Benvenuti

Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

giovedì 19 agosto 2010

La bellezza del sacerdozio cattolico (Articolo 22)

Propongo a tutti un articolo pubblicato originariamente su I tre sentieri:

La bellezza del sacerdozio cattolico sta nella sua necessità per la salvezza dell’uomo. Ma quando s’inizia a credere che ogni religione vale l’altra cosa rimane di questa bellezza?

Che ci sia una crisi delle vocazioni è sotto gli occhi di tutti. Che poi si dica che non sia crisi di vocazioni (ed è vero) ma di risposte alla vocazione, non è che cambi molto le cose. Sant’Ignazio di Loyola, che di vocazioni se ne intendeva, tanto che nei suoi Esercizi spirituali ha inserito ben diciassette punti per riflettere seriamente sulla scelta del proprio stato, affermava addirittura che un maschio su tre fosse chiamato al sacerdozio. Certo, non sappiamo se le cose stiano effettivamente così; resta il fatto che siamo su cifre molto, ma molto lontane dalle attuali. Sta prendendo piede la figura del parroco globe-trotter: alle 9 Messa nella parrocchia A, alle 10 in quella B e alle 11.30 in quella C... che la D e la E si arrangino. Ci sono molte parrocchie (non mi riferisco soltanto all’Italia) che il sacerdote lo vedono ormai con il cannocchiale. C’è il diacono Tizio e il diacono Caio che organizzano le cosiddette “paraliturgie”, che, con tutto il rispetto, stanno alla Messa nemmeno come le patate lesse ad un bel piatto di spaghetti alla carbonara. Paragone forse irriverente, ma è per rendere un’idea che in realtà non si può rendere, perché solo la Messa ha un valore infinito, solo nella Messa è Dio che si offre in sacrificio. Se mettessimo su un piatto della bilancia tutte le preghiere di questo mondo e su un altro una sola Messa, la bilancia sicuramente penderebbe dalla parte della Messa.
Ma torniamo al discorso da cui siamo partiti. Il numero dei sacerdoti è assolutamente insufficiente. E giustamente si cerca di correre ai ripari. Si fanno convegni, piani pastorali, incontri e giornate di preghiera; tutte cose buone... anzi ottime (cosa c’è di più importante della preghiera?), ma si rivelano come “fatiche di Sisifo”, cioè inutili. E questo perché si dimentica una cosa molto importante e cioè che oggi non si sottolinea abbastanza l’esclusivismo salvifico del Cattolicesimo, ovvero che la salvezza è solo nella Chiesa cattolica. Si è invece diffusa quella che può essere chiamata la “sindrome dell’Anas”: ogni strada, se ben curata, è buona per arrivare a destinazione... e così ogni religione, se ben praticata, sarebbe buona per raggiungere la felicità eterna.
Torniamo alla crisi delle vocazioni e riflettiamo. Si può davvero risolvere questo problema senza riproporre l’esclusivismo salvifico del Cattolicesimo?
Facciamo un esempio. Un giovane pensa di avere la vocazione al sacerdozio. Sa che si tratterà di una vita di numerose rinunce. Poi gli fanno capire che, in realtà, tutti si salvano indipendentemente dalla religione che si professa. E’ naturale che qualche dubbio gli venga. Ma chi glielo fa fare? Se ogni religione è buona, a che serve il sacerdozio cattolico? Si potrebbe obiettare: ma nessuno deve credersi indispensabile. Verissimo. Ma ciò vale per la propria persona, non per la funzione che si ricopre. Ci spieghiamo. Don Tizio deve essere sì consapevole della sua inutilità (siamo tutti “servi inutili”-Luca 17,10), ma non può ritenere inutile –anzi!- il suo sacerdozio. Lo ripeto: l’inutilità vale per la propria persona non per il ruolo che si ricopre nella Chiesa.
D’altronde la bellezza del sacerdozio cattolico sta proprio nel portare a tutti la Grazia per donare il Paradiso. Leggete queste bellissime parole del Santo Curato d’Ars: “Quando vedete un sacerdote, dovete dire: ‘Ecco colui che m ha reso figlio di Dio e mi ha aperto il cielo per mezzo del santo Battesimo, colui che mi ha purificato dopo il peccato, colui che nutre la mia anima.’ Il sacerdote è per voi come una madre, come una nutrice per il neonato: ella gli dà da mangiare e il bimbo non deve far altro che aprire la bocca. La madre dice al suo bimbo: ‘Tieni, piccolo mio, mangia’. Il sacerdote vi dice: ‘Prendete e mangiate, ecco il Corpo di Gesù Cristo. Possa custodirvi e condurvi alla vita eterna’. Che belle parole! Il sacerdote possiede le chiavi dei tesori del cielo: è lui ad aprire la porta; egli è l’economo di Dio, l’amministrazione dei suoi beni.”


Fonte: I Tre Sentieri, 10 luglio 2010
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3 commenti:

  1. Carissimo,
    prima di tutto, un saluto affettuoso, dopo un periodo di assenza (eh, l'estate è estate anche per me, pure se vivo sempre al sud, 12 mesi all'anno;)

    Passo ora al commento vero e proprio: bellissimo articolo! E giusto l'altro ieri riflettevo su queste cose, presa però da un argomento diverso (ma collegato).

