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martedì 21 gennaio 2014

Il Dio delle sorprese

Discernimento e docilità: due parole che descrivono l’atteggiamento giusto per vivere la libertà della parola di Dio, rompendo schemi e abitudini con la capacità di adattarsi alle continue sorprese e alla novità. È questa la riflessione proposta da Papa Francesco nella messa celebrata lunedì mattina, 20 gennaio, nella cappella della Casa Santa Marta.
Come di consueto il Pontefice ha centrato la sua meditazione sulle letture proposte dalla liturgia — il brano tratto dal primo libro di Samuele (15, 16-23) e il passo evangelico di Marco (2, 18-22) — che aiutano a «riflettere sulla parola di Dio» e sul «nostro atteggiamento davanti alla parola di Dio». E la parola di Dio «è viva ed efficace, discerne i sentimenti e i pensieri del cuore», ha spiegato il Papa citando la Lettera agli Ebrei (4, 12-13). Infatti «la parola di Dio viene da noi e anche illumina lo stato del nostro cuore, della nostra anima»: in una parola, «discerne».
E proprio le due letture — ha detto — «ci parlano di questo atteggiamento che noi dobbiamo avere» davanti alla «parola di Dio: la docilità». Si tratta, ha affermato, di «essere docili alla parola di Dio. La parola di Dio è viva. E perciò viene e dice quello che vuol dire: non quello che io aspetto che dica o quello che io spero che dica o quello che io voglio che dica». La parola di Dio «è libera». Ed è «anche sorpresa, perché il nostro Dio è il Dio delle sorprese: viene e fa le cose nuove sempre. È novità. Il Vangelo è novità. La rivelazione è novità».
«Il nostro Dio — ha proseguito il Pontefice — è un Dio che sempre fa le cose nuove. E chiede da noi questa docilità alla sua novità». Proprio nel brano evangelico «Gesù è chiaro in questo, è molto chiaro: vino nuovo in otri nuovi». Così «Dio deve essere ricevuto con questa apertura alla novità». E questo atteggiamento «si chiama docilità».
Da qui l’invito a porsi alcune domande: «Io sono docile alla parola di Dio o faccio sempre quello che io credo che è la parola di Dio? O faccio passare la parola di Dio per un alambicco e alla fine è un’altra cosa da quello che Dio vuole fare?». Ma, ha avvertito il Papa, «se io faccio questo finisco come il pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio» di cui parla il Vangelo. «E lo strappo diventa peggiore: se io faccio questo divento peggiore».
«Adeguarsi alla parola di Dio per poterla ricevere» richiede perciò «un atteggiamento ascetico», ha spiegato il Pontefice facendo un esempio concreto: «se l’apparecchio» elettrico «che io ho non va» c’è bisogno di «un adattatore». Lo stesso, ha detto, dobbiamo fare noi: «adattarci sempre, adeguarci a questa novità della parola di Dio». In sostanza, «essere aperti alla novità».
Nella sua riflessione il Papa è quindi tornato al brano del primo libro di Samuele. «Saul, eletto di Dio, unto di Dio, aveva dimenticato — ha notato — che Dio è sorpresa e novità. Lo aveva dimenticato. Si era chiuso nei suoi pensieri, nei suoi schemi. E così ha ragionato umanamente. Il Signore gli aveva detto: vota allo sterminio tutti». Ma «l’abitudine», ha spiegato il Pontefice, «quando uno vinceva, era prendere il bottino» per dividerlo; «e con parte del bottino si faceva il sacrificio» a Dio. Dunque Saul ha destinato alcuni animali belli per il Signore: «ha ragionato col suo pensiero, col suo cuore, chiuso nelle abitudini. E Dio, il nostro Dio, non è un Dio delle abitudini, è un Dio delle sorprese».
Così Saul «non ha obbedito alla parola di Dio, non è stato docile alla parola di Dio». Samuele, si legge nella Scrittura, gli «rimprovera questo» dicendo: «Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’obbedienza alla voce del Signore?». Dunque Samuele «gli fa sentire che non ha obbedito: non è stato servo, è stato signore. Lui si è impadronito della parola di Dio. Dice ancora Samuele: “Obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti”».
E poi, ha proseguito il Papa, «la parola di Dio va più avanti, tramite Samuele. La ribellione — non obbedire alla parola di Dio — “è peccato di divinazione”, peccato di magia. E l’ostinazione, la non docilità — fare quello che tu vuoi e non quello che vuole Dio — è peccato di idolatria.
Le parole di Samuele «ci fanno pensare a cosa è la libertà cristiana, cosa è l’obbedienza cristiana» ha detto ancora il Papa. «La libertà cristiana e l’obbedienza cristiana è docilità alla parola di Dio; è avere quel coraggio di diventare otri nuovi per questo vino nuovo che viene continuamente. Questo coraggio di discernere sempre, discernere — e non relativizzare — sempre cosa fa lo spirito nel mio cuore, cosa vuole lo spirito nel mio cuore, dove mi porta lo spirito nel mio cuore. E obbedire». E ha concluso con le due parole chiave della sua meditazione, «discernere e obbedire», e con una preghiera: «Chiediamo oggi la grazia della docilità alla parola di Dio, a questa parola che è viva ed efficace, che discerne i sentimenti e i pensieri del cuore».
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