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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 30 ottobre 2013

Attraverso la loro umanità (Contributi 909)

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Nella mia esperienza di parroco, prima in Calabria e poi a Roma, l’attaccamento e la devozione del popolo ai santi è stata una continua scoperta.
Innanzitutto mi stupisce che questa devozione accomuna persone del tutto diverse per formazione culturale, per sensibilità, per posizione sociale. A Roma, ad esempio, nei due momenti forti della parrocchia di sant'Eusebio in cui lavoro, la festa di sant'Antonio Abate e la Stazione Quaresimale con l’esposizione delle reliquie dei santi martiri presenti nella chiesa, mi capita di incontrare sacerdoti, professori, gente del popolo, famiglie in difficoltà. Nei loro sguardi, nelle loro parole, un’unica richiesta: quella di una compagnia carica di tenerezza, che vinca le incertezze e le paure del vivere quotidiano. Cristo tocca il cuore dell’uomo perché impari a vivere la comunione, ovvero un’esperienza di popolo, proprio attraverso questa commozione che ci prende nelle vicende più intime, quelle che a volte non si ha il coraggio neppure di dire.
Spesso trovo sulle statue dei santi lettere che esprimono questa incapacità ad accogliere la propria ed altrui fragilità; oppure incontro persone che, in lacrime, domandano l’intercessione del santo con un’apertura del cuore tale che si traduce in domanda concreta di dialogo con noi sacerdoti, o nel desiderio di accostarsi al sacramento della Confessione. Ciò mi rende attento, quasi desideroso di imparare questa modalità espressiva della fede. Attraverso il riverbero della santità, crescono persone vere la cui vita pian piano diventa dono offerto per l’edificazione della Chiesa. Il santo è un “uomo vero”, scrive don Giussani nella prefazione di un libro di Cyril Martindale. E l’uomo vero è colui che è innanzitutto consapevole della propria fragilità, e quindi poggia tutto su un Altro. La devozione ai santi nella pietà popolare non è frutto di ragionamenti. Ma, come ha detto Benedetto XVI nella lettera ai seminaristi dell’ottobre 2010, «attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa. La fede si è fatta carne e sangue».
Vedere il modo con cui il popolo si affida a san Francesco di Paola, a Padre Pio, a sant'Antonio di Padova, come compagnia cui tendere e con cui affrontare le tante fatiche della vita, apre il cuore proprio a questa carnalità cui l’educazione cristiana continuamente ci richiama. Non è la loro grandezza ma paradossalmente la loro umanità che permette a ciascuno di noi di aprirci e di affidarci totalmente a Cristo attraverso di loro.
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