    La questione "della via dell'Anas", penso che vada un pò meglio "sviscerata": il Catechismo della Chiesa Cattolica ci parla di una legge "naturale" che si trova nel cuore di ogni uomo.
    Dio stesso ce la mette dentro e chi la ascolta, può salvarsi, anche se non ha conosciuto Dio.
    Non pensiamo che siano casi "rari" ai nostri tempi: uno sperduto indigeno di una sperduta tribù di una qualche sperduta foresta, da chi sentirebbe parlare di Gesù Cristo?????
    Ma, pur non agendo nella legge morale (la legge naturale che trova il compimento in Cristo), potrebbe agire secondo la legge naturale...e salvarsi.

    Detto questo, il punto focale, a mio avviso, non è negare questa verità, quanto dimenticare che, in ogni caso, chi vive nella fede cristiana, vive nella VERITA' PIENA già in questa vita. Sappiamo chi siamo e dove andiamo, non "annaspiamo" allo stesso modo di chi segua solo la legge naturale.
    Voglio dire: se io metto Gesù al centro e fine del mio agire,sentire, vivere, avrò di certo uno stimolo maggiore al bene e alla vita spirituale, che se ragionassi e agissi solo faticando con la legge naturale.
    Parimenti, vogliamo mettere la vita spirituale di un cristiano, che trova il vero Dio, sulla stessa bilancia di una vita spirituale diversa? Eh, allora torniamo al discorso bilanciere dell'articolo (azzeccatissimo!)

    Ecco, se noi, da cristiani, arriviamo a fare relativismo "scorretto", allora non stiamo cercando la verità e non la facciamo trovare agli altri.
    Riconoscere che la nostra fede è quella vera, non vuol dire negare ciò che Gesù stesso ha detto ("Chi non è contro di noi è con noi"), ma pensare anche che, se davvero "amiamo" l'altro, dobbiamo pregare e desiderare che anche l'altro arrivi alla verità che è Cristo!

    Non saprei spiegarmi meglio....nel parlare della nostra fede, nel fare apostolato, è giusto non fare come fanno altri (mi vengono in mente i testimoni di Geova!), agendo in stile "insistente", ma la pienezza della vita spirituale altrui ci dovrebbe stare a cuore, tanto da desiderare fortemente il loro incontro con Cristo e la loro salvezza in Cristo, già a partire da questa vita.
    Se invece facciamo i mammalucchi, stiamo zitti per non "urtare le coscienze" e rimaniamo convinti di non dover muovere un dito, perché, tanto, "si salva comunque", mah, credo che il nostro sia un amore "a metà"....(per essere anche ottimisti).

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  2. Carissima Maria, ben tornata!
    Il tuo commento è molto preciso e in linea di massima concordo con quanto tu dici. L'esempio dell'indigeno che vive tutta la vita ignorando Cristo ma seguendo la legge naturale può aspirare (magari con un passaggio in purgatorio) al Regno dei Cieli. Mi viene in mente il brano evangelico "chi ignorando la volontà del Padrone, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.." In pratico (correggetemi se sbaglio) a "parità di peccato" l'indigeno che ignora Cristo avrà un periodo di purgatorio inferiore di un europeo che invece Lo conosce.
    E' <nche mio pensiero che se uno vive con sincerità la religione in cui è nato e cresciuto e cerca la verità con cuore sincero non può che arrivare al cattolicesimo (cito ad esempio due inglesi che hanno fatto questo percorso: lo scrittore Chesterton e il cardinal Newman)
    Quello che è importante è la coscienza, in noi cristiani, in n oi cattolici, che Cristo è la verità nella sua pienezza. Il cattolico è certo della verità perchè la verità è la persona di Gesù Cristo. E quindi può incontrare uomini di qualunque altra cultura valorizzando ciò che di positivo e vero c'è il loro. Ma a partire dal fatto che la verità è Cristo e su questo non si può negoziare.
    Incontrare ogni uomo, si. Valorizzare il positivo che in lui si scorge, si. Pensare che una religione vale l'altra, NO. Mai.
    Quindi pregare per tutti gli uomini, perchè sappiano scorgere la luce che sicuramente prima o poi colpirà anche loro. E al tempo stesso chiedere, voler essere noi un fiato di quella luce, cercare noi di testimoniare la fede e l'amore di Dio all'uomo. E' meglio risultare antipatici agli attuali maestri di pensiero e perdere qualche importante poltrona che conquistare tutto e poi perdere se stessi. Perchè, non so voi, ma io non vorrei sentirmi dire il giorno del giudizio "in verità ti dico, Io non ti conosco.."

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  3. ...non vorrei sentirmelo dire nemmeno io!!!!!!!!

    Anche io condivido il tuo commento e la tua ulteriore precisazione sul tema "a parità di peccato"!
    E' come mangiare un dolce: a parità di zuccheri, farà più male al diabetico (che sa di non doverlo mangiare) che al non diabetico ;)

    Un caro abbraccio!

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Che lo Spirito Santo illumini la tua mente e che Dio ti ricolmi di ogni grazia, spirituale e materiale, e la speciale benedizione materna di Maria scenda su di te..

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