Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

venerdì 19 aprile 2013

Non dimentichiamoci di Dio (Contributi 834)

Il nuovo libro del Card. Scola in un articolo da La Bussola: 

Era il risultato più difficile, ma sembra esserci riuscito. Con il suo nuovo libro, Non dimentichiamoci di Dio (Ed. Rizzoli), il cardinale Angelo Scola ha piantato un seme che può riportare il dialogo tra laici e cattolici al livello che merita. Senza sconti e scorciatoie e senza l’illusione di poter risolvere tutto in una sera. 
Era la netta impressione che si percepiva ieri uscendo dall'incontro di presentazione che si è tenuto all'Auditorium di Milano. Sul palco c’era la grande stampa, con i direttori Ferruccio De Bortoli (Corriere della Sera), Ezio Mauro (Repubblica), Giuliano Ferrara (Il Foglio) e il giurista Francesco D’Agostino (editorialista di Avvenire). Un buon segno, come le duemila persone presenti, visto che il terreno è arido da tempo. Il dibattito che ciclicamente si ripropone quando la cronaca al posto di sfidarci ci porta a indossare noiosamente l’elmetto e a rinchiuderci nei nostri fortini («magari mandando avanti nei rispettivi campi i più estremisti», come ha fatto notare De Bortoli) è segnato sempre più spesso dall'incapacità di ascoltarsi. E forse anche dalla scarsa voglia di pensare e di farsi capire. 
Sgombrato il campo dagli equivoci e dalle scuse, l’Arcivescovo di Milano ha spronato ciascuno a tornare al proprio posto. I cattolici, in primo luogo. «La verità ci cerca, ci ha insegnato Agostino e l’assolutezza, incarnata dal figlio di Dio è compatibile e feconda anche nella società plurale europea». Certo, la traduzione di questa assolutezza, senza relativizzarla, ma rendendola comprensibile al mondo è un onere a cui il cristiano non si può sottrarre, ha chiarito Scola nelle conclusioni. Ma il cristiano non può più tacere in nome di una laicità intesa come spazio pubblico neutrale in cui tutto è tollerato, tranne la domanda di Dio («se rinuncio ad affermare che un nome, come matrimonio, non può valere per più cose diverso tolgo qualcosa alla società» ha spiegato il cardinale). 
Ai laici, invece, la grande sfida. Abbandonare la laicité ispirata dalla Rivoluzione francese basata sulla neutralità e su un’aconfessionalità intesa come assenza di Dio e compiere la “rivoluzione mancata” dell’Editto di Milano di cui si festeggia il XVII centenario (anniversario da cui è nato il primo discorso sul tema del porporato e, successivamente, il libro di cui stiamo parlando). Mettere cioè la libertà religiosa a capo della scala dei diritti fondamentali delle nostre società. Non a caso la decisione di Costantino del 313 fu il riconoscimento della libertà dei cristiani e, conseguentemente, di ogni essere umano («initium libertatis dell’uomo moderno», la definì Gabrio Lombardi). 
Nonostante lo “slalom dei problemi” dettato dal bon ton, che ha sottolineato ironicamente Ferrara, e l’immensità di un tema che è alla base di mille battaglie (dall'eutanasia all'aborto, dalla rimozione dei simboli religiosi fino ai matrimoni gay…) non sono mancati nel dibattito i segni di una vitalità risvegliata. «Noi laici siamo davvero certi che, tolti i crocefissi dalle pareti, abbiamo reso le aule delle nostre scuole dei posti migliori?» si è chiesto il direttore del Corriere della Sera, senza risparmiare una critica “sommessa” alla Chiesa, troppo generosa a suo dire nell'accreditare referenti politici discutibili e più secolarizzata della società nell'arroccarsi attorno ai valori “non negoziabili”. «Voi cristiani volete essere cittadini di serie A, forti delle vostre certezze, o di serie B, perché obbedienti a un comando esterno, a un’“obbligazione di appartenenza” più che a un’“obiezione di coscienza”?» ha chiesto invece Ezio Mauro. «E la Chiesa, dopo aver accettato la minoranza nei numeri è pronta ad andare in minoranza sui valori?». 
Parole spigolose come pietre, ma segno di un dibattito riaperto e privo di ipocrisie. D'altronde Angelo Scola lo spiegava all'inizio del suo volume. L’obiettivo era «sollevare problemi» non «fornire soluzioni preconfezionate». Anche in questo caso, le attese non sono state deluse.
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