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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

giovedì 11 dicembre 2014

L’attesa dell’uomo, la risposta di Dio. Vegliate (Contributi 990)

Ecco l'omelia pronunciata da Mons.Camisasca (Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla) per la prima domenica d'Avvento 


Vincent van Gogh, «La veglia», 1889
Cari fratelli e sorelle, 
ritorna il tempo annuale di preparazione al Natale di Cristo. Ritorna innanzitutto per noi, per noi che siamo radunati questa sera nella nostra Cattedrale per questa celebrazione. Non possiamo né dobbiamo mai eliminare questa strada essenziale con cui Dio raggiunge gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo della terra. Egli lo fa attraverso altre persone, attraverso la conversione del cuore e della mente di uomini e donne che Egli chiama per nome. 
Tutta la storia di Israele, la storia di Cristo e della Chiesa è percorsa da questo metodo di comunicazione: Dio parla a te, parla alla nostra comunità, alla nostra Chiesa e dice: “Vuoi prepararti alla nascita di Cristo, alla venuta di Cristo?”. Se non fosse così potremmo forse essere schiacciati dalla constatazione che il mistero dell’Incarnazione di Dio è un grande sconosciuto sulla terra, quasi piccola, infinitesimale notizia in mezzo a un mare di immagini, comunicazioni, eventi virtuali, presentati a noi come reali e decisivi. 
Ma non fu così anche a Betlemme? Quanti nel grande Impero Romano si accorsero di ciò che era accaduto, del suo peso decisivo per la storia dell’uomo e del mondo? Eppure quel bambino, adorato da Maria, da Giuseppe e dagli angeli, venerato dai pastori, cercato dai Magi, avrebbe attratto a sé e cambiato le vite di milioni di uomini che hanno riconosciuto di vivere da Lui (cfr. Gv 1,3.13), che hanno voluto vivere per Lui e che hanno in molte occasioni accettato di morire per Lui, salvando così anche se stessi e la propria statura umana nella storia del mondo. 
Non perdiamoci d’animo dunque e chiediamoci invece: che cosa significa e che cosa chiede a noi questo tempo di Avvento? Così da poter gustare in modo nuovo, più profondo e vero il Natale che viene. Risponderemo a questa domanda nelle quattro domeniche che precedono il 25 dicembre con una piccola catechesi che si incentrerà su quattro parole, di cui oggi approfondiremo la prima: vigilate, vegliate. 
Vegliare per noi significa innanzitutto uscire dalla distrazione che ogni giorno ci fa perdere di vista ciò che è essenziale per seguire ciò che è illusorio. Vegliare è sostare, per rispondere alla domanda: chi è per me Cristo? Quali sono le persone, quale è la comunità che, nel momento attuale della mia vita, lo rendono presente? 
Chi è per me Cristo? La risposta non può ridursi ad un’intellettuale formula di catechismo, anche se essa potrebbe essere di aiuto. Chiediamoci: quando ho incontrato Cristo vitalmente, quando Lui ha cominciato a cambiare la mia vita? Come è avvenuto? E come continua ora? «Il Signore viene anche adesso, ogni giorno; ogni giorno egli chiama i suoi servi e coloro che trova vigilanti e perseveranti nella buone opere e li conduce con sé presso le realtà celesti» (san Bruno di Segni). Cristo viene continuamente verso di noi, ci chiama, ci interpella, ci invita. Lo fa attraverso i sacramenti della Chiesa, che sono la sua presenza operante nei diversi momenti della nostra vita. Lo fa in particolare nella celebrazione domenicale della sua Pasqua, a cui tutti siamo pressantemente invitati, dove Egli, Verbo eterno del Padre, si dona a noi nella Sacra Scrittura e nell’Eucarestia. 
Lo fa nelle piccole e grandi comunità della nostra Chiesa, ove la nostra esistenza è quotidianamente accompagnata nell’incontro con Lui. Ma perché tante volte l’incontro con Lui è “inefficace”? Lui non vuole salvarci senza di noi, senza la nostra libera e consapevole ricerca e adesione. Talvolta Cristo è una risposta che non trova in noi nessuna domanda. Ecco allora l’invito della Chiesa: non perdete la bussola della vita! Vegliate! L’invito pressante di Gesù, ci porta, ci obbliga quasi, a una domanda ancora più profonda e radicale: chi sono io? Di cosa ho bisogno per essere uomo e diventare sempre di più me stesso? Proprio in questo tempo di preparazione al Natale siamo così ricondotti a domandarci: che cosa rende felice l’uomo, di una felicità non superficiale e passeggera? Tutti gli uomini cercano la felicità. Alcuni si illudono di trovarla nello stordimento della musica ad alto volume, dell’alcol, del gioco d’azzardo, della droga, dell’incontro sessuale vissuto come pura ricerca del piacere sganciato da ogni affetto duraturo… Io dove penso di trovarla? Gesù si pone sulla strada della nostra ricerca e dice: “venite a me, io sono venuto per donarvi in abbondanza la vita e la gioia” (cfr. Gv 10,10). Gesù non censura il nostro desiderio, ma ci mostra se stesso come il vero uomo che ha saputo, nell'obbedienza al Padre, vivere la strada verso la luce, che attraversa e illumina anche la croce. 
Auguro a ciascuno di noi di vivere questo tempo di Avvento come strada luminosa di rinnovata confidenza in Dio per poter fare esperienza delle parole che abbiamo ascoltato questa sera dal profeta Isaia: Signore, tu sei nostro padre;
noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma,
tutti noi siamo opera delle tue mani (Is 64,7). 
Amen.
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