Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

domenica 4 aprile 2010

Gli esami non finiscono mai (Contributi 278)

Da Cultura Cattolica ecco l'ultimo editoriale:

Sarà pur vero che “molti nemici, molto onore”, ma, ad essere sinceri, non ne possiamo più di questo accanimento nei confronti della Chiesa da parte di chi vorrebbe continuamente trasformarla a propria immagine.

Già Eduardo de Filippo, in una indimenticabile opera teatrale da lui scritta ed interpretata, affermava che gli esami non finiscono mai! E sembra che la Chiesa, i suoi esponenti di prestigio, ma anche i singoli fedeli debbano continuamente rispondere a chiunque pretenda da loro spiegazioni, e non sia d’accordo con quanto vanno affermando (e questo non è certamente il caso indicato dalla lettera di San Pietro).
Abbiamo assistito alle denunce nei confronti di chi chiamava omicidio legalizzato la morte procurata ad Eluana (ed ora, anche dopo lo splendido lavoro di Lucia Bellaspiga e di Pino Ciociola, sembra che di ragioni per tale giudizio ce ne siano da vendere); abbiamo assistito alla continua denuncia, che ha persino raggiunto il vertice della Chiesa, il Papa, per quanto ha fatto nei confronti dei preti pedofili (con la pretesa che la Chiesa agisca secondo il parere degli opinion leaders, valido però solo riguardo ai preti, perché, altrimenti, tale reato gode di tolleranza quasi assoluta). Ma ora assistiamo al colmo: padre Cantalamessa, nella omelia del Venerdì Santo in San Pietro, non può equiparare l’odio alla Chiesa all’odio antisemita, ed è necessario che la sala stampa vaticana produca le sue scuse a tutti gli indignati.
Non conosco padre Cantalamessa, ma esprimo a lui tutta la mia solidarietà. L’odio antisemita, che si è scatenato in Germania ai tempi di Hitler, è cominciato dall’odio nei confronti di quei vescovi cattolici che si sono opposti allo sterminio degli handicappati (rifulge la figura del cardinale Von Galen, il leone di Munster). È stato in seguito a tale denuncia che è iniziata la feroce campagna contro i preti che si sarebbero macchiati di gravissimi abusi sessuali, orchestrata da Goebbels. Ed anche in questa situazione quanti sono stati i benpensanti che si sono, allora come ora, uniti al coro di disprezzo e riprovazione!
Rivendico il diritto di esprimere un proprio personale giudizio, allorché non offensivo e motivato, sui fatti della storia e su quanto accade nel presente. Senza censure preventive o postume. Non abbiamo il bisogno di passare ogni volta l’esame del “politically correct”, desideriamo solo testimoniare la verità, consapevoli che possiamo sbagliare, ma certi di un dovere a cui non possiamo sottrarci.
Nella speranza che, invece che farci le scarpe reciprocamente, ci si decida a un lavoro comune per il bene dell’uomo. Oggi, di questo impegno, c’è un bisogno inaudito. Forse la Pasqua può ancora indicare, all’uomo di oggi, la strada.
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