Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

giovedì 21 marzo 2013

La gioia di Giuseppe (Contributi 818)

Un articolo di Jonah Lynch dal sito della Fraternità San Carlo: 

La nostra gioia è la gioia di Giuseppe. Lui viveva come ogni uomo giusto, illuminato da pochi bagliori di luce (per lo più incomprensibili), e continuava malgrado l’oscurità a fare il suo lavoro, a provvedere a Gesù e Maria, ad avere fede e speranza, a rinunciare all'affetto tutto umano e giusto per una verginità non scelta, non compresa, anzi inaudita! Tutto ciò faceva nella fede, sostenuta dallo sguardo di amore della sua Amata, che non toglieva il dolore del momento, ma lo riempiva di speranza. Ci sono anche momenti di celeste gioia sulla terra, dove si vede e si tocca la vittoria di Dio. Ma la gioia di Giuseppe, e la nostra, è più la gioia di chi torna da Dio, da Maria, di chi dubita e poi chiede perdono. La gioia è sotto, dentro quella sofferenza che brama l’unità totale, perché affida sempre nuovamente quella totalità nelle mani di chi la può compiere. La nostra croce ha sempre la possibilità dell’offerta, e questa la rende gioia. 
Se penso a Giuseppe nella tranquillità di un giorno qualunque durante l’adolescenza di Gesù – i tormenti dell’infanzia passati, il lavoro che va bene, l’unità di cui gode con la sposa e il figlio – penso che pur nella pace assoluta che quei giorni nascosti dovevano essere, lui non abbia dimenticato il caro prezzo pagato dagli innocenti e dalle loro madri. Non ha dimenticato la profezia strana detta nel tempio a sua moglie – «Una spada ti trafiggerà l’anima» – e non ha dimenticato i tre giorni di angoscia nella ricerca del figlio dodicenne, che poi ritrovato nel tempio non lo confortò in alcun modo ma quasi sembrava rimproverarlo. 
Qual è la gioia che non dimentica tutto questo e rimane gioia? 
Solo la fede può accogliere tutto ciò nel silenzio, continuamente richiamato dall'esaltazione e dalla tristezza all'umiltà e povertà del pellegrino. 
È appunto in questo pellegrinaggio che la gioia ci è possibile.
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