé non serve Gesù, non ha nella mente santi propositi che elevano l’anima e stabiliscono una profonda comunione con il Signore.
La vita oggi è troppo veloce in tutti i sensi, il tempo sembra volar via con una velocità raddoppiata e gli impegni giornalieri non permettono a molti di fermarsi e riflettere. Dalla mattina alla sera i pensieri umani e le preoccupazioni si intrecciano e non rimane mai il tempo per interessarsi della cosa in assoluta più importante: l’anima.
Così la confusione, la tristezza, l’orgoglio, la superbia, la certezza delle proprie idee e di essere migliori di tutti, «paralizzano» l’anima.
Ciò che si dimentica nella vita è il bene dell’anima e cosa fare per farla diventare santa. Manca la scaltrezza, l’astuzia, l’abilità dell’amministratore disonesto, intuitivo nel trovare la soluzione per il suo futuro. Noi quale futuro vogliamo? Stiamo andando dietro a qualcosa che nel futuro ci restituirà grandi ricompense davanti a Dio?
Quello che appare in molti cristiani è la dimenticanza di Dio.
Molti parroci non hanno più la percezione della Chiesa come Casa di Dio e luogo sacro per eccellenza, luogo di salvezza delle anime. Non dedicano tempo ai fedeli e chiudono le Chiese, mostrano di non avere alcun amore e legame spirituale con Gesù, vivono senza porsi la tremenda domanda sulla fine eterna delle persone a loro affidate da Dio.
I cattolici devono comunque cercare le Chiese aperte per adorare l’Eucaristia e parlare con Gesù delle loro cose. Se non c’è adesso l’abilità di curare l’anima e di arricchirla di meriti che riceveranno grandi ricompense, la responsabilità è di chi ha trascurato la sua anima, preoccupandosi eccessivamente di cose marginali.
Invece di accumulare beni che appesantiscono l’anima, la migliore scelta per i cristiani è quella di arricchire l’anima della Grazia divina.
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SCO 29 - Determinati pensieri dominano la vita

