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Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

venerdì 7 febbraio 2014

La grammatica dell'umano (Contributi 937)

Un articolo di Francesca Moretti da La Bussola

«Affrontare il travaglio di civiltà in atto chiede di ripensare l’uomo. La Chiesa pensa di poter dare un contributo non indifferente di conoscenza circa la 'grammatica dell’umano'. Non per sua capacità e merito, ma in forza dell’evento di Gesù Cristo in cui trova vera luce il mistero dell'uomo». Si concentra sull'uomo e sulle questioni fondamentali a cui ogni giorno è chiamato il discorso dell'Arcivescovo di Milano Angelo Scola, il primo pastore della Chiesa Ambrosiana a rivolgere un intervento all'Aula nella sede del Consiglio regionale della Lombardia.
Una presenza, quella dell'Arcivescovo, che è anche un gesto di “amicizia civica”, a cui qualcuno - il Movimento 5 Stelle - ha voluto sottrarsi, uscendo dall'Aula prima dell'intervento di Scola, salvo poi voler incontrare l'Arcivescovo al termine della cerimonia. La Chiesa parla all'uomo partendo non «da particolari competenze concorrenti», quanto piuttosto da un «patrimonio dottrinale ideologico e cristallizzato e dal rapporto con una Persona vivente». Scola non ha rinunciato a tracciare lucidamente le questioni nodali che affliggono l'uomo contemporaneo: «Una certa frustrazione diffonde un disagio palpabile, anche se non sempre ben identificato può essere chiamato disagio di civiltà. Esso non deriva soltanto da condizioni strutturali e istituzionali, locali e nazionali. Più profondamente nasce da una difficoltà intrinseca al nostro tempo, in cui né l’energia spirituale e morale per unificare l’esistenza, né la capacità ideale e affettiva di progettare il futuro sono beni facilmente reperibili».

L'Arcivescovo ha sottolineato come «i cattolici vivono in prima persona il travaglio della nostra società in questo inizio del Terzo Millennio. La crisi economica che segna in profondità il presente della Lombardia è molto più grave di quanto le nostre previsioni abbiano immaginato: per durata, per estensione, per capacità di fiaccare la nostra speranza». Ma a questa situazione di povertà emergente, si aggiunge una miopia nel giudizio: «la vediamo solo come una crisi economica - ha detto Scola - e non per quello che è veramente, un travaglio di civiltà all’inizio del nuovo millennio. A tale travaglio si lega la frustrante sproporzione tra le sue grandi potenzialità e le sue effettive possibilità».
La crisi poi non risparmia le famiglie sia in termini economici, sia per «il crescente indebolimento del legame matrimoniale che infragilisce il nostro tessuto sociale e crea nuovi poveri». Una crisi che colpisce le famiglie, certamente, ma che caratterizza anche gli stili di vita: «viviamo frammentati in una miriade di informazioni, conoscenze e saperi a tal punto che quando affrontiamo un aspetto della nostra esistenza è come se di tutti gli altri non avessimo più memoria, quasi non esistessero. Ci comportiamo come se non avessimo un’ipotesi esistenziale che ci renda capaci di interpretare unitariamente la realtà che viviamo». Per questo «ripensare il mondo senza ripensare l’uomo» sarebbe impensabile perché, significherebbe «affidarsi esclusivamente ad uno scenario di gestione tecnocratica globale davvero preoccupante».

Per questo motivo occorre un ritorno ad un nuovo umanesimo: «L’unità dell’esistenza dell’uomo e, prima ancora, l’unità dell’esperienza che egli compie - ha ricordato Scola - sono oggi altamente problematiche, non tanto in termini di contenuti, che vengono astrattamente richiamati, ma di vissuto e di identità reale. La difficoltà maggiore oggi è interna ad ogni singola persona, è a livello della stessa grammatica elementare dell’umano».

Un discorso molto apprezzato dai consiglieri e, in particolare dal Presidente dell’Aula Raffaele Cattaneo che ha parlato di «parole cariche di profondità e spessore. Una riflessione di alto profilo culturale sul travaglio di civiltà e sulla necessità di recuperare l'uomo, questioni profonde che interessano e interrogano la nostra convivenza civile. Il Cardinale Scola nel suo intervento ha dimostrato di avere ben presenti le difficoltà che attraversano le istituzioni e gli uomini chiamati a responsabilità civili e politiche, ma ha anche dato elementi di speranza e ragioni per continuare sulla strada della ricerca del bene comune».
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