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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 13 marzo 2013

Aldo Trento, Rodrigo e Lilly (Interventi 162)

In ritardo forse e non di piena attualità, ma le parole di Padre Aldo Trento dal Paraguay non credo siano soggette a scadenza... 

Cari amici, 
da tempo Carrón ci sta provocando con la domanda di Pavese: "Per caso qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora, perché attendiamo?" 
Passando ogni giorno tra i miei figli malati terminali la sfida di questo scrittore che mi ha sempre affascinato mi accompagna, risvegliando in me un potente desiderio di Infinito. Guardando quei letti bianchi, ben ordinati, penso ai corpi martoriati che vi stanno coricati. Ogni letto conserva, come il Tabernacolo Eucaristico, un Gesù con le membra piene di croste o putrefatte. 
Penso a Rodrigo, un uomo grande, arrivato da poco dall'Ospedale Nazionale dei Tumori. Il suo viso sfigurato da un cancro. Un giorno lo visito e vedo la bella e giovane infermiera Lilly al suo capezzale: "Padre, per favore, vieni qui, vicino a me." Sono rimasto scioccato: con una pinza gli stava togliendo un centinaio di vermi che, grazie a un farmaco spray, spruzzato sulla garza che copriva il lato sinistro del viso, marcio, uscivano dal naso, dalle orecchie, dalla bocca, eccetera.. 
Per giorni è stato il lavoro principale delle infermiere. Guardando questo tabernacolo dello Spirito Santo soffrire e che, con l'unico occhio che aveva sano -il destro- mi guardava come chiedendo aiuto, sentivo crescere in me la domanda: a cosa servirà la vita? Perché tanto soffrire? Perché i poveri devono marcire per la malattia senza che nessuno li aiuti? Tuttavia, che senso di gratitudine verso il Signore che mi dà la grazia di condividere questo dolore che in ogni istante sveglia in me la coscienza che, tanto Rodrigo quanto me, siamo fatti per l'Infinito. 
La notte in cui è morto non c'era con lui nessun parente. Sono rimasto lì, in compagnia di un'infermiera, accarezzandolo mentre lottava con la morte. Il suo respiro era affannoso, come se l'anima volesse uscire per raggiungere il suo destino amoroso, mentre il corpo voleva ancora tenerla legata a sé. 
Alla fine ha vinto l'anima, non la morte, ed è rimasto il corpo di Cristo martirizzato. 
L’abbiamo baciato e l’abbiamo portato all'obitorio, dove il giorno dopo è stata celebrata la funzione funebre. Il suo viso, la parte sana, esprimeva una profonda pace. 
L’ho guardato a lungo, seduto al suo fianco e pregando per lui, certo che Qualcuno ci ha promesso qualcosa e per questo esiste questa clinica. Per questo il mio unico desiderio è condividere con loro il dolore e anche, quando Dio lo vorrà, la morte. Molte volte, nelle ore della notte, quando tutto è tranquillo, amo rimanere in silenzio, di fianco al cadavere coperto con un bel lenzuolo, pregando e contemplando il miracolo della Resurrezione. Un tempo avrei avuto paura, ora è uno dei momenti più belli del giorno, perché mi rimette alla ragione unica per la quale vale la pena di vivere. In realtà credo che accompagnare Cristo a morire sia il compito più importante della mia vita e soprattutto il Cristo delle favelas che arriva qua distrutto sia moralmente che fisicamente. 
Ognuno è come il servo di Javhè del quale parla Isaia: non ha né fama né bellezza. Ma è Gesù e allora, come non abbracciarlo, non baciarlo? 
Amici, pregate per me, affinché il mio sguardo sia lo sguardo di Cristo, come quello dell'infermiera Lilly che toglieva i vermi a Rodrigo con tanta tenerezza. 
Con affetto, 
P. Aldo 
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