Giovedì 7 novembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca (15,1-10)
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed Egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel Cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, Io vi dico, vi è gioia davanti agli Angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’argomento conversione fa scattare in moltissime persone una veloce repressione, procura un blocco psichico come se dovessero compiere chissà quali sacrifici disumani. C’è paura di lasciare comportamenti riconosciuti come sbagliati, le proprie convinzioni e tante cose effimere di cui purtroppo ne sono dipendenti.
Nessuno le ha obbligate a fare quelle scelte, la debolezza si trova nell’uomo e nella donna, essi hanno perduto la libertà di scegliere la parte migliore della vita, quella spirituale, e quasi sempre cercano solo ciò che alletta i sensi, finendo come automi nel desiderare fortemente quanto si brama.
Quando Gesù dice che è venuto per i malati, non intende la malattia del corpo, parla dei peccatori che non compiono un vero cammino di Fede, quelli colpiti dall’impulsività, dalla debolezza cronica e si lasciano guidare dall’istinto. Compiono quasi tutte le opere seguendo l’emotività del momento, e si lasciano scegliere dai «consigli» programmati dai mass-media.
Le spinte emotive vanno controllate e regolate, da soli rimane impossibile trovare l’equilibrio e quando non si compie qualcosa di dannoso è solo perché manca l’occasione o il denaro. Le tendenze istintive diventano malattie spirituali e solo Gesù può guarire da queste inclinazioni dannosissime.
Gesù è venuto a guarirci e tutti nel mondo abbiamo bisogno di Lui, nessuno deve presumere di riuscire a farcela da solo senza Lui.
Meditando la vita del Signore vediamo con chiarezza che essa manifesta tutta la sua assoluta impeccabilità. Più ancora, Egli stesso domanderà a coloro che Lo accusano: «Chi di voi può convincermi di peccato?».
Gesù Cristo durante la sua vita è in lotta con il peccato e con tutto ciò che genera il peccato, a cominciare da satana, che è «padre della menzogna».
La battaglia che Gesù conduce contro il peccato e le sue più profonde radici non Lo allontana dal peccatore. Proprio al contrario, Lo avvicina agli uomini, a ogni uomo. Nella sua vita terrena Gesù era solito mostrarsi particolarmente vicino a chi, agli occhi degli altri, passava per peccatore o lo era davvero.
La meditazione di oggi deve portarci ad accrescere la nostra fiducia in Gesù tanto più quanto maggiori siano le nostre necessità; e in modo speciale se talvolta sentiamo tutto il peso della nostra debolezza: Cristo ci è vicino anche allora.
Allo stesso modo, pregheremo con fiducia per quelli che sono lontani dal Signore, che non rispondono alla nostra sollecitudine per avvicinarli a Dio e che sembrano perfino allontanarsi da Lui. La parabola di oggi ci fa comprendere quale atteggiamento dobbiamo utilizzare verso i peccatori.
Nella parabola Gesù evidenzia il grande amore e la preoccupazione per la perdita di una sola pecorella, che simboleggia la persona umana. Novantanove pecorelle erano in un luogo sicuro, solo una si era smarrita perché non aveva seguito le indicazioni del pastore. Staccandosi dalla via già conosciuta per averla percorsa molte volte, si era incamminata per altra via e smarrita.
Lo stesso avviene all’anima che si lascia ingannare da prospettive seducenti che arrivano dal mondo e che agitano pensieri non umili, carichi di smanie compulsive. Sono pensieri che fanno uscire dal proprio mondo, dalla realtà in cui si vive per sperimentare sensazioni appaganti, ma che sono illusorie, durano poco e si vive peggio di prima.
Una persona può attuare un determinato comportamento o avere determinati pensieri, senza trovare un’armonia con i bisogni segreti del proprio Io, non riesce a trovare un appagamento perché ha una diversa percezione di sé.
La vita psichica di molte persone è influenzata da tanti pensieri strani e incoerenti, da comportamenti irrazionali e da manie che vengono considerati normali perché la persona non ha incontrato davvero Gesù Cristo. Non ha gli elementi indispensabili per evitare tutto questo che la psicologia indica come compulsione ed è un impulso irrefrenabile verso qualcosa.
L’insistenza di determinati pensieri dominano la vita di una persona e se non è abituata a pregare con Fede, perde il contatto con la realtà.
Questi pensieri insistenti che poi si traducono in azioni immorali, utilizzo di droghe, scelte disastrose, giudizi gravi, fino ad arrivare a commettere adulterio o a fare sesso cambiando partner spesso, li indico come ossessione. La fissazione indica la persona che perde il controllo di sé per compiere atti che riconosce essere contrari al Vangelo e ai Comandamenti.
L’idea fissa che si ritrovano molti, non sempre arriva da satana, tanto che lui in molti casi potrebbe dire che non c’entra nulla con l’agire di tanti peccatori. Sicuramente satana è soddisfatto dei peccati e dal traviamento della pecorella che prende un percorso diverso dal Vangelo per cercare quello che alletta i sensi, si riempie di orgoglio per i pensieri che piacciono molto ai diavoli.
La società di oggi è ricoperta da una coltre di modernità senza Gesù Cristo, tutti i mezzi di comunicazione subdolamente lasciano credere che si può vivere senza Dio, senza la presenza soprannaturale dell’Essere Divino che ha dato origine a tutto e ama tutti i suoi figli.
La tristezza della vita confusa e dissipata lascia molti confusi e rimangono nelle loro convinzioni che non sono quelle dello Spirito Santo.
Sono infelici perché lontani con il cuore da Gesù, adorano altro e non se ne rendono conto, non comprendono che la conversione concreta comporta il distacco da ogni idolo per incontrare la libertà e la gioia di Gesù.
Occorre rientrare in sé e porsi domande sincere per conoscersi e decidersi ad incontrare il Signore della vera vita e della vera pace.
Gesù continua a chiamare alla conversione i peccatori, ma l’uomo di oggi con difficoltà avverte la profonda necessità di convertirsi.
I cristiani devono vigilare per evitare gli sbandamenti che allontanano dal Signore. Quando si cade bisogna ricominciare ogni volta, ogni giorno, per colmare il cuore della gioia divina e rallegrare Gesù e la Madonna.
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venerdì 8 novembre 2019

