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Questo blog è uno spazio per aiutarsi a riprendere a pensare da cattolici, alla luce della vera fede e della sana dottrina, cosa che la società moderna sta completamente trascurando se non perseguitando. Un aiuto (in primo luogo a me stesso) a restare sulla retta via e a continuare a camminare verso Gesù Cristo, Via Verità e Vita.
Ogni suggerimento e/o contributo in questa direzione è ben gradito.
Affido allo Spirito Santo di Dio, a Maria Santissima, al Sacro Cuore di Gesù e a San Michele Arcangelo questo lavoro di testimonianza e apostolato.
Un caro saluto a tutti e un sentito ringraziamento a chi vorrà contribuire in qualunque modo a questa piccola opera.

S. Giovanni Paolo II

Ci alzeremo in piedi ogni volta che la vita umana viene minacciata... Ci alzeremo ogni volta che la sacralità della vita viene attaccata prima della nascita. Ci alzeremo e proclameremo che nessuno ha l'autorità di distruggere la vita non nata...Ci alzeremo quando un bambino viene visto come un peso o solo come un mezzo per soddisfare un'emozione e grideremo che ogni bambino è un dono unico e irripetibile di Dio... Ci alzeremo quando l'istituzione del matrimonio viene abbandonata all'egoismo umano... e affermeremo l'indissolubilità del vincolo coniugale... Ci alzeremo quando il valore della famiglia è minacciato dalle pressioni sociali ed economiche...e riaffermeremo che la famiglia è necessaria non solo per il bene dell'individuo ma anche per quello della società... Ci alzeremo quando la libertà viene usata per dominare i deboli, per dissipare le risorse naturali e l'energia e per negare i bisogni fondamentali alle persone e reclameremo giustizia... Ci alzeremo quando i deboli, gli anziani e i morenti vengono abbandonati in solitudine e proclameremo che essi sono degni di amore, di cura e di rispetto.

