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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

domenica 29 giugno 2014

Silenzio, luce, sangue, comunione (Contributi 970)

Propongo ai lettori l'Omelia di mons. Massimo Camisasca alla prima messa di don Michele Benetti (22-giu-2014 Solennità del Corpus Domini) a Roma (S. Maria in Domnica) dal sito della Fraternità Sacerdotale San Carlo. 


Carissimo Michele, rivolgo innanzitutto a te il mio saluto e il mio augurio affettuoso. Saluto poi i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi parenti e amici. 
Arrivare al sacerdozio implica una storia breve e lunga nello stesso tempo. Lunga perché fatta di tanti momenti, di tanti «sì», ma anche di fatiche, di incertezze. Breve perché, se la si guarda assieme, ci si accorge di essere stati condotti da Dio. E certamente nella conduzione che Dio opera della nostra vita ci sono i volti dei genitori, dei parenti, i volti di coloro che ci hanno educato, di coloro che ci hanno aiutato e accompagnato. Sarebbe lungo e impossibile per me oggi ricordare tutti i loro nomi. Voglio ricordare don Giussani e in lui raccogliere tutti coloro che, in diversi modi, ti sono stati vicini, dalla terra e dal cielo. 
Sei fortunato a celebrare la tua prima messa nel giorno del Corpus Domini. Il Corpus Domini è un mistero che si riallaccia direttamente al sacramento che hai ricevuto. Soprattutto, è un mistero che illumina e riassume tutta la vita cristiana. 
Vorrei allora brevemente illuminare il tuo sacerdozio attraverso quattro parole, che esprimono molto bene, tra le altre, il mistero dell’eucarestia. 
Essa è innanzitutto un mistero di silenzio e di adorazione. Dall’eucarestia dunque sei chiamato a imparare il silenzio, cioè quella posizione per cui la vita viene vissuta realmente davanti a Dio. E poi l’adorazione, il riconoscimento del tuo essere creatura e dell’avere bisogno di Lui. Il riconoscimento che Cristo conduce la vita, e la conduce sulle strade, sulle spiagge, tra i prati della nostra esistenza, con una mano sicura e tenera nello stesso tempo. È il silenzio del ventre di Maria, quando ella aveva appena detto «sì». È il silenzio delle notti di Gesù, in Galilea o in Giudea, quando si raccoglieva in solitudine, pregava il Padre e parlava con lui. Il silenzio di certi giorni nella casa di Nazareth, quando Giuseppe e Maria guardavano quel bambino e traevano da quello sguardo la fonte di luce della loro giornata. Il silenzio con cui iniziava sempre la predicazione di Gesù e soprattutto i suoi miracoli: Alzati gli occhi al cielo… (Gv 17, 1). Il silenzio di quel venerdì sulla croce, a cui tutto sembrava assistesse. Quel silenzio della croce si riallacciava al silenzio di Betlemme quando, nel mezzo della notte, apparve la grande luce degli angeli. E al silenzio della croce si sostituì poi, all'alba della domenica, la luce della resurrezione. 
La tua vita sia dunque governata dal silenzio e dall'adorazione. Ama la preghiera. Ama la liturgia delle ore, ama la celebrazione dei sacramenti. Ricordati sempre che ciò che governa il mondo non è il rumore degli uomini, il rumore delle chiacchiere, dei giornali o di Internet. Ciò che governa e conduce il mondo verso il suo compimento buono è il silenzio di Dio. Il silenzio di Dio è un silenzio che parla, un silenzio eloquente per chi lo sa ascoltare. Un silenzio pieno di parole, di avvertimenti, di consigli. È, infine, un silenzio che attrae e che protegge. 
