Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

domenica 31 luglio 2011

Domenica 18^ t.o. (Angelus 33)

Cari fratelli e sorelle!
Il Vangelo di questa domenica descrive il miracolo della moltiplicazione dei pani, che Gesù compie per una moltitudine di persone che lo hanno seguito per ascoltarlo ed essere guariti da varie malattie (cfr Mt 14,14). Sul far della sera, i discepoli suggeriscono a Gesù di congedare la folla, perché possa andare a rifocillarsi. Ma il Signore ha in mente qualcos’altro: “Voi stessi date loro da mangiare” (Mt 14,16). Essi, però, non hanno “altro che cinque pani e due pesci”. Gesù allora compie un gesto che fa pensare al sacramento dell’Eucaristia: “Alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla (Mt 14,19). Il miracolo consiste nella condivisione fraterna di pochi pani che, affidati alla potenza di Dio, non solo bastano per tutti, ma addirittura avanzano, fino a riempire dodici ceste. Il Signore sollecita i discepoli affinché siano loro a distribuire il pane per la moltitudine; in questo modo li istruisce e li prepara alla futura missione apostolica: dovranno infatti portare a tutti il nutrimento della Parola di vita e del Sacramento.
In questo segno prodigioso si intrecciano l’incarnazione di Dio e l’opera della redenzione. Gesù, infatti, “scende” dalla barca per incontrare gli uomini (cfr Mt 14,14). San Massimo il Confessore afferma che il Verbo di Dio “si degnò, per amore nostro, di farsi presente nella carne, derivata da noi e conforme a noi tranne che nel peccato, e di esporci l’insegnamento con parole ed esempi a noi convenienti” (Ambiguum 33: PG 91, 1285 C). Il Signore ci offre qui un esempio eloquente della sua compassione verso la gente. Viene da pensare ai tanti fratelli e sorelle che in questi giorni, nel Corno d’Africa, patiscono le drammatiche conseguenze della carestia, aggravate dalla guerra e dalla mancanza di solide istituzioni. Cristo è attento al bisogno materiale, ma vuole dare di più, perché l’uomo è sempre “affamato di qualcosa di più, ha bisogno di qualcosa di più” (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 311). Nel pane di Cristo è presente l’amore di Dio; nell’incontro con Lui “ci nutriamo, per così dire, dello stesso Dio vivente, mangiamo davvero il «pane dal cielo»” (ibid.).
Cari amici, “nell’Eucaristia Gesù fa di noi testimoni della compassione di Dio per ogni fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero eucaristico il servizio della carità nei confronti del prossimo” (Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 88).
Ce lo testimonia anche Sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, di cui oggi la Chiesa fa memoria. Ignazio scelse, infatti, di vivere “ricercando Dio in tutte le cose, amando Lui in tutte le creature” (cfr Costituzioni della Compagnia di Gesù, III, 1, 26).
Affidiamo alla Vergine Maria la nostra preghiera, perché apra il nostro cuore alla compassione verso il prossimo e alla condivisione fraterna.
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giovedì 28 luglio 2011

Lettera di Padre Aldo Trento 26/7/2011 (Interventi 100)

Una nuova bellissima lettera di Aldo Trento dal Paraguay che, raccontandoci di un incontro fra credenti ci offre una ulteriore testimonianza (a proposito: siete più coca cola o innamorati?):


Cari amici,

Cleuza, Marcos e Aldo Trento
 appena terminati gli incontri con migliaia di giovani, Marcos e Cleuza hanno preso l'aereo e a mezzanotte di domenica scorsa sono arrivati ad Asuncion. Due giorni assieme per ridire il nostro SI' a Cristo. Ci incontriamo solo per riconfermarci in questo sì.
Altrimenti che senso avrebbe qualunque relazione o tanta fatica in un mondo che per lo più vive di relazioni virtuali o formali?
Il nostro sì a Cristo non può passare attraverso il “mondo virtuale” perchè Dio si è fatto compagnia all'uomo, si è fatto carne. E senza la carne non esiste né Cristo né l'uomo.
Il giorno dopo ci siamo incontrati nella nostra fattoria con la nostra Fraternità. Dopo aver ripreso quanto ci si era detto un mese fa e che Cleuza aveva riassunto con una bellissima espressione in forma di domanda: siamo cristiani “coca-cola” o uomini innamorati di Cristo?
Il Movimento per noi è una coca-cola o un dinamismo in cui la ragione e il sentimento camminano insieme? Perchè questa immagine della coca-cola? Perchè quando si toglie il tappo fa PSSS e poi tutto termina. Potremmo anche usare l'immagine dei fuochi d'artificio.
Quindi sono incominciati gli interventi. Uno in particolare sottolineava il proprio dramma personale, un dramma che aveva portato la persona ad un esaurimento. “Tutto funzionava bene nella mia vita, vivevo la mia responsabilità, mettendoci tutta me stesa fino ad essere definita dal mio lavoro. E facendo così pensavo di servire bene Dio. Ma nel tempo ho ceduto perchè questo modo di lavorare per Dio mi ha messo KO”.
Cleuza prende la palla al balzo e dopo aver descritto come anche lei prima di incontrare Carron e il Movimento ha passato anni determinati dalla depressione, frutto del suo costante impegno per Dio e per i poveri. Ha detto “Vedi, anch'io ho vissuto una vita piena di tormenti e di amarezza convinta di servire Cristo. Ho preso per anni antidepressivi, fino al giorno in cui ho incontrato il Movimento. Incontrando il Movimento ho incontrato il valore della mia vita. Valore che ho percepito chiaramente nel fatto che Dio non mi ha creato per fare la sua colf, la sua impiegata, ma per un atto di amore, mi ha fatta per Lui. Dentro il Movimento ho capito che io non sono la serva di Dio, ma l'oggetto del suo amore e in questa prospettiva gli altri diventano la mia allegria. Perchè solo se io vibro dell'amore di Cristo posso aiutare gli altri. Gli altri così diventano un regalo per me. Molti mi chiedono: ma perchè andate ancora in Paraguay? Perchè ho bisogno di scrivere il mio sì a Cristo con voi e mi siete stati donati. Le cose sono guidate da Lui e Lui conosce il numero dei miei capelli.” “Bisogna che ci togliamo la maschera (e qui racconta la storia di una donna disfatta umanamente che aveva raccolto dalla strada e portato a casa dove ebbe luogo un dialogo con lei) perchè Cristo si sveli alla nostra umanità così com'è. E questo è ciò che accade nella clinica per gli ammalati, che messi a nudo dalla malattia chiedono urgentemente Cristo. Solo togliendoci la maschera, Cristo si rivela a ciascuno.”
Il dialogo è continuato per due giorni condividendo tutto. Ma credo che già questo sia sufficiente per adesso, cari amici.
Comunque o una amicizia ha questo orizzonte lì dove siamo o è complicità anche usiamo continuamente la parola “Cristo”.
Ci incontriamo per scrivere il nostro sì a Cristo”. Bellissimo!
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mercoledì 27 luglio 2011

Un terrorista anticristiano (Contributi 491)

Un interessante articolo di Socci sul recente atto di terrorismo in Norvegia:

E’ insopportabile che, per superficialità o frettolosità, si sia fatto passare il folle assassino norvegese per un “cristiano”. Cristiane semmai sono le sue vittime (“non potevo nuotare, i vestiti mi trascinavano… ho pregato, pregato, pregato” ha riferito Roset, uno studente liceale).
In odio all’Islam peraltro ha ucciso dei cristiani.
Non si può e non si deve uccidere nessuno, chiunque esso sia. Questa è la base del cristianesimo. Non ci voleva tanto a capire che l’universo spirituale e morale di Anders Breivik è all’opposto del cristianesimo.
Perché mai dunque definirlo “cristiano”? Perché lui si definiva “cristiano culturale”? Beivik si diceva anche “massone”, essendo affiliato – a quanto pare – a una loggia di Oslo (del resto ricava dalla letteratura esoterica i suoi deliranti riferimenti a templari e cose simili).
Ma i mass media non l’hanno presentato come un massone e han fatto bene, perché sarebbe del tutto demenziale stabilire qualsiasi rapporto fra la foto vestito da massone e le sue gesta assassine. Non c’entra niente la massoneria, come non c’entra la Chiesa. Ne siamo tutti vittime.
Nel suo delirante testo infatti ha inveito minacciosamente contro Benedetto XVI che – secondo costui – “dev’essere considerato un papa codardo, incompetente, corrotto e illegittimo”.
Ci sono anche delle stranezze che incuriosiscono, riferite da Massimo Introvigne, un vero esperto, secondo cui il folle librone di Anders Breivik sarebbe stato “postato su Internet il 23 luglio” da persone che appartengono a gruppi che hanno Satana fra le loro simpatie.
Non che c’entrino nulla costoro con i fatti norvegesi. Ma per dire che è tutto molto confuso, come le idee nella testa del folle. Basti dire che pur evocando i deliri nazistoidi, nei suoi scritti si presenta – dice Introvigne – come “sostenitore d’Israele”.
Sedicente sostenitore, aggiungo io (ma con quali intenzioni doppie?). Così come sbandiera i templari medievali e il cristianesimo e poi attacca il Papa.
Ce n’è abbastanza per capire che il terrorista ha assemblato confusamente riferimenti culturali e politici contraddittori senza alcun senso e alcuna serietà, per dare un rivestimento alle sue paranoie a alla sua follia omicida.
Nella realtà esiste il mistero del Male che si agita nei meandri della psiche e questo caso – ha scritto Claudio Magris – ricorda piuttosto criminali alla Landru e come Jack lo squartatore “piuttosto che gli assassini dell’Italicus o di Piazza Fontana”. Magris conclude: “sarebbe infame usarlo per infangare l’uno o l’altro movimento politico”.
Per tutto questo mi è apparso assai triste e ingiusto l’uso della parola “cristiano” fatto con superficialità dai media. Aggiungo un caso particolare.
Mi spiace che domenica scorsa, in un quadro ancora così confuso, Michele Serra, nella sua rubrica sulla Repubblica, sia corso a ricamare frettolosamente sull’arbitraria qualifica di “cristiano” del criminale per dare addosso ai “fanatici di tutte le religioni”.
In sostanza, per Serra, “il biondo nazi-cristiano di Oslo è uguale all’attentatore islamista che è uguale all’ultrà sionista assassino di Rabin”. Ognuno di costoro è malato della “paranoia di chi si sente chiamato da Dio a purificare il mondo, e vede nella morte degli altri lo strumento di questa purificazione”.
Serra è un giornalista intelligente perciò è capace di accorgersi da solo della superficialità di questo fare un fascio di fenomeni così abissalmente diversi.
E spero che voglia anche rendersi lealmente conto di quanto sia infondato e inaccettabile accreditare l’assassino norvegese come “cristiano”.
Concordo ovviamente con la sua condanna di ogni “fanatismo religioso”, ma il caso di Oslo è di tutt’altra natura. Casomai è un fanatismo ideologico. All’antitesi dello spirito religioso.
Guardiamoci dalle frettolose semplificazioni. Nel ricorso agli stereotipi e al rassicurante anatema del Nemico, identificato banalmente nel “fanatismo religioso”, si rischia di trasformare la religione tout court nel capro espiatorio.
In realtà – come si è visto – l’assassino non sta per nulla dentro i granitici schemi ideologici che Serra si è costruito o ha ereditato dal suo passato. Certamente non in quello dell’ “uomo religioso”.
Del resto le mitologie naziste sono l’esatta antitesi del cattolicesimo. Se Serra si fosse letto “Il mito del XX secolo” di Rosenberg – manifesto ideologico del nazismo – lo saprebbe.
Coinvolgere la parola “cristiano” nel massacro del norvegese sarebbe come guardare con sospetto gli incolpevoli Stuart Mill o Kafka per il fatto che sono stati citati o letti o apprezzati dal criminale. O dare un qualche senso al fatto che prediligesse l’agricoltura e la campagna o i videogiochi.
Mi pare evidente che la follia umana non stia dentro gli schemi delle ideologie. E la frettolosità con cui Serra, sabato scorso, ha comodamente sistemato i fatti norvegesi nei suoi scaffali ideologici preconfezionati mostra che una certa intelligentsia non è interessata a capire la complessità del mondo.
Né il mistero del Male. Né il mistero della natura umana. E non si rende conto di quanto la scristianizzazione apra proprio il vaso di pandora dei demoni.
Dovremmo tutti esigere da noi stessi apertura mentale, serietà, desiderio di capire. E dovremmo liberarci dei pregiudizi (a cominciare dal pregiudizio anticattolico) per denunciare i pregiudizi altrui.
C’è poi un “dettaglio” che vorrei segnalare a Serra.
L’orrore nel Novecento, il più terrificante della storia, è stato prodotto non dal cristianesimo (che anzi ha subito un bagno di sangue mostruoso, con milioni di martiri). Né da altre religioni. Ma è stato prodotto dalle ideologie atee e totalitarie.
Dunque prima di puntare il dito sulle “religioni” e in particolare sul cristianesimo (e specialmente sul cattolicesimo) si dovrebbe sempre ricordare cosa è accaduto.
E ci si dovrebbe sempre chiedere se si hanno i titoli per dare lezioni ai cristiani, se il passato politico o ideologico da cui si viene lo consente.
Per esempio, credo che sarebbe decente per chi è stato comunista evitarlo. Visto quello che il comunismo ha fatto ai cristiani…
Del resto tuttora ci sono regimi comunisti persecutori e carnefici dei cristiani (e di altri gruppi religiosi), vittime della bestiale violenza dell’ideologia. E’ un olocausto silenzioso che viene tranquillamente ignorato da media e intellettuali del pensiero unico.
Un ultimo dettaglio. La pulsione alla “purificazione” del mondo – così ben descritta da Serra – è la cifra esatta delle ideologie del novecento, a cominciare da quella marxista, che sono di ascendenza gnostica (consiglierei di leggere Erich Voegelin, Il mito del mondo nuovo).
Tempo fa su “Mondoperaio” uscì un bel saggio di Luciano Pellicani proprio sui tic verbali del comunismo e del nazismo votati alla “disinfestazione” del mondo, alla “profilassi sociale” e alla “bonifica”.
C’è pure qualche pagina agghiacciante di “Arcipelago Gulag” che mostra appunto questo orizzonte “depuratore” del comunismo (che emerge nelle categorie usate per la repressione dei lager: la “purga”, il “pidocchio”, l’ “infezione”).
E’ un istinto gnostico-settario e millenarista, quello della violenta “purificazione del mondo”, che il cattolicesimo non ha mai avuto (vedi “La città di Dio” di s. Agostino).
Il cattolicesimo, che conosce bene la parabola della zizzania e del grano, predica la drammatica convivenza in tutti di male e di bene e annuncia l’amore per il nemico, il perdono, la continua possibilità di rialzarsi e l’indomita accoglienza del peccatore.
Infatti il mondo intellettuale laico accusa spesso il cattolicesimo di tacita connivenza con l’impuro, con il corrotto, con il peccatore, mentre elogia il presunto rigorismo protestante.
Ma è destino della Chiesa essere sempre accusata di una cosa e del suo opposto. Anche oggi è così.
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Senza Cristo la ribellione al potere diventa follia (Interventi 99)

Ad Oslo la follia di un uomo (uno ?) ha causato un immane strascico di morte, a Londra una ragazza con indubbie doti vocali ha trasformato quanto in termini cristiani chiameremmo "talento" nella propria autodistruzione. Due storie completamente diverse fra loro, ma in entrambe si manifesta un assenza tragica: quella di Cristo. Senza Cristo tutto è follia, illogico incubo, assurda fatica e ingiustificato sacrificio. Ma il nostro cuore, il nostro io più profondo ci dice che non può essere così.
Aldo Trento ci parla di questo: (evidenziature e grassetti sono miei)

