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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

venerdì 16 maggio 2014

Siamo tutti ostiari

Nella Chiesa tutti, indistintamente, siamo incaricati di praticare l’antico ministero dell’ostiario, cioè di «colui che apre le porte» e «accoglie la gente». E del resto nella storia della Chiesa non è mai esistito il ministero di «colui che chiude le porte» in faccia alle persone.
È dunque un invito a non «ingabbiare» lo Spirito Santo quello che il Pontefice ha rivolto nella messa celebrata lunedì mattina, 12 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta. Nell’omelia il vescovo di Roma ha subito riproposto una pagina degli Atti degli apostoli(11, 1-18), che, ha confidato, considera «uno dei brani più belli» e che «insegna tanto a noi vescovi». Già l’incipit, ha spiegato, è molto forte: «Gli apostoli e i fratelli che stavano in Giudea vennero a sapere che anche i pagani avevano accolto la parola di Dio. E, quando Pietro salì a Gerusalemme, i fedeli circoncisi lo rimproveravano dicendo: “Sei entrato in casa di uomini non circoncisi e hai mangiato insieme con loro!”».
Ai loro occhi «questo era proprio uno scandalo», una cosa che non avrebbero «mai pensato» potesse accadere. Per loro infatti non era neppure immaginabile entrare in casa e addirittura sedersi a tavola con persone non circoncise, per una questione di impurità. Invece Pietro non solo lo aveva fatto, ma aveva anche battezzato quella gente. In poche parole, ha rilevato il Papa, lo avevano considerato «un pazzo». Proprio come se «domani venisse una spedizione di marziani verdi, con il naso lungo e le orecchie grandi come vengono dipinti dai bambini». Ma se uno di loro dicesse «io voglio il battesimo» cosa accadrebbe?
Dunque Pietro, riferiscono gli Atti degli apostoli, «racconta cosa era successo, come era stato proprio lo Spirito» a spingerlo. È «lo stesso Spirito che aveva detto a Filippo di andare a battezzare quel ministero di economia della Candace», secondo quanto si legge ancora negli Atti.
Proprio lo Spirito «ha spinto Pietro ad andare» avanti, lo ha incoraggiato, perché «non ci sono cose impure». E Pietro ha obbedito. Poi, ha ricordato il Pontefice, «succede quello che sappiamo: il battesimo di Cornelio e di tutta la sua famiglia». Ma ai rimproveri dei «fratelli della Chiesa di Gerusalemme» Pietro replica «con questa frase: se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato a noi, per aver creduto nel Signore Gesù Cristo, chi ero io per porre impedimento a Dio?».
Una domanda che oggi, ha affermato il Papa, raggiunge ciascuno di noi, perché «quando il Signore ci fa vedere la strada, chi siamo noi per dire: no, Signore, non è prudente, no, facciamo così?». È Pietro a «prendere questa decisione» e a dire: «Chi sono io per porre impedimenti?». Si tratta davvero di «una bella parola — ha spiegato il Pontefice — per i vescovi, per i sacerdoti e anche per i cristiani: chi siamo noi per chiudere le porte?». Non a caso nella Chiesa c’è sempre stato il «ministero dell’ostiario», che è colui che apre la porta, riceve la gente e la fa passare, ma «mai c’è stato il ministero di quello che chiude la porta, mai!».
Inoltre, ha proseguito il Papa, il Signore aveva detto ai discepoli che avrebbe inviato «un altro Paraclito», il quale, aveva assicurato, «vi guiderà alla verità tutta intera». Dunque «il Signore lascia la guida della sua Chiesa allo Spirito Santo». E questo vale ancora oggi, perché «la guida della Chiesa il Signore l’ha lasciata nelle mani dello Spirito Santo: è lui che ci guida tutti con la grazia ricevuta nel battesimo e nei sacramenti».
Lo Spirito Santo non aveva esaurito la missione nel giorno di Pentecoste — ha affermato il Pontefice — quando era sceso su di loro e poi c’era stato «tanto chiasso», a tal punto «che si diceva: ma questa gente forse non aveva il caffellatte e ha preso un po’ di vino per la colazione!». In realtà «non erano ubriachi»: la storia «è incominciata» quel giorno e da allora «lo Spirito va avanti, portando la Chiesa avanti».
Ed è «curioso», ha fatto notare in proposito il Papa, il comportamento dei «cristiani di Gerusalemme che erano buoni credenti»: dopo aver rimproverato e dato del «pazzo» a Pietro, ascoltarono la sua spiegazione e poi «si calmarono e incominciarono a glorificare Dio dicendo: “Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita!”».
È perciò «lo Spirito Santo quello che, come dice Gesù, ci insegnerà tutto». E farà anche in modo «che noi ricordiamo quello che Gesù ci ha insegnato». Lo Spirito «è la presenza viva di Dio nella Chiesa, è quello che fa andare la Chiesa, che fa camminare la Chiesa sempre più, oltre i limiti, più avanti». È lui «con i suoi doni che guida la Chiesa. Non si può capire la Chiesa di Gesù senza questo Paraclito che il Signore ci invia» e che porta «a queste scelte impensabili». Per usare «una parola di san Giovanni XXIII: è proprio lo Spirito Santo che aggiorna la Chiesa e la fa andare avanti!».
Il Pontefice ha quindi invitato i cristiani «a chiedere al Signore la grazia della docilità allo Spirito Santo, la docilità a questo Spirito che ci parla nel cuore, ci parla nelle circostanze della vita, ci parla nelle vita ecclesiale, nella comunità cristiana, ci parla sempre: vai avanti, prendi decisioni, fai questo...». E ha suggerito anche di ricordare sempre la domanda di Pietro: «Chi sono io per porre impedimenti allo Spirito Santo? Chi sono io per cambiare il ministero dell’ostiario nella Chiesa che, invece di aprire, chiude le porte? Chi sono io per dire fino a qui e non di più? Chi sono io per ingabbiare lo Spirito Santo?».
Nel rispondere a queste domande, ha auspicato il vescovo di Roma, «il Signore ci dia quella calma che hanno avuto i cristiani della Giudea» dopo aver ascoltato Pietro, «e ci dia anche la grazia di glorificare Dio». Quei cristiani ebbero a dire: «Dunque anche ai pagani Dio ha concesso che si convertano perché abbiano la vita». E noi oggi, ha concluso Papa Francesco, diciamo che anche a questa gente tanto lontana dalla Chiesa e che forse ne ha un’opinione negativa «Dio ha concesso che si convertano, perché abbiano la vita, perché lo Spirito Santo è sovrano».
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