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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando.
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Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.
Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata...Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto. Giovanni Paolo II

lunedì 5 novembre 2012

Tornare in campo per vincere la partita (Interventi 145)

Ritorna con questa bella meditazione Don Luciano: 


Credo che tutti abbiate visto in TV almeno una volta una partita di pallavolo... quelle belle, della nazionale - e allora conoscete la scena. La tua squadra perde un punto dopo l'altro, il muro non riesce, gli schiacciatori sbagliano, e il set sta per essere compromesso. L'allenatore si alza in piedi, con il gesto della mano chiede il time-out - e immediatamente comincia a lavorare sulla squadra. Qualcuno beve un sorso d'acqua, qualcuno si asciuga il sudore - ma tutti ascoltano attenti le parole dell'allenatore. Adesso, con i microfoni a bordo campo, è persino possibile sentire quello che dice. Poche volte corregge i giocatori – sono professionisti e sanno stare in campo. Il più delle volte li incoraggia, dice che la partita è ancora tutta da giocare. Sta di fatto che quelle semplici parole fanno effetto - quando tornano in campo la squadra si è trasformata! Viviamo in un mondo dove tutti prima o dopo affondiamo sotto i colpi di qualche avversario - la salute, i soldi, un evento, una persona. E anche tu conosci un mucchio di gente che si sente sconfitta, battuta, pronta ad abbandonare la partita. Quello che li può tenere ancora in gioco è che trovino qualcuno che gli faccia fare un time-out e li rincuori per un altro set. 
 Spero che quel qualcuno sia tu. 
Abbiamo a questo proposito uno straordinario esempio nella Parola di Dio. In Atti degli Apostoli 4, 36 ci viene presentato «Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa "figlio dell'incoraggiamento"». C'era qualcosa in lui, nel suo modo di fare, che aveva fatto sì che gli apostoli appena lo vedevano pensavano all'esortazione positiva, all'incoraggiamento. Alla ricarica. Mi domando se è la stessa cosa che la gente pensa di te quando ti vede. Ogni volta che compare negli Atti degli Apostoli, Barnaba ci mostra come agisce il figlio dell'incoraggiamento. In Atti 9, per esempio, quando nessuno dei discepoli voleva persino sentire nominare Saulo di Tarso, anche se si era convertito - avevano paura che fosse un trucco per dare la caccia ai cristiani - Barnaba è stato l'unico che ha creduto in lui, è andato a cercarselo, lo ha presentato alla comunità, e ha fatto in modo che vi fosse accolto. Chi fa come Barnaba crede nelle persone quando nessun altro ci crede più. 
Spero che anche tu sia così. 
 In Atti 11,22-24 ci viene detto che Dio aveva cominciato a lavorare tra i pagani e a convertirli. «La notizia giunse agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme, la quale mandò Barnaba ad Antiochia. Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. E una folla considerevole fu condotta al Signore». Ecco un'altro aspetto del figlio dell'incoraggiamento - è capace di vedere quello che Dio sta facendo nella vita degli altri e soffia sulla brace perché si infiammi. Ora, se pensi che questa missione di figlio dell'incoraggiamento sia riservata solo a un gruppo scelto di persone come Barnaba, non dimenticarti quello che Dio dice a ciascuno di noi: «Incoraggiatevi a vicenda ogni giorno» (Ebrei 3,13). Allora, che aspetti? Stai guardando le cose giuste e belle che qualcuno sta facendo e lo stai ringraziando per questo? Stai davvero facendo sentire importante una persona quando sta insieme a te - o la senti piuttosto un ostacolo alle tue cose importanti che in quel momento avevi in mente di fare? Sai ascoltare il loro cuore - e non solo le loro parole? Sai guardare a quello che Dio sembra realizzare nelle loro vite e incoraggiarli a continuare? Guardi alle loro cose positive e glielo dici? In ogni caso, questo ministero dell'incoraggiamento è alla portata di tutti - e magari è proprio quello che ti serve per uscire dalla fossa del tuo vittimismo e del guardare sempre a te stesso. Questo ministero dell'incoraggiamento inizia in primo luogo con le persone della tua famiglia. Sono loro quelli che ne hanno più bisogno. 
Mi piace la parola "incoraggiare" - quando lo fai, metti letteralmente il coraggio dentro a quella persona. Qualcuno che forse è più bersagliato di te, più vicino a crollare di te, sull'orlo di perdere la partita più di quanto tu possa immaginare. Non saprai mai quanto il tuo incoraggiamento possa davvero fare la differenza nella vita di una persona. Quando sei a un passo dalla sconfitta, è solo quell'allenatore a bordo campo che può chiedere il time-out e farti tornare in campo trasformato. 
Vi accompagno con la preghiera, sempre con riconoscenza e affetto 
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