Oslo, la manifestazione in memoria delle vittime. Mentre tutti sono in vacanza sognando di vincere lo stress di una vita sempre meno vita perché perfino il desiderio, come diceva mesi fa una statistica del Censis, sembra essersi spento nel cuore degli italiani, ci arriva dalla Norvegia la terribile notizia di due attentati con un centinaio di morti. Che schiaffo per tutti! Proprio dalla Norvegia, uno dei paesi più “perfetti” del mondo, dove l’onestà e l’organizzazione sociale sono additate come esempio, è accaduto un fatto che ha sconvolto tutti. Lo sgomento è grande come il dolore per le vittime e le loro famiglie, eppure non possiamo fermarci qui, non possiamo non cercare di capire che cosa si è inceppato in questa macchina “perfetta”.
Che cosa si è inceppato? L’uomo. Il cuore dell’uomo è sempre più stanco dei continui imbrogli cui è sottoposto da un potere dominante che, avendo eliminato Dio (o avendolo ridotto a un’ideologia) è riuscito ad anestetizzare l’uomo facendogli credere che la sua vita dipenda dal potere stesso. Ma quest’operazione, che Luigi Giussani definiva come “effetto Chernobyl”, non poteva e non potrà durare a lungo, perché non ci sarà potere al mondo che possa addormentare fino a ucciderlo il cuore dell’uomo.
Anche se in Norvegia, come in ogni parte del mondo, il potere potrà far credere ai suoi concittadini che se vivono è grazie a esso e i cittadini potranno anche esserne grati. Una volta anestetizzati, quest’operazione che pretende di cambiare la genetica umana, non può durare per molto tempo, perché dentro ognuno di noi c’è un Icaro che non sopporta di rimanere impigliato in una gabbia che gli impedisce di volare.
L’uomo, il cuore dell’uomo, è fatto per volare. Perciò o questa esigenza incontra la sua libertà o si trasforma in follia. Non si può arginare quella sete e fame di felicità, di amore, di bellezza, di verità, di giustizia che costituiscono il tessuto del cuore umano. Uno potrà maledire questi battiti, ma non potrà non farci i conti. E se il potere dimentica questa verità, per quanto perfetti siano i suoi sistemi, e anche se l’uomo stesso si dimentica, arriva inevitabilmente il momento della follia e le conseguenze sono state visibili a Oslo. Una follia che può avere come origine anche un cristianesimo ridotto a ideologia.
Quando uno non ha incontrato la presenza di Cristo come un fatto che risponde pienamente alle esigenze della ragione e del cuore umano, ma un’idea o un’ispirazione che usa di Cristo, è inevitabile la censura della ragione da cui derivano fanatismo e violenza. Quanti orrori si sono compiuti usando il nome di Cristo, dove Cristo in tutto questo non c’entra niente!
Il cristianesimo è un avvenimento verificabile nella sua profonda ragionevolezza solo dentro la realtà vissuta interamente.
Cristo ha bisogno dell’uomo nella sua interezza, e l’uomo ha bisogno di Cristo.
Allora di fronte a questa tragedia è urgente, affinché questi fratelli non siano morti invano, prendere sul serio il nostro cuore con i suoi desideri ben espressi nel Salmo 62: «Oh Dio, Tu sei il mio Dio, per te io mi sveglio all’alba, la mia anima ha sete di te, la mia carne ha ansia di te, come terra secca, piena di crepe senza acqua». O come ci ricorda Giuseppe Ungaretti: «Chiuso fra cose mortali (anche il cielo pieno di stelle finirà), perché bramo Dio?». L’uomo è relazione con l’eterno, è relazione con l’Infinito, e se il mio cuore non incontra questo Tu per cui è fatto, non ci sarà sistema sociale, per quanto perfetto sia, che potrà impedirgli la pazzia e tutto ciò che consegue.
Se Dio non esiste o è ridotto a un idolo, a ideologia, tutto è possibile. Ma che Dio esiste è il cuore a dircelo! È il cuore che grida: voglio l’Infinito.
Il potere moderno nasce prescindendo da Dio, nasce pretendendo di essere lui Dio, di essere lui ciò di cui il cuore ha bisogno, e allora è inevitabile che arrivino questi tsunami che ci fanno tremare. Non bastano i valori per vivere, e ancora meno la pretesa di essere onesti, come da decenni anche nella Chiesa ci ripetiamo.
Ci vuole una marcia in più, ci vuole un incontro con qualcuno per cui il cuore è fatto, per riprendere in mano la vita.
Ci vuole che riaccada adesso, in piena estate, mentre tutti sono sdraiati come polli senza piume sulle spiagge o come cerbiatti camminando in montagna, quanto è accaduto a Giovanni e Andrea, a Zaccheo, alla Maddalena.
Ci vuole l’incontro con quello sguardo in cui il Mistero, ciò di cui è fatto il cuore, si è fatto carne.
Ci vuole che lo sguardo di Cristo incroci il nostro. Quello sguardo che ci rende consapevoli che prima della follia c’è il perdono, c’è la misericordia.
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È ciò che è accaduto a me quando l’illusione del potere nella sua espressione ideologica mi stava mangiando il cervello, convinto com’ero che Cristo non fosse sufficiente per liberare l’uomo dalla sua follia, e che continua ad accadermi riempiendomi di letizia ogni giorno. La tragedia accaduta in Norvegia interpella la responsabilità che abbiamo come cristiani dentro il mondo. La nostra esperienza di Cristo è il riaccadere di quanto è accaduto a Giovanni e Andrea o è un insieme di valori, una morale, incapace di resistere alle sfide che ci pone il mondo moderno?
Chi ci guarda in questi giorni, osservando il nostro volto è affascinato per la bellezza di uno sguardo in cui è evidente la tenerezza di Cristo?
Al fanatismo religioso si può rispondere solo mostrando nella vita quotidiana la ragionevolezza della nostra fede.
Non c’è niente di più blasfemo che definire il cristianesimo di destra o di sinistra. II cristianesimo è solo Cristo, cioè uomo.
Essere cristiano non è aggiungere un aggettivo alla parola “uomo”, ma è il nome proprio dell’uomo, direbbe Giussani, di quel livello della natura in cui la natura prende coscienza di sé.
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martedì 26 luglio 2011

Un lettore ci scrive (Interventi 98)

Il post su I doni della morte che riportava un editoriale di Samizdat On Line ha suscitato due commenti, entrambi a favore, di cui vorrei proporvi il secondo in quanto molto elaborato e sicuramente degno di lettura e diffusione. Ecco dunque il commento:

La vita è dono di Dio e come tale ho sempre ritenuto "indisponibile" da parte propria e a maggior ragione da parte di chiunque altro. La morte come risoluzione dello stato di sofferenza non la ritengo accettabile, e chiunque voglia sostenere l'eutanasia come "Diritto" sia essa autodecisa o decisa da terzi maschera solo un preteso diritto con un suicidio-omicidio. Basti solo vedere comunque da quali pulpiti provengono le prediche!!
Gli stessi che uccidono la vita al suo nascere, gli stessi che sostengono la "creazione di vite artificiali", questi stessi che, giudici della vita vogliono arbitrarsi anche giudici di morte: Forse che vogliano sostituirsi a Dio nel loro delirio di "onnipotenza"? Beh, nella Sua Misericordia il Signore potrà perdonarli ma rimane comunque il fatto che siamo giunti ad una fase del positivismo umano che spesso mi chiedo si piuttosto che parlare di "evoluzione" non sia meglio definirla "involuzione"...
Ci sarebbe tanto da dire sulle "vere libertà" che come cristiano sento calpestate e quando guardo "quella Croce" a volte piango al solo pensiero che l'uomo sia giunto al punto di ridicolizzare e ferire sempre più Gesù Cristo, un perpetuarsi dell'odio verso la "Vita" attraverso l'affermazione di comportamenti contro la "Vita" stessa...In fin dei conti credo che, al contrario di quanto vogliono affermare gli atei siano credenti quanto noi cristiani..
Ecco perchè ogni forma di accanimento contro tutto ciò che proviene da Dio... In fondo è la battaglia antica che si perpetua... A loro in fondo non importa nulla dell'ammalato terminale, di cosa prova, di cosa chiede,..nulla! La battaglia è contro Dio, contro tutto ciò che Dio è: "Amore, Vita, Misericordia, Carità, Guarigione".. Se andiamo a vedere tutti questi pseudomovimenti,partiti politici, tutte le leggi o quant'altro non vanno proprio a colpire tutto questo? Cioè Dio? E maggiormente Gesù Cristo. (se ne parlava proprio ieri nel post di Socci)
Per finire sono certo che l'Amore di Dio vince sempre perchè, al contrario dell'acerrimo nemico di Dio, il Regno dell'Amore non è diviso in se stesso, i cristiani non divisi ma uniti a Cristo per cui...un Regno vince quando vi è l'unione, l'unione in Cristo!. Per gli altri..solo acerrime divisioni per accaparrarsi un potere vano e deleterio che porterà alla morte tutti coloro che ne fanno parte. Chiedo scusa se mi sono dilungato e..che Dio vi benedica e continui a dar forza, ad illuminare le menti di qualche sapiente perchè non sia la sapienza umana a vincere bensì la Sapienza di Dio. Mario Franda
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Come agnelli portati al macello (Contributi 490)

