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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 5 giugno 2013

L’elogio dell’amore che «non teme di “sporcarsi le mani”» (Contributi 851)

Riporto da Tempi (che a sua volta riporta dall'Osservatore Romano) un articolo che riporta ampi brani di un'omelia di Mons.Angelo Scola 


 «Il cuore dell’evangelizzazione è l’annuncio, proposto con coraggio a tutti gli uomini, della morte e resurrezione del Signore Gesù». La memoria liturgia di san Bonifacio, vescovo e martire, ha offerto al cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, l’occasione per richiamare l’attenzione sul valore dell’annuncio evangelico e sul suo nucleo fondamentale: Gesù Cristo stesso, come sottolinea il brano degli Atti degli Apostoli (26, 19-23) della liturgia di mercoledì 5 giugno. Il porporato ha riproposto la figura del grande apostolo dei popoli germanici ai fedeli riuniti nella cattedrale di San Michele a Cluj-Napoca, nell’eparchia di Cluj-Gherla, in Romania, dove si è recato per ricevere la laurea honoris causa dell’università Babes-Bolyai.
Ricordando che l’annuncio del Vangelo «fa di tutte le etnie della terra l’unico popolo di Dio», il cardinale ha riproposto la testimonianza del santo che fu «mandato dal Papa Gregorio II a evangelizzare i popoli della Germania». Egli svolse il suo compito «con instancabile dedizione e grande coraggio», convinto della necessità che i vescovi fossero sempre «pastori solerti che vegliano sul gregge di Cristo, che annunciano alle persone importanti e a quelle comuni, ai ricchi e ai poveri la volontà di Dio… nei tempi opportuni e non opportuni», come scrive in una lettera, citata non a caso da Benedetto XVI «in una delle sue memorabili catechesi sui santi». Da dove veniva a Bonifacio la forza «per una confessione di fede così netta e decisa?» si è chiesto il porporato. «È la stessa domanda suscitata in noi — ha detto — dalla coraggiosa testimonianza di fedeli e pastori, romano-cattolici e greco-cattolici, che hanno offerto lungo il ventesimo secolo in questa terra benedetta». Per rispondere, ha aggiunto, «non possiamo che fissare il nostro sguardo sul buon Pastore», il quale ha «consegnato la sua vita al Padre per noi». Egli, infatti, «ha mostrato come vivere sia appartenere, come sa bene ogni padre e ogni madre, ogni sposo e ogni sposa».
«All'origine di ogni cosa e della nostra esistenza si trova la vita stessa della Trinità, lo scambio libero ed eterno di amore tra il Padre e il Figlio nello Spirito» ha sottolineato l’arcivescovo di Milano. L’amore del pastore per le sue pecore, «che giunge fino al dono supremo di sé», passa dunque — ha ribadito — «attraverso la condivisione che non teme di “sporcarsi le mani” per loro, come ci ha più volte ricordato Papa Francesco». Facendo poi riferimento all'anelito per l’unità dei cristiani, il porporato ha fatto notare che la strada «che conduce all'unità è la testimonianza, fino all'effusione del sangue», come dimostra l’esempio di Bonifacio. Infatti «la storia di fede del vostro popolo — ha aggiunto rivolgendosi ai presenti — mostra che le strade del martirio non sono così lontane da noi, né nel tempo né nello spazio». Ma il martirio, ha aggiunto, «come non cessa di ricordare la liturgia, è una grazia che Dio concede ad alcuni per sostenere la fede di tutti. A noi tutti tocca la strada della testimonianza quotidiana». Quella testimonianza, ha concluso, «di cui tanto bisogno ha oggi l’Europa che ci appare affaticata e delusa, perplessa e sconcertata. I popoli europei attendono, più o meno consapevolmente, la testimonianza del popolo cristiano. Una testimonianza che permetta di riconoscere che la forma propria dell’unità è la comunione».
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