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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 20 marzo 2013

La penitenza non è condanna ma nuova speranza (Contributi 817)

Un articolo sulla confessione di padre Aldo Trento da Tempi: 


Mentre mi trovavo in Italia, volendo confessarmi, ho chiesto agli amici della Brianza se ci fosse un prete disponibile, magari anziano. Così mi hanno portato da don Pasquale. «Chi è don Pasquale?», ho domandato. E mi è stato risposto che è un sacerdote sugli 80 anni, che vive a Bernareggio e dice Messa ogni giorno nella parrocchia di Concorezzo (MB). Perché parlare di lui? Incontrandolo sono stato colpito dalla sua integrità di uomo tutto poggiato sulla santissima fede. Chi lo conosce da tempo mi ha raccontato che «Guardandolo agire e parlare emerge il fatto che la sua fede vissuta, la sua forte cattolicità ti mostra come sa forgiare la statura della personalità umana. Vedi in lui un realismo sano e positivo che non si basa su un non ben definito ottimismo ma sulla certezza del fatto di Cristo, della sua presenza e della sua azione contemporanea che avviene sempre nel presente». E ancora, «Don Pasquale conosce molto bene la storia della Chiesa e dei suoi Santi e la sa comunicare in modo incisivo ed essenziale facendoti vedere come Dio dentro le diverse vicende storiche agisca attraverso il temperamento e la precisa personalità di coloro che Egli chiama e che si lasciano afferrare, riconoscendolo come Signore, cioè Padrone di tutto ciò che esiste. Particolarmente si rendono evidenti in lui l’interesse e la passione singolare per la storia della presenza cristiana “milanese”: nulla sfugge al “don” su questo terreno. Ti fa capire che tu sei parte e protagonista dell’azione di Cristo oggi, proprio in questa terra ben precisa. Citando i grandi vescovi di Milano un giorno ci ha riferito che mai, come è accaduto ai tempi di Sant'Ambrogio, la Chiesa diede forma a tante opere di carità come gli ospedali, l’assistenza ai bisognosi, le opportunità di lavoro e tante altre ancora. Eppure, disse don Pasquale, “Leggendo le omelie di Ambrogio si scopre che l’unico contenuto delle sue prediche era il suo personale rapporto con Gesù, il fascino, la bellezza e la verità che Cristo è per ogni uomo e lo stupore per quanto Dio ami il destino di ognuno. Non si scova una sola esortazione al popolo milanese a darsi da fare per fare opere di carità”». «Pasquale ci ha fatto così ricapire che in prima istanza c’è la risposta alla domanda “chi sono io?”, c’è l’accorgersi della persona di Gesù, c’è lo scoprirlo e il guardarlo negli occhi. Il resto, le opere sociali e caritatevoli e pure quelle politiche, sono una conseguenza dell’impeto generativo che nasce dal riconoscere Dio fatto uomo».
Interessante, ho pensato; poi, sempre gli amici che lo frequentano, hanno aggiunto: «Don Pasquale dopo la Messa è solito ritrovarsi con semplicità e amicizia con alcuni dei partecipanti per un caffè. Prima però, in chiesa davanti alla statua della Madonna recita con chi vuole il rosario, parla del Santo del giorno e dà un giudizio sulle vicende sociali e politiche che accadono, un aiuto a tutti per districarsi dalla confusione odierna che regna indisturbata. Vedi che per lui la fede non sono i “massimi sistemi”, ma sa giudicare e orientare l’orizzonte vero della vita di oggi».
Recentemente don Pasquale ha detto: «È da molto tempo che la Chiesa milanese non genera dei santi» e a questo proposito si è dichiarato molto contento del fatto che si sia avviata la causa di beatificazione di don Luigi Giussani. Per lui è un segno e un grande dono dello Spirito per tutta la Chiesa milanese, universale e per il mondo intero. Quando poi mi sono confessato mi ha commosso la sua modalità di rapportarsi a me peccatore e mi ha sorpreso la “penitenza” che mi ha assegnato. Don Pasquale mi ha detto di pregare per questi tre motivi: 1) Perché il movimento di Cl rimanga fedele all'origine del suo carisma. 2) Perché si realizzi al più presto la causa di beatificazione di don Giussani per il bene di tutta la Santa Chiesa. 3) Perché la fraternità “San Carlo” (un gruppo di sacerdoti missionari che vivono la vita comune in case chiamate “missioni” sparse in tutto il mondo), realizzi sempre più il motivo per cui è nata.
Mi sono sentito abbracciato e mi sono stupito della coscienza e della consapevolezza di questo anziano sacerdote che senza quasi conoscermi ha saputo leggere così intelligentemente l’umanità della mia persona. Ho chiesto poi a Don Pasquale cosa significhi per lui obbedire, cos’è l’obbedienza e mi ha risposto così: «Essendo “innamorati” di Cristo noi siamo sempre servi obbedienti, (il Vangelo dice “inutili” ), anche se non siamo né sordi né muti…».
Pieno di gratitudine verso il Mistero che non smette mai di mostrarsi alla mia vita con la sua sapienza e misericordia ho salutato con gratitudine don Pasquale. Spero di confessarmi ancora da lui, un prete veramente cattolico, cioè un uomo vero.
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