Vi propongo un articolo di Socci che ci ricorda un problema serio:

C’è un volto di bambina con degli orecchini e un piccolo crocifisso al collo. La fanciulla guarda qualcuno fuori campo, con espressione seria e interrogativa.
Sopra la foto si legge: “Perché mi perseguiti?”. Il sottotitolo recita: “Libertà religiosa negata. Luoghi e oppressori, testimoni e vittime”.
E’ l’eloquente copertina dell’annuale (e sempre drammatico) rapporto – per il 2010 – dell’associazione “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Quest’anno è stato pubblicato in collaborazione con le edizioni Lindau.
E’ un’agghiacciante finestra spalancata su uno scenario pressoché sconosciuto e certamente ignorato dall’opinione pubblica e dai mass media. Ma è questo il mondo in cui viviamo.
Basti dire che il “Pew Forum on Religion e Public Life” di Washington, che ha analizzato la situazione di 198 Paesi, è arrivato alla conclusione che, sul pianeta, oggi, sono circa 5 miliardi gli esseri umani che vedono repressa, negata o limitata la loro libertà di coscienza e di religione.
Si tratta quindi del 70 per cento della popolazione mondiale (oggi quantificata in 6,8 miliardi di persone).
La libertà religiosa, riguardando la coscienza personale, è la più delicata delle libertà e, fatalmente, quando è negata quella sono compromesse anche tutte le altre.
Non a caso Gandhi affermava: “Potete strapparmi gli occhi e non mi ucciderete. Ma se distruggete la mia fede in Dio, io sono morto”.
Si parla ovviamente della libertà di credere come della libertà di non credere. Implicano sempre la coscienza.
Va detto che, purtroppo, talora sono delle religioni che perseguitano altri gruppi religiosi.
Non tutte però sono uguali. Ad esempio la Chiesa Cattolica non perseguita, né reprime alcuna altra religione e anzi si batte per la libertà di tutti, compresa quella dei propri persecutori. E’ contro le persecuzioni e l’oppressione di chiunque.
Eppure va rilevato che il cristianesimo è anche la religione più perseguitata del pianeta: a tutte le latitudini, sotto i più diversi regimi (il rapporto cita, in questo caso, come fonte Amnesty International).
Secondo la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea “il 75 per cento delle morti collegate a crimini a sfondo religioso riguarda i cristiani”.
Ma qual è la geografia della repressione della libertà religiosa?
Anzitutto, anche se spesso lo dimentichiamo, grava ancora sul mondo il retaggio del XX secolo, il secolo delle ideologie, perché circa un miliardo e mezzo di persone vivono sotto regimi comunisti.
E siccome certi intellettuali faziosi e superficiali amano ripetere che è la religione a produrre intolleranza, va sottolineato che nessuno nella storia ha mai fatto l’oceano di vittime e di perseguitati delle ideologie atee del Novecento.
Oggi il caso di maggiore importanza è la Cina, il paese più popoloso del mondo, con un miliardo e 300 milioni di abitanti, ormai avviato a diventare la prima potenza economica mondiale e una grande potenza politica e militare globale.
Lì, in quel regime che resta comunista “il diritto alla libertà religiosa non è concesso”. Ma la repressione e le persecuzioni sono particolarmente scatenate contro i cristiani e in particolare contro i cattolici in comunione con il papa.
“Numerosi sono i cristiani arrestati, condotti nei ‘centri di rieducazione’, torturati e condannati a morte”, si legge nel rapporto. E “si tratta indistintamente di sacerdoti, vescovi e fedeli laici”.
Situazione ancora peggiore è quella della Corea del Nord, il mostruoso regime comunista imposto da Kim Il-sung.
In questo colossale lager a cielo aperto, dove lo Stato proclama ufficialmente l’ateismo obbligatorio, i cattolici erano numerosi: nella capitale Pyongyang – prima dell’avvento del comunismo – erano il 30 per cento della popolazione.
Con il comunismo sono spariti tutti, vescovi compresi, ingoiati dalla buia voragine dei lager. Le poche notizie che arrivano da là sono agghiaccianti.
Nel 2009, per esempio, emerse dall’oscurità il nome di una giovane cristiana, la trentatreenne Ri Hyon-ok, che il 16 giugno era stata condannata a morte e giustiziata “per aver messo in circolazione delle Bibbie”.
Un problema di repressione e persecuzione c’è anche nella Cuba di Fidel Castro dove i cristiani sarebbero l’80 per cento della popolazione, ma lo Stato è ufficialmente ateo.
I casi di sofferenza dei cattolici sono tanti. Per quanto riguarda gli ultimi mesi si cercano ancora gli assassini di don Mariano Arroyo Merino che il 13 luglio 2009, all’età di 74 anni, fu ritrovato morto: lo hanno ammanettato, imbavagliato, accoltellato e poi bruciato.
C’è inoltre la situazione dei cristiani in India dove – su pressione dei nazionalisti indù – i diversi stati “oltre ad approvare le leggi ‘anticonversione’, perseguitano ogni manifestazione pubblica e sociale delle altre religioni”.
Nello stato di Orissa nel 2007 e nel 2008 si è scatenata una “caccia al cristiano” che ha fatto 90 morti ufficiali (perlopiù cristiani) e ha costretto 50 mila persone a fuggire dai propri villaggi.
Sono state distrutte centinaia di case di cristiani e tantissime chiese, nell’indifferenza delle forze dell’ordine (con gli aiuti ricevuti dall’estero i cristiani hanno ricostruito non solo le proprie case, ma anche quelle degli indù).
C’è poi il continente musulmano che è per i cristiani un vero e proprio calvario.
Il Paese che sta diventando l’inferno peggiore per loro è il Pakistan dove – specie per la famigerata legge sulla blasfemia e le varie fatwa lanciate dai tribunali islamici – l’attacco alle minoranze religiose, in particolare ai cristiani, è in drammatica intensificazione (ma gli stessi musulmani sono spesso vittime dei fondamentalisti).
La casistica riferita nel rapporto è terrificante. La storia di Asia Bibi, che è la più conosciuta, è solo una delle tante (e così pure l’uccisione di Shahbaz Bhatti).
La situazione più penosa è quella delle giovani ragazze cristiane che si trovano spesso a subire ogni forma di abuso e di violenza, fino alla morte, nell’indifferenza delle autorità.
E’ tristemente inutile passare in rassegna gli altri paesi islamici se si considera che in Egitto, che dovrebbe essere il paese islamico più evoluto e il più “occidentale”, quello che ha la più grande (il 12 per cento della popolazione) e la più antica comunità cristiana (radicata lì molto prima dell’arrivo dell’Islam), ebbene in Egitto, il 20 gennaio – si legge nel rapporto – “il patriarca (cristiano copto) Shenouda III dichiarava che sarebbe auspicabile un giudizio equo sui 1800 assassinii di cristiani e sugli oltre 200 atti di vandalismo perpetrati contro i loro beni, mai giudicati e ancor meno puniti”.
E’ inutile aggiungere altro. Ma qualche flash sulla nostra libera Europa è necessario. Già diversi libri hanno denunciato la deriva anticristiana di certe istituzioni europee, con episodi stupefacenti. Ma consideriamo qui alcuni casi recenti dei due paesi che si propongono come maestri di diritti umani.
“In Francia, nelle scuole” c’informa il rapporto “una legge proibisce il velo alle ragazze musulmane, ai cristiani vieta di portare una croce troppo visibile e ai sikh di portare il turbante”.
Se il velo portato davanti al volto (che non è un simbolo religioso) poneva un problema di ordine pubblico e di dignità delle donne, si vorrebbe sapere cosa c’entra il crocifisso.
In Gran Bretagna poi “una sentenza ha consentito che un’azienda imponesse ai propri dipendenti cristiani di nascondere i simboli della fede sul luogo di lavoro, lasciando però liberi gli appartenenti ad altre religioni di mostrare i loro simboli”.
Aggiungo un episodio emblematico. In questo paese, dove la regina è capo della Chiesa d’Inghilterra (con buona pace dei nostri intellettuali che ritengono il protestantesimo più laico del cattolicesimo), il cancelliere Tony Blair ha dovuto aspettare di perdere la carica prima di formalizzare la sua conversione al cattolicesimo. Non è incredibile?
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domenica 24 luglio 2011

