Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

martedì 10 settembre 2019

SCO5 - La guarigione della mano paralizzata

Lunedì 9 settembre 2019

  + Dal Vangelo secondo Luca (6,6-11)
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Alzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’inerzia spirituale del cristiano è come la paralisi nell’ammalato, non c’è movimento e possibilità di andare avanti. L’ammalato lo avverte in modo drastico e la sua sofferenza è visibile, mentre il cristiano negligente e anche indifferente al cammino spirituale, rimane illuso e lanciato nella rincorsa di realizzare solo quello che piace perché lo desidera.
Potrebbe trattarsi anche di impulsività, quella irriflessione che fa agire illogicamente.
«C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata».
È la mano più operativa, indica che questo uomo aveva notevoli difficoltà nella sua vita e dipendeva da lui l’accettazione serena della sua invalidità, senza rassegnarsi passivamente, senza piangersi addosso. Poteva compiere altro ma non tutto.
La mano destra paralizzata ci vuole indicare che nella vita spirituale è il blocco del cammino di Fede, una staticità che non viene recepita da quanti sono superficiali e volutamente impreparati sulla necessità dell’Eucaristia, della Confessione e della pratica delle virtù.
Neanche rimangono stabilmente dove hanno scelto e non solo non avanzano spiritualmente perché scivolano indietro, perdono anche quanto hanno acquisito di buono e i loro meriti svaniscono nel nulla. È una disgrazia cadere in questa condizione di vita.
Le virtù sono indispensabili e non scendono dal Cielo in modo miracoloso, c’è la necessità di acquisirle con l’impegno vigilante e costante.
Ognuno può conoscersi meglio cominciando a valutare i suoi comportamenti in famiglia e tra gli amici, solo in questi momenti la persona viene fuori al naturale e perde tutti i freni inibitori che scattano in automatico quando un estraneo o un conoscente sono presenti e possono accorgersi dei difetti e delle gravi mancanze commesse da chi pubblicamente invece vuole presentarsi in modo diverso.
Non scambiamole con le inibizioni anche se c’è affinità e correlazione. Le inibizioni sono complessi, insicurezze, repressioni e riguardano più propriamente la sfera sessuale, mentre i freni inibitori indicano l’aspetto più generale e comportamentale della persona, nella sua relazione sociale con gli altri.
I freni interiori allertano e impediscono di fare cose che potrebbero poi far star male chi ha avuto una educazione fondata sui valori.
I propri freni inibitori rappresentano una specie di imponente barriera presente tra ciò che noi siamo e ciò si vuole manifestare in pubblico.
Questo non avviene in tutti. Chi segue Gesù e osserva la sua Parola, raggiunge nel tempo la guarigione delle ferite interiori.
La guarigione interiore per mezzo della Grazia di Dio riguarda anche questa ambiguità della vita e comincia la vera vita quando il cristiano scopre l’amore per la preghiera e non si limita più a recitare preghiere.
Molti recitano il Santo Rosario ma non hanno ancora scoperto la vera preghiera che è essenzialmente il parlare fiducioso con Gesù e la Madonna. Ci si rivolge a Loro con massimo rispetto ma con totale fiducia, sicuri di essere ascoltati da Dio Amore e da sua Madre, Colei che è Madre del bell’Amore.
Significa parlare con Loro di tutto, fare richieste delle cose realmente necessarie ed offrire la nostra vita, i sacrifici, le preghiere, le gioie e i dolori.
Gesù viene a guarire tutta la persona quando prende posto nella sua anima, ma qui deve esserci la risposta del credente con una volontà determinata a superare la mediocrità, deve cominciare una nuova vita avendo come riferimento il Vangelo e non più la propria vecchia mentalità.
Sta in questo risveglio la nostra trasformazione interiore, così successivamente e progressivamente si manifesterà esteriormente l’acquisita e augustissima etica comportamentale fondata sui valori cristiani.
Gesù vuole guarirci pienamente e rimane sempre in attesa della nostra adesione alla sua Volontà. Questo è il passaggio determinante da compiere.
Nella sinagoga Gesù prese l’iniziativa per dimostrare a scribi e farisei che era Signore del sabato, Egli si trovava in una fase iniziale di sviluppo del suo annuncio evangelico, oggi invece tutti noi conosciamo chi è Lui e cosa può compiere la sua Onnipotenza.
Al paralitico disse: «“Tendi la tua mano!”. Egli lo fece e la sua mano fu guarita».
Ad ognuno di noi dice di liberare il cuore da tutto ciò che si oppone a Lui per lasciarlo agire e guarirci interiormente. Ne abbiamo necessità!
È una guarigione che cambia radicalmente la vita e ci libera dalla paralisi spirituale, rendendoci persone migliori e belle, aiutandoci ad amare la preghiera per dedicare ogni giorno più tempo al Signore, alla Madonna e alla nostra anima. Solo così si rimane sempre nella gioia e nella pace.
La Madonna vuole che portiamo addosso la Medaglia Miracolosa benedetta per avere la sua protezione e non sbagliare direzione nella vita.
Richiedete molte Medaglie Miracolose originali in alluminio, diffondetele ai familiari e a tutti i vostri conoscenti. Non c’è un costo, basterà inviare un’offerta libera. Le grandi opere di carità che farete vi faranno crescere spiritualmente, vi renderanno ancora più forti dinanzi alle tentazioni, alle malattie e ai pericoli.
La Medaglia è in alluminio e non si annerisce. Anche la nostra anima non deve annerirsi con il peccato, deve sempre splendere e adorare Gesù.
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lunedì 9 settembre 2019

SCO4 - La croce da portare ogni giorno

Domenica 8 settembre 2019, XXIII tempo ordinario "C"
  
+ Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a Me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
In questa festività della nascita della Beatissima Vergine Maria, oltre a farle i nostri filiali auguri perché ci è vera Mamma, Le chiediamo con tutta la speranza che conserviamo, di aiutarci ad attuare quanto ci chiede oggi Gesù.
Il Vangelo mette in risalto la necessità di fare spazio a Gesù nella nostra vita e di dargli il posto che merita il vero Re. Oltre 2 miliardi di cristiani affermano di adorare il Signore e di scommettere sulla sua divinità, affermano di seguirlo perché Lo amano, ma fino a che punto?
Questa deve essere la meditazione da fare in questi giorni: fino a che punto metto Gesù Cristo al centro della mia vita?
Sappiamo da Lui che non è sufficiente considerarsi cristiani o partecipare alla Messa festiva o fare parte di un gruppo di preghiera o aiutare in parrocchia o pronunciare belle parole nelle omelie o parlare di Gesù agli altri.
Non è sufficiente questo. È solo la manifestazione affidata alle parole, poi devono seguire le opere.
Ogni opera che ognuno di noi compie deve contemplare una finalità soprannaturale ed è la gloria di Dio, tutto dobbiamo compiere per dare gioia a nostro Padre che ci vede e ci ascolta sempre. Non c’è un istante in cui siamo non visti da Dio o ignorati da Lui.
Dio ascolta anche i nostri gemiti e vuole farci felici, ma dipende dalle nostre scelte diventare figli gioiosi o prendere la via sbagliata.
Si entra in comunione con Dio con un cammino spirituale lucido e coerente. In mancanza di questa costante fedeltà che produce impegno nella pratica delle virtù e la lotta contro le proprie miserie, non c’è alcuna comunione con Gesù e la Fede è minima, limitata. La mentalità è invasa da pensieri umani e spesso peccaminosi e non c’è la presenza dello Spirito Santo.
Purificare la mente è un esercizio determinante per riuscire a pensare e a parlare con obiettività ed esporre sempre parole a vantaggio del bene comune; per compiere opere piccole e grandi finalizzate all’edificazione di tutti; per testimoniare con la propria vita l’appartenenza a Gesù Cristo.
Ognuno di noi è amato infinitamente da Gesù e ognuno di noi è qualcosa di speciale per Lui. Gesù ci ama tutti, uno ad uno.
Sembra impossibile questo Amore Divino che ci accoglie così come siamo e ci vuole ricolmare dei doni del suo Spirito, ci vuole condurre sulle strade della bontà, dell’umiltà, della semplicità.
Nessuno deve considerarsi non amato da Gesù o dimenticato come se Dio potesse dimenticare quanto di meraviglioso ha creato. Quando arriva il pensiero della lontananza di Gesù o che non si viene ascoltati da Lui, è satana che interviene per farci perdere la fiducia in Dio Amore.
Oggi Gesù ci indica in che modo è corretto amare il coniuge, i figli, i genitori, tutte le persone vicine. Non con un amore disordinato, come sono le passioni sregolate, ed è da purificare questo amore per amare i propri familiari in Dio, con il suo Spirito e la sua Volontà, guidati dalla sua Parola biblica.
Gesù vuole costruire elevatissimi edifici spirituali in ognuno di noi e Lui è in grado di portare a termine questi imprevedibili e impensabili lavori. Non è come l’uomo che vuole compiere grandi opere senza averne la possibilità o la moralità.
Gesù vuole la nostra attiva collaborazione, che non si esaurisce con alcune preghiere giornaliere. Bisogna accettare innanzitutto se stessi, saper convivere con i propri limiti ed impegnarsi nella lotta contro le debolezze.
Ognuno ha la sua croce da portare e riguarda l’intero sforzo che si compie per costruire una santa spiritualità e demolire il male presente.
«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a Me, non può essere mio discepolo».
Poi Gesù afferma che il cristiano deve rinunciare «a tutti i suoi averi», ed intende la sicurezza come superbia della vita e la sicurezza riposta nei beni materiali. «Non può essere mio discepolo», afferma il Signore, chi rimane legato alle cose materiali, vivendo da schiavo di esse. Invece, lo Spirito Santo aiuta a creare il distacco continuando però ad utilizzare quei beni, non più considerati idoli.
La debolezza e le convinzioni sbagliate, frutto di una mentalità confusa, spesso interrompono l’impegno spirituale, e la reazione deve valutare la consapevolezza dei propri limiti per ricominciare di nuovo, Gesù lo desidera e dà sempre un grande aiuto ai volenterosi.
Il Signore può tutto e da duemila anni dimostra che tutti quelli che Lo cercano con sincerità, rinascono a nuova vita e si trasfigurano.
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martedì 3 settembre 2019

