Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

mercoledì 11 maggio 2011

Cattolici in politica, non solo princìpi non negoziabili (Articoli 51)

Un articolo di Andrea Tornielli da La Bussola per aiutarci a comprendere meglio le parore del Papa ad Aquileia e le conseguenze pratiche che esse possono portare alla nostra vita:

Sabato scorso, da Aquileia, culla dell’evangelizzazione del Nordest, Benedetto XVI è tornato a ripetere il suo invito all’impegno dei cristiani in politica.
Queste le sue parole:
«Come attesta la lunga tradizione del cattolicesimo in queste regioni, continuate con energia a testimoniare l’amore di Dio anche con la promozione del “bene comune”: il bene di tutti e di ciascuno. Le vostre comunità ecclesiali hanno in genere un rapporto positivo con la società civile e con le diverse istituzioni.
Continuate ad offrire il vostro contributo per umanizzare gli spazi della convivenza civile.
Da ultimo, raccomando anche a voi, come alle altre Chiese che sono in Italia, l’impegno a suscitare una nuova generazione di uomini e donne capaci di assumersi responsabilità dirette nei vari ambiti del sociale, in modo particolare in quello politico.
Esso ha più che mai bisogno di vedere persone, soprattutto giovani, capaci di edificare una “vita buona” a favore e al servizio di tutti. A questo impegno infatti non possono sottrarsi i cristiani, che sono pellegrini verso il cielo, ma che già vivono quaggiù un anticipo di eternità».
Vale la pena soffermarsi su questo invito. E chiedersi, anzitutto, perché il successore di Pietro continui a rivolgere questo pressante invito ai cattolici del nostro Paese. L’invito a impegnarsi nel sociale ma anche «in modo particolare» nella politica. Quella politica che il servo di Dio Paolo VI definì «la più alta forma di carità». Se un Papa teologo e non italiano qual è Ratzinger, insiste nell’appellarsi ai cristiani, soprattutto ai giovani, perché scelgano di impegnarsi in politica, ciò significa che la Chiesa ritiene insufficiente la presenza dei cattolici in questo ambito.
Dopo la fine della Democrazia cristiana, che i vescovi avevano cercato di tenere in vita fino all’ultimo, i cattolici si sono divisi e sono oggi presenti in più partiti nei due schieramenti. Sono passati nove anni dalla pubblicazione della Nota dottrinale «circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica», approvata da Giovanni Paolo II e firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, un documento nel quale si affermava: «Se il cristiano è tenuto ad “ammettere la legittima molteplicità e diversità delle opzioni temporali”, egli è ugualmente chiamato a dissentire da una concezione del pluralismo in chiave di relativismo morale, nociva per la stessa vita democratica, la quale ha bisogno di fondamenti veri e solidi, vale a dire, di principi etici che per la loro natura e per il loro ruolo di fondamento della vita sociale non sono “negoziabili”».
Il tema dei principi «non negoziabili» è stato ripreso più volte, dal Papa e dai vescovi italiani. Ed è diventato, sovente, terreno di scontro politico e in qualche caso di dibattito acceso anche tra gli stessi cattolici.
L’invito pressante di Benedetto XVI all’impegno in politica, però, sembra andare oltre. Il Papa infatti invita i giovani a edificare «una “vita buona a favore e al servizio di tutti». Se i principi non negoziabili sono la base di partenza, sarebbe miope ridurre l’impegno dei cattolici esclusivamente alla difesa e alla promozione di quei principi.
I cattolici sono infatti portatori di una cultura, di una visione dell’uomo e delle relazioni sociali, che non può facilmente essere ridotta o appiattita su certi modelli che oggi vanno per la maggiore in talune formazioni politiche.
C’è da riscoprire, insomma, la politica come servizio al bene comune: le emergenze etiche – come insegna Benedetto XVI nella Caritas in Veritate – sono anche emergenze sociali, ma l’impegno dei cristiani deve tornare a essere a 360 gradi, e ritrovare quell’ispirazione che ha reso i cattolici protagonisti di molte cruciali fasi della vita del nostro Paese.
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