Il Datore dei doni (Interventi 97)

Durante una delle mie ultime visite in Italia ho avuto l'occasione di visitare una coppia di amici e il loro bimbo di tre anni. La sua cameretta era piena di regali - tra parenti, nonni, zii e zie, il posto straripava di giocattoli. Molti regali... tanti donatori. Ma la cosa che mi sorprese di più fu che il bambino, indicandomi i giocattoli, era in grado di dirmi senza esitare chi glielo aveva regalato. "Questo è di nonno Antonio... quello di zia Sandra...". Mi dissero i genitori: "Può indicarti uno ad uno tutti i giochi e dirti chi glieli ha regalati!"
Forse quel bimbo di tre anni aveva una memoria prodigiosa, ma aveva chiaro in mente che c'è qualcosa di più importante del dono che hai ricevuto - è chi te lo ha dato perché ti vuol bene. Più che il dono è importante il donatore. Quel giorno un bambino di tre anni mi ha dato una grande lezione - perché tu e io tendiamo a dimenticare tutti i doni che ci sono stati fatti.
Ecco perché la Parola di Dio spesso te lo ricorda. Nel Salmo 102,1-2 sta scritto: «Benedici il Signore, anima mia, | quanto è in me benedica il suo santo nome. | Benedici il Signore, anima mia, | non dimenticare tanti suoi benefici.»
Perché noi abbiamo la tendenza opposta - Dio ci fa dei doni, noi li afferriamo, ce li godiamo, e immediatamente ci dimentichiamo di Chi ce li ha dati e perché.
Così comincia tutta una serie di disastri spirituali. Il Salmo 77 racconta la triste storia dell'antico popolo di Dio, Israele, facendo l'elenco di tutti i prodigi che Dio ha fatto per loro - liberandoli dalla schiavitù degli Egiziani, dividendo il Mar Rosso, guidandoli con una colonna di nube e di fuoco, provvedendo per loro cibo dal cielo (la manna) e acqua dalla roccia. Ma al versetto 11 ci sono delle terribili parole: «Dimenticarono le sue opere, | le
meraviglie che aveva loro mostrato.» E così «continuarono a peccare contro di lui, a ribellarsi all'Altissimo» (v. 17). Se avessero pensato di più a quello che Dio stava facendo, la loro gratitudine e la loro lode li avrebbe condotti su strade ben diverse dal tradimento.
Il cuore di colui che ringrazia continuamente Dio per tutti i Suoi doni, è un cuore che vede le tentazioni e dice: "Io non posso fare questo a Chi ha fatto e sta facendo tanto per me". Il cuore di colui che dimentica che i doni vengono dal Dio che li ama appassionatamente è un cuore chè facilmente tradisce... si indurisce... diventa freddo e ribelle.
Forse hai fatto l'errore di pensare e agire come se quello che hai fosse il risultato delle tue capacità invece che un dono di Dio. In Deuteronomio 8,17-18 Dio ti dice: «Guardati dunque dal pensare: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno acquistato queste
ricchezze. Ricordati invece del Signore tuo Dio perché Egli ti dà la forza per acquistare ricchezze, al fine di mantenere, come fa oggi, l'alleanza che ha giurata ai tuoi padri.» Quando ti dimentichi da Chi vengono i doni, ti inorgoglisi e cominci a rubare la gloria che
invece appartiene solo a Dio. Col risultato che i doni che Lui ti ha dato diventano un idolo, che si frappone fra te e il tuo Dio.

Un bambino di tre anni mi ha mostrato come sia bello quando non afferro i doni di Dio e scappo, ma so ricordarmi di Chi mi ama così tanto da avermi dato il dono. Ricordati, «ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre» (Giacomo 1,17). Tutto quello che hai lo devi a Lui.
Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto


don Luciano
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Domenica 17^ t.o. (Angelus 32)

Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi, nella Liturgia, la Lettura dell’Antico Testamento ci presenta la figura del re Salomone, figlio e successore di Davide. Ce lo presenta all’inizio del suo regno, quando era ancora giovanissimo. Salomone ereditò un compito molto impegnativo, e la responsabilità che gravava sulle sue spalle era grande per un giovane sovrano. Per prima cosa egli offrì a Dio un solenne sacrificio – “mille olocausti”, dice la Bibbia. Allora il Signore gli apparve in visione notturna e promise di concedergli ciò che avrebbe domandato nella preghiera. E qui si vede la grandezza d’animo di Salomone: egli non domanda una lunga vita, né ricchezze, né l’eliminazione dei nemici; dice invece al Signore: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1 Re 3,9). E il Signore lo esaudì, così che Salomone divenne celebre in tutto il mondo per la sua saggezza e i suoi retti giudizi.
Egli dunque pregò Dio di concedergli “un cuore docile”. Che cosa significa questa espressione? Sappiamo che il “cuore” nella Bibbia non indica solo una parte del corpo, ma il centro della persona, la sede delle sue intenzioni e dei suoi giudizi. Potremmo dire: la coscienza. “Cuore docile” allora significa una coscienza che sa ascoltare, che è sensibile alla voce della verità, e per questo è capace di discernere il bene dal male. Nel caso di Salomone, la richiesta è motivata dalla responsabilità di guidare una nazione, Israele, il popolo che Dio ha scelto per manifestare al mondo il suo disegno di salvezza. Il re d’Israele, pertanto, deve cercare di essere sempre in sintonia con Dio, in ascolto della sua Parola, per guidare il popolo nelle vie del Signore, la via della giustizia e della pace. Ma l’esempio di Salomone vale per ogni uomo. Ognuno di noi ha una coscienza per essere in un certo senso “re”, cioè per esercitare la grande dignità umana di agire secondo la retta coscienza operando il bene ed evitando il male. La coscienza morale presuppone la capacità di ascoltare la voce della verità, di essere docili alle sue indicazioni. Le persone chiamate a compiti di governo hanno naturalmente una responsabilità ulteriore, e quindi – come insegna Salomone – hanno ancora più bisogno dell’aiuto di Dio. Ma ciascuno ha la propria parte da fare, nella concreta situazione in cui si trova. Una mentalità sbagliata ci suggerisce di chiedere a Dio cose o condizioni di favore; in realtà, la vera qualità della nostra vita e della vita sociale dipende dalla retta coscienza di ognuno, dalla capacità di ciascuno e di tutti di riconoscere il bene, separandolo dal male, e di cercare pazientemente di attuarlo.
Chiediamo per questo l’aiuto della Vergine Maria, Sede della Sapienza. Il suo “cuore” è perfettamente “docile” alla volontà del Signore. Pur essendo una persona umile e semplice, Maria è una regina agli occhi di Dio, e come tale noi la veneriamo. La Vergine Santa aiuti anche noi a formarci, con la grazia di Dio, una coscienza sempre aperta alla verità e sensibile alla giustizia, per servire il Regno di Dio.
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Dopo l'Angelus
Ancora una volta purtroppo giungono notizie di morte e di violenza. Proviamo tutti un profondo dolore per i gravi atti terroristici accaduti venerdì scorso in Norvegia. Preghiamo per le vittime, per i feriti e per i loro cari. A tutti voglio ancora ripetere l’accorato appello ad abbandonare per sempre la via dell’odio e a fuggire dalle logiche del male.
Saluto con particolare affetto i fedeli riuniti a Les Combes, che hanno partecipato alla Santa Messa presieduta dal Card. Tarcisio Bertone, mio Segretario di Stato, presente nonostante il lutto familiare che lo ha colpito. Saluto e ringrazio il Vescovo di Aosta, il Rettor Maggiore dei Salesiani, come pure le Autorità civili e militari della Regione e i benefattori che hanno contribuito a rinnovare l’accogliente residenza. Ricordo con particolare affetto il tempo trascorso in quel luogo incantevole, plasmato dall’amore di Dio Creatore e santificato dalla presenza del Beato Giovanni Paolo II. Ai giovani e ai ragazzi della parrocchia del Beato Pier Giorgio Frassati di Torino e a tutti i villeggianti auguro una serena estate.
[saluti in varie lingue]
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mercoledì 20 luglio 2011

