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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

giovedì 15 maggio 2014

Una presenza semplice come una candela (Contributi 962)

Un articolo/testimonianza di Luis Miguel Hernández dal sito della Fraternità San Carlo


Il capitano Charles Ryder ripercorre le stanze dell’enorme casa della ricca famiglia Blyte, dove anni prima aveva vissuto tante forti emozioni. Arriva nella cappella, è colpito dalla luce che rifulge nel tabernacolo. Dopo dieci anni, c’è ancora una candela sempre accesa, che diventa il simbolo della fede cattolica che da poco egli ha abbracciato. Con questa meravigliosa immagine, tratta dal romanzo Ritorno a Brideshead, Evelyn Waugh coglie il nocciolo della presenza reale di Gesù nel sacrario: è sempre lì, inerme e disponibile, semplice e misteriosa.
Anche nella Chiesa dei Pastorelli, alla periferia di Lisbona, ogni giovedì alle otto e mezzo del mattino si apre un sacrario, dove è custodita la presenza reale di Gesù, e, circondato da varie candele, viene esposto il Santissimo Sacramento per l’adorazione. A quell’ora hanno già il loro posto fisso una ventina di persone. Il sacerdote colloca nella custodia l’ostia consacrata. Lo accompagnano alcuni canti e preghiere: «Signore, credo, adoro, spero e ti amo». Poi si legge un salmo o una breve lettura che spiega qualche aspetto del mistero eucaristico e aiuta nella contemplazione. Alla chiusura, verso le sei, le persone sono duecento.
L’idea di proporre in parrocchia l’adorazione per tutto il giorno di giovedì è nata nel 2005, quando fu inaugurata la nuova chiesa. Per preparare la comunità alla dedicazione del tempio, l’allora parroco José Maria Cortes propose una novena di adorazione nella chiesa del paese. Durante il giorno non era difficile che tanti si raccogliessero in preghiera. Ma la notte? Diversi responsabili di movimenti e gruppi parrocchiali si fecero carico di una notte ciascuno e il Santissimo è stato esposto per nove giorni, 24 ore su 24, con tanti momenti di preghiera comune, canti e meditazioni. Il popolo tutto è rimasto colpito dal loro esempio e il desiderio di continuità si è dilatato. Oggi, decine di persone passano dalla chiesa il giovedì, anche solo per un momento di adorazione. Perfino all’ora di pranzo, quando di solito i banchi sono quasi vuoti, un gruppo di signore ha avviato dei turni per i «custodi del tempio», perché Gesù non stia mai da solo.
A tanti in Portogallo è familiare l’immagine del pastorello Francesco in adorazione davanti all’eucarestia. Il beato era solito fare una deviazione mentre camminava per i pascoli, per andare in chiesa a trovare «Gesù nascosto». Così chiamava l’Ostia consacrata, la presenza di Gesù velata nella forma del pane. Anche i nostri bambini non sono estranei all’adorazione. Ricordo ancora l’espressione sul volto dei catechisti, quando proposi loro di fare mezz’ora di adorazione con i gruppi di bambini di 8, 10 e 12 anni. Ma poi, curando bene il gesto, con un canto, letture e preghiere adatte, tutti ci siamo resi conto, ancora una volta, che il senso del mistero nei bambini è molto più profondo e netto di quanto lo sia negli adulti. Una ragazzina mi ha chiesto una volta: «Perché ha messo sulle spalle quella… tela dorata?». Si riferiva al velo omerale. Le ho detto sul momento: «Perché, siccome devo prendere in mano Gesù, è necessario farlo in modo solenne». I suoi occhi si sono sgranati. E così anche i miei, guardando il suo stupore.
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