mercoledì 18 marzo 2009

Contributi 33 - Il martirio di Giuseppe

di Don Paolo Sottopietra 18/3/2009

Accostare la figura di san Giuseppe alla parola “martirio” può suonare inusuale. La sua figura, avvolta nel silenzio, è così diversa da quella che esce dal fiume di parole che ci portano la passione di san Paolo, una vita fatta di azione, di riflessione gridata ad alta voce, scossa dagli affetti e conclusa da una morte cruenta. Che cosa ha a che fare tutto questo con la riservatezza di san Giuseppe?
* * *
Il martirio di Giuseppe fu anzitutto il martirio della decisione. Tutto è condensato nel primo capitolo del vangelo di Matteo. Ma bisogna leggere anche Luca, per avere un quadro completo di ciò che accadde. Maria è tornata a Nazaret, dopo aver accompagnato negli ultimi tre mesi di gravidanza la cugina Elisabetta. Lei stessa è ormai al terzo mese. Matteo inquadra Giuseppe mentre “sta riflettendo a queste cose” e il primo verbo che usa per descriverne l’azione è: “decise”. “Decise di ripudiarla in segreto”.Da che cosa fu mossa quella decisione? Non dall’umiliazione. Quel sentimento era in lui bloccato dall’intuizione del cuore di Maria. La amava e la conosceva. L’evidenza della sua persona era ai suoi occhi come una sorta di barriera luminosa, che impediva alla sensazione cocente della delusione di affacciarsi. Giuseppe non conobbe amarezza. Nello stesso tempo quella gravidanza era un fatto innegabile.Quale fu dunque la riflessione di Giuseppe? Non poteva negare il fatto, non volle dubitare dell’innocenza. Questa fu la sua decisione. Le due cose non stavano insieme ed egli rinunciò a ricondurre a ragione ciò che il pensiero umano non poteva abbracciare. Si ritirò dunque di fronte all’incomprensibile. La decisione di Giuseppe fu reverenza di fronte a ciò che non poteva capire. Fu senso del mistero. Fu timore di Dio.Anche Abramo aveva rinunciato a sciogliere l’enigma. Promessa di una discendenza sterminata, sacrificio dell’unico suo figlio. Abramo si limitò a riconoscere che quel ragazzo non era suo. Ma la mano che alzava la lama su di lui fu fermata dall’angelo inviato da Dio. Giuseppe temette di prendere Maria in casa sua. Temette che non fosse la volontà di Dio e decise tra sé il suo sacrificio. Anch’egli rinunciò a sciogliere l’enigma, si rimise a Dio. Fu la resa della disponibilità, totale. E anche a lui venne inviato un angelo, a spiegare l’inspiegabile. “Non temere, Giuseppe”. Egli allora decise di nuovo. Lasciò scombinare i suoi buoni piani, i piani di un uomo “giusto”. «Destatosi dal sonno», fece come l’angelo gli aveva indicato. Decise di accettare il martirio silenzioso della verginità.
* * *
Il suo martirio fu poi il martirio dell’incertezza.
I ripetuti interventi dell’angelo, dopo la nascita di Gesù, lo costringono ad una mobilità continua. Dopo l’umiliazione della stalla di Betlemme, ci fu quella dei continui spostamenti, della precarietà, della mendicanza, del paese straniero. Non è facile per un uomo non poter provvedere a sua moglie e a suo figlio. E a un profugo è negata proprio la possibilità di farlo. Fu per Giuseppe una nuova scuola di disponibilità, di abbandono. Dovette imparare a pensare la sua vita a partire dall’incarico di custodire quel bambino e sua madre. E basta. Dovette imparare a cercare in questo e solo in questo la sua dignità.Questo fu per Giuseppe il martirio della povertà.
* * *
Infine fu il martirio della responsabilità.
Giuseppe è l’uomo delle decisioni. Egli obbedisce all’angelo e decide, obbedisce a Dio e fa le sue scelte. La prontezza con cui risponde è la nota di questo padre terreno, durante tutta la primissima infanzia di Gesù. Nella responsabilità del decidere Giuseppe esprime se stesso. Ma decidere significa morire. E a Giuseppe non fu risparmiato questo peso.Questo fu il martirio dell’obbedienza al suo incarico.È strano, ma di un uomo di cui i vangeli non riferiscono neppure una parola, descrivono però con precisione alcuni sentimenti. Sono sempre frangenti di travaglio. Egli aveva il compito di difendere. Per questo “ebbe paura” di far ritorno nella Giudea di Archelao. Decise per Nazaret, accettando il disagio delle chiacchiere malevole che li avrebbero accolti. Giuseppe aveva il compito di custodire. Ma ci fu un momento in cui temette di aver mancato all’incarico. “Tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo”, esplode la Madonna, ritrovando Gesù, dodicenne, dopo tre giorni di disperata ricerca. Angoscia di un padre che ha perso suo figlio, panico di un uomo che si è distratto davanti a Dio.
Questo fu per Giuseppe il martirio quotidiano della vigilanza.

1 commento:

  1. Desidero complimentarmi con Gianandrea, autore del blog, per avere inserito, oggi, 19 Marzo, questa bellissima meditazione su San Giuseppe. Anch'io, visto che sono molto legata a questo grande Santo, vorrei esprimere un mio piccolo pensiero: di certo, San Giuseppe è stato un "uomo vero", di preghiera, amante del silenzio, pieno di fede e di grandi virtù. Per questo,Dio gli ha affidato i Suoi Beni più cari: Gesù e Maria. E questo non mi lascia indifferente: Dio, per portare a compimento i Suoi progetti, si serve delle persone più umili e semplici; persone che sanno aprirsi al Suo dono di grazia.
    Credo che San Giuseppe, tra tutti, sia il Santo più vicino al Cuore di Dio per la straordinaria familiarità che ha avuto con Lui. E' notevole la Sua influenza sui Cuori di Gesù e di Maria. Cosa mai potranno negare a Lui, sposo e padre dolcissimo, di ciò che Gli chiede?
    E' San Giuseppe, la misteriosa "scala di Giacobbe" attraverso la quale salgono a Dio le nostre necessità e discendono esaudite. E Santa Teresa d'Avila lo conferma nei suoi scritti: "Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa. Chi non crede, faccia la prova affinchè si persuada".
    Scarlet

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Che lo Spirito Santo illumini la tua mente e che Dio ti ricolmi di ogni grazia, spirituale e materiale, e la speciale benedizione materna di Maria scenda su di te..

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