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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

domenica 26 aprile 2015

Le croci nel cuore (Contributi 998)

Traggo dal sito della Fraternità Sacerdotale San Carlo questa lettera da Novosibirsk del seminarista Michele Baggi


Pochi giorni prima dello scorso Natale, i sacerdoti con cui vivo nella casa della Fraternità a Novosibirsk chiedono la mia disponibilità ad accompagnare don Francesco Bertolina durante le sue visite ai villaggi della diocesi. Io dico di sì. Durante il viaggio in direzione di Polovinnoe, 300 chilometri a ovest del capoluogo, ad un certo punto don Francesco accosta a lato della strada deserta. È già buio, sopra la steppa il cielo è limpido. Alzo lo sguardo e trovo davanti a me una stellata incredibile: difficile riconoscere le costellazioni, tante sono le stelle che si vedono. Il cielo è così vicino che sembra di poterlo toccare con le mani. Gli occhi fissi allo zenit, riconosciamo chiaramente la lettera “M”, corrispondente alla W della costellazione di Cassiopea. Don Francesco sussurra: «Per me quella è la firma di Maria, Regina del cielo e della terra, iscritta nel firmamento, Lei che dall’alto del cielo ci guida e ci protegge». Diciamo assieme l’Angelus e ripartiamo. L’inizio è sempre un dono.
Per la solennità del Natale, desideriamo che le celebrazioni siano ordinate e belle. Tuttavia, le condizioni che troviamo spesso non corrispondono a ciò che abbiamo immaginato. La chiesa di Krasnozërskoe, per esempio, è finita all’esterno ma dentro mancano molte “rifiniture”: le porte interne, un crocifisso nell’abside e persino le luci alle pareti e sul soffitto. Per illuminare l’intera chiesa durante la messa di Natale, programmata per le 18, non bastano le luci dell’altare. Cinque minuti prima di iniziare, don Francesco rimedia un faretto da 500 watt: lo montiamo alla buona perché le persone riescano almeno a leggere e a distinguere le parole dei canti. Davanti all’altare, sistemiamo un tavolino con sopra un cuscino e una statuetta di Gesù Bambino. Finalmente la celebrazione può iniziare. Finita la messa, però, ci rendiamo conto che non c’è più nessuno che possa intonare i canti durante le altre celebrazioni. Francesco mi chiede se mi sento di farlo. Io, cantare in russo? Inizialmente sono raggelato, poi scopro in me un’inaspettata libertà dall’esito: mi preparo leggendo più volte i testi, in modo che la mia pronuncia non sia pessima, e lo faccio. Canto in russo.
Anche grazie a questa esperienza, capisco che il Signore non mi chiede la perfezione ma semplicemente la disponibilità a dire il mio «sì», ad offrire quel poco che posso dare. Il resto ce lo mette Lui. Sono stato contento della possibilità di vedere con quale dedizione don Francesco doni la vita per queste persone. Entrando nelle case per portare la comunione ai malati, ho visto le condizioni molto semplici e povere in cui vive la maggior parte della gente. Spesso, da queste parti, le situazioni familiari sono drammatiche, a causa soprattutto della mancanza di una figura paterna. A Karasuk abbiamo celebrato la messa in casa di una giovane madre il cui marito è morto per l’abuso di alcol. La figlia di undici anni, Elisa, ci ha accolto regalandoci dei piccoli oggetti che aveva fatto a mano con la pasta di sale. Così, una volta tornati a Novosibirsk, abbiamo pensato di prendere qualche libretto per ragazzi sulla vita dei santi, per regalarli ad Elisa alla nostra prossima visita.
Mi commuove lo sguardo di don Francesco verso queste persone: ben sapendo di non poter risolvere i loro problemi e i loro drammi, offre una compagnia, un’amicizia che renda loro presente la misericordia di Dio. Nonostante questo, vedendo un giorno le pochissime anziane che partecipavano alla messa, mi sono chiesto: dopo ventiquattro anni di missione qui, dove si può vedere il centuplo promesso? Come per rispondere alla mia domanda inespressa, una mattina, mentre prima dell’alba ci prepariamo per andare a Karasuk, don Francesco esordisce con questa riflessione: «Com’è possibile che dopo tanti anni io ami questa gente di più e non di meno?». Le sue parole mi scuotono. Penso che solo Cristo può donare al cuore questa letizia. Ne ho trovato conferma durante i lunghi viaggi in cui, mentre guida, don Francesco condivide con me ciò che vive, la bellezza e le fatiche dei suoi rapporti con le persone. Di ciascuno, mi racconta come si sono incontrati, la storia. E mi parla anche dei tanti che, dopo anni di amicizia, sono spariti. Ama la poesia, don Francesco, e, parafrasando San Martino del Carso di Ungaretti, mi dice: «Nel mio cuore nessuna croce manca, è il mio cuore il paese più popolato». Lui porta nel suo cuore tutti i volti incontrati, anche se lo hanno abbandonato: li custodisce dentro il suo rapporto con Cristo.



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