SCO3 - E il demonio uscì da lui, senza fargli alcun male

Martedì 3 settembre 2019

+ Dal Vangelo secondo Luca (4,31-37)
In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Ieri abbiamo considerato il comportamento dei concittadini di Gesù, cambiato in poco tempo solo perché avevano ascoltato parole che non condividevano. Da questo disappunto sono arrivati presto alla cattiveria quasi inferocita, e volevano spingere il Signore giù dal monte.
Quando si insegna la Verità si incontrano sempre gli oppositori, quelli che non vogliono lasciare il loro stile di vita che considerano il migliore, oppure, pur lamentandosi di inconvenienti nella loro vita, preferiscono continuare a sbagliare e a scegliere i vizi.
Tutti quelli lontani da Gesù reagiscono contro i veri cristiani e i Santi hanno ricevuto sempre persecuzioni, incomprensioni e diffamazioni.
A Cafarnao Gesù non trovava l’invidia di Nazaret, insegnava con autorità e la gente restava affascinata. Compiva molti miracoli e la forza divina che emanava oltre a portare benessere in quanti Lo ascoltavano, suscitava la reazione terrorizzata dei diavoli. C’era chi si meravigliava e chi fuggiva dalla sua presenza.
«Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?».
Gli esorcisti in Italia sono pochissimi rispetto alla reale esigenza, suppliscono diversi Sacerdoti disponibili a dare benedizioni imponendo le mani sulla testa, che si configurano come preghiere di guarigione e di liberazione.
La necessità degli italiani di ricevere benedizioni è abbastanza estesa, non sono tutti casi di possessioni, però è sufficiente già una ossessione perdurante per distruggere mentalmente una persona che non prega o prega male, e di conseguenza cade nella sofferenza la sua famiglia.
Oggi il Vangelo ci presenta un esorcismo di Gesù e il nostro tempo è quello della negazione da parte di molti vescovi e sacerdoti degli esorcismi e dell’affermazione della falsa dottrina che non ammette più l’esistenza dei diavoli e dell’inferno. Proprio questa persistente attività demoniaca e l’opera di convincimento in tanti i cristiani superficiali, agevola l’attività distruttrice dei diavoli.
L’ossessione è uno stato psicologico, presente nel disturbo ossessivo-compulsivo, chiamato anche fissazione o preoccupazione persistente. Consiste in un’idea fissa o in una condotta angosciosa che il soggetto non può controllare pur avendone coscienza.
Questa azione i diavoli la trasmettono ad incalcolabili persone, è la migliore attività di questi disgraziati, che hanno come obiettivo quello di portare l’umanità alla dannazione eterna, ma non hanno la libertà né pieno potere, essi possono agire solo dove non c’è Dio o con tacito permesso di Dio. E dove Dio viene rifiutato, c’è libertà di azione dei diavoli e causano alle persone colpite danni molto gravi.
I diavoli sono liberi di agire nelle persone che persistono ostinatamente nell’esaltazione dell’orgoglio, considerandosi inconsciamente come piccole divinità che hanno compreso tutto della vita ed esaltano ogni loro azione come l’unica perfetta, vogliono comandare anche i loro familiari come se avessero la sfera magica.
È un agire opposto all’umiltà insegnata da Gesù, al controllo e all’equilibrio che deve mantenere una persona saggia e matura.
Si sa che ci sono diversi vescovi negatori dell’azione dei diavoli e della necessità degli esorcismi per la paura che avvertono e non ne comprendono la ragione. Non capiscono che principalmente loro sono stati colpiti dall’azione dei diavoli e loro stessi avrebbero bisogno quantomeno di preghiere di liberazione. Lo stesso vale per i sacerdoti che si impegnano strenuamente per far dimenticare ai credenti l’attività di satana.
I pensieri assillanti che trasmettono i diavoli si vincono facilmente con la preghiera e il proprio rinnegamento, con le buone opere, la pratica delle virtù, il completo abbandono in Gesù, la Confessione periodica e l’Eucaristia.
Persone con questi disturbi si vedono facilmente in televisione e sembrano «normali»anche se le loro idee non piacciono a tutti ma un buon numero le condivide, soprattutto se sono schierate con il modernismo. Questi personaggi non possono capire la provenienza delle loro idee, non hanno alcun discernimento e sono costretti a seguire le ispirazioni immorali. Non hanno alcune protezione divina.
Le ossessioni sono costituite da pensieri, impulsi, immagini mentali o rappresentazioni mentali che si presentano insistentemente e senza adeguata e apparente motivazione alla coscienza dell’individuo. È un comportamento o un’idea non in armonia con i bisogni dell’Io, o specificatamente coerente con l’immagine e la percezione di sé che ha il soggetto.
La persona colpita da queste ossessioni, ha di sé una percezione diversa dalla sua reale condizione, si comporta in modo opposto!
Questo ci fa capire che l’attacco dei diavoli in questo tempo contro l’umanità è dannatamente invadente ed efficace. Rimangono molto più tranquilli quelli che recitano più Corone del Santo Rosario al giorno, essi si sforzano di praticare le virtù e si impegnano di condurre una vita spirituale controllata ed equilibrata.
È indispensabile pregare molto e bene ogni giorno, nessuno deve sentirsi al sicuro dalle ossessioni che perforano la mente e la traggono sempre in inganno, mentre la persona rimane convinta di avere idee personali. In realtà sono pensieri suggeriti dai diavoli.
La Fede autentica ci rende sicuri della protezione di Gesù e della sua autorità nel comandare ai diavoli: «“Taci! Esci da lui!”. E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male».
Questo è Gesù, dominatore dei diavoli e liberatore da ogni forma di negatività, qualsiasi disturbo satanico presente nelle persone e nelle case.
Riflettete ogni giorno su queste frasi: Gesù comanda ai diavoli; Gesù è Dio Onnipotente; Gesù può guarire in un istante; Gesù salva.
La continua meditazione dell’Onnipotenza di Gesù migliora la nostra conoscenza della sua Persona, del suo agire buono e potente.
I diavoli fuggono quando si pronuncia il Nome di Gesù, a Cafarnao i diavoli presenti nel posseduto non poterono resistere alla sua voce e scoppiarono supplicandolo: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi Tu sei: il Santo di Dio!».
I posseduti che ricevono esorcismi o preghiere di liberazione si sentono sempre più liberi anche se spesso la reazione dei diavoli arreca molta sofferenza. Passerà con il tempo. Importa avere la certezza che Gesù è Dio, libera dal Male, guarisce da ogni malattia e nulla gli è impossibile.
«Gesù gli ordinò severamente: “Taci! Esci da lui!”. E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male».
Pregate per suscitare molti Sacerdoti disponibili almeno a fare preghiere di liberazione a milioni di persone che non trovano disponibilità in molte parrocchie e si rivolgono alla magia, peggiorando in modo devastante la loro situazione.
Chi ha frequentato la magia deve confessarsi e riparare con molte preghiere, anche per bloccare l’azione dei diavoli nella sua famiglia.
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SCO2 - Nessun Profeta è bene accetto nella sua patria