I doni della morte (Contributi 489)

Vi propongo, ad opera dell'amico Berlicche,  l'editoriale odierno di Samizdat On Line. Sarebbe bello se qualcuno, vincendo la nativa timidezza, lasciasse un suo commento al riguardo. Visto che, mi permettoumilmente di ricordarlo, dobbiamo rendere ragione della speranza che è in noi... Buona lettura:

Come forse saprete, è stata approvata alla Camera la legge sul testamento biologico, con una ampia maggioranza trasversale. La rabbia con la quale è stata accolta dai fautori dell'eutanasia attiva - coloro che vogliono ammazzarti per il tuo stesso bene - dovrebbe lasciare pochi dubbi sulla sua opportunità.
Nessun dubbio che si comincerà appena possibile a cercare di demolirla. In passato abbiamo assistito più volte ad esercizi di "giustizia creativa" da parte di giudici intenzionati a non permettere che sia una cosa banale come la legge ad interferire sulle loro opinioni personali. In ogni caso si spera che in futuro sarà più complicato lasciare caritatevolmente morire di fame e sete gli indifesi.
E' interessante notare come gli accesi anti-life di cui sopra esaltino e glorifichino la morte. Ne decantano i doni: la pace, la fine della sofferenza, la dignità...e il risparmio per lo stato e i parenti, l'eliminazione dell'indegno, dell'imperfetto e del fastidioso, l'inebriante potere su chi niente può.
Solo chi non crede nella vita può adorare la morte. Solo chi non la vede come un passo tra vita e vita, come un avversario da battere, solo chi non ha speranza può combattere per qualcosa che ogni vivente rifugge come può.
Chi ha senso rifugge la morte. Ricerca chi la possa sconfiggere, chi l'abbia sconfitta. Rifiuta i suoi doni, che si tramutano in polvere e vermi.
Se la morte è la fine di tutto allora tutte le promesse, tutti i suoi doni sono vani, vuoti, inutili. Se non è la fine di tutto allora sono qualcosa da fuggire, perché in essi non c'è e non ci può essere nessuno scopo.
Lasciamo che i morti seppelliscano i morti. La vita ci aspetta.
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domenica 17 luglio 2011

Domenica 16^ t.o. (Angelus 31)

Cari fratelli e sorelle!
Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore “vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra … il Dio che agisce, che entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano” (Gesù di Nazaret. I, Milano, 2007, 229). Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c’è, niente può essere buono. E’ una priorità decisiva per tutto. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev’essere assunta come il criterio-guida della nostra esistenza.
Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli. Il “cielo” non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità dell’uomo. Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, “mentre tutti dormivano” è intervenuto “il suo nemico”, che ha seminato l’erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male di mettere radici. Sant’Agostino, commentando questa parabola, osserva che “molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano” e aggiunge: “se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento” (Quaest. septend. in Ev. sec. Matth., 12, 4: PL 35, 1371).
Cari amici, il Libro della Sapienza – da cui è tratta oggi la prima Lettura – evidenzia questa dimensione dell’Essere divino e dice: “Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose ... La tua forza infatti è principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti” (Sap 12,13.16); e il Salmo 85 lo conferma: “Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca” (v. 5). Se dunque siamo figli di un Padre così grande e buono, cerchiamo di assomigliare a Lui! Era questo lo scopo che Gesù si prefiggeva con la sua predicazione; diceva infatti a chi lo ascoltava: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5,48). Rivolgiamoci con fiducia a Maria, che ieri abbiamo invocato con il titolo di Vergine Santissima del Monte Carmelo, perché ci aiuti a seguire fedelmente Gesù, e così a vivere da veri figli di Dio.


Appello
Cari amici, innanzitutto un appello.
Con profonda preoccupazione seguo le notizie provenienti dalla regione del Corno d’Africa e in particolare dalla Somalia, colpita da una gravissima siccità e in seguito, in alcune zone, anche da forti piogge, che stanno causando una catastrofe umanitaria. Innumerevoli persone stanno fuggendo da quella tremenda carestia in cerca di cibo e di aiuti.
Auspico che cresca la mobilitazione internazionale per inviare tempestivamente soccorsi a questi nostri fratelli e sorelle già duramente provati, tra cui vi sono tanti bambini. Non manchi a queste popolazioni sofferenti la nostra solidarietà e il concreto sostegno di tutte le persone di buona volontà.
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venerdì 15 luglio 2011

Lettera di Padre Aldo Trento 13/7/2011 (Interventi 96)

Ricevo e pubblico una nuova lettera di Aldo Trento dal Paraguay con l'augurio che sempre sorgano preti con questa coscienza di sè:

