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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

giovedì 5 giugno 2014

Il centuplo della gioia (Contributi 967)

Ecco una riflessione di Michael Konrad dal sito della Fraternità S.Carlo

Mentre Gesù sale a Gerusalemme per offrire la propria vita per la salvezza degli uomini, gli apostoli Giovanni e Giacomo gli chiedono di poter sedere nella sua gloria uno alla sua destra e uno alla sua sinistra. Come per gli altri dieci apostoli, anche per noi questa pretesa di un posto d’onore sembra fuori luogo. Gesù ammonisce Giacomo e Giovanni invitandoli a cercare la propria felicità non tanto nel dominio sugli altri, ma nel servizio reciproco. Forse noi saremmo tentati anche da un’altra obiezione alla loro richiesta (che Gesù in verità non fa): in Paradiso non ci saranno posti d’onore, ma tutti saranno trattati in modo uguale. 
Meditando con attenzione il brano evangelico troviamo però delle parole che ci sorprendono. Gesù dice infatti: «Sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato» (Mc 10, 40). Questo vuol forse dire che ci saranno delle preferenze anche in Paradiso? Può la giustizia di Dio permettere che un santo sia più felice di un altro? 
Già sant'Agostino ha dovuto affrontare simili obiezioni. Per spiegare ai suoi amici la differenza tra i vari gradi di santità scrive: «Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna, altro lo splendore delle stelle; sì, perfino stella da stella differisce in splendore; così è per la risurrezione dei morti». Secondo sant'Agostino, in Paradiso ciascuno riceverà al banchetto escatologico un posto secondo il proprio merito: chi uno più vicino al Signore, chi uno più lontano. 
Questa verità ci sconcerta. Viviamo infatti in un mondo dove ciascuno invidia all’altro i suoi beni ed è contento solo se possiede più del vicino. Com’è dunque possibile che in Paradiso nessuno sarà deluso del suo posto, nemmeno coloro che siederanno nelle file posteriori? Ci sono due motivi. In primo luogo, tutti saranno contenti per il fatto stesso di essere in Paradiso e di poter godere dell’amicizia di Dio. Ma il motivo principale per il quale nessuno sarà amareggiato è perché non ci sarà più invidia. Nessuno paragonerà più la sua felicità con quella dell’altro, ma tutti godranno della gioia degli altri. Come in una famiglia una madre non è addolorata per il fatto che un figlio è contento, ma gode con lui ella stessa, così sarà per tutti alla fine dei tempi. Saremo raggianti nel vedere la gioia di Maria che è in cielo accanto a suo Figlio e la sua esultanza sarà la nostra. Spiega sempre sant’Agostino: «Per effetto della carità, ciò che ognuno possiede diventa comune a tutti. Quando uno ama, possiede nell’altro ciò che egli non ha. La diversità dello splendore non susciterà invidia perché regnerà in tutti l’unità della carità». 
Possiamo dunque paragonare la carità a un catalizzatore della gioia. La gioia del singolo non rimane riservata a lui personalmente, ma circola fra tutti i suoi amici. Uno non gode solo per la propria felicità, ma più ancora per quella del fratello. Il dono che Dio fa al mio prossimo, è in verità un dono fatto a me. 
La beatitudine in Paradiso sarà insieme perfetta (perché alla presenza di Dio e degli amici felici non manca più niente) e in permanente crescendo. Io vedendo la letizia dell’altro sarò grato, e poiché vedrò anche la sua gratitudine mi rallegrerò a mia volta. La gioia di tutti aumenterà così di giorno in giorno.
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