Lunedì 2 settembre 2019

 + Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30)
In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del Profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di Lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è Costui il Figlio di Giuseppe?». Ma Egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità Io vi dico: nessun Profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità Io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del Profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e Lo cacciarono fuori della città e Lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’amarezza infinita di Gesù nel constatare il rifiuto dei suoi concittadini è espressa con parole addolorate, costretto prima a notificare la sorte del vero Profeta di Dio: «In verità Io vi dico: nessun Profeta è bene accetto nella sua patria», poi spiega alcuni passi della Scrittura che risultano come una condanna per l’ipocrita religiosità dei nazaretani.
Non sbagliava Bartolomeo quando Filippo gli parlò che aveva trovato il Messia e proveniva da Nazaret: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Non era presente neanche in una cartina questa cittadina, eppure vi abitò Dio incarnato e lavorò nel raccoglimento, nella più grande riservatezza.
Tutti Lo ricordavano come un giovane equilibrato, e se all’inizio ne sono ammirati, poi si ribellarono nel sentire le sue parole.
L’equilibrio divino e la saggezza incarnata in Gesù, ovviamente anche quando era un ragazzo, gli permettevano il controllo pieno delle sue facoltà, e fuoriuscivano dalle sue labbra solo parole perfettamente sagge, oltre alle lodi, ringraziamenti e preghiere a Dio suo Padre, e solo in due ne erano a conoscenza: Maria e Giuseppe.
La scelta di Gesù di non compiere miracoli a Nazareth scaturiva dall’indegnità delle persone, invidiose di Lui e dei suoi grandi miracoli.
«Egli rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”».
Gli insegnamenti di Gesù furono rifiutati dai nazaretani per orgoglio, non accettavano di ascoltare il loro concittadino che arrivava a dire di sé: «Lo Spirito del Signore è sopra di Me». Parole che poteva dire solo il Messia, e gli stessi miracoli compiuti in altre città, soprattutto a Cafarnao, testimoniavano che quel giovane buono e silenzioso era l’Inviato da Dio.
Era la prima volta che Gesù si recava a Nazaret dopo l’inizio della sua missione, tutti in paese si ricordavano bene di Lui ma trovavano «strana» la sua trasformazione pubblica, per essi si trattava di un cambiamento immotivato.
Non c’era solamente l’invidia nella reazione di questa gente contro Gesù, c’era un grande vuoto spirituale, la mancanza della vera Fede in Dio. Non erano in comunione con Dio e non potevano possedere quella luce per comprendere che quantomeno Gesù era inviato da Jahvè.
Non c’era nulla da fare, così Gesù dopo avere annunciato solennemente che in Lui si compivano le parole della Scrittura: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato», rimase in silenzio per vedere la loro reazione, ma già conosceva i loro cuori ed era andato a Nazaret solo per compiacere la Mamma, la Vergine Maria.
Fatto strano è che inizialmente «erano meravigliati delle parole di Grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è Costui il Figlio di Giuseppe?”», una domanda che portava già un assenso perché tutti ne erano a conoscenza. Ma i loro cuori erano induriti.
Questo ci spiega un insegnamento che ho ripetuto molte volte, riguarda l’inutilità della preghiera e della partecipazione alla Messa se il cuore è indurito, insensibile e non c’è alcun proposito di cambiare mentalità.
Gesù invita tutti a vivere i suoi insegnamenti per ricevere aiuti e Grazie, solo con l’osservanza si rimane in comunione con Lui.
C’è grande confusione in quanti esprimono una Fede apparente e non vogliono cambiare le loro abitudini sbagliate, considerano i loro pensieri più importanti dei Comandamenti, le loro decisioni le vedono come superiori alla stessa Volontà di Dio e finiscono per rovinarsi e rovinare quanti li frequentano, amici e familiari.
Gesù dinanzi alla cocciutaggine dei nazaretani fu costretto a ricorrere ad alcuni esempi che stroncarono le illusioni avventate di quanti Lo osservavano con sospetto. Il racconto ebbe la forza di una staffilata alla loro miopia e la censura dei loro tenebrosi convincimenti.
Incapaci di contrastare le parole di Gesù, per la rabbia accumulata e l'odio crescente verso Lui, «si alzarono e Lo cacciarono fuori della città e Lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma Egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino».
Non è l’appartenenza ad una religione a giustificare la vita, a rendere migliori, ma la pratica fedele e costante della Parola di Dio. L’orgoglio carica di indifferenza e confusione ed impedisce di osservare le Leggi insegnate da Gesù. La coerenza non è acqua, si traduce in fedeltà a Dio, buone opere e la determinazione ad agire sempre con retta intenzione.
L’onestà intellettuale è indispensabile per restare in comunione con Gesù, ottenere Grazie e rallegrare l’Amore che si è mostrato.
Il Signore gioisce dei cristiani che si comportano bene, ha maggiore fiducia in loro, li stima più di tutti e li riveste di molte Grazie.
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domenica 1 settembre 2019

GA1 - Perché non venga detto "non vi conosco"

La società di oggi ha dimenticato, nella stragrande parte delle persone che la compongono la fede cristiana, la persona di Gesù Cristo. E' questo è particolarmente evidente nel settore della politica che, almeno in teoria, dovrebbe guidare le norme che regolano la vita sociale. Non ci sono più cattolici impegnati in politica nel desiderio e nel tentativo di costruire una società più cristiana e, di conseguenza, più umana. Anche coloro che si professano credenti (a parte pochissimi casi che basta una sola mano a contare) non solo non testimoniano la loro fede cercando di promuovere leggi che siano coerenti con la fede che essi proclamano professare, ma anzi sono tenacemente impegnati in direzione del tutto contraria ad essa. 
Ma cosa serve una fede se non viene testimoniata? 
 

Ci sono diversi politici che si dicono cattolici ma nel loro quotidiano favoriscono norme che sono in netto contrasto con tale fede. Preferendo la stima e il consenso degli uomini (di alcuni uomini, di coloro che possono garantire loro la permanenza in un ruolo di potere) dimenticano del tutto Dio e la persona di Cristo. E dimenticando anche la fatidica domanda "cosa giova ad un uomo conquistare tutto il mondo se poi perde se stesso?". Costoro rischiano fortemente nel giorno del giudizio di sentirsi dire "via da Me operatori di iniquità, non vi conosco, non so di dove voi siate" con la conseguente eterna collocazione dove nessuno, consapevole, vorrebbe andare.
Inoltre vorrei ricordare (al solo fine di suscitare una riflessione in coloro che dicendosi cattolici operano in politica) che "
chi non mi riconoscerà di fronte agli uomini, Io non lo riconoscerò di fronte al Padre Mio".
So bene che nessuno fra i tanti politici (non solo coloro di cui ho inserito foto) leggerà mai il mio breve scritto, ma subentra a questo punto una responsabilità e un compito di tutti gli altri credenti, alcuni dei quali potranno invece leggere queste righe. E si chiama preghiera. I credenti possono pregare affinché lo Spirito Santo illumini  la mente e il cuore di tutti coloro i quali hanno responsabilità politiche o economiche affinché nella loro azione pubblica ci sia un segno della fede cristiana. I credenti possono pregare per tutti gli uomini e donne che sono lontani da Dio affinché possano comprendere gli errori commessi e cambiare stile di vita. Questa è la nostra responsabilità, al giustificato lamento per la cattiveria degli uomini sostituire la preghiera per tutti loro.
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SCO1 - La consapevolezza del limite

Domenica 1 settembre 2019, XXII tempo ordinario C
+ Dal Vangelo secondo Luca  (14,1.7-14)
Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato. Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». 

Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Scegliere il primo posto si può tradurre con chi è troppo pieno di sé, si dondola nell’orgoglio e ha la sottile convinzione di avere compreso tutto di sé e degli altri, quindi, è il migliore. Questa presunzione il più delle volte non si manifesta chiaramente in chi vive così disordinatamente, è la sua mentalità scombussolata a presumere questa superiorità.
Solitamente le persone che hanno questa caratteristica commettono continui errori di valutazione, anche per la considerazione inconscia di fare tutto bene e sono anche abilissimi nel dimenticare tutto il passato fatto di ripetuti sbagli e tanti disastri.
L’esperienza non viene considerata come specchio su cui confrontarsi prima di scoprire altri abbagli e si prosegue nella vita su questa pista.
È sottile l’influenza della superbia nella persona tanto che molti, pur nutrendola con i loro comportamenti, sono convinti di essere umili. Lo faranno in buonafede ma non fanno nulla per agire davvero umilmente e rivedere le loro convinzioni sulla loro vita, neanche cambiano lo stile di vita e così sono sempre alla ricerca del primo posto.
Ognuno di noi si porta il fardello dei vizi congeniti, fanno parte di tutti noi fin dal concepimento, nessuno è escluso dall’analisi sulla presunzione che spesso si atteggia in famiglia e altrove. Sono modi di agire che i più spirituali scoprono e frenano, mentre chi decide di rimanere appoggiato su se stesso, impedendo allo Spirito Santo di agire, resterà sempre più solo e confuso.
La superbia degli altri non deve farci cadere nel giudizio, anche se è spontanea la costatazione di comportamenti arroganti.
Giudicare significa dare valutazioni che solo Dio conosce perfettamente, l’uomo è già incapace di suo nel valutare se stesso. Si può valutare lo stato spirituale di una persona solo per mezzo dell’aiuto di Dio, non per giudicare ma per pregare ed aiutare con parole opportune chi precipita verso l’abisso.
Il problema di oggi è l’esclusione di Dio dalla società, dalla famiglia quindi, così diventa spontaneo in molti assumersi la facoltà che compete solo a Dio e si arrogano il diritto di giudicare quasi sempre negativamente tutti. Negli altri si scorgono tanti aspetti negativi.
Non è quasi mai un giudizio benevolo. La persona non ancora guarita dalla Grazia di Dio per la distanza da Dio, emana sentenze severe e non si preoccupa di conoscersi profondamente.
Oltre a cercare il primo posto anche solo idealmente, quanti si considerano particolarmente insuperabili e migliori degli altri, si espongono altresì per occupare tutto l’interesse degli altri e non sono mai sazi nella ricerca di lodi e applausi.
Essi cercano il primo posto nel cuore di tutti e non solo dei conoscenti, anche degli sconosciuti e già questa inquieta, frustrata condotta è la condanna che si infliggono di continuo. Cosa rimarrà di buono a queste persone superbe?
Il modo per guarire da questo pericoloso atteggiamento il Signore ce lo offre in tanti modi e rimane sempre pronto ad aiutarci per lasciare noi stessi e vivere nel suo Cuore. C’è da estirpare l’amor proprio che ci fa mettere al primo posto, anche se fisicamente rimaniamo mescolati con gli altri. Se il nostro ego spirituale è pieno, bisogna pregare molto per svuotarlo, annientarlo.
Sembra una contraddizione ma anche chi si sottostima occupa tutto lo spazio senza lasciare a Gesù la possibilità di intervenire ed aiutare.
Per vincere questi comportamenti non equilibrati, dobbiamo conoscere l’umiltà e praticarla, e così acquisire la consapevolezza del limite e dell'errore, dei nostri estesi limiti. La persona acquisisce la pace interiore quando evita i due estremi, gli eccessi, sia l’esaltazione che l’abbattimento.
Chi pensa di non valere nulla non pratica l’umiltà, è una forma di depressione e deve correggere la sua valutazione. Non è l’esaltazione o lo scoraggiamento a renderci migliori, ma la comunione con Gesù, la ricerca del suo Spirito, la preghiera costante e la gioia di voler diventare giorno dopo giorno ciò che vuole Lui.
La Madre dell’umiltà è sempre premurosa verso coloro che La pregano con grande fiducia e sono pronti a lottare la superbia per ricominciare.
L’umile non esagera né si scoraggia. Conosce se stesso e lascia a Gesù la guida della sua vita, per diventare quello che desidera Dio.
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Starting Over (nuovo inizio)

Ricomincio, ancora una volta, a lavorare su questo blog.
Diversi problemi, interni ed esterni alla mia persona, mi hanno tenuto lontano. Ora questi problemi non sono risolti, anzi per certi aspetti si sono anche aggravati, ma la situazione generale è tale che mi impone uno sforzo di testimonianza per quanto piccolo esso possa essere.
Per cui eccomi ancora qui che, confidando nelle preghiere di chi legge, rimetto mano a questo piccolo strumento di testimonianza.