L’Eucarestia è un mistero di luce. Ho detto sopra che nel pieno del silenzio di Betlemme si è manifestata la luce degli angeli e che dopo il silenzio della croce è esplosa la luce della resurrezione. Il sacerdote è un uomo di luce. È un uomo della resurrezione, che vive della resurrezione. Il sacerdozio, infatti, sgorga come attualità della resurrezione nel tempo e nello spazio. Dio vivo, Dio che ha mandato il suo Spirito, permette al sacerdote di essere un uomo vivo, testimone della resurrezione. La testimonianza apostolica che vive nella missione del sacerdote è testimonianza di Gesù morto e risorto. 
Sii un cercatore della resurrezione. Sii cercatore delle tracce della resurrezione nella storia dell’uomo, per poter indicare a te stesso e ai tuoi fratelli i segni di Gesù risorto dentro la vita quotidiana. 
La resurrezione di Gesù porti nella tua vita una grande positività. Non la positività umana di chi vuole essere ottimista a tutti i costi, ma la positività realistica del cristiano, il quale sa che Cristo ha vinto la morte e, anche attraverso le battaglie della vita, ci conduce a una vittoria sicura, a un porto di speranza. 
Sii presso i tuoi fratelli colui che li aiuta a guardare la luce, a vedere la luce di Cristo che vive nel sacrificio di padri e madri che educano i loro figli, nel sacrificio e nella gioia di tanti educatori, nella gioia di tante donazioni, nella gioia nascosta della fede del popolo, nella gioia di tante testimonianze a Cristo. 
L’eucarestia è anche un mistero di sangue. Non dobbiamo avere paura di riconoscerlo. L’eucarestia è la presenza del sacrificio di Cristo. Ogni sacerdote è chiamato a partecipare a questo sacrificio. Egli non può dire «Questo è il mio Corpo», «Questo è il mio sangue», se non partecipa anche con la sua stessa vita al sacrificio di Cristo, nella natura e nelle modalità che Cristo gli chiederà. Dobbiamo parteciparvi con letizia, sapendo che Dio non chiede mai nulla che noi non possiamo dare. E soprattutto egli, rendendoci partecipi del sacrificio di Cristo, ci rende partecipi anche della sua obbedienza e della sua gloria. 
Infine, e conclusivamente, l’eucarestia è un mistero di comunione. Il sacerdote è innanzitutto uomo della comunione, un uomo che è stato investito dell’unzione di Cristo per potere essere generatore del popolo cristiano. Lo è attraverso la sua predicazione, la sua intercessione, attraverso la celebrazione dei sacramenti: l’eucarestia, la penitenza, il battesimo; il battesimo, soprattutto, genera nuovi figli alla maternità della Chiesa. 
Sii uomo di comunione anche ascoltando le persone, aiutandole a camminare, a perdonare, a riconoscere il bene che c’è anche in coloro che sentiamo lontani. Sii uomo di comunione affermando sempre l’unità: l’unità della tua casa, l’unità della Fraternità, l’unità nella vita del movimento, nella Chiesa. Sii uomo di comunione affermando l’umiltà nella carità, poiché questa è la strada dell’unità. Sii uomo di comunione anche quando ti costerà; vedrai che Dio ricompenserà sempre la tua fatica, facendoti godere già nel tempo i frutti del tuo lavoro. 

Mistero di silenzio, mistero di luce, mistero di sangue, mistero di comunione. 

Nell'eucarestia, anche così sommariamente raccontata nella povertà delle mie parole, vedo descritta pienamente tutta la realtà del tuo sacerdozio.

Ti affido perciò ai santi, in particolare alla Vergine Madre di Dio. Ti affido a tutti i nostri cari che sono già in cielo. Ti affido ai tuoi amici. Non pensare mai che sia bene separarti per conto tuo dai tuoi amici. L’amicizia è un grande sostegno, è un prezioso dono di Dio. Sono certo che la tua vita sacerdotale sarà ricca di molti frutti. Nella misura della tua sequela di Gesù, essa sarà coronata da tante consolazioni e da tante gioie. Ricordati di noi. Ricordati di coloro che hanno già donato qualcosa alla tua vita, che sono stati tramiti di Dio, e camminiamo tutti assieme verso il compimento del Regno di Dio. Amen.
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