Cari amici,
la sproporzione fra il mio nulla, e il Mistero di cui è fatto il mio cuore aumenta man mano che vedo la mia impotenza davanti al bisogno mio e di quanti, sofferenti, derelitti, bussano alla mia porta. Che dolore, che grido dentro di me al Mistero perché mostri il Suo tenero volto davanti a tre giovani mamme ricoverate con cancro terminale. Maria, 29 anni e 5 figli, Giuseppina, 32 anni e 6 figli, Cinzia 42 anni e 3 figli. Tre donne sole, senza marito che le ha abbandonate con 14 figli. Mentre celebravo la messa, credevo che Giuseppina morisse. Un cancro ai polmoni pareva soffocarla. Vedevo il suo affannoso respiro e guardavo l´ostia che avevo fra le mani. Sentivo tutto il dolore di quell´affanno e chiedevo a Gesù di guardarla negli occhi, le chiedevo di condividere con lei il suo dolore. A un certo punto mi sono avvicinato accarezandola e dopo averle dato l´unzione degli infermi, dopo la comunione si è riposata.
Chi sono io Signore, si domandava Santa Caterina? Niente, e chi sei Tu? Tutto.
Vedere ogni giorno chi è l´umano è drammatico eppure quell´uomo che in un momento cessa di vivere, è Cristo e guardandolo così non puoi non metterti in ginocchio. Perché se ciò che di più caro che hai è Cristo è vero che quell´uomo è ciò che di più caro hai in quel momento. E lui è ciò che di più caro hai perché lui come me è ciò che di più caro esiste per Cristo.
E l’ho visto con i miei occhi per l´ennesima volta sabato sera quando una famiglia per disfarsi di un anziano parente, con una gamba piena di vermi per una grande ferita, passando da una bugia all´altra e ingannandoci, è riuscita a scaricare questo povero uomo davanti alla Clinica. Erano giunti fino a noi, con l´inganno, con il vecchietto nella carrozzeria aperta della camionetta e loro dentro ben al riparo del freddo. Il motivo: Puzza.
L´abbiamo preso subito e ho visto in quel volto triste la Presenza del Mistero e senza aspettare nessun medico e molto meno l´assistente sociale (conoscete bene anche voi come spessissimo questi professionisti prima di tutto guardano le cartelle cliniche, se c´è il diagnostico e tutti questi correlati. Gesù che era il medico andando per le strade e incontrando mille pazienti a cosa guardava? Al diagnostico, alla cartella clinica o ascoltando il loro dolore e vedendo la loro fede li curava subito? Su questo sono una bestia a costo di mandare alla merda tutti. Lo guardavo e pensavo: Dio si è servito anche dell´inganno dei parenti che da qualche tempo l´avevano abbandonato in un pollaio per mostrargli e mostrarmi che Lui non si era dimenticato di quell´uomo, di quel poveraccio la cui regalità è oggettiva perché relazione con il Mistero.
L´ho baciato, portato alla Clinica. Gli infermieri l’hanno trasformato. Però non c´erano letti liberi ed era notte. Allora lo Spirito Santo, sapendo che sono debole di memoria, mi ha ricordato che nella Capella con il Santissimo esposto, dove c´è già un mendicante ammalato, c´è ancora un posto. E così l´abbiamo portato lí e credo che a Gesù la cosa sia  piaciuta perché così adesso ha due chierichetti.
Nel frattempo i parenti sono fuggiti. Ancora una volta ho visto compiersi quanto dice il Salmo delle Lodi del Sabato: “potrà una madre abbandonare suo figlio?” “Pero io non ti abbandonerò mai”.
L´ho toccato con mano lunedì quando una adolescente che ha ammazzato il suo convivente ha voluto rinunciare al suo bambino, nato di 7 mesi, ed ora ha tre mesi. Lei vive nella nostra casa di accoglienza per le bambine o adolescenti incinte. Ho dovuto con lei e l´avvocata andare dal giudice dei minori. Che dolore sentire la ragazza dire al giudice che mi cedeva il suo bambino per ritornare nella carcere dei minori. Parlava con una fredezza terribile e guardavo commosso il bebé fra le mie braccia. Rifiuto, perfino maltrattato da parte sua, il bambino.
Terminata l´avventura dell´affido, siamo tornati a casa. Adesso Dio mi ha reso, per l´ennesima volta, papà di questo piccolo. E lei, questa povera ragazza tornerà alla carcere per scontare la pena che avrebbe potuto scontare qui con noi e in compagnia del suo bambino. P. Paolino dopo l´accaduto mi dice pensando a cosa lascia e a cosa trova: “Neanche la bellezza senza Cristo muove il cuore di una persona”. Puoi offrirgli il luogo più bello del mondo, più pulito ma senza l´incontro con Cristo perfino un lager diventa più attrattivo.
Infine una notizia interessante nel giorno di San Benedetto. Si presentò un giovane di 24 anni, ricco, diseredato dalla famiglia e cacciato di casa perché vuole farsi prete. È laureato in filosofia ed altri titoli. Arriva da me, grazie al settimanale che pubblichiamo e che legge (quanto è importante entrare nei quotidiani laici con un settimanale “laico”, cioè cattolico). Vuole essere sacerdote perché affascinato dall´esperienza che vibra nel settimanale.
Lo guardo con molto distacco anche perché in questi anni più di qualcuno mi è venuto con questo desiderio, ma poi davanti alla mia proposta non tornano più. L´ascolto e poi gli chiedo: “Ti piacciono le ragazze?”. Lui mi guarda stupito e sorpreso. Al che io gli rispondo: “Con i tempi che corrono, è una domanda importante perché la condizione, come diceva Giussani, per essere prete è di essere uomini”. “Padre, chiaro che si”, mi rispose. Bene, allora ti propongo subito una cosa: “Per tre mesi, non solo perché sei laureato in filosofia ti piace leggere, studiare cantare (cantava nell´opera di Asunción), parlare italiano etc. (un sacco di doni che io non ho mai avuto essendo stato un asino a scuola) ma perché tu possa imparare a fare i conti con il “mordere la pietra” come diceva il frate a Miguel Mañara, vieni oggi con Paolino e me alla fattoria dove ci sono gli ammalati di AIDS, rifiutati da tutti. Per tre mesi vivrai con loro: dormirai in una delle loro stanze in un letto a castello, mangerai con loro, lavorerai la terra e ovviamente ci sarà lo spazio necessario per la preghiera, lettura, silenzio, etc. Poi, terminati i tre mesi, andrai dai “ex barboni” della casa S. Gioacchino e Anna, per lavare e pulire questi figli prediletti di Dio, vivendo con loro. Ed infine altri mesi nella Clinica”.
Amico per essere prete ci vogliono le palle, perché altrimenti domani basta una ragazza che ti guarda e sparisci o vivi nell´orgoglio, lamenti e borghesismo di tanti giovani e non, preti che conosco: “Bisogna soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina”, diceva Mounier.
Mi guarda e con un sorriso mi dice: “Padre, grazie è quello che voglio, accetto la sfida”. Siamo saliti in macchina, siamo andati alla fattoria e dal giorno di S. Benedetto con il suo “ora et labora” è lí che ha dato inizio a un’avventura che se Dio vorrà – chissà- sarà quello che mi sostituirà, perché la vita passa e sempre ho chiesto al Signore un sostituto pero che sia con le palle e ami Cristo e i poveri inmensamente di più di quanto un innamorato ami la donna che ha sposato come un innamorato, la sua morosa. Pregate allora, amici perché se Gesù vuole, sia davvero per lui la possibilità di vivere la grazia che mi è data di vivere.
La regola è sempre quella: “Calli nelle ginocchia, calli nelle mani, calli nella mente”. Preti, cioè uomini virili!
Ciao, P. Aldo
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martedì 12 luglio 2011

Perchè i giovani non credono (Contributi 488)

Un articolo di Don Angelo Busetto da La Bussola:

Lo slogan sta invadendo tutta la pubblicistica cattolica: i giovani d’oggi sono la prima generazione incredula. Questo accade dopo anni di catechismo parrocchiale e di insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Come può essere successo?
E tuttavia non è una novità degli ultimi tempi. Una cinquantina di anni fa – e quindi ancor prima della cesura del ’68 - don Luigi Giussani era partito proprio dalla constatazione di cristianesimo solamente di facciata praticato dai giovani del suo tempo. Li aveva incontrati in treno e li incontrava a scuola: bravi ragazzi che frequentavano preti e oratorio, ma in scuola sparivano nel nulla. Evidentemente lo scollamento tra la generazione dei padri e quella dei figli ha radici profonde, che tuttavia ora emergono in superficie con una fioritura impressionante, manifestata dal palese allontanamento della gioventù dalla Chiesa.
C'è un libretto – quasi un pamphlet – La prima generazione incredula (Rubbettino 2010, pp.104, euro 10) di Armando Matteo che ha buon gioco a documentarlo con dovizia di osservazioni e approfondimenti. E’ cambiato l’orizzonte culturale dell’Occidente, dove sono venute a mancare non solo le tradizionali parole e immagini religiose, ma sono andati perduti i fondamenti della speranza della vita, del futuro e della ricerca della felicità. La scienza e la tecnica sembrano aver occupato lo spazio della vita; la programmazione sull’immediato – come un menu à la carte – sembra costituire l’unica ricerca plausibile. La pratica della fede ridotta a sacramentalizzazione si è isterilita, ingabbiandosi con le proprie mani in un cul de sac senza via d’uscita.
L’immagine che la Chiesa offre di sé a livello pubblico è quella di un’istituzione pesante e pedante, pregna di stanco vecchiume. Gli adulti si riciclano dentro gli stessi schemi politici, economici, religiosi; da essi non sembra venire alcuna prospettiva per il mondo dei giovani. In questa panorama desolato, da dove ripartire? A questo punto il nostro autore lancia rapide proposte, con spunti vivaci e interessanti, ma con una tesi di fondo che sembra rimandare all’infinito ogni prospettiva di risposta.
Infatti pare che innanzitutto debba accadere un nuovo radicale cambiamento del mondo e della Chiesa; solo dopo potrà apparire all’orizzonte una nuova vela per il riscatto dei giovani. Inoltre, in questa lettura pur interessante e stimolante, rimangono occultati nell’ombra due elementi: l’uno di tono pastorale, l’altro di rilievo più sostanziale.
Non viene infatti considerato l’impatto che sul mondo giovanile hanno ancora le proposte dei nuovi movimenti e dei più recenti richiami mariani. Inoltre non viene considerata la possibilità più elementare, che cioè il cuore dell’uomo, e del giovane in specie, può venire toccato e ancora viene toccato dalla grazia di un incontro, per l’urgenza e la spinta che lo costituisce e che lo rende inquieto sotto tutti i cieli. E’ capitato fin dall’inizio e ha continuato a capitare nei secoli. Perché non potrà accadere ancora?
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Se anche la morte è un video game (Post 123)

