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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 21 agosto 2013

La via dell’umiltà (Contributi 878)

Dal sito della Fraternità San Carlo un articolo di Luis Miguel Hernández 

Quando sono stato destinato in Portogallo, dieci anni fa, il primo libro che ho letto in portoghese si chiamava Bem-aventurados: era la storia dei beati Francesco e Giacinta Marto, i fratellini veggenti di Fátima beatificati da Giovanni Paolo II nel 2000. Nel libretto si faceva anche riferimento alla loro cugina Lucia, più conosciuta come suor Lucia, allora ancora in vita in un convento di carmelitane.
Questi bambini hanno segnato profondamente la mia vita. Oggi sono parroco della Igreja dos Pastorinhos, la prima chiesa al mondo loro dedicata. Nel giorno della consacrazione del nuovo edificio, nel 2005, ho portato in processione le loro reliquie, che oggi si trovano sotto l’altare maggiore. Non potrò mai dimenticare quella cerimonia. Seguendo il loro esempio, ho sperimentato che la recita frequente del rosario rende la vita più semplice e pacifica. Mi piace pensare a loro come se ognuno rappresentasse una delle principali dimensioni della vita cristiana. Francesco, a cui piaceva contemplare «Gesù nascosto» nel tabernacolo, consolandolo con la sua semplice compagnia, è per me simbolo del primato della preghiera e della contemplazione rispetto ad ogni azione. Giacinta, la più piccola, che rinunciava alla sua merenda per darla ai poveri e offriva continuamente dei sacrifici a Gesù, sottolinea la dimensione della carità e della disponibilità alla volontà di Dio. Infine, suor Lucia, che è vissuta circa ottant’anni più dei cugini, e così ha potuto trasmettere al mondo ciò che la Madonna aveva loro mostrato, mi invita alla missione intesa come trasmissione di un dono ricevuto.
Ma è nella loro semplicità che trovo il più grande insegnamento. Durante una sua visita da noi, don Massimo ha intitolato il suo incontro in parrocchia: «Perché Dio sceglie di parlare ai piccoli». Parlando a dei pastorelli poveri e analfabeti, Dio ci mostra il cammino dell’umiltà come strada privilegiata per conoscerlo. Proprio nei nostri tempi, pieni di orgoglio e presunzione, siamo di nuovo richiamati a diventare come bambini per entrare nel Regno dei Cieli.
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