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sabato 9 giugno 2018

Angelo di Dio custode della coppia

Vi propongo una preghiera che ritengo utile per tutte le coppie e non solo
angelo custode
cliccare   QUI
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domenica 20 maggio 2018

8 Il debito

C'è un brano del Vangelo di Matteo (18,21-35) che mi ha fatto pensare e dai cui ho tratto una breve riflessione: 
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette. A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

La prima considerazione è che ognuno di noi ha un debito enorme, incolmabile nei confronti di Dio (diecimila talenti indica simbolicamente tale enormità) a cominciare dall'esistenza che ad ogni istante Egli ci dona, a tutte le occasioni di conversione e di poter operare il bene che continuamente Lui ci offre. Non è in nostro potere, non è una nostra capacità colmare tale debito, solo la Grazia di Dio può farlo, solo il Suo perdono può costantemente rigenerarci.
Di fronte a ciò i debiti che gli altri uomini possono avere nei nostri confronti sono poca e risibile cosa. E' infinitamente maggiore il dolore che causiamo a Dio con il nostro peccato (che è male che facciamo principalmente a noi stessi e alla nostra anima) che quello che altri uomini possono fare a noi. Siamo chiamati a perdonare questo piccolo male da noi ricevuto e lo siamo in virtù del perdono che noi abbiamo per primi ricevuto. Noi siamo per primi gratuitamente (e immeritatamente) amati, perdonati e rigenerati, così dobbiamo fare a nostra volta, chiedendo (ovviamente e ragionevolmente) la Grazia e il sostegno di Dio per questo.
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7 Padre Nostro

Chiedendo perdono per la mia incompetenza ed ignoranza data dalla mia mancanza di fede e di studi, volevo condividere alcune mie piccole e povere riflessioni su quella che è la più importante invocazione che possiamo fare a Dio.
La preghiera per eccellenza, quella che Gesù stesso ci ha consegnato ed insegnato, il Padre Nostro, mi pare delinei la modalità con cui noi uomini ci dobbiamo rivolgere a Dio nel nostro rapportarci con Lui, dando anche (mi si perdoni il temine) una "scaletta" delle priorità:

Padre nostro che sei nei cieli
la prima parola è Padre e questo dice di un rapporto di amore che parte da Dio (è il padre che per primo ama i suoi figli) nei nostri confronti, quindi noi siamo amati da Dio che non è un estraneo ma è nostro si è reso a noi accessibile anche se, questo Dio è nei cieli cioè in una dimensione che non è la nostra, in quanto noi uomini siamo sulla terra in una situazione determinata da tempo e spazio (dimensioni estranee a Dio che è al di fuori di entrambe). Dio che è totalmente diverso da noi creature di è reso disponibile, direi fruibile, a noi in un amoroso rapporto di paternità nei nostri confronti
sia santificato il Tuo nome
sia fatto santo il nome di Dio, ciò che Lui è, a cominciare dalla mia vita e dalla mia persona, che io, che ognuno di noi, possa essere immagine (per quanto debole) di questo amore che è la natura stessa di DIo
venga il Tuo Regno
e la prima cosa da chiedere e che questo amore, questa modalità di rapporti fra gli uomini e le cose, sia il Regno di Dio, l'amore che Egli è, e questo prima delle nostre richieste relativamente ai nostri problemi
sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra
a rafforzare la prima richiesta (che il Regno, la presenza, la modalità di rapporto) c'è la collocazione di dove e come questo Regno debba essere manifestato, in Cielo, cioè nel nostro rapportarci a Dio, ma anche in terra nel nostro vivere con le altre persone e le cose tutte. Se non si guardmaano uomini e cose con gli stessi occhi di Dio se ne distorce la natura più vera riducendole a strumento del nostro egoismo o oggetto del nostro malumore e rancore
dacci oggi il nostro pane quotidiano
solo dopo aver "messo le cose a posto", nella loro corretta posizione (prima di tutto Dio, l'amore a Lui e, conseguentemente, ad uomini e cose) possiamo pensare di chiedere ciò che ci occorre materialmente, il "pane quotidiano", tutto ciò che ci occorre per la nostra vita materiale, cibo, lavoro, denaro ecc.
e rimetti a noi i nostri debiti
ma nella consapevolezza del nostro essere debitori (cercherò di parlare di questo nel post numero 8), nel riconoscere che nulla è merito nostro ma tutto ci è stato donato gratuitamente da Dio (e qui dovrebbe nascere un senso di commossa gratitudine) senza alcun merito da parte nostra
come noi li rimettiamo ai nostri debitori
il perdono che Dio è ben lieto di mettere a nostra disposizione ha come sua misura quello che noi offriamo (per nella limitatezza della nostra natura) agli altri uomini. il dolore che causiamo a Dio con il nostro peccato (e il male che facciamo a noi stessi) può essere vinto e superato sia dal nostro sincero pentimento che dal nostro riconoscere che il male (uso questa parola per sintetizzare il concetto) che riceviamo dagli altri uomini è poca cosa raffrontato a quello che noi facciamo a Dio
e non ci indurre in tentazione
siamo uomini limitati e fallaci, abbiamo bisogno che Dio non ci abbandoni, non ci lasci soli, quando il nemico di Dio e degli uomini ci attacca con le sue fallaci lusinghe per allontanarci dal nostro Creatore e dal Suo progetto buono
ma liberaci dal male
e che ci renda liberi, combattenti vittoriosi, dal male che, per debolezza di natura e influenza diabolica, possiamo fare. La vittoria sul demonio viene principalmente dalla grazia di Dio che va continuamente invocata.
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Chiedo scusa per la povertà delle mie riflessioni e, al tempo stesso, sarei lieto di avere le considerazioni di chi legge questo breve testo. Buona preghiera a tutti.
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lunedì 4 settembre 2017

6 - Gratitudine

Faccio seguito al post precedente per parlare di un'altra caratteristica che non è una virtù ma sicuramente un atteggiamento di vita necessario: la gratitudine. Se io non sono nulla e non sono capace di nulla senza la Grazia di Dio, allora tutto è per me grazia e mi suscita gratitudine. Nulla mi è dovuto ma tutto mi è donato. Quindi mi suscita (o dovrebbe suscitarmi) gratitudine. Gratitudine non solo per le cose belle e piacevoli (su cui spesso sorvoliamo o diamo per scontate) ma anche per quelle tristi e faticose.
Non dovrebbe essere difficile essere grati per una giornata di sole, un evento fortunato o una amico sincero (l'elenco potrebbe continuare ancora) ma spesso (sempre?) ci dimentichiamo di ringraziare Dio per questo. Ma altrettanto si deve ringraziare Dio per ogni cosa che ci arreca dolore perché ci fa ricordare che senza il sostegno e l'aiuto di Dio (che sempre occorre domandare, dato che ad ogni passo possiamo cadere) non siamo che polvere e cenere.
Ringraziamo sempre quindi Dio e costantemente chiediamo il Suo aiuto e la Sua grazia.

