Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

sabato 22 settembre 2012

Chiusi nelle nostre paure (Contributi 732)

Ecco un articolo MOLTO interessante di Don Camisasca da Il Sussidiario su cui dovremmo riflettere tutti quanti per trarne vero e grande giovamento: 

Ognuno di noi è parte della storia di Dio con gli uomini, della storia dell’Alleanza. Attraverso la nostra vita, Dio vuole scrivere un momento della sua storia con il suo popolo, e quindi con tutta l’umanità. 
Ma siamo consapevoli di questa vocazione? 
Tutto, nella nostra vita, dipende dall’ampiezza del nostro cuore, o, meglio, da chi e da che cosa abita il nostro cuore. 
Se il nostro cuore è ripiegato e pieno di male, "anche il tuo occhio sarà pieno di male" (cfr. Lc 11,34), direbbe Gesù. 
Non vedremo né penseremo altro che il male. 
Ciò che più conta nella vita è l’alimentazione del cuore, o, usando un altro termine, il giudizio: il giudizio su ciò che ci è accaduto e su ciò a cui Cristo ci chiama e ci chiamerà. Alimentare il proprio cuore significa riconoscere il proprio posto dentro la storia di Dio con gli uomini. 
Risuona dentro di noi la voce del profeta Isaia, che richiama il popolo dicendo: "Dio sta facendo una cosa nuova, non ve ne accorgete?" (cfr. Is 43,19). 
La carità di Dio ha voluto noi e il mondo, ma, ciò che è ancora più impressionante, ci chiama a edificare il suo regno attraverso forme sempre nuove di vita. 
Occorre che dentro di noi continuamente si riaccenda la memoria di Dio fatto uomo, della sua passione, resurrezione e della sua attuale presenza. 
La memoria delle grandi cose che egli ha voluto fare per noi. 
Per incontrare il dono di Dio, però, dobbiamo uscire da noi stessi. Noi passiamo la maggior parte del tempo chiusi nelle preoccupazioni per i nostri problemi. Identifichiamo il piccolo mondo che si agita in noi con l’universo. 
Se avessimo il coraggio di uscire da noi stessi, di aprire la finestra, vedremmo quanto è piccolo il mondo dei nostri sentimenti, delle nostre reazioni, paure, invidie e gelosie. Quanto sono piccole le cose che ci rendono esaltati o depressi. 
Se uscissimo incontro a ciò che Dio fa, tutto assumerebbe una dimensione nuova, finalmente vera. 
Ricordo quando sentivo parlare don Giussani ai tempi del liceo: “La sensazione che ho io davanti a lui – pensavo – è quella che avevano gli ascoltatori che stavano a Parigi a sentire San Tommaso, che vedevano Beato angelico dipingere a Firenze, o che potevano udire in chiesa, seduti per terra, sant’Agostino a Ippona”. 
Se usciamo da noi stessi per andare incontro alle opere di Dio, tutto diventa grande. 
Se rimaniamo chiusi nei nostri sentimenti e nelle paure, tutto si rimpicciolisce. 
Dice sempre sant’Agostino: “Se il sacchetto è piccolo e accartocciato ci sta dentro poco; se è grande e dilatato, ci sta dentro tanto” (Trattati sulla prima lettera di Giovanni, IV, 6). Io prego perché nasca in noi una esaltazione sana per ciò che Dio ci ha regalato
La consapevolezza della nostra fragilità e pochezza unita alla consapevolezza che tutto è opera di Dio e che noi siamo strumenti liberi nelle sue mani, renderebbe quell’esaltazione pura come l’acqua di un torrente, limpida come alcune albe, tersa come certi mattini di primavera.
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