3S 8 - Non si può amare Dio senza combattere

Brano tratto da Compendio di Teologia Ascetica e Mistica, di Padre Adolphe Tanquerey (1854 – 1932)
In paradiso ameremo senza bisogno di immolarci, ma sulla terra la cosa corre altrimenti. Nello stato attuale di natura decaduta ci è impossibile di amare Dio con amore vero ed effettivo senza sacrificarci per Lui.                                                                                            
[…] Noi non possiamo amar Dio senza combattere e mortificare queste tendenze; è lotta che comincia col primo svegliarsi della ragione e termina solo con l’ultimo respiro. Vi sono, è vero, momenti di sosta, in cui la lotta è meno viva; ma anche allora non possiamo disarmare senza esporci ai contrattacchi del nemico. È un fatto provato dalla testimonianza della Sacra Scrittura.                                                        
1° La Sacra Scrittura ci dichiara apertamente la necessità assoluta del sacrificio o             dell’abnegazione per amar Dio e il prossimo.                                                                   
A) A tutti i suoi discepoli rivolge Nostro Signore questo invito: “Chi vuol seguir me, rinneghi sè stesso, prenda la sua croce e mi segua: “Si quis vult post me venire, abnegat semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me”. Per seguire Gesù ed amarlo, è condizione essenziale il rinunziare a sè stesso, cioè alle cattive tendenze della natura, all’egoismo, all’orgoglio, all’ambizione, alla sensualità, alla lussuria, all’amore disordinato delle comodità e delle ricchezze; è il portare la propria croce, accettare i patimenti, le privazioni, le umiliazioni, i rovesci di fortuna, le fatiche, le malattie, in una parola tutte quelle croci provvidenziali che Dio ci manda per provarci, per rassodarci nella virtù e facilitarci l’espiazione delle colpe. Allora, e allora soltanto, si può essere suoi discepoli e camminare per le vie dell’amore e della perfezione.
Gesù conferma questa lezione col suo esempio. Egli che era venuto dal cielo espressamente per mostrarci il cammino della perfezione, non tenne altra via che quella della croce: Tota vita Christi crux fuit et martyrium. Dal presepio al Calvario è una lunga serie di privazioni, d’umiliazioni, di pene, di fatiche apostoliche, coronate dalle angoscie e dalle torture della dolorosa sua passione. È il commento più eloquente del “Si quis vult venire post me”; se ci fosse stata altra via più sicura, ei ce l’avrebbe mostrata, ma sapendo che non c’era, tenne quella per trarci a seguirlo: “Quando sarò elevato da terra, attirerò a me tutti gli uomini: “Et ego, si exaltatus fuero a terra, omnia traham ad me ipsum”. Così l’intesero gli Apostoli che ci ripetono, con S. Pietro, che se Cristo patì per noi, lo fece per trarci alla sua sequela: “Christus passus est pro nobis, vobis relinquens exemplum ut sequamini vestigia ejus”.
B) Tal è pur l’insegnamento di S. Paolo: per lui la perfezione cristiana consiste nello spogliarsi dell’uomo vecchio e rivestirsi del nuovo, “exspoliantes vos veterem hominem cum actibus suis et induentes novum”. Or l’uomo vecchio è il complesso delle cattive tendenze ereditate da Adamo, è la triplice concupiscenza che bisogna combattere e infrenare con la pratica della mortificazione. Dice quindi nettamente che coloro che vogliono essere discepoli di Cristo devono crocifiggere i loro vizi e i loro cattivi desideri: “Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis”. È condizione essenziale, tanto ch’egli stesso si sente obbligato a castigare il suo corpo e a reprimere la concupiscenza per non rischiare di essere riprovato: “Castigo corpus meum et in servitutem redigo, ne forte, cum aliis prædicaverim, ipse reprobus efficiar”.
