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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

sabato 19 gennaio 2013

Fascino, ragione e “l’abbraccio che vogliamo”. (Contributi 783)

Riporto un articolo tratto da Tempi su Padre Romano Scalfi che compie 90 anni: 

Segnaliamo che oggi su Avvenire appare una bella intervista di Marina Corradi a padre Romano Scalfi, fondatore di “Russia Cristiana” , classe 1923. 
Scalfi ha dedicato la vita per la «rievangelizzazione dell’Est – perché la fede rinascesse, nel dominio del socialismo reale. Decenni di viaggi, contatti, amicizie, di samizdat nascostamente trafugati in Occidente e di Bibbie altrettanto nascostamente diffuse laggiù. È la lunga attività di “Russia cristiana”, che oggi ha sede qui a Seriate. Pochi, ti dici, come questo sacerdote delle Valli Giudicarie, una gran barba da starets, evocano con la loro persona la parola “testimone”». 

LA FEDE NELL’URSS Scalfi racconta come arrivò e si innamorò della Russia, sebbene negli anni Settanta e Ottanta, in quanto persona no grata, non poté varcarne i confini. Ma, dice, «settant'anni di comunismo non sono bastati a cancellare la fede dal cuore dei russi. Nell'88, quando si è cominciato a poter parlare di fede apertamente, l’80% della popolazione si dichiarava credente. Abbiamo assistito a una rinascita, si facevano battezzare in 100 alla volta. In una forte confusione di idee, certo: si dicevano cristiani e però non credevano alla immortalità, oppure davano credito alla superstizione. Ora lo slancio di vent'anni fa si è arenato, e i problemi della Chiesa sono simili ai nostri». 
IL RELATIVISMO «Vent'anni di consumismo, peggio che settanta di comunismo?», chiede Corradi. «Il problema della Russia oggi, come dell’Occidente, – risponde Scalfi – più che il consumismo è il relativismo. Il quale a sua volta è l’ultima deriva del razionalismo di cui anche Marx è espressione. La falsità fondamentale del marxismo era nel dire che la coscienza dell’uomo è determinata dalle forze produttive e dai rapporti di produzione: l’uomo dunque non era più libero, la sua natura era stata alterata. Anche il relativismo oggi nega questa natura, nega il cuore dell’uomo come innato, quando afferma che non esiste una verità assoluta. Quando dice, come si usa tra i fautori del pensiero debole, che fra menzogna e verità non c’è differenza. Se fosse vero, non avrebbe senso l’azione stessa dell’uomo. È questo, a mio parere, che sta disfacendo l’Occidente». 
CUORE E RAGIONE Come uscire da questa situazione? «Dobbiamo recuperare il valore totale della ragione. L’uomo, per capire, ha bisogno della testa e del cuore – del cuore inteso in senso biblico. Educato nella tradizione orientale, io so che l’uomo comprende solo nella integrità della sua persona. Il relativismo non si vince combattendo la ragione, ma inserendola nella interezza della persona. (Come dicevano i Padri del IV secolo: “Conosco solo ciò che diventa in me vita”). E credo che questo sia il cammino indicato da Benedetto XVI per l’anno della Fede. Si riparte da una ragione allargata. Chi ha dei figli si accorge che il loro stupore, da piccoli, di fronte alla bellezza, genera una domanda, e una affezione. Gregorio di Nissa ha detto: “Solo lo stupore conosce”». 
NON MORALISMO, MA FASCINO Il sacerdote specifica che non si deve partire «da un moralismo, ma da ciò che affascina: cioè il bisogno che l’uomo ha di infinito, di amore autentico, di libertà vera. Occorre partire da una pienezza. Non da un elenco di retti comportamenti, ma invece dal riconoscimento del Mistero». E la strada per accedere a questo Mistero è «la bellezza. La bellezza è la prima cosa necessaria alla missione, specialmente oggi, dentro a una ragione dimezzata. La bellezza colpisce il cuore; la bellezza contagia. E la liturgia deve essere bella, ma senza che ci sia nulla da inventare. L’eternamente “nuovo” è Cristo. E l’opera del sacerdote non è una tecnica, è vita. Occorre solo che siamo innamorati di Cristo. Se un prete fa un’omelia di un’ora, già gli manca il criterio della bellezza. Perché il centro, il fuoco della Messa è l’Eucarestia, è Cristo. Si tratta solo di tornare al centro. Il resto, è secondario». 
DON GIUSSANI Scalfi racconta anche del suo incontro con don Luigi Giussani, il fondatore di Comunione e Liberazione: «Qualcuno mi disse che a Milano c’era un prete strambo, sempre circondato da ragazzi. Andai, mi ritrovai in uno stanzone dove giocavano a ping pong. Arrivò Giussani, “E tu chi sei”, mi chiese. Dissi due cose e subito lui mi abbracciò, senza sapere nemmeno ancora chi fossi. Semplicemente, mi abbracciò. Non l’ho più lasciato, e anni dopo ho aderito a CL. Non è un abbraccio, prima di tutto, ciò che vogliamo?». 
I SANTI Infine Corradi gli chiede se ha conosciuto dei santi: «I santi esistono ancora, io ne ho incontrati. Il mio padre spirituale al Russicum, don Eugenio Bernardi, è Beato. Anche a un allievo indisciplinato come me, la sua umanità si imponeva. Mi creda, un solo santo – basta pensare nei nostri anni a Giovanni Paolo II – cambia il mondo, più di 100 Nobel».
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