Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

mercoledì 7 novembre 2012

Le circostanze sono fattori costitutivi della propria vocazione (Interventi 146)

Nuova testimonianza di Aldo Trento dal Paraguay: 

Cari amici, 
le circostanze, come ci ricorda continuamente don Julián Carrón, sono fattori costitutivi della propria vocazione. 
Se non riconosciamo esperienzialmente questa verità, la nostra autocoscienza sarà sempre vittima delle nostre emozioni, delle nostre reazioni. Per cui la vita sarà sempre un lamento, uno scaricare sulla realtà o sulle persone la propria rabbia. 
In questi mesi non c’è stato un giorno in cui il Mistero non abbia risparmiato nè me, nè quanti mi sono più vicini. E non sempre mettendoci davanti circostanze molto difficili, ma anche banali. 
L’altra sera, erano le 22, sono, come ogni notte, andato nella clinica per verificare come stavano i pazienti, se dormivano, se chi era grave stava per morire e per parlare un po’ con le infermiere, che sono quelle che portano il “peso” più duro. 
Avevano appena terminato di pulire Gesù. 
Per cui ho chiesto loro con che sguardo siano state davanti a Lui. Betty, un’infermiera bella e magra, mi consegna un foglio dove scrive: “Caro padre Aldo, questa notte mi sono resa conto di cosa sia la verifica della fede. Ero di turno nel blocco N° 2 della Clinica, dove Gesù è particolarmente triturato dal cancro. Non avevo mai provato nei 7 anni di lavoro nella clinica, tanto ribrezzo nel pulire Maria. Le secrezioni che uscivano da questo corpo, ormai consumato dal cancro, riempivano la stanza con un odore ripugnante. A un certo punto mi ha preso un senso di vomito. Per cui sono andata in bagno, vomitando quello che avevo mangiato. Non sapevo se ritornare da Maria (Gesù) e continuare l’igiene. Dopo un attimo mi son ricordata che quella povera donna è Gesù che soffre, per cui sono andata da lei per terminare la sua pulizia. E l’ho fatto con tanto amore, vedendo Gesù che soffriva, non tanto per il cancro, ma per la puzza che neanche lei sopportava. Ho chiesto perdono per la mia prima reazione di nausea e vomito. E questa situazione la vivono anche le mie compagne di turno. Se non ci fosse il Santissimo esposto nell’Eucaristia, sarebbe per noi impossibile avere cura di questo Gesù, con il corpo in cui sono già visibili i segni della putrefazione. Per di più viviamo un grande dolore quando i malati stessi ci dicono di non sopportare l’odore che emana il proprio corpo. Guardando Maria (Gesù) mi chiedo: “come può un essere umano, così perfetto fisicamente, giungere alla decomposizione essendo ancora vivo? Non mi è facile questo compito e se Cristo non fosse la ragione della mia vita, me ne andrei. Però offro tutto sapendo che il paziente è Gesù, per cui continuo a lottare”. 
Poi ci sono anche situazioni più semplici, come il mettere ogni mattino i fiori freschi sul comodino di ogni ammalato o lo stare seduto al fianco del moribondo accompagnandolo a morire. 
Spesso vedo arrivare già a notte fonda la direttrice medica o l’infettivologa. 
Chiedo loro il perché. E la risposta è molto semplice; “vengo a vedere come stanno i miei figli”. L’amore della specialista in AIDS, Cristina, è per me una provocazione continua a guardare in faccia Gesù. 
Amici, realmente Gesù mi ha fatto un dono grande nel creare questa clinica, in cui la morte è vinta dalla vita, cioè da Gesù. 
Il dolore è grande ma Gesù lo è infinitamente di più.
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