C) S. Giovanni, l’apostolo dell’amore, non è meno chiaro e netto: insegna che, per amar Dio, bisogna osservare i comandamenti e combattere la triplice concupiscenza che regna da padrona nel mondo; e aggiunge che se si ama il mondo e ciò che è nel mondo, cioè la triplice concupiscenza, non si può possedere l’amor di Dio: “Si quis diligit mundum, non est caritas Patris in eo”. Ora per odiare il mondo e le sue seduzioni, è chiaro che bisogna praticare lo spirito di sacrificio, privandosi dei piaceri cattivi e pericolosi.
2° Ed è del resto necessaria conseguenza dello stato di natura decaduta […], e della triplice concupiscenza che dobbiamo combattere […]. È impossibile infatti amar Dio e il prossimo senza sacrificar generosamente ciò che si oppone a questo amore. Ora, come abbiamo dimostrato, la triplice concupiscenza s’oppone all’amor di Dio e del prossimo; bisogna quindi combatterla senza tregua e pietà, se vogliamo progredire nella carità.
Rechiamo qualche esempio. I nostri sensi esterni corrono avidamente verso tutto ciò che li solletica e mettono in pericolo la fragile nostra virtù. Che fare per resistervi? Ce lo dice Nostro Signore coll’energico suo linguaggio: “Se il tuo occhio destro è per te occasione di caduta, cavalo e gettalo via da te: è meglio per te che perisca uno dei tuoi membri, anzichè tutto il tuo corpo venga gettato nell’inferno”. Il che significa che bisogna saper staccare con la mortificazione gli occhi, le orecchie, tutti i sensi da ciò che è occasione di peccato; altrimenti non c’è nè salvezza nè perfezione.
Lo stesso si dica dei nostri sensi interni, specialmente della fantasia e della memoria; chi non sa a quali pericoli ci esponiamo se non ne reprimiamo sul nascere i traviamenti?
Le stesse nostre facoltà superiori, l’intelligenza e la volontà, sono soggette a molte deviazioni, alla curiosità, all’indipendenza, all’orgoglio; quanti sforzi non sono necessari, quante lotte sempre rinascenti per tenerle sotto il giogo della fede e dell’umile sottomissione alla volontà di Dio e dei suoi rappresentanti!
Dobbiamo dunque confessare che, se vogliamo amar Dio ed il prossimo per Dio, bisogna saper mortificare l’egoismo, la sensualità, l’orgoglio, l’amore disordinato delle richezze, onde il sacrifizio diventa necessario come condizione essenziale dell’amor di Dio sulla terra.
È questo in sostanza il pensiero di S. Agostino quando dice: “Due amori hanno fatto due città: l’amor di sè spinto fino al disprezzo di Dio ha fatto la città terrestre; l’amor di Dio spinto fino al disprezzo di sè ha fatto la città celeste”. Non si può, in altre parole, amar veramente Dio che disprezzando se stesso, cioè disprezzando e combattendo le cattive tendenze. In quanto a ciò che vi è di buono in noi, bisogna esserne grati al primo suo autore e coltivarlo con sforzi incessanti.
La conclusione che logicamente ne viene è che, se per essere perfetti bisogna moltiplicare gli atti d’amore, non è meno necessario moltiplicare gli atti di sacrificio, poichè sulla terra non si può amare che immolandosi. Del resto si può dire che tutte le nostre opere buone sono insieme atti d’amore e atti di sacrificio: atti di sacrificio in quanto ci distaccano dalle creature e da noi stessi, atti di amore in quanto ci uniscono a Dio. Resta quindi da vedere in che modo si possano conciliare insieme questi due elementi.