E' di sicuro cosa buona iniziare la giornata con questa preghiera per metterci, fin da subito, in una prospettiva corretta:Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano e conservato in questa notte. Ti offro le azioni della giornata, fa' che siano tutte secondo la tua santa volontà per la maggior tua gloria. Preservami dal peccato e da ogni male. La tua grazia sia sempre con me e con tutti i miei cari. Amen.
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5 - Umiltà


Ritorno a scrivere sul blog per una considerazione. Non è solo un mio pensiero personale ma dato oggettivo che la virtù principale, quella senza cui tutte le altre non sussistono è l'umiltà.
Ma come si può definire l'umiltà? 
A me pare si possa dire che è il riconoscere che io, come uomo, come persona, non sono nulla e che Dio è tutto. Nel Vangelo Gesù ci ricorda che "senza di Me non potete fare nulla". Dio è tutto e tutto ciò che esiste, c'è in virtù di Dio. L'uomo non fa eccezione. Non è un mio merito che mi salva o rende grande, ma è Dio. 
La figura umana più grande, Maria, è l'umile serva del Signore. Questo è quanto siamo chiamati ad essere, imitatori della Madonna nel suo essere umile.
Senza umiltà non sono possibili altre virtù, perché la superbia e l'orgoglio (che ne sono l'opposto) ne sbarrano la strada.
Ma qui è un articolo che ne parla molto meglio di quanto ho fatto io.
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giovedì 29 giugno 2017

Lettera a Salvatore Riina


Buongiorno signor Riina
Io scrivo a lei pur consapevole che sicuramente non sarò sicuramente letto da lei per condividere un mio pensiero.
Lei può pensare a me come Disma, quello che è comunemente conosciuto come il buon ladrone, colui che ha avuto la grazia, immensa ed immeritata, di condividere il momento supremo e decisivo della vita di ogni uomo, cioè la morte, con Gesù Cristo. Sono colui che è stato crocifisso a fianco del figlio di Dio, a lato di Dio stesso, io punito per tutti i tanti crimini che ho commesso, Lui, per donazione libera e amorosa, per redimere il male di ogni uomo.
Ed è appunto questa condizione estrema e decisiva che mi ha fatto rimeditare tutta la mia vita e provare sincero e profondo dolore di tutto il male che avevo compiuto e desiderare di essere diverso. Non avevo tempo di compiere atti di riparazione, le persone uccise restavano inesorabilmente morte, il denaro rubato speso in imprese ingloriose, nulla insomma che io potessi fare se non affidarmi alla misericordia di quel Dio che era al mio fianco, vittima volontaria del Suo amore ad ogni uomo, offrendo il mio confuso e timido pentimento.
Per questo scrivo a lei, che, scusi se mi permetto, sento simile a me nell’avventura umana. Anche lei ha vissuto rubando e uccidendo, la pena che sta scontando in carcere non ripaga in nulla le vittime dei suoi affari ed è magra consolazione ai parenti superstiti. Ma non è di questo che volevo parlare; la giustizia degli uomini è poca cosa e, talvolta, fallace. Giunge però un momento, ed è questo, in cui della giustizia umana ci importa ormai poco, perché poco è il tempo che ci resta, e si comincia a pensare ad una giustizia più grande, quella divina inesorabile ed inevitabile.
Io non so se lei creda in Dio e se mai a Lui si è rivolto o affidato, le posso dire, avendolo incontrato e sperimentato la Sua immensa misericordia che Dio esiste e che si è fatto uomo, ha vissuto la faticosa ordinaria vita di ogni uomo e si è fatto uccidere in modo tremendo per un solo fine: salvare ogni uomo dal suo peccato, redimere il male di ciascuno, cancellare il debito insanabile di ciascuno di noi.
Gesù Cristo si è fatto mettere in croce perché ogni singolo uomo, quindi anche lei, fosse redento dal male che aveva commesso. Perché questo male non fosse la condanna definitiva ma potesse essere comunque superata e vinta.
Il rispetto, il potere, l’autorità che le nostre azioni criminose ci possono aver fatto guadagnare sono cosa di nessun valore e di breve durata e sempre creano affanno in noi per mantenerli in piedi, sempre timorosi di perderli, sempre a nasconderci e a fuggire per affermare e guadagnare un qualcosa che in un attimo andrà perso.
Ma ora, di fronte al momento finale e decisivo di ogni esistenza è offerta a lei, come ad ogni altra persona l’occasione ultima e non rinviabile di scegliere se continuare orgogliosamente a difendere il proprio sconfitto passato o riconoscere, con confusione e fatica, che è possibile iniziare di nuovo, che il male commesso non è la parola ultima sulla propria persona e sul proprio destino. Che può ancora afferrare un rispetto ed un premio infinitamente più preziosi di ogni altro: l’abbraccio di Dio.
Io sono la prova, il testimone, che è possibile anche nell’ultimo istante della propria esistenza, all’ultimo respiro, con l’ultimo ansimante rantolo, ribaltare le carte e, riconoscendo con umiltà, dolore e speranza che esiste il perdono anche per noi. Umiltà perché si è consapevoli del male commesso e che non abbiamo nessun atto meritevole da offrire a Dio a nostro “vantaggio”, dolore perché capiamo che il nostro male non è umanamente rimediabile ma infine speranza che la misericordia di Dio possa leggere il nostro cuore pieno di confusione e sgomento e possa con un Suo amoroso abbraccio cancellare tutto il carico di malvagità e morte che abbiamo alle spalle.
Come il figliol prodigo, che pure aveva sperperato il patrimonio che gli era stato affidato, è stato accolto e riammesso alla dignità di figlio del Padre, anche a lei è data, finché è in vita, l’occasione di far ritorno alla casa del Padre.
Pensi per lei il vantaggio di non sprofondare nel fuoco dell’inferno, di poter essere testimone dell’amore incommensurabile di Dio per l’uomo.
Per questo ho scritto queste righe, che non saranno lette, non da lei, per invitare la sua libertà e la sua coscienza a decidere, ora che il tempo a sua disposizione volge al termine, se continuare nell’orgogliosa adesione ad un passato sconfitto e che la porterà per l’eternità nell’inferno e nella lontananza definitiva, eterna e irrevocabile da quel Dio amoroso creatore, oppure se, con un sano e vincente colpo d’ala finale versare anche solo una lacrima per tutto il male commesso e affidarsi alla misericordia del Padre e avendo in cambio la possibilità di essere riammesso alla dignità di figlio.
Io mi auguro (per lei, per il suo bene eterno) che un barlume di cuore e di coscienza ma anche di amore a sé e al suo destino. Non pensi alla gloria di questo mondo, che ha avuto modo di vedere è cosa che dura poco e costa molto più di quanto rende.
Null’altro ho da dirle, Dio rispetta la libertà di ogni uomo, si è fatto uccidere perché fosse mantenuta integra, e pur soffrendo quando un Suo figlio deliberatamente sceglie la sua eterna dannazione, essendo amore immenso e smisurato non limita l’agire dell’uomo.
Sta quindi a lei, alla sua libertà, alla sua coscienza, decidere, ora e per sempre, se proseguire a seguire il suo passato di desolata morte per raggiungere l’eterna dannazione oppure voltare le spalle a questa scia di sangue e malefatte per dire, come ho fatto io “Signore ricordati di me quando sarai in Paradiso” oppure come il figliol prodigo “Padre ho peccato contro il Cielo e contro di Te”.
Le posso garantire che la risposta di Dio è al di là di ogni umana aspettativa.
Io prego affinché lei possa riuscire nell’impresa più entusiasmante e vincente di tutta la sua vita: conquistare un posto un cielo lasciando a bocca asciutta il demone che è stato per tanto tempo suo suggeritore e ispiratore.
Il potere, la fama, la ricchezza di questa terra sono cose insignificanti se paragonate alla possibilità di gioire per l’eternità della bellezza, la pace e l’amorosa contemplazione di quel Dio che ci ha amato, creato e redenti in modo gratuito e immeritato.
Mi perdoni se forse son stato a tratti ripetitivo ma ho scritto di getto, come il cuore mi suggeriva.
Le auguro di vivere al meglio il tempo che ha ancora a disposizione e, nel rispetto di quanto vorrà decidere, mi firmo suo amico e compagno di cammino nella vita umana.
Disma