E’ recentissima la notizia che un videogioco, per ora disponibile solo su internet, sarà disponibile anche per la vendita. Si tratta di “Euthanasia”. E già il nome dovrebbe suggerire qualcosa. Ma per i più refrattari dirò che trattasi di “gioco” in cui il protagonista Shaun Randall, un ex militare costretto su una sedia a rotelle dopo essere stato investito da un'auto mentre era in missione, tenta il suicidio; entra in coma, è internato in un ospedale psichiatrico militare dove una terapista decide di assecondarne le esplicite volontà iniettandogli una soluzione che gli sarà fatale. E qui comincia il gioco, uno 'sparatutto' fatto di atmosfere tetre e deprimenti.
Già in passato c’erano stati svariati giochi in cui lo scopo era di uccidere il maggior numero di nemici possibili, si trattasse di astronavi o di alieni, di avversari (vai a sapere di che cosa) o di nemici..
Ma questa volta si parte da un tema scottante come il fine vita per farne un gioco in cui la premessa è che è bene togliersi (o farsi togliere) la vita quando questa non è più secondo i nostri (o quelli della società) criteri di efficienza e di validità. Banalizzando in pieno il fatto che la vita è – in ogni caso e in qualunque circostanza – un dono e che il suo valore non dipende dalle nostre capacità.
Siamo nel pieno di un clima completamente ostile ai valori cristiani che hanno fondato la civiltà europea e questo è evidente in tantissimi settori, come ad esempio dall’indifferenza che sostanzialmente si nota nei confronti degli altri, nell’affermare il proprio diverso orientamento sessuale come un diritto da affermare con violenta presunzione (e sembra quasi che “gay è bello, etero no”), e anche dal volere affermare il proprio diritto (o l’egoismo di chi, eventualmente, dovrebbe assisterci) a morire quando “la vita non ci piace più”.
Quello che manca in molti, anche fra coloro che si dicono cristiani, è un concreto ancorarsi a Gesù Cristo, unico salvatore e redentore dell’uomo. Di tutto l’uomo e di ogni circostanza della sua vita.
Cristo ha vissuto tutta la vita umana, anche quella pienamente dolorosa della passione non per un misterioso gusto masochista, ma per affermare e far comprendere all’uomo che il dolore, l’ingiustizia, la sofferenza, la morte stessa, non sono la parola ultima della vita. Tutto questo è già stato redento da Cristo con la Sua resurrezione. Ed è unendo la propria personale e quotidiana fatica, il dolore, la malattia alla Sua passione che queste contraddizioni al desiderio di felicità che alberga in ognuno di noi che queste riescono ad essere vivibili.
Senza Cristo, non solo, come è stato detto, tutto è permesso (anche usare la propria sessualità come leva per un effimero successo personale) ma anche la vita stessa e la sua contraddizione più forte sono ridotte ad un banale spunto per un video game dove mondo reale e virtuale sono talmente confusi fra di loro da risultare difficile se non quasi impossibile distinguerli fra loro.
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Dis-trazione (Post 122)

Molti anni fa in un monologo di un suo spettacolo Giorgio Gaber aveva un’espressione paradossale che però aveva (ed oggi ha ancora di più) una forte verità “siamo talmente futili che le distrazioni possono impedirci di morire”. E ci impediscono di morire perché spesso si arriva alla morte già morti intellettualmente e nella propria umanità.
E’ evidente ad uno sguardo attento, anche se sono sempre di meno coloro che l’hanno o desidererebbero averlo, che la nostra è l’epoca della distrazione.
Ci interessa tutto ciò che non è importante.
Ci scervelliamo per sapere perchè un’ex velina e un attore d’oltre oceano non stanno più insieme, non perdiamo una puntata di reality in cui è messo in mostra ed incoraggiato ogni peggior istinto umano, ci appassioniamo a storie morbose di omicidi familiari e l’elenco potrebbe proseguire ancora a lungo.
Ma tutto questo senza che mai l’ombra di un giudizio o l’affermazione di un valore attraversi il nostro orizzonte.
Siamo talmente presi da cose futili da non avere spazio per quelle serie.
E la distrazione si rivela nel suo significato etimologico, dis – trazione, essere tratti, portati via, distanti da ciò che ci aiuterebbe e ci permetterebbe di essere uomini: la fede in Cristo.
Solo con Cristo possiamo essere realmente uomini e vivere pienamente ogni circostanza dell’esistenza, come è stato detto “con Cristo non ci sono problemi, senza Cristo non ci sono soluzioni”.
Ma la situazione che ci troviamo davanti agli occhi è di una vacuità assoluta dove regna un’arrogante ignoranza e una presuntuosa affermazione del proprio io sopra tutto e tutti.
Quello che ci viene proposto sembra allontanarci da ciò che ci fa essere, ci dis-trae da ciò che conta, ci allontana da ciò che ci aiuta!
Perché, per dirla con Eliot “gli uomini hanno abbandonato Dio non per seguire altri dei, dicono, ma per nessun dio”. E quindi “cosa possiamo fare se non restare con le mani vuote e le palme aperte, rivolte verso l’alto”.
Di fronte alla scoperta o presa consapevolezza di una propria mancanza l’atteggiamento più corretto e ragionevole è la preghiera, la domanda a Dio che, creatore del nostro cuore e dell’immensità di desiderio di felicità che lo costituisce, è il Solo che possa veramente (e non con illusioni vane) riempirlo.
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Il diavolo dilaga sui social network (Interventi 95)

Giusto perchè lo sappiate anche voi. Poi potete dire che non c'è nessun nemico.. ma intanto..


Allarme della Chiesa per gruppi e discussioni via web, in aumento le chiamate di aiuto e le richieste di esorcismi.
Il fenomeno del SATANISMO FAI-DA-TE è preoccupante»
Il male corre sul web. Se ne parla e se ne discute. Così tanto che, secondo gli esperti, il diavolo si nasconde tra le pagine virtuali di internet. E in particolare dei social network. Cioè in quelle comunità virtuali in cui si può discutere anche di tematiche a sfondo «satanico» senza essere censurati. Il tutto in condivisione. E a qualcuno può venire l'idea di evocare addirittura il Maligno, invitandolo a manifestarsi. Insomma, la Chiesa lancia l'allarme «satanismo fai da te» soprattutto tra i giovanissimi.



Gabriele Nanni
 GLI ESORCISTI - Per don Gabriele Nanni, Sacerdote che ha praticato esorcismi per molti anni e in varie parti del mondo, il fenomeno è preoccupante. «In effetti fino a non molto tempo fa l'evocazione del diavolo era un fenomeno di nicchia. Con l'avvento di Internet e soprattutto dei social network, il fenomeno è diventato di piazza e ormai il diavolo viene evocato anche attraverso il web», spiega il parroco. Il rischio è che «l'evocazione del diavolo su Internet possa far finire nella trappola i più indifesi».
Proprio per questo sono stati istituiti corsi organizzati in varie parti d'Italia e a Roma all'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, dove si radunano i sacerdoti esorcisti per imparare a combattere anche questi nuovi fenomeni.


SATANA - Ma chi è il diavolo? «È una persona che genera il male nella società e negli individui perché è l'omicida fin dal principio», spiega don Nanni. La diffusione del cosiddetto «contatto satanico» dipende molto dal Paese in cui si vive. I più colpiti, aggiunge Nanni, «sono quelli che lottano contro il Maligno, perché chi vive nella fede è anche il maggior antagonista del diavolo». Da qui l'importanza del Sacerdote esorcista, che deve capire in quali casi una persona è realmente posseduta dal diavolo e in quali casi, invece, si tratti semplicemente di un abbaglio o di malattie psichiche.



Cesare Truqui
 ALLERTA - E i social network non aiutano. Anzi. Da qui l'aumento dei casi. «C'è un'alta percentuale di chiamate che arrivano in vicariato a Roma in cui si chiede l'intervento dell'esorcista», dice Padre Cesare Truqui, veterano tra gli organizzatori dei corsi per esorcisti. E la diocesi di Frascati è corsa ai ripari. Ha creato un vademecum con le preghiere da recitare «in casi di minore influsso del demonio». Si tratta, spiegano, di «una raccolta di preghiere da recitarsi privatamente da parte dei fedeli, quando essi sospettano con fondatezza di essere soggetti ad influssi diabolici».


«NO A MAGHI E MEDIUM» - La diocesi di Frascati consiglia inoltre di «non ricercare il sensazionale ed evitare sia la stolta credulità che vede interventi diabolici in ogni anomalia e difficoltà, sia il razionalismo preconcetto che esclude a priori qualsiasi forma di intervento del maligno nel mondo»; «stare in guardia nei confronti di libri, programmi televisivi, informazioni dei mezzi di comunicazione, che a scopo di lucro sfruttano il diffuso interesse per fenomeni insoliti o malsani».
Il vademecum anti-Satana della diocesi consiglia anche di «non ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti o medianici o presumono di aver ricevuto poteri particolari».
Nel dubbio sulla presenza di un influsso diabolico, «è necessario rivolgersi prima di tutto al discernimento dei sacerdoti esorcisti e ai sostegni di grazia offerti dalla Chiesa soprattutto nei Sacramenti». (fonte: Adnkronos)
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