mercoledì 6 novembre 2019

SCO 28 - Ognuno di noi ha le sue croci

Mercoledì 6 novembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca  (14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a Me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a Me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Gesù rimase sdegnato quando vide l’albero di fichi privo di frutti, ed è simile a un cristiano privo di meriti. Intendiamo bene il significato di meriti nel Cristianesimo. Sono innanzitutto le preghiere costanti, umili e fiduciose, poi le azioni lodevoli compiute dal cristiano che permettono di ricevere subito grandi ricompense da Gesù, e poi la vita eterna.
Guadagnare meriti davanti a Gesù significa vivere il Vangelo, possedere valori morali, praticare le virtù, essere un cristiano sincero.
I dati che arrivano dalla società sono nettamente fomentatori di una vasta tendenza contraria ai valori cristiani, tutto il circo mediatico sembra essersi accordato per danneggiare irrimediabilmente la Chiesa Cattolica. Se poi si trovano implicati anche personaggi della gerarchia della Chiesa, il quadro è completo.
In questi giorni un vescovo italiano ha detto in una intervista che il Vangelo è comunista.
Un comunista sappiamo che falsamente afferma di stare con i poveri, e questa è una menzogna arrogante, ma il vescovo è stato accusato tre volte di avere compiuto truffe per svariati milioni di euro? Indagato, poi è arrivata l’archiviazione come conviene a un comunista!
Nel mondo c’è una lotta spirituale tra il Bene e il male, ogni persona è schierata da una parte, anche se molti si affannano per trovare una definitiva collocazione, nessuno può ritenere la sua attuale collocazione come quella finale.
Occorre una forza spirituale superiore per rimanere nel Cuore di Gesù e respingere tutti gli attacchi subdoli che arrivano dal mondo.
La mentalità di oggi arreca molto dolore soprattutto ai buoni, solo i buoni hanno un’anima «attiva», che ama e conserva i buoni sentimenti.
Si intravede il bene che compiono i buoni non solo dalle opere, perché è facile fare una buona azione e ritenersi scusato davanti a Dio; si capisce dall’impegno spirituale personale, dalla corrispondenza alla Volontà di Dio, da come affrontano la vita, dalle reazioni dinanzi alla malattia, dalla vita onesta e sincera che conducono.
La Croce è il simbolo e il segno del cristiano perché in essa si è consumata la Redenzione del mondo. Gesù ha usato l’espressione «portare la croce» in varie circostanze per insegnare quale doveva essere l’atteggiamento dei suoi discepoli dinanzi al dolore e all’avversità.
Ognuno di noi ha le sue croci, i più spirituali comprendono la differenza tra quelle che si confezionano da soli per gli errori di valutazione e le cantonate tragiche, da quelle che arrivano dal mondo egoista e che devono controllare con amore, anche sopportarle sempre con amore.
Mentre in quelli che di spiritualità ne masticano poca, c’è una forte agitazione continua e la loro vita è appesantita dalle croci costruite da loro stessi. Non hanno altro che croci nella vita, possono vivere nel benessere e nelle ricchezze, quelle croci rimangono sempre lì e non si smuovono.
Sono nei loro cuori, sono molto pesanti da portare. C’è da disperarsi e perdere la ragione, non conoscono come fare per rimuoverle.
Il dolore, nelle sue varie manifestazioni, è una realtà universale, e l’esperienza ci insegna che tutte le creature, poveri e ricchi, giovani e anziani, uomini e donne, soffrono per cause e motivi diversi. C’è da sottolineare per quale motivo si soffre e in che modo si soffre.
L’identica sofferenza viene vissuta in modo opposto da due persone che hanno una diversa spiritualità, questo è scontato. Esse percepiscono il dolore in modo difforme, quindi c’è serenità in una persona e disperazione, rabbia nell’altra.
L’odio e la vendetta che trionfano nel mondo crescono nelle anime prive dell’Amore di Dio, sono persone con tanta collera dentro e non trovano pace in nessuna circostanza. Solo quando si sfogano con violenza o utilizzano droghe e alcool entrano nella galleria buia della finta illusione di non avere più sofferenze con cui confrontarsi.
È vera vita questa?
Noi invece comprendiamo che siamo chiamati per Amore, mediante la sofferenza e la mortificazione volontaria, a completare nel nostro corpo la Passione di Cristo, accettando con spirito benevolo di sopportazione le avversità e tutte le cattiverie che ci arrivano.
Ci penserà Dio a dare ai cattivi quello che meritano, prima o poi questo avviene senza alcun dubbio. È la Giustizia di Dio.
In questa nostra lotta, Gesù e la Madonna sono sempre con noi, vinciamo il male con la preghiera e il perdono dato nel silenzio del cuore.
L’albero della croce è ricolmo di molti frutti.
Le sofferenze ci aiutano a essere più distaccati dai beni della terra, dalla mentalità vecchia ed egoista. Possedendo Gesù ci sentiamo appagati e gioiosi anche nelle sofferenze. Le tribolazioni sono una grande occasione di espiazione degli errori commessi e di tutti i peccati della vita passata.
Le difficoltà e le afflizioni che patiamo ci inducono a ricorrere con più prontezza e costanza alla Misericordia Divina. Il Santo Rosario ci salva.
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FC 2 - Incontro con Card. Sarah

Porto a conoscenza ed invito chiunque possa aderire a questo importante incontro con un testimone della fede cattolica

Questo il link
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FC 1 - No cari Pastori! La Chiesa non è “il” popolo

Propongo (e invito a visionare) un testo e un video di Cooperatores Veritatis molto importanti.
Questo è il primo di una serie di post con cui vorrei proporre (in primis a me stesso) i principi fondanti della vera e sana dottrina cattolica, post di riproposta la vera FedeCattolica. Solo nella Chiesa come è stata fondata da Gesù Cristo c'è salvezza.

Questo il video

Questo il testo

E come sempre i commenti sono graditi. 

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