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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 15 maggio 2013

È tornato primo tra noi (Contributi 843)

Ecco un ampio estratto dell'Omelia che Mons.Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia ha tenuto domenica 12 maggio, giorno dell'Ascensione a Reggiolo colpita dal terrmoto dello scorso anno.

Cari fratelli e sorelle, 
[...] 
Sono qui innanzitutto per stare con voi, per esprimervi la mia vicinanza, quella della Chiesa. Per assicurarvi che Dio non vi abbandona. Sono qui anche per chiedere che ogni sforzo venga fatto, da parte delle autorità statali e regionali, affinché vengano messe a disposizione dell’opera di ricostruzione le somme stanziate.
Di fronte alle prove che avete vissuto, quando assieme alle case e ai luoghi del nostro ritrovarci, sembrano crollare anche le speranze del nostro cuore, grande è la tentazione dello scoraggiamento. Io stesso visitando qualche settimana fa questa vostra città, vedendo la distruzione causata dal terremoto nelle case e nelle costruzioni pubbliche, mi sono chiesto: se fosse capitato a me, come avrei reagito? Se capiterà a me, come reagirò? Se di colpo non avrò più molte cose che mi hanno accompagnato tutta la vita e che ritengo importanti, se non essenziali, come reagirò?
Ciò che accade, come un terremoto, è misterioso e suscita in noi tante domande. Perché a noi? Perché proprio qui? Perché così tante volte? Ci sono risposte che possono dare i fisici e i geologi, ma non ci bastano. Cerchiamo risposte più profonde. Tra le tante voglio soffermarmi su una: perché emerga nei nostri cuori, nella nostra considerazione, ciò che è essenziale, ciò che non passa, che resta sempre, che ci apre al futuro.
Ciò che è essenziale sono la fede e la carità. La fede: cioè la capacità di guardare ciò che accade non con gli occhi del mondo, ma con gli occhi di Dio. Di vedere in ciò che accade una occasione per convertirci a lui, per uscire dall’egoismo, dalle rivalità, dagli odi, e aprirci alla carità. E infatti il terremoto ha aperto una gara di carità, di aiuto, di sostegno reciproco. Dal male, che non è cancellato magicamente, è venuto un bene.
Oggi è la festa dell’Ascensione. Essa custodisce un grande insegnamento proprio per questa giornata e questa occasione. L’Ascensione è un avvenimento centrale nella storia di Gesù, nella storia di Dio con l’uomo. È iniziato in modo definitivo il mondo nuovo. Gesù è tornato da dove era partito, dal Padre. Lo aveva preannunciato più volte lungo la sua predicazione nella vita terrena. Ma non è tornato come era partito.
È tornato con il suo corpo umano, risuscitato, trasfigurato, ma non dissolto. Il Gesù che è tornato nel seno del Padre, che regna accanto al Padre, è lo stesso Gesù che è vissuto sulla terra, uomo tra gli uomini. È tornato primo tra noi. Là è la nostra casa definitiva, che si inaugura e si apre sulla terra per compiersi oltre il tempo. Non habemus hic manentem civitatem (Eb 13,14). Non è qui, eppure nasce qui. Ciò che nasce qui è la comunione tra noi, è l’amore per Dio e per i fratelli, sono i nostri tentativi di costruire qualcosa che rimanga attraverso le nostre doti, vocazioni, attitudini. Nonostante il terremoto – anzi, se esso ci aiuta a convertirci, proprio attraverso il terremoto – nulla va perduto, tutto ritroveremo e ci verrà consegnato in modo nuovo e trasformato. Amen
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