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giovedì 8 dicembre 2016

La tutta bella

Ecco un nuovo link ad un articolo che, molto meglio di quanto ho fatto io, ci parla di Maria:

http://www.annalisacolzi.it/maria-la-tutta-bella/

Buona lettura a tutti
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4-Piccolo pensiero

Un altro piccolo pensiero che condivido. Di rado ho espresso pareri in materia politica (anche se il mio pensiero non è di difficile individuazione). La vittoria del no al recente referendum costituzionale è di certo un fatto positivo. Si è impedito ad una brutta riforma (che avrebbe portato ad una drastica limitazione della libertà) di realizzarsi e condizionare la vita di ognuno.
Ma questo deve essere un punto di partenza e non un traguardo.
Un'occasione per svegliare le coscienze e per cominciare ad operare nel concreto per una società di persone e di popolo e non di entità economiche che sono nemiche dell'uomo.

***

3-Immacolata

Solo un piccolo breve pensiero che desidero condividere con chi mi legge. Oggi è la solennità dell'Immacolata. Nella mia incompetenza mi sono chiesto cosa significasse concretamente questo.
E mi sono dato questa risposta: Immacolata significa esente da peccato originale e io mi figuro il peccato originale come il taglio, la feritoia attraverso cui satana si introduce nel cuore dell'uomo.
Ma Maria è esente da questo, in Lei il maligno non ha potere od accesso,
in Lei la grazia di Dio non ha voluto ci fosse il varco di passaggio delle seduzioni del male.

Possa la Sua materna e amorevole protezione essere sempre su di noi ad evitare le cadute che le pietre di inciampo che il demonio cercherà di metterci innanzi.
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martedì 8 novembre 2016

Punti fermi

Come annunciato propongo come link un articolo di grande interesse e un suggerimento molto utile in questo tempo difficile in cui è necessario mantenere accesa la fiamma della fede e una presenza cristiana nella società.




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domenica 6 novembre 2016

Aforismi/1

Ho trovato una frase che ben si integra con il mio banale post di ieri. Ve la propongo.


È bene avere il denaro e le cose che il denaro può comprare, 
ma è bene anche, ogni tanto, 
controllare ed essere sicuri di non aver perso le cose che il denaro non può comprare.

George Horace Lorimer (1867 – 1937)
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sabato 5 novembre 2016

2-Dio e mammona

Nel Vangelo è citata una frase di Gesù in cui si dice che non si può scegliere Dio e mammona, cioè il denaro, il profitto truffaldino, l'ingiusta ricchezza. Ed in effetti sono due cose assolutamente inconciliabili. La realtà di oggi è caratterizzata fortemente da pochi potenti ricchi (che di fatto governano il mondo attraverso le loro marionette che si fanno chiamare politici) non hanno alcun riferimento a Dio ma solo e soltanto al denaro. 
E' il desiderio spropositato e irrefrenabile di averne sempre di più di decidere delle sorti di popoli e nazioni che il guida. Non un bene superiore, non un aiuto al crescere e prosperare umano, economico e sociale delle persone, ma solo al proprio tornaconto personale. 
Sarebbe interessante, ma non è questa la sede, ragionare anche sui danni che questa insensibile fame ha causato e sta causando alle persone e all'ambiante, ma ne parlerò in un'altra occasione.
Qui si parla di coloro che dedicano la loro vita solo ad accumulare oro e ricchezze, dimenticando che anche per loro arriverà la fine e che non si porteranno con sé i beni (malamente) accumulati ma solo il bene che hanno seminato.
La parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro è molto eloquente al proposito.
Dobbiamo pregare per la conversione dei peccatori, sono in tempo a cambiare finchè ancora sono al mondo, e al contempo affermare sempre che il denaro è sempre strumento e mai fine e che la ricchezza non appaga il desiderio di felicità dell'uomo ma sempre ne accresce l'insensata sete. 
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