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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

martedì 10 settembre 2013

Abbiamo paura dell’ingiusto attacco americano. Destabilizzerà subito il paese (Contributi 889)

Un nuovo intervento delle quattro suore italiane che vivono in un convento in Siria, l'intervista a Tempi:

«Il Papa ci ha incoraggiati tutti. Cristiani e musulmani hanno sentito una vera attenzione alla situazione della Siria e hanno apprezzato che Francesco si sia “esposto” così chiaramente, in prima persona». Sono le parole di suor Marta, che insieme ad altre tre monache italiane otto anni fa ha deciso di fondare un monastero in Siria, in un villaggio al confine con il Libano. Le quattro suore hanno di recente scritto una lettera sulla situazione del paese e oggi sono tornate a parlare a tempi.it del possibile attacco americano e della «paura per l’immediata destabilizzazione che si creerà».


L’America potrebbe attaccare a breve la Siria. Nella vostra zona la popolazione è spaventata?
Sì, ora che la cosa appare sempre più decisa la paura è molta. Che cosa succederà se colpiscono un deposito di missili o di armi chimiche? Temiamo di essere colpiti, soprattutto nel caso di una “esplosione a catena”. Abbiamo anche paura delle conseguenze di una guerra che investirà tutta la regione mediorientale e soprattutto temiamo l’immediata destabilizzazione che l’attacco creerà qui in Siria.
Che tipo di destabilizzazione?
siria-ribelli-terrorismo-islam


La nostra zona, come altre, è piena di gruppi armati di al-Qaeda, salafiti e tanti altri. Subito oltre il confine con il Libano ci sono altri gruppi di mercenari pronti ad attaccare e sfondare i confini, come cercano di fare ogni notte. I piccoli villaggi temono i massacri, come avvenuto in altri casi. Da poco, nella zona di Lattakie, 14 villaggi, tra cui tre cristiani, sono stati attaccati e distrutti: molte persone sono morte, donne e bambini sono stati portati via.

Come reagiscono i siriani?
La gente si sta armando, è pronta a difendersi da sola. Qui gli scontri sono dovuti soprattutto alla bande armate, ai loro movimenti interni, agli attacchi che perpetrano contro i presidi militari.

Avete recentemente scritto una lettera contro l’intervento armato. Perché?
In questi due anni e più di conflitto abbiamo preferito non intervenire molto, se non quando era davvero necessario. Siamo monache, la nostra responsabilità per il mondo è la preghiera e in più è difficile evitare di essere subito “schierati” da una parte o dall'altra. Ma di fronte all'ignobile violenza di un attacco armato alla Siria, a questa palese ingiustizia internazionale promossa con orgoglio e per orgoglio, un’azione di parte, di fronte alla nostra gente del villaggio che nessuno ascolta, ci siamo dette: dobbiamo pur dir qualcosa, dobbiamo farlo almeno per loro.

Perché parla di “azione di parte”?
A tutti qui sorge una domanda: perché per gli altri massacri avvenuti, per quelli provati da video che nessuno ha contestato, a volte non c’è stata neppure una parola sui media, mentre per questo episodio, tragico ma pieno di interrogativi non risolti, si è pronti a scatenare una guerra ancora più tragica? È di questi giorni l’attacco a Maloula.

Nella lettera avete scritto: «Il problema è che è diventato troppo facile contrabbandare la menzogna come nobiltà, gli interessi più spregiudicati come una ricerca di giustizia, il bisogno di protagonismo e di potere come “la responsabilità morale di non chiudere gli occhi”». Che cosa intendete?
Vogliamo dire che, pur conservando uno sguardo di fiducia nell'uomo, uno sguardo di speranza sulla vita delle singole nazioni e sui rapporti che la regolano, non si può proprio essere ingenui fino a questo punto, al punto di non vedere gli interessi enormi che sono in gioco e che purtroppo sembrano prevalere su quei principi di vera umanità, di pace e speranza a cui ci ha richiamato il Papa sabato.

Non si rischia di fare un discorso dietrologico?
Dietrologico? Oggi alcune dichiarazioni vengono fatte alla luce del sole, come ad esempio quella sul Qatar e l’Arabia Saudita, che sono pronti a finanziare in toto la guerra. Questo è un esempio, ma non dovrebbe suscitare qualche domanda? E poi il Signore stesso ci ha detto: “I figli delle tenebre sono più astuti dei figli della luce “, e Lui il cuore dell’uomo lo conosce bene. Credo non si possa accusarlo di mancanza di speranza. Ma la speranza è una cosa reale, che si basa sulla conoscenza del cuore dell’uomo, quindi anche sul suo peccato di orgoglio, di sete di potere, di dominio. Il credente ha il dovere di interrogarsi e cercare la strada della verità, dentro e fuori di lui. E come già scrivevamo nella lettera, se si vuole, una verità oggettiva, insieme, la si può trovare.

Avete partecipato alla giornata di digiuno e preghiera indetta dal Papa?
Tanti qui hanno digiunato e pregato. Anche noi abbiamo vissuto la giornata di sabato in comunione con la Chiesa e gli uomini di buona volontà di tutto il mondo. Abbiamo fotocopiato e distribuito il discorso del Papa all’Angelus, e preparato con i giovani del villaggio un momento di preghiera nel pomeriggio. Non abbiamo potuto farlo in contemporanea con il Papa per non esporre la gente al rischio di riunirsi dopo il calar del sole.

È ancora possibile oggi in Siria la convivenza tra cristiani e musulmani?
I cristiani da sempre sono in buone relazioni sia con i musulmani sunniti sia con gli sciiti. Ciò che minaccia la convivenza è l’elemento fondamentalista, che a seconda dei gruppi può agire con più o meno durezza sui cristiani.

Concludendo la vostra lettera avete scritto: “Cercano di uccidere la speranza, ma noi a questo dobbiamo resistere con tutte le nostre forze”. Come si può avere ancora speranza nel futuro della Siria?
In Dio la nostra speranza non muore mai, anche perché non si basa sulle nostre forze ma sulla vita donata per sempre a noi da Cristo. Il Signore ci ha detto : “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”. È sulla Sua parola che speriamo. Lui non ci ha mai promesso di risparmiarci la sofferenza, il dolore, la croce; ma di vincerli, sì.

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